70 ANNI FA, LA RESISTENZA

8 SETTEMBRE 1943 – 8 SETTEMBRE 2013

Armistizio

Il 3 settembre del 1943, con l’armistizio di Cassabile, il Regno d’ Italia cessò le ostilità contro le forze Alleate nell’ambito della seconda guerra mondiale. In realtà non si trattava affatto di un armistizio, ma di una vera e propria resa senza condizioni. Poiché tale atto stabiliva la sua entrata in vigore dal momento del suo annuncio pubblico, esso è comunemente noto come “8 settembre” , data in cui ne venne dato l’annuncio tramite Radio Algeri da parte del generale Eisenhower e, circa un’ora dopo, alle 19,42, confermato dal maresciallo Pietro Badoglio nel proclama trasmesso dai microfoni dell’ EIAR. L’annuncio dell’armistizio da parte degli alleati colse del tutto impreparate e lasciò quasi prive di direttive le forze armate italiane che si trovavano impegnate nei fronti all’estero, e quelle all’interno della madrepatria: non vi erano ordini né piani, né ve ne sarebbero stati nei giorni a seguire. Il mattino successivo, di fronte alle prime notizie di un’avanzata di truppe tedesche dalla costa tirrenica verso Roma, il re, la regina, il principe ereditario, Badoglio, due ministri del Governo e alcuni generali dello stato maggiore fuggirono da Roma, dirigendosi verso il sud Italia per mettersi in salvo dal pericolo di una cattura da parte tedesca. La fuga si arrestò a Brindisi, che divenne per qualche mese la nuova capitale del Regno d’ Italia.

Così, mentre avveniva il totale sbandamento delle forze armate, le armate tedesche della Wehrmacht e delle SS presenti in tutta la penisola poterono far scattare l’Operazione Anchise (secondo i piani già predisposti sin dal 25 luglio dopo la destituzione di Mussolini) occupando tutti i centri nevralgici del territorio nell’Italia settentrionale e centrale, fino a Roma, sbaragliando quasi ovunque l’esercito italiano: la maggior parte delle truppe fu fatta prigioniera e venne mandata nei campi di internamento in Germania, mentre il resto andava allo sbando e tentava di rientrare al proprio domicilio. Nonostante alcuni straordinari episodi di valore in patria e su fronti esteri da parte del regio esercito italiano ( tra i più celebri si ricordano quelli che si conclusero con l’eccidio di Cefalonia e con l’ eccidio di Coo ), quasi tutta la penisola cadde sotto la pronta occupazione tedesca e l’esercito venne disarmato.

E’ da questa data, 8 settembre, che si fa comunemente partire la lotta di Resistenza, che in verità era già in atto, con la formazione a Roma del CNL, avvenuta il 9 settembre 1943, cioè il giorno dopo l’armistizio.


28 AGOSTO 1963 MARTIN LUTHER KING

28 AGOSTO 1963 – 28 AGOSTO 2013

Il testo seguente é quello dell’indimenticabile discorso tenuto da Martin Luther King davanti al Lincoln Memorial durante la marcia a Washington per l’occupazione e la libertà, il 28 agosto 1963

IO HO UN SOGNO

Oggi sono felice di essere con voi in quella che nella storia sarà ricordata come la più grande manifestazione per la libertà nella storia del nostro paese.

Un secolo fa, un grande americano, che oggi getta su di noi la sua ombra simbolica, firmò il Proclama dell’emancipazione.

Si trattava di una legge epocale, che accese un grande faro di speranza per milioni di schiavi neri, marchiati dal fuoco di una bruciante ingiustizia.

Il proclama giunse come un’aurora di gioia, che metteva fine alla lunga notte della loro cattività.

Ma oggi, e sono passati cento anni, i neri non sono ancora liberi.

Sono passati cento anni, e la vita dei neri é ancora paralizzata dalle pastoie della segregazione e dalle catene della discriminazione.

Sono passati cento anni, e i neri vivono in un’isola solitaria di povertà, in mezzo a un immenso oceano di benessere materiale.

Sono passati cento anni, e i neri ancora languiscono negli angoli della società americana, si ritrovano esuli nella propria terra.

Quindi oggi siamo venuti qui per tratteggiare a tinte forti una situazione vergognosa.

In un certo senso, siamo venuti nella capitale del nostro paese per incassare un assegno.

Quando gli architetti della nostra repubblica hanno scritto le magnifiche parole della Costituzione e della Dichiarazione d’indipendenza, hanno firmato un “pagherò” di cui ciascun americano era destinato a ereditare la titolarità.

Il “pagherò” conteneva la promessa che a tutti gli uomini, sì, ai neri come ai bianchi, sarebbero stati garantiti questi diritti inalienabili: “vita, libertà e ricerca della felicità”.

Oggi appare evidente che per quanto riguarda i cittadini americani di colore, l’America ha mancato di onorare il suo impegno debitorio.

Invece di adempiere a questo sacro dovere, l’America ha dato al popolo nero un assegno a vuoto, un assegno che é tornato indietro, con la scritta “copertura insufficiente”.

Ma noi ci rifiutiamo di credere che la banca della giustizia sia in fallimento.

Ci rifiutiamo di credere che nei grandi caveau di opportunità di questo paese non vi siano fondi sufficienti.

E quindi siamo venuti a incassarlo, questo assegno, l’assegno che offre, a chi le richiede, la ricchezza della libertà e la garanzia della giustizia.

Siamo venuti in questo luogo consacrato anche per ricordare all’America l’infuocata urgenza dell’oggi.

Quest’ora non é fatta per abbandonarsi al lusso di prendersela calma o di assumere la droga tranquillante del gradualismo.

Adesso ’ il momento di tradurre in realtà le promesse della democrazia.

Adesso é il momento di risollevarci dalla valle buia e desolata della segregazione fino al sentiero soleggiato della giustizia razziale.

Adesso é il momento di sollevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale per collocarla sulla roccia compatta della fraternità.

Adesso é il momento di tradurre la giustizia in una realtà per tutti i figli di Dio.

Se la nazione non cogliesse l’urgenza del presente, le conseguenze sarebbero funeste.

L’afosa estate della legittima insoddisfazione dei negri non finirà finché non saremo entrati nel frizzante autunno della libertà e dell’uguaglianza.

Il 1963 non é una fine, é un principio.

Se la nazione tornerà all’ordinaria amministrazione come se niente fosse accaduto, chi sperava che i neri avessero solo bisogno di sfogarsi un pò e poi se ne sarebbero rimasti tranquilli rischia di avere una brutta sorpresa.

In America non ci sarà né riposo né pace finché i neri non vedranno garantiti i loro diritti di cittadinanza.

I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione finché non spunterà il giorno luminoso della giustizia.

* Ma c’é qualcosa che devo dire al mio popolo, fermo su una soglia rischiosa, alle porte del palazzo della giustizia: durante il processo che ci porterà a ottenere il posto che ci spetta di diritto, non dobbiamo commettere torti.

Non cerchiamo di placare la sete di libertà bevendo alla coppa del rancore e dell’odio.

Dobbiamo sempre condurre la nostra lotta su un piano elevato di dignità e disciplina.

Non dobbiamo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica.

Sempre, e ancora e ancora, dobbiamo innalzarci fino alle vette maestose in cui la forza fisica s’incontra con la forza dell’anima.

Il nuovo e meraviglioso clima di combattività di cui oggi é impregnata l’intera comunità nera non deve indurci a diffidare di tutti i bianchi, perché molti nostri fratelli bianchi, come attesta oggi la loro presenza qui, hanno capito che il loro destino é legato al nostro.

Hanno capito che la loro libertà si lega con un nodo inestricabile alla nostra.

Non possiamo camminare da soli.

E mentre camminiamo, dobbiamo impegnarci con un giuramento: di proseguire sempre avanti.

Non possiamo voltarci indietro.

C’é chi domanda ai seguaci dei diritti civili: “Quando sarete soddisfatti?”.

Non potremo mai essere soddisfatti, finché i neri continueranno a subire gli indescrivibili orrori della brutalità poliziesca.

Non potremo mai essere soddisfatti, finché non riusciremo a trovare alloggio nei motel delle autostrade e negli alberghi delle città, per dare riposo al nostro corpo affaticato dal viaggio.

Non potremo mai essere soddisfatti, finché tutta la facoltà di movimento dei neri resterà limitata alla possibilità di trasferirsi da un piccolo ghetto a uno più grande.

Non potremo mai essere soddisfatti, finché i nostri figli continueranno a essere spogliati dell’identità e derubati della dignità dai cartelli su cui sta scritto “Riservato ai bianchi”.

Non potremo mai essere soddisfatti, finché i neri del Mississippi non potranno votare e i neri di New York crederanno di non avere niente per cui votare.

No, no, non siamo soddisfatti e non saremo mai soddisfatti, finché la giustizia non scorrerà come l’acqua, e la rettitudine come un fiume in piena.

Io non dimentico che alcuni fra voi sono venuti qui dopo grandi prove e tribolazioni.

Alcuni di voi hanno lasciato da poco anguste celle di prigione.

Alcuni di voi sono venuti da zone dove ricercando la libertà sono stati colpiti dalle tempeste della persecuzione e travolti dai venti della brutalità poliziesca.

Siete i reduci della sofferenza creativa.

Continuate il vostro lavoro, nella fede che la sofferenza immeritata ha per frutto la redenzione.

Tornate nel Mississippi, tornate nell’Alabama, tornate nella Carolina del Sud, tornate in Georgia, tornate in Louisiana, tornate alle baraccopoli e ai ghetti delle nostre città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare e cambierà.

* Non indugiamo nella valle della disperazione.

Oggi, amici miei, vi dico: anche se dobbiamo affrontare le difficoltà di oggi e di domani, io continuo ad avere un sogno.

E un sogno che ha radici profonde nel sogno americano.

Ho un sogno, che un giorno questa nazione sorgerà e vivrà il significato vero del suo credo: noi riteniamo queste verità evidenti di per sé, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Ho un sogno, che un giorno sulle rosse montagne della Georgia i figli degli ex schiavi e i figli degli ex padroni di schiavi potranno sedersi insieme alla tavola della fraternità.

Ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, dove si patisce il caldo afoso dell’ingiustizia, il caldo afoso dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e di giustizia.

Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per l’essenza della loro personalità.

Oggi ho un sogno.

Ho un sogno, che un giorno, laggiù nell’Alabama, dove i razzisti sono più che mai accaniti, dove il governatore non parla d’altro che di potere di compromesso interlocutorio e di nullification delle leggi federali, un giorno, proprio là nell’Alabama, i bambini neri e le bambine nere potranno prendere per mano bambini bianchi e bambine bianche, come fratelli e sorelle.

Oggi ho un sogno.

Ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà innalzata, ogni monte e ogni collina saranno abbassati, i luoghi scoscesi diventeranno piani, e i luoghi tortuosi diventeranno diritti, e la gloria del Signore sarà rivelata, e tutte le creature la vedranno insieme.

Questa é la nostra speranza.

Questa é la fede che porterò con me tornan­do nel Sud.

Con questa fede potremo cavare dalla montagna della disperazione una pietra di speranza.

Con questa fede potremo trasformare le stridenti discordanze della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fraternità.

Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in prigione insieme, schierarci insieme per la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi.

Quel giorno verrà, quel giorno verrà quando tutti i figli di Dio potranno cantare con un significato nuovo: “Patria mia, é di te, dolce terra di libertà, é di te che io canto.

Terra dove sono morti i miei padri, terra dell’orgoglio dei Pellegrini, da ogni vetta riecheggi libertà”.

E se l’America vuol essere una grande nazione, bisogna che questo diventi vero.

E dunque, che la libertà riecheggi dalle straordinarie colline del New Hampshire.

Che la libertà riecheggi dalle possenti montagne di New York.

Che la libertà riecheggi dagli elevati Allegheny della Pennsylvania.

Che la libertà riecheggi dalle innevate Montagne Rocciose del Colorado.

Che la libertà riecheggi dai pendii sinuosi della California.

Ma non soltanto.

Che la libertà riecheggi dalla Stone Mountain della Georgia.

Che la libertà riecheggi dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Che la libertà riecheggi da ogni collina e da ogni formicaio del Mississippi, da ogni vetta, che riecheggi la libertà.

E quando questo avverrà, quando faremo riecheggiare la libertà, quando la lasceremo riecheggiare da ogni villaggio e da ogni paese, da ogni stato e da ogni città, saremo riusciti ad avvicinare quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, protestanti e cattolici, potranno prendersi per mano e cantare le parole dell’antico inno: “Liberi finalmente, liberi finalmente.

Grazie a Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”

MEMORIE CANTATE

MEMORIE CANTATE

Perugia / 23 agosto 2013


“Memorie cantate: guerra rastrellamenti e stragi nella cultura orale dell’Appennino Umbro-marchigiano”

A Le Prata, località a otto chilometri da Nocera Umbra, a partire dalle ore 17 del 23 agosto la prima iniziativa in Umbria per il 70° anniversario della Resistenza.
L’evento è promosso e organizzato dall’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea, dalla Sezione ANPI “17 Aprile” di Nocera Umbra, dall’Associazione culturale “Monte Selva” e dall’Istituto regionale per la storia del Movimento di Liberazione delle Marche.

L’area dell’Appennino Umbro marchigiano dall’ottobre 1943 al giugno 1944 fu teatro della presenza massiccia di formazioni partigiane attive intorno alle principali vie di comunicazione e nei paesi sede di presidi della Guardia Nazionale Repubblicana. Durante la resistenza delle truppe germaniche sul fronte di Cassino e, successivamente, per il periodo della “ritirata aggressiva”, quei territori vennero investiti da ondate di uccisioni, rastrellamenti sistematici, rappresaglie, stragi che portarono la guerra in casa alla gente di montagna, fino allora poco coinvolta in azioni dirette ma solidale con i partigiani. 

Di quegli eventi e di quei lutti rimangono tracce, sempre più rare, nella memoria orale della gente. Alcune hanno assunto una forma cantata, nel modo della ballata, della storia, della poesia in quartine o in ottave; espressioni che quasi mai indossano toni epici o celebrativi, e che spesso rappresentano forme di monumentalizzazione collettiva di modi intimi di sentire, di raccontare, di condividere valori universali di matrice religiosa, familiare, civile. Diffusisi nell’immediato dopoguerra come strategia di elaborazione collettiva del lutto, sono in passato sfuggiti al passaggio generazionale, ed ora per motivi “biologici”, rischiano di andare perduti.

L’iniziativa rappresenta quindi un primo tentativo di riconnettere le memorie e i valori dei vecchi con quelli dei giovani, dando un’evidenza pubblica alle rare ballate che l’attività di ricerca dell’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea coordinata da Dino Renato Nardelli in collaborazione con la sezione ANPI “17 Aprile” di Nocera Umbra e l’Associazione culturale “Monte Selva” ha fin qui individuato. Si tratta di tre lunghi brani, composti tra il 1945 e il 1947 da due poeti contadini, Assalonne Boccetti e Bruno Colluccini, detto “il mignattaro”, cantati da due degli ultimi depositari, Argelia Mingarelli e Settimio Riboloni. Elemento di collante intergenerazionale, il contributo alla manifestazione del gruppo folk-rock “The Gang”, da anni impegnato in una produzione fortemente connotata da influssi della tradizione musicale popolare italiana  (www.thegang.it ).

Saranno presenti alla manifestazione il deputato Walter Verini, l’Assessore alla Cultura della Provincia di Perugia Donatella Porzi, Giovanni Bontempi, sindaco di Nocera Umbra e Angela Gianfelici, presidente della Sezione ANPI “17 Aprile”; coordinerà la serata il presidente dell’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea, Mario Tosti.

Programma

Ore 17 – Saluti di Walter Verini, Deputato, Donatella Porzi,  Assessore provinciale alla cultura, Giovanni Bontempi, Sindaco di Nocera Umbra, Angela Gianfelici, Presidente Sezione Anpi “17 Aprile”.

Ore 17.15The GANG, gruppo folk rock italiano. Esecuzione di alcuni brani del loro repertorio.

Ore 17.45Carla Marcellini – Istituto regionale per la storia del Movimento di liberazione nelle Marche – Sant’Angelo di Arcevia ed altre storie nella memoria resistenziale delle Marche.

Ore 18Tommaso Rossi – Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea – Quell’aprile del ’44. Sangue tra i monti.

Ore 18.15Settimio Riboloni e Argelia  Mingarelli. Ricordar cantando. Il 17 d’ Aprile.

Ore 19The GANG –  Gruppo folk rock italiano. Esecuzione di alcuni brani del loro repertorio.

Ore 19.30 – Apertura del punto ristoro.

Ore 21.30 – The GANG –  Gruppo folk rock italiano. Esecuzione di alcuni brani del loro repertorio.

Ore 22 – Anteprima del Video: Memorie cantate. Guerra rastrellamenti e stragi  nella cultura orale dell’Appennino Umbro-marchigiano presentato dalla Sezione Anpi “17 Aprile” e dall’Associazione “Monte Selva”.

TESSERA AD HONOREM A DON PANIZZA

Tessera Anpi ad honorem per Don Giacomo Panizza


Nel corso della prima serata della Festa Provinciale dell’ANPI di Catanzaro è stata consegnata, in un clima di grande partecipazione la tessera ad don Giacomo Panizza.

Come motivazione il suo impegno costante contro le mafie e l’illegalità a tutti i livelli e per la dedizione a favore delle persone più svantaggiate, emarginate, escluse. Inoltre per la realizzazione di tanti progetti per l’integrazione dei Rom e degli immigrati.

Don Giacomo Panizza, arrivato dal nord 36 anni fa in Calabria, ha saputo con il suo lavoro e la fondazione della Comunità Progetto Sud essere un riferimento per tanta parte della società calabrese.

Attaccato dalla ‘ndrangheta per le sue denunce e le sue battaglie che hanno portato a tante confische, ha dovuto vivere scortato per le minacce ricevute.

Nell’introduzione del suo ultimo libro ha scritto “In questa terra dove mi è piaciuta l’idea di emigrare a rovescio, dove ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso”.

LUTTO NELL’ ANPI

COMUNICHIAMO CON TRISTEZZA LA SCOMPARSA DEL PARTIGIANO COMBATTENTE CARLO NESPOLI, NATO A CARUGO IL 26 GIUGNO 1926, PARTIGIANO DELLA 119° BRIGATA GARIBALDI, SETTORE BASSA BRIANZA. APPARTENETE AL C.L.N. E AL ” CORPO VOLONTARI DELLA LIBERTA'”, COMANDO DI PIAZZA DI MILANO.

AVEVA PARTECIPATO A DIVERSE AZIONI DI PROPAGANDA E DI SABOTAGGIO IN BRIANZA E AD AZIONI DI SUPPORTO PER L’ESPATRIO IN SVIZZERA DI PRIGIONIERI ALLEATI E, IL 25 APRILE 1945 E NEI GIORNI SUCESSIVI, AVEVA PRESO PARTE ALLA LIBERAZIONE DI AROSIO.

I FUNERALI SI SONO SVOLTI IERI, 13 AGOSTO, NELLA CHIESA PARROCCHIALE DI AROSIO, ALLA PRESENZA DI NUMEROSI CITTADINI E CONOSCENTI, E DI UNA DELEGAZIONE DELL’ANPI PROVINCIALE E DELLA SEZIONE  DI COMO.

AI PARENTI VANNO LE CONDOGLIANZE DI TUTTA L ‘ANPI E AL PARTIGIANO CARLO NESPOLI IL NOSTRO RICORDO AFFETTUOSO E LA NOSTRA RICONOSCENZA.

SANT’ ANNA DI STAZZEMA, NON DIMENTICHIAMO

L’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. Il presidente Grasso: non dimentichiamo


“Nessun popolo può dimenticare le sofferenze del passato. Esse hanno segnato indelebilmente la nostra coscienza civile. Le inchieste giudiziarie possono essere archiviate, come ha fatto la Procura di Stoccarda nell’ottobre scorso. Ma nulla potrà mai fermare il nostro ricordo”. E’ un passaggio del messaggio che il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha inviato al sindaco del Comune di Stazzema, Michele Silicani.

“Signor Sindaco, nella ricorrenza dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema intendo unirmi idealmente alla vostra comunità, al ricordo delle tante vittime, dei bambini, delle donne e degli anziani barbaramente trucidati dalle truppe nazifasciste”, continua Grasso ricordando che “le disumanità e la ferocia perpetrate nella strage di quel 12 agosto 1944, ed in quelle che seguirono nel mese di settembre rappresentano una ferita ancora oggi aperta per il nostro Paese e per l’Europa intera”.
“Rinnovare la memoria – sottolinea il presidente del Senato – significa reiterare un’alleanza tra le passate e le future generazioni fondata sulla consapevolezza che insieme possiamo evitare che si ripropongano i tanti orrori del Novecento”. “E’ un impegno collettivo – conclude – che deve trovare nella fede per la democrazia, per la libertà e la giustizia il proprio alimento quotidiano. Sono certo che i giovani di Sant’Anna sapranno fare tesoro della sofferenza subita dalla loro terra, testimoniando in tutto il mondo i valori del dialogo e della tolleranza”.

Il 12 agosto 1944 tre reparti della sedicesima divisione granatieri corazzati delle SS circondarono il paese di Sant’Anna di Stazzema (Lucca) compiendo una strage: 560 civili uccisi, soprattutto bambini, donne e anziani. Un eccidio che fu possibile grazie all’aiuto dei fascisti collaborazionisti. Secondo quanto emerso dal processo del tribunale militare di La Spezia e conclusosi nel 2005, i nazisti rastrellarono donne, bambini e anziani, (gli uomini riuscirono a scappare nei boschi), li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case e lì li uccisero con colpi di mitra e bombe a mano. Il resto lo fece il fuoco, che cancellò ogni traccia di quella mattanza.

Nel 2005 si è concluso il processo del tribunale militare di La Spezia che ha stabilito che l’eccidio di Sant’Anna fu un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio: l’obiettivo dei nazisti era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione, così da interrompere qualsiasi collegamento tra i civili e i partigiani della zona. Il tribunale ha condannato all’ergastolo 10 ex SS. La sentenza fu poi confermata sia in appello che in Cassazione.

Alle celebrazioni del 69° anniversario della strage partecipa il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza presente anche alla illustrazione di “Sentieri di pace – percorsi nel parco nazionale della pace”, progetto che ha permesso di riaprire i sentieri attorno a Sant’Anna e che di realizzare impianti multimediali nel museo del Paese.

ANNIVERSARIO DELL’ ECCIDIO DI PIAZZALE LORETO

MILANO, “CELEBRAZIONE DEL 69° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI PIAZZALE LORETO”

Il 10 agosto 1944 15 partigiani vennero prelevati dal carcere di San Vittore e fucilati a piazzale Loreto dai militi della Legione Muti per ordine del camondo nazista, per rappresaglia ad un presunto, e mai rivendicato, attentato in viale Abruzzi. Le vittime furono lasciate esposte per l’intera giornata.

« C’erano molti corpi gettati sul marciapiede, contro lo steccato, qualche manifesto di teatro, la Gazzetta del Sorriso, cartelli, banditi! Banditi catturati con le armi in pugno! Attorno la gente muta, il sole caldo. Quando arrivai a vederli fu come una vertigine: scarpe, mani, braccia, calze sporche; (…) ai miei occhi di bambino era una cosa inaudita: uomini gettati sul marciapiede come spazzatura e altri uomini, giovani vestiti di nero, che sembravano fare la guardia armati! »

( Franco Loi, da R. Cicala (a cura di), Con la violenza e la pietà. Poesia e resistenza, Interlinea, Novara, 1995.)

Le Associazioni della Resistenza, i familiari dei Caduti, gli Enti, le forze democratiche e antifasciste milanesi renderanno omaggio alla memoria dei Combattenti per la Libertà e nel contempo ribadiranno la permanente mobilitazione a tutela dei capisaldi sanciti nella Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza, SABATO 10 agosto 2013 in Piazzale Loreto.

Il programma per la celebrazione del 69° Anniversario dell’Eccidio di Piazzale Loreto sarà il seguente:

Piazzale Loreto – Sabato 10 agosto 2013 – ore 10,00
Deposizione di corone alla stele che ricorda i 15 Martiri.
Interventi di rappresentanti delle istituzioni e di Sergio Temolo figlio di Libero Temolo, Martire di piazzale Loreto.

Piazzale Loreto – Sabato 10 agosto 2013 – ore 21,00

Manifestazione antifascista
Interverranno:
Sergio Fogagnolo, Presidente Associazione “Le Radici della Pace – i 15”
Corrado Mandreoli, segreteria della Camera del Lavoro di Milano
Gianni Mariani della FIAP
Gino Morrone, Presidente ANPPIA Milanese
Roberto Cenati, Presidente ANPI Provinciale di Milano
Coordina: Ivano Tajetti, segreteria ANPI Provinciale di Milano

La serata si concluderà con l’intrattenimento musicale: “Una cantata Partigiana”.

LA CITTADINANZA E’ INVITATA

Comitato Permanente Antifascista Contro il Terrorismo per la Difesa dell’Ordine Repubblicano

2 AGOSTO – STRAGE DI BOLOGNA

Il 2 agosto 1980 alle ore 10,25 una bomba, di fabbricazione militare, esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, provocando 85 morti e 200 feriti.

Era un sabato, e la stazione, importante nodo ferroviario, brulicava di viaggiatori in partenza per le vacanze.

L’onda d’urto, insieme ai detriti provocati dallo scoppio, investì anche il treno Ancona-Chiasso, che al momento si trovava in sosta sul primo binario, distruggendo circa 30 metri di pensilina, ed il parcheggio dei taxi antistante l’edificio.

La città reagì con orgoglio e prontezza: molti cittadini, insieme ai viaggiatori presenti, prestarono i primi soccorsi alle vittime e contribuirono ad estrarre le persone sepolte dalle macerie ed, immediatamente dopo l’esplosione, la corsia di destra dei viali di circonvallazione del centro storico di Bologna, su cui si trova la stazione, fu riservata alle ambulanze ed ai mezzi di soccorso.

Dato il grande numero di feriti, non essendo tali mezzi sufficienti al loro trasporto verso gli ospedali cittadini, i vigili impiegarono anche autobus, in particolare quello della linea 37, auto private e taxi. Al fine di prestare le cure alle vittime dell’attentato, i medici ed il personale ospedaliero fecero ritorno dalle ferie, così come i reparti, chiusi per le festività estive, furono riaperti per consentire il ricovero di tutti i pazienti.

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, giunto in aereo il giorno stesso, affermò tra le lacrime: ” Siamo di fronte all’ impresa più criminale che sia mai avvenuta in Italia”.

Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, si giunse ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione il 23 novembre 1995. Vennero condannati all’ergastolo, quali esecutori dell’attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini.

Il 9 giugno 2000 la Corte d’Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e quattro anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Anche lui continua a dichiararsi innocente.
I mandanti della strage non sono mai stati scoperti.


Fra i tanti morti, una giovane famiglia comasca, Carlo Mauri di 32 anni, sua moglie Anna Maria Bosio di 28 e il figlioletto Luca, di sei anni.

RETTIFICA SU RAI3 DELLE FALSITA’ SU VIA RASELLA

Si comunica che ieri sera, nal corso del TG3 delle ore 19 Bianca Berlinguer ha letto ( su sollecitazione dell’Anpi Nazionale) un comunicato di rettifica delle falsità dette da Pippo Baudo sull’ attentato di via Rasella, nel corso della puntata del 8 luglio u.s. della trasmissione ” Il Viaggio”.

Qui sotto il testo della rettifica.

“Nella puntata di lunedì 8 luglio de “Il viaggio”, su RAI 3, condotto da Pippo Baudo, sono state fatte

delle affermazioni imprecise e non corrispondenti a verità sull’eccidio delle Fosse Ardeatine e sui

fatti di Via Rasella. Non fu offerta, infatti, alcuna possibilità ai partigiani dei Gap (gruppi di azione

patriottica e non di azione proletaria come si è detto nella trasmissione) di offrirsi per salvare le

vittime destinate alla fucilazione nelle Fosse Ardeatine: il Comando tedesco rese pubblica la notizia

dell’eccidio solo dopo il suo compimento come riconosciuto dallo stesso maresciallo Kesserling nel

corso di un processo. Ben due sentenze, poi, della Corte di Cassazione hanno qualificato l’azione di

Via Rasella come “legittimo atto di guerra”.

Il ricordo dei martiri delle Fosse Ardeatine, cui va sempre il nostro commosso pensiero, deve

essere sempre improntato alla verità storica e mai strumentalizzato”.

 

La Direzione RAI 3 prende doverosamente atto del comunicato dell’ANPI Nazionale, rammaricandosi

di quanto accaduto.