VOCI DA GAZA

VOCI DA GAZA

 

Pubblichiamo le testimonianze dello staff locale di Vento di Terra, in questi giorni di offensiva militare israeliana, per dar voce a chi sta vivendo nel terrore dei bombardamenti, affinchè la società civile possa essere informata.

 

A meno di due anni dall’ultima pesante operazione militare (novembre 2012), le forze armate israeliane lanciano l’8 luglio la nuova offensiva “Bordo Protettivo”. In questi giorni nella Striscia di Gaza, il lembo di terra più densamente popolato al mondo, si sta assistendo all’ennesima strage umanitaria, che colpisce soprattutto donne e bambini. Non vogliamo, qui, pubblicare immagini raccapriccianti e fornire numeri, che è possibile trovare su numerosi altri canali di informazione.
Qui vogliamo dare voce alle persone che vivono nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, alle persone con cui ogni giorno lavoriamo per garantire servizi base a donne e bambini, in un’ottica di sviluppo, cooperazione e pace. Le parole del nostro staff locale, che per noi rappresentano le parole e la situazione che sta vivendo tutta la popolazione Gazawi.

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18/07/2014 – F., insegnante presso l’asilo della Terra dei Bambini: “Stanotte alle 11 abbiamo lasciato il villaggio di Um al Nasser. Sono state bombardate alcune case vicino all’asilo, e poi alcune altre case nella parte superiore del villaggio, dove c’è anche la nostra casa.”
Così tutti, circa 5.000 persone, alle 11 di ieri sera hanno lasciato le proprie case e si sono messi in cammino verso il campo profughi di Jabalia. La maggior parte è andata nelle scuole Unrwa, dove F. dice non esserci acqua, elettricità e cibo. “E’ ramadan e per i grandi il cibo non è un problema, ma per i bambini sì. Le persone dormono per terra e sui banchi di scuola. Cercano tutti di dormire di giorno se non ci sono esplosioni, perchè la notte con tutte le bombe e gli incubi nessuno dorme.
Lei, le sue sorelle e due zie sono andate a casa di parenti. La famiglia si è divisa: i suoi genitori con i fratelli maschi alla scuola UNRWA, loro in questa casa del campo di Jabalia. Sono in 4 famiglie, 20 persone, in 60 mq con le solite difficoltà di gaza (acqua non potabile, elettricità che manca quasi sempre).
Le altre maestre ad oggi sono tutte vive, anche loro nel campo di Jabalia. “Cerco di mettermi in contatto con loro spesso, almeno per sapere come stanno”, ci dice F.
Il villaggio di Um Al Nasser è quindi rimasto vuoto.

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16/07/2014 – Riusciamo nuovamente a contattare A.K., la situazione è sempre più critica, c’è grande paura e disperazione: “Ci siamo dovuti spostare a casa di mio fratello, con i nostri 4 figli, perché hanno bombardato 4 edifici proprio di fronte alla nostra casa. Non sono completamente distrutti, per cui li bombarderanno di nuovo, ma non sappiamo quando. Non c’è acqua e i camion che di solito riempiono le cisterne sui tetti non operano in questi giorni. Uno di quei camion è stato colpito da un missile pochi giorni fa. Così non c’è telefono e internet e l’elettricità va e viene. Proprio ora un aereo sta gettando volantini dal cielo, chiedendo alla gente di lasciare le case perché intendono bombardare in modo pesante o entrare via terra con i carri armati … chissà … ma dove dobbiamo andare? Dove devo andare con i miei figli?”

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13/7/2014 –  F. fa parte dello staff locale di Vento di Terra, lavora ogni giorno con i bambini nella “Terra dei Bambini”, a Um al Nasser, a nord della Striscia di Gaza. Siamo riusciti a contattarla e scambiare qualche parola poco fa. E’ tra quelli che hanno ricevuto l’avviso di lasciare le proprie case. Ma loro hanno deciso di non andare via. Sono terrorizzati, ma, ricordando che nell’ultimo attacco sono state bombardate anche le scuole di UNRWA (Onu), dice che tanto nessun posto è sicuro a Gaza. “Tanto vale – dice – rimanere a casa propria”. Dice che si sente forte, che sono sopravvissuti negli anni a tutti gli attacchi, e che preferiscono morire a casa loro piuttosto che spostarsi ed essere comunque colpiti da un missile….

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12/7/2014 – S. è assistente project manager presso la “Terra dei bambini”, riusciamo a contattarla tramite chat. Le chiediamo come sta, cerchiamo di darle conforto e di farle sentire la nostra presenza: “we’re still alive nothing happened to us physically, but on a psycological level we need help”, ci scrive.

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12/7/2014 – H. è giovane, è creativo, ama la fotografia ed è di Gaza, dove vive tutta la sua famiglia. H. però in questi giorni non si trova a Gaza. E’ ad Amman, in Giordania, dove sta coordinando un progetto di assistenza ai profughi siriani scappati anche loro dalla guerra, come lui, del resto. H. è il membro più giovane dello staff di Vento di Terra.
Da quel maledetto 8 luglio, quando Israele ha ufficialmente iniziato la sua nuova e cruenta operazione, H. vive in modo schizofrenico. Passa le giornate al lavoro tra i campi profughi siriani e in ogni pausa è attaccato a facebook, skype e internet per provare a sentire famiglia e amici e capire cosa accade a casa. H. non è nuovo ai bombardamenti israeliani ma per la prima volta non è insieme con la sua famiglia mentre l’esercito attacca.
H. può parlare con sua madre e i fratelli per massimo sei ore al giorno, le ore in cui nella Striscia arriva l’elettricità. Il problema sono le altre diciotto ore della giornata quando legge il bollettino dei morti che sale e non può sentire nessuno.
Gli stiamo ripetendo di prendersi qualche giorno di pausa, di lasciar perdere il lavoro per un po’, di non impazzire nel vortice di quello che sta succedendo. H. si mette a ridere. “Sono palestinese – dice – a noi non è concesso di fermarci, nemmeno per poco. Se Dio vorrà tutto finirà presto”. Se anche gli uomini vorranno, tutto finirà presto. 

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11/7/2014 – “Last night were been destroyed three houses around our house. Our house is partially effected. The situation is very bad, the kids are scary so much, we are still alive until now it’s really a war everywhere explosions and bombs.They bomb near the kindergarten, there are some cracks in the plastering. PLEASE pray for us that it will finish soon”. A.K. è una persona dall’animo estremamente gentile. Si accorge del tuo stato d’animo a distanza e riesce a metterti a tuo agio, quasi sempre. Anche nelle situazione più difficili. Un dono di natura, una grande sensibilità. A.K. vive a Gaza e da anni collabora con Vento di Terra. Ha conosciuto molti dei nostri amici e guidato le nostre delegazioni. “E’ una delle persone più aliene dalla violenza e dall’aggressività che io conosca.”, dice Massimo Annibale Rossi. A.K. vive a Gaza e ci chiede di pregare per lui…

 

http://www.ventoditerra.org/voci-da-gaza/

CCONTRO I LADRI DI DEMOCRAZIA

Da: Il fatto Quotidiano del 17 luglio 2014

CONTRO I LADRI DI DEMOCRAZIA, LIBERO DA PADRONI

Paolo Farinella, sacerdote

 

Cari amici del Fatto,

ho firmato l’appello contro il furto della Democrazia con convinzione e anche molta amarezza. Non è possibile che semplici dipendenti pro tempore – tali dovrebbero essere senatori e deputati – impediscano ai loro datori di paga più che di lavoro – i cittadini – di esercitare la loro sovranità. Ormai è una farsa tutta renziana, esecutrice testamentaria del progetto eversivo di Licio Gelli e della P2. Non è un caso che il primo azionista della combriccola sia un tale pregiudicato, interdetto dai pubblici uffici, ma accreditato come padre della patria per la riforma costituzionale.

Da anni giro l’Italia in difesa della Costituzione del 1948, che avrebbe bisogno solo di una mano di bianco e non di essere capovolta ad uso e consumo di incompetenti, improvvisatori e incapaci. Lotterò fino alla fine e sono orgoglioso di essere a fianco de Il Fatto Quotidiano, unico giornale di “fatti”, libero da padroni e senza prebende statali.

La coscienza democratica urla: “Non passeranno”.

SMURAGLIA: LA DEMOCRAZIA E’ PARTECIPAZIONE

Un commento di Carlo smuraglia, presidente Anpi Nazionale.

La democrazia è partecipazione

 

La nostra Associazione vive soprattutto di memoria (quella vera, che non è solo un ricordo, ma molto di più) e del culto dei valori che ad essa si collegano e sono, a nostro modo di vedere, quelli che contano: la libertà, l’uguaglianza, la dignità, la solidarietà, la fratellanza, la
pace, per citarne solo alcuni, i più salienti.

Ma davanti a noi, in Italia e nel mondo, il panorama è addirittura sconvolgente. Prevalgono, ovunque, i falsi valori e i falsi miti e, con loro, l’indifferenza, la rassegnazione, il silenzio. Accadono fatti gravi ed importanti, alcuni drammatici, ma la risposta è modesta e spesso
addirittura carente.

La stampa ci parla di una situazione tragica sulla striscia di Gaza e nei rapporti tra la Palestina e Israele che peggiorano e sembrano avviare questi Paesi verso un nuovo, terribile conflitto. E il mondo che fa? I giornali ci forniscono foto terrificanti, di distruzione e di morte di civili, di donne, di bambini; ci parlano di preparazione di invasione, di prospettive di guerra. E il mondo, l’Europa, che fanno? Guardano, “auspicano”, sperano, ma non fanno nulla di concreto per fermare le armi e riportare al dialogo e al confronto, difficile, ma pacifico. A che serve l’ONU, se non fa questo, né di fronte alla situazione gravissima in Medio – oriente, né di fronte ai massacri e alle violenze di diversi Paesi, in Africa? Possibile che non ci sia un modo per intervenire, per mettere – come si dice – pace, per ripristinare tavoli di trattativa, lunga, difficile, spesso sterile, ma almeno trattativa, che è sempre meglio della rovina dei territori e dell’accumulo di cadaveri? Che fine ha fatto la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, che doveva costituire la base della convivenza civile, in tutto il mondo e la riaffermazione continua dei diritti umani?

Europa, che dedica tanto tempo alla discussione sulla distribuzione dei posti nei nuovi organismi, non può trovare qualche spazio per parlare di pace e per imporre – senza armi, ma con l’autorevolezza e il rigore della sua unità – il ritorno al tavolo delle trattative e la
cessazione del fuoco, in Medio-oriente, così come in ogni parte del mondo? Purtroppo, non solo gli Stati, ma anche i cittadini sono insensibili a quanto sta accadendo e non pensano neppure a come fare per intervenire, per riportare alla luce, ovunque, quei valori che all’inizio ho ricordato. Forse qualcuno addirittura si commuove, di fronte a certe foto; ma poi la vita continua, nell’indifferenza e nel dedicarsi alle occupazioni quotidiane, ai falsi valori, ai falsi miti, con i quali si tranquillizza, forse, la coscienza ma non si costruiscono né la pace, né la
solidarietà, né la fratellanza.

Si stanno consumando, a quanto si legge, telefonate e incontri a livello europeo, sul tema di chi dovrà occupare il ruolo di “Alto Rappresentante per la politica estera dell’UE”. E’ certo che la nomina di un’italiana tranquillizzerebbe quel tanto di orgoglio nazionale che
ancora ci resta. Ma nessuno si chiede a che cosa gioverebbe la nomina di un’italiana o di una o un rappresentante di altro Paese, se poi tutta la stampa scrive che l’Europa non ha una politica estera e quel posto rappresenta poco di più di un guscio vuoto, come per lo più è
sempre stato.

Davvero non sarebbe possibile, accanto alle nostre “rivendicazioni”, collocare la pressante domanda di una politica estera vera dell’Europa, capace di intervenire non solo sui drammi dell’Ucraina, ma anche su quelli del Medio-oriente e dell’Africa? E davvero, non sarebbe più
utile lavorare all’obiettivo della pace (che è indivisibile, ricordiamocelo) piuttosto che semplicemente a quello della ripartizione dei posti?
Ma non c’è solo questo, perché all’indifferenza si accompagnano, come ho accennato, i falsi miti, le promesse generiche, il richiamo a valori retorici e formali, se non, addirittura, quel tema della visibilità, che tanti problemi ha creato, da Berlusconi in poi.

Ancora una volta, i dati ISTAT sono non più solo allarmanti, ma disastrosi, perché il quadro, già tremendo, tende a peggiorare. Si acuisce il problema della disoccupazione, cresce la precarietà, soprattutto aumenta la povertà (compresa quella “relativa”). Si tratta di un autentico dramma, di fronte al quale un giornalista ha scritto che non basterebbe l’”Urlo” di Munch. Ma nessuno grida, sembriamo rassegnati, tutti, al peggio, abituati alla disuguaglianza sociale, alla mancanza di equità, alla negazione di tutti i princìpi enunciati dalla Costituzione. Non ci
sono rimedi efficaci, a breve, si dice, perché c’è la politica del rigore e dell’austerità e non abbiamo spazi finché non la cambiano. Ma è davvero così? E’ davvero impossibile progettare qualcosa che ci porti fuori da una situazione come quella fotografata dall’ISTAT ed anche, in
questi giorni, dalla Caritas? In un Paese disastrato, con l’ambiente e le bellezze naturali e culturali che vanno a pezzi, è proprio inimmaginabile un progetto che miri a risolvere, nel tempo, questi gravissimi problemi, fornendo occupazione, favorendo il turismo, incentivando i consumi? Se si crede, come taluno afferma, che allo stato attuale nulla di tutto questo sia concretamente possibile, perché mancano i fondi, come mai nessuno pronuncia più quella magica parola (la “patrimoniale”) che, certo, aiuterebbe non poco a cominciare ad affrontare le vere questioni che affliggono il Paese? Si tratta di ritrosia, di preoccupazione per le alleanze di Governo o del timore di trovarsi di fronte allo sbarramento dei cosiddetti poteri forti? Ma allora, se così fosse, non si dovrebbero fare promesse e si dovrebbe almeno parlare chiaro e non suscitare attese concretamente inappagabili.

In un contesto del genere, non è singolare il fatto che si stia in silenzio perfino davanti allo scempio delle nostre principali istituzioni e della continua riduzione degli spazi della rappresentanza e dei diritti dei cittadini? Fra mille problemi, quelli del Senato e della legge elettorale sembrano, a tanti, ben poca cosa, di cui è giusto che si occupi chi ha il potere – dovere di farlo. Ma non si comprende che proprio questo è il guaio, perché il buon cittadino non può e non deve lasciare manomettere la Costituzione, non può consentire di essere privato di una parte della sua sovranità popolare e del suo diritto ad essere validamente rappresentato, con le opportune garanzie e con i necessari controlli.
E soprattutto non si può restare silenti quando risulta sempre più evidente, stando ai fatti, che si tratta di un problema di immagine piuttosto che di contenuti, perché bisogna assolutamente che il Presidente del Consiglio porti un primo risultato alla prossima riunione in Europa.

Basterebbe questo per drizzare le orecchie e chiedersi se è giusto che una riforma delle istituzioni principali sia fatta con l’obiettivo soprattutto di acquisire un’immagine di capacità decisionale e di forza, di fronte agli europei. E chi lo facesse non tarderebbe ad accorgersi
che si sta combinando davvero un pasticcio, che verrà ulteriormente aggravato se passerà anche quella legge elettorale, che è stata già approvata dalla Camera, e che rappresenta una reale diminuzione di sovranità e di rappresentanza per i cittadini. Peraltro, aspettare a
svegliarsi al momento del referendum, sarebbe assai pericoloso, perché ci stanno dicendo a chiare lettere che si sta facendo di tutto per approvare la riforma con una maggioranza (i famosi 2/3) tale da escludere la possibilità, per i cittadini, di esprimersi, appunto in sede
referendaria.

Purtroppo, il rischio è quello delle parole al vento, della impossibilità materiale di superare quella barriera, che perfino le varie forme di informazione stanno elevando contro la consapevolezza dei cittadini di ciò che sta realmente accadendo, in Parlamento, in tema di
riforme ed altro. E’ questo silenzio che fa paura; è questa indifferenza che preoccupa; è questa rassegnazione che ci fa guardare, con angoscia, ad un passato che ci ammonisce che si può anche finir male quando si lasciano cadere i valori veri e si considerano con fastidio i
“doveri” civili che sarebbero imposti addirittura dalla Costituzione. E’ per tutto questo che è giusto rivolgersi ai governanti perché si ispirino solo al bene comune e all’interesse collettivo; ma è anche necessario chiedere ai cittadini di ricordarsi che la democrazia è, prima di tutto, partecipazione e che una vera democrazia è l’unica che può garantire pace, serenità, diritti.

Ciò che dobbiamo chiedere con forza – noi che crediamo nei valori veri e che in essi vediamo le nostre stesse ragioni di essere – è che si creino le condizioni per un risveglio delle coscienze, con la pretesa di un impegno reale per la pace, di maggiori spazi per la rappresentanza e per l’esercizio effettivo della sovranità popolare, più garanzie per i cittadini di una reale partecipazione. E’ solo questo, assieme ad una rinnovata politica (che non è un male, in sé, come alcuni vogliono farci credere, ma anzi è il sale della democrazia, purché persegua davvero
l’interesse della collettività e quindi sia capace anche di trasformarsi), che può garantirci contro i mali del presente ed i rischi del futuro. Solo questo può consentirci di promettere davvero e con serenità alle nuove generazioni, un futuro migliore.

LA GRANDE MORTIFICAZIONE

Dal sito di Libertà e Giustizia

 

IN AULA LA GRANDE MORTIFICAZIONE

di Sandra Bonsanti, 14 luglio 2014

Sta arrivando in aula l’abolizione del Senato della Repubblica secondo una legge che viene imposta dal governo alla sua maggioranza, nell’ambito di un patto firmato con il maggior partito dell’opposizione.
Nulla di tutto questo è stato offerto agli italiani come materia programmatica su cui esprimere un voto in una elezione politica.
Ma proprio questo non conta nella visione del premier, poco disposto ad ascoltare obiezioni e preoccupazioni. Come un ragazzo a cui si chiede di rinunciare a un giocattolo a cui è molto affezionato.
Pazienza se “dopo” la democrazia sarà ancora più fragile di quanto lo sia già oggi: Renzi dice che è una grande “occasione” e che il Paese (quale Paese?) non può permettersi il lusso di perderla.
Il dibattito sulla “riforma” si è caratterizzato dal silenzio sulle proposte alternative, rotto soltanto da gesti estremi di oppositori, comunque derisi e alla fine messi a tacere con censura e violenti interventi di sostituzioni al momento del voto in commissione.
Ma ora che siamo al momento dell’aula, le carte sono tutte sul tavolo: e grazie alla pubblicazione su “Il Fatto” del testo integrale della proposta di Gustavo Zagrebelsky inviata al ministro Boschi, nessuno può più accusare il pensiero critico di non essere anche propositivo. Oggi sappiamo che le proposte sono almeno due e anche se una appare già al traguardo sarà il traguardo della Storia che giudicherà il valore dell’una e la saggia lungimiranza dell’altra.
La riscrittura della seconda parte della Costituzione riduce a poco più di passacarte l’assemblea di Palazzo Madama e assegna alla Camera dei deputati nominati e scelti dai capi partito il ruolo di ancelle del governo. Così mortificare un ramo del Parlamento non esalta l’altro ramo, ma il tutto si conclude con una generale mortificazione e perdita di dignità di deputati e senatori. Assieme ad essi mortificati sono tutti i cittadini italiani a cui viene sottratto il potere di eleggere i propri rappresentanti, incidendo contemporaneamente sulla legge elettorale e sulla Costituzione.
Due progetti, due visioni, due mondi. Abbiamo aspettato a lungo, noi di Libertà e Giustizia, e tanti altri che sapevano della proposta Zagrebelsky, che il ministro ne parlasse, che la diffondesse, che fosse discussa. Solo silenzio, irrisione.
Il progetto del governo nasce nel clima torbido di richieste della Finanza internazionale e di accordi misteriosi siglati tra Renzi e Berlusconi sui quali tuttora regna un segreto che io, da semplice cronista di storie italiane, giudico incostituzionale ed eversivo.
Il progetto Zagrebelsky nasce nel silenzio solitario delle ore di studio e nelle riflessioni elaborate con gli studenti dentro aule universitarie. Non ha padrini a cui rispondere. E’ frutto del pensiero di un uomo libero e delle preoccupazioni per la democrazia costituzionale ereditate e elaborate con i grandi maestri del passato. Può essere approfondita. E ovviamente discussa.
La Costituzione di Renzi, no: è prendere o lasciare, mangiare la minestra o saltare dalla finestra. E’ o così o si scioglie il Parlamento.
Dice Renzi che questa è la grande “occasione”. In sostanza oggi c’è una situazione generale che consente di fare quello che ieri non fu possibile: manomettere la carta fondamentale dei diritti e dei doveri, la Carta dello Stato italiano.
L’unica occasione a cui viene di pensare è la disperazione generata dalla grande crisi: e come ci hanno sempre ricordato gli storici è in tempi come questi che i popoli accettano cose che in altre condizioni mai avrebbero accettato.
Dunque, la chiusura di mezzo Parlamento italiano avviene anche perché gli italiani sono “distratti” dalla difficoltà di sopravvivere.
Una grande “occasione” davvero, un’occasione da non perdere.

ANCORA SPAZI CONCESSI ALL’ESTREMA DESTRA

COMUNICATO STAMPA/12 LUGLIO: ESTREMA DESTRA IN PIAZZA A COMO

A Como, per l’ennesima volta, è stata concessa una piazza della città ad un’organizzazione di estrema destra. Oggi è il turno dell’associazione Militia che, cercando di rendersi accettabile anche attraverso un volto animalista (vedi la recente raccolta di cibo e materiale per il canile di Erba), propaganda in realtà sul suo sito internet il culto di Mussolini e del fascismo, onora carnefici nazisti come Priebke,  disprezza il 25 aprile giorno della Liberazione e i valori democratici.

Riteniamo sconcertante questa decisione dell’Amministrazione comunale, anche alla luce del fatto che le realtà di estrema destra sfruttano la scarsa attenzione che le Istituzioni pongono nei confronti del pericolo neofascista, ottenendo nei fatti una sorta di riconoscimento ad esistere nella sfera pubblica della società, per poi diffondere principi e valori contrari alla Costituzione e alle Istituzioni democratiche stesse.

Crediamo che concedere spazi pubblici a questi soggetti, ponendo come argomentazione il principio della libertà di espressione, significa stravolgere il principio stesso, deformando lo spirito antifascista che pervade la Carta costituzionale, per cui lottarono donne e uomini della Resistenza.

Sig. Sindaco, concedere o meno luoghi pubblici non è una mera e semplice questione burocratica. Le chiediamo una volta di più di dare concretezza all’antifascismo, facendo in modo che non rimanga solo un valore celebrato sul palco del 25 aprile e in poche altre occasioni. La città di Como, sede del Monumento alla Resistenza europea, non può più tollerare simili manifestazioni di nostalgici del fascismo.

Facciamo appello alla sensibilità democratica di questa Amministrazione, affinché si faccia portatrice di una modifica al regolamento comunale, in modo che venga vietata la concessione di spazi pubblici a tutti quei soggetti che diffondono valori razzisti, omofobi, xenofobi, che inneggiano al nazifascismo e che non si riconoscono nei valori inscritti nella Costituzione.

Anpi sezione di Como “Perugino Perugini”
www.anpisezionecomo.net

GRAVE LUTTO NELL’ANPI

Ci ha lasciati Lino “William” Michelini

 

Ci ha lasciati Lino “William” Michelini, vice presidente nazionale ANPI, presidente del Comitato provinciale di Bologna e coordinatore regionale dell’Emilia Romagna.

La camera ardente sarà aperta al pubblico dalle 12 alle 19 di mercoledì e dalle 9 alle 17 di giovedì.

Giovedì 10 alle 17.30 il Sindaco Virginio Merola, il presidente nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia e il partigiano Renato Romagnoli, “Italiano”, terranno una orazione funebre nel cortile d’Onore di Palazzo d’Accursio.

Per giovedì 10 luglio è inoltre proclamato il lutto cittadino, in coincidenza con il funerale che avverrà in forma privata.

“Questo  comunicato è uno di quelli che si fa una fatica immensa a scrivere, tanto è attraversato da emozione e dolore. Una perdita, per la nostra Associazione, incalcolabile per il profondo senso di responsabilità e per la visione che ha sempre contraddistinto la vita e l’agire politico del nostro amico, compagno e dirigente,  Lino “William” Michelini. 

Tra i primi che si unirono alla 7a brigata Gap Gianni Garibaldi, divenendone poi ufficiale, “William” si rese protagonista nella sua attività partigiana di importanti azioni militari. Ricordiamo il 9 agosto 1944, quando partecipò alla liberazione di 240 detenuti dal carcere di San Giovanni in Monte, quindi il 7 novembre 1944, la leggendaria battaglia di Porta Lame, dove fu commissario politico della base di via del Macello e andò poi a sostituire il comandante Bruno “Aldo” Gualandi rimasto ferito.

Riconosciuto partigiano con il grado di capitano, gli è stata conferita in seguito la medaglia d’argento al valor militare.

Il dopoguerra lo ha visto impegnato nel PCI, cui si era iscritto nel 1942, senza risparmio di energie.

L’ANPI è stata, poi, il luogo naturale dello svolgimento delle sua passione civile e politica che lo ha portato a rivestire altissimi incarichi di direzione, a Bologna e Roma,  con impegno e passione immutati nel decorso del tempo e in qualunque frangente.

Quel fare deciso, a volte brusco, ma sempre gentile e mosso da profondo amore per il proprio Paese e per quella Costituzione che aveva contributo a realizzare a rischio della vita, resterà nella coscienza di tutti noi. Come quella indimenticabile capacità di trasmettere vicinanza e affetto, sempre apprezzato da quanti ne hanno potuto godere.  

Nel dolore che ci unisce, esprimiamo il più profondo cordoglio e la più sincera partecipazione ai familiari, alle compagne e compagni dell’ANPI provinciale di Bologna ed ai tanti amici che – come noi – gli hanno voluto bene.

 

 LA PRESIDENZA E LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI”

LATINA: VIA ALMIRANTE!

Latina: no a una via intitolata a Giorgio Almirante

 

L’Anpi della provincia di Latina dice no a una via intitolata a Giorgio Almirante. Questo il significato di una mobilitazione contro la richiesta di dedicare una strada cittadina a un personaggio che sempre rivendicò la sua coerenza con il regime di Benito Mussolini.

Del resto Almirante, fondatore del Movimento Sociale Italiano, durante il ventennio aderì al “Manifesto della Razza”; collaborò alla rivista di regime che teorizzò le politiche razziste e antisemite che significò la deportazione di migliaia di italiani nei lager nazisti; partecipò alla Repubblica Sociale Italiana  e nel 1944 firmò un bando che decretava la fucilazione dei partigiani.

Da qui l’indignazione degli antifascisti di Latina di cui l’Anpi si è fatta interprete in primo luogo con una presa di posizione prubblica e poi con una lettera al governatore della Regione Lazio.

Questo il testo della lettera.

“Presidente Zingaretti,

apprendiamo che Francesco Storace ha ritenuto di chiamare in causa l’Istituzione regionale al fine di dare sostegno e, inevitabilmente, visibilità alla mozione presentata al Consiglio Comunale di Latina dai consiglieri Bruni e Chiarato per intitolare una strada o una piazza a Giorgio Almirante. Riteniamo quindi doveroso, per nostra parte, darle contezza di quanto sosteniamo in senso opposto. L’atto politico che si è consumato rinnova, elevandola di grado, una diatriba annosa che ha visto la città di Latina, suo malgrado, strumentalmente utilizzata come palcoscenico di rappresentazioni di folklore revisionista. Nella vicenda attuale si rinnovano, da parte dei promotori, l’uso attento dell’omissione degli aspetti meno utili allo scopo prefissato e il richiamo strumentale a valori quali la pacificazione nazionale, la memoria condivisa e, in ultimo, le recentissime parole del Capo dello Stato riguardo lo stesso Almirante.

Come da noi ricordato in un primo comunicato stampa, nella mozione presentata al Consiglio comunale di Latina si ricorda la figura di Almirante senza mai utilizzare il termine fascista. Cosa che, riferita a tale biografia appare una imperdonabile dimenticanza o, per l’appunto, una astuta omissione, utile a conformare l’opinione pubblica più distratta o meno edotta. Mai si ricorda la posizione, non certo secondaria, di Almirante durante il ventennio: aderente al Manifesto della Razza, collaborò alla rivista “La difesa della razza” sostenendo le politiche razziste e antisemite del regime a seguito delle quali migliaia di italiani ebrei e non, furono deportati e perirono nei campi di sterminio. Silenzio sul ruolo avuto nella Repubblica Sociale Italiana alleata-serva dei nazisti: capo manipolo e poi tenente di brigata nera firmò nel 1944 un bando che decretava la fucilazione dei partigiani.

Italia libera e repubblicana conquistata grazie ai partigiani che egli avrebbe fucilato e ai quali non avrebbe certo concesso i diritti civili e politici dei quali ebbe a godere, fu tra i fondatori e segretario storico del Movimento Sociale Italiano. In queste vesti istituzionali, non mancò di frequentare ambienti poco convenienti: è del 1970, alla vigilia del Golpe dell’Immacolata, l’incontro con Junio Valerio Borghese in cui affermava “Comandante, se parliamo di politica, e tu sei dei nostri, devi seguire le mie direttive, ma se il terreno si sposta sul campo militare allora saremo noi ad attenerci alle tue indicazioni”.

amnistia avuta a seguito del rinvio a giudizio per il reato di favoreggiamento aggravato agli autori della strage di Peteano del 1972 in cui persero la vita tre carabinieri. Vi è, poi, la lettera del 1986 alla deputata Muscardini in cui Almirante scrive “in tema di presunto, e più ancora presuntuoso superamento del fascismo (…) Puoi stare certa che il mio ultimo respiro sarà fascista, nel nostro senso del termine, perché per me, per noi, si tratta della battaglia di tutta la nostra vita. Sei autorizzata a sbattere in faccia a chicchessia questa mia lettera, che non è confidenziale”.

antifascismo, ai valori costituzionali, alla memoria storica. Ricordiamo la decisione di sospendere il finanziamento regionale con il quale, impropriamente, si stava elevando un monumento a Rodolfo Graziani nel Comune di Affile così come ricordiamo le parole con cui spiegò la scelta di informarne direttamente i cittadini: “se oggi possono votare liberamente un sindaco o un presidente di Regione è perché la cultura di Graziani è stata sconfitta, altrimenti sarebbero prigionieri di una dittatura”.

Il medesimo concetto, siamo certi condividerà, può essere espresso per Giorgio Almirante.

invito di Storace sia rispedito al mittente. Il fatto che un simile errore, perché tale lo consideriamo, sia già avvenuto in alcune città non può essere certo assunto a sostegno della tesi che vuole reiterarlo in altre. Caparbiamente crediamo che la toponomastica cittadina sia cosa seria e concorra alla memoria collettiva di una comunità. Perciò essa dovrebbe rendere omaggio a figure che rappresentino esempi cui mirare, caratterizzate, oltre che da specchiata onestà, dalla totale adesione ai principi costituzionali e repubblicani.

In attesa di un riscontro che auspichiamo per noi positivo, le inviamo i nostri più cordiali saluti.

Sergio Zaccagnino, presidente Sezione ANPI di Latina.”

Qui di seguito la presa di posizione pubblica dell’Anpi di Latina.

“L’ANPI della provincia di Latina esprime profonda indignazione per la mozione presentata dai consiglieri Bruni e Chiarato al Consiglio Comunale di Latina per intitolare una strada o una piazza a Giorgio Almirante in occasione del centenario della sua nascita e chiede il dovuto rispetto per la  normativa della democrazia repubblicana. Ricorda, inoltre, a chi l’avesse dimenticato, che è tradizione della cultura italiana dare a un  luogo pubblico il nome di una figura esemplare o di un evento particolare affinché, attraverso la memoria, sia paradigmatico per le future generazioni e solleciti riflessioni sugli accadimenti storici.
Non è perciò accettabile e neppure  pensabile che sia proposto come cittadino encomiabile  Giorgio Almirante. Costui ha svolto un ruolo determinante durante il fascismo. Come segretario di redazione della rivista “La difesa della razza” ha contribuito allo sterminio del popolo ebraico;  aderendo alla Repubblica Sociale Italiana alleata e asservita ai nazisti ha firmato il bando di fucilazione dei partigiani che rifiutavano di arruolarsi nell’esercito della Rsi e combattere assieme ai nazisti; negli anni della strategia della tensione ha protetto uno  degli autori della strage di Peteano (dove  con un’autobomba furono uccisi tre carabinieri il 31 maggio del1972) godendo di un’amnistia ad personam per essere ultrasettantenne.
Ci opponiamo fermamente, quindi, a che un luogo pubblico porti il nome di chi si è distinto per essere un razzista, uno stragista, un terrorista  senza mai mostrare alcun segno di superamento dell’ideologia fascista (nel 1986  scrisse alla deputata Muscardini: … “il mio ultimo respiro sarà fascista”).
L’ANPI della provincia di Latina sottolinea che bisogna metter fine ai continui e smodati rigurgiti di revisionismo storico.
La presidente ANPI della provincia di Latina, prof.ssa Ada Filosa.”

L’IMMUNITA’ E’ ECCESSIVA, ANCHE A MONTECITORIO

Il Fatto Quotidiano, 3 luglio 2014

L’IMMUNITA’ E’ ECCESSIVA, ANCHE A MONTECITORIO

di Silvia Truzzi

La faccia tosta con cui si cerca di prendere in giro i cittadini è formidabile: l’immunità per il nuovo Senato di non eletti non la voleva nessuno. Poi, dopo qualche abracadabra, è ricomparsa, benedetta dal governo e da una larga maggioranza. Se la vedrà l’aula – ieri il ministro Boschi ha ipotizzato l’ennesima modifica – intanto si ragiona su questa bozza di riforma della Camera alta, passata attraverso giravolte, voltafaccia e modifiche di varia natura. Abbiamo chiesto lumi a Lorenza Carlassare, professore emerito di Diritto costituzionale a Padova.
Professoressa, che pensa dell’immunità per il Senato composto, com’è ora, da sindaci e consiglieri regionali?   
Mi sembra una proposta veramente inammissibile: sarebbe ragionevole estendere ai membri del ‘nuovo’ Senato l’insindacabilità, stabilendo che, come i deputati, non possano essere chiamati a rispondere per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Purché l’insindacabilità si riferisca unicamente alle funzioni senatoriali e non alle altre esercitate in diversa veste.

Un numero vergognoso di amministratori locali è sotto inchiesta per i rimborsi elettorali.    Questo aggrava ulteriormente una simile proposta e insinua il dubbio – spero infondato – che stia qui la vera ragione dell’intero impianto. Discutibile già perché conferisce a un Senato non elettivo alte funzioni come la revisione costituzionale e non solo funzioni consultive e di controllo su questioni regionali.
Lei sarebbe favorevole ad abolire l’autorizzazione a procedere per le perquisizioni, gli arresti e le intercettazioni di parlamentari anche alla Camera?   
Forse oggi sarei favorevole soprattutto considerando il degrado morale, ma si dovrebbe riflettere.   
Nella bozza approvata mercoledì è sparita l’ipotesi di utilizzare la Consulta come giudice delle autorizzazioni a procedere per i parlamentari.
  
Meno male! Era un’idea assurda che avrebbe inevitabilmente coinvolto la Corte in vicende politiche, esponendola a critiche pretestuose dell’una o dell’altra parte a seconda di come avesse deciso. Alla Corte andrebbe piuttosto affidato il controllo sulle elezioni come in Francia e in altri Paesi: tutte le questioni relative all’ineleggibilità, in
particolare, avrebbero così un giudizio ‘terzo’ e non un giudizio proveniente dagli stessi parlamentari pronti a favorirsi a vicenda.   
I sostenitori dell’immunità si appellano ai padri costituenti che la vollero nella Carta. Come dire: se Calamandrei e Dossetti hanno introdotto l’immunità, allora è una buona cosa. Vogliamo sfatare  questo mito?   
La norma fu introdotta anche perché era già nello Statuto Albertino come in altre Carte costituzionali e, se applicata correttamente, potrebbe rimanere pur avendo in parte perso la sua giustificazione. Salva sempre l’insindacabilità
che deve rimanere, non va dimenticata la diversa situazione da cui originano le prerogative parlamentari, dominata dalla presenza forte di un monarca. Nel Parlamento medievale la rivendicazione delle libertà nasceva dall’esigenza di garantirsi dalle pesanti interferenze regie; in Inghilterra la regola che la libertà di parola, di discussione e di azione in Parlamento non potesse essere contestata né in sede giudiziaria né in alcuna sede diversa da quella parlamentare (insindacabilità) fu codificata nel Bill of Rights nel 1689. In Francia, un secolo dopo, mentre il re era pronto a usare la forza contro i rappresentanti del Terzo stato riuniti in assemblea, fu approvata una dichiarazione che stabiliva l’inviolabilità della persona di ciascun deputato (immunità) che discende – dirà Robespierre – “dai principi che nessun centro di potere possa ergersi al di sopra del corpo rappresentativo della Nazione”. Ma se i senatori non sono neppure eletti?