ACCORDO ANPI – ARCI

Accordo Anpi-Arci per il no alla riforma del senato e per emendare la legge elettorale

9 Maggio 2016

Qui di seguito la lettera congiunta del presidente nazionale ANPI, Carlo Smuraglia e la presidente nazionale ARCI Francesca Chiavacci che sancisce l’accordo Anpi-Arci per il no alla riforma del Senato e per emendare la legge elettorale.

Carissime e carissimi,
stiamo entrando nel vivo della campagna referendaria, per ottenere un NO alla riforma del Senato, voluta dal Governo e per ottenere due SI agli emendamenti che proponiamo alla legge elettorale.
È una battaglia che stiamo conducendo anche con altre forze, ma nella quale noi – ANPI ed ARCI – uniti da un protocollo di intesa, non formale, vogliamo impegnarci a fondo, con la nostra autonomia, la nostra indipendenza di pensiero, il nostro modo, comune, di voler realizzare appieno la democrazia.
Ora bisogna raccogliere le firme; c’è poco tempo (meno di tre mesi), per raccoglierne quante sono necessarie, cioè 500.000 (e anche più) per ogni referendum. Non sarà facile, ma si può, si deve riuscire; utilizzando la raccolta delle firme anche per fare una grande campagna di informazione a fronte di un’enorme quantità di cittadine e cittadini che poco sanno delle questioni di merito e che bisogna sottrarre alla suggestione del plebiscito che vorrebbe il Governo.

Noi abbiamo alcuni punti fermi, che intendiamo ribadire:

  1. questi referendum non riguardano la tenuta o meno del Governo, ma solo la difesa della Costituzione, del diritto dei cittadini alla rappresentanza, del libero esercizio della sovranità popolare;
  2. affrontiamo una battaglia “politica”, nel senso più puro del termine, senza trasformarci in partiti e senza svolgere un lavoro che non appartiene alla nostra identità;
  3. affrontiamo questa battaglia non da soli, ma con tutti i cittadini, che dobbiamo informare e coinvolgere, affinché consapevolmente possano partecipare ed esprimere le proprie scelte;
  4. non ci faremo chiudere nel recinto della politica-partitica e neppure in quella della “sinistra” (posto che ce ne sia una sola); vogliamo e dobbiamo raggiungere milioni di cittadini, indipendentemente dalla loro appartenenza e dalle loro idee, dalle loro collocazioni professionali e politiche. Per farlo, abbiamo bisogno di aprire a tutti coloro che credono nella democrazia, restando noi stessi;
  5. è possibile che in qualche caso possiamo unire le nostre forze con quelle di chi svolge altre consultazioni, in una forma o nell’altra; ma non siamo per creare un insieme eterogeneo di richieste, rivendicazioni, proposte diverse, perché questo – più che aiutare – ostacolerebbe e renderebbe più complesso il nostro lavoro;
  6. tutto il lavoro e tutte la responsabilità, dovranno confluire nei due Comitati nazionali (quello per il NO alla Riforma del Senato e quello per il SI alle modifiche alla legge elettorale). Non accettiamo altre sovrapposizioni o rapporti di dipendenza;
  7. è stata concordemente costituita, di recente, una “Cabina di regia” che, in sostanza collegherà il lavoro dei due Comitati nazionali, divenendo il punto di riferimento, assolutamente neutrale ed impersonale, per lo scioglimento di controversie, quesiti, problemi, che possano insorgere a livello locale;
  8. bisogna costituire, ovunque, su tutto il territorio nazionale, a livello di Comune e di quartiere, Comitati referendari, che riuniscano in sé, eventualmente, le due tematiche, raccolgano le firme per entrambe e forniscano informazioni ai cittadini, creino iniziative di informazione e discussione; questi Comitati saranno tanto più autorevoli, quanto più si raccoglieranno attorno a personalità note per il loro equilibrio, la loro saggezza, il loro chiaro orientamento democratico;
  9. questi Comitati, dovrebbero comunque essere espressione di una volontà comune;
  10. occorre ricordare che non basta raccogliere firme; queste debbono essere certificate- autenticate; ci vogliono i certificatori e bisogna, spesso, retribuirli.
    Anche a questo fine, il rapporto è con i due Comitati nazionali e, per ogni problema e questione, con la “Cabina di regia”. In attesa della definizione di un preciso recapito, anche mail o telefonico della cabina di regia, potete rivolgervi a noi, che provvederemo a mettervi in relazione con essa, oppure a contattare direttamente il Comitato interessato;
  11. della costituzione di ogni Comitato è opportuno dare notizia:
    a) all’ANPI e all’ARCI nazionale (segreterianazionale@anpi.ittestini@arci.it)
    b) al Comitato per il SI e a quello per il NO

Si invierà quanto prima un “manuale operativo per la raccolta delle firme”.

Roma, 3 maggio 2016
Il Presidente Nazionale ANPI Carlo Smuraglia – La Presidente Nazionale ARCI Francesca ChiavaccI

SALVARE LA COSTITUZIONE

► Come festeggiare il numero 200 della Newsletter dell’ANPI?
Impegnandoci ancora di più per i referendum e per la difesa della Costituzione


Ho appena il tempo, alla vigilia, ormai, del Congresso nazionale, di ricordare a tutti che le nostre attività congressuali non devono distrarci dall’impegno che ci siamo solennemente assunti: cancellare la Riforma del Senato, così come ci è stata proposta e modificare in modo sostanziale la legge elettorale.


Ormai, come si diceva una volta, “Annibale è alle porte”; questo significa che
non c’è più tempo e non ci sono più fasi d’attesa. Siamo nel bel mezzo della
campagna referendaria; (sui due temi cui ho accennato) e i nodi della nostra
azione sono solo due: 1) documentarsi e informare i cittadini sui reali contenuti di questi referendum; 2) raccogliere le firme. I tempi sono stretti ed ovunque bisogna organizzarsi per raccoglierle, nelle forme previste dalla legge e possibilmente in un unico contesto di raccolta.

Il referendum è “domani” e dunque tutti al lavoro, perché – come ho più volte detto e ripetuto – possiamo vincere e dobbiamo vincere, non per sciogliere questo o quel nodo politico, governativo e partitico, ma per salvare la Costituzione da uno stravolgimento e per restituire ai cittadini la completezza del diritto di voto e di rappresentanza.

Carlo Smuraglia, presidente Anpi Nazionale.

LE ESTERNAZIONI DI EMANUELE FILIBERTO

EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA E LE SUE ESTERNAZIONI SULLE ASSOCIAZIONI PARTIGIANE: CHE VERGOGNA!

Io non so come sia venuta fuori questa frase singolare di Emanuele Filiberto di Savoia (“I parassiti partigiani, con le loro 179 associazioni, costano al contribuente tre milioni di euro”), che ieri ha percorso tutta la rete suscitando molta indignazione.

So peraltro che l’autore non l’ha né smentita né rinnegata. E’ un fatto vergognoso, non nuovo perché delle panzane simili sono state dette più volte da fascisti e reazionari.

Ma oltre all’offesa gratuita ai partigiani (“parassiti”) c’è un falso colossale. Non esistono 179 associazioni partigiane e le poche esistenti, se dovessero vivere con i modesti contributi dello Stato si sarebbero estinte da tempo. Sopravvivono, dunque, non a carico del contribuente, ma in virtù del volontariato e del tesseramento.

Ma la vergogna è doppia, perché tutti si riempiono la bocca della necessità della memoria e poi, alla prima occasione, c’è chi cerca di demonizzare le associazion che la conservano. Una delle tante contraddizioni di questo Paese, in cui perfino un Savoia si permette di pontificare ed offendere i partigiani e le loro associazioni.

Carlo Smuraglia

COMUNICATO

Cari amici e compagni, dopo l’intervento dal palco, per la celebrazione del 25 Aprile a Como, abbiamo avuto delle rimostranze da parte di alcuni esponenti del Partito Democratico, per quanto detto dal nostro relatore avv. Giuseppe Gallo. Nell’esprimere la nostra solidarietà e la condivisione per quanto affermato dall’avv. Gallo, ribadiamo con forza la posizione dell’ANPI Nazionale e locale sulle Riforme Costituzionali e “Italicum”. Siamo convinti che la Costituzione Repubblicana ha bisogno di qualche modifica, in particolare sul bicameralismo perfetto, ma da questo ad eliminare il Senato della Repubblica, organo di controllo delle leggi ci sembra fuori posto. Le motivazioni che vengono fornite per questa scelta è, risparmiare sulla politica, noi diciamo che per risparmiare veramente era meglio dimezzare i Deputati e i Senatori che oggi sono 945, con i necessari compiti di controllo per il Senato su leggi costituzionali, di bilancio e di rapporti internazionali. Dopo le modifiche alla Costituzione e con il sistema elettorale già approvato “L’Italicum”, che assicura al partito che prende il 40% dei voti la maggioranza assoluta con 340 seggi su 615 deputati e senza il controllo del Senato, la Democrazia, con la D maiuscola va a farsi benedire. Per maggior chiarezza facciamo un paio di esempi: I° la Camera dei Deputati da sola elegge cinque  Giudici alla Corte Costituzionale, organo di controllo della costituzionalità delle leggi emanate dalla stessa Camera, II° il prossimo Presidente della Repubblica alla quinta votazione sarà eletto da un quinto dei parlamentari. Basta fare due conti, sempre riferiti ai 340 parlamentari della maggioranza, per capire cosa potrà succedere, il Presidente della Repubblica sarà eletto con i soli voti della maggioranza, sarà quindi una sua espressione ed eleggerà altri cinque membri della Corte, e siamo a dieci su quindici dei “controllori”, gli altri cinque saranno espressione delle “Supreme magistrature”, cioè dalla Corte di Cassazione, dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei Conti. Ci sembra onestamente che qualcuno voglia mettere il cappello sulla Corte. Siamo consapevoli che le nostre posizioni sono in contrasto con questo Governo e con i militanti del Partito Democratico, lo eravamo già qualche anno fà quando il Governo Berlusconi voleva cambiare l’art. 138 della Costituzione e il PD già allora era d’accordo per questa modifica berlusconiana. Ma noi siamo gli eredi, non solo dei Partigiani combattenti, ma di tutti gli italiani che hanno lottato in vario modo, per avere garantita la democrazia attraverso una Costituzione Democratica, pluralista e solidale e per questo motivo non possiamo far finta di nulla rispetto alle modifiche apportate alla Carta Costituzionale. Non siamo un partito politico e non vogliamo esserlo, però siamo orgogliosi di essere un movimento politico e facciamo politica e invitiamo tutti i nostri militanti, ad attivarsi per la raccolta di firme per respingere la legge elettorale “Italicum” e lavorare perché prevalga il NO al referendum sulle modifiche Costituzionali. Il referendum di ottobre sulle riforme Costituzionali come previsto dalla nostra Carta, NON HA QUORUM da raggiungere, perciò è importante che tutta l’ANPI si mobiliti per il NO! 
Cari saluti
 
Antonio Proietto
Segreteria ANPI Provinciale

STRAPPO ALLA COSTITUZIONE

La riforma del Senato, strappo alla Costituzione

14 Aprile 2016

Con la votazione del testo, senza più discussione né voti su emendamenti, si conclude l’iter della riforma del Senato. La scena della prima seduta parla da sola: i banchi semivuoti, tutte le opposizioni assenti. È l’esatto contrario di ciò che avrebbe voluto il legislatore costituente, anche con l’articolo 138: modifiche apportaste con largo consenso e non con una semplice maggioranza di Governo.
Si conclude così un lungo e triste cammino. Dico triste perché una vera e approfondita discussione di merito non c’è stata e ciò che colpisce è la povertà degli argomenti addotti proprio dai sostenitori della riforma.
In una precedente seduta, definita “cruciale”, si sono approvate alcune modifiche, per venire incontro – si è detto – alle opposizioni e soprattutto alla minoranza del PD. Ma le modifiche sono state assolutamente inconsistenti anche se poi hanno ricevuto l’approvazione.
Mi soffermo solo un momento sul famoso art. 2, oggetto di tante controversie e relativo alla “elezione” dei futuri Senatori. La semplice lettura del nuovo e definitivo testo lascia basiti. Si è aggiunto che i senatori saranno eletti “in conformità della scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge, di cui al 6° comma”. Si va al comma 6 e si scopre che le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato fra consiglieri e sindaci saranno determinate da una legge approvata da entrambe le Camere.
Dunque, uno dei punti principale della riforma, che dovrebbe costituire addirittura un evento storico è rinviato alla legislazione ordinaria. Fino ad allora il cittadino interessato non saprà in cosa consiste la elettività dei senatori e tanto meno quale sia il significato di quella frase, effettivamente un po’ “vaga”, che vuole che i senatori siano eletti “in conformità delle scelte espresse dagli elettori”. Si è mai visto nulla di simile in materia costituzionale? E coloro che votano tranquillamente questa riforma, si rendono conto che stanno votando su un guscio vuoto proprio in uno degli aspetti fondamentali? Era solo un esempio.
Comunque, varata la riforma, si passerà al referendum, che si svolgerà, a quanto pare, in ottobre.
Peraltro non bisogna aspettare fino ad ottobre, ma bisogna muoversi subito per informare e chiarire ai cittadini, che dovranno votare con cognizione di causa. Avviamo insomma, la campagna referendaria nella quale, ha detto il Presidente del Consiglio, che “non si parlerà solo di contenuti”. E di cosa altro allora? Noi non votiamo per la sopravvivenza del Governo o per la sua caduta; ci impegniamo, con tutte le nostre forze, per cercare di impedire uno strappo alla Costituzione, che è anche uno strappo alla democrazia, o quantomeno, alla rappresentanza ed al completo esercizio della sovranità popolare.
E sia chiaro: la battaglia può anche essere impegnativa, ma è tutt’altro che invincibile; e noi vogliamo vincere il referendum perché crediamo sia giusto e corrispondente alla volontà dei Costituenti. Per questo, dunque, da domani, anzi da oggi, tutti al lavoro!

Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi

Leggi anche il documento del Comitato nazionale del 21 gennaio scorso diffuso dopo un’ampia discussione sulla riforma del Senato e la legge elettorale e sulla proposta di aderire ai Comitati referendari già costituiti. Documento con il quale L’ANPI si schierava per il referendum popolare, per dire “no” alla legge di riforma del Senato ed alla legge elettorale.

L’ ANPI SUI RFERENDUM POPOLARI

 

L’ANPI per il referendum popolare: “NO” alla riforma del Senato ed alla legge elettorale

13 Aprile 2016

Riproponiamo il documento del Comitato nazionale del 21 gennaio scorso diffuso dopo un’ampia discussione sulla riforma del Senato e la legge elettorale e sulla proposta di aderire ai Comitati referendari già costituiti. Documento con il quale L’ANPI si schierava per il referendum popolare, per dire “no” alla legge di riforma del Senato ed alla legge elettorale.

http://www.anpi.it/articoli/1482/lanpi-per-il-referendum-popolare-no-alla-riforma-del-senato-ed-alla-legge-elettorale

INTERVENTO DI UGO GIANNANGELI

Riportiamo l’intervento di Ugo Giannangeli effettuato sabato 19 marzo a Como nell’ambito del Congresso Provinciale ANPI, approvato nel congresso di ANPI Seprio.

 

Riassumo nei pochi minuti a disposizione quanto ho meglio articolato in un contributo scritto che spero possa essere allegato.

Il documento congressuale risponde alle critiche secondo cui l’ANPI non è presente o è poco attiva in alcuni ambiti di lotta dicendo: “ L’ANPI non può partecipare attivamente a tutte le lotte”.

L’equivoco di fondo è proprio questo: nessuno pretende una sua partecipazione attiva, troppi essendo oggi i fronti aperti, ma l’ANPI non può non esprimersi ed assumere una posizione chiara su determinati temi.

Lo ha fatto, ad esempio, sulla riforma costituzionale e sulla legge elettorale. In molti casi è sufficiente, ma necessaria, una solidarietà politica e morale, senza bisogno di ulteriore impegno attivo.

Segnalo così la necessità, a mio modesto avviso, di una netta presa di posizione a favore della lotta del popolo palestinese, espropriato della propria terra e di tutti i diritti, e a favore della lotta della popolazione della Valsusa, minacciata da un’opera inutile e dannosa per l’ambiente e la salute.

Sulla Palestina c’è nel documento solo un vago accenno nel più ampio contesto dei problemi del Medio Oriente. Eppure sarebbe sufficiente il richiamo al rispetto del diritto internazionale. Molte sono le cause per cui oggi il diritto internazionale è obsoleto e l’ONU non svolge più alcun ruolo politico, relegato com’è a un compito meramente assistenziale.

L’impunità di Israele dal 1948 ad oggi, nonostante siano decine e decine le risoluzioni ONU inottemperate da questo Stato, è una delle cause.

Anpiseprio nel suo congresso ha approvato un emendamento che chiede all’ANPI di pronunciarsi esplicitamente a favore della lotta di liberazione dei Palestinesi, chiedendo in primis lo stop immediato della colonizzazione in corso.

Così facendo l’ANPI raccoglierebbe l’appello di ebrei come Nurit Peled, Gideon Levi, Ilan Pappe, Ury Avnery, della Rete ECO (Ebrei contro l’occupazione), degli ebrei sottoscrittori dell’appello “ Not in my name”, degli ebrei che chiedono al governo di cancellare dallo Yad Vashem il nome dei loro congiunti uccisi nella Shoah perché la politica violenta e razzista dello Stato di Israele offende la loro memoria.

Raccoglierebbe anche l’invito ad indignarsi di Stephane Hessel, ebreo coredattore della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e soprattutto di Marek Edelman, vice comandante della resistenza del ghetto di Varsavia, che nel 2002 riconobbe la legittimità della Resistenza del popolo palestinese.

L’appoggio alla politica israeliana è in contrasto con l’art.2 dello Statuto dell’ANPI che prevede l’obbligo di sostenere coloro che si battono per la libertà e la democrazia.

Passando dalla legalità internazionale a quella nazionale c’è anche da chiedersi: che ne è dell’art.11 della Costituzione e della legge 185/90 che vieta il commercio di armi con Paesi in conflitto?

Finmeccanica vende i caccia M346 costruiti a due passi da qui, a Venegono, dalla Aermacchi, ad Israele; la RWM Italia di Brescia vende all’Arabia Saudita le bombe che sono sganciate sullo Yemen.

L’Italia spende 80 milioni di euro al giorno in armamenti, Obama ci ha chiesto di aumentare questo impegno; il tutto a scapito di scuola, sanità, pensioni, strutture.

Che cosa ci fanno le testate nucleari a Ghedi ed Aviano se la Corte internazionale di giustizia già nel 1996 ha condannato la detenzione di armi atomiche?

Che cosa ci fa l’Italia ancora nella NATO quando questa Organizzazione ha completamente stravolto la propria funzione originaria ed è sempre più solo strumento di aggressione e di conquista come dimostrano le esperienze dalla ex Jugoslavia alla Libia? Possibile che dobbiamo ridurci a dare ragione ad Andreotti che subito dopo il Consiglio di Washington del 1999 che ha introdotto il nuovo concetto strategico ha espresso dubbi sulla legittimità costituzionale della nostra permanenza nella NATO?

La nostra Costituzione nasce negli stessi anni dello Statuto delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, delle Convenzioni di Ginevra, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Tutte normative oggi non più rispettate: si tollerano gli omicidi mirati, le renditions, le vittime innocenti definite “danni collaterali”, la tortura, di cui Regeni non è che l’ultimo caso emerso.

La difesa della legalità interna ed internazionale deve essere al primo posto nell’agenda ANPI.

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Restiamo in tema con la Valsusa perché molte sezioni di questa valle e del Piemonte hanno denunciato una vera e propria sospensione della democrazia e dei diritti sanciti nella Costituzione. Richiamo l’appello del 2012 per la Festa nazionale a Marzabotto in cui tra l’altro si legge: “ Riconosciamo al movimento No Tav piena legittimità di dissenso e di resistenza civile, in quanto nella sua storia ultraventennale ha dimostrato la propria natura antifascista, democratica e non violenta, tipica dei movimenti popolari radicati nel territorio”.

A sancire la legittimità della resistenza ( uso volutamente questo termine a noi caro) dei Valsusini è intervenuta nel Novembre 2015 la sentenza del Tribunale permanente dei popoli, fondato da Lelio Basso.

Ancora una volta sono qui a chiedere una cosa minimale: il rispetto della legalità e della volontà popolare, democraticamente espressa.

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Infine un ultimo argomento che conduce anche al discorso sui giovani : l’antifascismo praticato. Ci sono stati sicuramente momenti positivi come le manifestazioni rapidamente indette a Como e a Cantù, e largamente partecipate, in occasione dei raduni nazifascisti agevolati dal sindaco di Cantù; ci sono stati, però, anche momenti di inerzia e difficoltà nella chiamata alla mobilitazione degli iscritti, ad esempio a Milano in occasione dei raduni a Rogoredo o dell’Hammerfest, in cui la reazione è stata lasciata a giovani e studenti che, peraltro, hanno risposto a migliaia.

Su questo fronte, che rappresenta il DNA fondativo dell’ANPI, occorre un maggiore impegno, alla luce dei venti terribili che da tempo soffiano in Europa: Ungheria, Polonia, Grecia, Ucraina e, da ultimo, le recenti amministrative tedesche.

Sono questi venti che portano alla demolizione del Memoriale italiano ad Auschwitz e al monumento a Graziani ad Affile.

C’è un vasto movimento giovanile già attivo di suo su questo fronte. L’ANPI fa bene a rivendicare la propria storia e la propria autonomia ma sbaglia quando nutre diffidenza e sospetto nei confronti di queste realtà. Ci sono state esperienze positive che vanno coltivate e ripetute, ad esempio a Saronno lo scorso anno.

Il 25 Aprile si avvicina: facciamo in modo che quest’anno sia particolarmente partecipato, attivo e combattivo a dimostrazione di una rinnovata vitalità.

 

CONGRESSO PROVINCIALE ANPI

Sabato 19 marzo si è tenuto, presso il nuovo spazio dell’ Associazione Lissi, in via Ennodio 10 ( ex Parco Lissi) a Rebbio, il congresso Provinciale ANPI di Como.

Sono stati votati, e quindi faranno parte del nuovo Direttivo Provinciale:

Giorgio Dalla Mura
Jlenia Luraschi
Renzo Pigni
Nicola Tirapelle
Marco Biraghi
Marco Rigamonti
Francesca Baserga
Giuseppe Figini
Antonio Proietto
Ermanno Ruggeri
Emanuela Masserani
Wilma Conti
Silvio Cola
Stephen Ferrario
Paolo Fossati
Angelo Ippolito
Sandro Romagnoli
Chiara Sibilia
Carmelo Cattaneo
Guglielmo Invernizzi
Eliana Gatti
Fiorella Villa
Luca Michelini
 
A lato sono riportati gli interventi al congresso di Luca Michelini ( Economia e Costituzione)  e di Ugo Giannangeli.