CIAO LUCIANO

I funerali verranno celebrati martedì 12 maggio presso la cappella del Cimitero Monumentale di Como alle ore 15. A causa del distanziamento dovuto al coronavirus, non sarà possibile presenziare alle esequie, che come ben sapete sono a numero chiuso. Una nostra piccola rappresentanza sarà comunque presente al cimitero a una distanza consentita.

Lutto nella politica comasca, addio al senatore Luciano Forni ...

Pubblichiamo qui di seguito un bel ricordo di Luciano Forni scritto da Articolo Uno

” Luciano Forni è mancato nel giorno anniversario della scomparsa di Aldo Moro, alle cui idee fu profondamente legato e la cui memoria continuò a coltivare come membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul suo rapimento e sulla sua uccisione da parte delle BR, un’esperienza da cui ricavò l’impressione dolorosa delle inerzie e delle complicità che li avevano resi possibili.

È mancato nel vivo di una pandemia che, tra le tante sottovalutazioni e i tanti errori commessi, ha comunque mostrato il grande valore dell’istituzione del Servizio sanitario nazionale e delle tutele universalistiche garantite ai cittadini, senza distinzioni di censo. Un obbiettivo che Forni aveva perseguito in veste di relatore al Parlamento della legge voluta dall’indimenticabile ministra Tina Anselmi nella stagione della solidarietà democratica e che ricordava con un giusto orgoglio.

A lui si deve un impegno generoso anche nelle istituzioni locali, in Amministrazione Provinciale, nel Consiglio sanitario di zona e nel Comune di Como, dove fu tra l’altro uno dei principali promotori della convergenza che consentì la formazione della giunta guidata da Renzo Pigni, in cui, per la prima volta, le sinistre furono alla guida della città insieme al suo partito, la Democrazia Cristiana.

Fu anche un uomo di scuola capace di innovazioni coraggiose. Nella sua prima esperienza di direttore didattico, ad Asso, primo in provincia di Como, si impegnò a superare le pluriclassi organizzando forme di trasporto dei bambini. A Como, sperimentò il tempo pieno nel circolo di via Fiume e aprì la prima scuola per stranieri. Sempre si dimostrò aperto alle innovazioni della didattica in una costante dialettica con altri uomini di scuola impegnati in politica come Belgrano e Rossetto.

Forni proveniva dalla tradizione politica dei cattolici democratici, di cui seppe esprimere la parte migliore, distinguendosi a livello locale per la sua specchiata onestà e per la lungimiranza nel leggere le dinamiche della società e del sistema politico. Per questo ebbe una comprensione lucida dei momenti di crisi vissuti dalla politica (dalle degenerazioni del pentapartito alla diffusione della corruzione, dall’affermazione di logiche iper-maggioritarie, ai più recenti tentativi di manomettere la Costituzione) e continuò a battersi fino in fondo contro ogni tentativo di comprimere la partecipazione e la rappresentanza popolare e di sostituire l’influenza dell’establishment economico al ruolo delle istituzioni democratiche.

Furono soprattutto queste preoccupazioni per i pericoli della democrazia in Italia, oltre al dovere che egli sentiva di tutelare in primo luogo gli interessi del mondo del lavoro, che lo indussero ad impegnarsi nell’ANPI e ad essere vicino alla nostra organizzazione e partecipe delle sue battaglie.

Di questo lo ringraziamo e per questo ne piangiamo la scomparsa.”

articoloUNO Coordinamento provinciale di Como

UN NUOVO GRANDE LUTTO

Deceduto questa mattina il senatore Luciano Forni

Ancora un grande lutto per l’Anpi. E’ scomparso questa mattina il senatore Luciano Forni, vice presidente onorario dell’Anpi provinciale di Como.

Classe 1935 è stato uomo di punta della politica italiana, locale e nazionale, ricoprendone svariati incarichi, anche di altissimo livello. Fu anche componente della commissione d’inchiesta sul rapimento dell’on. Aldo Moro e sul terrorismo dal 1981 al 1983. Moro di cui ricorrono, proprio oggi, i 42 anni dall’assassinio.

Alla moglie Annamaria, alla figlia e a tutti i familiari esprimiamo il più profondo cordoglio del Direttivo Anpi Provinciale.

Luciano Forni La Provincia di Sondrio - Notizie di Sondrio e provincia

Como, 9 maggio 2020

Liberazione di Mariano 24 – 25 – 26 aprile.

Testimonianza di Umberto Colombo, nato a Cesano Maderno il 1934.

Io, Umberto Colombo, sono arrivato a Mariano Comense nel 1938. Avevo quattro anni, il mio papà era Capostazione alla stazione ferroviaria delle Ferrovie Nord e abitavano in piazza Roma al numero quattro. La mia famiglia era composta da mio papà, mia mamma, mia sorella Franca che era la maggiore tra di noi, mio fratello Angelo e mio fratello Ruggero. La casa dove abitavamo era un palazzotto nobile risistemato in porzioni per appartamenti dall’allora proprietario signor Motta. Eravamo al primo piano, con un lungo balcone sulla piazza.

MARIANO COMENSE (Como) – 24 – 25- 26 – APRILE 1945

Nell’ aprile 1945 un Reggimento della Milizia Repubblicana (R.S.I.) era ancora dislocato presso le scuole elementari di Mariano Comense, appositamente sequestrate e trasformate in caserma nel Novembre del 1943. Il contingente di circa 300 uomini, era a presidio del territorio e veniva utilizzato per la ricerca e la cattura dei partigiani, visti come “Banditi” perché ritenuti disertori e nemici della patria in guerra.

Ricordo che una o due compagnie, ogni mattina, sfilavano inquadrati lungo Piazza Roma al rientro dal loro addestramento dal campo di tiro o dalla piazza d’armi, posta sulle colline. Il drappello assumeva passo da parata e cantava, a squarciagola, canzoni militari cadenzate dalla pomposa marcia. A volte, tra di loro era presente una mascotte, un bambino Cosacco rientrato coi militari dalla ritirata di Russia, che era stato aggregato provvisoriamente alla milizia. Vestiva di tutto punto la divisa e portava sulle spalle un piccolo mitra. Anche lui marciava con l’entusiasmo e l’orgoglio di tutti gli altri. A me, bambino, faceva invidia.

I giorni passavano senza grandi intoppi per quel tempo, quasi normali, salvo le notizie dal Radiogiornale ufficiale, o dal quel poco che si sentiva in giro da qualcuno, peraltro detto con molta circospezione e sospetto, di una grande ritirata dei Tedeschi. Null’altro dava segno di disfatta.

La gente lavorava e tutto sembrava come al solito, normale, salvo qualche mitragliamento diurno da parte di qualche ricognitore inglese di passaggio che se la prendeva con qualche veicolo in movimento sulle strade. Questi passaggi erano in preparazione di bombardamenti notturni su Milano, anticipati da un lungo segnale di sirena. La notte si sentivano gli scoppi delle bombe e s’intravedevano dei grandi fuochi lontano.

La mattina del 24 Aprile

Alcuni posti di blocco furono dislocati dalle milizie presenti in luogo, lungo la provinciale e le strade d’ingresso al paese. Questo destò qualche preoccupazione tra la popolazione, si diceva che i Partigiani stavano scendendo dalla Valsassina e dalla Valtellina e che erano arrivati quasi a Seregno. Si temeva un bagno di sangue, perché i Repubblichini erano armati fino ai denti, e certamente non avrebbero ceduto facilmente il territorio. Per tutto il giorno delle pattuglie fasciste giravano il paese, col colpo in canna, per scoraggiare qualsiasi iniziativa popolare.

La mattina del 25 Aprile

La sorpresa fu tanta, non esistevano più nè posti di blocco nè pattuglie ricognitive.

Tutto era silenzio, finché corse la voce che i fascisti erano scappati e che la Caserma (scuole elementari) era vuota. Fu un corri-corri generale, tutti andavano a vedere, alcuni arditamente entrarono nello stabile. Vista la facilità, ci fu un vero e proprio arrembaggio, ciascuno cercava di impossessarsi di qualcosa, ma presto fu tutto finito perché non rimaneva più niente da prendere.

Anch’io andai, entrai a scuola e nelle camerate, ormai disfatte, c’erano solo i letti senza neanche più materassi, tutto era sparito. In cortile vidi un carretto rovesciato e carico di elmetti che in gran numero erano sparsi sul terreno. Ne presi uno, me lo infilai in testa, era un po’ grande, ma mi dava importanza.

Ricordo che la Signora Maria, domestica del bar dello Sport, si era presa dalle cucine un sacco di patate e lo faceva vedere con orgoglio ai vicini. Mio fratello Ruggero, otto anni più di me, trovò dei caricatori di moschetto, che prese, e un paio di ciabatte.

La mattina passò in fretta tra confusioni varie e uno strano sentimento di meraviglia tra la popolazione che non si rendeva ancora conto se quel vuoto di regole fosse o no veritiero. Agivamo quasi in punta di piedi, guardandoci l’un l’altro con circospezione. Rimanevano dei forti dubbi, si temeva un ritorno improvviso dei repubblichini, ma questi erano spariti come d’incanto, lasciando quasi un nulla e la gente non si fidava, anche perché in paese alcune autorità erano rimaste, come il Podestà e i Carabinieri, che però si erano autoconsegnati in Caserma, e i dubbi erano tanti.

Oltretutto, ogni tanto, sfrecciava attraverso il centro, in direzione di Como, qualche macchina militare o altro autoveicolo, senza peraltro che questi si curassero minimamente di quel che succedeva in loco.

Di primo pomeriggio si fecero vivi alcuni Partigiani, sino ad allora rimasti nascosti tra i boschi e le cascine limitrofe, si diceva che venissero da Inverigo. Presero possesso del territorio, erano quattro gatti e quasi improvvisati, avevano con loro solo fucili e una o due sporadiche mitragliette e non sembrava fossero tanto organizzati.

La prima cosa che fecero fu quella di pretendere la restituzione di tutto il materiale che la popolazione aveva sottratto durante la spoliazione, avvenuta nella mattinata, alla caserma scuola dei Repubblichini, compreso gli alimenti trovati nelle cucine, perché, dissero, appartenevano a tutti. Questa richiesta fu eseguita da alcuni con malcelata amarezza.

Contemporaneamente una pattuglia ispezionava la zona alla ricerca di fascisti. Tra questi uomini era presente anche un ex prigioniero inglese, reduce dal campo di concentramento sito in Mariano presso i giardini del vivaista Radaelli. Dopo l’armistizio, era fuggito rifugiandosi nei boschi e si era poi aggregato alla compagnia partigiana di Mariano, in seguito trasferita altrove, con funzioni di collegamento tra gli Alleati e il Comando di Liberazione.

Nel tardo pomeriggio transitarono per Piazza Roma, dirette a Como, due macchine militari. I Partigiani intimarono l’alt a queste vetture invadendo la sede stradale, e queste si fermarono a fatica con una lunga strisciata di freni e sbandando per non investire gli uomini di blocco. Gli autisti repubblichini mostrarono loro un foglio di servizio che gli ordinava di raggiungere la Prefettura di Como, quindi, i veicoli erano da considerarsi solo in transito, con tanto di lasciapassare. A bordo di una delle macchine, oltre all’autista, erano presenti alcuni ufficiali italiani mentre nell’altra, sempre condotta da un milite, degli ufficiali tedeschi.

Vi fu un attimo di incertezza, i partigiani leggendo quel documento non lo ritennero legale e quindi intimarono agli stessi occupanti di scendere dalla macchina. Questo gesto fu mal interpretato dai militari tedeschi. Uno di loro, un capitano, estrasse la pistola e freddò uno dei partigiani. Ci fu, innescato dalla sorpresa, un fuggi-fuggi del drappello, che poi, riparatosi dietro l’edicola, rispose al fuoco.

Ne nacque una battaglia. I Tedeschi, estratto da un baule una mitragliatrice e molte munizioni, cominciarono a sparare e in poco tempo fu l’inferno. Altri partigiani accorsero in difesa dei commilitoni, alcuni si appostarono sui tetti, altri stesi a terra, altri arroccati dietro l’angolo della merceria di fronte al bar Sport e alcuni dietro l’Albergo Sole. Cercavano di accerchiare il nemico. I militari, vistisi in campo aperto, abbandonarono le vetture e si appostarono a loro volta dietro posizioni più sicure.

Qualche tedesco si rifugiò in qualche casa per avere una posizione di tiro migliore. Uno di loro, un sergente maggiore, entrò nel palazzo della Cassa di Risparmio e dal balcone superiore sparò verso i partigiani. Fu colpito e cadde precipitando al piano terra. Altri cedettero sotto i colpi partigiani. Uno degli autisti repubblichini disertò e si unì ai liberatori, prendendo subito le loro parti imbracciando un fucile e sparando contro i militari tedeschi, rimanendo però ancora in divisa repubblichina. Questo gli fu fatale, perché scambiato per fascista, fu colpito a morte da pallottole amiche.

Noi, papà, mamma, mio fratello Ruggero e il sottoscritto, assieme ad altri coinquilini, ci trovavamo all’interno del cortile del palazzo Motta di Piazza Roma, allarmati sentendo questo mitragliamento di battaglia. Nel frattempo uno dei partigiani entrò nel nostro cortile chiedendo di potersi appostare sul muro del giardino. In quella occasione, mio fratello Ruggero, gli consegnò i caricatori trovati la mattina nella caserma.

La battaglia durò due ore circa e al termine degli scontri la gente corse fuori dalle case chiedendosi reciprocamente notizie. Si seppe che morirono nello scontro due partigiani e quattro militari tedeschi, oltre a qualche ferito da entrambe le parti. Comunque si respirava un clima di libertà che rendeva tutti quanti euforici. Sembrava di essere in una fiera e la gente partecipava dando sfogo con un chiacchiericcio sconclusionato di gioia, ma, dopo la battaglia, rimaneva comunque una remota paura.

Furono raccolti i feriti e trasportati in Ospedale. Uno di questi era il sergente maggiore tedesco, steso sopra un lenzuolo tenuto ai quattro lati da dei portantini improvvisati. A vederlo sembrava un tipo gioviale, un poco corpulento, era tutto sanguinante e salutava tutti aprendo e stringendo le sue mani grassottelle alla maniera di “ciao-ciao”. Ricordo che in fondo faceva un po’ di pena e la gente lo guardava con curiosità, non c’era vendetta, ma solo un malcelato trofeo di guerra.

Nel frattempo, una delle macchine militari sequestrate, e ancora funzionante, fu riverniciata in fretta con un colore rosso e i partigiani, percorsero le vie del paese a tutto gas, suonando di continuo il clacson e coi finestrini abbassati sbandieravano la bandiera italiana e quella della rivoluzione socialista. Era una espressione di vittoria sia per la battaglia vinta che per la liberazione dai tedeschi.

Nel frattempo i Partigiani continuavano le loro ricognizioni alla ricerca di fascisti e, nascosto, trovarono il secondo autista repubblichino che spinsero in malo modo verso il comando provvisorio. Era un ragazzo giovane, avrà avuto 18-19 anni, magro, un tipo timoroso, era spaventato, ma la gente gli gridava incoraggiandolo e dicendo “va là che fan nient !” (dai, che non ti fanno niente!).

Durante la battaglia, al contingente partigiano si aggiunsero dei civili sia per dar man forte allo sparuto gruppo e sia per opportunismo. Questo fu causa, successivamente, di un rabbuffo tra i veri e gli improvvisati fautori della liberazione perché questi erano considerati dei profittatori.

Ci fu anche chi, scambiato per partigiano, trovandosi nello spazio della battaglia fu colpito dai tedeschi. Fu questo il caso di un ragazzo, che sapendo che la sorella, lavoratrice presso il fabbricone, avrebbe preso in quel giorno un pacco dono di alimentari, le andò incontro, ma lungo il tragitto fu ferito. Se pur considerato un eroe, venne comunque apostrofato come il “partigiano della marmellata”. Altro individuo fu il titolare della drogheria salumeria all’angolo con piazza Roma, che ancora con grembiule da macellaio arrotolato alla cintura partecipò all’entusiasmo generale, dimenticandosi che fino al giorno prima era stato fornitore della caserma repubblichina e che faceva moine col responsabile del vettovagliamento per avere le ordinazioni.

Il giorno dopo, il 26 Aprile

Fu il momento delle vendette e si provvide all’arresto di cittadini ritenuti collaboratori dei fascisti e che a detta dei parenti delle vittime, erano stati causa dei loro travagli e delle malversazioni repubblichine. Ricordo che al cancello d’ingresso al cortile del “pestalard” (era un nomignolo dato a una famiglia), fu appesa una fotografia di un giovane, fucilato dai fascisti per una delazione di un certo individuo che poi assieme ad altre sei o sette persone fu fucilato a sua volta nelle campagne di Paina.

Fu allestita anche una camera mortuaria nell’androne del municipio per esporre i cadaveri dei tedeschi e dei fascisti uccisi durante la battaglia. Ricordo che fra questi c’era anche il sergente maggiore ferito, morto all’ospedale, la notte stessa. Tutti erano senza scarpe e uno di questi aveva le calze scompagnate, sporche e pieni di buchi. Mia madre nel vederlo fu presa da compassione e immaginò il dolore dei familiari di quel poveretto. Noi stessi eravamo preoccupati per la sorte di mio fratello Angelo, prigioniero a sua volta in Germania. Presa da nostalgia ci mandò a casa a prendere la scorta di quell’unico paio di calze nuove, che avevamo, e sostituì quelle del tedesco morto.

Il giorno dopo, i partigiani riuscirono a scovare il comandante della guarnigione repubblichina che si era nascosto nei dintorni e lo imprigionarono negli scantinati delle scuole assieme agli arrestati politici. Arrivò poi l’ordine di fucilazione per tutti.

Ricordo che furono caricati su di un motocarro Guzzi aperto agli sguardi curiosi della popolazione che non perse l’occasione per vituperare i malcapitati. Il trasporto, scortato dai partigiani sulla famosa macchina rossa, si fermò momentaneamente al di la del passaggio a livello, sulla strada per Paina, in attesa della preparazione del campo dove effettuare il passaggio per le armi dei prigionieri. Dopo circa mezz’ora il drappello proseguì verso la sua macabra meta, molte persone seguirono curiose in bicicletta o di corsa per assistere alla fucilazione. Cosa che non fu possibile salvo sentire a distanza gli spari. I fucilati furono ammucchiati dentro uno sgabuzzino del cimitero….

25 APRILE IN TREMEZZINA

Giusy Lamberti e Mauro Guerra commemorano la Liberazione

La moglie di Lamberti porta la bandiera partigiana - Cronaca, Lenno

Giusy Galli Lamberti, in rappresentanza dell’Anpi Centro Lago e il sindaco Mauro Guerra hanno commemorato uniti il giorno della Liberazione nei tre comuni della Tremezzina Tremezzo, Lenno e Ossuccio. Giusy, moglie del nostro Corrado Lamberti, scomparso il 17 aprile, reggeva la bandiera della 52a Garibaldi tanto cara a Corrado, che la portava con orgoglio in ogni manifestazione.

E’ anche la bandiera della Brigata partigiana di mio padre, ha dichiarato Mauro Guerra.

Oggi più che mai – ha proseguito Guerra – ci servano quei valori (libertà, pace, democrazia e giustizia sociale), quelle speranze, quell’impegno solidale, anche per ricordare chi abbiamo perso e stiamo perdendo in questa pandemia, chi su tanti fronti si sacrifica per sconfiggerla. Per mettere in campo l’impegno di tutti per sostenerci a vicenda, per non dimenticare nessuno, a partire dai più deboli.

A mezzogiorno, come ormai da tradizione, le campane di tutte le chiese della Tremezzina hanno suonato a distesa per ricordare la festa della Liberazione. Tanta commozione, ma anche tanta determinazione a resistere

OMAGGIO DELL’ANPI AL MONUMENTO ALLA RESISTENZA EUROPEA

25 aprile a Como

Pur in assenza della cittadinanza, il Monumento alla Resistenza Europea, luogo simbolo dell’antifascismo comasco, ha ricevuto l’omaggio delle corone d’alloro e della bandiera dell’ANPI.

Corone d’alloro dell’Anpi e del comune di Como al monumento ai caduti della Resistenza (Ecoinformazioni)

Omaggi a tanti monumenti alla Resistenza nella nostra provincia si sono tenute grazie alle nostre sezioni.

25 APRILE SU WEB TV

Comunicato ANPI e ARCI del 24 aprile

Palinsesto dell’Arci Como Web tv: 25 ore per il 25 aprile.

Segnaliamo gli interventi di Patrizia Lissi, di Piero Cossu, vice presidente Anpi Nazionale, di Guglielmo Invernizzi presidente ANPI provinciale e un’ampissima gamma di occasioni per ricordare e festeggiare la Resistenza e Liberazione dal nazifascismo.

Per partecipare all’iniziativa andare sul sito dell’Arci di Como http://arcicomo.it

25 aprile 2020, 75anni della Liberazione dal nazifascismo - Il Metauro

25 aprile

Dalle 9/ Il saluto di Patrizia Lissi per inaugurare queste 25 ore insieme.
Dalle 10/ I saluti di Piero Cossu, vicepresidente Anpi Nazionale e Guglielmo Invernizzi, presidente provinciale Anpi di Como.
Dalle 11,15/ L’intervento del sindaco di Como Mario Landriscina.
Dalle 12/ Il nostro collegamento con il corteo virtuale Dongo-Milano di Radio Popolare.
Dalle 13/ Nella giornata del 25 aprile 2019, a Como, il discorso di Luigino Nessi, chiamato a prendere la parola sul palco dall’Anpi, è stato un discorso forte, sincero, attuale. Non a caso si è concluso con un accorato appello alle responsabilità di oggi: ad affrontare il dovere della solidarietà e dell’accoglienza. Leggi l’articolo di Fabio Cani su ecoinformazioni.
Dalle 14/ Pizzica e scappa. I ricordi di Luigi Cambiaghi, partigiano “Zaccaria” del distaccamento “Puecher” della 52a brigata Garibaldi”. Realizzato da Valter Merazzi, con riprese di Massimo Rossi ed editing di Francesco Merazzi. Leggi di più sul sito del Centro studi schiavi di Hitler.
Dalle 15/ Bella ciao cantata dai balconi a Como, in diretta dalla nostra pagina facebook.
Dalle 16/ Carla Giovannone ci porta Faccia di maiale per i più piccoli durante le nostre 25 ore resistenti. Cosa succederebbe se tutto quello che si vede scritto sui muri, “morte a questo”, “viva quello”, si avverasse sul serio? E poi non si potesse più tornare indietro? Qui succede. In un momento di rabbia un bambino ha scritto: “Giovanni ha la faccia di maiale” e a Giovanni la faccia di maiale viene davvero…
Dalle 17/ In diretta dalla pagina facebook dei 7grani, Fabrizio suona per le nostre 25 ore resistenti un live esclusivo: non perdetevelo. Cliccate qui o sull’immagine per vedere la diretta.

Dalle 18/ Danilo Lillia, segretario dell’Anpi Dongo, segnala 25xdodici+uno. Moltiplicare per dodici il 25 aprile. Dare la possibilità, alla Festa della Liberazione, di ritornare per dodici volte, una volta ogni mese, nel corso di un anno intero. Il progetto è degli artisti Gruppo Koinè di Lissone.
Dalle 19/ Giuseppe Spina in diretta dalla sua pagina facebook con canzoni resistenti e qualche pezzo dal suo ultimo album Verde, bianco e… Blues. Cliccate qui o sull’immagine per andare alla sua pagina facebook.
Dalle 20/ Il saluto di Luigi Nessi per questo 25 aprile, con il ricordo di Elio Marzorati, il partigiano “Rosa” scomparso la scorsa settimana.
Dalle 21/ Arci Xanadù presenta Una questione privata dei Fratelli Taviani. I fratelli Taviani, che si erano già misurati con il tema in La notte di San Lorenzo, riadattano Fenoglio con un altro racconto resistenziale, il romanzo che, secondo Italo Calvino, tutti gli scrittori della Resistenza avrebbero voluto scrivere. Fenoglio ci lavorò negli ultimi anni della sua vita e il libro fu pubblicato postumo nel 1963. È la storia di un triangolo tra amicizia e amore, sullo sfondo della guerra di Resistenza. Cliccate qui o sull’immagine per vedere il film.
Dalle 22/ Fabio Cani, Nodolibri e ecoinformazioni, presenta La liberazione di Como. Il filmato, girato dal fotografo Cornelio Beretta la mattina del 28 aprile e poi arricchito nei giorni seguenti, è una preziosa testimonianza della liberazione di Como, con le prime manifestazioni di giubilo all’arrivo delle prime formazioni partigiane, poi con la folla che accoglie le truppe alleate, per finire con il ritorno a una serena vita quotidiana.
Dalle 23/ Il saluto di Wilma Conti alla festa dell’Anpi di Dongo del 7 settembre 2019.
Da 00/ Sara Sostini, Arci Lombardia, segnala la poesia di Italo Calvino Oltre il ponte musicata e cantata dal gruppo di pizzica Indiano Salentino.


26 aprile

Dalla 01/ Il documentario Bandite. Nel contesto della Resistenza italiana, il documentario indaga l’esperienza delle donne che dal 1943 al 1945 hanno combattuto nelle formazioni partigiane, rivoluzionando il ruolo assegnato loro dal patriarcato e divenendo protagoniste della storia. Donne di diverse estrazioni sociali, culturali e politiche, esprimono in un racconto corale la consapevolezza di una lotta che va oltre la liberazione dal nazifascismo e che segna un momento decisivo nel percorso di emancipazione prima e di liberazione poi.

Dalle 02/ Racconti di cernobbiesi nei Lager nazisti 1943-1945 è un documentario che vuole ricordare la Resistenza degli IMI (internati militari italiani) e viene pubblicato sul sito www.schiavidihitler.org in occasione del 75° anniversario della Liberazione. È stato realizzato dal centro studi “Schiavi di Hitler”, con il contributo di Acs Agam e del comune di Cernobbio, incrociando le testimonianze, raccolte tra il 2001 e il 2014, di cittadini cernobbiesi internati nei Lager tedeschi, di un rifugiato in Svizzera e di una crocerossina che prestò la sua opera ai reduci al rimpatrio presso la caserma De Cristoforis di Como. Leggi di più sul sito del Centro studi schiavi di Hitler.
Dalle 03/ Il coraggio di dire grazie. Durante lo speciale sul 25 aprile di Fabio Fazio a Che tempo che fa, tanti attori hanno omaggiato alcune delle targhe che commemorano chi ha combattuto per la Liberazione.
Dalle 04/ Vi cunto e canto band presenta Il nostro 25 aprile, una iniziativa a cura di Vi cunto e canto band e Arci voce. Una storia di ieri o di oggi e una canzone inedita al giorno per 7 giorni: Le memorie di ieri per costruire quelle di oggi. Oggi ascoltiamo Diciott’anni, canzone di Silvano Staffolani dedicata a Silvia Giai; testo tratto dal libro Io sono l’ultimo, lettere di Partigiani Italiani.
Dalle 05/ Fabio Cani, Nodolibri e ecoinformazioni, segnala il documentario Colonne sonore della Resistenza a cura della rivista Il cantastorie online.
Dalle 06/ I sette fratelli Cervi di Giacomo Puccini, a cura di Arci Xanadù. Emilia-Romagna, 1943, durante la seconda guerra mondiale i sette fratelli Cervi, Agostino, Aldo, Antenore, Ettore, Ferdinando, Gelindo e Ovidio, contadini di Campegine, in provincia di Reggio Emilia, di estrazione cattolica ma fortemente antifascisti, formarono, insieme al padre Alcide, la cosiddetta “Banda Cervi”, che compì azioni di guerriglia contro i fascisti e contro i tedeschi. Clicca qui o sull’immagine per vedere il film.

Dalle 07/ Le prime celebrazioni a cura della sezione di Como dell’Anpi in occasione del settantaduesimo anniversario della Liberazione ad Albate, il 23 aprile del 2017. Un folto gruppo di persone si è ritrovato sotto la lapide di Perugino Perugini, partigiano, per anni colonna portante dell’Anpi a cui la sezione di Como è dedicata. Video di Peppino Molteni, Unione dei circoli cooperativi di Albate. Leggi l’articolo di Jlenia Luraschi su ecoinformazioni.
Dalle 08/ Adattamento online dallo spettacolo Lettere partigiane a cura di Miriana Ronchetti, autrice teatrale, attrice, regista.: letture di lettere e poesie che setacciano i ricordi e li restituiscono al presente facendo giungere immagini, emozioni, impresse indelebilmente nella mente. C’è il tentativo di catturare alcuni momenti vissuti da chi, voleva a tutti i costi dare un futuro migliore ai propri figli, fatto di giustizia e Costituzione. È una storia che vuole aiutare a non dimenticare un altro periodo buio della Storia d’Italia. «…e mentre, nelle sere d’estate, qualche solitario suonatore alzava la sua musica al cielo, i partigiani aprivano nuovi varchi, morivano e il loro sangue scendeva nella terra facendo nascere rossi papaveri. E i bambini giocavano alla luce della luna».
Dalle 09/ Il video “Quel 25 aprile” è stato realizzato dalla Cgil – Camera del Lavoro territoriale e Sindacato Pensionati di Como – nel 2005, in occasione del 60° anniversario della Liberazione e presenta una sintesi delle interviste – realizzate da Luca Fonsdituri, Riccardo Pontiggia e Alessandro Tarpini – a Guido Bortolotto, Ernesto Briz, Fabio Degano, Mario De Rosa, Ines Figini, Gaetano Lillia, Ernesto Maltecca, Carla Riva, Anna Sacerdoti, Luigi Spolaor, Ferruccio Vittani, Cesare Zanella. Molte di queste persone, purtroppo, in questi quindici anni ci hanno lasciato, ma le loro testimonianze sono la loro più ricca eredità.  

ARCI COMO Web TV/ Palinsesto 22 aprile 2020

25 APRILE 2020

RACCOLTA FONDI PER LA SANITA’

Cari amici e compagni, la raccolta fondi per la sanità che abbiamo avviato circa un mese fa, si è chiusa ieri e sono arrivati contributi per 2015 € ( duemilaquindici ) dalle nostre sezioni, dai tanti iscritti e da Articolo Uno. Siamo contenti per lo spirito di generosità che la nostra associazione ha messo in atto in un momento di grande difficoltà delle strutture sanitarie nel nostro paese e in Lombardia. L’incubo che si chiama Covid 19 ha messo in luce i tanti difetti nella gestione della sanità per improvvisazione nella gestione politica, ma anche tanta umanità e spirito di abnegazione dei tanti medici e infermieri, molti di loro hanno dato la vita, che hanno fatto funzionare gli ospedali pur nelle mille difficoltà quotidiane e senza le necessarie attrezzature per lavorare in sicurezza. La nostra raccolta è una goccia nel mare dei bisogni che ci sono, però riteniamo che questa goccia aiuti a riempire il secchio. Nei prossimi giorni faremo il versamento di quanto è stato raccolto ricordando tutte le persone che non sono più fra noi il prossimo 25 aprile a cui mandiamo un affettuoso pensiero.

Ringraziamo tutti per la generosità e auguriamo a tutti voi e noi un Buon XXV Aprile.

Per la Segreteria provinciale

Antonio Proietto