SANT’ ANNA DI STAZZEMA, NON DIMENTICHIAMO

L’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. Il presidente Grasso: non dimentichiamo


“Nessun popolo può dimenticare le sofferenze del passato. Esse hanno segnato indelebilmente la nostra coscienza civile. Le inchieste giudiziarie possono essere archiviate, come ha fatto la Procura di Stoccarda nell’ottobre scorso. Ma nulla potrà mai fermare il nostro ricordo”. E’ un passaggio del messaggio che il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha inviato al sindaco del Comune di Stazzema, Michele Silicani.

“Signor Sindaco, nella ricorrenza dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema intendo unirmi idealmente alla vostra comunità, al ricordo delle tante vittime, dei bambini, delle donne e degli anziani barbaramente trucidati dalle truppe nazifasciste”, continua Grasso ricordando che “le disumanità e la ferocia perpetrate nella strage di quel 12 agosto 1944, ed in quelle che seguirono nel mese di settembre rappresentano una ferita ancora oggi aperta per il nostro Paese e per l’Europa intera”.
“Rinnovare la memoria – sottolinea il presidente del Senato – significa reiterare un’alleanza tra le passate e le future generazioni fondata sulla consapevolezza che insieme possiamo evitare che si ripropongano i tanti orrori del Novecento”. “E’ un impegno collettivo – conclude – che deve trovare nella fede per la democrazia, per la libertà e la giustizia il proprio alimento quotidiano. Sono certo che i giovani di Sant’Anna sapranno fare tesoro della sofferenza subita dalla loro terra, testimoniando in tutto il mondo i valori del dialogo e della tolleranza”.

Il 12 agosto 1944 tre reparti della sedicesima divisione granatieri corazzati delle SS circondarono il paese di Sant’Anna di Stazzema (Lucca) compiendo una strage: 560 civili uccisi, soprattutto bambini, donne e anziani. Un eccidio che fu possibile grazie all’aiuto dei fascisti collaborazionisti. Secondo quanto emerso dal processo del tribunale militare di La Spezia e conclusosi nel 2005, i nazisti rastrellarono donne, bambini e anziani, (gli uomini riuscirono a scappare nei boschi), li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case e lì li uccisero con colpi di mitra e bombe a mano. Il resto lo fece il fuoco, che cancellò ogni traccia di quella mattanza.

Nel 2005 si è concluso il processo del tribunale militare di La Spezia che ha stabilito che l’eccidio di Sant’Anna fu un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio: l’obiettivo dei nazisti era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione, così da interrompere qualsiasi collegamento tra i civili e i partigiani della zona. Il tribunale ha condannato all’ergastolo 10 ex SS. La sentenza fu poi confermata sia in appello che in Cassazione.

Alle celebrazioni del 69° anniversario della strage partecipa il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza presente anche alla illustrazione di “Sentieri di pace – percorsi nel parco nazionale della pace”, progetto che ha permesso di riaprire i sentieri attorno a Sant’Anna e che di realizzare impianti multimediali nel museo del Paese.

DOMENICA 11 AGOSTO, ANPI DONGO IN FESTA

DOMENICA 11 AGOSTO

DALLE ORE 12,30

DONGO

PRESSO CENTRO STORICO  POLIFUNZIONALE

DI VIA SCALINI


ANPI DONGO IN FESTA


PRANZO COI PARTIGIANI

ORE 12,30

PRENOTAZIONI obbligatorie: DANIELA 338 1238148

SILVIO 393 9999819


POMERIGGIO PROIEZIONE DEL CORTOMETRAGGIO

” SENTIERO DELLA MEMORIA” CIMA 21 GENNAIO 1945

REALIZZATO DAGLI ALUNNI DELL’ ISTITUTO VANONI


MOSTRE:

MEMORIA RESISTENTE

IMMAGINI DEI FATTI DEL 27/28 APRILE 1945

ANNIVERSARIO DELL’ ECCIDIO DI PIAZZALE LORETO

MILANO, “CELEBRAZIONE DEL 69° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI PIAZZALE LORETO”

Il 10 agosto 1944 15 partigiani vennero prelevati dal carcere di San Vittore e fucilati a piazzale Loreto dai militi della Legione Muti per ordine del camondo nazista, per rappresaglia ad un presunto, e mai rivendicato, attentato in viale Abruzzi. Le vittime furono lasciate esposte per l’intera giornata.

« C’erano molti corpi gettati sul marciapiede, contro lo steccato, qualche manifesto di teatro, la Gazzetta del Sorriso, cartelli, banditi! Banditi catturati con le armi in pugno! Attorno la gente muta, il sole caldo. Quando arrivai a vederli fu come una vertigine: scarpe, mani, braccia, calze sporche; (…) ai miei occhi di bambino era una cosa inaudita: uomini gettati sul marciapiede come spazzatura e altri uomini, giovani vestiti di nero, che sembravano fare la guardia armati! »

( Franco Loi, da R. Cicala (a cura di), Con la violenza e la pietà. Poesia e resistenza, Interlinea, Novara, 1995.)

Le Associazioni della Resistenza, i familiari dei Caduti, gli Enti, le forze democratiche e antifasciste milanesi renderanno omaggio alla memoria dei Combattenti per la Libertà e nel contempo ribadiranno la permanente mobilitazione a tutela dei capisaldi sanciti nella Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza, SABATO 10 agosto 2013 in Piazzale Loreto.

Il programma per la celebrazione del 69° Anniversario dell’Eccidio di Piazzale Loreto sarà il seguente:

Piazzale Loreto – Sabato 10 agosto 2013 – ore 10,00
Deposizione di corone alla stele che ricorda i 15 Martiri.
Interventi di rappresentanti delle istituzioni e di Sergio Temolo figlio di Libero Temolo, Martire di piazzale Loreto.

Piazzale Loreto – Sabato 10 agosto 2013 – ore 21,00

Manifestazione antifascista
Interverranno:
Sergio Fogagnolo, Presidente Associazione “Le Radici della Pace – i 15”
Corrado Mandreoli, segreteria della Camera del Lavoro di Milano
Gianni Mariani della FIAP
Gino Morrone, Presidente ANPPIA Milanese
Roberto Cenati, Presidente ANPI Provinciale di Milano
Coordina: Ivano Tajetti, segreteria ANPI Provinciale di Milano

La serata si concluderà con l’intrattenimento musicale: “Una cantata Partigiana”.

LA CITTADINANZA E’ INVITATA

Comitato Permanente Antifascista Contro il Terrorismo per la Difesa dell’Ordine Repubblicano

2 AGOSTO – STRAGE DI BOLOGNA

Il 2 agosto 1980 alle ore 10,25 una bomba, di fabbricazione militare, esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, provocando 85 morti e 200 feriti.

Era un sabato, e la stazione, importante nodo ferroviario, brulicava di viaggiatori in partenza per le vacanze.

L’onda d’urto, insieme ai detriti provocati dallo scoppio, investì anche il treno Ancona-Chiasso, che al momento si trovava in sosta sul primo binario, distruggendo circa 30 metri di pensilina, ed il parcheggio dei taxi antistante l’edificio.

La città reagì con orgoglio e prontezza: molti cittadini, insieme ai viaggiatori presenti, prestarono i primi soccorsi alle vittime e contribuirono ad estrarre le persone sepolte dalle macerie ed, immediatamente dopo l’esplosione, la corsia di destra dei viali di circonvallazione del centro storico di Bologna, su cui si trova la stazione, fu riservata alle ambulanze ed ai mezzi di soccorso.

Dato il grande numero di feriti, non essendo tali mezzi sufficienti al loro trasporto verso gli ospedali cittadini, i vigili impiegarono anche autobus, in particolare quello della linea 37, auto private e taxi. Al fine di prestare le cure alle vittime dell’attentato, i medici ed il personale ospedaliero fecero ritorno dalle ferie, così come i reparti, chiusi per le festività estive, furono riaperti per consentire il ricovero di tutti i pazienti.

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, giunto in aereo il giorno stesso, affermò tra le lacrime: ” Siamo di fronte all’ impresa più criminale che sia mai avvenuta in Italia”.

Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, si giunse ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione il 23 novembre 1995. Vennero condannati all’ergastolo, quali esecutori dell’attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini.

Il 9 giugno 2000 la Corte d’Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e quattro anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Anche lui continua a dichiararsi innocente.
I mandanti della strage non sono mai stati scoperti.


Fra i tanti morti, una giovane famiglia comasca, Carlo Mauri di 32 anni, sua moglie Anna Maria Bosio di 28 e il figlioletto Luca, di sei anni.

RETTIFICA SU RAI3 DELLE FALSITA’ SU VIA RASELLA

Si comunica che ieri sera, nal corso del TG3 delle ore 19 Bianca Berlinguer ha letto ( su sollecitazione dell’Anpi Nazionale) un comunicato di rettifica delle falsità dette da Pippo Baudo sull’ attentato di via Rasella, nel corso della puntata del 8 luglio u.s. della trasmissione ” Il Viaggio”.

Qui sotto il testo della rettifica.

“Nella puntata di lunedì 8 luglio de “Il viaggio”, su RAI 3, condotto da Pippo Baudo, sono state fatte

delle affermazioni imprecise e non corrispondenti a verità sull’eccidio delle Fosse Ardeatine e sui

fatti di Via Rasella. Non fu offerta, infatti, alcuna possibilità ai partigiani dei Gap (gruppi di azione

patriottica e non di azione proletaria come si è detto nella trasmissione) di offrirsi per salvare le

vittime destinate alla fucilazione nelle Fosse Ardeatine: il Comando tedesco rese pubblica la notizia

dell’eccidio solo dopo il suo compimento come riconosciuto dallo stesso maresciallo Kesserling nel

corso di un processo. Ben due sentenze, poi, della Corte di Cassazione hanno qualificato l’azione di

Via Rasella come “legittimo atto di guerra”.

Il ricordo dei martiri delle Fosse Ardeatine, cui va sempre il nostro commosso pensiero, deve

essere sempre improntato alla verità storica e mai strumentalizzato”.

 

La Direzione RAI 3 prende doverosamente atto del comunicato dell’ANPI Nazionale, rammaricandosi

di quanto accaduto.

INTERROGAZIONE SUL RADUNO NEOFASCISTA AD ERBA

 IN RELAZIONE AL RADUNO NEOFASCISTA AD ERBA DI SABATO 27 LUGLIO u.s., TRASMETTIAMO QUI DI SEGUTIO L’INTERROGAZIONE AL MINISTRO DEGLI INTERNI ANGELINO ALFANO DEGLI ONOREVOLI BRAGA, GUERRA E GADDA

 Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-01336

Venerdì 19 luglio 2013, seduta n. 56

BRAGA, GUERRA e GADDA. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:

da fonti giornalistiche e dalla Rete internet si apprende che il prossimo 27 luglio 2013 sarebbe in programma un raduno organizzato dal gruppo «Militia» Como, in una località non ancora precisata della provincia di Como, tra le città di Erba e Canzo, a cui prenderanno parte estremisti di destra e membri di gruppi neonazisti locali e nazionali. All’iniziativa in preparazione hanno già infatti confermato la propria adesione Forza Nuova, tutto il circuito Hammerskin (l’elite degli skinhead), network internazionale neonazista, e di Lealtà Azione;

il raduno è organizzato dall’associazione «Militia» di Como, che non fa mistero delle sue simpatie politiche radicali di estrema destra, il cui obiettivo, come si può leggere sul sito, è quello «di essere il punto di riferimento di tutto il Comasco, […] «la minoranza rumorosa» che propone «una logica Corporativa, la Socializzazione delle Aziende, la creazione dello Stato Nazionale del Lavoro, vogliamo creare un fronte comune che si riconosca nei nostri princìpi. […] Questo è l’ululato che deve riecheggiare nei boschi. Ogni lupo solitario deve riuscire a sentire la voce di un altro suo simile perché ciò dà Forza per tornare branco e trasmette paura a chi ode questi ululati… di valle in valle, di bosco in bosco, da Wladivostok a Pantelleria. …. Fin quando i lupi torneranno famelici e vendicativi !»;

numerosi sono i fatti riconducibili agli ambienti neofascisti e neonazisti sul territorio comasco. Si cita ad esempio l’invito fatto qualche tempo da parte dello stesso gruppo Militia Como a Stefano Delle Chiaie, protagonista dell’inchiesta sull’eversione di destra negli anni Settanta e Giancarlo Rognoni, leader milanese di Ordine Nuovo, condannato per la tentata strage del 73 sul treno Rotino-Roma, a tenere conferenze sul territorio; la proiezione presso la sede di Forza Nuova a Como, il 27 gennaio 2012, del primo documentario negazionista edito in Italia sull’Olocausto, «Wissen macht frei», dove in quell’occasione si parlò del tremendo genocidio degli ebrei e quindi della Shoah come di un «pesce d’aprile ebraico»; oppure i sempre più frequenti episodi di delinquenza comune come l’imbrattare muri, sedi dell’Anpi e negozi gestiti da immigrati con insulti e scritte razziste o il ricoprire i manifesti affissi per le celebrazioni del 25 aprile;

in un recente documento l’Anpi e le associazioni antifasciste comasche hanno espresso tutta la loro preoccupazione per l’aumento delle attività da parte di organizzazioni neofasciste e neonaziste presenti sul territorio e insoddisfazione per la mancanza di interventi adeguati da parte delle autorità costituite soprattutto in riferimento agli episodi delinquenziali che spesso finiscono in un nonnulla;

se la notizia del raduno previsto per il 27 luglio prossimo, venisse confermata, sarebbe il terzo incontro di simpatizzanti e militanti della destra più radicale a tenersi in Lombardia in circa due mesi: lo scorso 20 aprile, giorno del compleanno di Hitler, gruppi neonazisti provenienti da mezza Europa si sono dati appuntamento per un concerto vicino a Varese; il 15 giugno scorso il copione si è ripetuto a Milano con un concerto organizzato da associazioni di skinhead;

il rischio evidente è il possibile ripetersi di appuntamenti il cui unico scopo è quello di marcare la presenza e rafforzare un’ideologia estremista ed eversiva volta a propagandare l’odio razziale –:

se il Ministro sia a conoscenza di tale programmato raduno in Lombardia e in particolare nella provincia di Como;

quali misure ed iniziative il Governo intenda assumere per prevenire ed evitare appuntamenti e raduni del genere volti ad inneggiare e istigare all’odio razziale, esaltando e propagandando un’ideologia eversiva neonazista e di estrema destra, che ad avviso degli interroganti mettono a repentaglio l’ordine pubblico.

(4-01336)

PROVOCAZIONE ALLA SEDE DELL’ ANPI NAZIONALE

Roma, provocazione alla sede dell’Anpi

Scritte inneggianti al criminale Erich Priebke e svastiche.

Questa la “firma” dei teppisti in camicia nera lasciata nella notte sui muri della sede nazionale dell’Anpi a Roma.

“Il solito vile atto – si legge in un comunicato della Segretria nazionale dell’Associazione – di chi ancora non cede di fronte all’unica e sacrosanta verità della storia: il nazismo e il fascismo furono esclusivamente regimi sanguinari che hanno portato l’orrore della guerra e dell’odio razziale in tutta Europa e oltre”.

“L’ANPI proseguirà, senza farsi intimidire da alcuno, nel suo quotidiano impegno di promozione dei valori di giustizia, pace, libertà e democrazia che hanno animato la Resistenza e riconquistato il Paese alla civiltà

DIFENDIAMO LA COSTITUZIONE

https://i0.wp.com/www.vitobiolchini.it/wp-content/uploads/2013/03/altan.jpg

Si vuole imporre, con tempi incompatibili con quelli della democrazia, l’approvazione in prima lettura da parte della Camera dei deputati dell’abnorme procedimento di revisione della Costituzione.
La forzatura, già evidente nel disegno di legge che stravolge una essenziale norma di garanzia come l’articolo 138, viene così trasferita anche sul terreno delle procedure parlamentari.
Il taglio dei tempi per l’esame da parte della Camera, già per sé inaccettabile, assume i caratteri di un colpo di mano estivo, con la pretesa di concludere tutto entro il primo agosto. L’assicurazione secondo la quale la Camera “lavorerà anche di notte” trascura un rilevantissimo dato istituzionale politico. Quel che accade in parlamento non è questione interna di una istituzione autoreferenziale. È una vicenda che, incidendo profondamente sulla Costituzione, deve consentire all’opinione pubblica di seguire adeguatamente le discussioni e di far sentire la propria voce. Diventa legittimo, allora, il ricorso da parte delle opposizioni a tutti gli strumenti che possono impedire un esito tanto negativo e che consentono di richiamare l’attenzione dei cittadini. L’ostruzionismo, non dimentichiamolo, nasce come strumento per opporsi alla “tirannia” di una maggioranza.
Quando il sistema democratico è in discussione, alle opposizioni spetta innanzitutto il compito di frenare le derive rischiose, qual è la manipolazione della Costituzione, manipolazione per la quale, da parte degli aspiranti costituenti, si dice che “questa è la buona occasione” (linguaggio e concetto da “colpo grosso”). Ma, alle opposizioni consapevoli delle necessità del momento che viviamo spetta anche proporre e sostenere iniziative virtuose. Poiché oggi gli equilibri istituzionali e politici sono gravemente insidiati dalla mancata riforma della legge elettorale, sarebbe segno di responsabilità che il Movimento 5 stelle, assieme alle altre opposizioni partitiche e a tutti coloro che sono a disagio entro i loro partiti, dichiarassero la loro piena disponibilità per uscire dalla presente situazione di stallo, stabilendo accordi per un’azione comune.

Gaetano Azzariti (Convenzione per la Democrazia costituzionale)

Sandra Bonsanti (Libertà e Giustizia)

Luigi Ferrajoli (Comitati Dossetti)

Raniero La Valle (Comitati Dossetti)

Stefano Rodotà (Convenzione per la Democrazia costituzionale)

Gustavo Zagrebelsky (Libertà e Giustizia)


Libertà e Giustizia, 26 luglio 2013

IL PRESIDENZIALISMO CHE VIENE DALL’ ALTO

IL PRESIDENZIALISMO CHE VIENE DALL’ ALTO


Aspettando quel peggio che deve ancora arrivare, sappiamo che quest’anno non ci sono vacanze per nessuno. Grava sui pensieri di tutti lo spettro della doppia crisi, economica e istituzionale, che è ormai tra noi, autentico dominus della vita pubblica e privata. Resta solo, consci che le bizzarrie della Storia non ci consentono di prevedere sbocchi identici al passato, il dubbio su quanta e quale democrazia ci resterà alla fine.
Sapendo che è una corsa a perdere.
Barbara Spinelli ci parla di un novecento che lei conosce molto bene. Costituzionalisti e storici come Gustavo Zagrebelsky denunciano le ferite al sistema istituzionale, altri, come Rodotà denunciano la crisi della società dei diritti. Tutti gli economisti ci preparano, appunto, al peggio.
A incupire i pensieri di tanti cittadini ci sono ormai anche due problemi.
1) esiste qualcuno, singolo o forza politica, che porta più responsabilità di altri per questa drammatica situazione?
2) la pacificazione invocata e suggellata con le larghe intese, la ricerca ossessiva di mettere insieme Pdl e Pd contro le scelte degli elettori è risultata una strategia utile a vincere le due crisi oppure le ha fomentate dando loro il valore di una assoluta necessità istituzionale? Ha fatto bene oppure ha sbagliato il Presidente della Repubblica a sostenere e quasi a imporre questa scelta?
Ce n’è per perdere il sonno, la lucidità, la voglia di partecipare ancora alla vita politica di un Paese che si dibatte fra dubbi del genere.
Possiamo solo dire alcune cose e ribadirle tra noi, minoranze inascoltate.
Primo: non possiamo tacere, questo è il tempo delle parole, delle prese di posizione, del parlar chiaro. Pazienza se gli appelli si susseguono. Peggio assai sarebbe il silenzio.

Secondo: riteniamo sbagliato aver messo mano, in queste condizioni e con questi personaggi, allo smantellamento della seconda parte della Costituzione. Non così si fanno le riforme necessarie, non violando l’articolo 138. Non imponendo tempi di dibattito, togliendo la parola persino al Parlamento che sarà comunque limitato nella facoltà di influire.
Terzo: sì, ci sentiamo oppressi da una cappa di raccomandazioni da parte del Presidente della Repubblica, convinto che il ricorso frequente alle urne sia una patologia. Se di patologia si tratta, e potremmo anche dargli ragione, non la si cura certo dall’alto, imponendo scorciatoie e accusando di antipolitica chiunque dissenta. Non la si cura di certo sognando De Gaulle e la Repubblica presidenziale.
Quarto: responsabilità. Gli intellettuali, la società civile in questi anni hanno parlato: a contatto col territorio hanno visto crescere motivi e ragioni della disaffezione prima e della rabbia poi. La risposta a chi chiedeva partiti diversi e’ stata: senza questi partiti non c’è democrazia.
Abbiamo fatto la nostra parte. Siamo soddisfatti? Certo no. Ma l’auto assoluzione generale, il rifiuto di guardare in faccia colpe e sottovalutazioni, ci fa orrore.

Sandra Bonsanti, Libertà e Giustizia, 24 luglio 2013

SPAGHETTATA ANTIFASCISTA

Quino-Odissea-a-tavola-dettaglio-da-pag.-9_emb8

Bellissima serata alla Cooperativa Moltrasina, tanta convivialità e musica resistente.

Un ringraziamento a Mauro per l’organizzazione e a Giampiero, il cuoco.  Un abbraccio e un ringraziamento anche a tutti coloro che sono stati con noi, con la promessa di ritrovarci di nuovo l’anno prossimo!

A presto metteremo anche le foto della serata.

Ciao!

Eliana