Del 7 maggio ( 12 pgg.)
RELAZIONE
DI GIANFRANCO PAGLIARULO AL COMITATO NAZIONALE DEL 7 MAGGIO 2021
Prima
di iniziare la mia relazione, vorrei che tutti noi facessimo mente
locale su una questione. Non possiamo abituarci ad una mostruosa
normalità per cui a scadenza periodica sono inghiottite centinaia di
vite nelle acque del Mediterraneo, una vicenda ricorrente che ha
posto a tema il valore della vita e della morte e sulla quale siamo
ben lontani dal trovare una soluzione che renda reale la difesa dei
diritti umani e non – come accade troppe volte nell’ambito
dell’Unione Europea – una proclamazione retorica o, peggio una
giustificazione a conflitti politici, territoriali o peggio militari.
Viviamo per di più da oltre un anno in una situazione di lutto, con
un bilancio ad oggi di circa 122.000 deceduti e circa 4 milioni
contagiati. È cambiata la nostra vita non solo per le misure di
sicurezza adottate dai governi, ma anche perché penso che non ci sia
nessuno che direttamente o indirettamente – amici, parenti,
conoscenti, oppure se stessi – non sia stato coinvolto nel dramma
del Covid. Viviamo in una sorta di lutto permanente, e perciò, se
posso dire, abbiamo avuto la possibilità di riflettere sul senso e
il valore della vita in un modo diverso dal passato, più ponderato,
meno condizionato.
Forse
anche per questo, oltre che per la sua giovane età, la sua bellezza,
il suo essere donna, il suo essere madre, siamo stati tutti turbati
della recentissima e orribile morte sul lavoro a Prato di Luana
D’Orazio, 22 anni. Ma il giorno dopo a Busto Arsizio in un
incidente analogo ha perso la vita in modo altrettanto orribile un
operaio di 49 anni, Christian Martinelli. Ieri è toccato a Maurizio
Gritti, 47 anni, schiacciato nei pressi di Bergamo da un lastrone di
metallo. Ora, sappiamo tutti che il dramma delle morti sul lavoro è
una delle ferite aperte di un sistema che non funziona perché –
diciamolo chiaro e tondo – privilegia l’interesse economico al
valore della vita. Ecco, noi parliamo di centralità della persona e
del lavoro. Ma quando lo diciamo e lo scriviamo e su questo cerchiamo
una larga convergenza unitaria, non lo facciamo per un’esercitazione
culturale, per una disputa filosofica; lo facciamo perché pensiamo
ad un intero sistema che nega tale centralità, dai disoccupati al
lavoro minorile, ai nuovi schiavi quasi sempre migranti, ai ragazzi
che corrono senza alcuna sicurezza in bici o in motorino per portare
la pizza. E pensiamo ai morti sul lavoro, che una volta si chiamavano
omicidi bianchi. Perché, diciamoci le cose come stanno, la sicurezza
viene vista come nemica
della produttività.
E pensiamo a tutto ciò che non è stato fatto per decenni per
garantire tale sicurezza.
Dico
tutto ciò solo per affermare che la scomparsa di Luana, Christian e
Maurizio per noi, in quanto società civile, se vogliamo dare
all’aggettivo “civile” un senso reale, non sono tre notizie di
cronaca, ma tre nostri
lutti.
Sta certo al movimento sindacale, al parlamento, al governo ed allo
Stato intervenire, ciascuno per la sua parte. Noi però non possiamo
non segnalare la vergogna di una normalità che dura da decenni.
Anche per questo, seppure non è nostro costume, in memoria di Luana,
di Christian, di Maurizio e con loro di tutti quelli che sono
scomparsi e scompariranno negli incidenti sul lavoro, e con loro di
tutti gli scomparsi per la pandemia, ed ancora di tutti i morti del
Mediterraneo, pensando al valore della vita umana, un valore che oggi
è offeso da stragi a cui non ci rassegniamo, propongo, come nostro
piccolissimo contributo simbolico, un minuto di silenzio.
Grazie.
È
opportuno collocare la nostra discussione sul documento congressuale,
sugli emendamenti e sull’attività precongressuale nel quadro delle
novità che sono avvenute dall’ultimo Comitato nazionale che
svolgemmo a fine marzo. Abbiamo detto e ribadiamo che, se le
condizioni sanitarie lo consentiranno, avvieremo la campagna
congressuale a ottobre. Devo dire che i dati delle ultime settimane
relativi al progressivo, seppur irregolare, decremento del numero dei
positivi e dei deceduti non dico che facciano aumentare l’ottimismo
rispetto alla data del Congresso, preferisco dire che fa diminuire il
pessimismo. Dato anche l’andamento della campagna dei vaccini,
forse è effettivamente possibile, seppur tutt’altro che certo, che
a ottobre si svolgano i congressi.
Non
posso non accennare a un 25 aprile davvero straordinario. Mentre
nell’analoga ricorrenza dello scorso anno, nel pieno del trauma
della pandemia, eravamo davanti a una fortissima tenuta psicologica e
morale dell’insieme del nostro Paese – ricordiamo le scritte
“andrà tutto bene”, le canzoni sui balconi – oggi viviamo in
uno stato di diffusa depressione, in alcuni casi disperazione, in una
dilagante tristezza sociale, perché alla percezione di un nemico
tanto oscuro quanto difficilmente vincibile si è aggiunta la
tragedia di centinaia di migliaia di famiglie, di milioni e milioni
di cittadini la cui attività economica è stata ridotta al lumicino
o spazzata via, di un Paese in cui più di 5 milioni e mezzo di
persone sono sotto la soglia della povertà assoluta e dove solo
nell’ultimo anno 900.000 lavoratori e in particolare lavoratrici
sono diventati disoccupati.
Ciononostante,
il 25 aprile quest’anno è stato vissuto da tantissimi davvero come
una speranza di alba,
come abbiamo scritto sul manifesto nazionale. La campagna denominata
“Strade di Liberazione” ha avuto successo coinvolgendo un numero
di cittadini e di associazioni larghissimamente superiore alle forze
dell’Anpi, i cui attivisti hanno peraltro dato vita a una
straordinaria mobilitazione. Quel fiore
alla memoria
è diventato davvero il simbolo dell’alba che avevamo auspicato in
una straordinaria metafora di continuità fra passato, presente,
futuro cioè fra memoria, vita vivente e speranza. A questa campagna
si è aggiunta la vasta eco della No-stop su facebook che ci ha fra
l’altro confermato la grande simpatia che a noi rivolgono strati
fondamentali del mondo della cultura e dello spettacolo. Ancora:
segnalo centinaia di iniziative ideate e realizzate localmente e
l’impegno di tanti sindaci che hanno onorato la loro fascia
tricolore celebrando con l’ANPI e le altre associazioni partigiane
questa data. Per di più è stata felicissima la scelta, pochi giorni
prima del 25 aprile, di rendere online, il Memoriale della Resistenza
italiana, quella sorta di Monumento virtuale in cui sono raccolte
centinaia di interviste a partigiane e partigiani. Un’iniziativa
che, grazie anche alla forte esposizione mediatica di Gad Lerner, ha
avuto un successo molto superiore alle previsioni, con un
rilevantissimo numero di contatti. Dovrà continuare ancora a lungo
il lavoro di arricchimento del Memoriale ed è questo un impegno che
ci siamo assunti come gruppo dirigente nazionale: il 2 giugno sarà
inserito un altro gruppo di interviste, e così ancora il 25 luglio
e, con tutta probabilità, anche qualche data successiva.
Intanto
ci sono forti movimenti sulla scena del Paese e per alcuni aspetti
sulla scena internazionale. La recente vittoria elettorale dei
Popolari nella regione di Madrid e la necessità di appoggiarsi a
Vox, la formazione parafascista spagnola, per formare un governo, ci
conferma che l’onda nera, pur rallentata dalla sconfitta di Trump,
è ancora da contrastare e sconfiggere, in uno scenario in cui le
scelte del Presidente americano sono preoccupanti e incoraggianti.
Sono preoccupanti per l’asprezza delle tensioni che si stanno
determinando nei confronti di Cina e Russia, nella piena
condivisione, che mi pare davvero inquietante, dell’Unione Europea.
Sono incoraggianti perché, a fronte di un movimento internazionale
al quale abbiamo partecipato e in cui si richiedeva la sospensione
dei brevetti per la produzione dei vaccini al fine di consentire la
copertura vaccinale a Paesi non in grado di produrre un numero
sufficiente di vaccini, il Presidente Biden ha deciso tale
sospensione, nonostante – faccio notare – l’esplicita richiesta
contraria di Pfizer
e Astrazeneca. La coraggiosa decisione di Biden ha scoperchiato il
vaso di Pandora: Big Pharma grida naturalmente alla lesa maestà,
mentre Francia e Germania si dividono su questo tema confermando la
tristissima fragilità dell’Unione.
L’evento
colpisce perché da un lato rivela lo strapotere delle lobby
farmaceutiche, dall’altro ne manifesta il limite quando il potere
politico si riappropria delle sue funzioni di governo dell’economia
e della società.
Noto
che fra i Paesi ai quali urge la provvista di vaccini c’è l’India
di Modi, un leader nazionalista che aveva minimizzato, come peraltro
lo stesso Trump, per non parlare di Bolzonaro, il pericolo della
pandemia e che si trova alla guida di un Paese di un miliardo e 400
milioni di abitanti oggi travolto dalla pandemia.
Mentre
perdura il regime golpista e sanguinario dei colonnelli del Myanmar,
la Birmania, il governo liberal conservatore della Colombia spara
sulla folla per una protesta iniziata dal contrasto ad una riforma
fiscale che toglie ai poveri per dare ai ricchi. A ieri 24 morti.
In
Italia il governo sta manifestando la sua natura contraddittoria e
conflittuale come è evidente dalle continue polemiche fra Letta e
Salvini, nell’inquietante scenario di una lenta, ma costante
crescita dei consensi a Fratelli d’Italia. Non siamo in grado
ancora di esprimere un giudizio compiuto sul programma di
investimenti del governo relativo al Recovery plain, ma siamo in
grado di continuare a sostenere l’urgenza di una risposta immediata
alle emergenze di centinaia di migliaia di famiglie e di un
intervento programmato che ponga al centro dello sviluppo la
ricostruzione di milioni e milioni di posti di lavoro attraverso
l’intervento che veda lo Stato regolatore, programmatore e
protagonista della ripresa economica e produttiva. Ma i segnali di
difficoltà delle Istituzioni e perciò della democrazia del nostro
Paese si susseguono: gli scandali veri o presunti della Magistratura
indeboliscono l’immagine pubblica di un’istituzione a lungo
salvata dalla crisi di consensi dalle altre istituzioni dello Stato.
C’è da aggiungere un atteggiamento finora tollerante, se non
remissivo, nei confronti della crescente offensiva neofascista nel
nostro Paese. Mi riferisco alle irruzioni nelle teleconferenze, agli
hackeraggi dei siti, di cui è stato vittima proprio il sito del
Memoriale della Resistenza, al dilagare sui social di forme dirette o
indirette di propaganda fascista. Da questo punto di vista colpisce
l’attività di controllo di facebook che ha oscurato la pagina di
“Primato nazionale”, il periodico di Casapound; ma ancor più
colpisce la contraddizione fra l’iniziativa di un privato
Zuckerberg, che interviene concretamente, e una troppo frequente
opacità delle Istituzioni: forse avete visto il video della vera e
propria manifestazione del 29 aprile a Milano in memoria di Sergio
Ramelli dove un rilevantissimo numero di fascisti, militarmente
organizzati, hanno ricordato il loro camerata con tanto di saluti
romani.
Ed
ancor più colpisce l’autorizzazione del Prefetto di Como alle
manifestazioni fasciste di Dongo la cui inconfutabile natura
apologetica era testimoniata, tra l’altro, dai cartelli esposti. A
questo proposito abbiamo inviato una lettera, che abbiamo reso
pubblica, al Ministro Lamorgese, in cui in sostanza chiedevamo
provvedimenti contro i responsabili. A questa lettera seguirà nei
prossimi giorni un incontro con il Capo di Gabinetto del Ministero al
quale rappresenteremo la gravissima situazione causata dalle
insorgenze fasciste, a cominciare da Dongo, in uno scenario che
dobbiamo avere a mente: nel 2020 e nel 2021 cadeva l’anniversario
del Biennio rosso, ma nel 2022, esattamente il 28 ottobre, è
l’anniversario della marcia su Roma. Intanto il 29 maggio CasaPound
ha indetto a Roma una manifestazione nazionale per la libertà e per
i diritti, affermando di conseguenza che il
Tricolore affonda le sue origini in un’epopea fatta di sangue e di
suolo, in tedesco Blut
und Boden,
come diceva Goebbels.
Tutto
fa perciò pensare che da oggi in poi assisteremo a una crescita
della mobilitazione neofascista che inevitabilmente si intreccerà,
come in parte sta già avvenendo, col profondo malessere sociale del
Paese. Quanto basta affinché noi chiediamo allo Stato ed alle
istituzioni democratiche le contromisure necessarie e urgenti. Faccio
notare e farò notare al Capo di Gabinetto una latente contraddizione
fra il prevalente silenzio del Ministero e il discorso che il
Presidente del Consiglio ha svolto il 25 aprile al Museo Tasso,
simbolicamente rappresentato dalla frase “non siamo stati tutti
brava gente”. Vi prego di non sottovalutare questa frase perché si
riprendono per la prima volta testualmente le parole di tanti anni fa
di Angelo Del Boca che aveva titolato il suo volume sull’occupazione
dell’Abissinia così: “Italiani brava gente?”. La scelta di
Draghi, che ha riempito il suo rumoroso silenzio, nel corso del
discorso di insediamento su questi temi, è evidentemente politica.
Su questo tema vedremo in futuro se e come si manifesterà una
coerenza fra le sue parole e gli atti a venire del governo. Vi
informo, a proposito di Italiani brava gente, che nelle prossime
settimane daremo vita ad un’iniziativa ad Affile, presso l’orrido
monumento, per ricordare il massacro del convento di Debra Libanos,
quando dal 21 al 29 maggio 1937 furono sterminati dall’esercito
italiano da 1500 a 2000 religiosi.
Vi
aggiungo inoltre una suggestione
che abbiamo condiviso ieri in segreteria, e cioè quella di preparare
per il 28 ottobre 2022 – parlo del 2022, sia chiaro – una grande,
grandissima mobilitazione popolare a Roma promossa da tutte le forze
democratiche, a cominciare dai firmatari dell’appello unitario di
gennaio. Una manifestazione di piazza, a piazza del Popolo, che
oscuri qualsiasi manifestazione fascista e che sia, per capirci, una
grande festa
della democrazia
contro qualsiasi ambizione autoritaria e qualsiasi nostalgia
fascista.
Faccio
notare un aspetto non minore della vicenda politica italiana attuale.
Avrete colto il ripetuto endorsement del Corriere della Sera nei
confronti di Giorgia Meloni, non solo attraverso il cortese dialogo
fra lei stessa ed Ernesto Galli della Loggia al quale è seguita,
come penso sappiate, una mia interlocuzione pubblicata sul quotidiano
di via Solferino, ma anche altri interventi e interviste alla stessa
segretaria di Fratelli d’Italia. Interpreto queste dinamiche
specialmente come segnali
per il futuro e
mi pare che siano segnali preoccupanti. La guerra dei Rose’s per un
pugno di voti fra la Meloni e Salvini continua con tutta evidenza, ma
va da sé che in un quadro di future alleanze il fronte dell’estrema
destra si ricomporrebbe nell’inquietante scenario a cui ho
accennato rispetto all’anniversario della marcia su Roma.
A
questo proposito avanziamo la proposta. Sapete tutti che da tempo è
in corso un lavoro programmato e meticoloso, organizzato da centrali
più o meno legate ai movimenti fascisti e con la sponda determinante
di Fratelli d’Italia e della Lega di attribuzione di nomi di vie,
piazze e giardini a Norma Cossetto, alle vittime delle foibe e più
in generale a personalità legate al fascismo. Sono recentissimi due
casi: il cambiamento di nome di una piazza già dedicata a Pertini,
l’attribuzione di una piazza o una via – non ricordo – a Giorgio
Almirante. Normalmente in tutto ciò giochiamo in difesa contrastando
per quanto possibile tali scelte. L’esperienza di Strade di
Liberazione ci suggerisce di passare all’offensiva. Diamo vita ad
una grande campagna che organizzeremo nelle prossime settimane che
chiamo provvisoriamente “adottiamo una partigiana o un partigiano”
proponendo in tutte le città di intitolare una via, una piazza o un
giardino a questa o quello delle donne e degli uomini della
Resistenza e dell’antifascismo. Scopro per esempio, con disappunto,
che nella capitale d’Italia non c’è neppure un vicolo intitolato
a Arrigo Boldrini, per questo abbiamo chiesto un incontro alla
sindaca Raggi, e mi dicono che così è persino a Ravenna.
Bene
sarebbe se i soggetti promotori di questa campagna fossero tutte le
associazioni partigiane e resistenziali, la Fiap, la Fivl, la Anpc,
l’Anppia, l’Aned, l’Anfim, l’Aicvas, associazioni con cui
stiamo cercando di costruire un rapporto fecondo. Per questa campagna
lavoreremo partendo al più presto per arrivare ad una iniziativa di
lancio il 2 giugno, festa della Repubblica; per questo stimoleremo i
provinciali e le sezioni a valorizzare le partigiane e i partigiani
del proprio territorio ma anche i grandi nomi del Comando Generale
del Corpo Volontari della libertà, ed ancora le donne, a cominciare
dalle Medaglie d’Oro al Valor Militare.
E fra queste in particolare coloro che sono cadute in combattimento o
sotto le sevizie – e sono tante – dei nazifascisti.
Ho
detto il 2 giugno. Il 6 giugno invece è il compleanno dell’Anpi,
nata quel giorno del 44. Il 6 giugno di quest’anno è domenica, una
bella giornata dove invitiamo a fare una altrettanto bella festa del
tesseramento, per quanto possibile con le note limitazioni, e bene
sarebbe una opportuna bicchierata via Zoom collegando la grande parte
dei provinciali alle ore 12.
Aggiungo
che, su sua richiesta, il 23 aprile ci siamo incontrati con Enrico
Letta. Il Segretario del PD ci ha chiesto questo incontro
sostanzialmente per presentarsi e per presentare una linea di dialogo
con le forze sociali a suo dire nel pieno rispetto dell’autonomia
delle parti. Noi abbiamo rappresentato a Letta la nostra grave
preoccupazione per la situazione sociale. Avendo Letta proposto di
recente quello che ha definito un grande patto per la ricostruzione
gli abbiamo espresso in modo cordiale ma del tutto esplicito
l’opinione per cui tale patto deve partire dal contrasto senza
quartiere alle povertà e alla diseguaglianza, ponendo al centro il
valore del lavoro e della persona. Abbiamo altresì aggiunto che
stiamo lavorando nel complesso ginepraio delle leggi di contrasto al
neofascismo da diversi punti di vista fra cui l’apologia e lo
squadrismo, la presenza sul web, la toponomastica. Gli abbiamo
rappresentato la contraddizione profonda fra le dichiarazioni e le
azioni antifasciste promosse in varie circostanze dal PD nazionale e
diversi comportamenti locali, facendo esplicito riferimento a ciò
che è successo nel Consiglio comunale di Genova e il Giorno della
Memoria a Firenze e in regione Toscana, ove le istituzioni hanno
celebrato l’appuntamento coinvolgendo personaggi direttamente o
indirettamente legati al fascismo. Ancorché generiche, abbiamo avuto
da lui risposte positive. L’incontro, che è durato più di un’ora,
è stato senz’altro costruttivo nella piena riaffermazione delle
reciproche autonomie.
Il
20 aprile Paolo Papotti e io abbiamo avuto un incontro da noi
richiesto con il ministro Bianchi. Tale incontro che aveva ovviamente
come oggetto la formazione scolastica e l’antifascismo è stato
particolarmente lusinghiero. Nella sostanza gli abbiamo chiesto di
utilizzare a fini formativi il Memoriale della Resistenza. Ci ha
risposto che avrebbe preparato un video-tutorial da trasmettere su
Rai scuola di presentazione del Memoriale; gli abbiamo chiesto di
dare vita assieme nell’ambito dell’accordo Anpi-Miur a una
programmazione di interventi didattici sul tema “il fascismo e la
violenza” per il 2022, anno dell’anniversario, come già detto,
della marcia su Roma. Ha condiviso tale proposta e ci ha richiesto di
formulare idee per un programma. Gli abbiamo chiesto di applicare
finalmente, cosa fino ad oggi mai fatta, l’art. 9 della legge
Scelba del 1952 in cui si parla di concorsi e pubblicazioni
informative sulle azioni antidemocratiche del fascismo. Ci ha
risposto assicurandoci un attivo interessamento. La mattina dello
stesso giorno abbiamo firmato il Protocollo d’intesa con
l’Associazione studentesca UDU che prevede una nostra iniziativa
formativa. Aggiungo che pochi giorni prima avevamo concordato un
altro protocollo con il Sindacato Funzione Pubblica della CGIL.
Riferisco di questi appuntamenti e di questi impegni anche per
rappresentare la grande autorevolezza e credibilità
dell’associazione nei confronti delle Istituzioni e delle altre
associazioni, confermata fra l’altro dagli eccellenti rapporti con
lo Stato Maggiore dell’esercito di cui abbiamo parlato in
precedenti circostanze.
Infine,
prima di passare propriamente al tema congressuale, vi devo
un’informazione: per motivi di ordine personale, di organizzazione
della sua vita in sostanza, la nostra compagna Vania Bagni ha
lasciato la responsabilità del Coordinamento donne. Io credo che
questo Comitato Nazionale debba ringraziare Vania per il lavoro
davvero complicato che ha dovuto svolgere in questo tempo, per di più
in aggiunta prima all’incarico di Coordinatrice regionale ed oggi
di Presidente di Firenze. Peraltro per ovvi motivi il tema delle
donne, o se volete, con parole più rituali la questione femminile,
sarà parte decisiva della discussione congressuale essendo del tutto
evidente l’urgenza sia di una grande attenzione a questi temi, per
esempio a proposito del lavoro e della violenza contro le donne, sia
della promozione dei quadri femminili della nostra associazione a
tutti i livelli. A ben vedere in senso lato fa parte del lungo
cammino di apertura e di rinnovamento che abbiamo intrapreso col
Congresso del 2006. Ci è parso peraltro che a pochi mesi di distanza
dal Congresso fosse problematico e per qualche aspetto inopportuno
eleggere una nuova responsabile del Coordinamento donne; problematico
perché avrebbe posto il problema di una scelta all’interno
dell’ampio gruppo di compagne, fra le quali c’è una forte e
positiva dialettica; inopportuno perché avrebbe potuto far pensare a
una investitura anche postcongressuale che è, ovviamente, del tutto
prematura. Abbiamo perciò proposto di nominare una figura di
transizione, una reggente che conduca il Coordinamento al Congresso e
che stimoli le stesse compagne del Coordinamento a portare quelle
tematiche nel dibattito precongressuale e congressuale. Per garantire
la terzietà della scelta abbiamo conferito questo incarico ad una
compagna esterna all’attuale Coordinamento, ovviamente da oggi
interna, che giudichiamo di valore, di spessore e di esperienza: la
compagna Tamara Ferretti di Ancona, già presente in diverse
iniziative nazionali che abbiamo svolto in passato, stimatissima
dirigente locale, con una biografia personale e familiare di grande
spessore avendo ricoperto ruoli istituzionali e sociali di rilievo
anche in riferimento alle tematiche femminili e per così dire figlia
d’arte, col padre partigiano e la madre attivissima sui temi
sociali e politici. Per chiudere il cerchio e per legittimare
l’autorevolezza, attraverso questa figura, dell’intero
Coordinamento nazionale donne dell’Anpi, propongo la sua
cooptazione nel Comitato nazionale anche a fronte delle recenti
dolorosissime scomparse di Carla Nespolo e di Lidia Menapace. So bene
che non è all’odg del Comitato nazionale questo voto, perché la
riunione delle compagne è avvenuta pochi giorni fa. Ma per i motivi
che ho esposto sarebbe opportuno votare oggi. E’ ovvio che, ove vi
fossero obiezioni a questa votazione, la rinviamo al prossimo
Comitato nazionale.
Entro
finalmente nel merito degli emendamenti che ci sono arrivati.
Specifico che il testo che vi è stato inviato in allegato all’Odg
del Comitato Nazionale è il testo rivisto e comprensivo di gran
parte della sostanza degli emendamenti proposti che sono stati
avanzati dai seguenti compagni: Sandro Pollio, Albino Amodio, Filippo
Giuffrida, Stefano Oliviero, Fabrizio De Sanctis. Ho ricevuto poi nei
giorni scorsi una proposta di emendamento di Roberto Cenati,
successiva al testo che ho inviato. Proporrò poi come assumerlo.
Aggiungo che sarebbe positivo, anche se non obbligatorio arrivare ad
una condivisione totale e definitiva del documento e quindi alla sua
approvazione nella giornata di oggi, affinché si possa avere il
tempo di stamparlo per poterlo utilizzare nelle assemblee
precongressuali. Sia chiaro che non è un obbligo. Ove la discussione
si protraesse diventerebbe il primo punto del prossimo Comitato
Nazionale. E questo è ovviamente nella piena disponibilità del
Comitato Nazionale stesso. Però meglio sarebbe, ripeto, a fini
pratici, approvarlo oggi. Comincio a illustrare gli emendamenti
partendo dal testo sottopostoci da Alessandro Pollio che è un
insieme molto ricco di aggiunte, correzioni, precisazioni, inserzioni
che pur non modificando il senso del documento, lo migliorano. Mi
riferisco per esempio a interi capitoletti: sulla questione
demografica, sul mondo digitale, sull’emigrazione italiana
all’estero, Non posso non rilevare che, nella lunga accompagnatoria
di tali emendamenti, vi sono moltissime considerazioni condivisibili
ed alcune a mio avviso non condivisibili. Specifico due punti su cui
presumo che ci sia un disaccordo: non si può mettere in sottordine
l’urgenza dei sussidi, nella drammatica situazione in cui ci
troviamo, per valorizzare solo la creazione di nuovi posti di lavoro,
cosa sacrosanta, ma che se viene contrapposta alla prima avrebbe un
esito disastroso sul piano della tenuta sociale. Ribadisco, inoltre,
che è giusto e opportuno il richiamo al Risorgimento. Il nostro
compito è proprio quello di cogliere continuità e rottura col
passato del nostro Paese in dichiarato contrasto contro ogni
tentativo di limitare la visione delle cose ad un presente senza
storia. L’urgenza di guardare a un mondo nelle sue enormi novità
che chiedono un cambiamento di paradigma va pienamente condivisa, ma
proprio per questo non dobbiamo mai smarrire la genealogia di una
nazione la cui critica consapevole è parte ineliminabile di
qualsiasi progetto futuro. Detto questo, abbiamo accolto la
grandissima maggioranza delle sue proposte. Pregherei perciò Sandro
di condividere tale riscrittura specialmente considerando che noi
stiamo scrivendo un documento comune e unitario e perciò in qualche
modo sempre più o meno frutto di una mediazione.
Con
l’emendamento di Albino Amodio si aggiungono opportunamente una
decina di righe sulle Forze Armate, in particolare rispetto alle
condizioni di lavoro e di vita di questi lavoratori. La ritengo una
inserzione opportuna e utile sul piano dei rapporti con le Forze
Armate anche per evitare un uso strumentale del rapporto con le Forze
Armate da parte delle formazioni di estrema destra.
L’emendamento
di Filippo Giuffrida, se non mi sbaglio sulla stessa lunghezza d’onda
delle considerazioni svolte nel precedente Comitato Nazionale da
Luigi Marino, sottolinea il sostegno nostro ad ogni concreta
iniziativa giuridica contro il fascismo, in un contesto in cui la
mancanza di questa precisazione avrebbe potuto far pensare alla
legittimità di interventi, anche violenti. E’ quindi da accogliere
senza dubbio.
Più
complessa è la riflessione sull’emendamento proposto da Stefano
Oliviero sul tema della scuola, che mi pare parzialmente accolto
anche a fronte di opinioni diverse in merito alla recente
disposizione legislativa che riguarda l’educazione civica ritenuta
in tale emendamento un eccellente punto di partenza, tesi non
condivisa da altri compagni.
Fabrizio
de Sanctis ha proposto un emendamento che contiene nella sostanza due
concetti: l’urgenza di una più profonda democratizzazione del
sistema istituzionale europeo e la necessità di valorizzare i
diritti sociali contro il primato dei vincoli finanziari, a fronte
del testo costituzionale. Pur semplificando al massimo abbiamo
accolto la prima proposta. La seconda, in realtà, rappresenta un
concetto già largamente presente nel documento che abbiamo provato a
espandere ulteriormente.
Roberto
Cenati nel suo emendamento giuntomi tre giorni fa propone di
aggiungere, a proposito del contrasto ad ogni manifestazione di
razzismo e discriminazione, un emendamento di 5 righe
sull’antisemitismo. Il concetto è giustissimo e va sicuramente
accolto. Per motivi di equilibri del documento però accoglierei solo
le prime due righe e cioè: “ogni manifestazione di razzismo, di
discriminazione e
di antisemitismo. L’antisemitismo è vivo e vegeto in Europa e si
manifesta con frequenza sempre più preoccupante”.
Come ho già detto non troverete questo emendamento nel testo ma
propongo di aggiungerlo nella forma che ho letto.
Questi
sono gli emendamenti con la sommaria esposizione dei quali concludo
l’illustrazione del documento congressuale da me già presentato
nella precedente riunione del Comitato Nazionale.
Una
volta approvato il documento congressuale, esso sarà stampato, come
è in stampa il volumetto della nostra nuova linea editoriale che si
chiama “I libri di Bulow”. Il titolo di questo volumetto è
“Essere ANPI” e abbiamo inviato da tempo la richiesta di
prenotazione ai comitati provinciali. Il volume è in queste ore in
stampa e assieme al documento congressuale sarà uno strumento
necessario nel corso della campagna precongressuale. Esso infatti
contiene alcune note storiche sull’associazione e sottolinea i
punti essenziali dello Statuto, in sostanza le regole del nostro
vivere insieme.
Abbiamo
formulato un programma di riunioni regionali per ciascuna regione,
tranne il Piemonte con la Val d’Aosta e la Campania con la
Basilicata. Seguirà un programma che riguarda le province, con
eventuali accorpamenti per le più piccole. L’obiettivo è dar
vita, iniziando presumibilmente a fine maggio, ad incontri
prevalentemente su Zoom, in cui analizzare il documento congressuale
e la stessa natura dell’Anpi nel più generale e drammatico
scenario della crisi italiana e della questione sociale. Sottolineo
questo aspetto perché ci consentirà di avere una visione più
ravvicinata delle questioni sociali essendo ovviamente diversa la
situazione calabrese da quella lombarda o la situazione siciliana da
quella piemontese. Bene sarebbe, aggiungo, se riuscissimo ad avere
una idea più chiara della composizione sociale in ciascun
territorio. siamo un Paese che un tempo era fatto da contadini,
operai e una piccola borghesia variamente articolata. Siamo poi
diventati un Paese di operai, contadini e una piccola borghesia
ulteriormente diversificata. Cosa siamo oggi? La classe operaia si è
ridotta numericamente, il destino delle campagne è per alcuni
aspetti profondamente cambiato, il mondo del lavoro si è
diversificato in migliaia di lavori diversi l’uno dall’altro, in
parte con lavoratori autonomi, in parte con lavoratori dipendenti,
nel mondo del lavoro legale e illegale sono entrate decine di
migliaia di migranti: un inestricabile puzzle di attività produttive
e di servizio con l’esplosione delle partite Iva e con una
impressionante polverizzazione. Per dirla con un filosofo che non mi
piace siamo passati dalle masse alla moltitudine. Sarebbe bene che
questi incontri ci consentissero di capire meglio la struttura
sociale del territorio, comprendendo anche i più importanti centri
di comando imprenditoriale e la vastissima area della disoccupazione
e della povertà. Aggiungo che sarà bene che questi incontri siano
aperti in particolare alle forze dell’associazionismo che devono
rimanere il nostro interlocutore più vicino. Sottolineo ancora una
volta che mi riferisco certo a CGIL, CISL e UIL, Arci, ACLI, Libera,
ma che lo sforzo di coinvolgimento va compiuto anche verso
associazioni con cui non abbiamo uno storico rapporto; penso per
esempio agli Scout, ai City Angel, ai Sentinelli e alle mille e mille
associazioni locali.
Concludo,
se posso permettermi, con una sintesi di tutto questo. Qualcuno
ricorderà che nel romanzo “Candido” di Voltaire il signor
Pangloss, precettore di Candido, ragazzo ingenuo e buono, gli spiega
– scrive Voltaire con sarcasmo – che viviamo “nel
migliore dei modi nel migliore dei mondi possibili”.
Ecco,
noi pensiamo, con Voltaire, che non sia esattamente così, e che la
battaglia che conduciamo ogni giorno, l’antifascismo che
proclamiamo come religione civile, l’attuazione della Costituzione
che invochiamo e sollecitiamo, il congresso stesso che stiamo
preparando, siano tanti frammenti di un’unica visione in cui
l’orizzonte verso cui ci muoviamo sia libero e liberato dai drammi
quotidiani, dove Luana possa vivere felice col suo bambino, l’anziano
possa trascorrere un tempo sereno senza l’angoscia della pandemia,
il naufrago possa trovare una mano che lo conduca in salvo, il
lavoratore possa lavorare con dignità e con una retribuzione giusta,
il confine possa essere una finestra che condividiamo col vicino e
non un muro. Un tempo questo, forse, era chiamato internazionalismo.
Oggi chiamiamolo pure nuovo umanesimo.