SENATO: LA PARTITA NON E’ CHIUSA

Senato, la partita non è chiusa

 

E’ calato il sipario sulla prima lettura della  legge di riforma (o meglio, di abolizione) del Senato, tra i fragorosi applausi degli entusiasti della demolizione della Costituzione, compresi quelli dell’ultima ora, quelli che erano partiti quanto meno dubbiosi, se non del tutto negativi ed hanno finito per dichiarare che l’8 agosto è una “data storica”.

E’ calato il sipario anche per i delusi, quelli che si aspettavano un dibattito di alto profilo ed un rafforzamento del Senato “delle competenze” e si sono trovati di fronte ad una discussione spesso impropria e ad una conclusione a dir poco “pasticciata” (si veda, per tutti, la chiarissima dichiarazione di voto di astensione, che peraltro in Senato è considerato come voto negativo, della Senatrice a vita Elena Cattaneo, riportata anche dalla “Stampa”).

Per noi, nonostante i presunti miglioramenti (si può davvero migliorare un pasticcio?), la conclusione è quella che abbiamo sempre paventato, con argomentazioni forse discutibili (come tutte le opinioni) ma non disprezzabili: invece di limitarsi ad eliminare i difetti del “bicameralismo perfetto”, si è puntato sostanzialmente alla creazione di una sola Camera vera, lasciando in piedi un Senato che non può essere razionalmente definito come “Senato delle autonomie” e che forse non può essere definito in alcun modo, fatto com’è di componenti non elettivi, destinati a svolgere poche funzioni, in posizione assolutamente subordinata rispetto alla Camera dei deputati e soprattutto a non avere un’identità precisa, avendo pochi poteri ma essendo dotati di alcune immunità; “Senatori” non compensati, se c’è davvero chi pensa che nel nostro Paese si andrebbe avanti a lungo senza ricorrere ad un compenso, ad una diaria, ad un qualcosa di tangibile che giustifichi i viaggi e la permanenza a Roma.

Certo, rispetto al testo iniziale, qualche piccolo aggiustamento è stato raggiunto, nel corso del dibattito al Senato. Ma se uno dei due relatori ha potuto definire il risultato con una parola che preferisco non richiamare, qualche dubbio dovrebbe sorgere perfino nella mente dei più osservanti e dei più recenti convertiti.

Noi conserviamo la nostra opinione; si poteva – e si doveva – correggere, ma non eliminando praticamente il ruolo del Senato; ci si poteva ispirare ad esempi più probanti e interessanti, come quello dei Paesi che, comunque la definiscano, dispongono anche di una Camera alta. Si poteva cogliere l’occasione per rafforzare la democrazia, in uno dei suoi più rilevanti assetti istituzionali, migliorando la qualità dei componenti, inserendo altre competenze professionali e scientifiche e così via.

Nulla di tutto ciò. Per contentino è stato promesso, comunque, un referendum, quando – fra l’altro – appariva assai dubbio che si potessero  davvero raggiungere i 2/3 necessari per impedirlo. In più si sono introdotte disposizioni sull’iniziativa popolare e sul referendum che non ci sembrano corrispondere ad esigenze di democrazia (perché mai aumentare il numero delle firme necessarie per proporre una legge di iniziativa popolare, tanto per fare un esempio?).

Mentre non si è mancato di rafforzare i poteri dell’esecutivo sull’agenda parlamentare.

Insomma, noi avevamo parlato, fin dalla manifestazione all’Eliseo del 29 aprile, di una “questione di democrazia”; ed hanno fatto il possibile per convincerci che avevamo ragione. Tanto più che resta ancora in piedi una legge elettorale che, così come approvata dalla Camera, toglierebbe ancora diritti ai cittadini ed alla rappresentanza, anziché restituirli. Ora tutti parlano della necessità di cambiare quel testo, che non si capisce come, perché e da chi sia stata votata, se è davvero così meritevole di essere modificato.

Ma anche questo dibattito non ci appare chiaro, apparendo, più frutto di accordi e di intese “impossibili” tra pochi, che non preannuncio di  migliorie vere, in senso democratico.

Restano ancora tre letture  – per la riforma del Senato – e ci dovrà essere, dopo le prime due, la pausa di riflessione prevista dalla Costituzione. Ci sarebbe il tempo per ripensamenti e cambiamenti di rotta, ma dobbiamo contare soprattutto sulle forze di chi intende ragionare, discutere, approfondire piuttosto che gloriarsi della conquista di un “trofeo”.

Insomma, il nostro impegno non verrà meno. Non ci sentiamo “sconfitti” e non abbiamo nulla da recriminare per quanto ci riguarda, essendo evidente a chiunque la coerenza delle nostre opinioni. Adesso studieremo le forme migliori per continuare il nostro lavoro e per condurlo, se possibile, al successo. Fin d’ora, però, voglio dire che il nostro intento non è quello di inasprire e “chiudere” il dibattito fra due fronti contrapposti. Siamo convinti che molti abbiano dei dubbi seri, anche fra quelli che hanno votato il testo conclusivo; e sono convinto che chi è stato contrario ab initio, non si farà convincere dal fatto che c’è stata una prima lettura; altrimenti, non si capirebbe perché la Costituzione ne abbia previste diverse, di letture, ed abbia richiesto una pausa di riflessione ed un quorum particolarmente elevato per il voto finale (senza referendum).

Dunque, bisogna prima di tutto insistere nel chiarimento, nell’esposizione delle ragioni di tutti, nel convincimento di chi è stato finora poco interessato o riluttante ad occuparsi di una simile questione. Concordo pienamente con ciò che ha detto, in una recente intervista, il prof. Zagrebelsky sulla necessità di evitare contrapposizioni  che finiscono per eliminare ogni spazio di discussione e di confronto. Se è vero che ci sono molti che, in una forma o nell’altra, non ritengono affatto chiusa la partita, è con questi che bisogna dialogare, così come con i cittadini un po’ distratti dall’estate e dalla propaganda, ma attenti, comunque, ai problemi ed alle tematiche della democrazia; che non si riducono solo al Senato, ma riguardano la legge elettorale, la partecipazione e la rappresentanza dei cittadini, il rispetto dei valori costituzionali.
Tra i quali – sia detto per inciso – ci sono anche quelli che riguardano le libertà sindacali e i diritti di associazione sindacale, chiaramente indicati dall’art. 39 della Costituzione.

Orbene, anche sul sindacato si può discutere, sui modi con cui oggi svolge il suo ruolo, sulla sua adeguatezza rispetto ai mutamenti sociali e così via, ma sempre col rispetto dovuto e senza manifestare intolleranze ed ironie che, a dire il vero, una volta erano prerogative (poco apprezzabili) della destra.

Anche se con un (giustificato) ritardo, voglio esprimere la nostra piena solidarietà (dico “nostra” riferendomi a tutta l’ANPI) a Don Luigi Ciotti, alfiere da sempre della lotta contro la mafia e per la legalità. L’infame minaccia va respinta con una più convinta e decisa azione di tutti, a partire dagli organismi governativi, nei confronti di tutte le mafie, quelle che stanno fuori e quelle che stanno “dentro”, al 41 bis. In questo impegno saremo fra i primi e naturalmente ci troveremo accanto, come sempre, al carissimo Don Ciotti, al quale auguriamo lungo e fecondo lavoro.
Restiamo sorpresi, comunque, del fatto che, a quanto risulta, sia mancata una tempestiva informazione delle dichiarazioni di Riina, almeno all’interessato. Anche sotto questo profilo, è evidente che – da parte degli organi competenti –  occorre molta attenzione e molta tempestività.

Carlo Smuraglia, Presidente nazionale Anpi

5 OTTOBRE – VISITA A MARZABOTTO

70° ANNIVERSARIO

 

ANCORA POSTI IN PULMAN!

 

Cari amici e compagni, LA STRAGE di Marzabotto durata dal 29 settembre al 5 ottobre 1944 è stata senza alcun dubbio la più violenta mattanza messa a segno dai nazisti in Italia, per ferocia e per numero di vittime. Coinvolse, oltre al Comune di Marzabotto, anche i Comuni di Grinzana Morandi e Monzuno e i morti furono 770.

Per ricordare il 70° della Strage, l’ANPI, Italia-Cuba e CGIL Camera del Lavoro di Como organizzano un viaggio a MARZABOTTO con visita nei luoghi dell’eccidio.

 

DOMENICA 5 OTTOBRE

Partenza da REBBIO – ORE 6,00

Il programma prevede il ritrovo al parcheggio di Rebbio (Cimitero) con partenza per le ore 6,00

arrivo a Marzabotto per le ore 10,00 partecipazione alla cerimonia in ricordo delle vittime che terminerà intorno alle ore 12,00.

Per il pranzo saremo ospitati in un capannone allestito dai responsabili dell’ANPI di Marzabotto che per l’occasione preparano il pranzo con il seguente menù:

antipasto di salumi affettati, polenta con ragù e salsiccia ( per eventuali vegetariani o per chi non mangia maiale: polenta e stracchino o farmaggi misti e insalata ), dolce, acqua, vino. 

Dalle ore 15,00 visita al Sacrario delle vittime. Il ritorno a Como è previsto intorno alle 21,00.

Il costo del viaggio comprensivo del pranzo è di € 25,00

 

Prenotazioni:

cell.  335 6056769      mail  anpi.como@alice.it

ERMANNO OLMI SULLA COSTITUZIONE

C’è un articolo che non è stato scritto alle origini della nostra Costituzione: non per dimenticanza, ma perché era già radicato in ciascuno dei padri costituenti. Costoro avevano l’onestà come primo comandamento. E con quel puntiglio hanno scritto tutti gli altri articoli.

Oggi è sceso il buio della indifferenza e della rinuncia alla propria dignità. Solo pochi sentono il dovere di tenere acceso il lumicino di una coscienza civile. 

Abbiamo appena trascorsa tutta l’estate con la riforma del Senato e per tutte le altre riforme che si faccia almeno in modo di tener presente una raccomandazione di Albert Camus: “Perché un pensiero cambi il mondo, bisogna prima che cambi la vita di colui che l’esprime. Che cambi in esempio”.

Ermanno Olmi, regista

ESPOSTO ALLA PROCURA DI VARESE

Da anpiseprio.wordpress.com

Esposto sulla vendita di aerei M346 ad Israele

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI VARESE
ESPOSTO-DENUNCIA
Noi, sottoscritti, Ugo Giannangeli, nato a Roma il 23/7/1949, residente a Veniano, via Fontanelle, 38; Filippo Bianchetti, nato a Bolzano il 27/11/1952, residente a Varese, viale Dandolo 29; Fiorella Gazzetta, nata a Varese il 4/10/1955, residente a Varese, viale Dandolo 29; Marco Varasio, nato a Sant’Angelo Lodigiano il 18/2/1987, residente a Milano, via Cadore 29; Giuseppe Orlandi, nato a Empoli il 17/2/1946, residente a Varese, via Aurora 4, in proprio e quali membri delle associazioni “ Comitato No M346 ad Israele”, “ Comitato Varesino per la Palestina” , “ Forum contro la guerra”, rete BDS Italia ( Boicottaggio, Disinvestimenti, Sanzioni verso Israele) , esponiamo quanto segue.
La legge 9/7/1990 n. 185 contenente norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento all’art. 1 prevede, tra l’altro, il divieto della esportazione verso Paesi in stato di conflitto armato, verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’art. 11 della Costituzione e verso Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’UE o del Consiglio d’Europa.
Nonostante questa chiara dizione il governo italiano in data 17/5/2005 ha sottoscritto un accordo di cooperazione militare con lo stato di Israele.
In particolare l’Alenia Aermacchi, azienda del gruppo Finmeccanica, con sede a Venegono superiore, ha concluso in data 19/7/2012 un accordo per la vendita ad Israele di 30 aerei M346.
Gli aerei M346 sono usualmente definiti “ addestratori” perché utilizzati per addestrare i piloti all’uso degli F35, ma, in realtà, con semplici interventi di armamento, sono anche utilizzabili come cacciabombardieri.
Rientrano, pertanto, nella categoria degli armamenti di cui all’art. 2 lettera g) L.185/90.
Israele è uno stato che, dal suo nascere nel 1948, ha continuamente affrontato conflitti armati con gli stati arabi confinanti, occupa illegalmente i Territori palestinesi e disattende metodicamente le risoluzioni ONU che gli intimano, tra l’altro, il ritiro dai Territori Occupati e il rispetto del diritto umanitario.
E’ stato accertato che Israele ha commesso ripetutamente crimini di guerra e contro l’umanità e quotidianamente viola il diritto umanitario e la normativa a tutela della popolazione sotto occupazione ( convenzioni de L’Aja e di Ginevra).
Limitandoci agli ultimi anni, la responsabilità di Israele è stata accertata dal rapporto della Missione di inchiesta delle Nazioni Unite presieduta dal giudice Goldstone in relazione alla “guerra” contro la popolazione di Gaza denominata “ Piombo fuso” del Dicembre 2008/Gennaio 2009 ( oltre 1400 uccisi, di cui oltre 300 bambini, migliaia di feriti, distrutte case, scuole, ospedali). Il rapporto Goldstone è stato fatto proprio anche dal Parlamento europeo il 10/3/2010.
Amnesty International ha accertato crimini di guerra e contro l’umanità commessi da Israele nell’ambito della “guerra” contro Gaza nel Novembre 2012 che ha ucciso oltre 200 Palestinesi ( “operazione Pilastro di difesa”, rapporto di Amnesty del 2013).
Il rapporto di una ulteriore indipendente organizzazione internazionale, Human Rights Watch, accerta e denuncia la quotidiana violazione del diritto umanitario nei T.O. ( rapporto del 2010). Solo a titolo esemplificativo: incarcerazione indiscriminata senza capo di accusa e quindi senza possibilità di difesa, continuamente prorogabile ( c.d. detenzione amministrativa); abbattimento di case, scuole, piantagioni (soprattutto oliveti); sottrazione di risorse idriche; diniego di concessioni edilizie; espansione coloniale nei Territori destinati allo stato di Palestina ; limitazione del diritto di libera circolazione attraverso centinaia di check points, by pass roads, per non dire del muro c.d. dell’apartheid; confisca di terre; una complessa normativa volta a discriminare la popolazione non ebraica.
Per quanto attiene, invece, alle condotte tenute in occasione delle guerre, i rapporti sopra citati denunciano gli attacchi deliberati contro i civili e contro obiettivi non militari (scuole, ospedali, autoambulanze); l’uso deliberatamente sproporzionato della forza per colpire la popolazione civile; l’uso dei civili come scudi umani; le detenzioni illegali di civili; la punizione collettiva della popolazione; la deliberata distruzione delle fondamenta della vita civile.
Si può concludere, pertanto, che Israele rientra ampiamente, per più titoli, nel campo dei Paesi cui dovrebbe essere inibita la vendita di armamenti ex art. 1 L. 185/90.
In palese violazione della normativa, invece, l’Alenia Aermacchi ha stipulato il contratto di cui si è detto e in data 9 luglio 2014, a guerra iniziata, ha consegnato i primi due aerei che sono decollati alla volta della base israeliana di Hatzerim.
A guerra iniziata perché dall’8 Luglio 2014 è in corso,infatti, come è noto, un ennesimo massiccio attacco contro la popolazione di Gaza (c.d. “Margine difensivo”), che già ora ha superato la violenza distruttiva di “ Piombo fuso”. Già oggi la popolazione di Gaza ( oltre 1.700.000 persone con la più alta densità abitativa del mondo) è senza acqua, senza energia elettrica, senza rifornimenti di viveri e medicine, in un territorio devastato dai bombardamenti aerei prima e dall’attacco di terra dopo. Mentre scriviamo gli uccisi sono oltre 1800 ( 86% civili), di cui circa 350 bambini ( dati UNICEF), migliaia i feriti, centinaia di migliaia gli sfollati. Tutto è voluto e preordinato: è stato affermato che è in fase di attuazione la c.d. dottrina Dahiya che teorizza l’uso sproporzionato della forza per infliggere sofferenza alla popolazione al fine di conseguire obiettivi politici. E’ esattamente l’antitesi del diritto umanitario internazionale.
Il 23/7/2014 è intervenuta una risoluzione del Consiglio dei diritti umani dell’ONU che ha riconosciuto che è in corso un conflitto tra parti non uguali e che le azioni non sono tra loro comparabili; ha condannato le operazioni militari israeliane poste in essere sin dal 13/6/2014 nei Territori Occupati; ha denunciato la violazione del diritto umanitario da parte di Israele; ha ricordato ad Israele gli obblighi del Paese occupante; ha intimato l’immediata cessazione dell’offensiva e ha istituito una Commissione di inchiesta. La risoluzione, come tutte le precedenti dal 1948 ad oggi, è rimasta disattesa.
E’ assolutamente certo che la Commissione, se e quando potrà essere operativa, accerterà anche in questo caso la commissione di crimini di guerra e contro l’umanità da parte di Israele, così come avvenuto col rapporto Goldstone per una strage di dimensioni ridotte rispetto alla attuale : il numero degli uccisi è già superiore, anche se mancano al conteggio tutti i feriti che moriranno per l’impossibilità di cure e tutti i cadaveri ancora sepolti sotto le macerie; per quanto riguarda la distruzione di immobili, in questa occasione, oltre a case, scuole ( anche dell’ONU) e ospedali, sono stati distrutti orfanotrofi e l’unica centrale elettrica della Striscia.
Nello stesso giorno della risoluzione ONU la ministra della difesa Pinotti, rispondendo, per conto della ministra per gli affari esteri Mogherini, ad una interrogazione parlamentare sulla palese violazione della legge n. 185/90 da parte del governo attraverso la fornitura di armamenti ad Israele, di fatto eludeva la domanda.
******
Alla luce di quanto esposto ci chiediamo come sia stato possibile autorizzare e non sospendere la consegna dei primi aerei a strage in corso.<
E’ verosimile che questi aerei siano attualmente operativi sul cielo di Gaza; in tal caso il governo italiano che ha autorizzato la consegna è divenuto complice della strage in atto, avendola favorita ed agevolata con la fornitura di ulteriore armamento, una vera e propria ipotesi di concorso.
Vi è una sola alternativa ipotizzabile : che l’Alenia Aermacchi, consapevole della gravità della situazione e quindi del rischio di vedersi negare l’autorizzazione dai competenti ministeri, non l’abbia richiesta. Si attenuerebbe così la responsabilità del governo ma l’Alenia incorrerebbe in pieno nelle ipotesi di responsabilità penale di cui agli artt. 23 e seguenti della L.185/90.
Gli accertamenti che ci accingiamo a chiedere potranno anche verificare il ruolo nella vicenda di Unicredit, l’Istituto bancario che finanzia l’operazione.
La “Dichiarazione per il settore della difesa” dell’Unicredit recita che questo istituto può operare solo in Paesi che ottemperano ai principali Trattati e alle principali convenzioni internazionali. Poiché la “Dichiarazione” di Unicredit fa riferimento anche alle armi nucleari, appare opportuno aggiungere e ricordare che Israele, pur detenendo un imponente armamentario nucleare (come ha denunciato a sue spese Vanunu!) non ha sottoscritto il trattato di non proliferazione delle armi atomiche ( coerentemente con la negazione di possederne). C’è da chiedersi, allora, come mai Israele si sia così allarmato quando un razzo è caduto nei pressi della base nucleare di Dimona.

Per le esposte ragioni, i sottoscritti chiedono che la Procura della Repubblica competente ( allo stato riteniamo competente quella di Varese in base alla dislocazione a Venegono Superiore della fabbrica Alenia Aermacchi da dove sono decollati gli aerei) voglia accertare:
-se Alenia Aermacchi ha chiesto l’autorizzazione ai ministeri competenti per la consegna dei due aerei
-in caso affermativo, come sia stato possibile concedere l’autorizzazione con l’azione militare in atto a Gaza e se l’autorizzazione non sia stata ottenuta con mezzi illeciti, anche alla luce delle precedenti indagini della Procura di Busto Arsizio che hanno coinvolto Finmeccanica e Agusta Westland per ipotesi di corruzione
-in caso negativo, vorrà il magistrato valutare se procedere nei confronti della Alenia Aermacchi e dei suoi responsabili in relazione alle fattispecie di cui agli artt. 23 e seguenti L.185/90 ( falsità di atti e commercio non autorizzato).

Si formula espressa richiesta di avviso ex art. 408 c.p.p. nella denegata ipotesi di richiesta di archiviazione.
Nominiamo difensore l’Avv. Marco Lacchin del foro di Varese, con studio in Varese, via Magatti
Si allegano i seguenti documenti:
1) Notizia della firma dell’accordo 19/7/2012 tratta dal sito del ministero della difesa
2) Notizia della consegna dei primi due velivoli tratta dal sito della Alenia Aermacchi
3) Attestazione della autorizzazione ad Unicredit a corrispondere un finanziamento di 469,2 milioni per la fornitura di 30 velivoli M346 ad Israele tratta dal sito di Unicredit
4) Risoluzione del Consiglio per i diritti umani del 23/7/2014 tratta dal sito ONU.
Varese, 4 Agosto 2014
Ugo Giannangeli Filippo Bianchetti
Fiorella Gazzetta Marco Varasio
Giuseppe Orlandi

LA GERMANIA RIAPRE LE INDAGINI SU SANT’ANNA DI STAZZEMA

La Germania riapre le indagini sulla strage di S.Anna di Stazzema

 

La corte federale di Karlsruhe ha annullato la decisione della procura generale di Stoccarda che, nel maggio dell’anno scorso, si era opposta alla riapertura delle indagini per la strage nazista di Sant’Anna di Stazzema.

Gli atti sono stati trasmessi alla procura di Amburgo, dove risiede l’ex SS Gherard Sommer, condannato in Italia all’ergastolo perché riconosciuto colpevole dell’eccidio che costò la vita a 560 tra uomini, donne e bambini che abitavano nel paese sulle montagne lucchesi.

L’articolo su:
http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2014/5-agosto-2014/stazzema-germania-ci-ripensa-riapre-indagini-strage-223693995610.shtml

SANT’ANNA DI STAZZEMA- 70° ANNIVERSARIO

A Sant’Anna di Stazzema un workshop sulla “Resistenza”

 

A seguito del protocollo d’intesa siglato da ANPI e Miur, si svolgerà tra il 4 e il 12 agosto a Sant’Anna di Stazzema un workshop sul tema “Resistenza”  che vedrà la partecipazione di trenta studenti delle scuole secondarie superiori.

Le giornate sono organizzate dal MIUR in collaborazione con il Museo della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema, l’ANPI e l’INSMLI (Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia).

Il risultato finale sarà la realizzazione di una esposizione dei lavori prodotti dagli studenti che si terrà il 12 agosto – anniversario della strage nazifascista avvenuta nel 1944 proprio a S.Anna –  alla presenza dei vertici del MIUR.

Per l’ANPI interverrà la vice presidente nazionale Marisa Ombra.

COMO, 8 AGOSTO

venerdì 8 agosto 2014 
Como, Broletto in piazza Duomo – dalle 15.30
 
GAZA – ISRAELE, TRA MEMORIA E IMPEGNO PER COSTRUIRE LA PACE
Preghiera per le vittime, interventi e testimonianze, banchetto informativo e di raccolta fondi
 

Oggi, mentre l’ intervento militare israeliano su Gaza continua ad uccidere civili, distruggere case e scuole, centrali elettriche, ed interi quartieri e villaggi e mentre razzi continuano ad essere lanciati da Gaza verso Israele, noi torniamo a chiedere con forza il cessate il fuoco. Per questo invitiamo le associazioni, i gruppi, le comunità , la popolazione in generale a partecipare venerdì 8 agosto 2014, presso il Broletto in piazza Duomo a Como per l’iniziativa COMO PER LA PACE Gaza-Israele: memoria e impegno per la Pace per far memoria e comprendere le tante cause e responsabilità  del conflitto attraverso gli interventi e le testimonianze che si susseguiranno dalle 16:30 alle 19:00.

Saranno previsti gli interventi di:
Safwat El Sisi, Associazione Benefica di Solidarietà con Il Popolo Palestinese Onlus
Francesco Vignarca, Rete Italiana Disarmo
Serena Baldini, Vento di Terra
Egidia Beretta, mamma di Vittorio Arrigoni

Alle ore 16:00 avrà luogo una preghiera per le vittime di questa guerra e di tutte le guerre in atto nel mondo.

Durante tutta l’iniziativa sarà  presente un banchetto di raccolta fondi per esprimere la nostra solidarietà concreta.

Per informazioni e adesioni:
Coordinamento Comasco per la Pace tel. 031-927644

segreteria@comopace.org

Hanno aderito: Acli Como, Arci Como, Associazione in Viaggio, Centro Culturale Islamico di via D. Pino, Comunità Turca di Como, Coordinamento Comasco per la Pace, L’altra europa per Tsipras – Como, Medici con l’Africa Como onlus, Paco- Sel Como, PCI – Como, PRC – Como, Parrocchia San Martino di Rebbio, Vento di Terra onlus ong.

LUTTO ALL’ ANPI

Il giorno 4 agosto è mancata la partigiana Carlotta Mufato. Ce ne dà la triste  notizia la sezione Anpi del Serpio, che ci invia anche un breve riassunto del suo contributo alla lotta di Resistenza.

 

Carlotta Mufato

Con la morte di Carlotta Mufato perdiamo una delle protagoniste della Resistenza a Guanzate e nel comasco.

 Era arrivata da Milano, sfollata assieme alle sue sorelle Antonia e Clara, ed aveva trovato una sistemazione nella cascina il Loc, dove si trovava anche la famiglia Clerici.

Al Loc operava uno dei gruppi di azione partigiana della 52° Brigata Garibaldi, guidato da Luigi Clerici, comandante partigiano che si distinse per innumerevoli azioni di lotta contro i fascisti ed i nazisti a sud di Como, prima di essere ferito in un conflitto a fuoco, catturato e barbaramente trucidato assieme a Elio Zampiero, suo compagno di lotta, il 20 agosto del 1944 di fronte al cimitero di Guanzate.

Con il Gap di Guanzate avevano anche frequenti rapporti il professore Adolfo Vacchi, l’ingegnere Luigi Carissimi Priori e Prassinotti, che ebbero un ruolo molto attivo nella Resistenza Comasca, a testimonianza che alla lotta partigiana partecipavano uomini e donne di diversa ispirazione politica e differente formazione culturale.

Nel gruppo di donne che abitavano al Loc e che direttamente od indirettamente hanno preso parte alla lotta partigiana, Carlotta Mufato aveva il ruolo di staffetta; era questo un ruolo pericoloso e difficile perchè negli ordini e nei materiali che portava ai diversi gruppi di azione partigiana che operavano nella zona di Como c’erano informazioni che, se fossero venute in possesso dei nazisti e dei fascisti, avrebbero messo in serio pericolo tutta la rete clandestina dell’organizzazione partigiana.

Bisognava essere non solo abili ad evitare le insidie del terreno,conoscere le abitudini dei fascisti e nazisti che presidievano il territorio, ma anche abili nel non dare nell’occhio.

Questo non è stato un gruppo di donne famose, il loro profilo non si trova su internet, oppure su Facebbok,Twitter o Linkedin, le loro gesta non sono studiate e raccontate, erano donne normali, come donne normali erano le decine di migliaia che hanno preso parte alla lotta contro gli occupanti nazifascisti durante la Resistenza.

Eppure queste donne, che facevano parte di questo gruppo furono esposte alle rappresaglie dei fascisti per il loro impegno politico e di solidarietà umana, hanno conosciuto la vita dura del carcere ed hanno subito torture inumane, come quelle subite da Gioconda Clerici, sorella di Luigi, sono state pestate, seviziate con violenza inaudita e con sordido sadismo, private della loro dignità umana, ma nonostante questo brutale trattamento seppero resistere al dolore ed alla sofferenza e proteggere con il loro silenzio i compagni più esposti nella lotta partigiana.

I torturartori erano Colesella e Saletta, dell’Ufficio Politico Investigativo della Questura di Como, che si resero protagonisti degli episodi di tortura più obbrobriosi.

Se c’è un esempio del ruolo delle donne nella Resistenza, la storia di questo gruppo di donne di Guanzate, che favevano parte del gruppo di azione partigiana della 52° brigata Garibaldi del LOC, ne è una testimonianza.

Per il loro coraggio, la loro abnegazione, il loro sacrificio, e sopratutto per la loro determinatezza, con la quale portavano avanti gli ideali di libertà e di giustizia che venivano calpestati quotidianamente dai fascisti e dai nazisti.

Bisognerebbe riscrivere la storia del Loc di Guanzate, e di questo gruppo coraggioso di donne che con le loro azioni seppero essere di esempio alle future generazioni.

Per non dimenticare e per ricordare, ancora oggi, che la nostra libertà e la nostra democrazia non sono state concesse da nessuno, ma sono state conquistate attraverso una guerra di popolo contro il nazifascismo.

Donne come Carlotta Mufato seppero interpretare il sentimento profondo del nostro popolo oppresso e martoriato e seppero schierarsi dalla parte giusta, senza calcoli meschini nè interessi personali, ma spinte da ideali antifascisti che avevano radici profonde nel loro modo di essere nella vita di tutti i giorni.

Grazie Carlotta per il tuo contributo alla lotta di liberazione ed alla nascita della nostra Repubblica democratica ed antifascista.

 

Anpi Seprio

5 agosto 2014