DOMENICA 3 OTTOBRE, COMO. MARCIA IN SOLIDARIETA’ A MIMMO LUCANO

Domenica 3 ottobre alle 15.30 in piazza Cavour a Como si terrà la nuova marcia di Como senza frontiere. La manifestazione è da cinque anni il segnale dell’impegno della rete delle associazioni accanto alle persone migranti, per un radicale cambiamento nel modo di percepire e gestire il fenomeno epocale delle migrazioni, che nei suoi aspetti globali investe anche il territorio comasco, territorio di frontiera e di transito.

«In occasione della marcia e della giornata che ricorda le stragi nel Mediterraneo, avremmo voluto mettere in evidenza soprattutto quanto abbiamo cercato di fare in questi cinque anni,  a partire dalla “fatidica” estate del 2016 alla stazione di Como – spiegano gli organizzatori  – Ma la recentissima e scandalosa sentenza a carico di Mimmo Lucano, che in questi anni è stato uno dei punti di riferimento della cultura dell’accoglienza in Italia e non solo, ci impone di mettere in primo piano la nostra ferma protesta contro quella che consideriamo una “vendetta politica”, coscienti che è essenziale per continuare il lavoro che, come rete, insieme a tante altre realtà a sostegno delle persone migranti, abbiamo cercato di svolgere. L’invito a tutte e tutti è quello di partecipare alla marcia, per rendere evidente che la vicenda di Mimmo Lucano non riguarda solo un piccolo paese della Calabria ma tutte e tutti noi, un intero mondo che non può essere né condannato né fermato».

«La manifestazione – concludono gli organizzatori – sarà comunque il momento per iniziare il percorso di approfondimento e di crescita che stiamo progettando per i prossimi mesi, partendo dal primo incontro con il gruppo di ResQ, la nave dell’attivismo e dell’associazionismo che ha recentemente affiancato Mediterranea, che dovrebbe tenersi il prossimo 15 ottobre».

Alla rete Como senza frontiere aderiscono decine di associazioni: Aifo Como, Anpi Monguzzo, Anpi provinciale Como, Arci Como, Arci-ecoinformazioni, Associazione artistica Teatro Orizzonti inclinati, Associazione Culturale Territori-Natura Arte Cultura, Associazione Migrante Como-Milano, Associazione Par Tüc, Associazione Luminanda, Baule dei suoni, Cgil Como, Comitato comasco antifascista, Comitato Como Possibile Margherita Hack, Como accoglie, Cooperativa Garabombo, Coordinamento comasco per la Pace, Coordinamento comasco contro l’omofobia, Donne in nero Como, Emergency Como, +Europa Lario, Giovani comunisti Como, I Bambini di Ornella, Baule dei suoni, Italia-Cuba Como, L’altra Europa Como, L’isola che c’è, Libera Como, Medici con l’Africa Como, Missionari comboniani di Como e Venegono, Potere al Popolo Como e provincia, Prc/Se provinciale Como, Scuola di italiano di Rebbio, Sinistra Italiana Como, Unione degli studenti Como, Volontari della Parrocchia di Rebbio, tante e tanti altri.

PAGLIARULO: SCONVOLTI PER LA CONDANNA A MIMMO LUCANO

30 Settembre 2021

Dichiarazione del Presidente nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo. “Attendiamo com’è doveroso di leggere la sentenza. È però evidente che la condanna abnorme contraddice radicalmente la vicenda di un uomo che ha sempre aiutato gli ultimi e non si è mai arricchito”

Siamo sconvolti per la notizia della condanna a Mimmo Lucano cui inviamo solidarietà e vicinanza. Un Sindaco che per sensibilità personale e dovere costituzionale ha fatto dell’accoglienza e dell’integrazione la marca del suo impegno. Attendiamo com’è doveroso di leggere la sentenza. È però evidente che la condanna abnorme contraddice radicalmente la vicenda di un uomo che ha sempre aiutato gli ultimi e non si è mai arricchito. Ribadendo la fiducia nella magistratura e sottolineando la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva, l’ANPI tutta confida nei successivi gradi di giudizio, in una positiva risoluzione di questa dolorosissima vicenda giudiziaria

Gianfranco Pagliarulo – Presidente nazionale ANPI

L’ ANPI ADERISCE ALLA MARCIA PER LA PACE

“Da Perugia ad Assisi: la nostra strada”: l’ANPI aderisce alla Marcia per la Pace

30 Settembre 2021

Il testo dell’adesione dell’ANPI nazionale alla Marcia Perugia-Assisi del 10 ottobre 2021

Come sempre, l’ANPI sarà alla Marcia per la Pace (10 ottobre 2021), per portare testimonianza, impegno e proposte affinché finalmente la pace diventi il primo punto dell’agenda politica di tutti i Paesi del mondo.

LA GUERRA NON È LA SOLUZIONE. LA GUERRA È IL PROBLEMA. Lo dimostra la storia, la memoria, la vita. Pensiamo agli ultimi vent’anni: Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Medio Oriente. Il bilancio è catastrofico: decine di migliaia di morti, distruzioni, violenze di ogni genere. Sono stati dissolti Stati sovrani, come la Libia, causando per di più l’emigrazione di milioni di persone. Troppe volte abbiamo assistito ad aggressioni militari che, dietro la facciata della difesa dei diritti umani o della presunta esportazione della democrazia, rivelavano volontà neocoloniali e imperialistiche.

L’ORRORE DELLA GUERRA SI AGGIUNGE ALLA TRAGEDIA DELLA PANDEMIA. Invece dell’unità dei popoli e delle nazioni davanti a questa calamità che colpisce il genere umano, invece di una pratica di nuova solidarietà, per esempio per le vaccinazioni, assistiamo alla sorda opposizione delle multinazionali alla sospensione dei brevetti sui vaccini, col risultato che nei Paesi poveri i vaccinati per una sola volta sono una percentuale irrilevante.

GUERRA FREDDA? NO GRAZIE. Dopo il disastro dell’invasione americana in Afghanistan ed il ritiro delle truppe Usa da quel territorio, non solo i talebani sono al potere più forti di prima, ma Biden usa toni minacciosi e inquietanti nei confronti di altre potenze mondiali e regionali, evocando un clima da guerra fredda e facendo rimanere alta la tensione internazionale.

F35? MEGLIO I CANADAIR. Il risultato è una nuova corsa mondiale agli armamenti proprio quando quelle ingentissime risorse dovrebbero essere utilizzate per contrastare il riscaldamento climatico ed arginare i suoi terribili effetti. Un esempio su tutti: il nostro Paese ha speso e continua a spendere somme ingentissime per l’acquisto dei caccia F35, aerei da combattimento per azioni di attacco, mentre la gestione della flotta di proprietà dello Stato dei pochissimi Canadair, essenziali per contrastare gli incendi che stanno devastando la penisola, è stata affidata a società private.

C’è bisogno di una svolta radicale nei rapporti internazionali. C’è bisogno di una svolta radicale nel nostro Paese. i partigiani hanno lottato per un mondo di pace. L’Italia ripudia la guerra. Lo dice la Costituzione.

Voltiamo pagina finalmente e mettiamo al primo posto la pace, la difesa dell’ambiente e la lotta contro ogni diseguaglianza.

SABATO 2 OTTOBRE, ORE 1O REBBIO.

Cerimonia in memoria di Alfonso ed Erminio Lissi al cimitero di Rebbio.

La Memoria è prima di tutto ricordo delle persone e dei fatti; è quel filo invisibile, ma tenacissimo che tiene unite le comunità e costituisce un elemento fondamentale della vita di un popolo.

Al doloroso ricordo dei caduti per la libertà, dobbiamo unire la conoscenza della Resistenza che fu un’esperienza collettiva fatta da tante persone di origine diversa, di storia e formazione politica diverse.

Tenera viva la Memoria per conservare quel patrimonio ideale, che ha portato l’Italia a sconfiggere il nazifascismo, avviando una nuova stagione di libertà.
Tenera viva la Memoria per ricordare che dal sacrificio di tante e tanti è maturata la consapevolezza che poi ci ha dato la Costituzione nettamente antifascista, costruita sulle radici della democrazia, della solidarietà e dei diritti sociali e individuali.

Per questi motivi, ti invitiamo a partecipare sabato 2 ottobre 2021 alle ore 10.30 presso il cimitero del quartiere di Rebbio (Como) in via Ennodio, alla commemorazione del compagno partigiano Alfonso Lissi, caduto durante lo scontro a fuoco contro i militi fascisti nella cosiddetta “battaglia di Lenno” il 3 ottobre 1944.

Con l’occasione, ricorderemo idealmente tutte le partigiane e i partigiani caduti per la libertà e in special modo Erminio Lissi, partigiano combattente comasco.

Anpi sezione di Como “Perugino Perugini”

DOMENICA 10 OTTOBRE, ALBESE CON CASSANO.

Organizzato da ANPI sez. Monguzzo

Lo scorso anno, proprio in autunno, l’aumento dei casi di contagio da COVID 19 ci aveva costretto ad annullare l’iniziativa FRAUENLIEBE UND LEBEN, opera di Schumann prevista ad Albese. Fu una scelta dolorosa ma giusta vista l’escalation della pandemia.


DOMENICA 10 OTTOBRE alle ore 16, al CENTRO CIVICO FABIO CASARTELLI di ALBESE CON CASSANO riproporremo questa bella iniziativa!
AMORE E VITA DI DONNA: Marta Fumagalli mezzosoprano e Elena Strati al pianoforte ci faranno scoprire le emozioni della buona musica.


Sarà un concerto in onore delle donne che vogliamo dedicare in particolare alle donne Afghane

L’ INTERO PAESE SI UNISCA ALLA LOTTA DEI LAVORATORI DELLA GKN.

Messaggio della Segreteria nazionale ANPI per la manifestazione del 18 settembre a Firenze (Fortezza da Basso, ore 15) indetta dai lavoratori della GKN

La Segreteria nazionale ANPI esprime piena solidarietà ed appoggio alle lavoratrici e ai lavoratori della GKN in lotta, che sabato 18 settembre daranno vita ad una nuova, grande manifestazione a Firenze contro i 422 licenziamenti comunicati a luglio dalla multinazionale britannica, oggi proprietà di un fondo americano. È intollerabile il cinismo e l’arroganza con cui padroni con poteri giganteschi ma senza volto si rivolgono ai dipendenti sconvolgendo le loro vite, per di più senza alcuna logica industriale. In conclamato svilimento dei principi costituzionali, chi lavora è trattato peggio di una merce, che si compra, si vende o di cui ci si disfa in modo arbitrario ed antisociale. La dignità della persona, il rispetto del lavoro e la giustizia sociale sono fra i cardini delle ragioni della Resistenza italiana a cui si è ispirata la Costituzione e l’intera costruzione dell’edificio democratico italiano. L’intero Paese si unisca alla lotta dei lavoratori GKN e di tutte le altre aziende, spesso multinazionali, che stanno licenziando. Non è così che si costruisce la rinascita dell’Italia.

17 settembre 2021

CI FU CHI DISSE NO

2 Settembre 2021

Nel 90° anniversario dell’obbligo per i docenti universitari di giuramento di fedeltà al fascismo, l’ANPI realizzerà tra settembre e dicembre delle conferenze negli atenei dove insegnavano i 12 docenti che si rifiutarono di giurare perdendo la cattedra e il diritto alla liquidazione e alla pensione. Il VIDEO di presentazione dell’iniziativa

La Legge Casati del 1859 non prescriveva alcun giuramento speciale per i professori universitari, equiparati agli altri impiegati dello Stato. Veniva richiesto a tutti un giuramento di fedeltà al re e allo Statuto. Anche la riforma del 1923 ad opera del ministro Giovanni Gentile prevedeva questa formula, pena decadenza: “Giuro di essere fedele al Re e ai suoi Reali successori, di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, di esercitare l’ufficio di insegnante e adempiere tutti i doveri accademici col proposito di formare cittadini operosi, probi e devoti alla Patria”. La fascistizzazione della scuola e della cultura viene avviata con la pubblicazione del Manifesto degli intellettuali del Fascismo (Bologna, 1925) e si conclude nell’agosto 1931, quando i professori universitari furono costretti a giurare fedeltà al regime.

In una nota a Mussolini del 1929, lo stesso Gentile scrive: “Con una breve aggiunta alla formula vigente potrà, come ho avuto l’onore di esporre a voce, risolvere la questione delicata e ormai urgente della fascistizzazione delle Università Italiane”. Si ritiene dunque che fu lui tra i promotori dell’aggiunta al giuramento delle parole “al Regime fascista”. Una pesante cappa di piombo calò sulla scuola e sul mondo universitario. E Gentile commentò: “L’intellettuale sbandamento (…) sparisce dalle nostre università, dove rimase sino a ieri annidato, e la pace necessaria al lavoro torna nella scuola. (…) Il fascismo ha vinto e l’Italia è tutta fascista”.

All’inizio dell’Anno Accademico 1931-’32, quando 1.225 docenti universitari furono invitati a firmare un modulo, 12 non si piegarono all’imposizione. Persero così la cattedra e il diritto alla liquidazione e alla pensione. Ecco i nomi (sui quali tutti gli storici concordano) dei 12 professori che non prestarono il giuramento:

  • Ernesto Buonaiuti (1881-1946), Storia del cristianesimo, Università di Roma
  • Mario Carrara (1866-1937), Antropologia criminale e Medicina legale, Università di Torino
  • Gaetano De Sanctis (1870-1957), Storia antica, Università di Roma – Giorgio Errera (1860-1933), Chimica, Università di Pavia
  • Giorgio Levi Della Vida (1886-1967), Lingue semitiche, Università di Roma
  • Fabio Luzzatto (1870-1954), Diritto civile, Università di Macerata
  • Piero Martinetti (1872-1943), Filosofia, Università di Milano
  • Bartolo Nigrisoli (1858-1948), Chirurgia, Università di Bologna
  • Francesco Ruffini (1863-1934), Diritto ecclesiastico, Università di Torino
  • Edoardo Ruffini Avondo (1901-1983), Storia del diritto, Università di Perugia
  • Lionello Venturi (1885-1961), Storia dell’arte, Università di Torino
  • Vito Volterra (1860-1940), Fisica matematica, Università di Roma

Le ANPI Provinciali, in contatto con le Università di Torino, Milano, Pavia, Bologna, Pisa, Macerata, Perugia, Roma, realizzeranno tra settembre e dicembre prossimi conferenze negli atenei, in cui operavano i docenti espulsi. In tali occasioni avranno inoltre luogo cerimonie commemorative sui luoghi con targhe o iscrizioni; oppure, dove esse siano assenti, si avanzerà la proposta di realizzarle e inaugurarle. Infine, saranno raccolti i materiali (biografie dei docenti commemorati, testi, relazioni, interventi) che costituiranno la base per un’ulteriore diffusione dei risultati di conoscenza raggiunti, in primo luogo tra gli studenti delle scuole medie e superiori.

Vai al video Ci fu chi disse no.

ALESSANDRO BARBERO SULLE FOIBE

Alla fine ci ha pensato lo storico Alessandro Barbero, in un’intervista sul Fatto Quotidiano, a rimettere uno dopo l’ altro tutti i puntini sulle “i” sul vergognoso linciaggio neofascista subito in questi giorni da Tommaso Montanari.

“Montanari non ha affatto detto che le foibe sono un’invenzione e che non è vero che migliaia di italiani sono stati uccisi lì. Nessuno si sogna di dirlo: la fuga e le stragi degli italiani hanno accompagnato l’avanzata dei partigiani jugoslavi sul confine orientale, e questo è un fatto. La falsificazione della storia da parte neofascista, di cui l’istituzione della Giornata del Ricordo costituisce senza dubbio una tappa, consiste nell’alimentare l’idea che nella Seconda guerra mondiale non si combattesse uno scontro fra la civiltà e la barbarie, in cui le Nazioni Unite e tutti quelli che stavano con loro (ad esempio i partigiani titini, per quanto poco ci possano piacere!) stavano dalla parte giusta e i loro avversari, per quanto in buona fede, stavano dalla parte sbagliata; ma che siccome tutti, da una parte e dall ’altra, hanno commesso violenze ingiustificate, eccidi e orrori, allora i due schieramenti si equivalevano e oggi è legittimo dichiararsi sentimentalmente legati all’una o all ’altra parte senza che questo debba destare scandalo.

Ma proprio perché quando di fatti del genere se ne sono verificati, purtroppo, continuamente, da entrambe le parti (ma le atrocità più vaste e più sistematiche, anzi programmatiche, le hanno compiute i nazisti, questo non dimentichiamolo), scegliere una specifica atrocità per dichiarare che quella, e non altre, va ricordata e insegnata ai giovani è una scelta politica, e falsifica la realtà in quanto isola una vicenda dal suo contesto. Intendiamoci, se io dico che la Seconda guerra mondiale è costata la vita a quasi mezzo milione di italiani, fra militari e civili, e che la responsabilità di quelle morti è del regime fascista che ha trascinato il Paese in una guerra criminale, qualcuno potrebbe rispondermi che però le foibe rappresentano l’unico caso in cui un esercito straniero ha invaso quello che allora era il territorio nazionale, determinando un esodo biblico di civili e compiendo stragi indiscriminate; e questo è vero. Ma rimane il fatto che se io decido che quei morti debbono essere ricordati in modo speciale, diversamente, ad esempio, dagli alpini mandati a morire in Russia, dai civili delle città bombardate, dalle vittime degli eccidi nazifascisti – che non hanno un giorno specifico dedicato al loro ricordo: il 25 Aprile è un’altra cosa – il messaggio, inevitabilmente, è che di quella guerra ciò che merita di essere ricordato non è che l’Italia fascista era dalla parte del torto, era alleata col regime che ha creato le camere a gas, e aveva invaso e occupato la Jugoslavia e compiuto atrocità sul suo territorio: tutto questo non vale la pena di ricordarlo, invece le atrocità di cui gli italiani sono stati le vittime, quelle sì, e solo quelle, vanno ricordate. E questa è appunto la falsificazione della storia”.