FUNERALI DI PRIEBKE, AUTORITA’ INCAPACI

AUTORITA’ INCAPACI, ORA LIBERATECI DA QUESTO INGOMBRO.

Gad Lerner, 16 ottobre 2013

Da stanotte il feretro del criminale nazista si trova in un hangar dell’aeroporto militare di Pratica di Mare, dopo lunghe ore di tensione e violenza. Era tutto già scritto da quando la Prefettura e la Questura di Roma si sono manifestate incapaci di prendere in mano la situazione provvedendo a una immediata e segreta tumulazione della salma di Erich Priebke. Invece queste autorità incapaci sono rimaste imbambolate, si sono lasciate travolgere dalla inevitabile dinamica delle emozioni. Per non parlare degli esibizionismi reazionari, dai negazionisti della Shoah ai tradizionalisti cattolici. Un copione già scritto, quello di Albano, città medaglia d’argento della Resistenza offesa dall’ottusità di una disposizione prefettizia. A quel punto la rabbia della popolazione era più che giustificata, di fronte a quell’insperato palcoscenico regalato alla peggio feccia inneggiante a un criminale.
Seppellitelo da qualche parte in incognito, non vogliamo dargli la soddisfazione di trasformarci in belve feroci come lui.

ART. 13

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

ART. 32

ART. 32

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

L’ANPI AL CONGRESSO INTERNAZIONALE F.I.R.

CONGRESSO INTERNAZIONALE DELLA FEDERAZIONE DI RESISTENTI ANTIFASCISTI:
l’ANPI è entrata nella Federazione con l’assegnazione e approvazione di due
cariche effettive ed una onorifica.

Si è svolto, a Sofia, il Congresso della Federazione internazionale di Resistenti-Antifascisti; è andato tutto secondo le previsioni. Forte carica di antifascismo e serio impegno di contrastare
unitariamente i neofascismi e i neonazismi che si stanno intensificando in tutta Europa.
Conclusioni unitarie e condivise. Conferma del Presidente (ungherese) e del Segretario (tedesco) attualmente in carica e presa d’atto dell’ingresso dell’ANPI, con l’assegnazione e approvazione di due cariche effettive ed una onorifica.

E’ stato nominato Vicepresidente Marcello Basso (Comitato Nazionale ANPI); mentre è stato inserito nel Comitato esecutivo
Filippo Giuffrida (ANPI Belgio). Per acclamazione, è stato inserito nel Comitato d’onore il Presidente nazionale dell’ANPI attualmente in carica. Tutto bene, dunque. Ne parleremo nel Comitato Nazionale e poi si tratterà di mettersi subito al lavoro, per incidere e innovare sul lavoro della FIR, a livello europeo.

ART. 38

Art. 38.

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.

16 OTTOBRE 1943: 70 ANNI FA LA DEPORTAZIONE DEGLI EBREI DI ROMA

70 ANNI FA LA DEPORTAZIONE DEGLI EBREI ROMANI

È il 16 ottobre del 1943, il “sabato nero” del ghetto di Roma. Alle 5.15 del mattino le SS invadono le strade del Portico d’Ottavia e rastrellano 1024 persone, tra cui oltre 200 bambini. Due giorni dopo, alle 14.05 del 18 ottobre, diciotto vagoni piombati partiranno dalla stazione Tiburtina. Dopo sei giorni arriveranno al campo di concentramento di Auschwitz in territorio polacco. Solo quindici uomini e una donna (Settimia Spizzichino) ritorneranno a casa dalla Polonia. Nessuno dei duecento bambini è mai tornato.

http://www.storiaxxisecolo.it/Resistenza/resistenza2c6.html

MODIFICA ALL’ ARTICOLO 138

L’ APPELLO AI SENATORI:

MODIFICA ALL’ ART. 138, CONSENTITE IL REFERENDUM

Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, i firmatari e i sostenitori della Via Maestra chiedono ai senatori della maggioranza che, con un comportamento democratico, responsabile e trasparente evitino che la legge costituzionale 813-B (che consente la deroga all’articolo 138 della Costituzione), venga approvata con la maggioranza dei due terzi. Tale maggioranza preclude infatti la possibilità di ricorrere al referendum.

LA MORTE DI ERICH PRIEBKE

E’ morto la SS Priebke. L’Anpi: “Non possiamo dimenticare”

L’ ex ufficiale delle Ss Erich Priebke è morto a Roma all’età di 100 anni. Era stato condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine, dove per rappresaglia vennero fucilati 335 antifascisti.

http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/13/10/11/priebke-morto-ex-ss.html

“Rispettiamo la persona di fronte alla morte, ma non possiamo dimenticare le vittime delle Fosse Ardeatine.Erich Priebke è stato un criminale, al servizio di una dittatura sanguinaria”. Questo il commento di Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’ANPI.

INTERVISTA A RODOTA’ SULLA COSTITUZIONE

STEFANO RODOTA’ INTERVISTATO DALL’ UNITA’

Da L’ Unità del 9 ottobre 2013. Stefano Frulletti

Non un nuovo partito, né un’adunanza di nostalgici conservatori di sinistra. Per Stefano Rodotà sabato a Roma i protagonisti delle «battaglie vinte» usando la Costituzione cercheranno di costruire una «rete» per cambiare la politica italiana. Cominciando dal respingere le derive presidenzialiste che per Rodotà si nascondono nel pacchetto di riforme costituzionali promosso dal go­verno.
Professore cosa non va nella strada imboccata dal governo?
«L’articolo 138 è la regola delle regole e quindi non dovrebbe essere disponibile. Non dovrebbe essere modificata».
Ma si tratta di una procedura molto complessa che rende lunga e faticosa qualsiasi modifica costituzionale.
«Non è vero. Non è una procedura particolarmente pesante soprattutto se confrontata con quello che succede in altri Paesi. Negli Stati Uniti per approvare una modifica alla Costituzione federale devono essere d’accordo tutti gli Stati. In Belgio quando si modifica la Costituzione si sciolgono le Camere e si va a votare in modo che i cittadini possano dare anche un giudizio politico su chi l’ha modificata. L’articolo 138 è una garanzia per tutti. Invece prevedono una deroga, ma così si crea un precedente. Ci sono dei punti fermi che non vanno toccati perché appartengono alle garanzie democratiche».
Nel merito però tutti o quasi concordano sul fatto che certi aspetti vadano riformati: dal bicameralismo perfetto alla riduzione dei parlamentari. È sbagliato?
«No. Dalla riduzione dei parlamentari alla fine del bicameralismo perfetto alla modifica del Titolo V che ha creato un contenzioso sempre più ingarbugliato fra Stato e Regioni, c’è largo consenso».
Allora qual è l’obiezione?
«Che proprio perché così largamente condivise queste riforme potevano essere fatte tranquillamente con la procedura normale. Se fossimo partiti quando il governo ha scelto la strada della deroga, a quest’ora saremo già un bel pezzo avanti nella direzione giusta. La verità però è un’altra».
Quale?
«Che facendo una sorta di pacchetto da prendere tutto intero si vuole inserire una modifica della forma di governo accentrando i poteri».
E voi siete contrari.
«Sono contrari i cittadini. Il governo Berlusconi nel 2005 approvò una riforma costituzionale in questa direzione. Poi però ben 16 milioni di cittadini la bocciarono col referendum. Oggi si fanno tante polemiche sui referendum disattesi, da quello sul finanziamento pubblico ai partiti a quello sulla responsabilità civile dei giudici. Quel referendum che è molto più impegnativo invece non viene considerato».
Il nodo è la forma di governo?
«Su quel passaggio che punta ad accentrare il potere nelle mani del presidente del Consiglio con una larvata curvatura presidenzialista non c’è consenso. Ma si cerca di farlo passare legandolo alle altre riforme su cui invece il consenso c’è».
Ma c’era un’altra strada?
«Certo. Sarebbe stato più opportuno approvare singolarmente le riforme condivise largamente. Invece così al referendum sarà portato un pacchetto, un prendere o lasciare. E io che sono d’accordo sulla riduzione dei parlamentari, sulla fine del bicameralismo perfetto, sulla riforma del Titolo V, ma non sull’accentramento dei poteri al premier, sarò obbligato a votare o contro, quindi dicendo no a quello su cui concordo, oppure a votare a favore, dicendo sì anche a una forma di governo più o meno presidenziale».
Il professore Zagrebelsky mette in guardia da modifiche anche sulla seconda parte della Costituzione che, a suo giudizio, comprometterebbero anche la prima parte. Quella sui valori fondamentali che lo stesso premier Letta ha più volte detto che non si tocca.
«Io sono per la “buona manutenzione” di cui parla Alessandro Pizzorusso. Quindi se riduco i parlamentari non incido sulla prima parte. Ma se tocco l’autonomia della magistratura o il modo in cui si approvano le leggi tocco quei diritti fondamentali che per la Costituzione possono, appunto, essere limitati solo in forza di legge o di decisione autonoma e motivata dell’autorità giudiziaria».
La piazza di sabato non rischia di essere l’appuntamento della sinistra, sì nobile, ma che vuole conservare le cose così come sono?
«No, perché quella di sabato non è solo l’iniziativa di chi si oppone alla proposta di revisione costituzionale del governo. È qualcosa di più e di diverso».
Cosa?
«In questi anni ci sono stati soggetti sociali e collettivi che hanno utilizzato la Costituzione in maniera vincente. 27 milioni di persone coi referendum, uno strumento costituzionale, hanno detto no al nucleare, no alle leggi ad personam, sì all’acqua pubblica. E quando si è tentato di aggirare il referendum sull’acqua, i promotori si sono rivolti alla Corte Costituzionale che ha stabilito che i risultati devono essere rispettati. È stata una battaglia costituzionale vincente. La Fiom ha fatto garantire attraverso le leggi e la Costituzione il diritto alla rappresentanza nelle fabbriche. Una garanzia che vale non solo per i propri iscritti, ma per tutti i lavoratori e i sindacati. Libera di Don Ciotti, impugnando come dice lui Vangelo e Costituzione, combatte concretamente per la legalità, ad esempio sui beni confiscati alla mafia. Alla Costituzione fanno riferimento Emergency per il diritto universale alla salute, l’Arci per la promozione della cultura».
Volete fare un nuovo partito?
«Non vogliamo fare né un partito né un raggruppamento della sinistra, come dicono alcuni di Rifondazione, ma vedere se questi vari soggetti possano creare una massa critica per influire sulla politica non in opposizione né col Parlamento né coi partiti. Qui non c’è anti-politica, ma l’esatto contrario. Perché l’obiettivo è creare un forte movimento sociale e civile che dia forza a chi vuole fare battaglie sul reddito minimo, sui beni comuni, sui diritti civili. Dal 13 ottobre in avanti vogliamo provare a creare una rete civile, uno spazio politico in cui si elabora e si propone per far sì che la politica di questo Paese sia una vera politica costituzionale».