FESTA ANPI ZAVATTARELLO

A Zavattarello la festa Anpi di Pavia

Pavia / 7 – 9 settembre 2012

DIAMO MEMORIA AL FUTURO. Idee a confronto, le nostre storie, mostre, spazi eno-gastronomici e musica. Si presenta cosìòla festa dell’Anpi di Pavia che si svolgerà a Zavattarello dal 7 al 9 settembre.
TUTTE LE SERE presso l’area degli impianti sportivi di via Berlinguer servizio bar/ristorante e griglia, stands ANPI, Associazionismo pavese, editoria.
Nelle giornate di SABATO 8 e DOMENICA 9 SETTEMBRE presso la Biblioteca Comunale sarà possibile visitare la mostra “Cento croci e cento pagine nella Resistenza dell’Oltrepò”.
In Piazza Dal Verme: degustazioni a cura di produttori locali.

PROGRAMMA

Venerdì 7 settembre – Ore 17,30 – Sala Consiliare, IDEE A CONFRONTO: Antifascismo, Resistenza, Costituzione.
LE ISTITUZIONI, LA STORIA, LA MEMORIA ATTIVA.
L’antifascismo permea la Costituzione in tutto il sistema di principi e valori su cui essa è fondata e articolata, ma di questo molti cittadini non sono ancora consapevoli.
La conoscenza storica e la riflessione sul fascismo e sulle sue conseguenze faticano a diventare patrimonio comune nel nostro Paese. Permane una diffusa indulgenza nel giudizio su quella dittatura che ha soffocato l’Italia e brutalizzato, insieme al nazismo, l’intero continente europeo.
Lo Stato, in tutte le sue articolazioni, non può restare indifferente o, peggio tollerare, organizzazioni e iniziative apologetiche del regime mussoliniano, né ammettere espressioni di matrice xenofoba e razzista.
Meno che mai è ammissibile che Amministrazioni Locali si facciano promotrice e finanziano omaggi pubblici a gerarchi criminali di guerra.
Oggi, di fronte alla grave crisi economica, è più che mai necessaria una capillare prevenzione dei rischi di soluzioni populistiche e totalitarie. Le Istituzioni devono impegnarsi nella diffusione di una rinnovata cultura antifascista, che si realizza primariamente nella concreta attuazione della Costituzione, a cominciare dallo sviluppo di azioni positive che rendano effettiva e costante la
partecipazione dei cittadini, elemento insostituibile e qualificante della vita della nostra Repubblica democratica.
Sono invitati gli Amministratori Comunali e Provinciali del territorio.

Ore 20,30 – Area impianti sportivi comunali APERTURA DELLA FESTA con Simone Tiglio, Sindaco di Zavattarello, Daniele Bosone, Presidente della Provincia, Patrizia Palavezzati, Presidente Sezione ANPI Zavattarello, Tullio Montagna, Presidente Provinciale ANPI Pavia.
Ore 21,30 – Area impianti sportivi comunali CONCERTO: DaBeGu Trio. Viaggio musicale nelle terre partigiane delle quattro province con danze popolari e canti della Resistenza.
Franco, Gabriele e Bernardo, musicisti di diversa formazione culturale uniti dalla passione per la musica popolare e da un progetto che intende valorizzare uno dei più importanti repertori tradizionali dell’Appennino nord-occidentale, quello delle quattro province (Genova, Piacenza, Pavia e Alessandria).
Eseguono antichi balli come la giga, la piana, l’alessandrina, la monferrina e più moderni come il valzer e le polche e propongono un ricco repertorio di canti partigiani.

Sabato 8 settembre
Ore 10,00 – Biblioteca Comunale, Piazza dal Verme. LE NOSTRE STORIE. Inaugurazione mostra “Cento croci e cento pagine nella Resistenza dell’Oltrepò”. Visita guidata con UGO SCAGNI, scrittore e studioso della Resistenza.
Ore 15,00 – Sala Convegni del Castello Dal Verme. IDEE A CONFRONTO. Antifascismo, Resistenza, Costituzione e: IL LAVORO, LA DIGNITA’, IL PATTO SOCIALE.
I Costituenti hanno posto il lavoro al centro dell’impianto costituzionale come elemento principale in grado di dare dignità al cittadino. Sia ieri che oggi le condizioni politiche sorrette da ricorrenti crisi economiche, ne hanno consentito con alti e bassi e solo in minima parte l’applicazione, generando varie disfunzioni (cronico aumento di disoccupati, precari e cassintegrati, ricatti economici e politici,
privazioni di diritti, illegalità diffuse, crescita di diseguaglianze sociali) che rischiano di minare alla base il senso dello Stato. Si rende perciò necessario agire secondo il dettato costituzionale con il contributo di tutti gli attori sociali, verso un complessivo “fare” collettivo che riporti la nostra Repubblica sulla strada virtuosa dell’impegno “a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,
che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” e consente di operare efficacemente, in un quadro sempre più ampio di inclusione e solidarietà, per la realizzazione di un futuro dignitoso per tutti i cittadini.

Ore 18,00 – Sala Convegni del Castello Dal Verme. LE NOSTRE STORIE. Presentazione del libro “Italo Pietra: 1911-2011”. A cura di Vittorio Emiliani.
Ore 21,30 – Area impianti sportivi comunali CONCERTO: Dario Ghelfi Trio. Serata di ballo liscio con il fisarmonicista di Stradella Dario Ghelfi, che propone un repertorio che spazia dal liscio tradizionale al latino/americano passando per la musica anni ’60, per la musica da ballo e la musica da ascolto.

Domenica 9 settembre
Ore 10,00 – Sala Consiliare. IDEE A CONFRONTO. Antifascismo, Resistenza, Costituzione e: L’AMBIENTE, I TERRITORI, I BENI COMUNI. Antonio Cederna, Laura Conti, Erasmo Marrè, Aurelio Peccei, Emilio Sereni ovvero rigore, etica, impegno. Vite di resistenti – chi partigiano, chi internato – che esprimono ognuna a suo modo, il paradigma del “precorrere”.
La loro intransigenza non fu mai “torre d’avorio” di intellettuali dediti all’astrazione e capaci solo di dire no; al contrario rappresentò – e continua a restare esemplare – qualità tutta politica e concretamente connessa al “creare” per il bene pubblico. Era ed è una fermezza lungimirante, che fonda la propria ragion d’essere nella percezione esatta della centralità di temi quali la salvaguardia, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali storici e paesistici, i nessi tra sviluppo industriale, modo di produrre e consumo della natura, necessità di previsioni e programmazioni a lungo termine e di respiro globale, perché già allora essi avevano compreso
che all’esplosivo intreccio di problemi che ci investono a livello sia locale che mondiale è possibile accostarsi solo attraverso cambiamenti culturali e radicali ripensamenti di sistema. Sui frutti dei loro semi di “educazione al futuro” si innestano i temi decisivi di oggi e di domani: qualità ambientale, sviluppo sostenibile, beni comuni, buone pratiche nell’agricoltura e nell’allevamento, ecologia del vivere e dell’abitare.

Ore 12,30 – Area impianti sportivi comunali. PRANZO PARTIGIANO. Salumi tipici, risottata, vino dell’Oltrepò Pavese e dolci casalinghi.
Prenotazione consigliata al numero 334/7550318.

Ore 14,30 – ritrovo e partenza di fronte al Municipio. PASSEGGIATA SUI SENTIERI DELLA LIBERTA‘. Si prende la strada per Tovazza, dopo una decina di minuti si incontra un’azienda agricola partecipante al programma di sviluppo rurale approvato dal Fondo Europeo; si svolta a sinistra e si affronta un tratto in salita che offre tuttavia un panorama veramente pregevole.
Lo sguardo spazia dai castelli di Zavattarello, Montalto Pavese, Pietra Gavina ai borghi di Torre degli Alberi e Ruino.
Dopo circa un’ora di cammino si arriva a un pianoro attrezzato con panchine e incontriamo un’ edicola religiosa che porta una lapide a ricordo della morte di Luigi Buttiglioni (1901-1944) e Pietro Stefanone (1902-1944) e una targa dell’ANPI di Zavattarello.
Proseguendo si giunge in breve alla frazione di Tovazza, interessante borgo appenninico che presenta ancora alcuni edifici ristrutturati nello stile originrio. Appena prima di entrare in paese un piccolo sentiero sulla sinistra porta ad una fresca sorgente ancora attiva.
Durata del percorso: andata circa 1 ora e 30, ritorno circa 1 ora e un quarto.

Ore 18,00 – Sala Consiliare. LE NOSTRE STORIE, Anteprima del libro “La libertà non è un dono” a cura di Cecilia Demuru.
Ore 20,00 – Area impianti sportivi comunali MARATONA MUSICALE CON: Antonio Carta Trio, Antonio Carta (voce e chitarra), Santi Isgrò (chitarra elettrica) e Giovanni Lanfranchi (violino) propongono un ampio repertorio di canti partigiani, canzoni popolari e brani di cantautori italiani (Pierangelo Bertoli, Francesco Guccini, I Nomadi, Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori, Franco Battiato, etc…).
La Corte dei Miracoli, gruppo pavese che spazia dalle canzoni dei MODENA CITY RAMBLERS ai canti popolari, dall’irish alle pizziche pugliesi, dalle Mondine ai Partigiani… la musica della Resistenza, della Memoria, della Lotta!
Ashpipe, giovane formazione vogherese, ripropone classici canti popolari e musica folk resistente, in chiave rock, punk, ska…
Nel corso della serata, LETTURE RESISTENTI a cura dei Giovani dell’Anpi.

Come raggiungere Zavattarello:
IN AUTO – Da Milano e Pavia:
Autostrada A7 fino a Casei Gerola, proseguire per Voghera, poi SS461 Voghera-Varzi e SP207 per Zavattarello.
Oppure da Milano SS412 direzione Passo Penice; da Pavia SS35 e poi SP203 Casteggio-Zavattarello.
IN TRENO/AUTOBUS:
Stazione di Voghera/Stradella/Broni (Pv) – poi pullman linea Arfea (http://www.arfea.it/)
Possibilità di campeggio nell’area adiacente la festa
e/o pernottamento presso strutture convenzionate.
PER PRENOTAZIONI e INFORMAZIONI: 334/7550318 – 0382/525226

CORDOGLIO PER LA SCOMPARSA DI GERARDO AGOSTINI

E’ scomparso il senatore Gerardo Agostini

E’ scomparso il senatore Gerardo Agostini, presidente dell’Associazione nazionale fra Mutilati e Invalidi di guerra e della Confederazione tra le Associazioni combattentistiche e partigiane.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la dolorosa notizia ha inviato un messaggio alla moglie, Fernanda Carrara, in cui ricorda la “personalità di alta levatura umana e morale”.
“Egli – ha scritto Napolitano – ha costantemente ispirato il suo nobilissimo ed instancabile impegno prima al servizio delle istituzioni, nel comune di Roma e nel Parlamento della Repubblica, e poi al sostegno di tutti coloro che, in guerra e nella lotta di liberazione hanno sacrificato la propria integrità fisica in nome degli ideali di libertà e di democrazia e per la rifondazione del Paese. Con il senatore Agostini perdo, allo stesso tempo, un punto di riferimento ed un caro amico. In questa tristissima circostanza, tengo ad esprimerle i sentimenti della mia affettuosa vicinanza e della più sincera partecipazione al suo grande dolore”.

“Apprendiamo – si legge in una nota del Comitato Nazionale dell’Anpi – con profondo dolore e commozione della scomparsa di Gerardo Agostini, Presidente della Confederazione italiana tra le associazione combattentistiche e partigiane, dell’ANMIG (Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra) e dell’ APC (Associazione Partigiani Cristiani).

“Ricordiamo un uomo di grande passione civile e rigore morale, che ha servito per tutta la durata della sua esistenza, con incrollabile senso del dovere e di responsabilità nei confronti del Paese, le Istituzioni Repubblicane. Ricordiamo altresì un grande custode e promotore dei valori dell’Antifascismo e della Resistenza e del loro patrimonio più grande: la Costituzione. Come Presidente della Confederazione, massimo è stato in questo senso il suo impegno anche e specialmente in momenti in cui la stessa sopravvivenza delle Associazioni partigiane è stata messa a repentaglio da politiche economiche grossolane e miopi”.

“Gerardo Agostini – conclude la nota – resterà nel cuore di molti come un fratello maggiore che ha saputo indirizzare sulla via retta e proficua dell’onestà e dell’attaccamento ai valori comuni di libertà e democrazia generazioni di italiane e italiani. Giunga alla famiglia, agli stretti collaboratori, alla Confederazione, all’ANMIG e all’APC il cordoglio e la vicinanza affettuosa di tutta l’ANPI”.

Per la biografia di Agostini: http://www.anmigcomitatocentrale.com/

MOLISE: CONDANNATI PER AVER CANTATO “BELLA CIAO”

No, non è uno scherzo.

Sette antifascisti molisani dovrebbero pagare 1350 euro di multa per aver cantato “Bella ciao” e aver gridato “il Molise è antifascista”. E’ una sentenza di un Trbunale della Repubblica Italiana nata dalla resistenza.

La vicenda risale al 29 ottobre 2011.  Quel giorno l’organizzazione neofascista “Casapound” aveva organizzato una manifestazione ospitata dalla provincia del Molise. Gli antifascisti di Isernia protestano e vanno a presidiare la piazza, dove cantano “Bella ciao” e gridano “il Molise è antifascista”.

Da qui una denuncia, sfociata nella sentenza di condanna notificata a metà agosto 2012, alcuni giorni fa. Sconcertante e vergognosa. La condanna ribalta il dettato costituzionale e ignora la XII disposizione transitoria della Costituzione che persegue il fascismo e non l’antifascismo.

ADOLFO VACCHI- LETTERA AD UN GIOVANE STUDENTE

Riportiamo uno stralcio della lettera di Adolfo Vacchi ad un giovane studente di filosofia, datata 28 luglio 1943.

Invitiamo tutti a riflettere sulla sorprendente attualità del pensiero di questo grande antifascista, purtroppo poco noto nella nostra provincia.

“…….le tue idee, sono idee di altri: dovute alla moda, all’ambiente, dovute soprattutto al fatto che, per oltre 20 anni, non hai udito altro che la ripetizione continua della medesima monotona cosa: è una eco multipla ciò che tu credi siano le tue idee e l’eco multipla si verifica quando l’ambiente è chiuso ed il suono rimbalza ( si riflette) continuamente da una parete all’altra; ma se l’ambiente fosse stato aperto ( cioè libero) quella idea costante, la cui ripetizione ti ha fatto credere di avere tale idea, si sarebbe perduta nello spazio e nel tempo e ti sarebbero giunte tutte le altre idee e dalla fusione di tutte le idee, dall’analisi, dalla critica, sarebbe sorta l’idea tua, la tua vera idea.

L’uomo intelligente non può che accettare l’opposizione, il contrasto delle idee, la discussione delle idee, la dimostrazione della ragione, della causa e degli effetti delle idee e gli uomini intelligenti ed onesti hanno in comune sempre un grandissimo ideale, la libertà.

La libertà di pensiero, la libertà delle idee, poichè è il pensiero, soltanto il pensiero, che distingue l’uomo dalle bestie, il rimanente l’abbiamo in comune con quelle. Anche le bestie mangiano, dormono, bevono e fanno all’amore, hanno il nido ( e noi non sempre! Specialmente adesso) si amano, si odiano, lottano per la vita e fra di loro, conoscono la gelosia, la guerra, hanno un capo: vi sono bestie che senza accorgersene credono, obbediscono, combattono, solo l’uomo : capisce, impara, pensa.

E il pensiero è nel cervello, e non si scaccia con l’olio di ricino. Il manganello può rompere la scatola cranica, è una forza bruta che sa usare anche il gorilla, ma l’uomo intelligente lentamente impara a difendersi e a vincere tutte le forze brute della natura, anzi finisce per asservirle.

L’intelligenza di manifesta con il pensiero e si comunica con la parola, scritta e orale, ma è la parola che distingue ancora l’uomo dalle bestie: solo le bestia possono tacere.”…….

Dal libro ” Adolfo Vacchi, un matematico per la libertà.” a cura di Giusto Perretta, ed. Cesare Nani.



FIOCCO AZZURRO ALL’ANPI

IL 26 AGOSTO 2012 E’ NATO MICHELANGELO,

SECONDOGENITO DELLA VICE-PRESIDENTE DELL ‘ANPI DI DONGO, FRANCESCA LILLIA.

AL PICCOLO MICHELANGELO GLI AUGURI DI TUTTA L’ ANPI PROVINCIALE DI COMO.

A MAMMA FRANCESCA, AL NONNO DANILO E AL BIS-NONNO GAETANO, PARTIGIANO DELLA 52a GARIBALDI, LE NOSTRE PIU’ VIVE FELICITAZIONI.

MILANO, 10 AGOSTO

Ricorre oggi, 10 agosto 2012, il 68° anniversario della starge di piazzale Loreto a Milano.

La mattina del 10 agosto, a Milano, quindici partigiani vennero prelevati dal carcere di San Vittore e portati in Piazzale Loreto, dove furono fucilati da un plotone di esecuzione composto da militi del gruppo Oberdan della legione Ettore Muti, che agiva agli ordini del comando tedesco delle SS.

Nel comunicato del comando della sicurezza nazista, si afferma che la strage fu attuata come rappresaglia per un attentato consumato il 8 agosto 1944 in viale Abruzzi contro un camion tedesco. Tuttavia, in quell’attentato non rimase ucciso alcun soldato tedesco, mentre invece esso provocò la morte di sei cittadini milanesi e il ferimento di altri undici. Il comandante dei Gap di Milano, Giovanni Pesce, negò sempre che quell’attentato potesse essere stato compiuto da qualche unità partigiana. Certi elementi anomali hanno fatto definire da alcuni l’attentato come controverso: il caporal maggiore Kuhn aveva parcheggiato il mezzo a poca distanza da un’autorimessa in via Natale Battaglia e dall’albergo Titanus, entrambi requisiti ed occupati dalla Wehrmacht

Ma il bando di Kesselring, invocato dal comunicato e dalle alte gerarchie naziste, prevedeva la fucilazione di dieci italiani per ogni tedesco solo in caso di vittime naziste. E’ dunque lecito supporre, come fece il Tribunale Militare di Torino nel processo Saevecke, che la strage fosse un atto deliberato di terrorismo che aveva lo scopo strategico di stroncare la simpatia popolare per la Resistenza al fine di evitare ogni forma di collaborazione e garantire alle truppe naziste la massima libertà di movimento verso il Brennero.

Theodor Saevecke, comandante della Gestapo, pretese ed ottenne, ciò nonostante, la fucilazione sommaria di quindici antifascisti, e compilò egli stesso l’elenco delle vittime.

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I corpi accatastati nel piazzale. Il cartello ne dava la definizione di «assassini».

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Milite di guardia ai cadaveri esposti

Dopo la fucilazione – avvenuta alle 06:10 – a scopo intimidatorio i cadaveri scomposti furono lasciati esposti sotto il sole della calda giornata estiva, coperti di mosche, fino alle ore 20 circa. Un cartello li qualificava come “assassini”. I corpi furono sorvegliati dai militi della Muti che impedirono anche ai parenti di rendere omaggio ai defunti. Secondo numerose testimonianze, i militi insultarono ripetutamente gli uccisi (definendoli, tra l’altro, un “mucchio d’immondizia”) nonché i loro congiunti accorsi sul luogo.

Il poeta Franco Loi, testimone della tragedia e allora abitante nella vicina Via Casoretto, ricorda:

« C’erano molti corpi gettati sul marciapiede, contro lo steccato, qualche manifesto di teatro, la Gazzetta del Sorriso, cartelli, banditi! Banditi catturati con le armi in pugno! Attorno la gente muta, il sole caldo. Quando arrivai a vederli fu come una vertigine: scarpe, mani, braccia, calze sporche; (…) ai miei occhi di bambino era una cosa inaudita: uomini gettati sul marciapiede come spazzatura e altri uomini, giovani vestiti di nero, che sembravano fare la guardia armati! »

LE VITTIME

Umberto Fogagnolo, classe 1911, era un accanito avversario del regime fascista. La sua attività clandestina fu intensa e svolta attraverso numerosi discorsi e scritti. Fu tra i primi a dare l’assalto, il 25 luglio 1943, al “covo” di via Paolo da Cannobio. L’8 settembre formò bande di patrioti, organizzò rifornimenti di armi, aiutò ed inquadrò i compagni di fede. Nell’ottobre del 1943, in pieno giorno, venne arrestato a Milano nel corso Vittorio Emanuele perché affrontò coraggiosamente il comandante della ” Muti”, Colombo, mentre pestava un operaio. Domenico Fiorani, classe 1913. Nel settembre del 1943 fu licenziato dallo stabilimento nel quale lavorava, aveva poco denaro e la moglie da curare, fu così che si dedicò intensamente all’attività politica. Fondò una nuova sezione socialista a Sesto San Giovanni e diede la sua opera come propagandista e collaboratore di giornali clandestini. Il 25 giugno 1944 mentre si recava a trovare la moglie in ospedale fu arrestato dalle SS e trasferito a San Vittore. Vitale Vertemati, aveva 26 anni quando fu arrestato il 1° maggio del 44’ a causa del suo lavoro di collegamento tra i vari gruppi partigiani. Giulio Casiraghi, classe 1899, militante nel partito comunista da lunga data. Fu arrestato: nel 1931 per reati politici e per aver svolto attiva propaganda sui fogli clandestini, venne liberato dal confino di polizia nel 1936, nel 1943 perché organizzatore degli scioperi verificatisi alla ditta ” Marelli” e infine il 12 luglio dello stesso anno in quanto addetto alla ricezione dei messaggi da Londra per gli aviolanci. Tullio Galimberti, classe 1922. Chiamato alle armi, anziché militare nelle file fasciste, preferì dedicarsi al movimento clandestino. Ebbe attivi e frequenti contatti con i G.A.P e svolse numerose missioni importanti. Fu catturato in pieno giorno in una via centrale di Milano. Eraldo Soncini, classe 1901. Fin da giovane partecipò ai movimenti proletari. Attivissimo militante nelle file del partito socialista, subì un primo arresto nel 1924 e in tale occasione fu violentemente bastonato. Dopo l’8 settembre fu attivamente ricercato, ma ciò non gli impedì di partecipare alla lotta clandestina sino al giorno in cui fu catturato dalle SS. Andrea Esposito, 46 anni, iscritto al partito comunista collaborò attivamente con i partigiani della 113° brigata “Garibaldi”. Fu arrestato il 31 luglio in casa insieme al figlio Eugenio, che era sfuggito ai nazifascisti per non andare a combattere sotto le insegne della Repubblica Sociale e che verrà deportato a Dachau. Andrea Ragni, 23 anni. Dopo l’8 settembre, mentre partecipava ad un’azione per tentare di impossessarsi di armi, fu ferito e ricoverato a Niguarda da dove riuscì a scappare. Arrestato una seconda volta, riuscì a fuggire nuovamente, ma venne ripreso e rinchiuso a San Vittore sino al giorno della fucilazione. Libero Temolo , classe 1906, frequentò sin dalla gioventù i circoli comunisti del proprio paese e soffrì il carcere e le persecuzioni. Giunse a Milano nel 1925 e divenne un attivo organizzatore delle S.A..P. Fu catturato al posto di lavoro nell’aprile del 1944. Emidio Mastrodomenico, classe 1922, si trasferì a Milano nel 1940 dove operò presso il commissariato di Lambrate. Fu arrestato in quanto capo delle GAP. Salvatore Principato, classe 1892, militò sin da giovane nel partito socialista. Nel 1933 fu una prima volta arrestato perché apparteneva al movimento ” Giustizia e Libertà”. Rilasciato tornò a svolgere attività antifascista e dopo l’8 settembre lavorò intensamente per la libertà d’Italia fino al giorno del suo arresto. Renzo Del Riccio, classe 1923, socialista , era soldato di fanteria quando l’8 settembre con il suo reggimento partecipò ad accaniti scontri contro i tedeschi in Monfalcone. Tornato al suo paese, lavorò sino al marzo del 1944, epoca in cui, essendo stata chiamata la sua classe, riparò in montagna nei dintorni di Como. Organizzò un audace tentativo di sabotaggio con la collaborazione dei partigiani. Arrestato, fu inviato dai tedeschi in Germania, ma a Peschiera riuscì a fuggire e a nascondersi poi a Milano in casa di parenti. Fu arrestato in seguito ad un falso appuntamento nel 1944. Angelo Poletti, svolgeva un ‘attiva propaganda partigiana tra i lavoratori dell’Isotta Fraschini presso cui lavorava. Fu arrestato mentre andava a prelevare armi per i compagni. Rimase per molto tempo a San Vittore dove subì sevizie. Vittorio Gasparini , dopo l’invasione tedesca, messosi in aspettativa collaborò con i partigiani raccogliendo fondi e curando il funzionamento di una radio trasmittente clandestina. Fu arrestato nel novembre del 1943 vicino Brescia. Rimase a San Vittore sino al giorno della sua fucilazione. Gian Antonio Bravin , classe 1908, dopo l’armistizio iniziò la sua attività politica. Fece parte del III Gruppo GAP di cui divenne il capo organizzando vari colpi. Venne arrestato nel 1944.

I LUOGHI DELLA MEMORIA

Un presidio permanente per i luoghi della memoria

Un presidio permanente per i luoghi della memoria: questa la proposta che lancia Mirco Zanoni, dell’Istituto Alcide Cervi come commento-proposta allo sfregio compiuto al cippo partigiano di Campegine.

Qui di seguito il commento.

Visto dalla casa dei sette fratelli Cervi, simbolo di un intero territorio dalla spiccata vocazione resistenziale, è impossibile non sentirsi “parte lesa” dell’oltraggio vile perpetrato al cippo partigiano della Lora. Un elemento familiare del paesaggio campeginese, che quasi accoglieva chi arrivava in paese a monito di una storia antifascista costata tanti caduti. Proprio alla fine di via XXV Aprile, e sotto il cartello che suggerisce la direzione per il Museo Cervi.

Oggi la nuova viabilità ha mutato i percorsi abituali, ma i segni di quei sacrifici (e furono tanti non solo a Campegine), costellano la campagna e le strade della “pianurizzazione” reggiana della Resistenza, quando argini e fossi, vigne e campi divennero teatro di battaglia aspro quanto le valli appenniniche. Quel cippo che ricorda uno dei fatti di sangue più noti e cruenti della zona, alla vigilia della Liberazione, era già stato oggetto di scempio fascista, poche settimane fa. Stessa mano codarda e furtiva, che aveva appiccicato al volto dei partigiani caduti gli emblemi del regime, stickers odiosamente nostalgici, forse venduti in qualche non più tanto sperduto banchetto come fossero figurine di calciatori. Una mano pietosa e solerte, certamente di qualche campeginese offeso dal gesto, aveva silenziosamente rimosso quell’oltraggio, con la discrezione di una vigilanza civile che dovrebbe sempre essere attiva in ognuno di noi. Ma senza clamore, per non dare risalto ad uno sfregio ignobile.

Ora, nella reiterata provocazione, è scattata invece la mobilitazione da parte di tutte le istituzioni locali e da parte delle agenzie antifasciste. E’ un ottimo sintomo di salute civica, di un fronte compatto che, a prescindere dall’entità del gesto (meschinamente puerile), è pronto a scendere in campo perché non ci si abitui, non si alzino le spalle, non si minimizzi e si normalizzi anche questo. Ovvero la messa in discussione delle nostre radici storiche, delle nostre identità territoriali.

Di questa sollevazione unitaria, da parte offesa appunto, non possiamo che ringraziare sindaci, presidenti, organi di stampa, singoli cittadini che a partire dalla prima segnalazione non hanno sorvolato su questa piccola grande ingiuria.

L’antifascismo o è attualità, o non è; semplicemente. Il confronto tra visioni della civiltà, tra prevaricazione e libertà non è affar di storici, o di nostalgici, ma è urgenza quotidiana di cui tutti ci dovremmo occupare. Se ne sono accorti in tanti, rispondendo all’appello che abbiamo lanciato da Casa Cervi insieme all’ANPI nazionale lo scorso 25 luglio, per istituire una Zona Democratica, limite invalicabile da quanti ancora (violando la legge) inneggiano ai (ne)fasti del Duce.

Di gocce come queste purtroppo ne abbiamo viste tante: piccole e infime provocazioni sempre più ardite e impunite che stillano odio e negazionismo, erodendo con perseveranza i contrafforti storici della Costituzione. Tocca a questa generazione, e non alla prossima, fermare questa deriva, questo progressivo smottamento che qualcuno vorrebbe inesorabile, con il passare degli anni e l’indebolimento dei legami memoriali.

Non si tratta solo di ideali e proclami: ci sono azioni concrete da fare, e alla portata di tutti. La prima l’abbiamo vista proprio in queste ore, ed è non voltarsi dall’altra parte, non lasciar correre, ma denunciare e rispondere ciascuno nei propri ruoli pubblici e privati. La seconda è proseguire senza soluzione di continuità un percorso di conoscenza, racconto, se necessario rialfabetizzazione antifascista: grazie a quelle figurine fasciste, sui giornali è riapparsa la storia dei cinque caduti della bassa Val d’Enza sulla via della ritirata tedesca, il 23 aprile 1945. E di questo siamo enormemente grati a questi squallidi camerati nottambuli.

La terza costa poco, e attiene a come si decide di leggere il proprio territorio storico, a partire dalla toponomastica: i nostri paesi sono fitti di riferimenti e di segni della lotta per la libertà, una rete di luoghi di memoria che non sono solo cippi. Questi luoghi possono essere rianimati e popolati tutti i giorni, diventare percorsi pedonali per famiglie e studenti, affinché siano presidiati tutti i giorni, e non solo dal rituale doveroso del 25 aprile. In Germania le città sono piene di “pietre di inciampo” che nessuno può ignorare (turista o residente che sia). A Lubiana la cintura di filo spinato che strangolava la città occupata dalle truppe fasciste è diventata un percorso sportivo che i cittadini riempiono ogni domenica. Riportiamo la gente su quei luoghi, senza abbandonarli alle sinistre attenzioni di qualche indegno provocatore, e di certo gli sfregi e gli oltraggi saranno meno possibili, e di certo meno inosservati.

Trasformiamo quei luoghi che furono di morte e sacrificio, in luoghi di vita e di socializzazione, e nessuno oserà più profanarli, perché saranno di tutti e per sempre.

Mirco Zanoni, Istituto Alcide Cervi

CENTODIECI ANNI DELLA COOPERATIVA MOLTRASINA

Cari Amici, Cari Soci

Il 10 Agosto 1902 centotrenta cittadini di Moltrasio ebbero la lungimirante e generosa idea di costituire la nostra Cooperativa.

Dopo 110 anni lo stesso giorno vogliamo festeggiare con Voi il prestigioso anniversario.

Sono veramente poche le Imprese che sono riuscite a mantenere viva la loro attività per più di cento anni. Credo che questo eccezionale risultato sia dovuto alla bontà della idea originaria: aiutare a migliorare la vita dei Moltrasini . Questa idea si è sviluppata via via arricchendosi di sempre nuove iniziative fino ad arrivare al giorno d’oggi.

Siamo ancora attivamente operosi. La Cooperativa Moltrasina ha mantenuto il suo patrimonio, ha continuato la sua attività di ritrovo ricreativo e di convivialità, svolge attività culturali, offre la sua disponibilità alle Associazioni, produce addirittura energia elettrica.

Siamo lieti di comunicare in questa occasione che la Nostra impresa Cooperativa è stata iscritta nel Registro nazionale delle Imprese Storiche e questo riconoscimento ci sprona a continuare il lavoro intrapreso.

Così abbiamo deciso di festeggiare con Voi con un programma che vedrete nelle locandine che abbiamo predisposto.

Dalle ore 17 in avanti la Cooperativa Moltrasina diventerà UFFICIO POSTALE e chi lo vorrà potrà far annullare le proprie cartoline e francobolli che saranno a disposizione da quel pomeriggio.

Sarà cosi possibile dare un sigillo ufficiale al nostro importante anniversario.
Metteremo in mostra vecchi documenti originali e in formato digitale.
Dalle ore 21.30 prepareremo un ricco buffet che si concluderà con brindisi e torta.

Sono previsti giochi per i bambini.
A questo punto non ci resta che augurarci che queste iniziative trovino il vostra sostegno e vi inducano a festeggiare con noi.

A VENERDI’
Il Consiglio Direttivo
Cooperativa Moltrasina.

6 AGOSTO, HIROSHIMA E NAGASAKI

Il 6 Agosto 1945, alle ore 8:15 del mattino, un bombardiere dell’aviazione degli Stati Uniti sganciò sulla città di Hiroshima la bomba all’uranio “Little Boy”, dotata di un paracadute che poco dopo si aprì rallentandone la caduta, per dare il tempo al bombardiere ed al suo equipaggio di mettersi a distanza di sicurezza.

La bomba esplose 43 secondi dopo a circa 500 metri dal suolo come progettato, al fine di massimizzare il danno.
L’effetto dell’esplosione fu pari a quello di tredicimila tonnellate di tritolo, cioè tredicimila delle più grandi bombe impiegate nella seconda guerra mondiale. La bomba distrusse qualsiasi cosa nel raggio di 2 km, circa il 90% dei palazzi della città furono abbattuti o gravemente danneggiati, 90.000 persone morirono all’istante e molte altre morirono in seguito per effetto delle radiazioni.

Alla fine del 1945 a Hiroshima il numero delle vittime della bomba arrivò a 140.000. Tre giorni dopo, il 9 agosto, alle ore 11:02 del mattino, una seconda bomba, chiamata “Fat Man”, venne sganciata su Nagasaki. “Fat Man” era più grossa e più potente di “Little Boy”: la forza distruttiva fu equivalente a quella di 21.000 tonnellate di tritolo.
Uccise all’istante circa 70.000 persone.

APPUNTAMENTO LUNEDI’ 6 AGOSTO

COMO, MONUMENTO ALLA RESISTENZA EUROPEA

ORE 11

CERIMONIA COMMEMORATIVA DEL BOMBARDAMENTO DI HIROSHIMA E NAGASAKI

TUTTI GLI ISCRITTI SONO INVITATI A PARTECIPARE

Il monumento alla Resistenza Europea raccoglie pietre provenienti da Hiroshima e dai maggiori campi di sterminio.