LETTERA AL SINDACO DI CANTU’ DELL’ ANPI SEZ. SEPRIO

A.N.P.I. SEZIONE DEL SEPRIO

Egregio sig.sindaco della città di Cantù
Sig. Claudio Bizzozero

sindaco@comune.cantu.co.it

Lei ha giurato  all’atto del suo insediamento di tutelare,proteggere e fare rispettare la Costituzione repubblicana.
Ebbene Le ricordo che La legge 20 giugno 1952, n. 645 (contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione”), detta anche Legge Scelba, all’art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque «faccia propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista», oppure da chiunque «pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».
Non v’è dubbio che la manifestazione , che Lei ha autorizzato, ha a suo fondamento l’esaltazione dei valori della xenofobia,dell’omofobia,del nazismo e del fascism e delle loro finalità antidemocratiche. Cantù e la sua popolazione non si meritano questa offesa alla loro storia ed alle loro profonde tradizioni sociali e culturali democratiche. Cosi come la sua città non si merita di essere trasformata in una enclave dove i peggioori neofascisti e neonazisti europei possono trovare uno spazio per inneggiare ed istigare  all’odio,alla violenza e all’oppressione.
Si ricordi che la politica non è visibilità ed immagine ma servizio per l’affermazione del bene comune,che non è certo quello professato dai gruppi neonazisti e neofascisti a cui Lei ha aperto le porte della città.
In virtù di quanto sopra affermato Le chiediamo di tener fede al suo giuramento con un atto di revoca delll’autorizzazione della manifestazione Boreal .


Per ANPI SEPRIO
Il presidente

Giuseppe De Luca

LETTERA DELL’ANPI PROVINCIALE AL SINDACO DI CANTU’

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ ITALIA

Como, 10 settembre 2013

Alla cortese attenzione del sindaco della Città di Cantù

sig. Claudio Bizzozero

Lo scrivente, a nome dell’Associazione Nazionale Partigiani d’ Italia, esprime il rammarico di non poterla incontrare personalmente per esporle la nostra preoccupazione per la deriva antidemocratica ed anticostituzionale intrapresa dalla sua amministrazione con la concessione di uno spazio pubblico ad un’organizzazione dichiaratamente fascista e per una manifestazione dalle caratteristiche xenofobe, razziste e filo naziste. A questa manifestazione parteciperà la peggiore e pericolosa feccia filonazista europea. Le vorremmo chiedere come pensa di giustificare l’operato della sua giunta e suo personale, dopo l’incontro con la ministra sig.ra Cécile Kienge che tanta visibilità le ha dato, con l’ospitalità ad organizzazioni dichiaratamente razziste.

Noi non crediamo che la politica di un colpo al cerchio e uno alla botte alla fine paghi in consenso elettorale, non sappiamo nemmeno se queste siano state le sue intenzioni, di certo c’è, da parte nostra e di buona parte della popolazione una forte indignazione che esprimeremo in una manifestazione a Como di fronte al Monumento alla Resistenza Europea, che riteniamo il posto più giusto, laddove si celebra la memoria di tanta gente che per la Libertà di tutti, anche della sua sig. sindaco, ha dato la vita.

Lei si è assunto una responsabilità gravissima permettendo questa manifestazione e le assicuro che ne terremo conto. Pensiamo anche che gli errori di possano fare ma anche che ci si possa ravvedere e attendiamo da parte sua un provvedimento di revoca. Da parte nostra, come già saprà, ci siamo attivati anche a livello parlamentare. Restiamo pertanto in attesa di notizie da parte sua e delle autorità competenti.

Per il Comitato Provinciale ANPI Como

Il presidente

Guglielmo Invernizzi



LA REPUBBLICA NAZIONAL- SOCIALISTA DEL MOBILE

Come i canturini decisero di costituirsi in Repubblica Autonoma Nazional-Socialista del Mobile 

di Luca Michelini
www.lucamichelini.eu

1. E così Cantù ospiterà i lavori dell’internazionale neo-fascista: incredibile a dirsi, ma “Lavori in corso”, il raggruppamento politico che sostiene la giunta del sindaco Claudio Bizzozzero, sostiene la scelta, in nome della… libertà e della nostra Costituzione! Se poi è vero che il sindaco aprirà i lavori dei nazisti, come sostiene (spero a torto) il quotidiano “La Provincia”, allora saremo di fronte a qualcosa di ancora più grave.

2. E’ noto come il sindaco abbia utopie e velleità antiglobalizzazione: cerca, cioè, di “proteggere” il laborioso comune di Cantù (una delle fucine della Nazione) dalle devastanti conseguenze della crisi e dell’ampliamento su scala mondiale dei mercati. Se non sbaglio, si tratta di idee che hanno cercato una realizzazione: il Sindaco ha promosso alcuni provvedimenti di stampo sociale di questo tipo: attribuire, ad associazioni locali, lavori pubblici di piccola entità (lo consente la legge); affidare a pensionati (spero non etnicamente certificati…) appezzamenti di terreno (“per accorgiare la filiera” della produzione alimentare) altrimenti appetito di progetti speculativi-immobiliari (per ora poco attivi, del resto); se non ricordo male, il Sindaco ha voluto stabilire un rapporto con Paolo Barnard, un giornalista neo-nazionalista anti-globalizzazione e anti-euro.

3. Beninteso: si tratta di aspirazioni che, per quanto confusamente, dimostrano coraggio e, per certi versi, preveggenza. Bizzozzero è persona capace e volonterosa, animata da sincera volontà di servizio e d’ascolto: uno dei frutti, probabilmente, dal cattolicesimo di base lombardo: ormai l’unica scuola politica rimasta in Italia. L’esploit elettorale di “Lavori in corso”, infatti, è frutto non solo della abilità dei militanti, ma anche della decomposizione generale del nostro tessuto politico e istituzionale: la decomposizione della Prima Repubblica e delle culture politiche che hanno edificato la democrazia.

4. Questa decomposizione ha lasciato i ceti produttivi – dai dirigenti agli operai – senza una adeguata rappresentanza politica, che vuole una formazione d’alto livello (e formazione significa non solo studi – che ci vogliono, sia chiaro –, ma anche esperienza delle cose e della vita, non solo locale, e una visione storica non banale della Patria). E così il movimento operaio (oggi modificatosi, certo: ma il paese vive sul lavoro che produce ricchezza), abbandonato dalla sua cinica e machiavellica élite politica, riciclatasi al servizio dei dominatori neo-liberisti di turno o del salottismo pseudo-rivoluzionario, prima si è dato al leghismo e al berlusconismo ed ora, forse, approderà anche più a destra, una volta esauritesi il ciclo delle (salutari e imprenditorial-politiche) improvvisazioni politiche come Italia dei Valori e Grillo. La borghesia poi, in ogni sua espressione (piccola, media, grande, industriale o finanziaria o terriera, di prima, seconda o terza generazione), in quanto ceto di governo ha dato, e continua a dare, i frutti che vediamo quotidianamente: quelli del pressapochismo d’avanspettacolo, faccendiere, cortigiano e di provincia, oppure del familismo in canottiera celtica, dei più inconcludenti perfino sul piano amministrativo, se non per il veleno civico della xenofobia che è stato in grado di diffondere come un morbo. Il berlusconismo, del resto, è una sorta di apoteosi caricaturale della “brianzolità”, cioè di quell’impasto che vediamo pietrificato e cementificato in tutto quel villettume a Nord di Milano che fece inorridire il grande Gadda fin dal primo apparire.

5. Immaginiamo che una cittadina come Cantù dovesse dar vita ad una sorta di Repubblica Autonoma Nazional-Socialista del Mobile. Il suo impasto sociale potrebbe risultare il seguente: “goffratura” a 2,5 euro all’ora, in nero, agli immigrati magrebini (anche assimilati con diritto di voto amministrativo); cartolarizzazione made in “banca radicata sul territorio”, ma con “bond territoriali” anti-speculazione; protezionismo di quartiere dei mercati e delle filiere, ora del mobile ora del vitto ora di chissà che (dell’idroponica?), in vista della “conquista” distrettuale-di-rete dei mercati orientali, soprattutto cinesi, dove i lavoratori non hanno ferie, spesso non mangiano e talvolta nemmeno respirano: come da vulgata imprenditoriale comasca (però ci sono un milione di “nuovi ricchi” da “brianzolizzare”); “cattolicesimo sociale” votato alla povertà, perché “troppo ricchi” ora è brutto (almeno in pubblico e a meno che non si appartenga a certe cerchie), e ad un sano confessionalismo, ma caritativo (siamo tutti uguali, a scuola il grembiule deve coprire le brutte disparità sociali, che turberebbero i sonni dei piccini); introduzione graduale di una moneta locale, poniamo il Mobil, d’ebano, con l’effige D.O.C. del mobiliere (meglio di castano, che si produce in loco, e che all’occorrenza serve per riscaldarsi e dura nel tempo); sgombero forzato dei supermercati (Coop, ma non solo) che hanno “invaso” il territorio “nazionale” (quello che arriva alla provincia Monza-Brianza); e via di questo passo. E’ chiaro che, al di là della polemica locale e localistica, se ci trovassimo di fronte a tutto questo, e se tutto questo cominciasse ad ammiccare allo squadrismo d’importazione e di borgata, allora si tratterebbe dell’ennesimo fallimento dei nostri cosiddetti e auto-spacciantesi ceti dirigenti, di destra o di sinistra che essi siano e che attualmente governano (si fa per dire) il Paese.
Ché antifiascisti si è non solo, e direi non tanto (e comunque assai poco), nell’applicare alla lettera il dispositivo legale antifascista – per altro in un Paese dove la parola legalità sembra una bestemmia – o sdilinquendosi nel reducismo memorialistico, ma impedendo, con gesti e con politiche concrete e lungimiranti, che le condizioni del fascismo si ripresentino.

BIZZOZERO AI TEMPI DEL G8

Ecco un esempio di come il tempo cambia le persone… è amaro sentir parlare di bisogno di protagonismo e di cinismo da una persona che accetta di presentare l’apertura del raduno dei peggiori rappresentanti del nazismo e del razzismo in Europa.  E.G.

IO ACCUSO E PIANGO
Claudio Bizzozero

19 luglio 2001

Io accuso. Accuso il presidente del consiglio Massimo D’Alema che dopo
aver voluto, programmato ed organizzato l’incontro dei G8 invita gli
iscritti al suo partito a scendere in piazza per protestare. Io
accuso. Accuso il presidente del consiglio Giuliano Amato per aver
scelto la città di Genova (una città totalmente inadatta per un
incontro di questo genere) per un solo semplice motivo: perché li c’è
un sindaco di centro sinistra al quale si vuol far fare velocemente
carriera. Io accuso. Accuso il presidente del consiglio Silvio
Berlusconi di aver saputo (come tutti sapevano) come le cose sarebbero
andate a finire e ciononostante di non aver voluto fermare tutto, a
causa di un solo semplice motivo: l’immagine della “nazione” e la sua
immagine personale. Io accuso. Accuso il portavoce del Genova Social
Forum, Vittorio Agnoletto, che dopo aver passato due e più mesi ad
invitare tutti ad andare a Genova, ora invita tutti a ritirarsi dalla
piazza. Io accuso. Accuso il portavoce dei centri sociali del nord-est
e delle tute bianche, Luca Casarini, per aver dichiarato guerra ai G8
e avere poi avuto la spudoratezza di parlare di nonviolenza. Io
accuso. Accuso gli avvoltoi di tutti i colori e di tutte le parti per
aver speculato per mesi sull’ingenuità di migliaia di ragazzi. Io
accuso. Accuso tutti coloro che, coscienti o incoscienti, hanno avuto
un ruolo nell’organizzazione dell’incontro e delle manifestazioni di
Genova. Tutti sapevano, e se non sapevano avrebbero avuto il dovere di
sapere come le cose sarebbero inevitabilmente andate a finire. Tutti
sapevano o avrebbero avuto il dovere di sapere che  il rischio della
morte era reale e concreto. Tutti sapevano o avrebbero avuto il dovere
di sapere che 100/200 mila persone in piazza non sono controllabili da
parte di nessuno. Tutti sapevano ed hanno finto di non sapere. Ora
tutti, da una parte e dall’altra, cercheranno di scaricare le
responsabilità dell’accaduto sull’avversario. Ma la responsabilità è
di tutti, coscienti ed incoscienti. La responsabilità, ancora una
volta, è della follia, dell’incoscienza, del bisogno di protagonismo,
dell’improvvisazione, del cinismo e della stupidità di tutti. E
allora, a costo di restare solo, io accuso chi ha gridato e chi ha
taciuto. Accuso chi, coscientemente o incoscientemente, ha accettato
di mettere in conto la morte di un ragazzo di vent’anni ed ha
calcolato che la ribalta della televisione e dei grandi giornali
valesse più di quella vita stroncata. Io accuso e piango, perché
nessuna manifestazione, nessuna protesta, nessun incontro di grandi o
piccole persone vale la vita di un ragazzo di vent’anni.

UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’ EUROPA

COMUNICATO DELL’ANPI NAZIONALE

Manifestazione antifascista giovedì a Como

Giovedì 12 settembre, dalle ore 18 alle ore 21, a Como davanti al monumento dedicato alla Resistenza Europea, in viale Mafalda di Savoia, manifestazione antifascista promossa dall’Anpi lombardo e milanese.

Questa la risposta al raduno neonazista europeo, il cosiddetto, “festival boreal”, che in un primo tempo avrebbe dovuto svolgersi nell’hinterland milanese.
In un  comunicato l’ANPI Lombardia e l’ANPI Provinciale di Milano esprimono la propria profonda indignazione e la propria ferma condanna per il raduno neonazista promosso da Forza Nuova nel comasco, per il quale ribadiscono la richiesta di divieto”.

“A tale raduno – si sottolinea – parteciperanno formazioni che si caratterizzano per la loro carica antisemita, xenofoba e razzista, provenienti dal tutta Europa. Il raduno si pone in aperto contrasto con i principi e i valori sanciti dalla Costituzione Repubblicana nata della Resistenza di cui quest’anno ricorre il settantesimo anniversario e con le leggi Scelba e Mancino”.

“Oggi più che mai – si rileva – la memoria è necessaria ed è necessario tenere presente che la minaccia costituita dalle formazioni neonaziste, dall’antisemitismo e da ogni forma di razzismo e discriminazione è ancora viva. Va combattuta con il coraggio civile, con l’impegno, con una controffensiva ideale, culturale e storica”.

Quindi l’appello alla mobilitazione: “Chiamiamo gli antifascisti, i democratici, i cittadini e tutte le forze politiche e sociali che si richiamano ai valori e ai principi della Costituzione Repubblicana, ad una grande, unitaria e democratica manifestazione antifascista che avrà luogo giovedì 12 settembre, dalle ore 18 alle ore 21, a Como, davanti al monumento dedicato alla Resistenza Europea, in viale Mafalda di Savoia”.

Da rilevare anche una maniffestazione promossa dal Coordinamento regionale veneto Anpi. Si svolgerà sabato 12 ottobre e prenderà la forma di una marcia da Vittorio Veneto a Revine Lago. La protesta è stata decisa dopo la notizia che a Revine Lago si svolgerà la festa nazionale di Casapound.

In proposito è stato diffuso il seguente documento:

“Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del neofascismo e del neonazismo.In Italia e in Francia, in Ungheria, in Svezia e in Germania. Camicie nere, brune, verdi odiano la democrazia, celebrano la lugubre Repubblica Sociale Italiana e i massacri del Terzo Reich.
La loro ricetta per uscire dalla crisi è diseguaglianza e discriminazione per tuti i diversi. Non sono solo nostalgici: sono fascisti e nazisti del XXI secolo. Razzisti, xenofobi e omofobi.
Fanno proselitismo e propaganda. Indicono adunate e manifestazioni nazionali ed europee. Vogliono riunirsi a Como (Forza Nuova e l’estrema destra europea) e a Revine Lago-TV (la festa nazionale di Casa Pound Italia).
L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia del Veneto dice NO!
Chiediamo a tutti/e – cittadini, forze politiche, associazioni, sindacati, enti locali di non sottovalutare il pericolo neofascista.
Chiediamo alle autorità preposte alla difesa dell’ordine democratico di vietare il raduno di Casa Pound a Revine Lago.
In Italia apologia del fascismo e del razzismo sono fuorilegge.
Dalla crisi si esce solo con più democrazia, più uguaglianza, più giustizia sociale, più diritti per tutti/e.
L’ANPI del Veneto organizza per sabato 12 ottobre p.v. una marcia da Vittorio Veneto a Revine Lago.Torniamo sui luoghi della Resistenza e della sofferenza popolare, contro fascismo, razzismo, omofobia e xenofobia la Resistenza continua”.

DIFENDIAMO LA COSTITUZIONE

LA VIA MAESTRA

1. Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione. La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione. La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?

Invece, si è fatta strada, non per caso e non innocentemente, l’idea che questa Costituzione sia superata; che essa impedisca l’ammodernamento del nostro Paese; che i diritti individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico; che la solidarietà sia parola vuota; che i drammi e la disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare; che la partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli; che il governo debba essere solo efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che la vera costituzione sia, dunque, un’altra: sia il Diktat dei mercati al quale tutto il resto deve subordinarsi. In una parola: s’è fatta strada l’idea che la democrazia abbia fatto il suo tempo e che si sia ormai in un tempo post-democratico: il tempo  della sostituzione del governo della “tecnica” economico-finanziaria al governo della “politica” democratica. Così, si spiegano le “ineludibili riforme” – come sono state definite –, ineludibili per passare da una costituzione all’altra.

La difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso, culturale e politico che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare. Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.

2. Eppure, per quanto si sia fatto per espungerla dal discorso politico ufficiale, nel quale la si evocava solo per la volontà di cambiarla, la Costituzione in questi anni è stata ben viva. Oggi, ci accorgiamo dell’attualità di quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro alla base, a fondamento della democrazia: un articolo a lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia. Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata competizione nella scala sociale. Oggi, la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita degli esseri umani, secondo le “naturali” leggi del mercato. Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza, se non addirittura di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale. Ecco, con qualche esempio, che cosa è l’idea di società giusta che la Costituzione ci indica.

Negli ultimi anni, la difesa di diritti essenziali, come quelli alla gestione dei beni comuni, alla garanzia dei diritti sindacali, alla protezione della maternità, all’autodeterminazione delle persone nei momenti critici dell’esistenza, è avvenuta in nome della Costituzione, più nelle aule dei tribunali che in quelle parlamentari; più nelle mobilitazioni popolari che nelle iniziative legislative e di governo. Anzi, possiamo costatare che la Costituzione, quanto più la si è ignorata in alto, tanto più è divenuta punto di riferimento di tante persone, movimenti, associazioni nella società civile. Tra i più giovani, i discorsi di politica suonano sempre più freddi; i discorsi di Costituzione, sempre più caldi, come bene sanno coloro che frequentano le aule scolastiche. Nel nome della Costituzione, ci si accorge che è possibile parlare e intendersi politicamente in un senso più ampio, più elevato e lungimirante di quanto non si faccia abitualmente nel linguaggio della politica d’ogni giorno.

In breve: mentre lo spazio pubblico ufficiale si perdeva in un gioco di potere sempre più insensato e si svuotava di senso costituzionale, ad esso è venuto affiancandosi uno spazio pubblico informale più largo, occupato da forze spontanee. Strade e piazze hanno offerto straordinarie opportunità d’incontro e di riconoscimento reciproco. Devono continuare ad esserlo, perché lì la novità politica ha assunto forza e capacità di comunicazione; lì si sono superati, per qualche momento, l’isolamento e la solitudine; lì si è immaginata una società diversa. Lì, la parola della Costituzione è risuonata del tutto naturalmente.

3. C’è dunque una grande forza politica e civile, latente nella nostra società. La sua caratteristica è stata, finora la sua dispersione in tanti rivoli e momenti che non ha consentito di farsi valere come avrebbe potuto, sulle politiche ufficiali. Si pone oggi con urgenza, tanto maggiore quanto più procede il tentativo di cambiare la Costituzione in senso meramente efficientistico-aziendalistico (il presidenzialismo è la punta dell’iceberg!), l’esigenza di raccogliere, coordinare e potenziare il bisogno e la volontà di Costituzione che sono diffusi, consapevolmente e, spesso, inconsapevolmente, nel nostro Paese, alle prese con la crisi politica ed economica e con la devastazione sociale che ne consegue.
Anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla.

LORENZA CARLASSARE, DON LUIGI CIOTTI, MAURIZIO LANDINI, STEFANO RODOTA’, GUSTAVO ZAGREBALSKY

Da ” Libertà e Giustizia del 6 settembre 2013

PRIMA ADESIONE ALLA MANIFESTAZIONE DELL’ANPI

Stiamo ricevendo le prime adesioni alla manifestazione di giovedì 12 settembre promossa dall’Anpi Regionale Lombardia:

– ANED

– ARCI 

– Istituto di Storia Contemporanea P.A. Perretta

– CGIL 

– ACLI 

– CISL 

– UIL

– PD   

– SEL  

– PRC 

– PDCI

– Giovani Socialisti

– Nodo Comasco di ALBA

– Coordinamento Comasco per la Pace

– Associazione di amicizia Italia – Cuba

– Circolo culturale Libero Fumagalli di Albate

Eventuali nuove adesioni verrano comunicate sul sito.

Sono gradite le bandiere.

MOZZATE, I DIRITTI DELLA PALESTINA

ANPISEPRIO in collaborazione con:

la Sezione Internazionale della Fondazione Lelio e Lisli Basso,
con Gazzella Onlus e Cooperativa di Studio e Ricerca Sociale Marcella Onlus
e con il patrocinio del Comune di Mozzate,
di Anpi Nazionale e di Anpi Regione Lombardia

organizza un incontro di studio e riflessione su:

I diritti umani in Palestina
dedicato a Marina (Mimma) Rossanda


Presso Auditorium Ex Scuole Elementari,
Via delle Rimembranze, Mozzate (Co)

Domenica 15 settembre 2013
dalle ore 10.00 alle ore 18.30

Il 15 settembre 2012 è stata inaugurata la sede di Anpi Seprio a Mozzate. A distanza di un anno festeggiamo questo evento con due manifestazioni.
La prima, al mattino, è dedicata a Marina (Mimma) Rossanda ed affronta il problema dei diritti umani in Palestina.
È questo un incontro di studio e di riflessione che intende sensibilizzare i partecipanti sulle condizioni materiali ed umane di esistenza del popolo palestinese e fare comprendere le radici storico-culturali e sociali di un problema, la cui soluzione sembra sempre a portata di mano, ma che nei fatti si allontana sempre.
La seconda, nel pomeriggio, è un concerto in piazza organizzato dal gruppo ALCHECHENGI, che fa parte dei progetti innovativi del Dipartimento Salute Mentale dell’Azienda Sanitaria di Como.
Nota biografica su Marina Rossanda (Pola 1927 – Roma 2006)
Dopo aver completato gli studi in medicina e la specializzazione in anestesia a Milano, si trasferì per brevi periodi prima a Stoccolma, dove lavorò al Karolinska Institue studiando le tecniche di rianimazione nei pazienti in coma con lesioni cerebrali, poi a Palermo. Nel 1967, insieme con Maria Luisa Bozza Marubini, aprì il primo centro anti-veleni in Italia. Accanto all’attività medica, che praticò per tutta la vita, Marina Rossanda si dedicò intensamente all’attività politica. Eletta senatrice nelle liste del Partito Comunista italiano nel 1979 per la circoscrizione della Lombardia, coprì tale incarico per due legislature.
Nel 1991, in seguito alla svolta della Bolognina, aderì al nascente Partito di Rifondazione Comunista nelle cui liste fu eletta come consigliere alla Regione Lazio. Attività politica e attività scientifica, quindi, si fusero perfettamente nei continui e ripetuti viaggi in Palestina e nella creazione nel 1981 dell’Associazione medica italo-palestinese, fondata con lo scopo di fornire assistenza medico sanitaria alla popolazione palestinese e di cui Rossanda fu prima tesoriera e poi, dal 1985, presidente.
Il primo viaggio di Marina Rossanda in Palestina risale al 1982, durante l’invasione israeliana in Libano; lavorò infatti per mesi all’ospedale Gaza di Beirut.
L’ultimo viaggio risale al 2000, insieme con Marisa Musu. A Gaza riuscì a salvare una ragazza di circa 14 anni, Gazala (Gazzella), colpita da una pallottola. In seguito a questo episodio fondò l’Associazione Gazzella Onlus per l’adozione a distanza dei bambini palestinesi (da Archivo femminista Rosa Luxembourg).



RADUNO NEONAZISTA

COMUNICATO DELL’ OSSERVATORIO DEMOCRATICO SULLE NUOVE DESTRE

FESTIVAL BOREAL DEL 13/14/15 SETTEMBRE

Visto il timore, se non la paura da parte di Forza nuova a rivelare in anticipo il luogo in cui si svolgerà, dal 12 al 14 settembre, il cosiddetto Festival Boreale, provvediamo noi a rompere gli indugi: da diversi indizi, provenienti da alcune organizzazioni straniere, come da altre verifiche, riteniamo che l’avvenimento si terrà sulle sponde del lago di Como.
Non era in verità questa la località prescelta. Inizialmente si era pensato a Milano o a un comune a nord, Brianza compresa. Le pressioni esercitate in questi giorni, con le tante prese di posizione delle associazioni partigiane, delle organizzazioni antifasciste, ma anche dei sindaci dei territori interessati, hanno consigliato lo spostamento. Anche i proprietari di un paio di capannoni, che avevano in un primo momento dato la loro disponibilità, avevano poi preferito ritirarsi.
Per non sfigurare con gli esponenti stranieri Forza nuova continua al momento a dichiarare che il festival sarà a “Milano nord”. Solo un artificio per nascondere il trasferimento addirittura in un’altra provincia. Como è a nord ma non è certamente Milano.

OSSERVATORIO DEMOCRATICO

Apprendiamo oggi da fonti della stampa e dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre di Milano che il raduno neonazista europeo promosso da Forza Nuova nel milanese potrebbe essere spostato a Como. Nel malaugurato caso che la notizia si rivelasse fondata, l’Anpi sezione di Como sosterrà l’iniziativa e la mobilitazione democratica volta ad impedire questo ennesimo oltraggio alla città di Como ad opera di forze xenofobe e razziste.

Sollecitiamo sin da ora le autorità competenti e le istituzioni democratiche a verificare questa notizia, in quanto questo raduno si pone in aperto contrasto con i principi antifascisti della Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza, viola le leggi Scelba e Mancino e  pertanto deve essere vietato.

Como e la sua provincia, già teatro recentemente di rigurgiti di estrema destra, non possono e non devono diventare luogo di scorribande per movimenti che si pongono al di fuori della storia e che hanno come valori fondanti l’intolleranza, l’omofobia, la violenza e il culto del nazifascismo.

ANPI SEZIONE DI COMO, 6 settembre 2013

FERMATO IL CORTEO DI FN A CARONNO

A Caronno Pertusella 25 militanti di FN hanno preso parte ad un corteo contro la cittadinanza onoraria per i figli degli immigrati.

A sbarrare loro la strada hanno però trovato militanti dell’ Anpi di Caronno e di tante associazioni della sinistra.

Ecco il video:

http://video.repubblica.it/edizione/milano/caronno-bella-ciao-contro-boia-chi-molla-l-anpi-ferma-forza-nuova/139257/137797?ref=HREC1-4

Da Repubblica, 6 settembre 2013