ISTITUTO DI STORIA CONTEMPORANEA P.A. PERRETTA
COMO, 17 APRILE
ISTITUTO DI STORIA CONTEMPORANEA P.A. PERRETTA
COMO, 17 APRILE
Riforme, rappresentanza, coerenza costituzionale nel cambiamento:
una questione democratica
Martedì 29 aprile a Roma, al Teatro Eliseo, dalle ore 16:30, manifestazione pubblica dell’ANPI sul progetto di riforma costituzionale ed elettorale all’esame del Parlamento
Antifascisti e democratici insieme per lanciare l’allarme contro un progetto che, unendosi ad una legge elettorale come quella che è stata approvata alla Camera ed al proposito di irrobustire i poteri del Presidente del Consiglio e del Governo, si risolverebbe (oltretutto) in una ulteriore e grave riduzione degli spazi di democrazia, che subiscono da tempo una lenta ma progressiva erosione e che, invece, l’ANPI considera intangibili, alla luce dei princìpi e dei valori costituzionali.
Troviamoci insieme con la voce delle radici, di quell’antifascismo e di quella Resistenza da cui la democrazia ha preso le mosse e da cui non è possibile prescindere.
Il 15 aprile 2011 veniva ucciso a Gaza Vittorio Arrigoni, attivista, reporter e scrittore. Da anni testimone delle violazioni dei diritti umani in Palestina, era arrivato per la prima volta nei territori occupati nel 2002, per fare da scudo umano davanti ad una scuola piena di ragazzini inermi, assediati da carri armati israeliani.
Da quei giorni Vittorio ha scelto il difficile compito di lottare nei territori occupati per riaffermare il diritto della popolazione civile a vivere con dignità. Ha scelto di restare per raccontare quello che vedeva, ciò che succedeva ogni giorno in Palestina e che il mondo “libero” non voleva vedere: le atrocità, i bambini uccisi, gli ospedali senza medicine affollati da poveri corpi straziati.
Ma anche per dare un po’ di conforto, un po’ di speranza a chi ne aveva tanto bisogno.
Perchè la Resistenza non è una sola, perchè Resistenza, Vittorio ce lo ha insegnato, è dovunque si combatte per i diritti di un popolo, contro le ingiustizie e la sopraffazione del più forte.
Noi non ti dimenticheremo, Vittorio.
Lottare per i diritti umani nel mondo è il solo modo per uscire dalla logica brutale e aberrante della guerra.
Restiamo umani, partigiano Utopia!
ULTIMA TAPPA DEL RICORDO DEGLI SCIOPERI DEL MARZO 1944
Ultima doverosa tappa, per ricordare le vittime degli scioperi del marzo 1944
ANPI Provinciale di Como, i sindacati CGIL UIL CISL Acli, Associazione di Amicizia Italia-Cuba, Istituto di Storia P.A. Perretta, Emergency e Libera, con il patrocinio del Comune di Como
organizzano:
VISITA A MAUTHAUSEN
PROGRAMMA
Sabato 17 maggio: ore 6,30 partenza da Rebbio. Arrivo a Linz nel pomeriggio inoltrato. Serata libera , pernottamento in hotel
Domenica 18 maggio mattina visita campo di concentamento di Mauthausen con guida/interprete
Al termine della visita viaggio di ritorno con tappa in autogrill.r), visita guidata con guida/interprete anticipo 50 euro a persona
Pranzi e cene libere a carico delle persone
Arrivo previsto a Como attorno alla mezzanotte
Informazioni ulteriori:
Pernottamento e prima colazione presso Hotel Courtyard By Marriott Linz (quattro stelle superior
Giornata densa di emozioni ieri, dove, nell’Aula Magna del Setificio di Como si è svolto il ricordo del 70* anniversario degli scioperi a Como.
Al mattino, circa 300 alunni, accompagnati dai loro docenti, hanno ascoltato ammutoliti la relazione della storica Roberta Cairoli, che ha loro spiegato come si svolsero i fatti, e la testimonianza di Ines Figini, operaia arrestata il 7 marzo 1944 e deportata ad Auschwizt.
Nel pomeriggio, aperto a tutta la cittadinanza, e ai delegati dei sindacati comaschi GCIL, UIL, CISL e ACLI, si è svolto un convegno a ricordo degli scioperi del ’44. Relatori gli storici Claudio Della Valle, dell’Università di Torino e Roberta Cairoli, scrittrice del libro “I Cancelli erano Chiusi”.
A chiusura dei lavori, l’approfondimento del presidente dell’Anpi Lombardia Tullio Montagna.
PORTA FAMIGLIA AMICI AMICHE, CHI VUOI!!!

Il 23 marzo 1944, in via Rasella, nel primo pomeriggio, un’esplosione uccide 32 militari del reggimento Bozen che ogni giorno, alla stessa ora, passavano da quella strada. L’attentato viene organizzato da Giorgio Amendola, a capo dei Gruppi di Azione Patriottici di Roma nello stesso giorno dell’anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento.
Nel corso nella giornata gli ufficiali tedeschi decidono che un’ azione di quella portata avrebbe finito per nuocere al Reich. La rappresaglia, comandata dal Feldmaresciallo Albert Kesselring, stabilisce che dieci italiani dovranno perire per ogni tedesco. A stilare l’elenco delle vittime è il tenente colonnello Herbert Kappler: tanti innocenti, detenuti comuni, condannati a morte, ebrei, civili rastrellati con l’aiuto della polizia fascista. E’ il questore Pietro Caruso ad aggiungere altre 50 vittime. Nella notte muore un altro soldato della Bozen, la lista delle vittime si allunga, ne servono altre dieci. Alla fine si giunge al totale di 335 italiani innocenti che dovranno perire in modo inumano, giustiziati con un colpo alla nuca, legati gli uni agli altri in gruppi di cinque. Li fanno scendere nelle gallerie male illuminate, li fanno inginocchiare e sparano. Mentre le prime vittime cadono a terra, quelle successive sono costrette a mettersi in ginocchio sui loro corpi per andare incontro allo stesso destino. E così fino alla fine, quando i cadaveri ammassati sono così tanti che per sparare i soldati tedeschi devono calpestarli.
E avanti così per ore, dal primo pomeriggio fino a sera.
Per nascondere alla cronaca e alla storia l’eccidio, Priebke e Kappler fanno saltare l’ingresso della cava. E se ne vanno.
La mattina seguente, la notizia della strage sarà data ai romani dalle pagine del Messaggero:
“(….) Il comando germanico ha, perciò, ordinato che, per ogni tedesco ucciso, dieci criminali comunisti badogliani siano fucilati. Quest’ordine è già stato eseguito“. (Il Messaggero, 25 marzo 1944)