Smuraglia osserva tuttavia che “non saranno prese decisioni disciplinari contro nessuno. Il comitato provinciale di Treviso chieda alla senatrice di poter discutere con lei sulle modalità di stare nell’associazione. Il mio consiglio è che si incontrino e chiariscano questa vicenda”.
Categoria: Comunicati
GRANDE LUTTO ALL’ ANPI
E’ scomparso ieri, dopo lunga malattia, il dott. Giuseppe De Luca, presidente della sezione Anpi Seprio.
L’Anpi Provinciale è in lutto, ci mancherà tanto un bravo presidente che ha lavorato fino all’ ultimo, con generosità, per la nostra associazione e per tenere vivi i valori della Resistenza e dell’ antifascismo nel territorio del Seprio.
Ai familiari di De Luca facciamo le nostre più sincere condoglianze.
Un saluto a Giuseppe sarà fatto domani, alle ore 15, presso la sua abitazione.
E’ morto Giuseppe.
La notizia stamani non mi ha trovato impreparato.
Lo avevo visto una settimana fa a casa sua per la preparazione del consueto annuale convegno commemorativo della apertura della sede ANPI a Mozzate. Era stanco, teneva gli occhi chiusi, faceva fatica a seguire il mio parlare. Eppure quando ho chiesto chi avrebbe dovuto contattare alcune relatrici mi disse: lo faccio io. Sapevo che non ce l’avrebbe fatta; se non fosse stata presente Sisa lo avrei salutato non in modo consueto ma con la consapevolezza che non ci saremmo più rivisti. Non è riuscito a dare il suo contributo ma fino all’ultimo si è impegnato a farlo. Era fatto così.
Tutti lo chiamavano Pino tranne me che lo chiamavo Giuseppe, a testimonianza di una conoscenza e poi di una amicizia troppo recente. Troppo recente per colpa mia che non ho dato retta per anni a un amico che mi parlava di questa casa in mezzo ai boschi, della Cooperativa Marcella, di migliaia di libri ben catalogati sulle pareti e mi invitava ad iscrivermi all’ANPI.
Alla fine io, sempre critico verso tutto ciò che è istituzionale, ho ceduto, mi sono iscritto e appena ho conosciuto Giuseppe mi sono rammaricato del tempo perduto.
Un uomo mite ma fermo sui suoi principi e sulle sue decisioni; per niente incline al compromesso ma sempre aperto al confronto; di vasta cultura ma mai esibita: emergeva quasi per caso chiacchierando oppure la rinvenivi nei suoi interventi, sempre scritti e meditati. Di formazione politica molto diversa – lui a suo tempo militante nel PCI, io da sempre critico verso il partito, dalla scissione col Manifesto in poi – mai in questi 5 anni abbiamo avuto contrasti. Abbiamo preparato assieme i convegni di studio in occasione dell’anniversario dell’apertura della sede di Mozzate; in questi convegni si è discusso di Palestina, del ruolo delle donne nella Resistenza italiana ma anche nelle Resistenze in corso di Palestinesi e Curde, di ambiente e territorio, senza trascurare il problema della TAV in Valsusa. Temi ampi e controversi. Mai un dissidio.
Attento al presente ma con l’occhio anche rivolto al passato, in particolare alla storia della Resistenza, per preservarne il ricordo e tramandarne i valori. Ecco allora che nel prossimo convegno del 7 Ottobre ripercorreremo la strada che ha portato alla conquista del voto delle donne, non a caso risalente al 1946.
L’unico rimprovero che possiamo muovere a Giuseppe è quello di averci lasciato, proprio adesso che c’è un così grande bisogno di belle persone e di bravi compagni come lui.
Continueremo il lavoro ma non sarà più come prima.
Ugo Gianangeli per Anpi Seprio.
RADUNO NEONAZISTA A CANTU’
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ ITALIA
LETTERA DI SOLIDARIETA’ A SMURAGLIA
COMITATO PER IL NO
ALLE MODIFICHE COSTITUZIONALI
I Comitati direttivi per il No nel referendum costituzionale e contro l’Italicum, riuniti insieme, esprimono piena solidarietà al Presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia che ha giustamente e correttamente difeso il valore politico e morale dell’Anpi contro attacchi inaccettabili, sintomo di un ulteriore imbarbarimento del clima politico.
L’Anpi è un’associazione che merita rispetto perché ricorda a ciascuno di noi i sacrifici occorsi per conquistare una società con regole democratiche alla cui base c’è la Costituzione della nostra Repubblica che oggi si vorrebbe manomettere pesantemente, al punto da cambiarne, in profondità, il carattere parlamentare con il concorso dell’Italicum.
Del resto sono note le pressioni, in particolare di settori della finanza internazionale, per ottenere modifiche degli assetti democratici nella direzione di un accentramento dei poteri di decisione nelle mani del governo.
Governabilità e rappresentanza dei cittadini debbono avere un equilibrio, fino ad oggi ben risolto dalla Costituzione, che si vorrebbe invece stravolgere con leggerezza, imboccando una via da cui sarebbe difficile tornare indietro.
Il problema, come ha ricordato giustamente l’Anpi, non è il cambiamento della Costituzione. Il problema è se e come il cambiamento si risolva in un accentramento dei poteri dell’esecutivo a danno del Parlamento.
In tal caso è essenziale che il cambiamento venga bloccato da un secco No delle italiane e degli italiani.
Ci conforta la ferma posizione dell’Anpi che non solo apprezziamo ma sosterremo con determinazione.
Prof. Alessandro Pace
Prof. Massimo Villone
ANPI: SI A CONFRONTO ALLA FESTA DEL PD
La Segreteria nazionale ANPI: “Il confronto pubblico tra Carlo Smuraglia e Matteo Renzi potrà svolgersi”
26 Agosto 2016
La decisione è stata presa per la positiva risoluzione della questione della presenza, senza limitazioni, dell’ANPI alle Feste dell’Unità
Poiché la questione principale dibattuta nel corso dell’estate, circa la libertà, senza limitazioni, dell’ANPI di usufruire di spazi all’interno delle Feste dell’Unità, appare sostanzialmente e ragionevolmente risolta, con la ricezione delle posizioni sostenute dalla nostra Associazione (come da intese raggiunte a Bologna, Reggio Emilia ed in altre sedi, che logicamente varranno per tutte le situazioni ancora pendenti, in varie parti d’Italia), non sussistono motivi di sorta per non accettare l’invito del Segretario del PD, Matteo Renzi, rivolto al Presidente nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia, per un confronto pubblico sul referendum. Naturalmente, sede, data, modalità di svolgimento e scelta del moderatore (o della moderatrice) dovranno essere concordate, in breve tempo, tra i rispettivi organismi a ciò delegati, in modo da garantire paritarie condizioni di imparzialità e linearità del dibattito. Se esso potrà essere realizzato, appunto, con modalità concordate, come ci auguriamo, rappresenterà anche una buona occasione per fornire un significativo esempio di civile confronto sul merito, dimostrando che anche su temi particolarmente delicati si può democraticamente confrontarsi; con evidente vantaggio per l’intera campagna referendaria.
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
Roma, 26 agosto 2016
GRAVI PRESSIONI DEL GOVERNO
Siamo in fase di vacanze, ma non ci sfugge e non può sfuggire a nessuno la gravità di alcune cose che stanno accadendo, in vista del referendum sulla riforma del Senato.
Si è compiuta, in questi giorni, la “occupazione” della RAI da parte del Governo, già avviata con la nomina di un Amministratore delegato dotato di amplissimi poteri, ed ora con la più evidente e chiara delle tante conseguenze dell’impostazione della riforma della televisione pubblica.
Sono stati cambiati quasi tutti i direttori dei telegiornali. Colpisce soprattutto la sostituzione di Bianca Berlinguer, al Tg3 (che neppure Berlusconi aveva osato toccare, rispettando almeno un minimo di pluralismo), per di più con un personaggio che ha dimostrato le sue simpatie politiche (non è lui che si dimise da una carica in RAI per protesta contro la giusta reazione di Giannini ad un attacco piuttosto pesante del Presidente del Consiglio?).
Insomma, si vuole preparare il terreno per un tipo di informazione sui temi del referendum, che corrisponda ancora di più a quanto è già avvenuto nel primo periodo della raccolta delle firme (abbiamo già dimenticato il rapporto documentato tra le 17 ore dedicate al “SI” e il minuto dedicato al “NO”?).
Ma non basta. Leggiamo su tutta la stampa che un Ministro ha lanciato la “campagna d’estate”, impegnando i Sindaci perché si attivino nella campagna per il SI. Ci diranno che non lo ha fatto come Ministro, ma come persona; ma come si fa a distinguere, anche se ciò fosse, visto che tutti i giornali parlano dell’iniziativa del “Ministro” in questione per contattare e sollecitare i Sindaci?
E’ legittimo e politicamente corretto, tutto questo? Non dovrebbe il Governo (e non dovrebbero i Ministri) restare neutrale nella campagna referendaria? E’ vero che è lo stesso Governo che ha “creato” queste riforme e si è impegnato a fondo per farle passare, con tutti i mezzi, in Parlamento; ma la decenza imporrebbe che almeno nella campagna referendaria lasciasse decidere liberamente i cittadini, garantendo una corretta informazione, anziché cercare di influenzarli, direttamente o indirettamente, per il “SI”.
Ma i tempi sono quelli che sono; tutto questo lo abbiamo visto (e pour cause) sotto il sole di agosto, ma temo che dobbiamo aspettarci ben altro per l’ormai imminente autunno. Per parte nostra reagiremo sempre a questi tentativi di impedire la formazione di orientamenti liberi e informati; ma confidiamo che a garantire la libertà e l’indipendenza di giudizio dei cittadini intervengano anche quegli organi dello Stato cui spetta il compito, appunto, di tutelare i diritti di tutti.
Carlo Smuraglia – Presidente Nazionale ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia)
DOMANDE E RISPOSTE SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE
Riforma costituzionale
- Si dice che sono molti anni che si discute e non si è mai fatto nulla. Perché opporsi adesso, quando si decide, finalmente, di fare qualcosa di positivo per l’aggiornamento della Costituzione?
- Non si tratta di fare a tutti i costi, ma di fare bene, aggiornando quando occorre, ma rispettando lo spirito e i valori della Costituzione. Inoltre non è vero che non si sia fatto nulla. Sono stati modificati, in varie occasioni, molti articoli della Costituzione e, in taluni casi, addirittura alcune parti. È vero, invece, che non si è data attuazione a norme fondamentali della Costituzione, ma su nessuna di esse interviene questa riforma.
- Dunque, contrarietà ad ogni modifica del sistema parlamentare?
- Niente affatto: si può correggere il “bicameralismo perfetto” in modo molto semplice e rapido: differenziando, almeno in parte, il lavoro delle Camere (ad esempio, riservando la fiducia al Governo solo alla Camera, e il controllo sull’esecutivo e sull’attuazione ed efficacia delle leggi al Senato). E poi creando un sistema che consenta di approvare insieme le leggi più importanti e che affidi le altre ad un solo ramo del Parlamento, con la facoltà di intervento da parte dell’altro ramo. Questa riforma si sarebbe potuta fare in poco tempo, già col Governo Letta, invece di mettere mano a modifiche molto estese e controverse.
- La riforma abolisce o no il Senato?
- La riforma non abolisce affatto il Senato ed anzi ne ribadisce la funzione legislativa e quella di revisione costituzionale, ma indebolendolo concretamente con la composizione, fatta di Sindaci e Consiglieri regionali, cioè Senatori a tempo parziale.
- Perché l’elezione del Senato dovrebbe essere diretta?
- La riforma Boschi, nell’attribuire ai consigli regionali, e non ai cittadini, il diritto di eleggere il Senato, viola la sovranità popolare, di cui «la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto ( … ) costituisce il principale strumento di manifestazione», come affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 1 del 2014.
Affermare poi che il popolo italiano – con la riforma Boschi – eleggerebbe indirettamente il Senato perché i consigli regionali, eletti dal popolo, eleggerebbero a loro volta i senatori, è una vera baggianata. È come dire che il popolo italiano elegge il Presidente della Repubblica perché il Presidente viene eletto da Camera e Senato, che sono eletti dal popolo. Si tratta di una analogia superficiale e, come tale, giuridicamente improponibile.
In realtà, la cosa più grave è che non si sa neppure come le elezioni avverrebbero “in conformità della volontà popolare”, visto che su questo punto l’art. 2 rinvia ad una legge ordinaria (che non c’è). - Non c’è il lato positivo del risparmio di spesa, visto che la funzione dei Senatori è prestata a titolo gratuito?
- Se si pensa che occorre ridurre il numero dei parlamentari, si può ridurre proporzionalmente il numero dei Deputati e quello dei Senatori. Se invece si riduce drasticamente solo il numero dei Senatori, squilibrando il sistema, vuol dire che il disegno è un altro: praticamente “azzerare” il Senato e dare tutto il potere ad una sola Camera ed a chi la governa. Questo è grave e pericoloso perché elimina il sistema di pesi e contrappesi giustamente disegnato dalla Costituzione.
Quindi, la riforma prevede che i senatori esercitino contemporaneamente anche le funzioni di consigliere regionale o di sindaco, senza considerare che l’importanza e l’onerosità delle funzioni senatoriali (funzione legislativa ordinaria e costituzionale; raccordo tra lo Stato, le Regioni e i comuni, con l ‘Unione Europea; valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività delle pubbliche amministrazioni; verifica dell’impatto delle politiche dell’Unione Europea sui territori ecc. ecc.) ne renderebbero aprioristicamente impossibile il puntuale espletamento. I futuri 100 senatori, in quanto Sindaci o Consiglieri regionali, non saranno compensati per le loro funzioni di Senatore, ma avranno soltanto un “rimborso spese” di imprecisabile dimensione (anche se è difficile credere che si faccia un lavoro in più gratuitamente). Godranno dell’insindacabilità giudiziaria per i fatti posti in essere nell’esercizio delle proprie funzioni – il che è condivisibile – e, ancorché Senatori, solo part-time, godrebbero anche dell’immunità “personale” dagli arresti, dalle perquisizioni personali e domiciliari, e dai sequestri della corrispondenza, col rischio – connesso all’abnorme numero dei Consiglieri regionali attualmente indagati o addirittura rinviati a giudizio – di trasformare il Senato in un “refugium peccatorum”. Inoltre, è pacifico che verranno poi fuori le solite “diarie” e resteranno comunque in piedi tutte le costose strutture del Senato. - Ci sarà uno snellimento al procedimento legislativo.
- Non è vero, perché sono previsti molti tipi e molte modalità di esercizio della funzione legislativa (secondo alcuni, sette, secondo altri, assai di più); l’art. 70 della Costituzione si risolveva in una riga e mezzo, quello “nuovo” si protrae per tre pagine ed è indice solo di confusione, conflitti, rallentamento.
- Ma questo che viene configurato è il Senato delle autonomie?
- No, perché non rappresenta le Regioni, ma assegna solo determinati poteri a Consiglieri regionali e Sindaci. In Paesi come la Germania, è il Governo dei Lander (Regioni) che elegge il Senato e così nasce una vera rappresentanza.
- La riforma attribuisce poteri legislativi all’Esecutivo, cioè al Governo?
- La riforma amplia il potere d’iniziativa legislativa del Governo mediante la previsione di disegni di legge «attuativi del programma di governo», da approvare, da parte della Camera dei deputati, entro 70 giorni dalla deliberazione d’urgenza dell’assemblea. Il che rischia di restringere ulteriormente gli spazi per l’iniziativa legislativa parlamentare – attualmente ridotti al solo 20 per cento – grazie a possibili capziose interpretazioni estensive sia del concetto di “programma di governo”, sia del concetto di “attuazione del programma”. In altre parole, si finirebbe per mettere nelle mani del Governo l’agenda dei lavori della Camera.
- Quale sarebbe la posizione costituzionale del Premier grazie alla riforma Boschi e all’ltalicum?
- II nostro ordinamento si orienterebbe di fatto verso un “premierato assoluto”, grazie all’Italicum e alla riforma Boschi: I’Italicum trasformerebbe il voto al partito del leader in un’investitura quasi diretta del Premier e la legge Boschi eliminerebbe il Senato come potenziale contro-potere esterno della Camera senza prevedere efficaci contro-poteri interni. Col duplice rischio, connesso all’ ”uomo solo al comando”, di produrre eccessivi squilibri di rappresentanza e di condizionare addirittura i poteri del Presidente della Repubblica.
- Cosa accadrà se vincerà il NO? Sarà il caos?
- Trattandosi di riforma costituzionale, non succederà nulla. Tutto resterà come prima, sul piano costituzionale, essendosi però evitato uno stravolgimento del sistema costituzionale e restando ben aperta la possibilità di apportare quelle opportune modifiche, ritenute necessarie per correggere il cosiddetto “bicameralismo perfetto”. Quanto alle conseguenze politiche, ne ha parlato solo il Presidente del Consiglio. Noi siamo di diverso avviso e non lasciamo entrare la politica-partitica nella campagna referendaria. Escludiamo, in ogni caso, il caos; il Governo andrà avanti fino a che il Parlamento gli darà la fiducia. E questo non c’entra nulla con le riforme costituzionali.
Quanto agli aspetti economici, è singolare il fatto che sia la Confindustria a prospettare il disastro economico. Ogni volta che i “poteri forti” si occupano della Costituzione c’è da preoccuparsi e da temere che si perseguano interessi particolari, anziché l’interesse pubblico. - Ci sono altre misure, nella legge sulla riforma del Senato, che suscitano perplessità e/o contrarietà?
- Certamente: mentre si parla di partecipazione e della necessità di rafforzarla, si triplica il numero delle firme necessarie per i progetti di legge di iniziativa popolare; e non si fissano termini per la trattazione dei progetti in Parlamento, rinviando la questione ai regolamenti parlamentari.
Anche per il referendum, si finisce – in sostanza – per aumentare il numero delle firme necessarie (portandole a 800.000); inoltre, si rinvia alle calende greche ogni provvedimento sulla tutela delle minoranze e lo “statuto delle opposizioni”, richiesto da tutti a gran voce. - Ma almeno la durata delle due Camere è la stessa?
- No, perché quella della Camera resta prestabilita, mentre quella del Senato è legata alle vicende degli organi da cui provengono i Senatori (Regioni e Comuni).
REFERENDUM: L’ IMPORTANZA DELLA VERITA’
► Referendum: l’importanza della verità
Si va diffondendo, per fortuna, il convincimento che la campagna referendaria
debba svolgersi con civiltà, senza ricatti e senza pressioni “politicamente
scorrette”. Non va dimenticato, però, che un requisito importante, anzi
fondamentale, di una campagna civile è la verità. Le opinioni possono essere
diverse, ma sui presupposti di fatto non dovrebbero esserci dubbi. La verità,
prima di tutto. Mi capita, peraltro, di leggere su un grande quotidiano l’articolo
di un autorevole esponente del “SI” (Il confronto sul referendum e le ragioni
per votare “SI”) che mi sembrava muoversi sulla linea civile di cui ho detto. Ma
poi dopo aver sostenuto che una delle grandi difficoltà delle democrazia
occidentali è costituita dalle estraneità dei cittadini alla politica, si afferma che
vada particolarmente sottolineata “quella parte della riforma (del Senato) che
riconosce il diritto dei cittadini al referendum propositivo e a veder prese in
esame entro un determinato termine le proposte di legge di iniziativa popolare
che oggi finiscono in un cestino”. Due proposte, dice l’autore, che
rappresentano una novità che, insieme con una buona legge elettorale,
“potrebbe riattivare il circuito virtuoso” tra società e politica”. Bene. Guardiamo,
però le norme in questione e ci accorgiamo facilmente che quel circuito virtuoso è molto di là da venire, perché il legislatore della riforma, che avrebbe ben
potuto dettare disposizioni precise, in tutti e due i casi, invece non l’ha fatto
rinviando l’attuazione dei principi enunciati sostanzialmente alle calende greche.
Leggiamoli: all’art. 71 attuale si aggiunge un comma in cui si parla del
referendum costituzionale propositivo, ma se ne rinviano “condizioni ed effetti”
ad una legge costituzionale. Questa è la prima delle due future novità.
Passando alla seconda, che riguarda l’iniziativa legislativa popolare, anche in
questo caso c’è un comma aggiuntivo all’art. 71, ma da un lato si scrive che “la
discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge di iniziativa
popolare sono garantite, nei tempi, nelle forme, e nei limiti stabiliti dai
regolamenti parlamentari (dunque ancora un rinvio alle calende greche, per
l’attuazione effettiva del principio); e dall’altro si moltiplica addirittura per tre il
numero delle firme richieste, appunto, per la presentazione di leggi di iniziativa
popolare. E in questo caso la trasformazione del numero di firme da 50.000 a
150.000 non è rinviata ma diventa di immediata applicazione. Davvero un
singolare modo per favorire la partecipazione a meno che non si intenda che
essa si risolva in una promessa, anzi in due promesse e in una norma
peggiorativa. Dunque siamo d’accordo di discutere sul merito, ma a condizione
che si dica la verità, tutta la verità sulle cosiddette “novità” che dovrebbero
risolvere il problema del circuito viziosoè molto di là da venire, perché il legislatore della riforma, che avrebbe ben
potuto dettare disposizioni precise, in tutti e due i casi, invece non l’ha fatto
rinviando l’attuazione dei principi enunciati sostanzialmente alle calende greche.
Leggiamoli: all’art. 71 attuale si aggiunge un comma in cui si parla del
referendum costituzionale propositivo, ma se ne rinviano “condizioni ed effetti”
ad una legge costituzionale. Questa è la prima delle due future novità.
Passando alla seconda, che riguarda l’iniziativa legislativa popolare, anche in
questo caso c’è un comma aggiuntivo all’art. 71, ma da un lato si scrive che “la
discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge di iniziativa
popolare sono garantite, nei tempi, nelle forme, e nei limiti stabiliti dai
regolamenti parlamentari (dunque ancora un rinvio alle calende greche, per
l’attuazione effettiva del principio); e dall’altro si moltiplica addirittura per tre il
numero delle firme richieste, appunto, per la presentazione di leggi di iniziativa
popolare. E in questo caso la trasformazione del numero di firme da 50.000 a
150.000 non è rinviata ma diventa di immediata applicazione. Davvero un
singolare modo per favorire la partecipazione a meno che non si intenda che
essa si risolva in una promessa, anzi in due promesse e in una norma
peggiorativa. Dunque siamo d’accordo di discutere sul merito, ma a condizione
che si dica la verità, tutta la verità sulle cosiddette “novità” che dovrebbero
risolvere il problema del circuito vizioso attualmente in atto tra cittadini e
istituzioni; circuito vizioso palesemente destinato a protrarsi ancora a lungo,
nonostante le affermazioni di principio che finiscono per essere, unite
all’aumento del numero di firme, meno ancora di un atto di intenzione e di
buona volontà.
Carlo Smuraglia, presidente ANPI Nazionale
EMERGENZA UMANITARIA A COMO
Care/i amiche/i e compagne/i,
nelle ultime settimane stiamo assistendo alla Stazione ferroviaria di Como-San Giovanni ad una situazione veramente drammatica: decine di migranti, anche bambini, vivono in condizioni estremamente difficili a causa dei respingimenti subiti alla frontiera con la Svizzera. L’obiettivo infatti dei migranti provenienti dall’Africa che da giorni vivono accampati nei giardini fuori dalla stazione non è restare a Como, ma dirigersi nei paesi del nord Europa.
Associazioni e volontari stanno cercando di far fronte a questa emergenza umanitaria. Siamo convinti che Como sappia e debba dare il meglio di sé attraverso la solidarietà umana nei confronti dei migranti che fuggono da guerre, fame e disperazione. Per questo motivo accogliamo e diffondiamo l’appello della rete Como Senza Frontiere che qui di seguito vi riportiamo:
Nella serata del 19 luglio alcuni rappresentanti della rete Como Senza Frontiere hanno partecipato alla riunione della Rete dei servizi per la grave marginalità per organizzare concretamente come fronteggiare la situazione di “emergenza” legata all’arrivo a Como di migranti interessati ad attraversare il confine con la Svizzera. Como senza frontiere ha partecipato all’incontro vista la costante presenza serale alla stazione San Giovanni.
Si è deciso che, insieme a persone competenti che si occupano di queste cose da tempo, che a partire dalle 18.45 i volontari del coordinamento aiuteranno ad indirizzare i migranti dalla stazione verso la mensa in via Tommaso Grossi e alla parrocchia di Rebbio; qui potranno cenare una cinquantina di persone tra donne, famiglie, minori non accompagnati, scortati dai mezzi della CRI.
Per questo servizio servono tre/quattro volontari al giorno, fino a quando non si troverà una situazione più stabile.
I volontari dovranno trovarsi alle 18.45 alla stazione San Giovanni. Laura Castegnaro della cooperativa Lotta contro l’emarginazione darà loro istruzioni.Oltre a ciò, dalle 21.30 Como senza frontiere continuerà con la distribuzione delle coperte e bisettimanalmente (mercoledì e venerdì) dei vestiti.
Chi volesse partecipare e/o contribuire può comunicarlo scrivendo a comosenzafrontiere@gmail.com oppure a info@anpisezionecomo.net, indicando i giorni in cui ci si rende disponibili.
Anpi sezione di Como “Perugino Perugini”
ANPI ALLA MARCIA PERUGIA – ASSISI
L’adesione dell’ANPI alla Marcia Perugia-Assisi: “Non cedere alle tentazioni della vendetta: la pace è un dovere”
15 Luglio 2016
L’ANPI aderisce alla Marcia della pace Perugia-Assisi che si svolgerà il prossimo 9 ottobre. Ogni tragedia, ormai quasi quotidiana, l’ultima gravissima a Nizza, impone di essere uniti e pienamente responsabili. Terrorismo e razzismo imperversano in Europa e la tentazione più naturale è quella della vendetta. Di fare altro sangue, con l’unico risultato di gettare la convivenza civile nel fosso dell’annientamento dell’umanità. La pace è un dovere. Una missione permanente da perseguire con intelligenza, cuore, passione e senso del futuro. Nessuno si senta in diritto di rimanere fuori. La pace ci riguarda tutti. E allora, in marcia, per un mondo più giusto e libero da guerre e barbarie.
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
Roma, 15 luglio 2016
