Pagliarulo: “Un laboratorio del cambiamento”
1 Febbraio 2021
Presentata a Brescia il 30
gennaio 2021 un’iniziativa promossa dall’ANPI provinciale – nel solco
dell’appello “Uniamoci per salvare l’Italia” – che raccoglie
associazioni democratiche e sindacati. L’intervento del Presidente
nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo
MANIFESTO COSTITUENTE BRESCIA
Brescia propone un modello di rete e di laboratorio politico
PREMESSA
L’attuale pandemia è un evento storico che può avere esiti
perniciosi: crisi economica, aumento delle disuguaglianze, sospensione
delle libertà individuali, soluzioni politiche autoritarie. È anche
vero, però, che proprio in questi momenti di passaggio si possono aprire
possibilità che si dovrebbero e potrebbero cogliere.
Il rischio che molti avvertono come già realtà è che nulla cambi e
che il mondo della politica e dell’economia proceda come nulla fosse
successo, nell’afasia di chi potrebbe e dovrebbe fare proposte di
cambiamento e nel vociare scomposto di chi confonde protagonismo
personale e campagne di odio con progetti di egemonia.
Esistono complesse e articolate elaborazioni politiche da parte di
università e centri studi, ma rimangono confinate nelle accademie e poco
incidono nelle scelte dei partiti, sempre troppo impegnati a governare
l’emergenza momentanea per gestire un progetto a lungo termine di
maggiore equità sociale e minore impatto ambientale. Occorre allora
ripartire dai movimenti per ritornare a ripopolare le piazze (Covid
permettendo).
Il riferimento ai valori costituzionali e alla Resistenza è
essenziale per porsi all’interno di una prospettiva politica chiaramente
identificabile, ma oggi non basta perché occorrono proposte che
coagulino lo scontento e lo elaborino in progetto, in parole d’ordine
aggreganti che si impongano anche in Parlamento e possano indirizzare le
scelte dei partiti.
C’è un bisogno diffuso di:
– dare la speranza al vasto, magmatico e disperso popolo antifascista
di poter incidere sulle scelte future del Paese con proposte condivise,
elaborate e discusse
– mobilitare associazioni e organizzazioni, intellettuali per
l’elaborazione di una piattaforma programmatica di rivendicazioni che
impegnino le forze politiche e i movimenti e che abbia al centro
l’obiettivo, non più rinviabile, della sostenibilità ambientale e
sociale
– non disperdere la possibilità di questa ripartenza perché avvenga
nella discontinuità con gli errori del passato e nella continuità con i
valori fondativi della nostra democrazia.
CHE COSA
L’obiettivo è la stesura di un manifesto costituente per la
ricostruzione post-Covid come risultato di una mobilitazione di pensiero
e di elaborazione politica coordinata dall’Anpi con l’apporto delle
diverse realtà che si riuscirà a coinvolgere.
Il manifesto avrà alle spalle possibilmente studi specifici nei
diversi settori strategici e produrrà una sintesi con parole d’ordine
chiare e riconoscibili, capaci di aggregare tutti i soggetti interessati
e dialogare con le forze politiche istituzionali per aggiornare agende e
indicare soluzioni.
Chi lo stenderà saranno le diverse realtà associative del territorio
chiamate a un lavoro di confronto, di dialogo e di sintesi sui temi a
loro più congeniali per una grande manifestazione cittadina il 25 giugno
2021, 75° anniversario dell’inizio dei lavori dell’Assemblea
Costituente.
CONCLUSIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI GIANFRANCO
PAGLIARULO ALLA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “MANIFESTO COSTITUENTE
BRESCIA” – 30/1/2021
Che dirvi, care amiche e cari amici? Che siete brave e bravi! Il 4
dicembre abbiamo lanciato a livello nazionale come ANPI la proposta di
una grande alleanza democratica e antifascista e abbiamo riscontrato la
piena condivisione e partecipazione di un vastissimo arco di forze
democratiche di varia natura, con varie competenze, varie sensibilità e
varie finalità. Pensavamo che questa idea avrebbe avuto senso solo se si
fosse incarnata in una serie di analoghe proposte locali, di iniziative
locali, di programmi locali.
Il 16 gennaio abbiamo reso pubblico l’appello di questa alleanza,
rete, lega, chiamatela come volete, un appello che si chiama “Uniamoci
per salvare l’Italia” e continua con “Uniamoci per cambiare l’Italia”.
Perché non si salva se non si cambia. Nell’appello era scritto fra
l’altro: “Questo è il messaggio che intendiamo portare ovunque sul
territorio, affinché si trasformi in una inedita, pacifica e potente
mobilitazione nazionale”.
Quando il presidente provinciale dell’Anpi di Brescia, il carissimo
Lucio Pedroni, mi ha proposto di partecipare a questa iniziativa, ho
accettato con piacere, ma non vi nascondo che leggendo le vostre idee,
le vostre proposte e i vostri programmi ho provato davvero una emozione,
perché ho trovato piena sintonia con lo spirito dell’appello nazionale.
Non interessa la lettera, mi interessa lo spirito; non interessa che
vengano copiate le sigle nazionali; ciò che conta è che voi abbiate
proposto un modello di rete a misura di Brescia, delle sue realtà, dei
suoi problemi, dei suoi drammi e delle sue speranze. Brescia come un
laboratorio del cambiamento.
In un’altra circostanza, per molti aspetti imparagonabile,
l’immediato dopoguerra, in Italia ci si trovò nell’urgenza di
riconoscersi come comunità nazionale e perciò di rinascere dopo gli
orrori del nazifascismo e della guerra. Prevalse per fortuna lo spirito
costituente e da quello spirito incarnato nei membri dell’Assemblea
Costituente, nacque la Carta. E il seme era stato gettato prima dal
Comitato di Liberazione Nazionale, cioè dalla prima cellula unitaria
della Repubblica.
Quella carta fu figlia di quella storia e tracciò allora la strada
maestra. Eppure tante di quelle promesse rimasero disattese. Se posso
pensare ad una Costituzione che parla, che oggi ci parla, immagino che
ci dica: “Avete visto? Non mi avete pienamente applicato! Ma non è mai
troppo tardi. Questo è il momento della svolta, questo è il compito che
vi assegno”! E dico compito perché proprio lei, la Carta, ci spiega
all’art. 3, come sapete, che “è compito della Repubblica rimuovere gli
ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la
libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
In queste parole c’è un carattere obbligatorio, direi coercitivo (“è
compito”), ci sono gli strumenti essenziali (“rimuovere gli ostacoli di
ordine economico e sociale”), c’è la missione ultima (“la libertà e
l’eguaglianza dei cittadini” e “il pieno sviluppo della persona umana”),
c’è il lavoro come fondamento del sistema democratico (“l’effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori”).
Come viene descritta l’umanità in quell’articolo? In tre modi:
cittadini, persone, lavoratori. Tre parole che sintetizzano il punto di
contatto e di virtuosa con-fusione, o – se volete – di alleanza, in quel
momento storico, di tre grandi filoni di pensiero: il filone socialista
e comunista, il filone liberaldemocratico, il filone cattolico.
Lavoratori, cittadini, persone. Non c’è in quel comma la parola
individui, che oggi si sovrappone e nasconde le altre tre parole. Cos’è
l’individuo, se non la persona, il cittadino, il lavoratore, spogliato
della sua essenza, cioè dei suoi rapporti umani, del suo essere sociale,
in ultima analisi della sua umanità? La persona è il cittadino e il
lavoratore. Molti individui fanno una somma di individui. Molte persone
fanno una comunità.
Per questo nella nostra proposta abbiamo scritto di un’alleanza per
la persona, il lavoro, la socialità. Se capovolgo i termini, trovo
l’individuo, il businnes, la solitudine sociale.
C’è nel tempo che viviamo una condizione per così dire nuova, che è
via via cresciuta durante il primo ventennio di questo secolo: la
solitudine sociale. Pensiamo all’esercito di solitudini disperate a cui
assistiamo in qualsiasi città: migranti, clochard, o semplicemente
poverissimi. E si è soli quando non si sa quale futuro ci si aspetta, si
è soli quando non riesci a combinare il pranzo con la cena, si è soli
quando, ragazzo, non hai un luogo che non sia il bar o il muretto dove
comunicare con altri ragazzi. Si è soli quando pensi che la società, la
repubblica, ti abbia abbandonato. Forse si è soli se si riduce il
rapporto con l’altro alla chat, al twitt, al post. E cosa può pensare
quel ragazzo se non di vivere un mondo di solitudini? Con la pandemia si
è stati e si è costretti a morire soli ed solo chi sopravvive al
congiunto perché non può neppure donargli un saluto o una carezza.
È vero quello che scrivete: c’è bisogno diffuso di dare la speranza,
di mobilitare associazioni, organizzazioni, intellettuali, di ripartire
in discontinuità col recente passato ma in continuità radicale con le
fondamenta della nostra democrazia, cioè con la Costituzione.
Davanti allo sfascio che ci circonda e ai reali pericoli di una
precipitazione della situazione del Paese, davanti, per essere chiari,
ad una disperazione sociale che porta tante persone all’illusione che ci
voglia “l’uomo forte”, ci sono davvero dei pericoli per la tenuta
democratica. Ma l’antidoto c’è, ed è quella gigantesca forza di
associazioni, volontariato, movimenti, sindacati, anche pezzi importanti
di istituzioni – penso per esempio a tanti sindaci – e tanto altro nel
mondo della società, della politica, dell’economia, della cultura. Il
problema è che questo vasto mondo non è connesso. Non è in rete. È una
grande potenza, ma non è ancora un atto. Noi dobbiamo trasformare questa
potenza in atto, voi dovete trasformare questa potenza in atto.
Questa è la forza maggiore per una grande riforma intellettuale e
morale, per usare una frase molto impegnativa, una riforma che
presuppone la centralità dei saperi e del pensiero critico e che porti a
cambiamenti profondi non solo nel mondo della cultura e della
formazione, cosa essenziale, ma in primo luogo nel modello di sviluppo
economico del nostro Paese che ha clamorosamente fallito.
Perché quel modello ha fallito? Vediamo l’Italia degli anni duemila
(ma a ben vedere anche un po’ prima): È tornata e si è estesa la
povertà, è aumentato in modo sproporzionato l’indice delle
diseguaglianze, si è bloccato il mitico ascensore sociale, per non
parlare della sanità, della scuola, della giustizia, della legalità e
così via. Ad antichi e irrisolti problemi, come la questione
meridionale, se ne sono aggiunti di nuovi, come il dramma
dell’emigrazione. “Pochi hanno troppo e troppi hanno poco”, ha
giustamente affermato Papa Francesco. Questo intrico di contraddizioni è
esploso negli ultimi anni, e poi nel 2020 con la pandemia, seminando
sfiducia, paura, risentimento. In questa palude hanno nuotato e nuotano i
cattivi maestri del razzismo, del fascismo, del nazismo.
Il rischio è che nulla cambi, scrivete. E avete proprio ragione. Ci
sono già tante sirene che ululano in questa direzione e operano perché
fin da oggi avvenga la restaurazione di un modello economico e sociale
che ha portato all’esplosione della diseguaglianza, delle vecchie e
nuove povertà, della disoccupazione, del lavoro mal pagato, mal
tutelato, crollato nella gerarchia dei valori sociali. Bene, la vostra
voce, la nostra voce deve essere più forte di quella di chi vuole che
nulla cambi.
Voi potete essere la volpe e il leone, per usare le parole di
Machiavelli, cioè i combattenti per una buona politica e per una buona
società. Vedete, ho visto nei vostri programmi tanti temi di lavoro,
tutti correlati ai corrispondenti articoli della Costituzione. Ho visto
il lavoro e l’ambiente, la sanità e la scuola, l’emigrazione e i diritti
umani, le pari opportunità e i diritti civili, la cultura, la
giustizia, l’Europa. Tutto ciò al fine di un vero e proprio manifesto
costituente. Benissimo. Questo è, per usare il titolo di un vecchio
film, un ottimo ritorno al futuro. La macchina del tempo ce l’abbiamo,
ce l’avete. È sempre la Costituzione che è un ritorno al 1948 ma che ci
consente di andare al futuro, a quella società che a larghi ma precisi
tratti avevano disegnato i Costituenti e per cui avevano combattuto le
partigiane e i partigiani.
Intanto abbiamo un presente francamente sconcertante, perché siamo
nel pieno di una crisi di governo mentre imperversa ancora la pandemia, è
in corso la campagna di vaccinazioni, occorre urgentemente destinare i
fondi del Recovery plan. Penso che la prima cosa da fare qui ed ora sia
esigere che i vaccini non siano distribuiti in base a criteri legati
alla produzione di reddito, come infelicemente, proprio qui in Lombardia
qualcuno ha proposto; la seconda cosa da fare, qualsiasi possa essere
il governo futuro, sia proporre al governo una campagna nazionale e
generale di informazione sulla destinazione dei fondi europei, perché
anche da questo e per alcuni aspetti specialmente da questo si capirà se
si intende o meno cambiare il modello di sviluppo; la terza cosa da
fare è chiedere al governo di mantenere la tutela dei lavoratori
dipendenti attraverso la Cassa integrazione e il blocco dei
licenziamenti. La cosa da fare sempre, a mio avviso, è invitare la
popolazione a servirsi dagli esercizi commerciali più colpiti dalle
chiusure e di consumare i prodotti delle imprese più colpite. Se vedete
in filigrana queste semplici proposte, esse sono unite da due
sostantivi: la solidarietà che – vedete bene – non è solo una categoria
morale, una scelta che deriva da un sentimento positivo, ma è un
imperativo costituzionale, laddove nella Costituzione è scritto
all’articolo 2 che la Repubblica richiede l’adempimento dei doveri
inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. L’altro
sostantivo è la prossimità, cioè la vicinanza fra gli esseri umani che, a
ben vedere, è la base naturale della socialità. Voglia di incontrarsi,
ha detto Laura Forcella.
Concludo. Fatemi dire, come ha detto Pedroni, che voi portate un’aria
di freschezza. È tempo del sogno, come diceva Francesca Parmigiani,
citando Calamandrei.
È tempo di rinascere. È tempo di progetto, di visioni, di pensieri
lunghi, di orizzonti. È tempo di restituire importanza e dignità agli
esseri umani, rivendicandone i diritti, le esigenze e i valori. Cioè è
tempo di un nuovo umanesimo. È tempo di restituire a tutti una speranza
di felicità.
Grazie a tutte e a tutti.