LA FRASE

Il fascismo è il governo che si merita un’Italia di disoccupati e di parassiti ancora lontana dalle moderne forme di convivenza democratiche e liberali, e che per combatterlo bisogna lavorare per una rivoluzione integrale, dell’economia come delle coscienze.

Pietro Gobetti
(Scritti Attuali, 1945)

CONCORSO FOTOGRAFICO

Spaziogiovani N’dual’è e le associazioni Erbattiva e Pianeta Music School ti invitano a partecipare al
 
concorso fotografico
“UNA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO. Come i giovani vedono il lavoro”.
 
Questo concorso vuole stimolare i partecipanti a rappresentare in modo creativo il mondo del lavoro. Possono essere rappresentati scatti che rappresentano persone singole o in gruppo, metafore riguardanti qualsiasi tipo di lavoro e mansione, fotografie che raffigurino oggetti che lo rappresentino, oppure un confronto artistico tra l’autore e il soggetto.
 
Il concorso è gratuito e rivolto a tutti i giovani tra i 16 e i 35 anni. Le categorie di concorso previste sono:
(1)COLORE E ELABORAZIONI – (2)BIANCO E NERO.
I lavori presentati saranno giudicati da una giuria tecnica costituita da 3 esperti e dalla giuria popolare, tramite l’utilizzo del social network Facebook.
 
LE FOTO DOVRANNO ESSERE CONSEGNATE A SPAZIOGIOVANI
ENTRO E NON OLTRE LE 21.OO DI LUNEDI’ 16 APRILE 2012, PENA L’ESCLUSIONE DAL CONCORSO.
 
La consegna dei premi avverrà a Erba durante la festa del 1°maggio in Piazza Vittorio Veneto (Piazza mercato), organizzata dalle associazioni Erbattiva e Pianeta Music School, alle ore 18.00.
 
Durante la festa tutte le fotografie verrano esposte in piazza.

LA SCOMPARSA DI MIRIAM MAFAI

Addio Miriam, una vita per la democrazia

Il 9 aprile si è spenta a Roma Miriam Mafai. Aveva 86 anni. I funerali si svolgeranno l’11 aprile, alle ore 12, nella sala della Promoteca in Campidoglio.

“Con grande dolore, l’ANPI apprende della scomparsa di quella donna straordinaria che fu Miriam Mafai”, inizia così una nota della segreteria nazionale dell’Anpi che ricorda come “dotata di un altissimo temperamento morale e passione civile, di una notevole cultura e di un brillante spirito critico – espressi in tutte le sue esperienze d’impegno, dalla Resistenza – fu staffetta a Roma – al giornalismo, alla politica.

“Miriam Mafai – si ricorda – è stata protagonista di tante lotte tese a realizzare nel Paese una democrazia effettivamente compiuta: in particolare quella per i diritti delle donne ed anche, nella sua costante e coerente visione, quella per una sinistra matura, specchio delle sue radici, ma rivolta al futuro.”

L’ANPI, “nello stringersi al dolore dei suoi familiari, amici, colleghi, auspica che il ricordo di Miriam si traduca in un rinnovato impegno di tutti i sinceri democratici a costruire, sempre, ogni giorno, un Paese migliore, un Paese di cittadini liberi e responsabili, nel segno di tutti coloro che come Miriam dedicarono la giovinezza proprio per quel Paese, risanato civilmente e appassionato di futuro: le partigiane e i partigiani.” 

NORI BRAMBILLA AL FAMEDIO

Mercoledì 4 aprile, al Famedio del cimitero monumentale di Milano si è svolta la cerimonia per la traslazione di Nori Brambilla Pesce che ci ha lasciato il 6 Novembre 2011.

Nori riposerà così accanto a Giovanni Pesce cui è stata legata per la sua intera vita.

Pubblichiamo qui di seguito l’intervento di  Roberto Cenati, presidente ANPI provinciale di Milano

Cara Nori,
siamo tutti qui ad accompagnarti in questo tuo ultimo viaggio al termine del quale riposerai accanto al tuo compagno di lotte e di vita, Giovanni Pesce che ci ha lasciato nel mese di luglio di cinque anni fa.

In questo nostro ultimo ma non definitivo commiato (perché sarai e sarete sempre nei nostri cuori) mi tornano in mente non soltanto il tuo contributo che, come donna, hai dato alla Resistenza con la tua militanza prima nei Gruppi di Difesa della Donna, poi nella 3° Gap dove hai avuto modo di conoscere e di combattere a fianco di Visone e i drammatici mesi trascorsi nel lager di Bolzano dopo il tuo arresto del 12 settembre 1944, ma quella bellissima  foto del tuo matrimonio con Giovanni Pesce che compare nel tuo libro autobiografico Pane bianco. Tutti i partecipanti, ritratti alla Casa del popolo in via Andrea del Sarto, sede della sezione Venezia del PCI, protagonisti della Resistenza milanese, come Giovanni Brambilla, Francesco Scotti, Alessio Lamprati, Bruno Felletti   hanno la gioia stampata sul viso, pur nelle ristrettezze economiche di quel tempo.

Milano era ferita dalla guerra, dai bombardamenti, dalla fame. “Non possedevamo nulla – ricordavi – ma avevamo tanta gioia e speranza. Eravamo davanti a un’epoca nuova. Eravamo liberi, eravamo felici”.
“Talvolta eravamo delusi – scrivevi nella tua autobiografia – avevamo vinto la nostra guerra di Liberazione e credevamo che la nostra vittoria avrebbe coinciso con il cambiamento, sia pure graduale, delle strutture economiche e sociali del paese, così da eliminare le ingiustizie contro le quali avevamo combattuto. Non pensavamo certo a un ritorno della cosiddetta democrazia prefascista. Ci eravamo illusi? Forse sì. Ma quello fu il periodo più bello della nostra vita, e non solo perché eravamo giovani, ma perché fu il più onesto, il più pulito e soprattutto perché avevamo un obiettivo”. Che differenza Nori tra quegli anni e il periodo in cui oggi viviamo, nel quale registriamo la caduta sempre più preoccupante del costume sociale e dell’etica pubblica, nel quale si  celebra ogni giorno, il rito della provvisorietà, dell’effimero, dell’egoismo, del successo, della scomparsa  della solidarietà, della politica posta al servizio di interessi di parte e non del bene comune.

Il forte monito che ci viene da chi ha combattuto nella Resistenza, unicamente animato dall’interesse generale, è quello di considerare la politica non come una “cosa sporca”, ma come qualcosa che ci deve riguardare direttamente.

La “cosa pubblica” è noi stessi, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro mondo e ogni sua sciagura è sciagura nostra. E le donne, con la loro partecipazione alla Resistenza si sono conquistate quel diritto di voto, sino ad allora negato, presupposto indispensabile per contare e pesare nella vita pubblica. In una tua intervista rilasciata al quotidiano “Il Giorno” il 15 marzo 2006 raccontavi con commozione della prima volta in cui votasti, alle amministrative del maggio 1946: “Avevo 23 anni – dicesti – e mi ricordo quel giorno come una svolta importante. Il voto, nessuno ce lo aveva regalato. Noi che stavamo nella Resistenza ne avevamo parlato spesso tra noi. Del voto e degli altri diritti  che fino a quel momento non avevamo come donne. Trovarmi con la scheda in mano fu una grande emozione – dichiarasti  – ho ancora in mente la netta sensazione delle mani che mi tremavano mentre la prendevo”.

E’ la stessa emozione che provò Giovanni Pesce quando decise di andare a combattere in Spagna con le Brigate Internazionali, a soli 18 anni, deciso a non rinunciarvi per nessuna cosa al mondo, perché combattere per la Spagna voleva dire battersi per un cambiamento politico nel nostro Paese che stava vivendo i tragici anni della dittatura fascista. E la Spagna caro Giovanni, ti rimase nel cuore, perché ha rappresentato il richiamo per eccellenza ai più alti ideali di tutto il Novecento ed ha contribuito a  formare i quadri, i dirigenti  che hanno continuato la lotta contro il nazifascismo, quando sono ritornati nei loro rispettivi Paesi, come è accaduto a te che ti conquistasti per i tuoi straordinari meriti la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Questi erano i valori che hanno fatto di voi dei punti di riferimento indispensabili e indimenticabili per tutti noi e che avete trasmesso con instancabile passione  alle giovani generazioni come dirigenti dell’ANPI milanese e nazionale. E Giovanni Pesce alla domanda su cosa avrebbe detto ad un giovane diciottenne di oggi, per orientarlo politicamente e moralmente, così rispondeva, nel suo libro “Visone” un comunista che ha fatto l’Italia: “Gli

direi quello che hanno detto a me allora. Di avere fiducia e di coltivare la speranza. E’ una formula semplice ma efficace. La fiducia si conquista con la lotta quotidiana ma è anche una fede; la speranza è il motore che ti fa andare avanti. Ho ancora fiducia e speranza. Ho vissuto sempre così e morirò così”.

Siete stati affettuosamente legati per oltre 62 anni: ora riposate in pace, uno accanto all’altro, insieme per sempre. Ma noi non potremo concederci il lusso di riposare. Abbiamo un preciso dovere: continuare la vostra battaglia per riaffermare i valori dell’antifascismo, per la difesa e l’attuazione della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, per una società più libera e più giusta.

Grazie Nori, grazie Giovanni per tutto quello che avete fatto per noi.





LETTERA DA UN’ISCRITTA ALL’ANPI

Care, cari voi,

due sere fa e’ morto a Roma Rosario Bentivegna, grande figura della Resistenza italiana.
Avevo avuto la fortuna di conoscerlo e di ascoltare la sua testimonianza nel 2009.

Volevo ricordare che il tempo stringe. Un’occasione per incontrare alcuni di questi protagonisti del nostro tempo sara’ l’assemblea europea della Resistenza a Correggio, vicino a Reggio Emilia, da venerdi’ 20 a domenica 22 aprile. Io ci vado.

Ci saranno esponenti della resistenza tedesca, francese, lituana e naturalmente italiana. Ed Esther Bejarano, un’ebrea tedesca, che ha suonato il violino nell’orchestra di Auschwitz e oggi gira il mondo cantando brani della Resistenza e della tradizione ebraica. Da qualche anno suona con la posse hip-hop (!) Microphone Mafia, con cui si esibirà a Correggio sabato 21 aprile.

Trovate il programma qui:

Qui l’elenco delle/dei testimoni:

Fate anche voi pubblicita’ all’iniziativa, per favore.

NB: c’e’ la possibilita’ di dormire gratis in una struttura attrezzata!

Ciao

Antonella
iscritta Anpi di Dongo

ADDIO A BENTIVEGNA

Il cordoglio dell’Anpi per la scomparsa di Rosario Bentivegna

Il 2 aprile è scomparso Rosario Bentivegna, “Sasà”, il gappista “Paolo”, protagonista dell’azione di via Rasella a Roma.
Bentivegna, partigiano e medico, medaglia d’argento al valor militare, era membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI Nazionale e presidente
onorario dell’ANPI di Roma. In giugno avrebbe computo 90 anni.

La storia dell’attentato di via Rasella, insieme a tante pagine della vita di Bentivegna, è raccontata (con tanta documentazione) nel bel
libro dello stesso Bentivegna “Senza fare di necessità virtù”.

“Con la scomparsa di Rosario Bentivegna, “Sasà”, partigiano e componente della Presidenza Onoraria dell’ANPI Nazionale, perdiamo un protagonista della Guerra di Liberazione dal nazifascismo”. Inizia così una nota del Comitato nazionale dell’Anpi che interpreta il cordoglio di tutta l’associazione e di tutti gli antifascisti italiani.

“Noto ai più per aver preso parte all’azione in Via Rasella a Roma il 23 marzo 1944, Bentivegna, con il nome di battaglia Paolo, fu dapprima vicecomandante militare della IV zona garibaldina (Roma centro), poi comandante del Gruppo di Azione Patriottica (GAP) “Carlo Pisacane”, e
infine sempre comandante nella zona dietro il fronte tedesco di Cassino fino al 5 giugno 1944″.

“Animato da profondi e incorruttibili ideali democratici – sottolinea il Comitato nazionale dell’Anpi – ha dedicato la sua intera esistenza alla trasmissione dei genuini valori che sostanziarono la Resistenza: pace, uguaglianza, libertà. Carattere fermo, ma infinitamente
generoso, aveva il dono della chiarezza e dell’intransigenza, oltreché di un’affilata e feconda ironia che spesso attraversava i suoi scritti. Un uomo limpido, ecco l’espressione più adatta a definirlo”.

“L’ANPI tutta esprime il più sentito e profondo cordoglio per questa dolorosissima perdita e si stringe attorno ai familiari di “Sasà”, il cui ricordo
vivrà forte in tutte le coscienze sensibili come esempio e stimolo a compiere ogni giorno il dovere più importante: la realizzazione di un Paese pienamente democratico e antifascista.

VERGOGNA!!!

Genova dedica strada a militante destra

Citta’ guidata dal centrosinistra ricorda una vittima Msi degli anni di piombo.

 
ANSA – GENOVA, 3 APR – Il Comune di Genova, amministrato dal centrosinistra, ha intitolato un viale a un militante della destra sociale, Ugo Venturini, ucciso negli anni Settanta a Genova mentre stava seguendo un comizio dell’Msi. Per il capogruppo Pdl in Senato, Maurizio Gasparri, intitolare una via a Venturini e’ stato ”un fatto di alto valore morale e simbolico”. La presidente di Giovane Italia, Giorgia Meloni (Pdl), ha parlato di ”passo in avanti” verso ”una memoria nazionale condivisa’

LETTERA APERTA AL QUOTIDIANO LA PROVINCIA

LETTERA APERTA AL QUOTIDIANO “LA PROVINCIA” DI COMO

I 120 anni de “La Provincia” luci e ombre

Il giornale La Provincia compie oggi 120 anni di vita. E’ un avvenimento degno di considerazione ed è auspicio di nuovi successi. Nell’elogio che fanno gli attuali protagonisti del giornale non si può non notare una svista macroscopica: manca del tutto una doverosa autocritica per l’atteggiamento servile tenuto da La Provincia durante il periodo fascista, nei confronti dei gerarchi locali e nazionali responsabili di gravi violenze, intimidazioni e financo di omicidi.

Il giornale La Provincia, per anni, fu una ripetizione anzi diremmo fotocopia del periodico fascista “Il Gagliardetto” che riportava gli avvenimenti politici a uso e consumo del P.N.F.. Non si nega che le cronache di cavalli imbizzarriti, frenati da volenterosi e dai carabinieri, sulle pubbliche vie , come la narrazione di avvenimenti festosi e luttuosi fossero inappuntabili, resta il fatto che la vita sociale e politica era dipinta in nero orbace.

Due fatti.

Il 7 agosto 1923, a Canzo durante un comizio del Cav. Baragiola, console della 3° legione della Milizia fascista, un contadino del luogo tale Pina Miro, rimbrottato dai camerati fascisti perché chiudesse la falce fienaia, con gesto imprevedibile colpì, con la stessa, il braccio sinistro del Baragiola, a cui in seguito lo stesso braccio fu amputato. Il Pina fu immediatamente ucciso con un colpo di revolver da un fascista, rimasto sempre ignoto.La Provincia nelle cronache dell’8, 9, 11 agosto diede del fatto una versione giustificatoria dell’omicidio, dando spazio solo al ricovero e all’operazione chirurgica del Baragiola e alla grande solidarietà del popolo fascista.

Il Pina Miro non fu nemmeno chiamato per nome; per La Provincia, era un tale, il feritore, l’uomo armato di falce, di cui era chiaro l’accanimento e la ferocia.

Il giornale L’Ordine che aveva dato una versione obiettiva e reclamava la punizione dell’uccisore di Pina, fu accusato di fomentare disordine e la sua sede fu devastata dai fascisti insieme a quella del Partito popolare, la sera del 9 agosto dello stesso anno. Dei fatti La Provincia fece una cronaca scarna senza nominare i responsabili fascisti, invece ben noti.

E’ assodato che l’operazione fu ordinata dallo stesso Mussolini.

Nulla fu detto della aggressione ad Abbondio Martinelli e a don Primo Moyana e successivi misfatti!

Ma la cosa più grave, “secondo caso”, fu l’attacco a Giancarlo Puecher fucilato dai fascisti a Erba il 22 dicembre 1943; unica vittima degli arrestati nell’erbese per ordine dei gerarchi di Como e di Erba. La cronaca dei fatti, che andrebbe tutta riprodotta apparve sul numero 8 del 1944 ( Direttore Giorgio Aiazzi ) Il titolo: Il Puecher era un delinquente reo di parecchi gravissimi delitti.

Dopo un elenco dei capi di imputazione tutti falsi per dichiarazione degli storici, di Giancarlo Puecher cattolico patriota che cadde sotto i colpi dei suoi carnefici gridando “Viva l’Italia, si dice sul giornale “Dimentichiamo il nome di questo giovane scellerato e sia a tutti di sollievo il pensiero e la certezza che ben altri giovani hanno immolato la vita per questa nostra patria adorata.

Puecher, alla luce chiara dei fatti…… era un delinquente pericoloso che agiva per cosciente spirito anti italiano, traviato e ridotto ad una vita di aberrante bassezza morale, anche per colpa della pessima educazione ricevuta”.

Giancarlo apparteneva a famiglia borghese, cattolica educato da una zio arcivescovo e dal parroco di Pontelambro don Giovanni Strada.

Sembra che il brano, orrendo, fosse ispirato se non scritto dal Prefetto Scassellati, disperato difensore della R.S.I. di cui conosceva la debolezza. Crudele e subdolo dopo la liberazione fuggì in America Latina, evitando la fucilazione riservata ad altri gerarchi, dopo regolari processi.

Di questi e altri fatti mai condannati, anzi esaltati, cosa si dice nelle encomiate celebrazioni odierne? Il bandito Puecher, è la prima medaglia d’oro della Resistenza, ma pochi anni fa La Provincia, in un articolo di Festorazzi, che aveva raccolto chissà quale chiacchiere, l’aveva definito pavido e pronto al tradimento dei suoi ideali di libertà “una risposta dell’Istituto di Storia Contemporanea a firma del prof. Corbetta” non trovò spazio sul giornale.

Luce e ombre. Anche delle ombre ( e che ombre! ) si deve dare contezza. I brindisi di oggi non sono tutte allegrezza; oppure dei 120 anni sono solo 100 o 95 quelli da ricordare?

Il comitato provinciale Anpi di Como