REFERENDUM ARTICOLO 18

L’Anpi: sì al referendum sull’articolo 18

L’Anpi dice sì alla proposta di referendum sull’articolo 18 dello statuto dei lavoraratori.

Spiega la segreteria nazionale: “Il Paese oggi più che mai ha bisogno di tutele e garanzie fondamentali per chi lavora. Gli strumenti per ottenere ciò sono molteplici e tutti legittimi, sicché è condivisibile l’obiettivo perseguito dai promotori del referendum”.

Premessa: è stata presentata una proposta di referendum sostanzialmente per il ripristino del testo originario dell’art. 18  e per l’abrogazione dell’art. 8 della legge 13.8.2011 n. 138, soprattutto nella parte in cui si consentono deroghe al contratto collettivo nazionale in virtù di accordi contrattuali di minor livello.

“L’Anpi – si anticipa – non ha bisogno di ricordare che su questi temi si è pronunciata ripetutamente, contro le iniziative legislative di cui oggi si chiede l’abrogazione, ribadendo la propria convinzione che ragioni fondamentali di principio dovrebbero impedire di modificare norme che appartengono da tempo alla struttura ed ai fondamenti del diritto del lavoro, corrispondenti a precisi diritti dei lavoratori, che li hanno conquistati a prezzo di lunghe e dure lotte”.

“Siamo dunque convinti – si aggiunge – che esiste davvero la necessità di tornare alle formulazioni ed ai princìpi originari, tanto più preziosi ora in quanto attraversiamo un momento difficile della vita del nostro Paese; ed è in occasioni e in periodi come questi che vi è più che mai bisogno di tutele e garanzie fondamentali per chi lavora”.

“Gli strumenti per arrivare a risultati positivi sono molteplici e tutti legittimi – si precisa – sicché è condivisibile l’obiettivo perseguito dai promotori del referendum,  per quanto riguarda i due quesiti sopraindicati, così come resta forte la speranza che il governo che uscirà dalle imminenti elezioni possa e sappia intervenire ripristinando quanto è stato tolto ai lavoratori, ai cittadini, al diritto del lavoro”.

“Ovviamente – si sottolinea – l’Anpi non vuole e non può entrare nella diatriba tutta politica sull’opportunità e sull’idoneità, in questa delicata materia, di un referendum, che peraltro dovrebbe tenersi, se ammesso, soltanto nel 2014”.

“Gli iscritti e le organizzazioni periferiche – conclude la Segreteria nazionale dell’Anpi – in piena libertà assumeranno ogni opportuna decisione al riguardo, considerando quanto scritto nel documento approvato dal congresso nazionale del 2011, nel quale si ribadisce l’impegno a respingere ogni tentativo di sovvertire princìpi e regole che sono previsti a garanzia della libertà e dei diritti dei cittadini e dove ancora si afferma che per garantire una forte stabilità sociale ed economica al Paese occorre attuare pienamente i princìpi costituzionali in materia di lavoro, cambiando la legislazione vigente che ha ridotto diritti e garanzie per i lavoratori”.

ASSOCIAZIONE LIBERA A COMO

LA SCELTA, OGGI COME IERI. TU DA CHE PARTE STAI?

La scelta è da sempre elemento determinante nell’agire dell’umanità. Non tutte le scelte sono della medesima portata, ognuna ha il suo peso. Anche la nostra quotidianità è costituita da scelte, razionali e no. Scegliere è un modo per vivere e diventare più maturi e adulti.

Le grandi scelte sono quelle che stravolgono e rivoluzionano la vita di chi le compie e non solo, perché portano ventate di cambiamento anche a chi sta attorno alla persona che le compie.

Le grandi scelte possono diventare Storia.

Scelte come quelle compiute da chi a 18, 20 anni decise di percorre la strada della libertà e della giustizia, della ricerca della libertà, in quel lontano settembre del 1943.

Si trattò allora di decidere se appoggiare vilmente il più forte, chinando la testa di fronte alle tante inumane ingiustizie compiute dal nazifascismo, o combattere per la propria dignità di uomo.

A noi viene facile, oggi, ragionare su questi temi a freddo, ma pensare il coraggio e la forza d’animo, il sentimento di giustizia che animò coloro che, in quegli anni tragici, decisero da che parte stare, ci riempie ancor oggi d’orgoglio.

E viene naturale paragonare la scelta di quei giovani partigiani di allora con quella di chi, oggi, decide di lottare contro un altro tipo di oppressione dell’uomo sull’uomo: lo strapotere mafioso.

Per questo oggi l’Anpi si sente fermamente al fianco di chi ha deciso , scegliendo di essere cittadino attento e partecipe, di unirsi formando il Coordinamento Comasco di Libera, che ieri, 23 settembre, ad un anno dalla sua formazione, ha tenuto la prima assemblea a Villaguardia (nome significativo!) nella cornice dell’Isola che C’è, eleggendo il suo referente provinciale e discutendo le iniziative da tenere nel corso del prossimo anno.

La differenza, nella sconfitta delle mafie e della cultura mafiosa, è sempre determinata dalle scelte dei singoli, dei gruppi, delle associazioni che, senza maschere o silenzi, devono manifestare la propria posizione assumendosi una parte di impegno e di responsabilità in questa lotta.

FUMETTI: LA RESISTENZA

Dal sito dell’Anpi di Voghera

LA RESISTENZA A FUMETTI

Dal «Pioniere» ad Enzo Biagi


Già nel corso del Novembre 1944, a Napoli, che solo 2 mesi prima si era Liberata dal giogo nazista, veniva pubblicato l’“Intrepido Boy” che raccontava storie legate alla Resistenza.

A pochi mesi dalla fine del conflitto mondiale vede le stampe «Pam il partigiano», disegnato da
Camus. Protagonista è un “ribelle” delle “Brigate Garibaldi” impegnato
nelle azioni tipiche della lotta partigiana che, come qualità del fumetto, sia
come tecnica sia come stile (testo e disegni), risulta ancor oggi incredibilmente attuale.

È invece del 1946 l’uscita di “Pinotto”, le storie di un bambino, figlio di un partigiano, e del suo
cane Pinolo, mentre è “Il Pioniere”, nato nell’ottobre 1949 (che ebbe anche come condirettore Gianni Rodari) l’unico esempio di “giornalino” che negli anni Cinquanta parlava di Resistenza.
Era un settimanale in cui grande risalto era dato alle rievocazioni storiche (vedi l’albo
«Genova insorge»), tema trattato con taglio storico, a volte peccando di una vena retorica un pò troppo enfatica .

La vicenda di Padre Massimiliano Kolbe, sacerdote polacco che, nel lager di Auschwitz, si offrì di morire nel “bunker della fame” al posto di un padre di famiglia è stata illustrata sia da Dino Battaglia che, nel 1962 realizzò per il “Messaggero dei Ragazzi” il suo
«MASSIMILIANO kOLBE, UN SANTO ALL’INFERNO»,

sia dalla coppia Ferdinando Tacconi-Claudio Nizzi che realizzarono la biografia del
frate francescano, che sarà santificato nel 1982 intitolata semplicemente:«MASSIMILIANO KOLBE»

È grazie al connubio tra Mino Milani e Attilio Micheluzzi che nel 1982, sempre per il
“Messaggero dei Ragazzi”, si concretizza una toccante riproposizione a fumetti della storia di
«ANNA FRANK».

Anche la VALENTINA di Guido Crepax ha avuto a che fare con il nazifascismo. In quell’episodio (Valentina, Linus, nn. 4/1969, 2/1972) l’eroina con i capelli a caschetto, in un flash back sulla
sua infanzia, rievoca la fuga in Svizzera per sfuggire alla deportazione, dato il nome della famiglia (Rosselli, scelto da Crepax come omaggio ai due fratelli assassinati dai fascisti).

Da ricordare anche le tavole che Crepax dedicò ad Oberdan Chiesa, l’antifascista livornese,
“internazionalista” nel “Battaglione Garibaldi” durante la Guerra Civile spagnola, trucidato dai fascisti il 29 gennaio 1944, a soli 33 anni, a Rosignano (LI) per rappresaglia a seguito di un attentato compiuto da gappisti della “3a Brigata Garibaldi”contro un Maresciallo Maggiore dei carabinieri ritenuto colpevole di collaborazionismo con i tedeschi.

Sempre rimanendo nell’ambito dei “fumetti cult”, non possiamo tralasciare Dylan Dog l’Indagatore dell’Incubo, il personaggio ideato da Tiziano Sclavi che nell’episodio «DOKTOR TERROR» (n. 83, Agosto 1993Soggetto e sceneggiatura: Tiziano Sclavi,
Disegni: Gianluigi Coppola, Copertina: Angelo Stano) è alle prese con i demoni del passato nazista ed un presente in cui si agitano nuovi rigurgiti in cui il comun denominatore è ancora la croce uncinata”.
Evidente, in molti passaggi dell’albo, i richiami ed i riferimenti al «MAUS» di Art Spiegelman.

Nel 1995 sul “Giornalino”, il settimanale per ragazzi dei Periodici San Paolo, pubblica
«STORIE DI RESISTENZA», dedicate alla lotta al nazifascismo dalle origini al suo epilogo.

Renzo Calegari è autore sia dei disegni che dei testi. È un lavoro dettagliato in cui si riscontra
la cura per la sequenza dei fatti, raccontati con modalità cronachistiche, e supportatti dalle
citazioni di manifesti e di titoli dei quotidiani dell’epoca, per raccontare le tappe che portarono al
crollo del regime fascista di Mussolini ed alla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Storie resistenziali se ne trovano anche nelle pagine de «LA STORIA D’ITALIA A FUMETTI», (2000) di Enzo Biagi (uno dei grandi del giornalismo italiano), il quale utilizza il fumetto come veicolo di comunicazione, con fini storico-didattici. Nella narrazione delle vicende italiche, il tema
della Resistenza ha una collocazione di rilievo. Le tavole sono inoltre impreziosite dai disegni dei maggiori fumettisti ed illustratori italiani di quel periodo (artisti come Milo Manara,
Marco Rostagno, Carlo Ambrosini, Alarico Gattia, Aldo Capitanio, Paolo Ongaro e Paolo Piffarerio).

Per concludere, è significativo menzionare le varie mostre, esposizioni, iniziative, rassegne
allestite in questi anni in cui artisti, disegnatori o semplici studenti si sono cimentati con
l’“arte del fumetto” per narrare, rileggere, trasferire sulle tavole illustrate le vicende della
Resistenza, dei diversi Olocausti e per denunciare la pazzia delle Guerre.

Tratto da: http://lombardia.anpi.it/voghera/resistenzafumetti/pionierebiagi.htm


NON IN MIO NOME, AFFILE

Affile: protesta contro il sacrario al fascista Graziani

il Comitato antifascista di Affile in collaborazione con l’Anpi, la comunità etiope e le associazioni dei martiri della valle dell’Aniene, organizza per il 23 settembre la giornata del “Non in mio nome” per protestare contro la decisione della Giunta di centrodestra del Comune di costruire con soldi pubblici un mausoleo in onore del maresciallo Rodolfo Graziani, soprannominato il macellaio dell’Africa, aderente alla Repubblica di Salò e condannato a 19 anni di carcere come criminale di guerra.

Questo il programma della giornata.

Dalle ore 9, presso il Parco della Rimembranza di Affile, mostra storica a cura della comunità etiope;
Alle ore 17 dibattito con interventi da parte dell’ANPI e della comunità etiope;
Alle ore 19 proiezione documentario “Fascist Legacy“.

Questa prima giornata per iniziare un percorso che informi correttamente i cittadini di Affile, e non solo, sulla biografia del fascista Graziani.

Da aggiungere infine che l’incredibile decisione di dedicargli un sacrario ha provocato indignazione in Spagna, Inghilterra e Stati Uniti.

ANNIVERSARIO: LE BARRICATE DI PARMA

LE BARRICATE DI PARMA

La difesa di Parma del 1922, l’ultima di rilevanza strategica nazionale, opera del Fronte Unito Arditi del Popolo, in cui si erano amalgamate quasi tutte le formazioni di difesa proletaria, con un formidabile contrattacco in zona Naviglio, fu diretta contro il barbaro attacco orchestrato dagli squadristi fascisti, comandati prima da Roberto Farinacci e poi da Italo Balbo. La difesa mise in difficoltà anche l’avvento del fascismo: il Fronte Unito aveva come comandante del direttorio la figura carismatica di Guido Picelli e l’epica sortita dal Naviglio fu guidata dall’altrettanto figura simbolo dell’antifascismo che fu Antonio Cieri.

GLI ARDITI DEL POPOLO

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Stralcio articolo di Antonio Gramsci relativo agli Arditi del Popolo (L’Ordine Nuovo del 1921)

Nato nel 1921, da una scissione della sezione romana degli Arditi d’ Italia e per iniziativa di un gruppo di iscritti guidati dell’anarchico Argo Secondari, si sviluppò rapidamente in un’ottica marcatamente Antifascista ed antiborghese, e caratterizzandosi per un decentramento autonomo delle organizzazioni locali.

Gli Arditi crearono vere e proprie milizie per la protezione dei quartieri e dei centri oggetto di attacchi armati da parte dalle squadracce fasciste, assumendo connotazioni politiche talvolta differenti da un posto all’altro, ma sempre accomunati dalla coscienza della necessità di organizzare la resistenza popolare contro la violenza delle camicie nere.

Gli anarchici aderirono entusiasticamente alle formazioni degli Arditi e spesso ne furono i promotori individualmente o collettivamente, basti pensare che in maggioranza gli anarchici furono i difensori di Sarzana e di altre città. A Parma, per esempio, fra le famose barricate erette per resistere agli assalti delle squadracce di Balbo e Farinacci, ve n’era una tenuta dagli anarchici.

Completamente diverso fu l’atteggiamento sia dei socialisti sia dei comunisti (questi ultimi costituitisi in partito nel gennaio 1921). Nonostante la vasta e spontanea adesione di molti loro militanti agli Arditi del Popolo, entrambe le burocrazie partitiche presero le distanze e cercarono di sabotare lo sviluppo di quel movimento.

FIAT

Perché la fabbrica chiude la porta alla Costituzione?

Qui di seguito un commento di Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi, sul caso Fiat.

Fiat: ancora una volta la Costituzione sembra restare fuori, non tanto e solo dalle fabbriche, ma anche dagli uffici degli imprenditori – manager – finanzieri delle aziende di maggiore importanza. La notizia della settimana è che il grande “progetto” (Fabbrica Italia) di Marchionne, lanciato appena due anni fa, sarebbe messo in discussione, se non addirittura relegato a livello di una ipotesi molto vaga.

Ovviamente, questa non è una sorpresa per quanti (fra cui noi) avevano già pensato nel 2010, che si trattasse di quella che viene comunemente definita una “bufala”. La verità è che già da allora non si sono visti investimenti, non si sono viste macchine veramente competitive sul mercato; insomma, risolti (negativamente) i casi Pomigliano e Torino, tutto pareva definito, per Marchionne, che sembra guardare sempre di più oltre l’Atlantico.

È lecito tutto questo? O quanto meno, è ammissibile? Una corretta lettura dell’art. 41 della Costituzione (quello che infatti, alcuni
vorrebbero abolire, per avere ancora più mano libera), imporrebbe di rispondere di no. Dove va a finire l’utilità sociale di cui parla – appunto – l’art. 41 e a che cosa si riducono i limiti previsti dal legislatore costituente per l’iniziativa economica privata (obbligo di rispetto della sicurezza, libertà e dignità umana)?

Ma tant’è: ancora una volta la Costituzione sembra restare fuori, non tanto e solo dalle fabbriche, ma anche dagli uffici degli imprenditori – manager – finanzieri delle aziende di maggiore importanza. E questo è davvero grave, perché la situazione è quella che conosciamo e l’ipotesi del crollo di un segmento importante dell’attività produttiva, come la FIAT, è semplicemente spaventosa.

Dalla vicenda emergono, comunque, alcuni grandi insegnamenti:
– Il primo è diretto a coloro che credono (ed hanno creduto) alle roboanti parole ed ai solenni impegni di chi pensa, invece, soltanto agli affari suoi;
– Il secondo, a quelle organizzazioni sindacali che hanno ritenuto che cedere al ricatto rappresentasse comunque qualche vantaggio immediato, almeno per l’occupazione; quel “vantaggio”, realizzato peraltro a carissimo prezzo (divisioni sindacali, rinuncia a princìpi
fondamentali del nostro diritto del lavoro) sta rischiando di venire meno; insomma si sarebbe venduta l’anima per ben poco, a tutto vantaggio solo del diavolo;

– Il terzo è diretto al Governo, stranamente esitante anche solo a pronunciarsi e ad intervenire con energia; mancanza di coraggio di fronte ad una società che in Italia ha sempre avuto più ancora che rispetto, benefici e vantaggi? Oppure, una strana timidezza, per
cui ci si può pronunciare per l’Alcoa, ma non per la Fiat?

Certo, la questione è di grande portata e meriterebbe che quegli insegnamenti fossero prontamente raccolti; che finalmente qualcuno si ricordasse dell’art. 41 della Costituzione e lo facesse valere; che il Governo intervenisse davvero con forza; che le divisioni sindacali
cessassero (sempre meglio un po’ di resipiscenza che il perseverare nell’errore); che i partiti – dimentichi per un attimo delle solite diatribe – prendessero posizione e producessero atti e comportamenti anche in Parlamento.

Se così non fosse, vorrebbe dire che si preferisce aspettare quell’autunno caldo (esplosivo) di cui ho parlato nella news precedente, e che di fronte al disastro si preferisce nascondere il capo sotto l’ala, come lo struzzo. Noi non ci rassegniamo e continueremo ad insistere perché ognuno faccia la sua parte; intanto, esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori della Fiat, giustamente preoccupati del loro futuro. Forse non è un gran sollievo, ma è bene che sappiano che in ogni frangente l’ANPI sarà al loro fianco, a battersi – ancora una volta – per la difesa dei princìpi costituzionali e per la salvaguardia dei diritti e della dignità di chi lavora.

SABATO 15 SETTEMBRE

Bellissima giornata quella di sabato 15 settembre, offerta dalla sezione Anpi Seprio in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Mozzate.

Concerto bandistico e coro con canti della Resistenza del Gruppo Padano di Piadena, interventi del sen. Antonio Pizzinato e dell’ on. Mario Agostinelli, che ci hanno offerto numerosi spunti di riflessione. Consegna delle tessere Ad Honorem ai partigiani della zona del Seprio e visita guidata dalla curatrice, prof. Marinella Fasani, della mostra ” I bambini del lager-ghetto di Terezin”.

Aperitivo musicale ed infine, pranzo a Km.0 presso la Cooperativa Marcella.

Agli organizzatori il nostro grande ringraziamento.

LIBERTA’ FASCISTA

LIBERTA’ FASCISTA

Proprietari terrieri e datori di lavoro non devono occupare lavoratori che non siano soci delle Unioni Fasciste e debbono insistere presso i loro prestatori d’opera perchè abbiano la tessera fascista. Chi non la facesse sarà denunciato alle autorità superiori del Partito Fascista e incorrerà in rigorosi eventi.   Adria – Bari, 1928

LEGGI ECCEZIONALI

Già nel 1925 Mussolini aveva nominato una commissione, detta ” dei 18″, per preparare – come disse – le leggi di difesa della rivoluzione fascista. ” Prima le leggi di difesa – disse – poi verranno le leggi di creazione e di costruzione”.

La legge sulle funzioni e sulle prerogative del Capo di Governo, completava l’opera di esautorazione dell’antica democrazia perchè atrtribuiva nella sostanza un potere totalitario ed assoluto del quale egli non doveva rispondere a nessuno. Tra il dicembre 1925 ed il gennaio 1926 fu data al Governo fascista la facoltà di emanare norme giuridiche, il che limitava ancor più l’influenza del Parlamento.

LIBERTA’ DI STAMPA

Una legge sulla stampa del dicembre 1925 istituiva l’ordine dei giornalisti, dando così al potere fascista la possibilità di distinguere fra i giornalisti fedeli al Regime e quelli contrari ad esso.

Il giornale deve essere organo di propaganda dell’italianità e del Regime.

DIRETTIVE ALLA STAMPA DEL 1931

Valorizzare le nuove opere italiane. Riprodurre in quadro le idee salienti espresse dal Duce nei discorsi più recenti. Movimentare tutte le pagine e specialmente la prima con grandi titoli. Ogni qualvolta gli avvenimenti lo consentano, sensibilizare la prima pagina con titoli su 7 colonne. Migliorare la tecnica dell’impaginazione, anche nelle fotocomposizioni. Si raccomanda soprattutto una ardente passione d’italianità e di fascismo, che deve illuminare il giornale in ogni suo numero.

Improntare il giornale a ottimismo, fiducia e sicurezza dell’avvenire. Eliminare le notizie allarmanti, pessimistiche, catastrofiche e deprimenti.

Riunire con grande evidenza di titoli tutte le notizie riguardanti il Regime ed i commenti di giornali esteri sulle realizzazioni del fascismo, nonchè le notizie sulla diffusione dei princìpi fascisti nel mondo.

La donna fascista deve essere fisicamente sana, per poter diventare madre di figli sani, secondo le regole di vita indicate dal Duce nel memorabile discorso ai medici. Vanno quindi assolutamente eliminati i disegni di figure femminili artificiosamente dimagrite e mascolinizzate, che rappresentano il tipo di donna sterile della decadente civiltà occidentale.

I resoconti giudiziari devono essere controllati dal lato politico, eliminando tutto ciò che può nuocere al credito e agli interessi generali della Nazione.

Le fotografie di avvenimenti e panorami italiani devono essere esaminate dal punto di vista dell’effetto politico. così, se si tratta di folle, scartare le fotografie con spazi vuoti; se si tratta di nuove strade, zone monumentali ecc., scartare quelle che non danno buona impressione di ordine, di attività, di traffico ecc.

Non pubblicare articoli, poesie o titoli in dialetto. L’incoraggiamento alla letteratura dialettale è in contrasto con le direttive spirituali e politiche del Regime, rigidamente unitarie. Il regionalismo e i dialetti che ne costituiscono la principale espressione, sono residui dei secoli di divisione e di servitù della vecchia Italia.

LA DONNA NEL FASCISMO

Durante il fascismo la donna poteva essere licenziata se si sposava o se rimaneva incinta, non aveva accesso a tutte le professioni, non aveva sviluppo di carriera, non aveva parità previdenziale, non aveva diritti all’interno della famiglia anche riguardo all’educazione dei figli.

LIBERTA’ DI ASSOCIAZIONE

Il sottoscritto commissario, nominato amministratore straordinario della Coop. di consumo di Rebbio, con D.P. del 30 marzo 1926

Premesso e considerato

che contrariamente alle norme statutarie in seno alla cooperativa esistono, fra i soci, circoli interni ostentatamente fuorvianti l’Ente dalle finalità per cui fu istituito,

Ordina

lo scioglimento di detti circoli che così si denominano: 1) Circolo degli “Uguali” 2) Circolo ” Van in gir a dill”3) Circolo degli “Anziani”, diffidando senz’altro i relativi dirigenti ed affiliati dal proseguire ogni loro attività, antecedentemente esperite in seno ai predetti circoli stessi. Il presente decreto deve restare affisso in permanenza nei locali della Cooperativa e manda la proprio fiduciario la stretta osservanza delle tassative disposizioni di cui sopra. Como, 13 aprile 1926

TRIBUNALE SPECIALE PER LA DIFESA DELLO STATO

Il 25 novembre 1926 il Parlamento fascista approvò la legge 2008 ” PROVVEDIMENTI PER LA DIFESA DELLO STATO”. La legge, preparata dal guardiasigilli Rocco, era destinata a perseguire gli avversari politici e reintroduceva nella giurisdizione civile la pena di morte per chi commettesse ” un fatto diretto contro la vita, l’integrità o la libertà personale” dei Reali  e del Capo di Governo.

Pene severe ( da tre a dieci anni) erano previste per la ricostituzione e per la partecipazione alle associazioni, organizzazioni e partiti sciolti dal fascismo. Colpita anche l’attività antifascista all’estero: da cinque a quindici anni di reclusione, la perdita della cittadinanza e la confisca dei beni in patria.

Contestualmente alla legge, fu istituito un Tribunale Speciale, composto da militari delle varie armi, che venne perlopiù presieduto da un Console Generale della Milizia Volontaria Nazionale ( un organo di polzia creato da Mussolini e direttamente legato al Partito Fascista).

Negli anni di funzionamento ( 1926-1943), il Tribunale Speciale condannò 4.671 antifascisti.

LA SCUOLA DURANTE IL FASCISMO

La scuola italiana in tutti i suoi gradi e i suoi insegnamenti si ispiri alle idealità del Fascismo, educhi la gioventù italiana a comprendere il Fascismo, a nobilitarsi nel Fascismo e a vivere nel clima storico creato dalla Rivoluzione Fascista.

DIMISSIONI DI UN PROFESSORE UNIVERSITARIO

Signor Rettore,

la dittatura fascista ha soppresso, ormai completamente, nel nostro Paese quelle condizioni di libertà, mancando le quali l’insegnamento universitario della storia – quale io la intendo – perde ogni dignità, perchè deve cessare di essere strumento di libera educazione civile e ridursi a servile adulterazione del partito dominante, oppure a esercitazioni erudite, estranee alla coscienza morale del maestro e degli alunni. Sono costretto perciò a dividermi dai miei giovani e dai miei colleghi con dolore profondo, ma con la coscienza sicura di compiere un dovere di lealtà verso di essi, prima che coerenza e di rispetto verso me stesso.

Ritornerò a servire il mio Paese nella scuola quando avremo riacquistato un governo civile.

Gaetano Salvemini, 1925

IL BATTESIMO PATRIOTTICO

Era questa una cerimonia praticata dai fascisti dell’Italia settentrionale e centrale. Nel “battesimo” l’acqua era sostituita di solito dall’olio di ricino, che doveva essere ingoiato per amore o per forza. Molti furono obbligati a berne persino un litro. Allora il “battesimo” acquistava un carattere di maggiore santità. Come l’uomo, secondo la concezione cattolica, con l’acqua consacrata si libera dal peccato originale, così l’antifascista, nella concezione della religione fascista, con l’olio di ricino si libera dal delitto di antifascismo. Emilio Lussu

DICHIARAZIONE DELLA RAZZA

Il Gran Consiglio del Fascismo in seguito alla conquista dell’Impero, dichiara l’attualità urgente del problema della razza e la necesità di una coscienza razziale. Ricorda che il fascismo ha svolto da sedici anni, e svolge un’attività positiva diretta al migliormento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche inenarrabili, da incroci e imbastardimenti. Il rpoblema ebraico non è che l’aspetto metropolitano di un problema di carattere generale.

Il Gran Consiglio del Fascismo stabilisce:

a) il divieto di matrimoni tra italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane. b) il divieto per i dipendenti dello stato e di Enti Pubblici  – personale civile e militare – di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza. c) il matrimonio di italiani e italiane con stranieri anche di razze ariane dovrà avere il preventivo consenso del Ministero dell’Interno D9 dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenta al prestigio della razza nei territori dell’Impero

I SINDACATI FASCISTI

Nell’aprile del 1926 venne completamente annullata ogni utilità delle organizzazioni democratiche antifasciste nei riguardi del padronato e, invece, tale utilità venne assegnata ai sindacati corporativi. Di questa legge si era sentita maggiormente la necessità perchè nel marzo del 1925 lo sciopero, quasi spontaneo, degli operai metalmeccanici era scoppiato in nord Italia ad opera delle organizzazioni della CGL e della CIL. Ad esso si erano accodati i sindacati fascisti destando viva sorpresa negli imprenditori, convinti che i fascisti dovessero invece garantire la  repressione di ogni sciopero. Ma l’intervento dei sindacati fascisti fu solo per togliere ogni valore allo sciopero indetto dalle altre due organizzazioni, in quanto essi dopo pochi giorni raggiunsero un accordo coi datori di lavoro, al quale CGL e CIL dovettero adattarsi.

“….Gli scioperi che ebbero luogo nel biennio mostrarono tutti i limiti del sindacalismo fascista. Non solo con la loro azione alimentarono la contraddizione tra una teoria conciliativa e una prassi antagonista, ma non furono mai in grado di far valere le richieste dei propri rappresentati. Le vertenze, infatti, erano generalmente chiuse con accordi ben lontani dalle richieste avanzate mentre in altre occasioni, nell’impossibilità di vincere l’intransigenza padronale, potevano essere chiuse solo grazie al diretto intervento del Governo che imponeva la propria soluzione. Si aveva così un sindacato incapace di far valere le proprie ragioni e subalterno sia del mondo padronale sia del Governo”Il sindacalismo fascista, Bonacci- Roma 1988

GLI SCIOPERI OPERAI

Il 3 aprile e il 1 luglio 1926 si vietarono esplicitamente lo sciopero e la serrata e si istituì la Magistratura del Lavoro, sicchèil gerarca fascista Bottai potè scrivere che il sindacato entrava nello Stato, diventava un collaboratore dello Stato ed anche , in certo modo, organo esecutivo di alcuni particolari poteri dello Stato. Così, quando il 5 marzo 1943 dalle fabbriche metalmeccaniche di Torino prese il via il movimento di protesta che coinvolse gli operai di Milano e di Genova, l’eco fu grande e quell’episodio ebbe un peso non irrilevante nella sucessiva caduta di Mussolini del 25 luglio.

CONFINO, INTERNAMENTO, LAVORO COATTO

Nel territorio italiano fino al 1943, funzionarono circa 262 colonie di confino, collocate per la maggior parte nel Sud Italia. Un sistema persecutorio fondato su un odioso manifestarsi dell’agire umano: la delazione. Una spirale perversa che autorizzava di fatto qualunque cittadino a sporgere denuncia magari nei confronti di un vicino di casa e in questo modo un libero cittadino, per ipotesi colpevole di avere semplicemente idee politiche e religiose estranee al regime, poteva essere mandato al confino.

 Gli esempi di questo crimine che ha fatto migliaia di vittime sono molti. Campi di smistamento per il lavoro coatto,  campi di concentramento come quelli della Risiera di San Sabba e Fossoli, e anche  campi di smistamento e di transito per i soldati italiani deportati in Germania come internati militari italiani.

La distribuzione geografica dei campi vede una forte concentrazione di questi nella fascia centro-meridionale dell’Italia orientale, con particolare riguardo all’Abruzzo. Proprio in questa Regione, che oggi è simbolo di rinascita, solidarietà e unione nazionale dopo la catastrofe del grave terremoto, vissero da confinati uomini come Tristano Codignola, che sarebbe diventato il più giovane esponente dell’Assemblea Costituente, Leone Ginzburg, studioso di prestigio che sarebbe poi morto in carcere per le percosse subite dai nazisti.
Capitoli di storia che devono essere trasmessi agli studenti, alle nuove generazioni, con costanza e determinazione. Perché solo dalla condivisione e dalla comprensione di un passato fatto anche di orrori, può nascere un futuro di tolleranza, pace, rispetto e tutela dei diritti della persona, in cui il termine discriminazione non abbia più diritto di cittadinanza.

LAVORATORI ITALIANI IN GERMANIA

Nel dicembre del 1944 un accordo italo-tedesco relativo all’impiego di lavoratori italiani in Germania, affida alle “Autorità Militari” la scelta dei cittadini da utilizzare, e dispone che “gli elementi destinati al trasferimento in Germania dovranno essere riuniti in appositi centri di raccolta in Italia ove verranno controllati e selezionati, ai fini del loro impiego, dai competenti organi italiani di concerto con i corrispondenti organi germanici”.


MILANO, QUESTA NOTTE

Questa notte verso le due, un gruppo di militanti di Forza Nuova, si è recato davanti al Lambretta con fare provocatorio. I due compagni svegli e altri due che stavano tornando a casa hanno fatto il possibile per difendere lo spazio e le persone che lo vivono. Dopo attimi di tensione, i fascisti si sono allontanati. Questa è solo l’ennesima provocazione fascista da quando si è deciso di rendere Lambrate e Cittastudi zone vive culturalmente e socialmente, nel nome dell’antifascismo, antirazzismo e antisessismo.

Contro i malati tentativi di chi non ha alcuna iniziativa politica, bensì mostra solo violenza ignorante,  per rendere lo spazio Lambretta aperto a tutti

Sabato 15/09, ore 15 Piazza Ferravilla.
Passeggiata Antifascista

No pasaran.