TIRANNIDE

TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)

POESIA

DA ” IL CANTO SOSPESO”

DI ORSOLA PUECHER

……..

II

Ora il ragazzo cammina da solo
Non pensa più a niente
Le valli sono silenziose intorno
Piove fine sulla neve gelata a chiazze sparse
Ha con sé solo un ombrello di seta nera
Piccolo elegante che era di sua madre
Che se ne andò presto
Il pomolo d’argento a zampa di grifone
Afferrato all’ultimo nella fretta della fuga
I fascisti gli hanno ucciso il fratello
Muoio per la mia patria
Che ha abbracciato uno per uno
I giovani miliziani del plotone d’esecuzione
Perdono a coloro che mi giustiziano
perché non sanno quello che fanno
e non pensano che l’uccidersi tra fratelli
non produrrà mai la concordia.

E così nella notte contro il muro del cimitero
Non tutti gli hanno sparato addosso
Non ha voluto essere bendato
E li guardava con i suoi occhi azzurri

I colpi si sono sparsi a raggiera intorno
Molti quelli a vuoto
Nei buchi sull’intonaco ferito
All’albeggiare di quel dicembre
Hanno infilato uno per uno dei fiori
Il ragazzo l’ha vegliato a lungo
Gli ha parlato per una notte intera
fratellino non ti volevo eroe
fratellino come farò senza di te

Poi i nazisti hanno deportato il padre
Per vendetta
Gli portava dei pacchi
Alla rete del campo di Fossoli
L’hanno portato in Germania
All’improvviso.
Così i buoni padri gesuiti del collegio
Hanno organizzato questa fuga in Svizzera
Per salvare l’agnello designato.

Orsola Puecher

brano tratto dal poema ” Canto sospeso”

COMO RICORDA I SUOI EROI

GIANCARLO PUECHER

23 Agosto 1923 – 23 Dicembre 1943

Giancarlo Puecher nacque a Milano il 23 agosto 1923. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Milano, sospese gli studi per arruolarsi volontario nell’aviazione come allievo ufficiale pilota. Dopo l’armistizio si ricongiunse ai familiari, che nel frattempo erano sfollati a Lambrugo. Collegatosi ai partigiani del luogo, nel settembre 1943 entrò a far parte della banda autonoma di Ponte Lambro, divenendone il vice-comandante. Fu fermato per caso, in bicicletta con il compagno Fucci, da una pattuglia di militi della Repubblica Sociale Italiana a Lezza la notte del 12 novembre del 1943, ad un posto di blocco dei numerosi istituiti insieme al coprifuoco, in seguito al fatto che quella stessa sera erano stati uccisi il centurione della milizia e cassiere del Banco Ambrosiano di Erba, Ugo Pontiggia, e un suo amico, Angelo Pozzoli.
   Puecher e Fucci, ignari di tutto e che, forse, se fossero stati a conoscenza dell’omicidio, avrebbero avuto maggiore prudenza, si stavano recando a una riunione clandestina. Avevano un tubo di gelatina e alcuni manifestini antifascisti, di cui però riuscirono, nel buio, a disfarsi. Fucci estrasse la pistola e tentò di sparare, ma l’arma si inceppò. Uno dei miliziani lo colpi ferendolo al ventre. Fu portato in ospedale e rimase in prigione fino alla fine della guerra. Giancarlo fu fermato, interrogato, picchiato e poi arrestato.
   Il federale di Milano Aldo Resega fu ucciso il 18 dicembre 1943, mentre Giancarlo Puecher era già in prigione e da più di un mese.
   Giancarlo Puecher non fu mai accusato di alcun omicidio.
   Quando il 20 dicembre, allorchè fu ucciso in un agguato anche lo squadrista di Erba Germano Frigerio, i fascisti decisero di mettere in atto una rappresaglia, con modalità tristemente consuete, che prevedeva la fucilazione di trenta antifascisti, dieci per ogni fascista ucciso ad Erba, cioè Ugo Pontiggia, Angelo Pozzoli e Germano Frigerio.
   Nelle carceri di Como non trovarono un numero tale di prigionieri e li ridussero a sei, fra cui Giancarlo Puecher. I fascisti imbastirono un processo farsa, istituendo un Tribunale Speciale, presieduto da Biagio Sallusti, e con irregolarità processuali inconcepibili oggi, ma di regola ai tempi, Puecher fu l’unico condannato a morte, mediante fucilazione, non per omicido, ma per aver promosso, organizzato e comandato una banda armata di sbandati dell’ex esercito allo scopo di sovvertire le istituzioni dello Stato.
   Non si poteva ammettere che un giovane di famiglia nobile e di ispirazione profondamente cristiana “cospirasse”.

Fu fucilato il 23 dicembre, antivigilia di Natale, nel cimitero nuovo di Erba. Aveva 20 anni. Prima di morire volle abbracciare e salutare tutti i presenti, rincuorando e perdonando tutti.

Si doveva dare l’esempio. Esempio che sortì nei fatti l’effetto contrario, determinando ancora di più alla lotta contro il fascismo la parte migliore dell’Italia, che nei valori condivisi trovò la forza di ribellarsi.

Riportiamo qui l’ultima lettera di Giancarlo Puecher, scritta poche ore prima di essere fucilato.

21 dicembre 1943

Muoio per la mia patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato. Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto, accetto con rassegnazione il suo volere.
Tutti i miei averi vadano ai miei fratelli e a Elisa Daccò.
Vorrei che sul mio avviso mortuario figurassero i miei meriti sportivi e militari.
Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono.
Viva l’Italia.
Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse nei vent’anni della mia vita.
L’amavo troppo la mia patria non la tradite e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale.
Perdono a coloro che mi giustiziano, perché non sanno quello che fanno e non pensano che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.
Vorrei lasciare L 5000 alla mia guida alpina Motele Vidi di Madonna di Campiglio. L 5000 al mio allenatore di sci Giuseppe Francopoli di Cortina. L 5000 a Luigi Conti e L 1000 a Vanna De Gasperi, Berta Dossi, Rosa Barlassina. Il mio guardaroba ai miei fratelli e a Pussi Aletti, mio indimenticabile compagno di studi.
L 1000 alla Chiesa di Lambrugo.
Il mio anello d’oro ricordo della povera mamma a Papà, il braccialetto a Ginio e l’orologio Universal a Gianni. Alla zia Lia Gianelli una mia spilla d’oro con pietra. Un ricordo delle mie gioie alle mie cugine e a Elisa.
Stabilite una somma per messe in mio suffragio e per una definitiva sistemazione pacifica della patria nostra.
A te papà vada l’imperituro grazie per ciò che sempre mi permettesti di fare e mi concedesti.
Elisa si ricordi del bene che le volli e forse non sufficientemente apprezzò.
Ginio e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche della nostra famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia perdita, i martiri convalidano la fede in una vera idea. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la sua volontà.
Baci a tutti
Giancarlo Puecher Passavalli

ENRICO CARONTI

28 Aprile 1901 – 23 Dicembre 1944

Nato a Blevio nel 1901, fu segretario della Federazione giovanile socialista comasca, ma nel 1921 passò al PcdI. Pur avendo fatto studi superiori, per essersi rifiutato di prendere la tessera del Partito Fascista, dovette accettare il lavoro di operaio tessile. Durante il regime fascista fu più volte arrestato per “misure di Pubblica Sicurezza”, ma non cessò mai la sua intensa attività politica clandestina. Dopo l’armistizio del ’43, Caronti fu tra i primi ad organizzare la Resistenza, prima nella zona del lago Maggiore e quindi nel Comasco. Fu tra i promotori degli scioperi del marzo 1944, in seguito ai quali, per evitare l’arresto e la deportazione, dovette abbandonare la sua casa, la moglie Cherubina Meroni e i due figli e raggiungere le formazioni partigiane. Con il nome di battaglia di “Romolo”, Enrico Caronti divenne il commissario politico della 52ma Brigata Garibaldi “L. Clerici”, della quale, nell’ottobre, assunse il comando. La notte del 21 dicembre 1944, durante un rastrellamento che investì la zona di Dongo, “Romolo” fu catturato, con altri due partigiani, dai militi della Brigata Nera di Menaggio. Rinchiuso nella caserma di Menaggio, Carontii fu orrendamente  torturato per ore e ore, ma non parlò. Era sfigurato quando, la notte del 23 dicembre 1944, i suoi aguzzini lo fucilarono.

Nel 1975, in piazza Lucini, nel paese dove era nato, ad Enrico Caronti è stato eretto un monumento.


SALVIAMO LA BIBLIOTECA DELLE RESISTENZE

Salviamo la biblioteca delle resistenze di Torre Pellice

La sezione Anpi di Torre Pellice (Torino) vuole salvare la Biblioteca delle Resistenze, sezione staccata della Biblioteca comunale “Carlo Levi”.
“Siete sicuramente a conoscenza – scrivono in una lettera aperta – dell’impegno che la nostra sezione, insieme con volontarie e volontari, ha profuso per l’apertura e per la gestione della Biblioteca. Per l’adeguamento a normative in tema di sicurezza e per l’ampliamento dei locali, necessario per aprire un conveniente spazio espositivo a materiale proveniente dalla storica Tipografia Subalpina, dove durante la Resistenza si stampava materiale clandestino (in particolare: il Pioniere), si rende oggi necessario un ulteriore e piuttosto consistente investimento.
L’Amministrazione di Torre Pellice, così come altre Amministrazioni, per non parlar della Comunità Montana, attraversa un momento assai critico con inadeguate disponibilità finanziarie a fronte delle crescenti esigenze della popolazione”.

“D’altronde – spiegano – il mancato adeguamento di cui sopra comporterebbe il serio rischio di un drastico ridimensionamento dell’attività della Biblioteca. In particolare di quelle attività di divulgazione (presentazione di film, libri, incontri tematici) cui le volontarie e i volontari si sono dedicate/i con passione per diffondere i principi e i valori della Resistenza e della Costituzione”.

“La sezione ANPI e il gruppo di volontarie e volontari – si sottolinea – hanno ritenuto, quindi, di dover/poter avviare iniziative di autofinanziamento. La sezione ANPI, in particolare, si è proposta di aprire una sottoscrizione fra tutte le sezioni ANPI d’Italia.
Siamo certi di poter contare sul vostro appoggio e sulla vostra collaborazione. Se lo ritenete utile, possiamo organizzare un incontro per illustrare l’iniziativa nel dettaglio e definire insieme i modi d’attuazione”.

La lettera è firmata dal direttivo della sezione. 

Eventuali sottoscrizioni vanno accredidate sul c/c  IT27 U033 5901 6001 0000 0071 154
info@anpivalpellice.it,

UN ANNO FA LA SPARATORIA DI FIRENZE

Era il 13 dicembre 2011. E’ trascorso un anno dal folle gesto di Gianluca Casseri, il militante di Casa Pound che, nel corso di una vera e propria criminale caccia al senegalese, aveva ucciso Samb Modou di 40 anni e Diop Mor di 54 anni al mercato di piazza Dalmazia, e gravemente ferito, al mercato di San Lorenzo,  Moustafa Dieng di 34 anni, Mbenghe Cheike di 42, e Sonyou Mor di 34, che resterà paralizzato dopo che un proiettile, trapassando il torace, aveva raggiunto e leso due vertebre.

Ricordando questo triste anniversario, l’Anpi ribadisce che episodi come questo, al di là degli squilibri mentali del singolo, sono il risultato di una cultura dell’intolleranza, dell’ odio e del razzismo, che non possono avere cittadinanza in un sistema democratico.

Informiamo che è stata avviata una raccolta firme per chiedere la cittadinanza italiana ai superstiti dell’ agguato. Chi volesse aderire può farlo sul link qui sotto riportato.

https://www.change.org/it/petizioni/a-un-anno-dalla-sparatoria-di-firenze-chiediamo-la-cittadinanza-per-i-senegalesi-feriti?ref=HRE

 

AGGRESSIONE NEONAZISTA

Ancora un’aggressione neonazista, questa volta a Milano.

Ieri, domenica 2 dicembre, mentre stava rincasando, un militante del Centro Sociale Orso è stato riconosciuto e circondato da due neonazisti ( la solita tecnica del branco di squali, circondare chi è solo e indifeso) che lo hanno accoltellato alla milza. Il ferito, prima di essere trasportato d’ urgenza all’ospedale San Paolo per essere operato, ha potuto riconoscere i suoi aggressori per dei tatuaggi e per l’abbigliamento, riconducibile al gruppo naziskin degli Hammerskin, nato da una costola del Ku-Klux-Clan statunitense e stupidamente diffusosi anche in Italia.

A quasi un decennio dall’anniversario della morte di Dax (Davide Cesare, un altro militante del centro sociale Orso, ucciso a coltellate dai neofascisti il 3 marzo 2003) ecco un nuovo episodio di violenza e intolleranza, che può innescare una spirale di violenza dagli effetti imprevedibili e fa salire la tensione nella città di Milano.

L’ANPI ha da tempo lanciato una campagna di allarme contro l’espandersi del fenomeno del neofascismo e neonazismo in Italia e in Europa. Non si tratta di semplici rigurgiti nostalgici, ma di vere e proprie associazioni violente e brutali che, spesso nascoste dietro sigle pseudo-culturali, diffondo la violenza e l’intolleranza.

La ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma, l’apologia del fascismo, il nesso tra fascismo e razzismo devono essere impediti e puniti con i doverosi interventi delle Forze dell’Ordine e della Magistratura

29 NOVEMBRE, GIORNATA STORICA

Ieri, 29 novembre 2012 sarà una data storica per il mondo intero, perchè la Palestina ha finalmente ricevuto il riconoscimento che dopo tanti anni le spettava, ed è entrata a far parte, come Osservatore non membro, dell’ Assemblea Generale dell’Onu, con 138 voto favorevoli, 9 contrari e 41 astenuti.

Esattamente 65 anni fa, il 29 novembre 1947, l’Assemblea Generale dell’Onu adottò la risoluzione 181 – Risoluzione della Partizione – in cui si stabiliva in Palestina la creazione di uno Stato ebraico e di uno Stato palestinese, con Gerusalemme corpo separato, con un regime internazionale speciale.

Oggi, l’ ammissione della Palestina all’Onu è un passo importante che permetterà all’ ANP di avere accesso a diverse organizzazioni internazionali e, soprattutto, di potersi appellare alla Corte Penale Internazionale in caso di violazioni agli accordi di pace.

E’ importante, e ci riempie di orgoglio, che anche il governo Italiano si sia pronunciato per il SI, una decisione chiara e coraggiosa, al fianco della Francia e della Spagna.

Alle inevitabili polemiche, sia internazionali che interne, il ministro Terzi ha dichiarato: “L’Italia è fortemente convinta del suo rapporto con Israele e con i palestinesi, è un rapporto di amicizia con entrambi, ed è una priorità anche il rapporto con gli Stati Uniti”.  “Sono convinto – ha concluso Terzi – che l’impegno ora è di ottenere un vero rilancio del processo di pace, sappiamo che ci sono reazioni del momento che spero possano essere riportate in un clima di mutua partecipazione e collaborazione tra israeliani e palestinesi”.

L’ANPI auspica che l’Italia e l’Europa agiscano per riaprire i negoziati di pace e puntare a chiudere definitivamente il conflitto tra questi due popoli. A entrambi deve essere riconosciuto il diritto di vivere in pace su quella terra con gli stessi diritti, la stessa dignità e la stessa sicurezza.

INAMMISSIBILE

ALBA DORATA AL PIRELLONE?

Il partito xenofobo e antisemita di ispirazione greca presenta una lista per le prossime elezioni Regionali.

Lombardia: una lista di Alba Dorata alle regionali
„Alba Dorata varca i confini ellenici e sbarca nel “Belpaese”, pronta a raccogliere i voti di disperazione generati da una crisi economica di cui non si intravede la fine, e dal sordo agire di un governo tecnico che preferisce far quadrare i conti anche a costo di fare saltare la coesione sociale.

Il partito, che ha già aperto cinque sedi sul territorio, si dice pronto a ripulire la Lombardia dall'”immigrazione” “selvaggia e delinquenziale”, dalla corruzione e dalle mafie. Pronto a trasformarla in un Cantone autonomo dotato di una moneta locale in attesa che ritorni la “nuova lira”.

Questi sono i punti del programma con cui Alba Dorata vuole presentarsi alle prossime Regionali di questa primavera.

Lombardia: una lista di Alba Dorata alle regionali
„Si tratta della prima volta in Italia del movimento di estrema destra nato sull’esperienza del partito greco, xenofobo e antisemita, che ha scalato il parlamento ellenico facendo eleggere 18 parlamentari e distinguendosi per un esplosivo mix di pestaggi, slogan razzisti e iniziative di populismo solidale (riservate ai soli greci)

Si tratta della prima volta che il movimento  di estrema destra da cui è nato il partito che, sfruttando i voti della disperazione, ha scalato il Parlamento greco facendo eleggere 18 parlamentari e distinguendosi per un esplosivo mix di pestaggi, slogan antisemiti e iniziative populiste (riservate ai soli greci), si presenta anche in Italia.

Lombardia: una lista di Alba Dorata alle regionali
„Sono questi i punti del programma con cui Alba Dorata Italia – lo ha spiegato il segretario nazionale Alessandro Gardossi – si presenterà alle elezioni regionali in Lombardia della prossima primavera.

Lombardia: una lista di Alba Dorata alle regionali
„Si tratta della prima volta in Italia del movimento di estrema destra nato sull’esperienza del partito greco, xenofobo e antisemita, che ha scalato il parlamento ellenico facendo eleggere 18 parlamentari e distinguendosi per un esplosivo mix di pestaggi, slogan razzisti e iniziative di populismo solidale (riservate ai soli greci).

Il leader di Alba Dorata in Grecia ha dichiarato di essere antisionista, di volere una “dittatura dell’intelligenza” (tradotto: il fascismo con lo zucchero a velo, ndr) e di avere ammirazione per la politica economica di Adolf Hitler.

Mentre, nello statuto del partito, si legge che solo “chi è Ariano di sangue e Greco di discendenza” può far parte del movimento. Nel corso di un’intervista, il segretario generale del partito, circa la propria posizione sull’omosessualità, ha affermato che “i gay sono una parte malata e anormale della società greca”.

E’ inammissibile che in uno Stato democratico si possa presentare un partito filonazista.

L’Anpi ricorda a tutti che l’apologia del fascismo è reato nella nostra Nazione.

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TACERE E’ COLPEVOLE

Prendere posizione, quando si tratta di un conflitto a fuoco, non è mai facile.

Ma questa volta sentiamo il dovere di non tacere davanti agli ennesimi crimini di guerra compiuti dallo Stato di Israele in questi ultimi giorni, nei confronti della popolazione civile palestinese, soprattutto nei confronti di bambini.

In un orribile deja vu, ancora una volta, come nell’operazione Piombo Fuso, come già nel Libano del 2006, Israele non esita a compiere atti che sono vere violazioni dei diritti umani, insistendo nell’intenzione di colpire inermi civili, d’invadere e sterminare senza che nessuno abbia il diritto d’intevenire, neanche per invocare il cessate il fuoco, neanche per portare aiuti umanitari.

Condanniamo fermamente i bombardamenti su Gaza e chiediamo al governo italiano di non voler restare inerte e di attivarsi perchè Israele ponga fine alla sua irresponsabile escalation del terrore.

E.G.

LETTERA DA LAMPEDUSA

Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa.
Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già  21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore.

Abbiamo dovuto chiedere aiuto, attraverso la Prefettura, ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perchè il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?
Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’ Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra.
Sono sempre più convinta che la politica europea sull’ immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’ unica possibilità  di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’ Europa motivo di vergogna e disonore.
In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’ unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’ accoglienza, che dà  dignità  di esseri umani a queste persone, che dà  dignità  al nostro Paese e all’ Europa intera.

Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza.

Giusi Nicolini