PAGLIARULO: L’ ARRESTO DEL GIOVANE TERRORISTA A SAVONA IMPONE UN URGENTE CONTRASTO ISTITUZIONALE AI NAZIFASCISMI.

Dichiarazione del Presidente nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo, a seguito dell’arresto del 22enne di Savona accusato di aver costituito un’associzione terroristica con fini razzistici

Quanto accaduto a Savona, l’arresto di un 22enne con l’accusa di aver costituito un’associazione terroristica con fini razzistici – in particolare contro gli ebrei – e contro le donne, è una fatto gravissimo. Conferma infatti che il pericolo di diffusi tentativi criminali di matrice nazifascista persiste e richiede massima vigilanza e attenzione. Perquisizioni sono in corso a Genova, Torino, Cagliari, Forlì-Cesena, Palermo, Perugia, Bologna e Cuneo.

L’ANPI nel ringraziare l’operato della Procura di Genova e delle forze dell’ordine fa appello a tutte le Istituzioni preposte affinché il contrasto ai nuovi fascismi e nazismi sia realizzato con la massima urgenza e con strumenti legislativi all’altezza delle nuove dinamiche di propaganda e azione.

Gianfranco Pagliarulo – Presidente nazionale ANPI

22 gennaio 2020

ANNIVERSARIO DELL’ ECCIDIO DI CIMA

Cima di Porlezza (Co), 21 gennaio 2021

Quest’anno, a causa della pandemia, non sarà possibile commemorare l’anniversario dell’ eccidio di Porlezza come di consueto, con la presenza di molte associazioni e sindacati, delle Amministrazioni locali e degli studenti. Ci saranno, a distanza come da protocollo, solo alcuni rappresentanti che deporranno le corone di fiori davanti alla lapide che ricorda le vittime di quell’ eccidio, il più anziano dei quali aveva 28 anni e il più giovane solo 17.

Durante la cerimonia di domani ricorderemo con tristezza due amici carissimi che sono mancati nel 2020, Corrado Lamberti, notissimo astronomo, scrittore e presidente della sezione Anpi Centro Lago e Umberto Savolini, giornalista, critico musicale e fondatore e anima dell’ Associazione Cittadini Insieme, un’associazione che da quasi vent’anni si prodiga per mantenere viva la Memoria nei territori dell’ Alto Lago.

I SEI MARTIRI DI CIMA

21 gennaio 1945 – 21 gennaio 2021

Alla fine del novembre ’44, ebbe inizio un grande rastrellamento nelle valli ad occidente del Lario, con l’impiego, inusuale per numero di forze, di circa 1.500 uomini.

Al fine di eliminare le formazioni  partigiane presenti sui quei monti, i reparti nazifascisti risalirono contemporaneamente la Valsolda, la Val Cavargna, la Val Rezzo e la Val Menaggio, lungo un semicerchio che aveva come centro Porlezza.

Sei giovanissimi partigiani, appartenenti al distaccamento “Quaino”,

– Giuseppe Selva “Falco”, comandante del gruppo, nato a Cima il 1916

– Angelo Selva, “Puccio”, nato a Cima il 1924

– Gilberto Carminelli, “Bill”, nato a Milano il 1918

– Angelo Capra, “Russo”, nato a Zurigo il 1924

– Ennio Ferrari, “Carlino” – “Filippo”, segretario del Fronte della Gioventù, nato a Monza il 1927 

e una giovane donna, Livia Bianchi, nome di battaglia “Franca”, nata a Melara ( Ro) il 1919

per sfuggire ai rastrellamenti, risalirono sull’Alpe Vecchio, usando come rifugio una piccola baita già parzialmente incendiata dai fascisti. Qui resistettero fino a metà gennaio 1945 in condizioni disumane, al gelo intenso di quell’inverno, alla neve, che rendeva visibili i loro spostamenti e alla fame, causata dall’ impossibilità di approvvigionarsi. Infine, stremati, ridiscesero fino al paese di Cima ( di cui erano originari due di loro) e si nascosero presso l’ abitazione di un antifascista del luogo. Scoperti, vennero denunciati al Centro Antiribelli di Menaggio da un delatore. Circondata la casa nella notte del 20 gennaio, le Brigate Nere iniziarono una violenta sparatoria; i giovani partigiani si difesero strenuamente, ma vennero indotti alla resa dallo scarseggiare delle munizioni e dalla falsa promessa di aver salva la vita.

Catturati, benchè uno di loro fosse ferito, i giovani vennero percossi duramente e infine, fatti spogliare, vennero fatti incamminare a calci e pugni lungo il sentiero che porta al cimitero di Cima e allineati contro il muro di cinta, per essere sommariamente fucilati.

A Livia Bianchi, in quanto donna, venne offerto che le fosse risparmiata la vita, ma ella orgogliosamente rifiutò, preferendo morire da partigiana con i suoi compagni. Per questo episodio le venne conferita la Medaglia d’Oro alla Memoria.

Lapide dei sei martiri di Cima
La partigiana combattente Livia Bianchi

L’ ANPI CON GLI STUDENTI

Questa mattina, 16 gennaio, l’ Anpi al presidio degli studenti comaschi per un ritorno a scuola in sicurezza.

La partecipazione dell’Anpi questa mattina in appoggio al presidio degli studenti comaschi, in solidarietà per i disagi che sta provocando la pandemia, non solo nella scuola ma in tutta la società, con la perdita del lavoro e l’impoverimento generale. Nella speranza che si torni presto a una scuola sicura e a riapropriarci presto dei valori garantiti dalla Costituzione.

TERESIO OLIVELLI

Teresio Olivelli, il “ribelle per amore”, era nato a Bellagio il 7 gennaio 1916. Di famiglia poverissima, riuscì comunque a laurearsi presso il collegio Ghisleri, di cui in seguito, a soli 27 anni, divenne rettore. Pur essendo esonerato, Olivelli nel 1942 rifiutò qualsiasi privilegio e spontaneamente fece domanda per partire per il fronte russo, insieme ai suoi coetanei meno fortunati. Durante la rovinosa ritirata del 1943, si attardò con grave rischio per prendersi cura dei feriti, che riuscì a portare in salvo. Distaccatosi definitivamente dal fascismo, da cui si era già allontanato con le leggi razziali, è stato protagonista della Resistenza svolgendo un ruolo di collegamento fra il Comitato di Liberazione locale e le Fiamme Verdi di Brescia e Cremona.

Per sua opera e volontà nacque il giornale Il ribelle, il cui primo numero – datato 5 marzo 1944 – venne dedicato alla memoria di Astolfo Lunardi e di Ermanno Margheriti, condannati a morte dal tribunale speciale di Brescia il 5 febbraio e fucilati il mattino del 6 al poligono di Mompiano.

Nel secondo numero del giornale, Olivelli espone il suo intento programmatico: “La nostra è anzitutto una rivolta morale” – scrive. “Di fronte a un’Italia asservita e depredata,  a una cultura sospesa tra vittimismo, pietismo e opportunismo, mai ci sentimmo così liberi come quando ritrovammo nel fondo della nostra coscienza la capacità di ribellarci a una passiva accettazione, unita alla volontà di insorgere contro l’oppressione dello straniero”. 

Olivelli, catturato il 27 aprile 1944 a Milano e portato immediatamente nel carcere di San Vittore – dove fu torturato – fu trasferito a Fossoli, poi a Bolzano, Flossenburg e infine a Hersbruck , dove morì il 17 gennaio 1945, ucciso a botte dai suoi carcerieri per aver preso le difese di un prigioniero polacco.

Morì dopo pochi giorni il 17 gennaio 1945.

RICORDIAMO I NOSTRI COMPAGNI SCOMPARSI

Cari amici e compagni, il nuovo anno che ci aspetta sarà un anno difficile, pieno di nuove sfide. Tanti sono i temi da affrontare, il diritto alla cura, all’istruzione in un momento davvero difficile, il lavoro, l’ ambiente, i grandi problemi economici… Noi dell’Anpi continueremo a batterci con passione, come abbiamo sempre fatto in tutti questi anni, perchè abbiano piena realizzazione i principi fondamentali della nostra Costituzione Repubblicana. Non vogliamo dimenticare, in questo inizio d’anno, i nostri iscritti che ci hanno lasciato nel 2020, tutti loro, con il loro generoso impegno, hanno lasciato una traccia nella storia della nostra associazione. Sono stati tutti grandi perdite, a loro va la nostra riconoscenza.

Corrado Lamberti, presidente Anpi Centro Lago
Il partigiano combattente Elio Marzorati, nome di battaglia Rosa
Senatore Luciano Forni, vicepresidente ANPI Provinciale di Como
Ines Figini, ex deporata ad Auschwitz
Il nostro compagno Umberto Savolini, anima dell’associazione Cittadini Insieme

Ricordiamo inoltre la nostra iscritta alla sezione Centro Lago Maria Gobbi Lanfranconi, di cui purtroppo non abbiamo nessuna immagine, sempre presente ai nostri appuntamenti, che si è sempre occupata del tesseramento nella Val d’Intelvi.

I PARTIGIANI PER GIULIO REGENI

L’ Anpi in lotta per la giustizia per Giulio Regeni.

Dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi del presidente nazionale Pagliarulo, che chiedeva il richiamo a Roma dell’ambasciatore italiano, oggi sono loro, i vecchi partigiani a fare appello per la giustizia per Giulio Regeni.

“Signor Presidente del Consiglio faccia rispettare i diritti umani e la dignità del nostro Paese”: i combattenti e le combattenti per la libertà si rivolgono direttamente a Giuseppe Conte in alcuni brevi video. Sono anziani ma ancora combattenti. Contro ogni fascismo, per i diritti umani. La loro battaglia fonda la Repubblica e la convivenza civile.

Primi firmatari sono Giuseppe Cottino, partigiano della Brigata Sap ” Mingione” e Mario Candotto, partigiano della Brigata Proletaria.

18 dicembre 2020

CIAO LIDIA

Il messaggio del Presidente nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo, per la scomparsa della partigiana Lidia Menapace

“È un lutto per l’ANPI, è un lutto per il Paese. Ciao Lidia, partigiana della democrazia, della pace, dell’uguaglianza, dei diritti delle donne, cioè dell’umanità. Resterai nella coscienza e nell’impegno di tutte e tutti noi”

Gianfranco Pagliarulo

7 dicembre 2020

Lidia Menapace

Lidia Menapace ( vero nome Lidia Brisca) era nata il 3 aprile 1924 a Novara. Ha preso parte giovanissima alla guerra di Liberazione come staffetta partigiana e nel dopoguerra ha militato nei movimenti cattolici, in particolare nella FUCI ( Federazione Universitaria Cattolica Italiana).

All’ inizio degli anni sessanta inizia l’insegnamento all’ Università Cattolica. Nel 1968 esce dalla Democrazia Cristiana e si unisce al PCI, ma nel 1969 entra a far parte dei fondatori del primo nucleo del Manifesto.

Dal 2006 al 2008 è stata senatrice per Rifondazione Comunista.

Nel 2011 ha fatto parte del Comitato Nazionale dell’ANPI.

E’ stata una delle voci del movimento femminista italiano.

Il 25 aprile 2008 è stata ospite a Como come oratrice per l’ANPI provinciale della nostra città.