Nota della Segreteria nazionale ANPI su alcuni fatti accaduti nel corso delle manifestazioni no green pass di sabato 24 luglio
È legittima ogni manifestazione
pacifica e ogni dissenso perché, grazie al cielo, viviamo in un Paese
libero e democratico. Ma proprio per questo sono intollerabili i
paragoni col nazismo, l’ostentazione della stella di Davide, la
grottesca denuncia di una inesistente dittatura. Ed è ignobile la
presenza di vecchi e nuovi arnesi del fascismo che inneggiano alla
libertà. Sotto il fascismo sarebbero già in galera, al confino o in
ospedale.
DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE ANPI GIANFRANCO PAGLIARULO
20 anni fa il G8 di Genova e la morte di
Carlo Giuliani. Si parlò di squadristica macelleria messicana e di
sospensione della democrazia. Un vulnus da sanare. Ma successivamente
sono avvenuti altri episodi. Fra questi, l’omicidio di Stefano Cucchi il
22 ottobre 2009 e gli sconcertanti depistaggi, nel 2017 a Firenze le
violenze sessuali nei confronti di due studentesse americane da parte di
alcuni carabinieri, l’arresto e la condanna per reati di spaccio,
arresti illegali, estorsione e tortura fra il 2018 e il 2020 col
sequestro dell’intera caserma Levante dei carabinieri a Piacenza, e più
recentemente le drammatiche vicende del carcere di Santa Maria Capua
Vetere con gli incredibili pestaggi ai detenuti. Aggiungo che nel 2011
apparve una bandiera con la croce celtica nel commissariato di polizia
Città Studi a Milano, e nel 2020 a Roma fu affisso un manifesto di
CasaPound all’interno del commissariato Esquilino in via Petrarca.
Certo, vi sono azioni criminali di singoli o di gruppo che vanno
stroncate con la massima fermezza e senza tolleranza alcuna attraverso
l’intervento della magistratura. Certo, non è in discussione il valore e
l’abnegazione di tanti delle forze dell’ordine nella loro missione di
servizio ai cittadini. Ma la questione di fondo è questa: in memoria
incancellabile della ignobile macelleria del 2001, ancora sconcertati
dall’inammissibile avanzamento di grado di alcuni responsabili di quei
reati, confermando a distanza di vent’anni le buone ragioni dei
manifestanti, dall’ambiente alla giustizia sociale, chiediamo al governo
ed alle massime istituzioni competenti tolleranza zero verso qualsiasi
reato, richiamo alle autorità gerarchiche al sacrosanto dovere di
controllo e prevenzione, formazione e selezione del personale in base
alla certezza assoluta di affidabilità e di rispetto dei diritti umani
sanciti dalla costituzione repubblicana e antifascista; nessuna
sospensione della democrazia né oggi né domani né mai.
La Sezione di Dongo organizza, domenica 18 Luglio 2021, un incontro a Brunedo con la Comunità “Contina” con pranzo al sacco.
Partenza da Piazza Matteri a Dongo alle ore 10:00.
Si sale a Garzeno e da lì si prende la strada che porta al Giovo. Ci si può fermare con l’auto alla Bocchetta di Germasino e proseguire a piedi per Brunedo, oppure arrivare a Mottafoiada e tornare indietro a piedi verso Brunedo. Oppure arrivare direttamente in auto sotto Brunedo.
Per chi volesse un passaggio in auto o per chi volesse mettere a disposizione posti nella propria auto contattare: Daniela: 338 1238148 o Danilo: 335 6253012
Si raccomanda la mascherina.
Breve storia della comunità:La nostra storia inizia nel 1981 con l’esperienza di accoglienza nel piccolo borgo di Tainate, frazione di Noviglio (MI), dei primi tossicodipendenti da eroina, cominciata dalla coppia dei nostri fondatori Cesare Bianchi e Rosita Sgariboldi, al loro rientro dall’Ecuador dopo 13 anni passati in Amazzonia nelle missioni dei salesiani tra gli Indios Shuar al confine con il Perù. La Comunità Cascina Contina, una comunità che ospita uomini, donne e ragazzi con vari problemi di disagio sociale, tra cui persone che stanno svolgendo un programma terapeutico di riabilitazione dalla tossicodipendenza anche attraverso una condivisione del lavoro nei nostri laboratori, minori adolescenti che hanno commesso reati o hanno incontrato difficoltà nelle loro famiglie e persone con infezione da HIV/AIDS che hanno perso la loro autonomia abitativa e lavorativa. Crediamo nella scommessa di una “comunità-tribù”, strutturata sopra una rete di esperienze familiari allargate, aperte alle molteplici accoglienze, che permette di calibrare maggiormente le modalità di accoglienza, dalle prese in carico globali e continuative alle cosiddette “accoglienze leggere” temporanee………..Nel 2002 hanno inizio i lavori di ristrutturazione dell’Alpe Brunedo(1.536 m slm), ottenuto in affitto dall’allora Comune di Germasino (CO) – dal 2011 confluito nel nuovo Comune di Gravedona ed Uniti -, che portano nel 2004 all’apertura di una nuova sede in un territorio non limitrofo inizialmente come casa di vacanze e nel 2006 con il trasferimento di Cesare all’avvio dell’esperienza di accoglienza continuativa all’Alpe Brunedo e alla necessaria riorganizzazione della Comunità Cascina Contina
Dopo un anno di sospensione, causa emergenza sanitaria, riprendiamo la tradizionale pastasciutta di papà Cervi. Grazie a Coop Lombardia che sponsorizza con prodotti suoi la serata, grazie agli amici e compagni delle organizzazioni che ci aiutano e grazie alla Parrocchia di Rebbio che mette a disposizione le strutture necessarie, il prossimo 24 luglio (sabato) ci ritroviamo per una serata di festa nel cortile dell’oratorio di Rebbio In allegato la locandina con il programma dettagliato e le indicazioni per la prenotazione obbligatoria. Non aspettate gli ultimi giorni per prenotarvi, potrebbe essere tardi. Cari saluti.
Antonio Proietto
L’origine della Pastasciutta Antifascista
Il 25 luglio del 1943,
a seguito della riunione del Gran Consiglio del Fascismo, Mussolini
viene destituito e arrestato. Dopo 21 anni terminava il governo del
Partito Fascista. Il Re designò il Maresciallo dell’esercito Pietro Badoglio come nuovo capo del governo.
I Cervi non vennero immediatamente a conoscenza della notizia della caduta di Mussolini perché impegnati nei campi, ma fu sulla via del ritorno a casa che incontrarono numerose persone in festa.
Sebbene
sapessero che la guerra non era davvero terminata, decisero di
festeggiare comunque l’evento, un momento di pace dopo 21 anni di
dittatura fascista. Si procurarono la farina, presero a credito burro e
formaggio dal caseificio e prepararono chili e chili di pasta.
Una volta che questa fu pronta, caricarono il carro e la portarono in piazza a Campegine pronti a distribuirla alla gente del paese. Fu
una festa in piena regola, un giorno di gioia in mezzo alle
preoccupazioni per la guerra ancora in corso: anche un ragazzo con
indosso una camicia nera (forse era l’ultima rimasta?) fu invitato da
Aldo a unirsi e a mangiare il suo piatto di pasta.
Sabato 3 luglio si è tenuta una conferenza pre-congresuale con i rappresentanti dei provinciali Anpi di Como, Lecco e Sondrio.
Qui di seguito pubblichiamo la relazione del nostro presidente provinciale Guglielmo Invernizzi, che è stata molto apprezzata dai partecipanti.
PER
UNA NUOVA FASE DELLA LOTTA DEMOCRATICA E ANTIFASCISTA
Un
saluto agli amici e ai compagni delle province di Como, Lecco e
Sondrio collegati per questa conferenza dei dirigenti dei direttivi
locali e provinciali. Un particolare saluto a Tullio Montagna in
rappresentanza dell’ANPI Nazionale.
Carissimi,
ci
accingiamo ad affrontare una campagna congressuale un po’ anomala e
diversa dalle altre, non tanto per i contenuti politici ed
associativi, ma per le modalità che la situazione sanitaria ci
impone e forse ci imporrà ancora, speriamo per poco tempo.
Mi
è stato chiesto di presentare il documento congressuale, documento
che tutti dovreste aver già letto, e che perciò eviterò di esporre
per intero e al quale aggiungerò mie proposte e considerazioni,
sperando così di ravvivare il dibattito. Mi permetto fin dall’inizio
una osservazione sulla vastità dello stesso. Non perché i contenuti
non siano tutti, e ribadisco tutti condivisibili, ma per la vastità
degli stessi. Non siamo un partito e questo lo si ribadisce bene nel
documento, ma dei partiti non abbiamo nemmeno l’organizzazione, non
abbiamo i funzionari, non abbiamo rappresentanti ufficiali nelle
istituzioni in grado di portare avanti tutte queste istanze nei
luoghi deputati. Tanto per fare un esempio una campagna referendaria
ci impegna per due mesi, assorbendo tutte le nostre forze, che
necessariamente dobbiamo togliere ad altre iniziative.
Così
come nel documento congressuale, ritengo sia giusto partire con il
ringraziamento a Carla Nespolo e al suo predecessore avv. Carlo
Smuraglia nostro Presidente emerito, per aver in questi ultimi anni
tracciato la strada del rapporto unitario, del confronto con le altre
forze democratiche, della stretta relazione col mondo
dell’associazionismo, lavoro che intendiamo continuare a perseguire
a maggior ragione nella situazione di straordinaria emergenza in cui
ci troviamo. Ci ha anche consegnato la propensione a guardare sempre
oltre, a osservare con spirito critico e senso di responsabilità il
mondo e il Paese che stanno cambiando, ad ascoltare le opinioni degli
altri e a tenere saldissime le radici dell’Anpi nella concreta
esperienza storica della Resistenza.
Siamo
nel pieno di una tragedia mondiale a causa della pandemia e della
gigantesca crisi economica e sociale da questa determinata. Per
questo occorre promuovere un’idea di profondo cambiamento e così
diffondere un messaggio di speranza e di fiducia.
E’
necessaria una risposta straordinaria per cui l’Anpi propone una
grande alleanza democratica per la persona, il lavoro, la società.
L’Anpi
delle Partigiane e dei Partigiani nata nel 1944 si è arricchita
diventando, nel 2006, aperta a tutti gli antifascisti. Ha così
definito la sua natura nazionale e popolare.
Proponiamo non una nuova ANPI, ma un’ANPI rinnovata, un’associazione che
promuove
impegno e nuove forze, che realizza uno spazio pubblico antifascista
e repubblicano come in occasione della campagna referendaria promossa
dai 5stelle sul taglio dei parlamentari. L’ANPI anche in questo caso
come nel precedente referendum promosso dal governo Renzi si è mossa
in prima persona con tutte le sue forze, indipendentemente dal
risultato che su questo quesito, chiaramente populista, era scontato.
Un risultato che oltre a modificare gli assetti istituzionali, con
effetti che saremo in grado di misurare appieno solo dopo le prossime
elezioni, sembra confermare l’ideologia anti-casta nella sua pretesa
di rappresentare l’unica soluzione percorribile alla deriva
oligarchica della democrazia. Mentre la campagna referendaria è
ormai andata in soffitta, è proprio questa pretesa o illusione che
va messa al centro dell’attenzione. Non perché non colga un problema
reale, ma perché sbaglia la risposta. Il taglio dei parlamentari è
una risposta sbagliata ad una istanza giusta: come contrastare la
tendenza allo svuotamento e alla verticalizzazione della decisione
democratica? Come affrontare la crisi di legittimità del sistema
politico? Sono domande a cui i partiti non sanno e non vogliono
rispondere, e che invece la nostra organizzazione deve fare proprie.
Il principio costituzionale che gli eletti rappresentano gli elettori
e non i partiti deve essere ripristinato attraverso una nuova legge
elettorale che reintroduca le preferenze dando agli elettori e agli
eletti quel potere politico di cui i partiti si sono appropriati.
Libertà,
eguaglianza, democrazia, solidarietà, pace: sono questi i valori
nati dalla della Resistenza e successivamente incarnati nella
Costituzione.
Questi
sono anche gli ideali fondamentali dell’Anpi e la loro piena
realizzazione deve ad essere un orizzonte verso cui muoversi
piuttosto che una realtà compiuta una volta per tutte. Come
insegnano i tanti tentativi degli scorsi anni sfociati nella
costituzione di tanti, troppi, Comitati Antifascisti finiti dopo
pochi mesi di vita. Oggi con l’esperienza molto più variegata
dell’appello “UNIAMOCI PER SALVARE L’ITALIA” si è notato un
maggiore interesse da parte dell’associazionismo di sinistra e
antifascista all’unità, con qualche distinguo.
Si
tratta di valori e ideali ancora attuali che sono messi in
discussione in tanti Paesi e realtà. Parliamo innanzitutto della
libertà di stampa e di opinione, della libertà dallo sfruttamento e
dal bisogno. L’uguaglianza sembra una lontana chimera visto che
crescono e si moltiplicano le disuguaglianze.
Dalla
memoria attiva della Resistenza dobbiamo attingere l’energia e la
determinazione per affrontare la drammatica condizione presente.
Ci
sono almeno tre fattori di portata globale che impongono un
cambiamento del modo di pensare la politica, le culture, le società.
Siamo nella situazione che viene definita di cambio dell’orizzonte
strategico.
Il
primo fattore è il cambiamento climatico per
arrestare il riscaldamento del pianeta.
Il
secondo fattore è la crisi degli strumenti di governo
sovranazionale.
Il riferimento è all’ONU ed alle altre Agenzie sovranazionali, cosa
che tocca molto da vicino anche l’Europa.
Il
terzo fattore è la rivoluzione tecnologica digitale che
condizionerà i rapporti globali per la stretta connessione con i
temi della sicurezza, economica e militare.
Occorre
un cambiamento netto di prospettiva, che ciascun Paese può e deve
contribuire a determinare. Nessuno si salva da solo.
Il
modello di sviluppo che si è affermato sul pianeta, senza differenze
di regime politico, è un modello dissipativo e distruttivo
dell’equilibrio tra attività dell’uomo e la natura, e che ci
dimostra come la società capitalista sia stata veloce ad
approfittare e a svolgere a proprio vantaggio le restrizioni dovute
alla pandemia.
E’
necessario operare per una più forte unità politica dell’UE.
Rimane
inconfutabile una strutturale debolezza istituzionale, politica e
sociale dell’Unione, dovuta anche alla mancanza di politiche comuni
su temi fondamentali quali la politica estera, l’emigrazione, il
fisco e il lavoro. Inquieta la proliferazione, in tutta Europa, ed
in particolare nei paesi dell’est europeo, di gruppi che si
richiamano al nazifascismo e al razzismo. Ma cosa ancora più
pericolosa è l’involuzione fascistoide di alcuni governi quali
quelli di Ungheria e Polonia, tanto per fare un esempio.
In
questo attuale mondo c’è un generale indebolimento delle
democrazie. Questo vale per le democrazie cosiddette illiberali, in
cui, pur in presenza di elezioni, si nega di fatto la divisione dei
poteri e si tende ad asservire il potere legislativo e quello
giudiziario all’esecutivo, a conculcare i diritti e le libertà
civili, ma vale anche, sia pur in modo diverso, per le democrazie
rappresentative, svuotate di effettiva partecipazione popolare e con
una crisi dei partiti, in particolare dei partiti “storici”,
sempre più marcata, sia pur in forme diverse a seconda degli Stati.
Pensiamo ad un mondo nuovo con un controllo pubblico dell’economia
e della finanza. Pensiamo a vincoli e regole stringenti per un
sistema produttivo privato che opera al di fuori ed al di sopra di
ogni legislazione nazionale. In sostanza vorremmo che la politica
torni ad essere il motore della democrazia.
L’emergenza
prolungata imposta dalla pandemia ha fatto esplodere la “questione
regionale”. E’ stato pane di tutti i giorni la tensione tra lo
stato centrale e i presidenti di regione auto nominatosi, pare per un
eccesso di “ego”, “governatori”,
in un rimpallo surreale di severità da una parte e di licenza di
uccidere dall’altra. Ma questa schizofrenia mette sotto accusa non
l’autonomia regionale sulla sanità, ma la sua attuazione.
La
Democrazia è sotto assedio per fenomeni generali come la pandemia da
Covid. La crisi economica, le violenze e le guerre che aiutano regimi
autoritari e tiranni ad insinuare il dubbio sulla sua capacità di
soddisfare le esigenze dei cittadini. Però è chiaro che quando uno
vede il Congresso degli Stati Uniti assalito da una folla inferocita,
fomentata da un presidente che per mesi ha usato la bugia in maniera
sistematica, l’emergenza democratica acquista un significato senza
precedenti. Perché se a vacillare è una delle democrazie
parlamentari più antiche la mondo, immaginate come possano patire le
altre e quanto possano godere i dittatori.
L’Anpi
è un soggetto che fa tesoro della memoria per intervenire nel
presente e per disegnare il futuro.
L’Anpi
come tutte le formazioni sociali, è un soggetto politico, ma mentre
tutti i partiti sono soggetti politici, non tutti i soggetti politici
sono dei partiti. L’Anpi non era, non è e non sarà mai un
partito. La sua forza morale, ideale e pratica deriva dalla sua
natura di “associazione che unisce”, dalla parte della
Costituzione.
L’ANPI
deve essere sempre in prima fila nella denuncia dell’attività
squadristica in ogni sua forma, dei tentativi revisionistici che si
sono moltiplicati negli ultimi anni con l’evidente disegno di
ridare legittimità storica e politica al ventennio.
La
Resistenza, la guerra, il dopoguerra, la Costituente, la Costituzione
sono temi straordinariamente attuali. Eppure stiamo assistendo a
un’offensiva revisionista senza precedenti, tesa a screditare il
movimento partigiano e l’intera lotta di Liberazione.
E’
in atto su tutto il territorio nazionale un offensiva senza
precedenti da parte dei partiti della destra, Lega e Fratelli
d’Italia davanti a tutti e con l’acquiescenza di Forza Italia. Ma
quello che preoccupa è l’apatia del più grande partito della
sinistra di fronte a questo attacco, mi riferisco in particolare alla
brutta figura fatta dal PD a Genova, con l’astensione sull’ordine
del giorno sull’anagrafe antifascista ma anche anticomunista. Quel
voto è stato uno sfregio alla storia e alla memoria di chi ha pagato
con la vita pur di garantire a noi Libertà e Democrazia. Sono errori
di percorso che si pagano sul piano della credibilità politica e
antifascista. Occorre ricordare che in quell’occasione ci fu anche di
peggio, Italia Viva ha votato a favore della mozione e con un
comunicato aberrante ha rivendicato il voto in nome dei principi
antifascisti della nostra Costituzione, dimenticando il tributo di
sangue e l’apporto delle truppe sovietiche alla liberazione
dell’Europa e, cosa che a nostro avviso conta ancora di più, quello
dei comunisti italiani alla Lotta di Liberazione del nostro paese,
anche se a volte viene da chiedersi se siano veramente errori o
semplice perdita di coscienza politica. Assistiamo purtroppo inermi
all’apatia dei consiglieri comunali di opposizione all’offensiva
scatenata dalla destra sulla toponomastica dei vari comuni.
Assistiamo ad un proliferare di monumenti e intitolazioni ai martiri
delle foibe in generale e ultima scoperta della destra a Marta
Cossetto. Per non parlare di tante altre attività, le richieste
sempre più ricorrenti di intitolazioni a Giorgio Almirante, il
Mausoleo di Graziani, criminale di guerra, contro il quale l’ANPI
nelle scorse settimane ha organizzato proprio ad Affile una grande
manifestazione antifascista. Nella mia provincia, tanto per fare un
esempio fra i tanti, nel comune di Monguzzo in Brianza è stata
intitolata una via a un mercenario eritreo, uno che sparava sulla sua
gente difendendo i confini italiani, in Africa. Almeno secondo i
promotori.
E’
una santa verità che le istituzioni di questo Paese non sono mai
diventate pienamente “antifasciste”, come vorrebbe la
Costituzione; e ciò perché non sono stati fatti fino in fondo i
conti col fascismo, non si è insegnato sul serio che cosa è stato
veramente il fascismo. La negazione delle libertà, i crimini
commessi, il regime dispotico, le guerre, l’alleanza con il
nazismo.
Per
l’Anpi é opportuno mettere a punto un’idea di Stato che coniughi
la sua necessaria modernizzazione con l’attuazione del disposto
costituzionale e con un profondo arricchimento della natura della
democrazia italiana, a partire dal dettato del secondo comma
dell’art. 3 della Costituzione: “E` compito della Repubblica
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando
di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il
pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di
tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale
del Paese”.
In
coerenza con queste idee nel documento congressuale vengono precisate
una serie di proposte su temi quali:
lo
Stato, le imprese e i lavoratori,Il
Parlamento, le Regioni, gli enti locali, I beni comuni,
l’immigrazione e l’emigrazione, la sanità’, la scuola, la
giustizia, i
giovani e le donne, il
lavoro e l’occupazione, la
pace e il disarmo,
l’informazione
ed anche su altri ugualmente importanti l’ANPI avanza valutazioni e
proposte articolate sempre con riferimento ai principi democratici e
costituzionali. L’attuazione piena della Costituzione è
l’orizzonte per cui ci impegniamo.
Dal
Congresso Nazionale che abbiamo celebrato nel maggio del 2016, l’ANPI
è stata diretta da tre Presidenti: Carlo Smuraglia, Carla Nespolo,
Gianfranco Pagliarulo, fatto unico nella lunga storia
dell’Associazione. Negli ultimi anni l’attività dell’ANPI è
stata condizionata dalle restrizioni imposte dalla pandemia e dalla
tragica malattia di Carla Nespolo. Nonostante questo, l’insieme
dell’Associazione ha svolto un lavoro di straordinaria quantità e
qualità, scandito da tanti eventi nazionali e locali. Grazie a
queste
attività e alla forte presenza dell’ANPI nel dibattito pubblico,
l’Associazione conta oggi circa 130 mila iscritti e gode, in
sostanza, di buona salute con un andamento che appare in
controtendenza rispetto in particolare alle adesioni ai partiti.
L’età
media degli iscritti è elevata e occorre di conseguenza una
specifica attenzione ai giovani, con l’obiettivo di dar vita a una
nuova leva di antifascisti. Va inoltre prestata una particolare
attenzione alle donne che costituiscono la maggioranza del Paese.
Alle strutture provinciali di ciascuna regione d’intesa col
Comitato Nazionale. Vanno estese le opportunità di costruire
autonome Sezioni ANPI sia nel territorio sia nei luoghi di lavoro e
di studio. Non va esclusa la possibilità di sdoppiare le sezioni con
un elevato numero di iscritti.
Viene
confermata la scelta di dar vita al coordinamento nazionale donne.
Andrà rivista la composizione dell’organismo, al fine di renderlo
maggiormente rappresentativo e diventare un organismo agile e
radicato nel contesto dell’attualità politica, attivo nella rete
delle associazioni che si occupano di tematiche di genere.
Una
cosa che mi colpisce in questo documento, e lo dico senza alcun
intento polemico, è che di fianco alla proposta di un coordinamento
delle donne non si proponga una forma di associazionismo interno nei
confronti dei giovani. Mi permetto di lanciare da questa assemblea
una proposta in tal senso perché se oggi abbiamo tanti problemi ad
attrarre i giovanissimi, mi riferisco a coloro che hanno meno di
20/25 anni, forse dipende anche dal fatto che a questi ragazzi non
viene riconosciuta nessuna autonomia politica. A mio avviso si
dovrebbe pensare di modificare lo statuto in questi termini. Chi come
me viene dalla gavetta politica, personalmente nella FGCI, ma altri
nelle organizzazioni giovanile degli altri partiti, ricorda con
piacere e come altamente formativa quell’esperienza. Quell’autonomia
non faceva rima con anarchia, i gruppi dirigenti giovanili
proponevano in autonomia le loro iniziative che venivano comunque
discusse dagli organi dirigenti del partito in cui per statuto sedeva
anche il responsabile dell’organizzazione giovanile.
Perché
dico questo, proprio per l’esperienza maturata in tanti anni di
militanza nell’ANPI. Quando nel 2006 il Congresso Nazionale sancisce
ufficialmente, con la modifica dello statuto, che qualunque iscritto
all’ANPI può assumere cariche dirigenziali pur non avendo la
qualifica di Partigiano o Patriota, ratifica semplicemente, e con
colpevole ritardo, uno stato di fatto. Io stesso svolgevo già le
funzioni di presidente da un paio d’anni, a mia memoria anche il
compagno Tajetti, tanto per citare una persona che tutti conosciamo,
era presidente di ANPI Barona nelle stesse condizioni e chissà
quanti altri. Ma i vari comitati di sezione o provinciali avevano
fatto semplicemente di necessità virtù. Vogliamo ripetere gli
stessi errori oggi? E’ giusto il richiamo all’osservanza dello
statuto contenuta nella parte finale del nostro documento, però
l’associazione deve dimostrarsi anche veloce nel recepire i
cambiamenti nella società e nel paese. Oggi noi come ANPI, ma in
genere come associazioni antifasciste siamo colpevolmente estranei al
mondo giovanile, al quale non abbiamo dato nessuna opportunità.
Nelle scuole, nel tifo organizzato, persino in quel mondo del lavoro
precario, noi non siamo presenti. Lo è invece la destra più becera,
retriva e reazionaria, la più fascista. Non so e non posso saperlo
se questa proposta una volta accettata possa cambiare le cose, macredo
che in questo senso dobbiamo provare a fare qualcosa, se vogliamo
continuare a crescere.
Va
inoltre rivolta una speciale attenzione alla formazione interna, oggi
essenziale anche a causa del forte ricambio fra gli iscritti; si
immaginano tre livelli: una formazione di base, una formazione
intermedia ed una formazione specialistica.
Troppe
volte anche iniziative e conferenze, o cicli di lezioni molto
interessanti rimangono confinate nell’ambito ristretto dei
partecipanti, mentre dovrebbe essere compito degli stessi quello di
allargare la platea nelle rispettive sezioni.
Ricordiamoci
che qualsiasi comunità piccola o grande si organizza in base a un
sistema di regole. Da qui la necessità che le regole vengano
aggiornate in base alle esigenze, non momentanee ma di prospettiva.
Le
regole dell’Anpi sono fissate nello Statuto e nel Regolamento. Tali
regole vanno sempre interpretate in modo rigoroso, al fine di una
migliore efficacia dell’attività complessiva dell’Associazione.
I
dati del tesseramento 2019 e del 2020 confermano un forte
rafforzamento dell’Anpi.
Una
particolare attenzione va prestata alle pagine dell’Associazione
sui social. La prudenza e il buon senso devono ispirare qualsiasi
intervento affidato a questi strumenti, evitando prese di posizione e
commenti che contraddicano gli orientamenti dell’Anpi o che si
prestino ad attacchi da parte degli avversari politici. Chi segue le
pagine deve attivare un grande senso di responsabilità distinguendo
sempre le legittime ma personali opinioni dal punto di vista
dell’associazione.
L’ANPI condivide e sostiene i
contenuti e gli obbiettivi delle manifestazioni indette da Cgil, Cisl e
Uil per domani 26 giugno. C’è una drammatica emergenza sociale; il
blocco dei licenziamenti fino al 31 ottobre, la riforma degli
ammortizzatori sociali, il lavoro per i giovani e le donne, la tutela
della salute e della sicurezza sono provvedimenti urgenti e
irrinviabili. Lavoro, coesione e giustizia sociale, pilastri della
nostra Costituzione, devono essere la bussola di ogni Governo e di ogni
azione tesa a realizzare pienamente i diritti di tutti.
Ogni battaglia per i diritti è una battaglia dell’ ANPI
Comunicato della Segreteria
nazionale ANPI. La partecipazione dell’Associazione alle manifestazioni
del Pride Month e il sostegno al Ddl Zan in discussione al Senato. La
condanna della legge anti Lgbtq approvata in Ungheria e la
preoccupazione per il recente intervento del Vaticano
L’ANPI aderisce al Pride Month, e le
sue organizzazioni provinciali partecipano e parteciperanno alle
iniziative previste in varie città italiane. Il Pride Month cade
quest’anno mentre è in discussione il Ddl Zan in Senato, che prevede in
sostanza aggravanti specifiche per i crimini d’odio contro omosessuali,
transessuali, donne e disabili. Tale legge è indispensabile e urgente,
oltre che per motivi di civiltà, di libertà e di diritti, anche per
contrastare il clima di violenta discriminazione presente da tempo nel
Paese e i conseguenti e sempre più frequenti episodi di aggressione
fisica. Condanniamo la recente legge anti Lgbtq approvata in Ungheria e
apprezziamo le prese di posizione contrarie di tanti Paesi dell’Unione
Europea. Esprimiamo infine forte preoccupazione per il recente
intervento diplomatico del Vaticano che riteniamo improprio e
inopportuno, perché si propone esplicitamente di condizionare le scelte e
dunque l’autonomia del parlamento italiano, cioè della più alta
rappresentanza della sovranità popolare. Bene hanno fatto il Presidente
della Camera Roberto Fico a dichiarare che il Parlamento non accetta
ingerenze e il Presidente del Consiglio Mario Draghi a sottolineare
l’incoercibile laicità dello Stato. Ogni battaglia per i diritti di
tutti, contro ogni discriminazione, ogni fascismo, ogni razzismo, è una
battaglia dell’ANPI.
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
24 giugno 2021
La morte di Adil Belakdhim, Pagliarulo: “Non è questa l’Italia per cui hanno combattuto i partigiani”
18 Giugno 2021
Dichiarazione del Presidente
nazionale ANPI sulla morte del sindacalista travolto da un camion
davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate (NO)
“La morte del sindacalista Adil
Belakhdim travolto da un camion davanti ai cancelli della Lidl di
Biandrate, nel Novarese, è intollerabile, e dà la misura della tensione
quotidiana che regna nel mondo del lavoro in questa delicatissima fase
di ripartenza. Nessuna ripartenza sarà possibile senza condizioni
lavorative decenti e dignitose, rispetto dei lavoratori e dei loro
diritti. Deve finire il tempo in cui l’unico valore di riferimento è
quello della produttività, a scapito spesso della vita, come dimostrato
dai tanti incidenti di questi ultimi mesi. Esprimo il più profondo
cordoglio ai familiari di Adil, ma so che è insufficiente. Non è questa
l’Italia per cui hanno combattuto i partigiani. Occorre un cambiamento
reale e immediato delle relazioni industriali ed una svolta vera in
politica economica e sociale che ponga al centro la persona, la sua
dignità, il valore del lavoro umano”
Dichiarazione del Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza
La Costituzione va rispettata e applicata senza alcuna eccezione.
Invece avvengono sempre più frequentemente episodi di lassismo
istituzionale, di nostalgia verso un passato morto e sepolto, persino di
negazione della storia, assolutamente inaccettabili.
Alcuni recenti esempi:
– In Senato è stata calendarizzata la discussione sul disegno di
legge Ciriani (Fratelli d’Italia) “Modifica all’articolo 604-bis del
Codice penale in materia di negazione, minimizzazione in modo grave o
apologia dei massacri delle Foibe”, che prevede una generica e
inammissibile equiparazione, di fatto, tra la tragedia delle Foibe e la
Shoah.
– A Todi il sedicente festival del libro, targato CasaPound – il
cui responsabile dell’Ufficio Stampa, giornalista di “Primato
Nazionale”, parla di “questa fantomatica ‘Costituzione fondata
sull’antifascismo’, che esiste soltanto nelle menti degli antifascisti” –
è incredibilmente patrocinato dal Comune e dalla Assemblea legislativa
della Regione Umbria.
– Diversi Comuni, fra cui Cinisello Balsamo, hanno siglato
protocolli d’intesa riguardanti la formazione dei giovani con
l’associazione Unione degli Istriani, che non fa parte della Federazione
degli esuli giuliano-dalmati, e che si caratterizza per non riconoscere
i confini stabiliti dopo la Guerra tra Italia e Jugoslavia, suggerire
testi di personalità fasciste, compresi criminali di guerra, dileggiare e
rinnegare il 25 Aprile.
Tutto ciò è intollerabile.
I rappresentanti delle Istituzioni repubblicane hanno il dovere
politico e morale di rammentare e testimoniare che la nostra è una
Repubblica democratica nata dalla Resistenza e dall’Antifascismo.
Pertanto, invitiamo con la massima fermezza Parlamento, Regioni ed Enti
locali ad una rigorosa e inflessibile affermazione dei valori e dei
principi costituzionali.
Il Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza: