TAGLIA LE ALI ALLE ARMI

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PER BATTERE LA CRISI SERVONO ALTRE ARMI
L’Arci continua con nuove iniziative Taglia le ali alle armi, la campagna di sensibilizzazione contro l’acquisto degli F35.
Affissi a Como e a Cantù una serie di manifesti per Tagliare le spese militari liberando risorse da investire sui giovani, sul lavoro e  lo stato sociale.
Dal 25  febbraio 2012, data in cui molti cittadini italiani si sono mobilitati in più di 100 piazze del Paese per chiedere al Governo e al Parlamento di cancellare il programma di costruzione e acquisizione dei cacciabombardieri F35, continua la  campagna  Taglia le ali alle armi promossa da Arci, Tavola della pace, Rete Disarmo e Sbilanciamoci. Nonostante le mobilitazioni popolari, nonostante ci si trovi a vivere una situazione di crisi in cui  la disoccupazione è in aumento, il governo taglia le risorse destinate a scuola, pensioni  ed assistenza sociale, nonostante il terremoto non abbia di certo recato beneficio al Paese, nonostante quanto espresso nella Costituzione della Repubblica Italiana, il programma per l’acquisto degli F35 prosegue. Lo scorso 16 maggio al Senato è stata aperta la discussione sul disegno di legge delega che avrebbe dovuto tagliare la spesa militare. Anche se il numero degli F35 passerà da 131 a 90 e i soldati da 190.000 a 150.000, non si tratta di una proposta che riduce le spese militari: al contrario, la proposta che il  Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha presentato in Parlamento per la revisione delle Forze armate comporta un chiaro aumento della spesa pubblica e della spesa militare (10 miliardi di euro per l’acquisto degli F35 e 30-40 miliardi di euro per la loro gestione e manutenzione) e disegna  una riforma che costerà più di 23 miliardi di euro. Il  disegno di legge delega è stato presentato unicamente  dal Ministro della Difesa, non è stato concordato con gli altri Ministri e non riporta la firma del presidente del Consiglio dei Ministri. Nel documento sono contemplate: la riduzione del  personale della Difesa a favore dell’acquisto di nuove armi, la deviazione di alcuni costi del personale su altre Amministrazioni, la gestione in prima persona, da parte del Ministro, della riduzione del personale militare e civile senza che ai militiari venga applicata la riforma delle pensioni appena approvata , una grande flessibilità gestionale di bilancio che comprende che  gli introiti ricavati dalla vendita delle infrastrutture militari da dismettere contribuiscano ad aumentare unicamente  il bilancio della Difesa e che gli  interventi di Protezione civile delle FFAA divengano a pagamento a piedilista direttamente alla Difesa. Il ministro, inoltre, propone di  incaricarsi direttamente della vendita  ad altri Paesi  delle armi da dismettere e  chiede proroga annuale del termine entro cui realizzare la riforma perchè il piano economico  presentato è talmente vago e difficilmente realizzabile  che   il termine entro cui realizzare la riforma e le modalità di ammortizzamento delle  spese non sono al momento  definibili. Ancora una volta, dunque, si continua a percorrere la strada dello spreco di risorse per programmi militari pluriennali e mastodontici, pensati per contesti diversi, incapaci di garantire Pace e sicurezza contrari allo spirito della nostra Costituzione, si soggiacere delle scelte politiche agli interessi economici particolari dell’industria a produzione militare e dei vantaggi che essa crea per pochi gruppi di privilegiati.
Ancora una volta non vengono utilizzate risorse per le necessità vere del paese: rilancio dell’economia, ricostruzione dei luoghi colpiti da disastri naturali, sostegno all’occupazione, alla ricerca, all’istruzione e alla sanità pubblica.  Inoltre  esprimiamo con determinazione la necessità di rivedere il nostro modello di difesa adattandolo ai tempi, in una prospettiva europea  in grado di contenere la spesa pubblica nazionale dedicata alla Difesa. Infine, la Tavola della pace ha deciso di lanciare, a partire dal 2 di Giugno, una raccolta firme per chiedere al Governo di concentrare la propria attenzione sull’elaborazione di politiche sul lavoro anziché  sulle spese militari. La raccolta firme si chiama Lavoro, Non Bombe!  Parte del testo della raccolta firme recita: «Milioni di persone in Italia non hanno un lavoro dignitoso. Milioni di persone nel mondo vivono nella miseria sotto l’incubo delle bombe. Bisogna cambiare strada. Tagliare le spese militari per liberare risorse, investire sui giovani, sul lavoro e lo stato sociale. Questo chiediamo alla politica e alle istituzioni. Per ritrovare un po’ di pace, per uscire dalla crisi insieme, più liberi ed eguali».

Tutti i cittadini sono invitati a firmare la petizione sul sito http://www.perlapace.it oppure su http://www.facebook.com/LavoroNonBombe.
ArciLombardia – Comitato provinciale di Como

NO TAV, LA LOTTA NON SI ARRESTA

Non si arresta, a un anno dagli sgomberi del presidio che si oppone alla Torino-Lione, la lotta del movimento No Tav. Il 27 giugno ci sono stati nuovi tafferugli fra i rappresentanti del movimento e le forze dell’ordine.

Ieri a Novi un’affollata assemblea tra i rappresentanti No Tav, No Terzo Valico e No Gronda.

Riportiamo qui sotto un articolo tratto da Il Secolo IX di ieri.

Il 27 e 28 luglio, ad Arquata Scrivia, ci sarà la festa del Movimento.

Novi – Un no ribadito da oltre duecento persone all’assemblea di Novi, un rapper genovese che dedica un video al No al terzo valico e un’insegnante genovese (Mariantonietta Di Capita del Comitato “Proteggiamo Villa Sanguineti”) che scrive al sindaco di Genova Marco Doria esprimendo la sua “delusione” per le scelte del comune di Genova sul Terzo Valico.

Si rinsalda l’alleanza dei movimenti No Tav, No Terzo Valico e No Gronda, espressa con i “numeri” nella manifestazione dei 4000 di Arquata Scrivia dello scorso 26 maggio. Per ottobre è stata decisa un’altra manifestazione che si svolgerà a Voltaggio, in Val Lemme, in uno dei luoghi simbolo «dove vi sono i cantieri fantasma dei fori pilota chiusi e abbandonati da ormai quindici anni».

Dopo l’assemblea svoltasi al Foral di Novi Ligure per l’assemblea popolare del Movimento NoTav – Terzo Valico con la partecipazione di oltre 200 persone, i comitati e i loro esponenti hanno tracciato un bilancio delle iniziative svolte fissando la continuazione della mobilitazione anche nel periodo estivo «per continuare l’opera di sensibilizzazione informazione con l’organizzazione di assemblee pubbliche, banchetti e volantinaggi».

Ci sarà anche una festa del movimento (27 e 28 luglio) ad Arquata Sc rivia, «l’unico comune – hanno sottolineato i comitati – che ad oggi si è schierato con atti formali contro l’alta velocità». Il sindaco di Arquata e la sua giunta erano stati alla manifestazione di maggio e pochi giorni dopo il comune aveva espresso il parere contrario al piano del terzo valico.

Da Il Secolo IX, 28 giugno 2012

FESTA ANTILEGHISTA!

Promemoria: sabato 30 giugno e domenica 1 luglio a Cunardo, loc. Camartino

la seconda Festa Popolare Antileghista!

ti chiediamo di diffondere ai tuoi contatti e ovviamente di venire alla festa

Negli anni passati, il leghismo ha cercato di trasformare le tradizioni locali in una specie di folklore farsesco, a cui nessuno crede più. Anni di retorica tradizionalista, anni in cui il carroccio ha creato un proprio sistema di potere, con al centro Varese. Anni che ora sono finiti.
A questa cultura di partito, strumento per dividere, governare e fare affari, noi preferiamo una cultura popolare genuina, libera, rispettosa di sé e degli altri.
Una cultura attenta ai luoghi in cui vive, cosciente del proprio passato quanto del proprio futuro, generosa, accogliente.
Ci raccontavano che il problema delle nostre terre era il “diverso”, il “terrone”, lo “straniero”. E tanti ci credevano. Ora è evidente che i problemi sono altri: la casta politica, intenta ai propri affari; l’economia e la finanza, che governano in nome del proprio profitto; la lotta di tutti contro tutti per la ricchezza, che ha peggiorato le nostre condizioni di vita, deteriorando l’ambiente e la salute, la vivibilità dei paesi, la qualità dei prodotti e del cibo, le paghe e le condizioni di lavoro.
Ci raccontino ancora, mentre si riempiono le tasche, che il nostro problema è l’immigrazione. Che la soluzione sono la discriminazione e la disuguaglianza.
Per noi no. Noi pratichiamo la solidarietà, l’uguaglianza, l’equità fra tutti gli esseri umani.
Il leghismo blaterava di territorio e di regionalismo, ma non si è mai opposto alle peggiori opere di inquinamento e devastazione imposte dallo Stato alle popolazioni locali, anzi le ha accolte come una manna. La nostra regione è una colata di cemento continua: chi ci guadagna?
Noi no. Noi crediamo in un rapporto coi territori in cui viviamo che sia di simbiosi e non di sfruttamento. Che sia di cura, non di svendita. Che sia di custodia per le generazioni a venire, non di consumo scellerato.
L’anno scorso abbiamo incontrato tantissime persone stanche di sopportare l’arroganza, il razzismo e le falsità del leghismo. Quest’anno vogliamo raddoppiare il nostro impegno ed abbiamo organizzato due giorni di Festa Popolare Antileghista. Di nuovo un’occasione di incontro, solidarietà e scambio di idee. Di nuovo un appuntamento con buona cucina, musica, giochi, cultura, divertimento. Sarà una festa nel segno dell’uguaglianza e della libertà: sarà quindi una festa antileghista, senza spazio per i nazionalismi, né per le bandiere politiche e di partito.
Ah! Dimenticavamo di “dire la nostra” sulle ultime vicende di chi gridava “Roma ladrona”: se proprio nei ministeri e nel parlamento romani la Lega Nord accumula denaro per comprare lingotti d’oro e diamanti, o per investire all’estero… noi già immaginavamo che avrebbero scelto la Tanzania, perché il piatto tipico di quel paese è… la polenta!

Né italiani, né padani, ma esseri umani.
Festa Popolare Antileghista 2012. Tutta un’altra storia.

PROGRAMMA DELLA FESTA
Sabato 30 Giugno e Domenica 1 luglio
Cunardo 21035 (VA) – presso l’Oasi – Via Giacomo Leopardi – località Camartino.
Arrivando sia dalla Valganna sia dalla Valcuvia seguire le indicazioni per Ferrera e poi Camartino.
Struttura coperta in caso di pioggia
SABATO 30 Giugno
– ore 13 PRANZO a base di prodotti locali;
– dalle ore 16 PALIO ANTILEGHISTA di giochi popolari a squadre, con lancio del tronco, tiro alla fune, corsa coi sacchi e tiro al bersaglio. Iscriviti dalla nostra pagina facebook o manda una mail a festa.popolare@hotmail.it;
– ore 20 CENA a base di prodotti locali;
– dalle 21.30 MUSICA E CANTI POPOLARI con i “Ciapa No” (folk popolare dal profondo nord) ed i “Briganti” (pizziche, tarantelle, canti d’amore e di lotta dal sud);
DOMENICA 1 Luglio
– ore 13 PRANZO a base di prodotti locali;
– dalle ore 15 GIOCHI PER BAMBINI;
-ore 16 DIBATTITO “LA PROVINCIA DI VARESE AI TEMPI DELLA LEGA” fra cemento e comitati d’affari. Rapporti tra Lega Nord e industrie varesine di armamenti, Pedemontana, privatizzazione dell’acqua, inceneritore Elcon, Grande Malpensa e gestione urbanistica del territorio. Con la partecipazione di esponenti dei comitati territoriali che vi si oppongono.
– ore 20 CENA e GRIGLIATA
– ore 21 BANDA DISCORDANTI con la compagnia “L’interezza non è il mio forte”
Durante le due giornate:
– mostre, banchetti di libri, spazi informativi su movimento NO TAV, movimento di lotta del popolo basco, Pedemontana, Arcisate-Stabio e altro ancora…
– truccabimbi e giocolieri antileghisti.
Durante tutta la festa grigliata, polenta e buona cucina con piatti tipici preparati con prodotti locali, anche per vegetariani e vegani.
Riscopriamo un’altra storia dei luoghi in cui viviamo, difendiamo il territorio da una Lega ladrona e cementificatrice, per una pratica includente, solidale e antirazzista.

 

http://resist.noblogs.org/2012/05/29/arriva-la-seconda-festa-popolare-antileghista/

http://www.facebook.com/festa.antileghista

USTICA 32 ANNI DOPO

A 32 anni dalla strage di Ustica, avvenuta la notte del 27 giugno 1980, dopo tante falsità e depistaggi, ancora la verità sui responsabili di quella strage non è emersa.

La strage di Ustica fu uno degli episodi più oscuri e più inqiuetanti della cosidetta “seconda Repubblica”, e vale la pena di ripercorre quei fatti, riportando due articoli,  di Nicola Tranfaglia su “Articolo 21” del 26 giugno 2012 e di Daniele Osnago su “L’ Avanti”del 27 giugno 2012

STRAGE DI USTICA, NON E’ TROPPO TARDI PER CHIEDERE LA VERITA’

Domani è l’anniversario -trentadue anni dopo- di una delle sciagure più terribili avvenute nella storia dell’Italia repubblicana: quella detta di Ustica dall’isola vicino alla quale si inabissò intorno alle nove di sera l’aereo di linea che portava a Palermo da Bologna ottantuno passeggeri, tutti morti nella caduta del velivolo. E’ una storia tremenda e vale la pena ricordarla ai nostri lettori anche perché è tuttora,per molti aspetti, oscura.
Il primo elemento che emerge nel 1990 (dieci anni dopo la sciagura accaduta, come ho già detto, la sera del  27 giugno 1980 nel mar Tirreno nel volo dell’aereo di linea Douglas-DC 9 diretto da Bologna a Palermo)  dalle indagini penali intraprese dal giudice Priore ( i primi  dieci anni di indagini di altri giudici si sono svolti senza apparente successo) e dopo la prima inchiesta  da parte della  commissione Stragi nel 1989, presieduta dal repubblicano Gualtieri, è che il sostanziale fallimento, fino a quel momento, delle precedenti indagini fosse dovuto a “depistaggi e inquinamenti operati da soggetti ed entità molteplici.”

Scrive nel capitolo iniziale  la sentenza ordinaria del giudice Priore: ”Il disastro di Ustica ha scatenato, non solo in Italia, processi di deviazione o comunque di inquinamento delle indagini. Gli interessi dietro l’evento e di contrasto di ogni ricerca sono stati tanti e non solo all’interno del Paese, ma specie presso istituzioni di altri Stati, da ostacolare specialmente attraverso l’occultamento delle prove e il lancio di sempre nuove ipotesi -questo con il chiaro intento di soffocare l’inchiesta- il raggiungimento della comprensione dei fatti…. Non può perciò che affermarsi che l’opera di inquinamento è risultata così imponente da non lasciar dubbi sull’ovvia sua finalità: impedire l’accertamento della verità. E che, va pure osservato, non può esserci alcun dubbio sull’esistenza di un legame tra coloro che sono a conoscenza delle cause che provocarono la sciagura e i soggetti che, a vario titolo, hanno tentato di inquinare il processo, e sono riusciti nell’intento per anni.” 

Le indagini del giudice Priore, che appaiono le più pertinenti e approfondite grazie anche alla quasi totale ricostruzione del relitto dell’aereo e a un notevole impegno di fondi, uomini e mezzi di vari governi, si concludono il 31 agosto del 1999 con una ordinanza di rinvio a giudizio e sentenza istruttoria di proscioglimento che esclude una bomba a bordo e un cedimento strutturale dell’aereo circoscrivendo le cause della sciagura a un evento esterno al DC-9.

I giudizi che si susseguono in corte di Assise nel 2000, di Assise di Appello nel 2005 e della Cassazione nel 2007 si concludono con il proscioglimento dei generali dell’Aeronautica Bartolucci  Ferri con formula piena.
Francesco Cossiga, già presidente della Repubblica, presidente del Consiglio al momento della strage, nel febbraio 2007 dichiara che ad abbattere il DC-9 sarebbe stato un missile “a risonanza e non a impatto” lanciato dai francesi. Ma le indagini,intraprese dalla procura della repubblica di Roma, non portano a nessun risultato.

Ancora due anni fa, il 26 luglio del 2010, il presidente della repubblica Napolitano, ha chiesto ” il contributo di tutte le istituzioni per pervenire a una ricostruzione esauriente e veritiera di quanto è accaduto, che rimuova le ambiguità e dipani le ombre e i dubbi accumulati in questi anni.”
E’ l’augurio che i familiari delle vittime di Ustica e l’opinione pubblica democratica del nostro paese deve fare anche quest’anno sperando che il prossimo parlamento si occupi a fondo dei misteri più terribili ancora irrisolti nella  storia dell’Italia repubblicana.

Da Articolo 21 del 26 giugno 2012, Nicola Tranfaglia

OGGI 27 GIUGNO SONO PASSATI 32 ANNI DALLA STRAGE DI USTICA

Signor Presidente, che ci sia un “sopra il tavolo” – dove tutte le verità possono essere di pubblico dominio – ed un “sotto il tavolo” – dove la Giustizia non può trovare tangibilità – è storia, purtroppo, tristemente italiana. Da Falcone a Borsellino, dalle stragi rosse a quelle nere, dalla Stazione di Bologna alla strage di Piazza Fontana, da Piazza delle Loggia alla bomba di Brescia, da tutte le uccisioni di magistrati avvenute per mano della mafia a tutte le bombe mai accertate, dall’Italicus al Rapido 904, questa è l’Italia che non avremmo mai voluto e che ancora adesso non vogliamo. Oggi 27 giugno 2012 sono passati 32 anni dal giorno della Strage di Ustica.

In questi lunghi 32 anni, poderosi depistaggi e ingiustificabili devastazioni documentali hanno creato un buco nero, un “muro di gomma”, travolgendo e insieme unendo mentitori e sinceri, generali e politici, giudici e statisti, vittime e familiari. In questa ragnatela di bugie resta in fondo al mare, lì a 3.700 metri di profondità, la verità che avremmo avuto diritto di avere, la ragione di chi ha perso la vita così, in un attimo, senza colpa alcuna. Queste vittime, queste persone, da quella fossa nel Mediterraneo, ancora oggi gridano giustizia, e lo fanno urlando in silenzio, chiedendo di muoverci ancora adesso per comprendere quali gravissime responsabilità hanno concorso alla causazione del disastro, per spazzare quell’oscurantismo che ha permeato l’intera vicenda negli anni.

A noi, e a tutti coloro che ancora oggi sentono quelle grida, nonostante il tempo già passato, è chiaro l’impegno per continuare a lottare affinché quei corpi trovino finalmente pace, affinché quelle vittime abbiano la loro ultima occasione di sdegno e con loro i propri congiunti. Senza più menzogne, senza più segreti di Stato né complotti internazionali, senza compromissioni politiche o infami “giochi delle tre carte”. Soltanto la pace che spetta e il diritto ad averla; diritto senz’altro più rilevante rispetto alle opportunità di carriera eventualmente prospettate a chi si fosse mostrato complice del silenzio, diritto sicuramente più pregnante rispetto agli stupidi inganni di potere che vedevano così tanto impegnati certi militari e politici interessati.

Illustrissimo Signor Presidente, parlo di un “sistema nascosto”, di una “cultura dell’omertà”, del silenzio e dello “spirito di corpo”, del “mutismo di classe”; mi riferisco alle deliberate deviazioni, alle intenzionali aberrazioni che hanno pervaso tutta la vicenda in assoluto dispregio dei più elementari diritti dell’uomo, che hanno caratterizzato l’esercizio del potere di Stato e degli Stati, del segreto imposto dalle regole internazionali di collaborazione militare e politica. La vicenda di Ustica non potrà certo trovare pace con una sentenza di qualche Tribunale: al di là del semplice fatto causale, missile o collisione che sia, la gravità della vicenda di Ustica sta nel fatto che pur trovandoci in un tratto di mare assistito da numerosi siti radar, i dati dei tracciamenti, le indicazioni sulle esercitazioni militari, le notizie su quanto doveva essere oggetto di informativa, non sono stati resi pubblici, in un disegno che lascia sgomenti per la efficacia con cui è stato posto in atto.

La superficialità e l’approssimazione mostrata da certi altri poteri internazionali è stata sicuramente complice possente delle omissioni contestate alle amministrazioni dello Stato italiano. Di ciò ne deve essere dato atto, certamente non per diminuire una responsabilità che sicuramente pregna gli atti e le omissioni di alcuni soggetti, ma anzi per permettere la comprensione di ciò che avvenne in tutti gli aspetti della vicenda e perché ciò soprattutto funga da intralcio e da monito a qualsiasi possibile reitera di ulteriori fatti di cui la nostra povera Italia risulta essere tristemente primatista. Non si vogliono, quindi, nomi; si vogliono certezze. Ed è a Lei che mi rivolgo per questo, dopo così tanti anni.

Perché tutto ciò non si possa mai più ripetere; perché tali fatti non si possano più commettere; perché quando un cittadino sarà colpito dal missile della feroce omertà, perché quando delle vite saranno spezzate e delle famiglie saranno frantumate, chi rivesta poteri pubblici, anche di un altro paese “amico”, abbia la consapevolezza che non potrà più farla franca, capisca che ci sarà prima o poi l’ora della verità e abbandoni ogni illusione di impunità. Perché ora, a noi, ai familiari della vittime, e a tutti coloro che provano ancora sdegno dopo 32 anni, non resta che questo, non resta che il monito a chi possa gestire i fatti con l’arroganza e la stupidità di altri tempi. Perché si possa dare – finalmente – voce al silenzio di quei corpi straziati, perché si possa fare piazza pulita anche degli alibi giustificabili dagli interessi posti a rischio, perché questa storia possa veramente tradursi in quella agognata giustizia ancora negata da più di un trentennio.

Questa non è “ostinazione”, per come ha voluto sottolineare qualcuno; contro un cancro si combatte, non si perde mai la speranza, si tenta ogni terapia anche a fronte di prospettazioni funeste. E questa è nostra personale battaglia contro il “cancro dell’omertà”. E non è certo l’identificazione a tutti i costi di un colpevole che ha mosso e muove ogni possibile azione giudiziaria che, come legale, posso ritenere di avviare, poiché la questione è anche e soprattutto altra: è la dignità di chi non ha una tomba ove poter piangere i propri cari, violata e offesa da reiterati comportamenti così gravemente ignobili, che va riscattata. E l’onore negato a quei caduti, che con composta fierezza – ancora e nonostante tutto – hanno ragione di ritenersi Cittadini Italiani al pari degli altri.

Da “L ‘Avanti” del 27 giugno 2012, Daniele Osnato.

1a FESTA PARTIGIANA

Festa partigiana a Castelnuovo della Misericordia

Livorno / 29 giugno – 1 luglio 2012

L’ANPI di Rosignano Marittimo e l’ARCI di Castelnuovo, Gabbro, Nibbiaia, con il patrocinio del Comune di Rosignano Marittimo organizzano la 1ª Festa Partigiana “Ora e sempre Resistenza” nei nei giorni 29, 30 giugno e 1° Luglio nell’area Feste “Il Sorbetto” di Castelnuovo della Misericordia.

Programma

Venerdì, 29 giugno

ore 18 – apertura della Festa: consegna dei fazzoletti e distintivi ANPI agli iscritti alla presenza di Vittorio CIONI, Presidente ANPI Provincia di Livorno e Giacomo LUPPICHINI, Presidente ANPI Rosignano.

ore 21 – “Fate largo quando passa la Brigata Garibaldi…”: spettacolo di canti e ballate partigiane noti e sconosciuti con Pardo FORNACIARI (voce) e Marco DEL GIUDICE (Chitarra).

Un omaggio alle nostre Brigate partigiane; la III Brigata Garibaldi Camicia Rossa con i distaccamenti “O. Chiesa” e “Sante Fantozzi” e la XXIII “Guido Boscaglia” che hanno partecipato alla liberazione della Toscana da Grosseto a Siena, Livorno e Pisa nella primavera-estate 1944

Sabato, 30 giugno

ore 18 – “Antifascismo oggi nell’europa della crisi”: dibattito con Umberto CARPI, del Comitato Nazionale dell’ANPI e Mario BAGLINI, Vice Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza di Livorno.

ore 21 – Proiezione del film “Il caso Danesin” con il regista Massimo SMURAGLIA.

Spazio Ballo Liscio con LAURA e GLI HURRA’

Domenica 1° luglio

ore 18 – presentazione del libro “Senza fare di necessità virtù. Memorie di un antifascista”, di Rosario Bentivegna e Michela Ponzani, con la partecipazione dell’autrice Michela PONZANI e della prof.ssa Catia SONETTI, direttrice dell’Istituto Storico della Resistenza di Livorno.

Spazio Ballo Liscio con TRIO PERLA E LA 5ª STAGIONE

In occasione della Finale del Campionato Europeo di Calcio nell’area della Festa  verrà installato un maxischermo.

Ristorante al coperto dalle ore 19,30, domenica anche a pranzo.

Stand ANPI con gadget e libri sulla Resistenza.

FESTA NAZIONALE ANPI 2012

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SITO DELLA FESTA

http://festa.anpi.it/

Perché siamo così corti di memoria?
Perché abbiamo paura di chiamare le cose col loro nome?
Perché siamo così pronti ai bizantinismi e così poco pronti a riconoscerela verità?
Con l’ANPI possiamo coltivare la memoria e farne uno strumento di grande forza innovativa.

Dacia Maraini

La Festa

La Festa sarà allestita in un luogo adiacente al centro del paese, direttamente collegata alla stazione ferroviaria dei treni tramite un sottopasso che conduce all’interno della Festa.

Per tutta la durata della Festa sarà aperto un ristorante tradizionale con menù bolognese da circa 350 coperti, una osteria con crescentine e borlenghi (specialità culinarie locali) ed un bar. Le sezioni ed i comitati provinciali ANPI possono prenotare tavoli al ristorante.
Ci sarà una libreria e una sala dove verranno di continuo proiettati film e documentari.

L’accoglienza e la gestione del campeggio saranno gestiti da un infopoint. Il campeggio può ospitare fino a 200 tende ed è dotato di un’area per i camper con posto sufficiente per 20-25 mezzi. Anche per il campeggio le sezioni ed i comitati provinciali ANPI possono prenotare.

C’è un vasto parcheggio per le auto ed un’area riservata ai pullman.
È disponibile una mappa dei luoghi della festa.

Sarà naturalmente sempre attivo un punto di pronto soccorso con ambulanza.

STRAGI NAZISTE

Stragi naziste: la Cassazione accoglie il ricorso tedesco

La Corte di Cassazione, sulla linea espressa dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aja nel febbraio scorso, ha decretato il non diritto per i familiari delle vittime delle stragi naziste in Italia di ricevere un risarcimento dallo stato tedesco. Sono invece state rese defintivie le condanne all’ergastolo per quattro ex militari nazisti imputati per i crimini contro civili: Joseph Bauman, Wilhelm Kusterer, Max Schneider e Helmut Wulf.

La sentenza della Cassazione -emessa il 31 maggio – ha fatto proprio il principio dell’immunità civile degli Stati per i crimini commessi dai loro eserciti, sancita dalla sentenza dell’Aja che, inevitabilmente, rappresenta ora un importante precedente per ogni processo sulle stragi risalenti alla seconda guerra mondiale.

In Italia i processi pendenti per crimini contro l’umanità commessi dai soldati nazisti sono ancora numerosi.
Il 20 aprile 2011 la Corte militare di Appello di Roma aveva dichiarato la Germania responsabile civile dell’eccidio di 350 civili uccisi nell’agosto del 1944 tra Fivizzano e Fosdinovo, in provincia di Massa. La sentenza riconosceva agli oltre 60 familiari delle vittime un risarcimento complessivo di circa cinque milioni di euro e alla Regione Toscana, costituitasi parte civile assieme ai Comuni di Fivizzano e Fosdinovo, 40 mila euro. Verdetto che la Suprema Corte ha di fatto annullato.

Si chiude così la possibilità di derimere attraverso vie giudiziali fatti di questo genere, lasciati d’ora in avanti al campo diplomatico. Non a caso, dopo la sentenza dell’Aja di febbraio, si sono avviati contatti fra Roma e Berlino in merito, grazie anche all’impegno in tal senso del Ministro degli Affari Esteri Giulio Terzi.
La Germania non ha mai rifiutato di ammettere le sue responsabilità morali legate al regime nazista, ma quelle materiali, a così grande distanza di tempo, difficilmente verranno riconosciute.
Se la storiografia e le recenti sentenze hanno comunque messo punti fermi al racconto e ricordo di quelle stragi, il contributo che potrà dare il dialogo fra Stati resta tutto da conoscere.

Gemma Bigi

ENRICO BERLINGUER

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

Intervista di Enrico Berlinguer a “Repubblica”, anno 1981.