LA NUOVA STAGIONE DELL’ANPI

LA NUOVA STAGIONE DELL’ ANPI

Questa volta, voglio dedicare le mie note al ricordo della magnifica esperienza che abbiamo fatto, insieme ad una quarantina di giovani, a Ventotene, nei giorni 4-5-6 ottobre, con l’intervento anche di gran parte della Segreteria Nazionale.
Avevamo preparato da tempo e con convinzione questo incontro che aveva più motivi di ispirazione e di aspirazione. Anzitutto, far conoscere a un gruppo consistente di ragazze e di ragazzi un luogo di “confino”, dove il fascismo allontanò coloro che si opponevano al regime, isolandoli perfino dalla popolazione civile dell’isola.

Non posso elencare le persone, anche importanti, che vi furono ristrette; ci sono alcuni nomi molto noti (Pertini, Spinelli, Di Vittorio, Terracini, Longo, Amendola, Basso, Rossi, Ravera) che parlano per tutti; e questo obiettivo è stato raggiunto con una spiegazione molto chiara e diffusa di Filomena Gargiulo su come vivevano i confinati, chi erano, cosa facevano e come si comportavano, insomma la loro vita nell’isolamento; e poi con una “lezione” del prof. Ganapini sul fascismo e sul binomio repressione-ricerca del consenso.

Poi, c’era una bella mostra realizzata dalla Famiglia Banchieri in ricordo di alcuni componenti della famiglia, antifascisti da sempre e per sempre; la mostra è stata presentata e illustrata molto bene e con grande chiarezza da uno dei nipoti, Giorgio Banchieri.
L’altro obiettivo era quello di far incontrare, appunto, più di quaranta fra ragazze e ragazzi provenienti da tutta Italia, perché si conoscessero e si scambiassero esperienze ed idee; ed anche questo obiettivo è stato realizzato, perché nelle pieghe delle varie iniziative, nei momenti di libertà e nonostante il maltempo, si sono conosciuti, hanno parlato, hanno discusso, hanno fatto, insomma, su questo piano, un’esperienza che loro stessi hanno definito straordinaria.

Infine, c’era l’obiettivo di creare uno spazio di un paio di ore perché i ragazzi e le ragazze si incontrassero fra loro in una delle sale-convegno della splendida struttura che, a questi fini, è stata creata dal Comune di Ventotene (una struttura inusuale per una piccola isola e degna di essere collocata anche in città e in spazi più estesi; tra parentesi, le auguriamo sinceramente un grande successo di utilizzo, di iniziative, di convegni, così come merita). All’incontro tra i giovani, doveva seguire – ed è seguito – un confronto con il Presidente Nazionale. Ed anche questo obiettivo è stato raggiunto, anche se tutti hanno concordato sul fatto che ci sarebbe voluto più tempo perché il confronto-dialogo si prolungasse ancora oltre i limiti imposti dal tempo e dal programma. Devo dire che anche in questo caso è andato tutto bene, con grande civiltà e con un grande sforzo comune di capirsi, al di là delle differenze generazionali e di comprendere bene, tutti, che cosa è e cosa deve essere, l’ANPI, in tempi difficili come questi e nelle nuove situazioni che le trasformazioni politico-sociali presentano.

Personalmente, ne sono stato molto soddisfatto perché ho visto ragazzi molto attenti e seri, ho percepito toni sinceri e rispettosi di tutte le idee; insomma, mi è parso un confronto vero ed appassionato, con un solo, evidente difetto: ce ne vorrebbero tanti di incontri così e con più tempo a disposizione.

Cosa che è stata percepita e colta da tutti, tanto che quando mi è sembrato giusto, sulla nave, sedermi in mezzo ad un gruppo di loro, per chiedere che cosa avrebbero voluto, in più, rispetto a ciò che si era potuto fare, la risposta è stata pressoché corale: più tempo e più
ampiezza del confronto, in modo che ognuno potesse superare le timidezze, i formalismi, le naturali difficoltà a parlarsi con franchezza quando ci si è appena conosciuti e quando si è divisi, inesorabilmente, da qualche decina di anni.

Devo dire, sinceramente, che sono stato interessato a tutto ciò che si è fatto e si è potuto fare, nonostante – ripeto – la flagellazione del vento e talora della pioggia, in questo fine di settimana; ma forse quello che mi ha dato di più è stato l’incontro, magnifico, sulla
nave, quando ci siamo parlati a viso aperto, con franchezza e amicizia e ne è uscita con chiarezza una indicazione precisa per le esperienze future. Di questa chiarezza e di questa sincerità sono particolarmente grato a coloro che hanno partecipato agli incontri di Ventotene, perché questo ci rappresenta una esigenza e una necessità prioritarie: sviluppare il più possibile, in tutte le forme e con tutti i mezzi di cui possiamo disporre, l’incontro e il confronto con coloro ai quali, in un domani spero non troppo vicino, affideremo l’ANPI perché la portino avanti, non dimenticando le tradizioni, i valori e la memoria, ma rendendo tangibili gli intenti e soprattutto i frutti di quella che abbiamo definito, negli ultimi congressi, “la nuova stagione dell’ANPI”.

Faremo in modo che l’esperienza non vada dispersa, che i contatti che abbiamo realizzato si intensifichino e si approfondiscano, anche fra gli stessi ragazzi e ragazze che sono venuti a Ventotene. Ma chiedo, ai nostri dirigenti provinciali, ai coordinatori regionali, ai nostri dirigenti, insomma (compresi i presidenti di sezione) di consentire e agevolare la “socializzazione” di questa preziosa ed emozionante esperienza. Non potremo mai raggiungere tutti i giovani che aderiscono all’ANPI; possiamo fare solo iniziative, di vario tipo, per gruppi ed intensificarle, se i mezzi ce lo consentiranno; ma sarebbe gran male se restassero solo belle esperienze di pochi e non riuscissimo a trasmetterle a tutta le strutture dell’Associazione perché ne facciano tesoro e trasformino le esperienze, i risultati, in iniziative, che a loro volta produrranno i loro frutti.

Insomma, non lasciate da solo, questo gruppo di ragazze e ragazzi, a ricordare la bella esperienza di Ventotene, ma aiutateli a crescere e svilupparsi ancora di più; se ci riuscirete, vedrete con facilità che questo aiuterà a crescere tutta l’ANPI, perché abbiamo bisogno di una forte iniezione di energie giovanili, con la loro carica di pensieri, di idee, di volontà, di entusiasmo che faranno diventare ancora
più grande, attiva, efficace la nostra meravigliosa Associazione.

Per concludere, voglio ricordare, con gratitudine, che la sera di sabato abbiamo assistito anche ad uno spettacolo realizzato da una giovane (e bravissima) attrice, con un tecnico delle luci e dei suoni e perfino con l’aggiunta di pupazzi, burattini ed altre strumentazioni di
grandissima fantasia. Uno spettacolo bello e pieno di inventiva, dedicato al ricordo della vita e delle vicende politiche di una giovane donna, passata dal “distacco” borghese all’impegno politico organizzato, alla Resistenza, ad Auschwitz, sopravvivendo a tutto e rimanendo
sempre se stessa, impegnata e antifascista.

Uno spettacolo–insegnamento di vita, da ricordare davvero anche per la sua freschezza giovanile, coniugata ad una professionalità
anticipatrice di successi futuri, che – di cuore – auguriamo ai due giovani, simpatici e disponibili come si deve essere sempre, ma soprattutto alla loro età (ricordo, per chi volesse sperimentarli, che si tratta di Marta Cuscunà e Marco Rogante, autori e realizzatori di “un
progetto di teatro civile per un’attrice, 5 burattini e 1 pupazzo”, nello spettacolo “è bello vivere liberi!”).

Alla fine, un ringraziamento sincero a tutti coloro che si sono impegnati per la riuscita di questa esperienza, che ho voluto già da qui “socializzare”, ai tanti che sono stati preziosi per curare ogni particolare anche logistico, al Sindaco di Ventotene che ci ha messo a
disposizione la splendida struttura di cui ho detto e che – per un tratto – ci ha fatto da guida nelle stradine cariche di ricordi e di storia dell’isola, al medico cardiologo che ci ha fatto anche da autista quando imperversava la pioggia ed è stato sempre con noi, per aiutarci,
con una disponibilità straordinaria, ai dirigenti di Latina ed ai “ragazzi di Latina” che hanno organizzato, all’entrata della Sala riunioni, un bellissimo e significativo gazebo; a tutti insomma, coloro che hanno creduto fin dall’inizio, a Roma, a Latina, a Ventotene, in questa
iniziativa ed hanno fatto di tutto perché si realizzasse al meglio, dedicando, a questo scopo,
impegno, tempo, sacrificio.

Grazie anche alla pazienza delle ragazze e ragazzi partecipanti, ai quali abbiamo inflitto, forse, un programma troppo impegnativo e senza tregua, incalzati dal tempo (anche da quello meteorologico), ma che hanno impavidamente resistito a tutto, con la loro giovinezza e la loro simpatia (che hanno fatto molto bene anche a noi).

Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi

TEATRO DAL VERME, LA SMENTITA

CONCERTO NAZIROCK DEL 16 DICEMBRE

Da Osservatorio Democratico

LA SMENTITA DEL TEATRO DAL VERME – Lo spazio teatrale, interpellato sulla vicenda, smentisce: «La piantina è reperibile sul nostro sito – spiega Giuseppe Manzoni, consigliere della Fondazione «I pomeriggi musicali» – ma non ne abbiamo autorizzato la pubblicazione. Diffidiamo gli organizzatori del concerto dall’utilizzarla e abbiamo dato mandato al nostro legale di verificare se ci sono gli estremi per una denuncia». Il festival non compare nemmeno sul calendario del Dal Verme: la casella del 16 dicembre è vuota.

IL TEATRO DAL VERME PER IL CONCERTO DEL 16 DICEMBRE?

CONCERTO NAZIROCK DEL 16 DICEMBRE

L’intervento del clan La Russa per una prova di forza di tutta l’estrema destra lombarda nel centro di Milano


Da Osservatorio Democratico del 27/09/13

Ancora una volta galeotta è stata la piantina del teatro messa sul sito per propagandare il Concerto per Carlo: l’evento del prossimo 16 dicembre, dopo la conclamata indisponibilità del Manzoni, si dovrebbe tenere al Dal Verme, in pieno centro di Milano, in via San Giovanni sul Muro, a pochi passi da via Dante. Qui, grazie ai buoni uffici di Ignazio La Russa, si è finalmente recuperata una location adatta (come ama dire Guido Giulando, il vero ideatore di questa iniziativa), dopo che gli organizzatori avevano seriamente valutato di traslocare addirittura fuori Milano, dalle parti di Malnate, in provincia di Varese, nella stessa struttura (di proprietà di un’associazione leghista) che ospitò il 20 aprile scorso il concerto per il “compleanno di Hitler” organizzato dagli Hammerskin.
Le pratiche erano già state avviate, quando il clan La Russa ha pensato bene di mettersi di mezzo. L’idea, a questo punto, sarebbe quella di abbandonare qualsivoglia velleità musicale per promuovere una manifestazione tutta politica in grado di riunire al gran completo l’estrema destra milanese e lombarda, dai Fratelli d’Italia a Forza nuova, passando per Lealtà azione e Militia Como. Insomma da De Corato alle teste rasate, fino a quelli del festival neonazista di Cantù. Non sappiamo ancora se anche in questa occasione rispunterà il sindaco canturino per un saluto o sarà invece la volta del presidente della provincia di Milano Guido Podestà, il maggior sponsor oggi di tutta la paccottiglia nazistoide meneghina. Obiettivo: “Liberare Milano”, ovviamente dagli antifascisti. Una sorta di prova di forza, a ridosso delle manifestazioni in ricordo della strage di piazza Fontana e di Giuseppe Pinelli.
Va sottolineato che il Teatro Dal Verme (di proprietà di Comune e Provincia) è gestito dal 2001 dalla fondazione I pomeriggi musicali, riconosciuta dal Ministero per i beni culturali e che nel suo consiglio d’amministrazione siedono ben tre rappresentanti dell’amministrazione comunale.

GITA A DONGO CON IL PARTIGIANO ELIO MARZORATI

Wilma_Elio

Wilma Conti e il partigiano Elio Marzorati

Sabato 28 settembre si è svolta la gita a Dongo, sui luoghi della Resistenza, organizzata dall’associazione “L’Isola che non c’è” di Saronno. Accompagnatori Fabio Cani, per l’Istituto di Storia P.A. Perretta, che ha tenuto una sintetica e chiara relazione sulla Resistenza nel comasco, e Eliana Gatti per l’Anpi. Partecipava alla gita il partigiano combattente Elio Marzorati.

All’arrivo, ad attenderli, i rappresentanti dell’Anpi e del Comune di Dongo con i partgiani Wilma Conti ed Ernesto Briz, che hanno raccontato le loro memorie.

Elio Marzorati ha fatto parte del direttivo del Fronte della Gioventù di Como, il cui segretario fu  il diciassettenne Ennio Ferrari, uno dei sei Martiri trucidati a Cima di Porlezza il 21 gennaio 1944. Successivamente Elio Marzorati ha organizzato ed è stato nominato responsabile di una  squadra della S.A.P. che agiva nel comasco e nel milanese. Scoperto e ricercato dalla polizia fascista, è fuggito con l’aiuto di Pietro Terzi “Francesco” e di Michele Moretti “Gatti” e si è unito alla 52a Brigata Garibaldi, sotto il comando di “Pedro” Bellini delle Stelle e di “Bill” Urbano Lazzeri. Ha assistito all’arresto di Benito Mussolini e alla fucilazione dei gerarchi a Dongo.

COMMISSIONE DEI SAGGI: I CITTADINI SI INFORMINO

  COMUNICATO ANPI

►”Commissione dei saggi”: i cittadini aguzzino l’ingegno, si informino, si
documentino e poi alzino la guardia. Ancora una volta lo ripeto: non siamo
conservatori, la Costituzione si può modificare, ma solo in coerenza col complesso del sistema e solo nelle forme volute dal legislatore costituenteLa cosiddetta Commissione dei “saggi” nominata dal Governo per predisporre una bozza di riforme costituzionali, ha depositato – dopo un breve soggiorno marino a Francavilla – il primo lavoro, in tempi addirittura anticipati rispetto all’ attività del parlamento,che è ancora alla prima lettura del disegno di legge costituzionale sulla procedura.
Ci sarà tempo di esaminare questo documento con la necessaria attenzione,
ma fin d’ora, almeno due osservazioni si impongono.
La prima: tutti dovrebbero rilevare la tangibile anomalia di questo documento. La revisione della Costituzione è un tipico lavoro del Parlamento, disciplinato dall’art. 138 della Costituzione, che prescrive una serie di cautele e garanzie perché la Costituzione non possa essere riformata in modo incoerente e con maggioranze occasionali. Il Governo, secondo la prassi, dovrebbe restare estraneo a questo lavoro; al più potrebbe dire la sua nel corso della discussione, ma senza interferenze su un lavoro tipicamente parlamentare.
Invece, qui si è nominato un comitato di “saggi” (chissà che titolo di studio occorre peressere definito “saggio”?) col compito di stendere una sorta di bozza sulle principali questionidi cui si discuterà e che alcuni ritengono degne di un’attenzione particolare ai fini – appunto – dell’ipotetica riforma della Costituzione. I “saggi” (scelti con criteri non solo qualitativi, ma anche di appartenenza a specifiche aree politiche) hanno lavorato, su alcuni punti si sono trovati d’accordo e su altri no, ed hanno presentato la loro “bozza”; che dovrebbe servire a che cosa? Presumibilmente, nel pensiero di chi ha “inventato” questo procedimento inusuale, a fornire la base della futura discussione parlamentare, in qualche modo impegnativa per i parlamentari, che peraltro, di materiale ne hanno più che a sufficienza e il Parlamento è attrezzato per consentire l’approfondimento dei problemi per coloro che vogliano discutere (e
alla fine votare) consapevolmente.
Ed allora bisogna dire che questa è un’anomalia decisamente grande e grave, da respingere con forza, non solo per ragioni giuridiche, ma anche sulla base della logica e del buonsenso.
Ho sentito alcuni parlamentari dire “adesso vediamo questa bozza, e poi si vedrà”; mi ha colpito il fatto che non gridassero allo scandalo e non avvertissero l’offesa che,
implicitamente, è stata al Parlamento.
Bisognerà richiamare l’attenzione su questo punto, che è davvero di principio.
La seconda: da un primo, pur sommario, esame, emerge che i “saggi” hanno ritenuto che per“rafforzare il Parlamento”, bisognerebbe fare alcune modifiche fondamentali: ridurre ilnumero dei parlamentari, superare il bicameralismo paritario; regolare meglio il procedimento legislativo e, più rigorosamente, quello della decretazione d’urgenza.
Fin qui, in linea di massima, nulla di veramente nuovo, perché della riduzione del numero di parlamentari si parla da anni (e tutti si dichiarano d’accordo, ma dovrebbero rendersi conto che non basta ridurre il numero, bisogna organizzare meglio le presenze, il lavoro e la partecipazione effettiva, nelle Commissioni e in Aula) e così pure della differenziazione del lavoro tra le due Assemblee (sulla quale, ugualmente, c’è accordo di massima, ma con grandi differenza sulle soluzioni concrete).Quindi, il Parlamento dovrà lavorare a fondo, su questi temi, nel senso ora indicato. Ancora, non ci sono grandi problemi per una diversa e più efficace ripartizione delle competenze, che chiarisca bene la situazione ed eviti la conflittualità che in questi anni è stata parecchia e dannosa.
Ma il punto fondamentale è che i “saggi” non si sono trovati d’accordo sul presidenzialismo (che speriamo venga definitivamente accantonato) ed hanno ripiegato su un rafforzamento dell’esecutivo, ponendo come obiettivo la realizzazione di un “governo parlamentare del primo Ministro”.
In realtà, vengono presentate tre soluzioni possibili, ma è chiaro che quella su cui si punta è la terza (quella che ho ora indicato), accompagnata da una coerente legge elettorale.
In estrema sintesi, da una sola consultazione degli elettori dovrebbero emergere sia la
maggioranza parlamentare, sia l’indicazione del Presidente del Consiglio. Inoltre il primo Ministro potrebbe chiedere il voto, a data fissa, dei disegni di legge del Governo; il Primo Ministro potrebbe essere sfiduciato solo con una mozione di sfiducia costruttiva (maggioranza qualificata e indicazione del nuovo Presidente). La stessa procedura dovrebbe essere seguita quando il Primo Ministro pone la questione di fiducia su un provvedimento e non la ottiene.
Mi fermo qui, perché il ragionamento diventerebbe troppo complesso ed è chiaro che sul tema bisognerà tornare in prosieguo. Si vuole solo segnalare che nella più benevola delle ipotesi, si proporrebbe comunque un forte rafforzamento dell’esecutivo, non solo per il fatto che il Presidente del Consiglio sarebbe già indicato dal popolo, all’interno di una specifica maggioranza, ma anche e soprattutto perché col sistema descritto, l’agenda parlamentare sarebbe nelle mani del Governo, che potrebbe costringere l’Assemblea ad occuparsi praticamente (o almeno prioritariamente) dei soli disegni di legge proposti dal Governo. Con buona pace del “rafforzamento” del sistema parlamentare, che invece ne risulterebbe fortemente indebolito.
Sono soltanto prime osservazioni, che ho voluto formulare perché si cominci a capire qual’è la reale posta in gioco, che cosa viene prospettato al Parlamento per il suo lavoro, che peraltro comincerebbe solo dopo la definitiva approvazione, in seconda lettura, del disegno di legge che stravolge il senso dell’art. 138 della Costituzione, e dopo l’eventuale referendum.
Insomma, i cittadini aguzzino l’ingegno, si informino, si documentino e poi alzino la guardia.
Ancora una volta lo ripeto: non siamo conservatori, la Costituzione si può modificare, ma solo in coerenza col complesso del sistema e solo nelle forme volute dal legislatore costituente.
Tutto il resto rappresenta un serio pericolo, che occorre evitare, non per chiudere
definitivamente la partita, ma per affrontare seriamente i due problemi veri:
1. apportare alla Costituzione le modifiche già mature e che non alterino il sistema, ma semplicemente lo razionalizzino.
2. riprendere con forza un discorso che sembra appassito, in questo grande parlare di
riforme: quello dell’attuazione piena delle norme costituzionali e realizzazione effettiva dei princìpi e dei valori recepiti nella Costituzione. E’ noto a chiunque che, in gran parte, la Costituzione non è applicata (basti confrontare l’art. 1 con l’esercito di disoccupati e precari che vive ed aumenta nel nostro Paese, tanto per fare un esempio): è dunque ora che ci si decida a capire che questo è il compito primario di un Parlamento e di un Governo che vogliano essere davvero corrispondenti ai princìpi costituzionali ed alle esigenze di solidarietà ed equità che da essi derivano.


Carlo Smuraglia

Presidente ANPI Nazionale

PIACENZA, FESTIVAL DEL DIRITTO

PIACENZA – FESTIVAL DEL DIRITTO

26 – 27 – 28 – 29  SETTEMBRE

http://www.festivaldeldiritto.it/

Da Gustavo Zagrebelsky, che giovedì 26 settembre alle 18 terrà a battesimo, nella sala dei Teatini, il programma principale dell’edizione 2013 – intervenendo sul tema “Democrazia, scena o messinscena?” – a Luciano Canfora, cui è affidata domenica 29 la chiusura della kermesse: alle 19.30, nel salone di Palazzo Gotico, analizzerà “La democrazia alla prova dei sistemi di voto”. Nel mezzo, quattro giorni intensi tra incontri, dibattiti, momenti di confronto e partecipazione del pubblico, ad animare il Festival del Diritto, quest’anno incentrato proprio su “L’incertezza della democrazia”. La prima serata della manifestazione vedrà anche la partecipazione del priore della Comunità di Bose Enzo Bianchi, chiamato tra i “Testimoni del tempo”. Il suo intervento, intitolato “Cammini di umanizzazione”, approfondirà la necessità di “credere nell’uomo… accettando di guardare oltre il nostro interesse immediato, verso un orizzonte comune e una speranza condivisa”.
Il mattino seguente, venerdì 27 sarà il coordinatore scientifico Stefano Rodotà a parlare di diritti e della loro valenza nel mondo globale contemporaneo, mentre il sindaco Paolo Dosi introdurrà la conferenza dell’economista Stefano Zamagni su “Mercato e democrazia”. Al sociologo Ilvo Diamanti, nel pomeriggio di venerdì, il compito di rispondere all’interrogativo: “A che punto è la democrazia italiana?”, mentre il comico e scrittore Giacomo Poretti rifletterà su “I forzati della democrazia” e, in serata, il medico fondatore di Emergency Gino Strada approfondirà il significato di “Diritto alla pace, diritti per la pace”.
Sabato 28, tra i tanti appuntamenti, quello con Remo Bodei sulla “Vulnerabilità di massa, nuova dimensione della democrazia”, il dialogo con Mario Dogliani e Nadia Urbinati sulle origini del populismo e la crisi della rappresentanza politica, il focus di Sergio Romano su “La crisi della democrazia e il potere dei giudici”. Alle 20, per il ciclo “Testimoni del tempo”, ospite il presidente della Camera Laura Boldrini, che con l’introduzione della giornalista Monica Maggioni sarà chiamata a spiegare perché “Non c’è democrazia senza dignità”.
Nella giornata conclusiva della kermesse, domenica 29, il ministro per le Riforme Istituzionali Gaetano Quagliariello, introdotto dall’editorialista de “Il Sole24Ore” Stefano Folli, illustrerà “Quali riforme per quale democrazia”, mentre i registi Marco Bellocchio e Roberto Andò dialogheranno con Stefano Rodotà su “Come narrare l’incertezza della democrazia”. Nel pomeriggio, prima dell’intervento di chiusura di Luciano Canfora, ci sarà spazio per gli incontri con il giurista Cesare Mirabelli e con il giornalista Luigi Ferrarella.
Particolarmente ricco di ospiti illustri anche il programma partecipato, proposto da realtà associative, istituzioni scolastiche e culturali: tra gli altri, Simonetta Agnello Hornby parlerà di lotta alla violenza domestica contro le donne, Gherardo Colombo affronterà il concetto di democrazia “verso il potere di tutti”, Renato Mannheimer e Gianfranco Pasquino dibatteranno con Sofia Ventura de “La repubblica che abbiamo e che vorremmo”, Maurizio Chierici sarà tra gli ospiti del focus sul tema “Senza verità non c’è democrazia” e Piercamillo Davigo interverrà sul rapporto tra corruzione minacce alla stabilità della democrazia.


A settembre, a Piacenza, il diritto ci riguarda da vicino

12 OTTOBRE: IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE

Bonsanti: ”In piazza per difendere integralmente la Costituzione”

24 settembre 2013 Francesco Cocco

La manifestazione in difesa della Costituzione, “Costituzione la via maestra” promossa da Lorenza Carlassare, Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky si terrà il prossimo12 ottobre a Roma, in piazza del Popolo.

Sandra Bonsanti: “Il progetto di modifica della Costituzione attualmente in discussione in parlamento, è molto invasivo, e non ci piace l’iter scelto”.

MOSTRA A VARALLO

“Tre anni di storia d’Italia”, a fumetti

Biella, Vercelli / 30 settembre – 11 ottobre 2013

A Varallo, nella sede dell’Istituto in via D’Adda, 6, sarà esposta, dal 30 settembre all’11 ottobre 2013, la mostra “Tre anni di storia d’Italia“, racconto a fumetti disegnato da Raul Verdini, tratto da “Il Pioniere – Settimanale dei ragazzi d’Italia“, giornalino diretto da Dina Rinaldi e Gianni Rodari.

La mostra è la riproduzione di ventidue puntate della storia d’Italia dal 1943 al 1945, pubblicate ne “Il Pioniere” in occasione del decimo anniversario della Liberazione, a partire dal n. 17 del 24 aprile 1955, ed è curata dall’Associazione culturale Stella Alpina di Pombia, dalla Casa della Resistenza di Fondotoce e dall’Istituto Pedagogico della Resistenza di Milano.

La mostra sarà aperta negli orari di apertura dell’Istituto: da lunedì a giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18; venerdì dalle 9 alle 13.

info: Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia

Aderente all’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia “Ferruccio Parri”

13019 Varallo – via D’Adda, 6 – tel. 0163-52005; fax  0163-562289