COMUNICATO ANPI MILANO

FASCISTI A TURBIGO

L’ANPI Provinciale di Milano denuncia la gravissima provocazione orchestrata da Casa Pound i cui militanti si definiscono “ fascisti del terzo millennio” in accordo con l’Amministrazione Comunale di Turbigo.
Sabato 25 febbraio 2017, nell’aula Consiliare del Comune di Turbigo è in programma la presentazione di un libro dal titolo “Con Mussolini prima e dopo piazzale Loreto”.
Questa inaccettabile iniziativa assume ancora di più il carattere della provocazione in quanto è stata programmata proprio nella giornata successiva alla costituzione della nuova Sezione ANPI nel Comune di Turbigo prevista per venerdì 24 febbraio 2017.
L’Amministrazione Comunale di Turbigo non è nuova a queste provocazioni: una via del comune è stata dedicata a Ezio Maria Gray, fascista, antisemita e aderente nel 1943 alla Repubblica di Salò e il 30 novembre scorso è stata patrocinata dallo stesso Comune un’iniziativa promossa dall’Associazione Memento, una branca dell’organizzazione di estrema destra Lealtà e Azione.
L’ANPI Provinciale di Milano chiede all’Amministrazione Comunale di Turbigo di revocare immediatamente l’utilizzo della sala consiliare e si rivolge alle autorità competenti e alla magistratura perchè i promotori di questa iniziativa siano perseguiti per apologia del fascismo, come si può evincere dai manifesti affissi per le vie di Turbigo.
A settantadue anni dalla Liberazione è inaccettabile che si consenta ad organizzazioni che si contrappongono ai principi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, alle leggi Scelba e Mancino di fare apologia del fascismo, per di più in sedi istituzionali, offendendo chi ha sacrificato la propria vita per la nostra libertà e per la costruzione di un mondo migliore.
Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano
L’ANPI Provinciale di Milano denuncia la gravissima provocazione orchestrata da Casa Pound i cui militanti si definiscono “ fascisti del terzo millennio” in accordo con l’Amministrazione Comunale di Turbigo.
Sabato 25 febbraio 2017, nell’aula Consiliare del Comune di Turbigo è in programma la presentazione di un libro dal titolo “Con Mussolini prima e dopo piazzale Loreto”.
Questa inaccettabile iniziativa assume ancora di più il carattere della provocazione in quanto è stata programmata proprio nella giornata successiva alla costituzione della nuova Sezione ANPI nel Comune di Turbigo prevista per venerdì 24 febbraio 2017.
L’Amministrazione Comunale di Turbigo non è nuova a queste provocazioni: una via del comune è stata dedicata a Ezio Maria Gray, fascista, antisemita e aderente nel 1943 alla Repubblica di Salò e il 30 novembre scorso è stata patrocinata dallo stesso Comune un’iniziativa promossa dall’Associazione Memento, una branca dell’organizzazione di estrema destra Lealtà e Azione.
L’ANPI Provinciale di Milano chiede all’Amministrazione Comunale di Turbigo di revocare immediatamente l’utilizzo della sala consiliare e si rivolge alle autorità competenti e alla magistratura perchè i promotori di questa iniziativa siano perseguiti per apologia del fascismo, come si può evincere dai manifesti affissi per le vie di Turbigo.
A settantadue anni dalla Liberazione è inaccettabile che si consenta ad organizzazioni che si contrappongono ai principi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, alle leggi Scelba e Mancino di fare apologia del fascismo, per di più in sedi istituzionali, offendendo chi ha sacrificato la propria vita per la nostra libertà e per la costruzione di un mondo migliore.


Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano

IL CONFINE ITALO-SLOVENO

IL CONFINE ITALO-SLOVENO

ANALISI E RIFLESSIONI

L’ANPI nazionale raccomanda a tutti, e in particolare ai propri

organismi periferici, una lettura attenta ed una riflessione appro-

fondita; e si augura che il documento possa servire anche a resti-

tuire alla giornata del Ricordo quella che avrebbe dovuto essere

la sua vocazione originaria. Sarà questo il miglior contributo, ci

auguriamo, per mitigare asprezze, per avvicinare oggi posizioni

diverse tra loro, per restituire serenità e riflessione ad un dibat-

tito che troppo spesso ha finito per sfociare nell’apriorismo e nel

pregiudizio. La speranza è, dunque, quella di riuscire a mettere

da parte le emozioni (pur rispettabilissime) per avvicinare idee

e posizioni che possono essere diverse, ma non necessariamente

contrapposte, per consentire un dialogo tra le associazioni di esuli

o comunque di persone e famiglie colpite da quella che è e resta

una vera tragedia, un dialogo che sarebbe certamente produttivo

di effetti positivi sul piano della convivenza pacifica e della civiltà.

 

 

Il testo del documento approvato dal Comitato nazionale ANPI il 9 dicembre 2016

http://www.anpi.it/media/uploads/files/2017/01/Il_confine_italo-sloveno._Analisi_e_riflessioni.pdf

 

D.O.R.A.: INTERROGAZIONE ALLA CAMERA

Smuraglia: “Con grande soddisfazione abbiamo appreso della risposta sollecita del Ministro dell’Interno ad una interrogazione sulla comunità nazional-socialista denominata DO.RA.”

31 Gennaio 2017

Della comunità del varesotto che si definisce Do.Ra. mi sono già occupato sulla News 230, indicandone le iniziative e le provocazioni e ricordando le azioni degli antifascisti e dell’ANPI di Varese per contrastare e per chiedere (senza successo) l’intervento delle Autorità competenti. Adesso registriamo con soddisfazione il fatto che alcuni parlamentari (Fiano, Marantelli, Cimbro) abbiano preso l’iniziativa di presentare un’interrogazione a risposta immediata alla Camera; e con altrettanta soddisfazione abbiamo preso atto di una risposta sollecita dello stesso Ministro dell’Interno. Quest’ultimo ha assicurato che l’attività di prevenzione si svolge nei confronti di ogni deviazione dalle regole del diritto e della pacifica convivenza; ha chiaramente descritto le attività di Do.Ra., assicurando che esse vengono attentamente monitorate, mentre la Questura di Varese ha presentato un rapporto all’Autorità giudiziaria in ordine alle attività ed alle iniziative di Do.Ra. Nelle sue conclusioni, il Ministro ha ricordato che lo scioglimento di movimenti che si ispirano al fascismo è consentito solo a seguito di una sentenza penale irrevocabile, che abbia accertato in concreto il verificarsi della fattispecie della riorganizzazione del disciolto partita fascista. Naturalmente, preso atto della sollecitudine, su alcune parti di questa risposta si può dubitare e discutere, soprattutto per il fatto che il riferimento è limitato alla dodicesima disposizione finale della Costituzione, mentre il problema di fondo è che non devono essere consentite né l’apologia del fascismo, né le manifestazioni di razzismo (v. leggi “Scelba” e “Mancino”). Dunque non si pone solo il problema dello scioglimento delle associazioni definite fasciste dalla Magistratura, ma anche, e prima di tutto, quello dell’impedimento delle manifestazioni e dei comportamenti esteriori di tipo “fascista”, chiaramente contrari a tutto il contesto costituzionale; tant’è che non mancano decisioni della stessa corte di Cassazione che considerano reato il saluto romano ed altri atti o simboli del genere.

In altre parole siamo soddisfatti della impostazione almeno di un dialogo, anche in sede parlamentare, su un tema importante come quello del neofascismo e neonazismo; ma siamo certi che bisogna andare più in profondità e convincersi e convincere tutti, a partire dalle Istituzioni centrali e periferiche, che le sentenze della Cassazione rappresentano un punti fermo dal quale non si può prescindere anche perché attribuiscono valori e significati definitivi a leggi che troppi considerano praticamente inesistenti o interpretano in modo limitativo o restrittivo. Noi continueremo sulla linea che seguiamo da tempo: reagire ad ogni manifestazione fascista chiedendo prima di tutto che siano le istituzioni centrali o periferiche e lo stesso sistema delle autonomie a fare la propria parte. C’è qualcosa che non funziona, in Italia, se a Milano il Sindaco dichiara inaccettabile una manifestazione fascista, e il Questore la autorizza, per di più in un luogo molto visibile. Un Paese veramente antifascista come il nostro, vaccinato da vent’anni di dittatura e colpito da una guerra disastrosa, che ha poi ritrovato la civiltà dotandosi di una Carta costituzionale democratica e antifascista, non può avere incertezze e contraddizioni sulle manifestazioni di neofascismo e deve seguire, in tutti i comportamenti, una linea di contrasto e di prevenzione veramente efficace. Questo è il vero problema che si pone, prima ancora di aspettare che si verifichino le condizioni per lo scioglimento, per di più a seguito di una sentenza definitiva.

Abbiamo già presentato un quadro veramente completo di una situazione insopportabile, alle massime Autorità dello Stato, accompagnandolo con una serie di proposte concrete e realizzabili. Continueremo anche con l’attuale Governo e con il Ministro dell’Interno, col quale confidiamo possa continuare il dialogo già avviato in Parlamento.

Il resto, soprattutto per quanto riguarda la questione specifica del varesotto, rappresenta per noi una situazione inaccettabile ed alla quale deve essere posto fine, anche al di là delle recenti, risibili provocazioni. Poiché la storia può ripetersi, ha fatto bene l’ANPI di Varese a presentare esposti e denunce ed a sollecitare (senza successo) l’intervento delle Autorità competenti. Fa altrettanto bene a promuovere una manifestazione antifascista nel prossimo periodo, per insistere non solo sulla necessità di un energico intervento delle Autorità, ma anche per suscitare la partecipazione dei cittadini, che non devono restare inerti e indifferenti rispetto a fenomeni, che comunque camuffati, ci riportano ad un passato che non deve tornare mai più. A livello nazionale continueremo a vigilare affinché si compiano ulteriormente dei passi avanti su un tema – quello dell’antifascismo – che deve essere ritenuto fondamentale da tutti, non solo per il presente ma anche per avere la sicurezza di un futuro di civiltà e di democrazia.

Carlo Smuraglia

(da ANPInews n.232 – 31 gennaio/7 febbraio 2017)

ANPI DI GENOVA: IL CONVEGNO DELL’ ULTREDESTRA OFFENDE LA NOSTRA CITTA’

L’ANPI di Genova: “La manifestazione dell’ultradestra offende la nostra città, medaglia d’oro della Resistenza”

2 Febbraio 2017

“Apprendiamo con stupore e tanto sdegno che la nostra città dovrebbe essere sede di un convegno dell’ultradestra europea su invito dei fascisti nostrani.

È inaccettabile che ancora una volta si metta in atto un’ulteriore provocazione contro i dei valori democratici e antifascisti della nostra città.

L’ANPI chiede alle Forze Politiche, alle Organizzazioni Sindacali, alle Associazioni Democratiche di mobilitarsi per impedire questo affronto alla città di Genova Medaglia d’Oro della Resistenza.

Lanciamo un appello a tutti i genovesi per una ampia e unitaria mobilitazione, nella consapevolezza che il fascismo è tutto il contrario dell’intera Costituzione italiana, nata dalla Resistenza, di cui contiene per intero i valori .

Il fascismo purtroppo non è morto, perché continua ad esistere nell’anima, nel pensiero e nell’azione; e poi ci sono i nazifascisti, i fascisti “del terzo millennio”, i fascisti che sono tali anche se camuffati da associazioni culturali e sociali.

Il fascismo è quello che – sotto il profilo dell’autoritarismo, della negazione della libertà, del razzismo, della xenofobia, della violenza e dell’antisemitismo – si profila in tante forme sempre,comunque riconoscibile.

Coloro che vorrebbero venire a Genova a febbraio il giorno 11 con la loro presenza offendono la nostra città nella sua storia, nei suoi sentimenti e nella sua cultura, hanno un modo di pensare e di essere che non corrisponde in alcun modo ai valori di fondo della nostra democrazia e della nostra Carta fondamentale e come tale vanno combattuti e respinti, senza mai abbassare la guardia.

Questa azione va potenziata, chiedendo anche agli organi di informazione e di comunicazione di fare la loro parte, alle Istituzioni di considerarla come un impegno programmatico, alle Associazioni democratiche di inserirla fra le loro priorità.

L’allarme quindi e la vigilanza devono essere forti, tra coloro che amano la democrazia, perché il fascismo è un pericolo sempre in agguato e sempre concreto.

Chiediamo alle Autorità competenti e alle Istituzioni statuali, regionali e comunali, di far rispettare le leggi che sono ben chiare e non lasciano dubbi di interpretazione, in particolare la legge Scelba e la legge Mancino che vanno semplicemente applicate (come la stessa Corte di Cassazione ha fatto rispettare più volte).

Questa offesa a Genova va impedita, nel rispetto della Costituzione che è intrinsecamente e profondamente antifascista”.

 

ANPI GENOVA

 

Ulteriori dettagli della vicenda sono disponibili su:

http://genova.repubblica.it/cronaca/2017/01/31/news/neonazisti_a_genova_lo_stop_dell_anpi_si_muovano_le_istituzioni_toti_-157310804/

http://genova.repubblica.it/cronaca/2017/02/02/news/il_raduno_neofascista_infiamma_la_politica_doria_inaccettabile_-157386304/

 

LUTTO ALL’ ANPI DI DONGO

Ieri, domenica 22 gennaio,  ci ha lasciati il partigiano della 52a Garibaldi Ernesto Britz di Dongo. Uno degli ultimi partigiani e memoria della resistenza dell’alto lago. Un nuovo lutto che ci addolora profondamente.

Le condoglianze dell’Anpi Provinciale ai familiari di Ernesto Britz e all’ Anpi di Dongo per la triste perdita.

 

ONORIFICENZE

Cari amici e compagni, siamo lieti di comunicare che il prossimo 27 gennaio, alle ore 10, presso l’aula magna del Setificio di Como, il Prefetto consegnerà le medaglie della Liberazione ai partigiani:  

Sig. Adamo MENOTTI residente a Cantù

Sig. Gaetano ORTELLI residente a Carlazzo

Sig.ra Virginia Artemisia PARACCHINI residente a Dongo

Sig. Leopoldo SALDARINI residente a Lipomo

Sig. Antonio SAPORITI residente a Griante

Sig. Ovidio TRAVERSA residente a Sala Comacina

COMUNICATO ANPI PROVINCIALE DI MILANO

COMUNICATO STAMPA

A distanza di settantadue anni dalla Liberazione dal nazifascismo assistiamo, in Europa, al preoccupante  diffondersi  di movimenti neofascisti, xenofobi e razzisti. Il rifiuto dello straniero, la chiusura delle frontiere mentali prima ancora che geografiche caratterizzano questi gravissimi fenomeni. Negli ultimi mesi a Milano e in Lombardia dobbiamo registrare il reiterarsi di manifestazioni e iniziative di tipo dichiaratamente fascista, in aperta contrapposizione ai principi della Costituzione repubblicana e alle leggi Scelba e Mancino. In questo quadro si colloca la preannunciata manifestazione nazional-neofascista di Forza Nuova, particolarmente preoccupante perché, oltre a offendere Milano Città Medaglia d’Oro della Resistenza è previsto proprio a ridosso del Giorno della Memoria. Milano, città multietnica e antifascista vuole dare una risposta forte, pacifica e unitaria ai troppo frequenti episodi e manifestazioni di antisemitismo, xenofobia e razzismo che si svolgono in città e nei comuni dell’area metropolitana. Importanti, sotto questo profilo, sono state la decisa presa di posizione di tutte le forze democratiche e antifasciste e del Sindaco di Milano. Per queste ragioni chiamiamo i milanesi a partecipare al presidio che avrà luogo Sabato 14 gennaio 2017 in piazza Fontana a partire dalle ore 16,00.

Roberto Cenati,
Presidente Comitato Permanente Antifascista contro il Terrorismo per la Difesa dell’Ordine Repubblicano

RIPRENDIAMO IL NOSTRO LAVORO

AVREMO MOLTO DA FARE PER SPINGERE L’ ACCELLERATORE SULLA CONOSCENZA, L’ AMORE E IL RISPETTO PER LA COSTITUZIONE

Partiamo dal comunicato emesso nella “fatidica” notte, diffuso alle agenzie e raccolto – al mattino – solo dal “Fatto Quotidiano”. Ritengo che esso contenesse l’essenziale, pur nel momento – ovvio – di maggiore ma “composta” soddisfazione. Lo riproduco al termine di queste note, per chi non lo avesse ancora letto.

Aggiungo qui alcune considerazioni personali, perché il giudizio complessivo uscirà – com’è giusto – dal Comitato Nazionale già convocato per il 9 dicembre.

È stata una grande vittoria, superiore ad ogni previsione; ed anche motivo di orgoglio per essere stati tra i più attivi, impegnati e sobri partecipi della campagna referendaria.

Adesso diverse forze politiche si stanno impegnando a rivendicare primazie, a formulare richieste, più o meno perentorie, a prospettare soluzioni politiche.

A tutto questo l’ANPI non partecipa, non per superbia, ma perché non è questa la sua partita, non è questo il suo compito. Ci sono dei percorsi democratici, indicati dalla prassi e dalla Costituzione e sarà il Presidente della Repubblica a percorrerli e ad indicare la strada.

Noi continueremo il nostro cammino, sulla base di due considerazioni fondamentali: la prima è che in questi anni c’è stato troppo poco rispetto per la Costituzione, sotto ogni profilo, dalle modifiche improvvisate e pericolose, alla mancanza di attuazione delle disposizioni principali. I cittadini e le cittadine lo hanno percepito ed hanno detto con forza NO a riforme che erano stravolgenti, per giunta mal costruite e mal scritte. Adesso è il momento di ripristinare quel rispetto che si deve ad una bella Costituzione, che – certamente – può essere cambiata quando occorre, ma sulla base di un largo consenso e con l’accortezza di rispettare sempre lo spirito di fondo che la anima e che dovrebbe sempre conferirle una incontrastata autorevolezza.

La seconda è che occorre fare di più perché tutti (a cominciare dalle Istituzioni) vedano nella Carta costituzionale il vero fondamento della nostra convivenza civile e si adoperino per esaltarne non solo i princìpi ma anche e soprattutto i valori.

Il nostro compito, dunque, è chiaro: continuare il nostro lavoro di sempre per la difesa e attuazione della Costituzione, senza conservatorismo, ma con un vero “patriottismo costituzionale”, da diffondere soprattutto fra i giovani.

Questo ci impegna a lavorare di più e meglio a “formare” in questa direzione i nostri quadri e i nostri iscritti, a non accettare mai deviazioni o soste in un percorso indispensabile per la democrazia. Sarà il Comitato nazionale a indicare forme, modi, iniziative per il corretto perseguimento delle finalità consacrate nell’art. 2 dello Statuto dell’ANPI, con sempre maggiore determinazione.

Quanto ai comportamenti, non abbiamo nessuna intenzione di menar vanto e gloria di questo successo. Esprimiamo la nostra soddisfazione con compostezza e fermezza, ma sempre senza iattanza. Siamo grati a quanti sottolineano, in queste ore, il ruolo fondamentale che l’ANPI ha avuto nella battaglia referendaria, ma riconosciamo l’apporto anche di tanti altri, dal Comitato per il NO, alla CGIL, all’ARCI, a Libertà e Giustizia ed a tutti quelli che hanno operato attivamente e contribuito al successo.

Siamo un’Associazione pluralista: al di là delle speculazioni giornalistiche e di qualche atteggiamento francamente “stravagante” di alcuni, sappiamo bene che ci sono state anche opinioni diverse, già emerse nei Congressi locali e nel Congresso nazionale. Le abbiamo rispettate e le rispettiamo. Tuttavia non c’è nulla da “ricucire”, perché nulla si è rotto; lo dimostrano le grandi manifestazioni unitarie e soprattutto il clima di calore e di fraterna solidarietà e amicizia che ha contraddistinto la manifestazione al Brancaccio.

A chi ha cercato lo strappo anche al nostro interno, continueremo a ricordare che l’ANPI è pluralista, ma ha anche le sue regole: e su questo promuoveremo un’ampia discussione al centro, nei Comitati provinciali, nelle Sezioni. Una discussione serena, che ci aiuti ad essere tutti migliori ed a fare più grande e forte la nostra Associazione.

Intanto, riprendiamo il nostro consueto lavoro, tutti assieme, nello spirito e con la fraternità di sempre, facendo in modo che qualche sfasatura di questo periodo non costituisca precedente e non incida sul futuro dell’Associazione.

 

Avremo molto da fare, per assolvere a tutti i nostri compiti, ma soprattutto per spingere più a fondo l’acceleratore sulla conoscenza, il rispetto e l’amore per la Costituzione. E indicheremo con chiarezza, non solo quali siano i valori da rinverdire, ma anche quali siano le norme più bisognose di quella concreta attuazione che finora, è mancata.

 

Si diceva, in altri tempi “bisogna tornare allo Statuto”; noi non abbiamo bisogno di tornare alla Costituzione, perché da essa non ci siamo mai discostati; possiamo solo, e dobbiamo, fare di più, molto di più per renderla più viva nella coscienza, nella legislazione, nelle istituzioni e nella realtà sociale del nostro Paese.

 

Due parole ancora, sulla stampa. In questo grande impegno, non possiamo dire di aver avuto un vero e disinteressato aiuto da tutti. Anzi, ci sono stati, ripetutamente, momenti ed occasioni in cui non siamo riusciti a far passare notizie, a far conoscere posizioni ed iniziative; due soli quotidiani ci sono stati vicini e ci hanno concretamente aiutato.

 

Tutto questo si presta a qualche (amara) considerazione, su che cosa è, oggi, un certo tipo di giornalismo, troppo pronto a seguire ed esprimere le ragioni del più forte e troppo pronto agli indirizzi del “pensiero unico”. Per fortuna, non si tratta di tutta la stampa, né di tutti i giornalisti, ma solo di quelli (e non sono pochi) che hanno cercato di spiegare bene le ragioni del governo e male (e poco) quelle delle opposizioni; che hanno spinto, anche nei titoli (e perfino nei giorni del “silenzio”) sulle ragioni del SI, addirittura maldestramente, visto poi i risultati del voto.

 

Ma c’è di più. Anche nelle valutazioni di questi giorni sulle ragioni della sconfitta del “SI”, vediamo tracce di una personalizzazione che, in parte, quella stessa stampa ha creato; e ci sorprende che siano indicati come difetti (di Renzi) quello che fino a ieri, venivano, dagli stessi, esaltati come pregi.

 

Ancora: mi stupisce che si parli del successo del NO solo riferendosi a ragioni “politiche”, non prendendo in considerazione adeguata il fatto che molti hanno certamente votato NO perché convinti che la riforma del Senato fosse una solenne e pericolosa porcheria, al di là delle fandonie che venivano raccontate. Forse un po’ più di attenzione alla realtà ed a ciò che pensano davvero i cittadini, non farebbe male e gioverebbe all’informazione. 

Infine, per concludere sull’argomento, l’ANPI ha subìto attacchi vergognosi; una parte della stampa ha sempre avallato, anche con grandi titoli, le tesi peggiori, più negative per l’ANPI, senza prove e senza poi prendere atto delle smentite. Anche questo è un comportamento intollerabile in un Paese civile e c’è qualcuno che dovrebbe finalmente fare il “mea culpa”. E, sia ben chiaro, non mi riferisco ai giornali che ci hanno vergognosamente attaccato a tutto tondo e con argomenti offensivi e diffamatori (quelli li abbiamo querelati); ma penso piuttosto a quelli “seri”, pronti ad pubblicare, per certe, notizie di “punizioni”, di “rifiuto di tessera”, di “esclusione di dissenzienti” e altrettanto pronti a non ammettere mai di essersi prestati a palesi falsità.

Non posso omettere di ricordare, sul punto, anche l’atteggiamento ondivago di certa stampa a proposito dell’ANPI, un giorno sugli altari e per tutto il resto dell’anno “oscurata”, come è accaduto per l’incontro di Bologna, prontamente oscurato perché non era andato così bene per il “capo” come si sperava. Ed altrettanto si sta facendo adesso, fingendo di non sapere che gran parte del successo del NO è dovuto allo straordinario impegno di tutta l’ANPI.

La democrazia ha bisogno di una stampa libera da pressioni, da vincoli o dalla propensione spontanea ad abbassare la schiena. Abbiamo bisogno di una stampa davvero libera, che informi i cittadini, che cerchi di capire i fermenti della società e della politica, fornendo e sottoponendo alla discussione le sue interpretazioni.

Solo atteggiamenti di questo tipo giovano alla democrazia. Gli altri, invece, la danneggiano; e, attenzione, alla lunga finiscono per danneggiare gli stessi “protagonisti”, (non a caso, tende a ridursi fortemente il numero dei lettori).

Anche su tutta questa partita aperta cercheremo di fare la nostra parte, esercitando quella “coscienza critica” a cui ci impegna il Documento congressuale.

Insomma, oggi abbiamo vinto, ma da oggi ricominciamo a discutere, a operare, per la crescita di un “patriottismo costituzionale” e per dare alla Costituzione ciò che le è dovuto, cioè l’attuazione e alla democrazia ciò che le compete, vale a dire una politica degna di questo nome, un’etica profondamente applicata alla vita politica ed in quella sociale.

Insomma, un grosso passo si è compiuto, ma guai a fermarsi; perché altri ne occorrono, per il bene del nostro Paese e di tutti coloro che ci vivono.

Carlo Smuraglia

 

HANNO VINTO LA COSTITUZIONE E LA DEMOCRAZIA

Carlo Smuraglia: “Hanno vinto la Costituzione e la democrazia. Alle sorti del Governo provvederà la saggezza del Presidente Mattarella”


Ancora una volta ha vinto la Costituzione, contro l’arroganza, la prepotenza, la mancanza di rispetto per la sovranità popolare e i diritti dei cittadini. Hanno usato tutti gli strumenti possibili, il denaro, la stampa, i poteri forti, gli stranieri; sono ricorsi al dileggio e alla diffamazione degli avversari, ma il popolo italiano non si è lasciato convincere e ha dato una dimostrazione grandiosa di maturità. Noi che abbiamo fatto una campagna referendaria rigorosa, sul merito, con l’informazione e il ragionamento, siamo felici e orgogliosi di questo successo.
Ora finalmente si potrà pensare ad attuare la Costituzione nei suoi principi e nei suoi valori fondamentali, per eliminare le disuguaglianze sociali, privilegiare lavoro e dignità della persona, per riportare la serietà, l’onestà e la correttezza nella politica e nel privato.
Alle sorti del Governo provvederà il Presidente della Repubblica e noi ci rimettiamo alla sua saggezza. La cosa importante è che riprenda il confronto politico e democratico e che prevalga su ogni altra cosa la partecipazione dei cittadini.
Questa è una vittoria anche dell’ANPI che tanto si è impegnata, ma è soprattutto una vittoria della democrazia e ripeto, con forza, della Costituzione. Mi auguro, inoltre, che si realizzi finalmente quella rigenerazione della politica, in senso politico ed etico, che è un’esigenza imprescindibile e indifferibile, per il rilancio del Paese e delle sue istituzioni, sulla base di un consenso diffuso e consapevole. Sarà un nuovo “patriottismo costituzionale “, di cui l’Anpi si farà promotrice e garante, a determinare le condizioni per il consolidamento e lo sviluppo del nostro sistema democratico.

Carlo Smuraglia
Presidente Nazionale ANPI

Milano, 5/12/2016

SMURAGLIA: APPELLO PER IL NO

REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 4 DICEMBRE: VOTIAMO NO!
APPELLO DEL PRESIDENTE NAZIONALE DELL’A.N.P.I.
Smuraglia agli indecisi: “Se vincerà il Sì sarà un disastro per l’intero sistema istituzionale, con lo stravolgimento della volontà dei Costituenti”

 

Cara elettrice e caro elettore, 
io spero vivamente che tu abbia letto attentamente la legge di riforma del Senato; per parte mia ho la coscienza a posto per averla illustrata e spiegata, nei suoi contenuti essenziali, in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, in tutti i luoghi che le mie forze mi hanno consentito di raggiungere. 
A questo punto, posso solo riassumere: bisogna bocciare questa riforma perché crea un soggetto “mostruoso”, un Senato non più eletto dai cittadini, occupato da Senatori eletti (non si sa bene come) dai Consiglieri regionali che manterranno la loro funzione originaria di Consigliere o di Sindaco e dunque svolgeranno il fondamentale lavoro legislativo part time (cioè, in modo impossibile); che sarà “a porte scorrevoli” perché non avrà una durata precisa come la Camera, ma vedrà i Senatori decadere all’atto del venir meno, per qualsiasi motivo, dell’organismo da cui sono stati eletti; che avrà troppe funzioni per la sua stessa composizione e troppo poche per essere una vera Camera (che, in teoria, dovrebbe essere “alta”); che insomma, non potrà funzionare. E se ciò avverrà, come è certo, non si potrà fare con la sola Camera, ma bisognerà rimettere mano alla riforma costituzionale, con tutto l’iter previsto dalla legge.

Un Senato che costerà meno (poco meno, non più di 50 milioni, come dice la Ragioneria dello Stato), ma che conterà poco o nulla, non funzionerà da “contropotere” come vuole la Costituzione; tuttavia i suoi componenti godranno della “immunità” come gli altri (veri) parlamentari, senza alcuna valida giustificazione. Un Senato che non sarà la Camera delle Regioni, perché non è questo il modello del Senato delle autonomie (vedi Germania, Austria, etc.) non essendo dotato di alcuna reale rappresentatività del territorio e degli enti territoriali.

Insomma, con un colpo solo (tenendo conto della legge elettorale tuttora vigente) finiremo per avere una Camera che fa tutto ed ha tutti i poteri, dominata dal partito che ha vinto le elezioni ed ha avuto il vistoso premio di maggioranza, e dal suo stesso “Capo” (il cui nome deve essere preventivamente indicato da chi si candida a governare).

Questo, in estrema sintesi, ciò che ci viene prospettato e che si realizzerà se vincerà il SI’, con conseguente disastro per l’intero sistema istituzionale, con totale stravolgimento di quella che fu la volontà della Costituente.

Ma del merito, come avrai notato, se n’è parlato ben poco (salvo che da parte nostra), essendosi preferito dal Governo e dal Partito di maggioranza ricorrere piuttosto ad altri “argomenti”, ai quali i cittadini – secondo il pensiero, appunto, di chi ha promosso queste riforme – dovrebbero essere più sensibili.

Vale dunque la pena di riflettere un momento proprio su questi temi maggiormente “sensibili”:

  • la riduzione dei parlamentari – se ce ne fosse realmente bisogno, l’operazione logica sarebbe quella di ridurre proporzionalmente i Deputati e i Senatori. Se si eliminassero duecento Deputati e cento Senatori, la proporzione ci sarebbe e il “risparmio” sarebbe maggiore, visto che si eliminerebbero trecento parlamentari anziché duecento come proposto. Ma nessuno ha chiarito perché deve essere penalizzato solo il Senato.
  • la diminuzione dei costi della politica – si tratta di un appello al peggior populismo ed al peggior tipo di antipolitica. In realtà, i “risparmi” sarebbero modestissimi, mentre è pacifico che la cattiva politica ci costa non tanto in termini economici, quanto in termini etico-politici. Costano assai di più la corruzione, il trasformismo, le collusioni con la criminalità organizzata, gli abusi di potere, i conflitti di interesse, tutti i mali di questa politica, che devono essere corretti in ben altro modo, rendendoci conto che la politica è il sale della democrazia, ma per esserlo deve essere contrassegnata da eticità, rispetto dell’interesse pubblico e dei cittadini, promozione (vera) della partecipazione.
  • gli effetti della vittoria del SI’ – secondo i fautori della riforma sarebbero soprattutto la stabilità e la governabilità; ma nessuno dei due può costituire un mito. Entrambi dipendono dalla “buona politica”, dal rispetto dei princìpi e dei valori costituzionali, dall’esistenza di partiti che lavorino non per sé, ma per il bene comune. In ogni caso, la governabilità e la stabilità non possono essere realizzati a danno dei diritti dei cittadini e, in particolare, del loro diritto alla rappresentanza e alla partecipazione.
  • gli effetti economici – se vince il SI’ ci promettono una vita migliore. Ma quale? L’Italia continua ad essere il fanalino di coda, in Europa, per quanto riguarda la ripresa, lo sviluppo, la ricerca e l’innovazione. Non si è intravisto e non si intravede un piano, un programma di rilancio del Paese, per lo sviluppo dell’occupazione, per il rilancio delle imprese, per il miglioramento delle condizioni di vita, per la messa in sicurezza del territorio. Si continuerebbe semplicemente a dire che gli investimenti non ci sono per colpa del costo del lavoro, quando è a tutti noto che non si investe per timore di una lenta ed obsoleta burocrazia e di una prepotente criminalità organizzata.

Ma, vi obbietteranno, se vince il NO sarà un disastro, per l’economia, per la stabilità, per il “salto nel buio” che ne deriverà immediatamente.
Cominciamo da quest’ultimo.

  • Il salto nel buio – perché? Se vince il NO, non si fa una brutta e dannosa riforma e si va avanti. Non si bloccano le riforme per sempre, perché se c’è qualche cosa da modificare e se c’è la volontà politica, lo si può sempre fare, cercando di trovare soluzioni che uniscano e non siano divisive come queste. L’Italia resta la stessa, con tutti suoi problemi da risolvere. Il Governo, di per sé, resta in carica, perché l’esito di un referendum non obbliga mai nessuno a ritirarsi. Lo dice, talvolta il nostro Premier; ma è qualcosa che sa di minaccia, o, peggio, di ricatto. In ogni caso, chi decide è il Presidente della Repubblica, cui spetta dare l’incarico, se occorre; e spetta al Parlamento, dove ogni governo sopravvive fin che ha la fiducia. Dunque, non c’è nessun salto nel buio, neppure se Renzi facesse le bizze e si rifiutasse di fare un “governicchio” (chissà perché). La decisione spetterebbe sempre –come già detto – al Presidente, persona notoriamente affidabile e sensata; ed eventualmente, in seguito, al Parlamento.
  • Lo scenario economico – Si prefigurano disastri a non finire, Borse che crollano, Banche che falliscono, l’economia a rotoli. Tutte panzane, grosse come case. E dovrebbe farvi avvertiti proprio il fatto che siano i “poteri forti” a prospettare simili catastrofi, solo per indurvi a votare a favore della riforma. In realtà, loro sperano che le cose vadano avanti così, anche con l’attuale stagnazione; il nostro interesse di cittadini va invece in direzione contraria: vogliamo solo che si esca dalla stagnazione, che i giovani non siano più costretti a cercare lavoro all’estero, che ci siano meno disuguaglianze e più giustizia sociale. È questo che paventano J.P. Morgan e gli altri? Peggio per loro, perché se vince il NO, non accadrà null’altro se non che ci metteremo al lavoro, tutti, con maggior determinazione e speranza, per attuare il dettato della Costituzione, per rilanciare ed avviare il Paese alla rinascita. È questo il nostro interesse ed è logico che contrasti con quello di chi vuole dominare il mondo con le regole del mercato, della libera concorrenza e dell’economia.

Il referendum, con tutto questo, non c’entra in nessun modo. D’altronde, non a caso, si sono moltiplicate, nell’ultimo periodo, le voci – anche all’estero – che si esprimono in senso contrario (per tutti, basta leggere l’Economist, oltre ad un bell’articolo apparso perfino sulle colonne del Financial Times, che si esprime in senso nettamente diverso, rispetto alla linea del giornale e sostiene che la vittoria del No non cambierebbe nulla.

  • La perdita di ciò che si ha – Vi sono alcuni, specialmente anziani, che temono di perdere – in caso di vittoria del NO – quel poco di cui dispongono. Una singolare preoccupazione da parte di chi ha tutto da temere, invece, dalle politiche che si fondano sulle mance, sui regali temporanei, senza garantire nulla di concreto né agli anziani, né ai giovani. Ancora una volta, il NO non c’entra nulla con tutto questo e l’invito che rivolgo è quello di non farsi travolgere da argomenti interessati a tutt’altro, pretestuosi e in buona parte, falsi.

Ho lasciato per ultimo il riferimento agli innamorati del fare. Ne sento non pochi, in giro, predicare che bisogna “fare”, non bisogna essere conservatori, e così via. Si può rispondere con facilità: “fare” è positivo solo se è “far bene”; Il fare a tutti i costi e comunque non è di per sé un vantaggio. Ma soprattutto questo vale quando si tratta di mettere mano alla Costituzione. La Carta costituzionale è il nostro bene più prezioso, la “tavola” che ci consente di convivere civilmente, di aspirare al progresso, di colmare le disuguaglianze, di rendere effettivi i diritti.

Ad essa bisogna avvicinarsi con rispetto ed attenzione, non con l’impazienza di portare a casa un “trofeo” che – oltretutto – sarebbe dannoso proprio per il funzionamento democratico delle nostre istituzioni.

Una recente vicenda dovrebbe essere ammonitrice. Il Governo si è molto gloriato di aver fatto la riforma della Pubblica Amministrazione. Di per sé una buona cosa, se fatta bene; ma ora la Corte costituzionale l’ha bocciata perché non rispetta i princìpi fondamentali della Carta costituzionale. È questo il “fare” che non serve e che è solo apparenza. Dunque, a chi vuol “fare” a tutti i costi ed a qualunque prezzo, è giusto rispondere, ancora una volta, di NO!

Un caro saluto a tutte e a tutti, nella speranza che riflettiate a lungo prima di mettere il vostro segno sulla scheda, rendendovi conto che state compiendo un atto importante per il presente ed il futuro vostro e delle vostre famiglie, ma soprattutto dei giovani.

Carlo Smuraglia

REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 4 DICEMBRE: VOTIAMO NO!