10 AGOSTO, PIAZZALE LORETO

71° ANNIVERSARIO
ECCIDIO DI PIAZZALE LORETO
10 AGOSTO 2015

 

ORE 10 – Deposizione di corone di fiori davanti alla stele ai 15 Martiri
INTERVENTO DI MASSIMO CASTOLDI
(Fondazione Memoria della Deportazione) 

 

ORE 21.00 – CERIMONA COMMEMORATIVA
Interventi di:
 
Sergio Temolo, a nome dei familiari dei 15 Martiri;
 
Danilo Margaritella, Segretario Generale UIL Milano Provincia e Regionale
 
Gianni Mariani della FIAP
 
Roberto Cenati, Presidente ANPI Provinciale di Milano
 
Coordina: Ivano Tajetti, segreteria ANPI Provinciale di Milano

Letture di Andrea Facciocchi, Compagnia Extramondo Frammenti musicali di Renato Franchi

 

SENTENZA SULLA STRAGE DI BRESCIA

“Caro Manlio, è una tua vittoria”

23 luglio 2015

 

Dopo la sentenza di condanna per la strage di Piazza della Loggia a Brescia, soddisfazione del Presidente Nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia, nella lettera al Presidente dell’Associazione familiari delle vittime, Manlio Milani 

 

Carissimo Manlio,
ho appreso con grandissima gioia la notizia della sentenza della Corte d’Appello di Milano, che dice finalmente una parola di verità (purtroppo, restano tante altre parole che avrebbero dovute essere pronunciate e non è stato possibile averle) non solo sulla matrice della strage, che ci è stata nota fin dal primo momento, ma almeno su alcuni dei responsabili.

Il “singolare“ connubio fra i due imputati, oggi, certamente è, di per sé, significativo, perché attribuisce un’ulteriore colorazione alla matrice fascista. Per tanti anni si è parlato di connessione, di depistaggi, di figure ambigue; adesso c’è una sentenza che dà a tutto questo un volto e un nome. Certamente non è tutto (per di più, c’è da aspettare la Cassazione, ma non ho dubbi – conoscendo la precedente sentenza di rinvio- sull’esito finale positivo), ma è uno squarcio di verità e di giustizia su una terribile tragedia. Lo si deve allo sforzo di tutti, Magistrati, Avvocati, Associazioni, cittadini, che ti sono stati accanto nelle tua lunga e appassionata battaglia; ma soprattutto lo si deve alla tua costanza, al tuo impegno, che ha travalicato il personale (pur legittimo e naturale) per diventare civile, per trasformarsi in una ricerca di verità su tutte le stragi del dopoguerra, sulle vicende terribili che il Paese ha vissuto. Perciò, questa – che ben può essere considerata una ”tua” vittoria – e’, al tempo stesso, un segno di speranza per tutti.

Un abbraccio affettuosissimo,
Carlo Smuraglia

CRISI GRECA

COSI’ SI SALVA LA DEMOCRAZIA

di Barbara Spinell

articolo di “La Repubblica”, 29 giugno 2015

 

CARO direttore, chiediamo ai tre creditori della Grecia (Commissione, Banca centrale europea, Fondo Monetario internazionale) se sanno quello che fanno, quando applicano alla Grecia un’ennesima terapia dell’austerità e giudicano irricevibile ogni controproposta proveniente da Atene. Se sanno che la Grecia già dal 2009 è sottoposta a un accanimento terapeutico che ha ridotto i suoi salari del 37%, le pensioni in molti casi del 48%, il numero degli impiegati statali del 30%, la spesa per i consumi del 33%, il reddito complessivo del 27%, mentre la disoccupazione è salita al 27% e il debito pubblico al 180% del Pil.

Al di là di queste cifre, chiediamo loro se conoscono l’Europa che pretendono di difendere, quando invece fanno di tutto per disgregarla definitivamente, deturparne la vocazione, e seminare ripugnanza nei suoi popoli.

Ricordiamo loro che l’unità europea non è nata per favorire in prima linea la governabilità economica, e ancor meno per diventare un incubo contabile e cader preda di economisti che hanno sbagliato tutti i calcoli. È nata per opporre la democrazia costituzionale alle dittature che nel passato avevano spezzato l’Europa, e per creare fra le sue società una convivenza solidale che non avrebbe più permesso alla povertà di dividere il continente e precipitarlo nella disperazione sociale e nelle guerre. La cosiddetta governance economica non può esser vista come sola priorità, a meno di non frantumare il disegno politico europeo alle radici. Non può calpestare la volontà democratica espressa dai cittadini sovrani in regolari elezioni, umiliando un paese membro in difficoltà e giocando con il suo futuro. La resistenza del governo Tsipras alle nuove misure di austerità  –  unitamente alla proposta di indire su di esse un referendum nazionale  –  è la risposta al colpo di Stato postmoderno che le istituzioni europee e il Fondo Monetario stanno sperimentando oggi nei confronti della Grecia, domani verso altri Paesi membri.

ANCORA NEOFASCISTI IN PIAZZA CAVOUR

LA COMO CHE ALLONTANA I PIANISTI E DA’ SPAZIO AI NEOFASCISTI

Sabato 20 giugno l’estrema destra comasca si è riunita per effettuare un volantinaggio nella centralissima piazza Cavour a Como.
La città sede del Monumento alla Resistenza europea subisce l’ennesimo schiaffo da movimenti che diffondono messaggi xenofobi, intolleranti, omofobi, razzisti, riversano l’odio tra i popoli ed esaltano ideologie nazifasciste.

Siamo stufi di assistere a soggetti di estrema destra che ottengono senza alcun problema l’agibilità politica della città: che siano autorizzati dal Comune per occupare spazi pubblici oppure senza alcun impedimento da parte della Questura per tenere volantinaggi, il tragico paradosso è che la città allontana per cavilli burocratici un pianista che voleva solamente diffondere le sue note in piazza, mentre nell’indifferenza sovrana accetta che movimenti neofascisti agiscano indisturbati.

Il dovere di tutelare la democrazia repubblicana, ponendo il valore costituzionale dell’antifascismo come limite preciso, deve essere un punto saldo per gli organi dello Stato. Di conseguenza, concedere spazi e agibilità a questi soggetti, non significa garantire il principio della libertà di espressione, ma semmai deformare il principio stesso, stravolgendo lo spirito antifascista che pervade la Carta costituzionale, per cui lottarono donne e uomini della Resistenza.

Sottolineiamo che il 23 marzo scorso il Consiglio comunale di Como ha votato un ordine del giorno che esprime una chiara indicazione al Sindaco, al Prefetto e al Questore su quale sia l’impegno da tenere: vietare la concessione di spazi pubblici ai soggetti che non si riconoscono nel principio antifascista della nostra Repubblica.

Invitiamo il Sindaco di Como a prendere esempio da altri suoi colleghi, come il sindaco di Rimini o di Forlì, che hanno preso posizioni chiare e nette contro i movimenti neofascisti.
Riprendiamo infatti la dichiarazione di Davide Drei, sindaco di Forlì:«…le ragioni che mi spingono a chiedere -a Questore e Prefetto n.d.r.- che la richiesta di Forza Nuova non venga accolta, sono evidenti. La Piazza non può e non deve essere il luogo in cui si fomenta l’intolleranza e la discriminazione. Così come non può essere luogo di contrapposizione violenta, anche se fosse solo verbale. La Piazza deve essere il luogo dell’incontro, della pace e del dialogo. Uno spazio accogliente per le famiglie e per tutti forlivesi che amano e vogliono vivere la propria città. E deve continuare ad esserlo».

Anpi sezione di Como “Perugino Perugini”
www.anpisezionecomo.net

ROMA, SABATO 20 GIUGNO

“Proteggere le persone non i confini”


 

“Proteggere le persone non i confini”, con questa parola d’ordine sabato 20 giugno a Roma – l’appuntamento è alle 15 al Colosseo – si svolgerà una manifestazione nazionale per sollecitare una svolta nella politica europea fondata sulla solidarietà e la difesa delle vite umane.

Tantissime le adesioni già pervenute all’appello  per chiedere all’Europa che non ci siano più stragi e che vengano salvate le vite umane. Tra i firmatari  – tra i primi l’Anpi – associazioni culturali e politiche, espressioni della società civile, sindacati.

Per aderire all’appello mandare una mail a: stopmassacres2015@gmail.com

FMI E DEBITO GRECO

FMI sapeva che il piano di salvataggio avrebbe peggiorato il debito greco

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di Vangelis Goulas

Attualmente riunita ad Atene, la Commissione per la verità sul debito greco é in possesso di un documento del FMI che dimostra che i creditori conoscevano in anticipo gli effetti negativi del Memorandum of Understanding (MoU) imposto alla Grecia, e che avrebbe condotto inevitabilmente ad un maggior aumento del debito greco.

Il documento risale al Marzo del 2010. L’informazione é stata resa pubblica lunedi 14 giugno dalla presidentessa del Parlamento greco Zoé Konstantopoulou, e dal coordinatore scientifico della Commissione per la verità sul debito greco, Eric Toussaint.

Toussaint specifica che il documento molto dettagliato é un piano predefinito che non é mai stato comunicato ne ai parlamenti dei quattordici paesi dell’Unione Europea che hanno prestato alla Grecia, ne allo stesso parlamento greco. Quando l’accordo é stato concluso, vi é stata una palese violazione della Costituzione greca.

Ha inoltre aggiunto: “nel corso dei lavori, si é sottolineato quanto i mezzi utilizzati per ristrutturare il debito erano dannosi; in particolare i fondi pensioni della Grecia e le obligazioni detenute da cittadini sono stati sacrificati: ad esempio, con l’haircut di più del 50% imposto agli impiegati della Olympic Airways che avevano ricevuto obligazioni di Stato al momento del loro licenziamento, senza nessuna misura compensatoria. Invece, le grandi banche private che hanno partecipato a questo haircut hanno ricevuto in compenso 30 miliardi di euro, che si sono direttamente aggiunti al debito greco.”

Zoé Konstatopoulou, ha aggiunto che ora si lavora per stabilire la verità in modo da definire la parte illegittima e odiosa del debito greco.

Le prime conclusioni della Commissione saranno pubblicate i 17 e 18 giugno 2015.

Fonte: left.gr

TTIP

IL PD E I TTIP

di Marco Bersani (Attac Italia)

Il gruppo Socialisti & Democratici ha fortemente voluto questa risoluzione, proprio perché espressione concreta del potere di controllo che detiene il Parlamento e, dunque, attraverso di esso, i cittadini”. Così commenta, sul suo sito personale, l’eurodeputata del Pd Alessia Mosca l’avvenuta approvazione (29 voti a favore, 12 contrari) alla Commissione internazionale (INTA) del Parlamento europeo del progetto di relazione sul TTIP.

La risoluzione in oggetto aveva il preciso scopo di rilanciare lo strumento dell’ISDS (Investor-State Dispute Settlement) -un meccanismo che consente alle imprese multinazionali di citare in giudizio presso corti internazionali di arbitrato commerciale le autorità pubbliche in seguito all’approvazione di norme che, a loro giudizio, potrebbero recare danno alla profittabilità dei propri investimenti- dopo le pesanti critiche emerse anche da una consultazione pubblica promossa nel 2014 dalla stessa Commissione Europea, che ha visto oltre 150.000 persone esprimere il proprio totale dissenso.

Il gruppo Socialisti & Democratici ha avuto un ruolo centrale: ha infatti svolto una profonda

azione di mediazione, ascoltando le preoccupazioni e le richieste dei cittadini da una parte e cercando, dall’altra, di trovare una soluzione che non compromettesse la realizzazione di un trattato con grandi potenzialità di crescita e sviluppo” conclude l’ineffabile Mosca. Di quali cittadini stia parlando non è chiaro; certamente non dei 2 milioni di persone che hanno sinora sottoscritto la petizione dal basso per chiedere l’immediato stop al negoziato. Quanto alle grandi potenzialità di crescita e sviluppo aperte dal TTIP, basterebbe all’eurodeputata una rapida consultazione degli studi commissionati dalla stessa Unione Europea. Ebbene, lo studio cui spesso si richiama la Commissione Europea, per giustificare il negoziato, è quello del CEPR, pubblicato nel marzo 2013, che stima un impatto diretto sul Pil europeo di + 0,48% a partire dal 2027! Mentre per quanto riguarda l’occupazione, lo stesso studio così si esprime: “(..) la semplificazione legata al modello econometrico utilizzato non permette di misurare le possibili conseguenze sul mondo del lavoro” (http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2013/march/tradoc_150737.pdf )

E, già che sta studiando, consiglierei all’eurodeputata Mosca anche la lettura della ricerca indipendente realizzata da Ofse (Austrian Foundation for Development Research), pubblicata nel marzo 2014, che punta il dito sui guadagni economici relativi rispetto ai costi sociali dovuti alla revisione di normative e standard ambientali o di sicurezza sanitaria o dei consumatori, e a quelli dovuti alla disoccupazione o alla ristrutturazione del mercato del lavoro. Una previsione basata su stime conservative e che fa riferimento alla possibile riallocazione di una forza lavoro compresa tra 400mila e poco più di un milione di persone implicherebbe costi variabili tra 5 e 14 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali, senza considerare quelli per formazione e aggiornamento. A cui si dovrebbero sommare le risorse perse a causa della cancellazione di dazi e tariffe, attorno ai due miliardi di euro all’anno che, sommati sui 10 anni di implementazione, supererebbero i 20 miliardi. (http://www.guengl.eu/uploads/plenary-focus-pdf/ASSESS_TTIP.pdf)

Insomma, la metta come vuole l’eurodeputata Mosca, ma un dato è certo: il suo voto dell’altro giorno è servito a ridare fiato, in un momento di difficoltà, al negoziato TTIP. Quanto ai cittadini, non si preoccupi di dar loro voce: se la prenderanno autonomamente, nelle piazze di tutta Europa.

 

Pubblicato su Il Manifesto del 30 maggio 2015 per la rubrica Nuova Finanza Pubblica

ITALICUM – RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE

Da ” Il Fatto Quotidiano” del 29 aprile 2015

 

ITALICUM: RESISTERE, RESISTERE. RESISTERE

 

Abbiamo appena celebrato il 70° compleanno della Liberazionee due giorni dopo ci troviamo in piazza a difenderla da chi l’altro ieri l’ha insultata, festeggiandola con la retorica di rito con ghirlande e alloro.

 

Ci vogliamo distinguere da costoro che svuotano la Resistenza, aboliscono la Liberazione, stravolgono la Carta Costituzionale che gli vieta di fare quello che stanno facendo e scegliamo di stare dalla parte della dignità e della legalità, difendendo la nostra sovranità popolare e rifiutando ogni forma di delega in bianco. Chi delega diventa complice e còrreo, chi si disinteressa lascia spazio agli incompetenti, ai corrotti e ai maneggioni. Non è più tempo di mugugno, ora è tempo di resistenza.

 

Sì, vogliamo resistere al governo Renzi e a chi lo ha sostenuto fino a ieri e continua a sostenerlo, per il sopruso che sta commettendo in faccia al popolo italiano. La legge elettorale e la riforma della Costituzione non sono materia di governo, ma appartengono di diritto al Parlamento; non a questo Parlamento che la Corte Costituzionale, dichiarando illegittima la «legge porcata» che l’ha eletto, ha dichiarato anche, indirettamente, che esso è pure illegittimo. Questo Parlamento, pertanto, non può votarené la legge elettorale né la riforma costituzionale.

 

Per la prima volta in Italia ci troviamo di fronte ad un’offesa diretta alla democrazia: il presidente del Consiglio dei Ministri non è stato eletto da alcuno; il suo governo meno ancora, il Parlamento è composto da nominati dai partiti, ma non dal popolo sovrano, il quale, esautorato, non ha potuto esercitare la propria sovranità nelle forme previste dalla Costituzione. L’Italia oggi è fuori legge per colpa di una massa di indegni che rappresentano solo se stessi e i 20 mila euro mensili che si beccano alla faccia nostra.

 

Se passa questa doppia porcata, detta eufemisticamente Italicum e contro-riforma costituzionale, la Camera dei Deputati non solo aumenterà di numero, ma non sarà mai più eletta. Essa, inoltre, sarà alla mercé del governo che farà eleggere solo chi garantirà obbedienza pronta, cieca e assoluta, precipitando in pieno fascismo. Il Parlamento è già oggi quello che voleva fosse Mussolini, come dichiarò nel suo discorso d’insediamento da Presidente del Consiglio, il 16-11-1922: “Quest’aula sorda e grigia, bivacco di manipoli”. Ciò accade a 70 anni dalla Liberazione non più per mano di Mussolini, ma del Pd e di un Presidente del Consiglio non eletto che sta modificando le istituzioni nate dalla Resistenza in nome del suo personale potere.

 

Se passa questo mostro renziano, colpevole il Pd, minoranza del ‘penultimatum’ compresa, responsabili primari di questo scempio e stupro, si modifica l’assetto democratico e istituzionale. Prevale la forza del governo sia sul Parlamento sia sulla magistratura, eliminando così i tre classici poteri bilanciati: legislativo, esecutivo, giudiziario. Un governo che condiziona il Parlamentoè una struttura di potere che sottomette ogni dissenso ed elimina ogni contrappeso, per cui la magistratura sarà, di fatto, eliminata o asservita, perché condizionata dalle leggi votate da un Parlamento succube del governo.

 

Se passa questa legge ignobile e immorale, si realizza in Italia il Piano di Rinascita Democratica dellaP2 di Licio Gelli, di Berlusconi e della Massoneria. È triste prendere atto che oggi tutto ciò è opera di coloro che si dichiarano eredi di De Gasperi, di Moro, di Berlinguer, di Pertini e che due giorni fa passeggiavano facendo finta di onorare la Resistenza e la Liberazione. Renzi è l’erede in quanto figlio naturale di primo letto del narcisista che ha rovinato l’Italia con la nostra ignavia.

 

Renzi e Berlusconi sono la stessa versione, più aggiornata e meno impresentabile. Fanfarona, indecente, ignobile e anticostituzionale e antidemocratica. Con la riforma costituzionale è abolito il Senato che diventa il giaciglio di riposo per i servi fedeli dei partiti, parcheggiati nelle Regioni e nei Comuni. Non diminuirà nemmeno il costo perché il gettone di presenza e le spese di viaggio e di residenza saranno tutte a nostro carico. Non possiamo permetterlo, non dobbiamo tollerarlo.

 

Se passa la riforma della legge elettorale, è eliminato l’articolo 1 della Carta Costituzionale che, lapidario, in quindici parole, al comma 2, afferma: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». È eliminato l’art. 48 che attua il primo: «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico».

 

Il governo Renzi, il Pd e il parlamento ci stanno espropriando non solo dei diritti, ma anche dei doveri perché il voto è un dovere civico al quale non possiamo rinunciare senza abdicare dalla nostra condizione di cittadini. Il 4 comma dell’art. 48 s’impone a chiunque per lucidità, potenza e gentilezza: «Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge».

 

Ecco il punto: per l’art. 48 abbiamo il «dovere civico del voto» e anche il «diritto di voto» che non possono essere conculcati, manomessi, aggirati o ridotti. Nessuno può disporre del diritto- dovere di voto dei cittadini che è il fondamento non solo etico, ma giuridico ed esistenziale della Democrazia: una testa un voto. Ci dobbiamo opporre con tutte le nostre forze e fare cadere questo governo per indegnità morale e attentato alla democrazia.

 

Noi dobbiamo resistere, resistere, resistere e se necessario opporre i nostri corpi inermi perché questa legge non passi e non passi a maggioranza di una sola parte di un partito che riesce a fare esattamente quello che fece il partito fascista del duce. Noi dichiariamo il Pd colpevole di lesa democrazia e di lesa sovranità popolare. Affermiamo che il Pd ha tradito lo spirito e la lettera della resistenza, della liberazione, della democrazia, del socialismo e anche del liberalismo. Questo partito, berlusconizzato fino a superare il maestro, come l’apprendista stregone, si è trasformato nel partito rifugio dei fascisti, della destra, e oggi anche di Pierluigi Vinai che passa da Berlusconi/Scajola a Renzi come niente fosse accaduto.

 

Chi vota questo partito o chi in questo partito ha militato fino a ieri, non è degno di celebrare la Resistenza né può parlare in nome dei Padri costituenti che oggi tradisce sempre più, giorno dopo giorno. Dobbiamo resistere perché il «diritto alla Resistenza» è un dovere sacrosanto sancito dalle Carte più solenni della Storia umana, da San Tommaso d’Aquino, passando per la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 fino alla Costituzione francese del 1793. Se un potere costituito, anche legittimo, operasse in contrasto con la Costituzione, sarebbe diritto/dovere di ciascuno resistere per rovesciarlo: lo affermano la Costituzione del Lander dell’Assia (art. 147); il Lander di Brema (art. 19); il Lander di Brandeburgo (art. 6) e la stessa Costituzione della repubblica Federale Tedesca.

 

Il 5 dicembre 1946, nel progetto di Costituzione, discusso dalla commissione dei 75, su proposta dell’on. Giuseppe Dossetti, all’art. 50 §2 prevedeva: «Quando i pubblici poteri violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino». Un anno dopo, nel 1947, nella discussione in aula, su proposta di alcuni deputati liberali e repubblicani, appoggiati dai Dc, il comma fu espunto dal testo definitivo della Carta. Resta la dichiarazione del democristiano Mortati che pur dichiarandosi contrario all’inserimento, affermò che «la resistenza trae titolo dal principio della sovranità popolare» che legittima i cittadini più sensibili a difendere la Costituzione minacciata.

 

Questa sera noi siamo gli eredi dei Deputati Costituenti e affermiamo il nostro diritto dovere di resistere a questa legge elettorale che abolisce la Democrazia e alla riforma della Costituzione che distrugge la forma dello Stato, mettendola nelle mani della mafia dei partiti.

 

Paolo Farinella, 29 aprile 2015