PUBBLICAZIONE NEO-FASCISTA DI MASSIMO NUMA

Riceviamo e volontieri pubblichiamo questa nota dei compagni delle sezioni A.N.P.I. di Torino.

LA PUBBLICAZIONE NEO-FASCISTA DI MASSIMO NUMA DE ” LA STAMPA”

“LA STAGIONE DEL SANGUE, il triangolo della morte  Savona- Riviera – Val Bormida” di Massimo Numa

Torino, 18 Settembre 2013

Le sottoscritte Sezioni A.N.P.I., Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Ente Morale con Decreto Luogotenenziale 224 del 5 aprile 1945, presa conoscenza del libro “La Stagione del Sangue” a firma di Massimo Numa, cronista de La Stampa, DENUNCIANO l’evidente impronta neofascista dei contenuti espressi nel volume.

Per gli iscritti A.N.P.I., come per tutti gli antifascisti, non possono passare inosservate la palese denigrazione della Resistenza e l’altrettanto evidente apologia della RSI, stato fascista satellite del Terzo Reich nazista, a partire dalla dedica iniziale dell’autore a un fascista repubblichino della Divisione San Marco, addestrata in Germania e dal 1944 impiegata al fianco dei nazisti contro i Partigiani, nel più ampio progetto di guerra imperialista e razzista dei nazifascisti, portato avanti attraverso l’eliminazione di massa degli ebrei e degli antifascisti nelle camere a gas dei campi di sterminio disseminati in mezza Europa.

Per molti non è una sorpresa: al di là delle opinioni personali, il cronista infatti si è sempre distinto per acrimonia, faziosità ed estremo livore nei suoi scritti e nei suoi comportamenti pubblici nei confronti di ogni protagonista delle lotte sociali sul nostro territorio, fossero essi immigrati, occupanti di case, attivisti viola, NO TAV, no inceneritore, antinuclearisti o altri.

Significativamente, di recente non ha avuto ritegno nell’associare fotografie di iscritti A.N.P.I. valsusini ad un articolo che richiamava vaghe minacce terroristiche, definendo ancora una volta gli antifascisti e i Partigiani quali “terroristi” ed “eversivi”, termini utilizzati dai nazifascisti durante la Guerra di Liberazione 1943-1945 per definire i combattenti Partigiani e ripresi oggi dai loro eredi neofascisti nei confronti di tutti coloro che animano le lotte sociali, per la difesa della Costituzione e dei beni comuni.

Ogni antifascista ed ogni democratico si può ora chiedere come sia possibile che un tale individuo sia compatibile con un giornale come La Stampa che ha avuto tra i suoi collaboratori Arrigo Levi, Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone, oltretutto nella cronaca di Torino, Città Medaglia d’Oro per la Resistenza.

CHIEDIAMO quindi un’esplicita presa di posizione dell’editrice La Stampa e l’allontanamento di Massimo Numa dalla redazione Cronaca.


CHIEDIAMO agli intellettuali antifascisti, alle forze politiche ed a tutti i sinceri democratici di associarsi alla nostra denuncia e di pronunciarsi in merito.

Si allegano una descrizione/recensione del libro, la copertina e la dedica neofascista.

Sezione A.N.P.I. “68 Martiri” di Grugliasco (TO)
Sezione A.N.P.I. “G. Perotti MAVM – A. Appendino” Nizza-Lingotto di Torino

Sezione A.N.P.I. “Boris Bradac” di Chivasso (TO)

NOTIZIE SUL RADUNO NEO-NAZISTA A CANTU’

Da ” Osservatorio Democratico” – Redazione – 18/09/2013

QUEL CHE E’ DAVVERO SUCCESSO AL FESTIVAL DI FORZA NUOVA A CANTU’

Un bilancio complessivo del cosiddetto Festival Boreale si impone, se non altro per smentire una serie di notizie totalmente false fatte circolare ad arte in questi giorni anche grazie a testate come «Giornalettismo», (accreditate all’evento, compiacenti e in grado di pubblicare solo articoli apologetici), o «Il Giornale», che non avendo visto svastiche in giro ovviamente fa finta di non sapere che la croce celtica (utilizzata come insegna del festival) non era altro che la mostrina delle Waffen-SS francesi intruppate nella divisione Charlemagne e per questa stessa ragione considerata un’aperta istigazione all’odio razziale, anche nella stessa legislazione sportiva che ne vieta espressamente l’esposizione nelle curve degli stadi, pena la sospensione degli incontri calcistici. Beata ignoranza!
Procediamo per punti:

la località prescelta, Cantù, non era in alcun modo quella inizialmente voluta. Si è trattata di una decisione di ripiego dopo aver verificato l’impossibilità di tenere l’iniziativa a Milano o nelle sue immediate vicinanze, causa la mobilitazione antifascista. Anche la ricerca di un capannone in Brianza, alla fine aveva dato esito negativo, con code di litigi con alcuni dei proprietari, in particolare con un piccolo imprenditore oggi vicino a Casa Pound. Certamente a maggio, all’amministrazione comunale di Cantù, era stata avanzata una richiesta, ma così come in un’altra decina di comuni. Giusto gli interventi del sindaco Bizzozzero, del Prefetto e del Questore di Como (a tutti gli effetti i veri organizzatori del Festival), hanno consentito di salvare in extremis una situazione che a soli pochi giorni dall’inizio si presentava come assai problematica, al limite della cancellazione;

il numero reale degli intervenuti è stato ben al di sotto di tutte le attese, circa settanta il primo giorno, poco più di cento il secondo (il tutto facilmente verificabile anche attraverso le numerose fotografie). Solo il concerto finale ha visto la partecipazione di poco più di duecento giovani. Queste le presenze (contate una per una) dei militanti di Forza nuova (praticamente tutti maschi) arrivati a Cantù: Como 10, Monza e Brianza 12 (rimpolpati da Leone Crociato), Milano 6, Legnano e Saronno 5, Abbiategrasso e Magenta 3-4, Pavia 4, Brescia 2, Verona 5, Trento e Riva del Garda 10, Pescara 3 (tra cui Marco Forconi, coordinatore dell’Abruzzo appena indagato per la vicenda dei «cappi» simbolici affissi in occasione dell’arrivo in città del ministro per l’integrazione Cecile Kyenge), Napoli 4, Siracusa 2 e 2 anche i camerati arrivati da Militello, provincia di Catania. Non più di settanta appunto. Colpisce la bassa partecipazione di Milano (già registratasi anche in altre occasioni, ad esempio alla manifestazione regionale a Brescia dello scorso dicembre), la non presenza di alcuni dirigenti locali (come l’ex coordinatore della Brianza, Giovanni Campisi, in uscita dall’organizzazione), ma soprattutto dei militanti delle più importanti città italiane (da Torino a Bologna a Firenze a Roma). Altro che 400 intervenuti (vedi «Giornalettismo») o addirittura mille, come delira la stessa Forza nuova! Con tutta evidenza una piccola organizzazione, tanto minuscola quanto piena di problemi;

solo una trentina, tutte di tipo canadese, le tende montate soprattutto per le undici delegazioni straniere con non più di venti esponenti (una decina tra francesi e croati e altrettanti polacchi);

molto contestata, infine, la decisione di far pagare venti euro a chi, non dell’organizzazione, voleva entrare. Il tutto giustificato con la necessità di far fronte al biglietto aereo di Roberto Fiore (!). Incredibile ma vero;

la conferenza principale si è tenuta sull’immigrazione (“Contro la follia dello Ius soli”) con gli interventi di Nick Griffin del British national party (che ha parlato della “cospirazione mondiale” in atto che attraverso il controllo dei flussi migratori intenderebbe distruggere con un “genocidio” l’“identità europea”), di Manuel Candela di Democracia nacional, noto per essere già stato condannato per la sua partecipazione a gruppi neonazisti (che ha ritenuto di scagliarsi contro l’immigrazione islamica e sudamericana in Spagna), di Gyula Gyogy Zagyva dell’Hivm ungherese (che vede negli “zingari” “il problema principale” e pensa sia giunto il momento di costruire “una civiltà del Nord”) e di Roberto Fiore (che se l’è presa con il calo demografico, l’aborto e l’omosessualità, elogiando le leggi russe, e tanto per non farsi mancare nulla, anche con il ministro Kyenge). Gli altri momenti di dibattito hanno invece riguardato la Siria (strenuo il sostegno ad Assad) e la “La difesa della famiglia dai matrimoni gay”.

Due giorni, insomma, di ordinario neonazismo condito di gigantesche bevute. Come sempre.

IL CONCERTO NAZI NON SI FARA’ AL MANZONI

Notizia dell’ ultima ora: il concerto Nazi-rock, programmato a Milano per il 16 dicembre, non si farà più al Teatro Manzoni. Il direttore del Teatro, Alessandro Arnone, saputo il vero programma del concerto, ha disdetto l’uso del teatro ai neo-nazisti con la seguente motivazione: «Avevamo dato l’ok all’affitto seguendo le normali procedure e fidandoci del nostro interlocutore, poi quando abbiamo aperto il giornale siamo cascati dalle nuvole. Non ci avevano illustrato quale fosse la vera natura del raduno. Che non assolutamente è in linea con la politica del nostro teatro». Resta fissata la data del 16 dicembre, la località in cui si terrà il concerto è ancora ignota.

Comunicato A.N.P.I. Lombardia

Il prossimo 16 dicembre al Teatro Manzoni di Milano si svolgerà un concerto che vedrà alternarsi sul palco i più importanti gruppi musicali dell’area neofascista.

L’organizzazione della serata è nelle mani di Lealtà e Azione, l’associazione attraverso la quale operano gli Hammerskin milanesi, già condannati per violenza e incitamento all’odio razziale.

Spiega Roberto Cenati, presidente ANPI Provinciale di Milano: “Basta dare un’occhiata al sito di Lealtà e Azione per farsi un’idea: nella sezione “Pensiero e valori” sono citate frasi di Codrenau, fondatore negli ’30 della Guardia di Ferro romena e di Leon Degrelle, comandante di una divisione delle Waffen SS”.

“Questo maxi concerto che avviene soltanto a pochi mesi dal raduno neonazista europeo di Cantù rappresenta un grave sfregio a Milano Città Medaglia d’Oro della Resistenza e alla memoria delle vittime della strage neofascista di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, di cui quest’anno ricorre il 44° anniversario, con la quale ebbe inizio la strategia della tensione nel nostro Paese.”

“Mentre chiediamo l’intervento delle istituzioni cittadine e delle autorità competenti perchè questi raduni che si pongono in aperto contrasto con i principi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza e con le leggi Scelba e Mancino vengano vietati, chiamiamo i cittadini e gli antifascisti alla massima vigilanza democratica”.

UN CONCERTO NAZISTA A MILANO

CONCERTO NAZI-ROCK AL TEATRO MANZONI  
  L’idea di una Woodstock nera

Da Osservatorio Democratico – Redazione – 17 settembre 2013

Il teatro è il Manzoni, nell’omonima via, in pieno centro, l’appuntamento è per il prossimo lunedì 16 dicembre per un grande concerto, “Concerto per Carlo”, questo il titolo, che senza molta fantasia qualcuno tra gli organizzatori vorrebbe ribattezzare come la “Woodstock nera” italiana. “Il più importante evento della Musica alternativa dopo Campo Hobbit”, a sentire i promotori, che “a conferma di questo legame ideale” hanno anche ingaggiato Walter Jeder, lo storico presentatore di tutte le edizioni dei passati Campi Hobbit. L’occasione sarebbe data dal trentennale della scomparsa di Carlo Venturino, fondatore del gruppo musicale di destra Gli amici del vento, perito in un incidente stradale.
Proprio qualche giorno fa, sul Corriere della Sera, con un’intera pagina si è voluto sponsorizzare il rilancio di questo storico teatro (140 anni di vita quest’anno), oggi di proprietà della Fininvest, anticipando la programmazione dei prossimi mesi. Si andava dalla prosa al cabaret. Questo concerto non veniva citato. Ma che sia il Manzoni non vi è comunque alcun dubbio: la piantina del teatro, con il numero dei posti (700), è stata fatta circolare in rete tra i camerati nelle scorse settimane. È stata sufficiente una breve ricerca per averne la certezza. A richiederlo il capogruppo in Provincia dei Fratelli d’Italia Mamo Turci, il referente ormai, insieme a Roberta Capotosti, dei neonazisti milanesi negli enti locali.
L’architrave organizzativo ruota attorno a Lealtà azione, ovvero agli Hammerskin milanesi. A supportarli: l’Associazione culturale Lorien, legata a Guido Giraudo, il vero ideatore dell’iniziativa, che garantirebbe la produzione, e il circolo Excalibur che si impegnerebbe nella gestione. A seguire, come sponsor: l’associazione antiabortista Branco, l’associazione Memento, appena nata per rivalutare le gesta dei repubblichini, Canti ribelli web, che per sua stessa ammissione si ispira a Massimo Morsello (ex Nar e fondatore di Forza nuova) e all’ex generale delle Waffen-SS Leon Degrelle, Barbadillo on line (“un laboratorio di idee anticonformiste nel web”) e, per chiudere, la Comunità solidarista Popoli di Verona, per cui “l’Olocausto non è un argomento”.
Sul palco, la creme del nazi-rock italiano: da Skoll a Dario Bressan alla Compagnia dell’anello, fino a Gesta bellica, agli Hobbit, ad Aurora, a Dodicesima disposizione transitoria, per chiudere con i Malnatt e gli Amici del vento. La prevendita è già iniziata.

LA COSTITUZIONE E’ UNA COSA SOLA

LA COSTITUZIONE E’ UNA COSA SOLA

Sandra Bonsanti

Mancava soltanto quella dichiarazione del presidente del Consiglio, quelle parole di puro e semplice disprezzo per la seconda parte della Costituzione, a mettere il sigillo sul sentimento e sul rispetto col quale il governo delle larghe intese si appresta a cancellare la Carta approvata dall’assemblea Costituente il 22 dicembre del 1947.

Per capire lo spirito di allora, ricordo i titoli di un paio di quotidiani. l’Unità: «La Costituzione antifascista e repubblicana approvata in una storica seduta alla Costituente». il Popolo: «Approvata la carta Costituzionale del nuovo Risorgimento italiano».

Un altro secolo, un’altra politica. Oggi il capo del governo precisa che bella è soltanto la prima parte, quella dei principi. Tutto il resto no. Come se fosse separabile, come se grandi maestri, a cominciare da Leopoldo Elia, non avessero passato la vita a spiegare che la Costituzione è una cosa sola. Una cosa che può essere aggiornata, secondo le procedure dell’articolo 138, ma non stravolta. Cambiare totalmente la seconda parte, modificando almeno 60 articoli come spiega Alessandro Pace, significa scrivere e far approvare un’altra Costituzione, che avrà alla fine altre firme. Meglio non pensare quali. Almeno Enrico Letta ha avuto il coraggio di dichiararlo. Gli altri fingono di ignorare dove si andrà a parare, avendo imboccato la strada della violazione dell’articolo 138.

La risposta a questo progetto la daranno il 12 ottobre a Roma tutti quegli italiani che si riconoscono nel manifesto “lA VIA MAESTRA” (leggi più sotto) sottoscritto da Lorenza Carlassare, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, don Luigi Ciotti e Maurizio Landini. Associazioni e cittadini insieme, migliaia di adesioni sotto quelle cinque firme. Dopo la grande manifestazione del 2 giugno scorso a Bologna, dopo la raccolta di firme del Fatto . Molte iniziative che confluiranno in una sola piazza pacifica e decisa. Nel rivendicare tutti i diritti calpestati in questa fase politica, a partire dal diritto alla Costituzione del ’47-’48 che non siamo disposti a vederci scippare. Mi provoca un certo fastidio pensare che mentre scrivo queste poche righe i “saggi” del comitato presieduto da Luciano Violante stano facendo la valigia per esser trasportati nell’albergo di Francavilla per trovare, in un dorato “ritiro”, quello che una volta si chiamava lo “spirito costituente”. Il che significa sostanzialmente per trovare fra loro l’accordo fra premierato e presidenzialismo. Oggi Il Sole 24 Ore e ci informa che la scelta è già stata fatta, sarà “soltanto” un rafforzamento dei poteri del premier, la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie (non sarà chiamato nemmeno a dare o togliere la fiducia al governo), la diminuzione dei deputati (da 630 a 480). Basta dunque con il Bicameralismo, tanto vituperato (anche se il dubbio che alle volte la seconda lettura possa averci risparmiato oscenità e porcate mi pare legittimo, dato il livello dei politici che scrivevano le leggi). Pochi deputati, scelti accuratamente dai dirigenti politici. E un premier forte, che possa prender decisioni in fretta e in solitudine, senza le “catene” del Parlamento. Un salto nel buio. E nessuna certezza che invece, alla fine, sia con questa che con una prossima maggioranza non si imbocchi la via del presidenzialismo. In mezzo alla tempesta, noi abbiamo scelto di distruggere le basi del patto che ci ha tenuto insieme. Invece di aggiornare punti specifici della Carta, abbiamo scelto di stravolgerla. Da qui, dalla protesta per questo “furto” storico di democrazia, la manifestazione del 12 ottobre. Da li, la “Via maestra” ci indicherà come riempire di contenuti il vuoto in cui ci ha lasciato il fallimento della politica. Non nasceranno né un nuovo governo, né un nuovo partito. Ma, spero, un comune sentire e una comune cultura dei diritti e dei doveri che dovrebbero essere la base di ogni politica futura che abbia a cuore la solidarietà, la legalità e la giustizia.

Che si fondi sulla prima parte e sulla seconda parte della Costituzione: un patrimonio che non deve essere nella disponibilità di nessun governo e di nessuna istituzione.

Da “Il Manifesto”, 16 settembre 2013

IMPEDIRE RADUNI E MANIFESTAZIONI NEONAZISTE IN ITALIA

Il Ministro degli Interni impedisca le manifestazioni nazifasciste

“Chiediamo al Ministro degli Interni di intervenire per impedire che raduni e manifestazioni neonaziste e neofasciste che offendono la memoria di chi ha sacrificato la sua giovane vita per la nostra libertà e che si pongono in aperto contrasto con la Costituzione repubblicana e la legislazione vigente possano aver luogo nel nostro Paese”.

Questa la richiesta fatta alla fine di una grande manifestazione svoltasi a Como giovedì 12 settembre (un migliaio di partecipanti) organizzata dall’Anpi per protestare contro “Festival Boreal”,  un raduno europeo organizzato da Forza Nuova con la partecipazione di gruppi che si caratterizzano per la loro carica antisemita, xenofoba e razzista.

La manifestazione antifascista si è svolta davanti al monumento alla Resistenza Europea.

Vi hanno aderito l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, l’Aned, la Fiap, l’Aicvas, l’ANPPIA, l’UCEI (Unione Comunità Ebraiche Italiane), la Cgil, rappresentanti delle Forze politiche democratiche, della Comunità ebraica milanese, del Comitato Permanente Antifascista di Milano, di tanti cittadini di Como e di tutte le altre province della Lombardia.

“Il raduno di Forza Nuova – si legge in una nota – del quale abbiamo ripetutamente chiesto il divieto alle autorità competenti, si pone in aperto contrasto con i principi e i valori sanciti dalla Costituzione repubblicana nata della Resistenza, di cui quest’anno ricorre il settantesimo anniversario, e con le leggi Scelba e Mancino. La più ampia libertà di espressione garantita dalla Costituzione non significa assolutamente, comesostenuto dal Sindaco di Cantù, che ha consentito che il raduno neonazista si svolgesse nella sua città, libertà di incitamento all’antisemitismo, alla xenofia e al razzismo.Tutto ciò si pone contro i valori della Carta costituzionale.

E quindi la richiesta: “Mentre deprechiamo la gravissima decisione assunta dal Sindaco di Cantù, chiediamo al Ministro degli Interni di intervenire”.

QUEI BRAVI RAGAZZI NEONAZI

APPARE ANCHE SU UN ARTICOLO DI OGGI SU “LIBERO”.  FORZA NUOVA E’ UN PARTITO E COME TALE HA DIRITTO AD AVERE UNO SPAZIO PUBBLICO PER I SUOI DIBATTITI.

RIPORTIAMO QUI DI SEGUITO UN’ ANALISI DI LUCA MICHELINI SU FORZA NUOVA, SCRITTA AL PRINCIPIO DEL 2012, UN ANNO E MEZZO FA, DOPO CHE ERANO APPARSE DELLE SCRITTE NEGAZIONISTE SUI MURI DELLA SEDE DELL’ ANPI DI COMO.

L’antisemitismo neofascista a Como
di Luca Michelini

“Forni sei falso come i forni di Auschwitz”: così recita l’indecente scritta apparsa sui muri dell’Istituto storico di via Brambilla, a Como; è firmata dal gruppo neo-fascista Ordine Nuovo, ma in effetti è farina del sacco di Forza nuova, organizzazione politica appena insediatasi in via Milano alta per contrastare, dichiara, “il degrado dell’immigrazione”. Prova che la scritta sia opera di FN è la lettera che il responsabile dell’ufficio stampa di FN-Lario ha indirizzato al Sen. Forni, il cui cognome ha dato spunto al vergognoso gioco di parole e la cui vita politica è tra le più limpide e positive dell’Italia democratica e repubblicana.

A leggere i testi di FN (la lettera recapitata e i testi consultabili su internet) si è posti di fronte all’ennesima declinazione delle ripetitive litanie neo-naziste e neo-fasciste, verbalmente aggressive, prevedibile preludio a qualche forma di violenza. Vi troviamo la critica del sistema economico-istituzionale vigente, fondato sul connubio tra strapotere bancocratico, massonico e comunista: i testi parlano di “capitalcomunismo” e gli obiettivi polemici sono tanto Monti, longa mano del sistema bancario-usuraio, quanto i paladini (se la prenderanno con Napolitano?) dell’estensione della cittadinanza. Vi è poi l’esaltazione di una nuova nazione, naturalmente fondata sulla purezza religiosa (cattolica), culturale ed etnica del “popolo” italico. Incardinata su corporazioni partecipative (ma non si parla di “corporazione proprietaria”) e sulla proprietà diffusa (forse nella speranza di costituire il nuovo punto di riferimento di medi ceti proprietari delusi da altre formazioni xenofobe e incalzati da processi di proletarizzazione), la società vagheggiata da FN passa, ovviamente, per lo scardinamento della vigente Costituzione.  L’obiettivo è instaurare una società radicalmente disegualitaria e gerarchica (“Gerarchia” fu la rivista ufficiale del fascismo), ispirata all’antico regime, incardinato su trono e altare e sulla distinzione in ordini. Si vuole insomma la sovversione dei principi democratici e della civiltà occidentale: all’umanità e quindi ai diritti individuali e all’eguaglianza davanti alla legge si vuole sostituire il gruppo – cioè un popolo, una razza biologica oppure una razza spirituale, religiosa, una stirpe ecc. -, che si definisce secondo i criteri i più diversi, ma sostanzialmente attraverso la distruzione del “diverso”: diverso per opinione politica, per morale professata, per religione, per obiettivi sociali perseguiti.

A questi principi s’ispira l’azione di FN nel comasco: ricordiamo la contestazione di Luxuria, e quindi l’omofobia, la contestazione delle iniziative (ospitate dallo Xanadù) volte ad estendere la cittadinanza agli immigrati, gli striscioni inneggianti la “moneta di popolo” e la lotta all’usura, l’individuazione del nuovo “nemico” da combattere nell’immigrazione e nei rom.  La scritta di via Brambilla è una tappa di questa escalation, che evidentemente vuole arrivare all’appuntamento delle amministrative e delle politiche.

La scritta è tuttavia particolarmente significativa, perché ha un dichiarato intento “negazionista”: è cioè volta a negare il dato di fatto dei campi di sterminio e della soluzione finale intesa come eliminazione fisica di popoli – anzitutto gli ebrei e i rom – , di oppositori politici, di supposti “degenerati” (dagli omossessuali ai disabili). Voglio ricordare un celebre passo di Primo Levi, che testimonia come le SS si rivolgessero ai prigionieri dei campi di concentramento con le seguenti parole. “In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma anche se qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme con voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata, e crederà a noi, che negheremo tutto, e non a voi. La storia dei lager saremo noi a dettarla”.
Forza nuova è dunque un movimento da ricondurre in modo organico proprio a quell’universo politico e sociale che ha pianificato e realizzato la soluzione finale.

Sarebbe perciò gravissimo e imperdonabile errore sottovalutare la portata delle azioni politiche di FN o considerarla un interlocutore politico, come purtroppo è già avvenuto quando è stata ospitata in meeting di rilievo nazionale. Tanto più netta e chiara deve essere la presa di distanza da questa forza neo-fascista e antisemita, quanto più viviamo un periodo di crisi economica e sociale gravissima. Infatti, se le classi dirigenti europee non riprenderanno con decisione il cammino dell’integrazione politica e sociale e l’originario disegno europeista, dall’indubbio orizzonte liberale e socialista (rimando al “Manifesto di Ventotene”), rigettando le attuali assurde politiche deflazioniste, si aprirà inevitabilmente la strada all’esasperazione sociale, fucina di nazionalismo, di bellicismo, di consenso per aggregazioni come FN.

Da un lato FN è il sottoprodotto di una stagione culturale e politica che ha teso a minimizzare le colpe storiche del fascismo e che ha criticato, in nome di varie forme di elitarismo, i valori e l’architettura istituzionale della Costituzione. Dall’altro lato la presenza di FN sposta l’asticella del perimetro democratico sempre più in basso e a destra, facendo passare per “moderati” partiti che della xenofobia nazionalistica e dell’aggressività – per ora soprattutto verbale, e più con i deboli, che con i forti come i mafiosi, p.es. – hanno fatto un esplicito baluardo.

Di fronte ad  una pubblica opinione comasca che si distingue per non inorridirsi e prendere nettamente le distanze dagli editoriali di noti giornalisti che inneggiano, protetti da ricchissimi e altrettanto noti redditieri e imprenditori, allo scontro di civiltà e che bollano i rom come “ammorbanti” e come gruppo da espellere dal consesso sociale, è venuto il momento di ricordare, di non dimenticare, che la democrazia ha dovuto soccombere più che per la forza degli avversari, per la mancanza di coraggio, di organizzazione, di risolutezza, di lucidità e saldezza e intransigenza culturale e politica.

LETTERA AL SINDACO DI CANTU’ DELL’ ANPI SEZ. SEPRIO

A.N.P.I. SEZIONE DEL SEPRIO

Egregio sig.sindaco della città di Cantù
Sig. Claudio Bizzozero

sindaco@comune.cantu.co.it

Lei ha giurato  all’atto del suo insediamento di tutelare,proteggere e fare rispettare la Costituzione repubblicana.
Ebbene Le ricordo che La legge 20 giugno 1952, n. 645 (contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione”), detta anche Legge Scelba, all’art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque «faccia propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista», oppure da chiunque «pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».
Non v’è dubbio che la manifestazione , che Lei ha autorizzato, ha a suo fondamento l’esaltazione dei valori della xenofobia,dell’omofobia,del nazismo e del fascism e delle loro finalità antidemocratiche. Cantù e la sua popolazione non si meritano questa offesa alla loro storia ed alle loro profonde tradizioni sociali e culturali democratiche. Cosi come la sua città non si merita di essere trasformata in una enclave dove i peggioori neofascisti e neonazisti europei possono trovare uno spazio per inneggiare ed istigare  all’odio,alla violenza e all’oppressione.
Si ricordi che la politica non è visibilità ed immagine ma servizio per l’affermazione del bene comune,che non è certo quello professato dai gruppi neonazisti e neofascisti a cui Lei ha aperto le porte della città.
In virtù di quanto sopra affermato Le chiediamo di tener fede al suo giuramento con un atto di revoca delll’autorizzazione della manifestazione Boreal .


Per ANPI SEPRIO
Il presidente

Giuseppe De Luca

LETTERA DELL’ANPI PROVINCIALE AL SINDACO DI CANTU’

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ ITALIA

Como, 10 settembre 2013

Alla cortese attenzione del sindaco della Città di Cantù

sig. Claudio Bizzozero

Lo scrivente, a nome dell’Associazione Nazionale Partigiani d’ Italia, esprime il rammarico di non poterla incontrare personalmente per esporle la nostra preoccupazione per la deriva antidemocratica ed anticostituzionale intrapresa dalla sua amministrazione con la concessione di uno spazio pubblico ad un’organizzazione dichiaratamente fascista e per una manifestazione dalle caratteristiche xenofobe, razziste e filo naziste. A questa manifestazione parteciperà la peggiore e pericolosa feccia filonazista europea. Le vorremmo chiedere come pensa di giustificare l’operato della sua giunta e suo personale, dopo l’incontro con la ministra sig.ra Cécile Kienge che tanta visibilità le ha dato, con l’ospitalità ad organizzazioni dichiaratamente razziste.

Noi non crediamo che la politica di un colpo al cerchio e uno alla botte alla fine paghi in consenso elettorale, non sappiamo nemmeno se queste siano state le sue intenzioni, di certo c’è, da parte nostra e di buona parte della popolazione una forte indignazione che esprimeremo in una manifestazione a Como di fronte al Monumento alla Resistenza Europea, che riteniamo il posto più giusto, laddove si celebra la memoria di tanta gente che per la Libertà di tutti, anche della sua sig. sindaco, ha dato la vita.

Lei si è assunto una responsabilità gravissima permettendo questa manifestazione e le assicuro che ne terremo conto. Pensiamo anche che gli errori di possano fare ma anche che ci si possa ravvedere e attendiamo da parte sua un provvedimento di revoca. Da parte nostra, come già saprà, ci siamo attivati anche a livello parlamentare. Restiamo pertanto in attesa di notizie da parte sua e delle autorità competenti.

Per il Comitato Provinciale ANPI Como

Il presidente

Guglielmo Invernizzi



LA REPUBBLICA NAZIONAL- SOCIALISTA DEL MOBILE

Come i canturini decisero di costituirsi in Repubblica Autonoma Nazional-Socialista del Mobile 

di Luca Michelini
www.lucamichelini.eu

1. E così Cantù ospiterà i lavori dell’internazionale neo-fascista: incredibile a dirsi, ma “Lavori in corso”, il raggruppamento politico che sostiene la giunta del sindaco Claudio Bizzozzero, sostiene la scelta, in nome della… libertà e della nostra Costituzione! Se poi è vero che il sindaco aprirà i lavori dei nazisti, come sostiene (spero a torto) il quotidiano “La Provincia”, allora saremo di fronte a qualcosa di ancora più grave.

2. E’ noto come il sindaco abbia utopie e velleità antiglobalizzazione: cerca, cioè, di “proteggere” il laborioso comune di Cantù (una delle fucine della Nazione) dalle devastanti conseguenze della crisi e dell’ampliamento su scala mondiale dei mercati. Se non sbaglio, si tratta di idee che hanno cercato una realizzazione: il Sindaco ha promosso alcuni provvedimenti di stampo sociale di questo tipo: attribuire, ad associazioni locali, lavori pubblici di piccola entità (lo consente la legge); affidare a pensionati (spero non etnicamente certificati…) appezzamenti di terreno (“per accorgiare la filiera” della produzione alimentare) altrimenti appetito di progetti speculativi-immobiliari (per ora poco attivi, del resto); se non ricordo male, il Sindaco ha voluto stabilire un rapporto con Paolo Barnard, un giornalista neo-nazionalista anti-globalizzazione e anti-euro.

3. Beninteso: si tratta di aspirazioni che, per quanto confusamente, dimostrano coraggio e, per certi versi, preveggenza. Bizzozzero è persona capace e volonterosa, animata da sincera volontà di servizio e d’ascolto: uno dei frutti, probabilmente, dal cattolicesimo di base lombardo: ormai l’unica scuola politica rimasta in Italia. L’esploit elettorale di “Lavori in corso”, infatti, è frutto non solo della abilità dei militanti, ma anche della decomposizione generale del nostro tessuto politico e istituzionale: la decomposizione della Prima Repubblica e delle culture politiche che hanno edificato la democrazia.

4. Questa decomposizione ha lasciato i ceti produttivi – dai dirigenti agli operai – senza una adeguata rappresentanza politica, che vuole una formazione d’alto livello (e formazione significa non solo studi – che ci vogliono, sia chiaro –, ma anche esperienza delle cose e della vita, non solo locale, e una visione storica non banale della Patria). E così il movimento operaio (oggi modificatosi, certo: ma il paese vive sul lavoro che produce ricchezza), abbandonato dalla sua cinica e machiavellica élite politica, riciclatasi al servizio dei dominatori neo-liberisti di turno o del salottismo pseudo-rivoluzionario, prima si è dato al leghismo e al berlusconismo ed ora, forse, approderà anche più a destra, una volta esauritesi il ciclo delle (salutari e imprenditorial-politiche) improvvisazioni politiche come Italia dei Valori e Grillo. La borghesia poi, in ogni sua espressione (piccola, media, grande, industriale o finanziaria o terriera, di prima, seconda o terza generazione), in quanto ceto di governo ha dato, e continua a dare, i frutti che vediamo quotidianamente: quelli del pressapochismo d’avanspettacolo, faccendiere, cortigiano e di provincia, oppure del familismo in canottiera celtica, dei più inconcludenti perfino sul piano amministrativo, se non per il veleno civico della xenofobia che è stato in grado di diffondere come un morbo. Il berlusconismo, del resto, è una sorta di apoteosi caricaturale della “brianzolità”, cioè di quell’impasto che vediamo pietrificato e cementificato in tutto quel villettume a Nord di Milano che fece inorridire il grande Gadda fin dal primo apparire.

5. Immaginiamo che una cittadina come Cantù dovesse dar vita ad una sorta di Repubblica Autonoma Nazional-Socialista del Mobile. Il suo impasto sociale potrebbe risultare il seguente: “goffratura” a 2,5 euro all’ora, in nero, agli immigrati magrebini (anche assimilati con diritto di voto amministrativo); cartolarizzazione made in “banca radicata sul territorio”, ma con “bond territoriali” anti-speculazione; protezionismo di quartiere dei mercati e delle filiere, ora del mobile ora del vitto ora di chissà che (dell’idroponica?), in vista della “conquista” distrettuale-di-rete dei mercati orientali, soprattutto cinesi, dove i lavoratori non hanno ferie, spesso non mangiano e talvolta nemmeno respirano: come da vulgata imprenditoriale comasca (però ci sono un milione di “nuovi ricchi” da “brianzolizzare”); “cattolicesimo sociale” votato alla povertà, perché “troppo ricchi” ora è brutto (almeno in pubblico e a meno che non si appartenga a certe cerchie), e ad un sano confessionalismo, ma caritativo (siamo tutti uguali, a scuola il grembiule deve coprire le brutte disparità sociali, che turberebbero i sonni dei piccini); introduzione graduale di una moneta locale, poniamo il Mobil, d’ebano, con l’effige D.O.C. del mobiliere (meglio di castano, che si produce in loco, e che all’occorrenza serve per riscaldarsi e dura nel tempo); sgombero forzato dei supermercati (Coop, ma non solo) che hanno “invaso” il territorio “nazionale” (quello che arriva alla provincia Monza-Brianza); e via di questo passo. E’ chiaro che, al di là della polemica locale e localistica, se ci trovassimo di fronte a tutto questo, e se tutto questo cominciasse ad ammiccare allo squadrismo d’importazione e di borgata, allora si tratterebbe dell’ennesimo fallimento dei nostri cosiddetti e auto-spacciantesi ceti dirigenti, di destra o di sinistra che essi siano e che attualmente governano (si fa per dire) il Paese.
Ché antifiascisti si è non solo, e direi non tanto (e comunque assai poco), nell’applicare alla lettera il dispositivo legale antifascista – per altro in un Paese dove la parola legalità sembra una bestemmia – o sdilinquendosi nel reducismo memorialistico, ma impedendo, con gesti e con politiche concrete e lungimiranti, che le condizioni del fascismo si ripresentino.