
Autore: ecoinformazioni
ITALICUM SOLO ALLA CAMERA
L’ ITALICUM SI APPLICHERA’ SOLO ALLA CAMERA
Intanto abbiamo segnato l’1 a 0, ma possiamo puntare a un risultato finale di 14 a 0. Confidiamo cioè che tutti i quattordici motivi di incostituzionalità della legge elettorale possano essere oggetto di ordinanza alla Corte Costituzionale. Dove ci sono minoranze linguistiche consistenti c’è un motivo in più dei tredici di Messina. La legge elettorale privilegia le minoranze filogovernative, quella tedesca dell’Alto Adige e la francese della Valle d’Aosta, malgrado che si chiami Italicum.
In quelle Regioni (ne beneficia anche l’italianissima Trento) si eleggono i deputati in collegi uninominali al primo turno, e poi al secondo si decide come devono essere governati gli altri 60 milioni di italiani. È già successo nel 2013, quando lo 0,40% della SVP attribuì la vittoria alla camera alla coalizione Italia Bene Comune.
Grazie all’abnegazione di colleghi come Vincenzo Palumbo è stato possibile presentare ricorsi simili in 18 tribunali e altri sette sono in cantiere: qui non c’era spazio per mugnai tedeschi che erano sicuri di trovare un giudice a Berlino, anche contro il Kaiser. Non si poteva rischiare di aspettare sei anni una Cassazione che mandasse la legge alla Consulta. Legge elettorale maggioritaria e revisione costituzionale, pilotata dal governo, creano una miscela pericolosa per la democrazia nel nostro paese. L’informazione è a senso unico e le televisioni, tutte, a differenza dei giornali, non hanno chiesto notizia al gruppo di avvocati antitalikum o al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale nel cui ambito è stato creato.
Nell’ordinanza del Tribunale di Messina si parla di vulnus al principio di rappresentanza territoriale. I deputati da eleggere con l’abnorme premio di maggioranza del 54% dei seggi sono distribuiti sul territorio nazionale da un algoritmo e non dalle scelte degli elettori. Il premio di maggioranza non risponde ai principi della rappresentanza democratica. Il premio è uguale per la lista che al primo turno superi il 40% dei voti validi e quella che vinca il ballottaggio, cui è stata ammessa senza una soglia minima in percentuale di voti al primo turno. Con i capilista ad elezione assicurata, anche con un solo eletto, non è assicurata una scelta libera e diretta dei deputati. Il tribunale ha poi rimesso alla Corte Costituzionale un ultimo residuo del Porcellum, le soglie di accesso al senato, pari all’8% per le liste e al 20% per le coalizioni. Infine ha ritenuto irragionevole che a costituzione invariata si fosse licenziata una legge elettorale per la sola camera dei deputati.
Le prime reazioni sono rabbiose. Alfano minaccia un referendum costituzionale insieme con le amministrative del 12 giugno, dopo che avevano negato l’abbinamento con il No-Triv. Per vincere il referendum hanno bisogno che non ci sia informazione dei cittadini. Arrivare a ottobre potrebbe cambiare gli umori dell’opinione pubblica. Dopo aver ottenuto il consenso dei deputati e senatori nominati con la promessa di elezioni nel 2018, ora vorranno votare prima che si pronunci la Corte Costituzionale: un golpe bianco.
il manifesto, 25 febbraio 2016
UNIONI CIVILI: UN PASSO AVANTI SUI DIRITTI
Unioni civili: un passo avanti sui diritti
1 Marzo 2016
Bisogna riconoscere che finalmente, con l’approvazione della legge, almeno in un ramo del Parlamento, l’Italia ha fatto un passo avanti, cercando di allinearsi con i tanti Paesi che l’hanno preceduta sull’avvio del riconoscimento delle unioni civili.
Non si può che essere soddisfatti; con qualche rimpianto, però, per le parti “eliminate”, come l’adozione e come quell’assurda esclusione del vincolo della fedeltà, che può ormai avere anche solo un valore simbolico, ma se lo ha, deve averlo per tutti. Un rimpianto anche per i modi. Alla soluzione cui si è pervenuti, si poteva e doveva arrivare in altra maniera senza voti di fiducia (in materia di diritti civili!) e senza stravaganti alleanze.
Ma tant’è, questi sono i guai della politica, come osservava anche il prof. Ainis, sulle colonne del Corriere. Adesso, bisogna che la legge venga approvata in fretta anche dall’altro ramo del Parlamento e che si mettano subito in cantiere le “opere di riparazione”, quelle rinviate a “ottobre” e quelle ingiustamente soppresse. Sono materie che suscitano contrasti, come è comprensibile, specie in un Paese come il nostro; ma bisogna riuscire a distinguere tra convinzioni e pregiudizi. Le prime sono rispettabili; i secondi vanno sconfitti.
C’è da augurarsi che intanto siano la società e la Magistratura a cogliere gli aspetti più civili e progrediti della legge ed a provocare ulteriori consensi, nel processo inarrestabile di avanzamento di una insopprimibile realtà, quella dei diritti civili.
Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi
PERTINI, 24 FEBBRAIO 1990 – 24 FEBBRAIO 2016

MILANO, 26 FEBBRAIO
VENERDI’ 26 FEBBRAIO – ORE 17,30
MILANO, VIA DELLE ORE, 3
FONDAZIONE CULTURALE AMBROSIANEUM ( Sala Falk)
Daniele Corbetta presenterà il suo libro:
RIBELLE PER AMORE
Don Gnocchi nella Resistenza
coordinatore:
Marco Tarquinio, direttore de ” L’ AVVENIRE”
interverranno:
Valentina Soncini, docente di stopria, filosofia e teologia fondamentale
Edoardo Bressan, docente universitario di storia contemporanea
Mons. Giovanni Barbareschi, amico ed esecutore testamentario di Don Gnocchi
Mons. Angelo Bazzani, presidente della Fondazione Don Gnocchi
Conclusioni:
Marco Garzonio
GRAVE EPISODIO ALL’ UNIVERSITA’ STATALE
Nella sede di Festa del Perdono dell’Università Statale di Milano, una ventina di Hammer Skin legati al gruppo Alpha (gruppo universitario di estrema destra) si sono resi protagonisti di diverse azioni dagli evidenti metodi squadristi come lanci di sedie all’interno delle aule studio e delle biblioteche e vere e proprie aggressioni fisiche. Girando per i locali dell’Università hanno aggredito chiunque potesse sembrare “di sinistra”: ad ora 3 gli episodi certi di aggressioni ad attivisti appartenenti a diverse aree del movimento Milanese (qualcuno lievemente contuso) da cui ci giungono notizie ma non è definibile il numero degli studenti coinvolti.
L’ Anpi è stanca di segnalare alle autorità competenti – cieche e sorde ad ogni nostro appello – il crescente clima di violenza ad opera di gruppi dell’ ultradestra. Sopratutto nelle scuole superiori e nelle università si è giunti ad episodi continui di intimidazioni ed aggressioni. Se questi attacchi non saranno fermati, e come giusto puniti, il rischio di una estremezzazione della dialettica politica, come quello degli anni settanta, è purtroppo certo.
http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/02/22/news/fascisti-133980770/
NUOVO COMUNICATO ANPI NAZIONALE
L’ANPI Nazionale: “Matteo Salvini il 25 aprile troverà le piazze piene. La storia merita rispetto, non è al servizio di battaglie politico-partitiche”
Abbiamo appreso di una conferenza stampa di Matteo Salvini, in cui è stata annunciata per il 25 aprile una “manifestazione di liberazione” dal Governo. Teniamo a sottolineare che la storia, in particolare quella che riguarda episodi decisivi per la libertà e la democrazia, non è al servizio di battaglie politico-partitiche; e merita, prima di tutto, rispetto. Tant’è che il 25 aprile è stato dichiarato Festa nazionale, di una Liberazione specifica, quella che ha aperto le porte della democrazia al nostro Paese, consentendo perfino a qualcuno di fare dichiarazioni che hanno il sapore della provocazione. Il 25 aprile le piazze italiane saranno piene, come sempre, ma di cittadine e cittadini liberi che festeggeranno un evento che dovrebbe accomunare l’intero Paese. E’ a queste piazze che Salvini pensa di contrapporsi con la sua “manifestazione”? Forse è meglio considerare la sua una semplice battuta, per di più di dubbio gusto, che nessuno oserebbe fare, in Francia, a riguardo del 14 luglio e negli USA, nella Giornata del Ringraziamento.
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
Roma, 18 febbraio 2016
COMUNICATO ANPI NAZIONALE
COMUNICATO STAMPA
In merito alla vicenda della realizzazione di un “museo del fascismo” a Predappio, precisiamo che l’ANPI ha partecipato alla discussione sul progetto di ristrutturazione di un edificio cadente esclusivamente come osservatrice. La nostra posizione è di ferma contrarietà a qualsiasi iniziativa celebrativa del fascismo. Altro sarebbe – ad esempio – l’ipotesi di dar vita ad un centro studi sulle dittature del Novecento che evidenziasse, in particolar modo, l’aspetto preponderante del fascismo ossia gli atroci crimini commessi nel corso di tutta la sua esistenza.
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
Roma, 17 febbraio 2016
ARMADIO DELLA VERGOGNA
“Armadio della vergogna”: desecretati 13mila pagine di documenti sulle stragi nazifasciste
16 Febbraio 2016
“Armadio della vergogna”: da oggi 16 febbraio sul sito dell’Archivio storico della Camera 13mila pagine di documenti desecretati della Commissione d’inchiesta sulle stragi nazifasciste. Boldrini: “Nuovo e importante capitolo di un percorso di trasparenza.
Articolo su Repubblica:
LE RAGIONI DEL NO
LE RAGIONI DEL NO
Intervista ad Alessandro Pace – professore emerito di diritto costituzionale nell’Università La Sapienza di Roma e presidente del Comitato per il No al referendum.
Il Parlamento ha dato il suo via libera, la parola spetta ai cittadini. Ma attenzione a parlare di “svolte autoritarie” nella riforma costituzionale di Renzi-Boschi, piuttosto Alessandro Pace – professore emerito di diritto costituzionale nell’Università La Sapienza di Roma e presidente del Comitato per il No al referendum – intravvede “un blocco di potere affaristico-finanziario con propaggini piduistiche che, grazie ad una legislazione elettorale drogata, potrebbe reggere per anni con il favore di una minoranza di elettori”. Il comitato è formato tra gli altri da Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Gaetano Azzariti e altri illustri giuristi. Poche risorse economiche e media ostili però, per Pace, la battaglia va comunque combattuta “per la nostra dignità d’uomo, come diceva Calamandrei, e per dare testimonianza della nostra fede nei principi nei quali crediamo: libertà, eguaglianza, pluralismo, democrazia. E per poter tramandare questi valori ai nostri figli e nipoti”.
Professore Pace, la riforma voluta dal governo Renzi si compone di due capitoli che costituiscono due facce dello stesso progetto: la revisione della Costituzione e la riforma elettorale. Quali sono i punti più controversi che Lei critica? Il concentramento di potere nella mani del premier? Il monocameralismo?
I punti controversi sono molti. Innanzitutto il ddl Renzi-Boschi nega l’elettività diretta del Senato, ancorché gli venga contraddittoriamente ribadita la spettanza della funzione legislativa e di revisione costituzionale; privilegia la governabilità sulla rappresentatività; elimina i contro-poteri esterni alla Camera senza compensarli con contropoteri interni; riduce il potere d’iniziativa legislativa del Parlamento a vantaggio di quella del Governo; prevede almeno sette/otto tipi diversi di votazione delle leggi ordinarie con conseguenze pregiudizievoli per la funzionalità delle Camere; sottodimensiona la composizione del Senato (100 contro 630) rendendo irrilevante il voto dei senatori nelle riunioni del Parlamento in seduta comune relative alla elezione del Presidente della Repubblica e dei componenti del CSM (mentre per quanto riguarda i giudici della Corte costituzionale ne attribuisce irrazionalmente tre ai 630 deputati e addirittura due ai 100 senatori); pregiudica il corretto adempimento sia delle funzioni dei senatori, divenute part-time, sia quelle ad esse connesse, dei consiglieri regionali e dei sindaci; prevede degli inutili senatori pro-tempore di nomina presidenziale, ancorché il Senato non svolga più quelle alte funzioni che giustificavano la presenza di senatori a vita eletti dal Capo dello Stato. Inoltre ciò che preoccupa di più è il combinato disposto della riforma costituzionale e dell’Italicum (che è il bis del Porcellum), in conseguenza del quale ilPremier-segretario conseguirebbe uno smisurato accumulo di poteri.
La riforma mette veramente a rischio il nostro impianto democratico? Rischiamo una torsione autoritaria o sono le solite boutade?
Se per involuzione autoritaria del sistema si deve intendere – come io intendo – una democrazia autoritaria come quella di Erdogan in Turchia, non avrei tale timore. Vedo piuttosto il rischio di un “principato civile”, quale descritto da Machiavelli, di recente persuasivamente richiamato da Maurizio Viroli. Un principato nel quale «uno privato cittadino» (non si dimentichi che Renzi non è stato ancora democraticamente eletto!) «non per scelleratezza o altra intollerabile violenzia, ma con il favore degli altri suoi cittadini diventa principe della sua patria». E Machiavelli aggiungeva: «con astuzia fortunata». Più che una torsione autoritaria, intravvedo un blocco di potere affaristico-finanziario con propaggini piduistiche che, grazie ad una legislazione elettorale “drogata”, potrebbe reggere per anni ed anni, con il favore di una minoranza di elettori, intorno al 30/35 per cento.
Secondo lei siamo al tradimento dei nostri Padri costituenti?
Come nel 1997 e nel 2006 siamo piuttosto in presenza di un tentativo “costituente” che, nella vigenza di un’altra costituzione – nella specie la nostra Costituzione del 1947 – è per definizione “illegale”, secondo l’insegnamento, tuttora valido, del grande Santi Romano. Alla luce della Costituzione vigente, la procedura seguita è infatti viziata sia nella forma sia nella sostanza. Nella forma perché essa è stata introdotta dal Governo (non dal Parlamento) e condotta in una legislatura, la XVII, palesemente delegittimata dalla sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum: una procedura che è stata condizionata dall’indirizzo politico di maggioranza, con sostituzioni di parlamentari in sede referente, con esclusione del relatore di minoranza al Senato, con emendamenti monstrum ecc. È viziata anche nella sostanza perché contravviene manifestamente a due principi supremi della Costituzione, quello della sovranità popolare e quello della ragionevolezza/razionalità (articoli 1 e 3), che non sono derogabili nemmeno con una legge costituzionale, come statuito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 1146 del 1988.
Non crede che la vostra battaglia sia conservatrice? Non è giusto rivedere e riformare alcuni punti della Carta Costituzionale? Ad esempio, il bicameralismo in molti Paesi non esiste e la riforma del Senato forse è indispensabile…
Nella mia audizione alla Camera, ho sostenuto che sarebbe stato più logico, anziché conservare questo pseudo bicameralismo, eliminare del tutto il Senato e passare al monocameralismo, a patto però che si prevedessero dei contro-poteri interni, come ad esempio il potere d’inchiesta come diritto delle minoranze, che in Germania esiste sin dal 1919, tranne la parentesi nazista. Ciò premesso, non sono affatto contrario al superamento del bicameralismo paritario, ma non come viene tentato dalla riforma Renzi. Un Senato composto da 100 senatori part-time, per giunta non eletti dal popolo, è una presa in giro che ha risvolti istituzionali gravissimi se, come ho già sottolineato, gli si conferma addirittura la partecipazione all’esercizio della potestà legislativa e di revisione costituzionale.
Va considerato tra l’altro che in Parlamento vi sono deputati e senatori eletti con una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Hanno la legittimità necessaria per modificare la Costituzione?
Ho ripetutamente sostenuto l’illegittimità della XVII legislatura. Devo però spiegarne le ragioni. La Corte costituzionale, pur dichiarando l’incostituzionalità del Porcellum con la sentenza n. 1 del 2014, consentì espressamente alle Camere di continuare ad operare e a legiferare, non però in forza della legge elettorale dichiarata incostituzionale, bensì grazie a un principio fondamentale del nostro ordinamento conosciuto come il «principio di continuità dello Stato». La Corte richiamò a tal riguardo due esempi di applicazione di tale principio: la prorogatio dei poteri delle Camere, a seguito delle nuove elezioni, finché non vengano convocate le nuove (art. 61 Cost.) e la possibilità delle Camere sciolte di essere appositamente convocate per la conversione in legge di decreti legge (art. 77 comma 2 Cost.). Ebbene, in entrambe tali ipotesi, il «principio fondamentale della continuità dello Stato» incontra limiti di tempo assai brevi, non più di tre mesi. Pertanto, ammesso pure che le nuove elezioni non potessero essere indette nei primi mesi del 2014 perché lo scioglimento delle Camere avrebbe portato alle stelle lo spread nei confronti del Bund tedesco, è però del tutto evidente l’azzardo istituzionale, da parte del Premier Renzi e dell’allora Presidente Napolitano, di iniziare una revisione costituzionale di così ampia portata nonostante la dichiarazione d’incostituzionalità delPorcellum, e quindi con un Parlamento delegittimato quanto meno politicamente, se non anche giuridicamente, con parlamentari non eletti ma “nominati” grazie al Porcellum, insicuri di essere rieletti e perciò ricattabili ed esposti alla mercé del migliore offerente.
Renzi ha dichiarato: «Se perderò considero fallita la mia esperienza politica». Di fatto, ha trasformato il referendum in un voto politico sulle sorti del governo. Anche per voi del Comitato è così?
In effetti, il premier ha inteso garantire il successo referendario della sua riforma minacciando le sue dimissioni. Ma i problemi devono essere mantenuti distinti. Dall’angolo visuale della riforma costituzionale la risposta di Renzi è significativa: ha esplicitamente ammesso che la paternità della revisione costituzionale è stata non del Parlamento, come avrebbe dovuto essere, ma del governo. Con tutte le storture procedimentali che ci sono state.
Farete la campagna per il No con Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Ciò la imbarazza?
Ci saranno almeno due Comitati elettorali per il No, il che non è contraddittorio perché, pur avendo il centro-destra un’idea diversa di Costituzione, lo scopo immediato è lo stesso del nostro, che è quello di impedire l’entrata in vigore della riforma Renzi-Boschi.
Il No ha veramente possibilità di vincere?
So che è difficilissimo, perché abbiamo pochissime risorse economiche e non abbiamo dalla nostra un guru della comunicazione, come se lo può permettere Renzi. Ma c’è una ragione di fondo: certe battaglie le si devono combattere anche se è difficilissimo vincerle. Le si devono combattere per la nostra “dignità d’uomo”, come diceva Calamandrei, e per dare testimonianza della nostra fede nei principi nei quali crediamo: libertà, eguaglianza, pluralismo, democrazia. E per poter tramandare questi valori ai nostri figli e nipoti.
Micromega online, 21 gennaio 2016
