RIPRENDIAMO IL NOSTRO LAVORO

AVREMO MOLTO DA FARE PER SPINGERE L’ ACCELLERATORE SULLA CONOSCENZA, L’ AMORE E IL RISPETTO PER LA COSTITUZIONE

Partiamo dal comunicato emesso nella “fatidica” notte, diffuso alle agenzie e raccolto – al mattino – solo dal “Fatto Quotidiano”. Ritengo che esso contenesse l’essenziale, pur nel momento – ovvio – di maggiore ma “composta” soddisfazione. Lo riproduco al termine di queste note, per chi non lo avesse ancora letto.

Aggiungo qui alcune considerazioni personali, perché il giudizio complessivo uscirà – com’è giusto – dal Comitato Nazionale già convocato per il 9 dicembre.

È stata una grande vittoria, superiore ad ogni previsione; ed anche motivo di orgoglio per essere stati tra i più attivi, impegnati e sobri partecipi della campagna referendaria.

Adesso diverse forze politiche si stanno impegnando a rivendicare primazie, a formulare richieste, più o meno perentorie, a prospettare soluzioni politiche.

A tutto questo l’ANPI non partecipa, non per superbia, ma perché non è questa la sua partita, non è questo il suo compito. Ci sono dei percorsi democratici, indicati dalla prassi e dalla Costituzione e sarà il Presidente della Repubblica a percorrerli e ad indicare la strada.

Noi continueremo il nostro cammino, sulla base di due considerazioni fondamentali: la prima è che in questi anni c’è stato troppo poco rispetto per la Costituzione, sotto ogni profilo, dalle modifiche improvvisate e pericolose, alla mancanza di attuazione delle disposizioni principali. I cittadini e le cittadine lo hanno percepito ed hanno detto con forza NO a riforme che erano stravolgenti, per giunta mal costruite e mal scritte. Adesso è il momento di ripristinare quel rispetto che si deve ad una bella Costituzione, che – certamente – può essere cambiata quando occorre, ma sulla base di un largo consenso e con l’accortezza di rispettare sempre lo spirito di fondo che la anima e che dovrebbe sempre conferirle una incontrastata autorevolezza.

La seconda è che occorre fare di più perché tutti (a cominciare dalle Istituzioni) vedano nella Carta costituzionale il vero fondamento della nostra convivenza civile e si adoperino per esaltarne non solo i princìpi ma anche e soprattutto i valori.

Il nostro compito, dunque, è chiaro: continuare il nostro lavoro di sempre per la difesa e attuazione della Costituzione, senza conservatorismo, ma con un vero “patriottismo costituzionale”, da diffondere soprattutto fra i giovani.

Questo ci impegna a lavorare di più e meglio a “formare” in questa direzione i nostri quadri e i nostri iscritti, a non accettare mai deviazioni o soste in un percorso indispensabile per la democrazia. Sarà il Comitato nazionale a indicare forme, modi, iniziative per il corretto perseguimento delle finalità consacrate nell’art. 2 dello Statuto dell’ANPI, con sempre maggiore determinazione.

Quanto ai comportamenti, non abbiamo nessuna intenzione di menar vanto e gloria di questo successo. Esprimiamo la nostra soddisfazione con compostezza e fermezza, ma sempre senza iattanza. Siamo grati a quanti sottolineano, in queste ore, il ruolo fondamentale che l’ANPI ha avuto nella battaglia referendaria, ma riconosciamo l’apporto anche di tanti altri, dal Comitato per il NO, alla CGIL, all’ARCI, a Libertà e Giustizia ed a tutti quelli che hanno operato attivamente e contribuito al successo.

Siamo un’Associazione pluralista: al di là delle speculazioni giornalistiche e di qualche atteggiamento francamente “stravagante” di alcuni, sappiamo bene che ci sono state anche opinioni diverse, già emerse nei Congressi locali e nel Congresso nazionale. Le abbiamo rispettate e le rispettiamo. Tuttavia non c’è nulla da “ricucire”, perché nulla si è rotto; lo dimostrano le grandi manifestazioni unitarie e soprattutto il clima di calore e di fraterna solidarietà e amicizia che ha contraddistinto la manifestazione al Brancaccio.

A chi ha cercato lo strappo anche al nostro interno, continueremo a ricordare che l’ANPI è pluralista, ma ha anche le sue regole: e su questo promuoveremo un’ampia discussione al centro, nei Comitati provinciali, nelle Sezioni. Una discussione serena, che ci aiuti ad essere tutti migliori ed a fare più grande e forte la nostra Associazione.

Intanto, riprendiamo il nostro consueto lavoro, tutti assieme, nello spirito e con la fraternità di sempre, facendo in modo che qualche sfasatura di questo periodo non costituisca precedente e non incida sul futuro dell’Associazione.

 

Avremo molto da fare, per assolvere a tutti i nostri compiti, ma soprattutto per spingere più a fondo l’acceleratore sulla conoscenza, il rispetto e l’amore per la Costituzione. E indicheremo con chiarezza, non solo quali siano i valori da rinverdire, ma anche quali siano le norme più bisognose di quella concreta attuazione che finora, è mancata.

 

Si diceva, in altri tempi “bisogna tornare allo Statuto”; noi non abbiamo bisogno di tornare alla Costituzione, perché da essa non ci siamo mai discostati; possiamo solo, e dobbiamo, fare di più, molto di più per renderla più viva nella coscienza, nella legislazione, nelle istituzioni e nella realtà sociale del nostro Paese.

 

Due parole ancora, sulla stampa. In questo grande impegno, non possiamo dire di aver avuto un vero e disinteressato aiuto da tutti. Anzi, ci sono stati, ripetutamente, momenti ed occasioni in cui non siamo riusciti a far passare notizie, a far conoscere posizioni ed iniziative; due soli quotidiani ci sono stati vicini e ci hanno concretamente aiutato.

 

Tutto questo si presta a qualche (amara) considerazione, su che cosa è, oggi, un certo tipo di giornalismo, troppo pronto a seguire ed esprimere le ragioni del più forte e troppo pronto agli indirizzi del “pensiero unico”. Per fortuna, non si tratta di tutta la stampa, né di tutti i giornalisti, ma solo di quelli (e non sono pochi) che hanno cercato di spiegare bene le ragioni del governo e male (e poco) quelle delle opposizioni; che hanno spinto, anche nei titoli (e perfino nei giorni del “silenzio”) sulle ragioni del SI, addirittura maldestramente, visto poi i risultati del voto.

 

Ma c’è di più. Anche nelle valutazioni di questi giorni sulle ragioni della sconfitta del “SI”, vediamo tracce di una personalizzazione che, in parte, quella stessa stampa ha creato; e ci sorprende che siano indicati come difetti (di Renzi) quello che fino a ieri, venivano, dagli stessi, esaltati come pregi.

 

Ancora: mi stupisce che si parli del successo del NO solo riferendosi a ragioni “politiche”, non prendendo in considerazione adeguata il fatto che molti hanno certamente votato NO perché convinti che la riforma del Senato fosse una solenne e pericolosa porcheria, al di là delle fandonie che venivano raccontate. Forse un po’ più di attenzione alla realtà ed a ciò che pensano davvero i cittadini, non farebbe male e gioverebbe all’informazione. 

Infine, per concludere sull’argomento, l’ANPI ha subìto attacchi vergognosi; una parte della stampa ha sempre avallato, anche con grandi titoli, le tesi peggiori, più negative per l’ANPI, senza prove e senza poi prendere atto delle smentite. Anche questo è un comportamento intollerabile in un Paese civile e c’è qualcuno che dovrebbe finalmente fare il “mea culpa”. E, sia ben chiaro, non mi riferisco ai giornali che ci hanno vergognosamente attaccato a tutto tondo e con argomenti offensivi e diffamatori (quelli li abbiamo querelati); ma penso piuttosto a quelli “seri”, pronti ad pubblicare, per certe, notizie di “punizioni”, di “rifiuto di tessera”, di “esclusione di dissenzienti” e altrettanto pronti a non ammettere mai di essersi prestati a palesi falsità.

Non posso omettere di ricordare, sul punto, anche l’atteggiamento ondivago di certa stampa a proposito dell’ANPI, un giorno sugli altari e per tutto il resto dell’anno “oscurata”, come è accaduto per l’incontro di Bologna, prontamente oscurato perché non era andato così bene per il “capo” come si sperava. Ed altrettanto si sta facendo adesso, fingendo di non sapere che gran parte del successo del NO è dovuto allo straordinario impegno di tutta l’ANPI.

La democrazia ha bisogno di una stampa libera da pressioni, da vincoli o dalla propensione spontanea ad abbassare la schiena. Abbiamo bisogno di una stampa davvero libera, che informi i cittadini, che cerchi di capire i fermenti della società e della politica, fornendo e sottoponendo alla discussione le sue interpretazioni.

Solo atteggiamenti di questo tipo giovano alla democrazia. Gli altri, invece, la danneggiano; e, attenzione, alla lunga finiscono per danneggiare gli stessi “protagonisti”, (non a caso, tende a ridursi fortemente il numero dei lettori).

Anche su tutta questa partita aperta cercheremo di fare la nostra parte, esercitando quella “coscienza critica” a cui ci impegna il Documento congressuale.

Insomma, oggi abbiamo vinto, ma da oggi ricominciamo a discutere, a operare, per la crescita di un “patriottismo costituzionale” e per dare alla Costituzione ciò che le è dovuto, cioè l’attuazione e alla democrazia ciò che le compete, vale a dire una politica degna di questo nome, un’etica profondamente applicata alla vita politica ed in quella sociale.

Insomma, un grosso passo si è compiuto, ma guai a fermarsi; perché altri ne occorrono, per il bene del nostro Paese e di tutti coloro che ci vivono.

Carlo Smuraglia

 

HANNO VINTO LA COSTITUZIONE E LA DEMOCRAZIA

Carlo Smuraglia: “Hanno vinto la Costituzione e la democrazia. Alle sorti del Governo provvederà la saggezza del Presidente Mattarella”


Ancora una volta ha vinto la Costituzione, contro l’arroganza, la prepotenza, la mancanza di rispetto per la sovranità popolare e i diritti dei cittadini. Hanno usato tutti gli strumenti possibili, il denaro, la stampa, i poteri forti, gli stranieri; sono ricorsi al dileggio e alla diffamazione degli avversari, ma il popolo italiano non si è lasciato convincere e ha dato una dimostrazione grandiosa di maturità. Noi che abbiamo fatto una campagna referendaria rigorosa, sul merito, con l’informazione e il ragionamento, siamo felici e orgogliosi di questo successo.
Ora finalmente si potrà pensare ad attuare la Costituzione nei suoi principi e nei suoi valori fondamentali, per eliminare le disuguaglianze sociali, privilegiare lavoro e dignità della persona, per riportare la serietà, l’onestà e la correttezza nella politica e nel privato.
Alle sorti del Governo provvederà il Presidente della Repubblica e noi ci rimettiamo alla sua saggezza. La cosa importante è che riprenda il confronto politico e democratico e che prevalga su ogni altra cosa la partecipazione dei cittadini.
Questa è una vittoria anche dell’ANPI che tanto si è impegnata, ma è soprattutto una vittoria della democrazia e ripeto, con forza, della Costituzione. Mi auguro, inoltre, che si realizzi finalmente quella rigenerazione della politica, in senso politico ed etico, che è un’esigenza imprescindibile e indifferibile, per il rilancio del Paese e delle sue istituzioni, sulla base di un consenso diffuso e consapevole. Sarà un nuovo “patriottismo costituzionale “, di cui l’Anpi si farà promotrice e garante, a determinare le condizioni per il consolidamento e lo sviluppo del nostro sistema democratico.

Carlo Smuraglia
Presidente Nazionale ANPI

Milano, 5/12/2016

SMURAGLIA: APPELLO PER IL NO

REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 4 DICEMBRE: VOTIAMO NO!
APPELLO DEL PRESIDENTE NAZIONALE DELL’A.N.P.I.
Smuraglia agli indecisi: “Se vincerà il Sì sarà un disastro per l’intero sistema istituzionale, con lo stravolgimento della volontà dei Costituenti”

 

Cara elettrice e caro elettore, 
io spero vivamente che tu abbia letto attentamente la legge di riforma del Senato; per parte mia ho la coscienza a posto per averla illustrata e spiegata, nei suoi contenuti essenziali, in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, in tutti i luoghi che le mie forze mi hanno consentito di raggiungere. 
A questo punto, posso solo riassumere: bisogna bocciare questa riforma perché crea un soggetto “mostruoso”, un Senato non più eletto dai cittadini, occupato da Senatori eletti (non si sa bene come) dai Consiglieri regionali che manterranno la loro funzione originaria di Consigliere o di Sindaco e dunque svolgeranno il fondamentale lavoro legislativo part time (cioè, in modo impossibile); che sarà “a porte scorrevoli” perché non avrà una durata precisa come la Camera, ma vedrà i Senatori decadere all’atto del venir meno, per qualsiasi motivo, dell’organismo da cui sono stati eletti; che avrà troppe funzioni per la sua stessa composizione e troppo poche per essere una vera Camera (che, in teoria, dovrebbe essere “alta”); che insomma, non potrà funzionare. E se ciò avverrà, come è certo, non si potrà fare con la sola Camera, ma bisognerà rimettere mano alla riforma costituzionale, con tutto l’iter previsto dalla legge.

Un Senato che costerà meno (poco meno, non più di 50 milioni, come dice la Ragioneria dello Stato), ma che conterà poco o nulla, non funzionerà da “contropotere” come vuole la Costituzione; tuttavia i suoi componenti godranno della “immunità” come gli altri (veri) parlamentari, senza alcuna valida giustificazione. Un Senato che non sarà la Camera delle Regioni, perché non è questo il modello del Senato delle autonomie (vedi Germania, Austria, etc.) non essendo dotato di alcuna reale rappresentatività del territorio e degli enti territoriali.

Insomma, con un colpo solo (tenendo conto della legge elettorale tuttora vigente) finiremo per avere una Camera che fa tutto ed ha tutti i poteri, dominata dal partito che ha vinto le elezioni ed ha avuto il vistoso premio di maggioranza, e dal suo stesso “Capo” (il cui nome deve essere preventivamente indicato da chi si candida a governare).

Questo, in estrema sintesi, ciò che ci viene prospettato e che si realizzerà se vincerà il SI’, con conseguente disastro per l’intero sistema istituzionale, con totale stravolgimento di quella che fu la volontà della Costituente.

Ma del merito, come avrai notato, se n’è parlato ben poco (salvo che da parte nostra), essendosi preferito dal Governo e dal Partito di maggioranza ricorrere piuttosto ad altri “argomenti”, ai quali i cittadini – secondo il pensiero, appunto, di chi ha promosso queste riforme – dovrebbero essere più sensibili.

Vale dunque la pena di riflettere un momento proprio su questi temi maggiormente “sensibili”:

  • la riduzione dei parlamentari – se ce ne fosse realmente bisogno, l’operazione logica sarebbe quella di ridurre proporzionalmente i Deputati e i Senatori. Se si eliminassero duecento Deputati e cento Senatori, la proporzione ci sarebbe e il “risparmio” sarebbe maggiore, visto che si eliminerebbero trecento parlamentari anziché duecento come proposto. Ma nessuno ha chiarito perché deve essere penalizzato solo il Senato.
  • la diminuzione dei costi della politica – si tratta di un appello al peggior populismo ed al peggior tipo di antipolitica. In realtà, i “risparmi” sarebbero modestissimi, mentre è pacifico che la cattiva politica ci costa non tanto in termini economici, quanto in termini etico-politici. Costano assai di più la corruzione, il trasformismo, le collusioni con la criminalità organizzata, gli abusi di potere, i conflitti di interesse, tutti i mali di questa politica, che devono essere corretti in ben altro modo, rendendoci conto che la politica è il sale della democrazia, ma per esserlo deve essere contrassegnata da eticità, rispetto dell’interesse pubblico e dei cittadini, promozione (vera) della partecipazione.
  • gli effetti della vittoria del SI’ – secondo i fautori della riforma sarebbero soprattutto la stabilità e la governabilità; ma nessuno dei due può costituire un mito. Entrambi dipendono dalla “buona politica”, dal rispetto dei princìpi e dei valori costituzionali, dall’esistenza di partiti che lavorino non per sé, ma per il bene comune. In ogni caso, la governabilità e la stabilità non possono essere realizzati a danno dei diritti dei cittadini e, in particolare, del loro diritto alla rappresentanza e alla partecipazione.
  • gli effetti economici – se vince il SI’ ci promettono una vita migliore. Ma quale? L’Italia continua ad essere il fanalino di coda, in Europa, per quanto riguarda la ripresa, lo sviluppo, la ricerca e l’innovazione. Non si è intravisto e non si intravede un piano, un programma di rilancio del Paese, per lo sviluppo dell’occupazione, per il rilancio delle imprese, per il miglioramento delle condizioni di vita, per la messa in sicurezza del territorio. Si continuerebbe semplicemente a dire che gli investimenti non ci sono per colpa del costo del lavoro, quando è a tutti noto che non si investe per timore di una lenta ed obsoleta burocrazia e di una prepotente criminalità organizzata.

Ma, vi obbietteranno, se vince il NO sarà un disastro, per l’economia, per la stabilità, per il “salto nel buio” che ne deriverà immediatamente.
Cominciamo da quest’ultimo.

  • Il salto nel buio – perché? Se vince il NO, non si fa una brutta e dannosa riforma e si va avanti. Non si bloccano le riforme per sempre, perché se c’è qualche cosa da modificare e se c’è la volontà politica, lo si può sempre fare, cercando di trovare soluzioni che uniscano e non siano divisive come queste. L’Italia resta la stessa, con tutti suoi problemi da risolvere. Il Governo, di per sé, resta in carica, perché l’esito di un referendum non obbliga mai nessuno a ritirarsi. Lo dice, talvolta il nostro Premier; ma è qualcosa che sa di minaccia, o, peggio, di ricatto. In ogni caso, chi decide è il Presidente della Repubblica, cui spetta dare l’incarico, se occorre; e spetta al Parlamento, dove ogni governo sopravvive fin che ha la fiducia. Dunque, non c’è nessun salto nel buio, neppure se Renzi facesse le bizze e si rifiutasse di fare un “governicchio” (chissà perché). La decisione spetterebbe sempre –come già detto – al Presidente, persona notoriamente affidabile e sensata; ed eventualmente, in seguito, al Parlamento.
  • Lo scenario economico – Si prefigurano disastri a non finire, Borse che crollano, Banche che falliscono, l’economia a rotoli. Tutte panzane, grosse come case. E dovrebbe farvi avvertiti proprio il fatto che siano i “poteri forti” a prospettare simili catastrofi, solo per indurvi a votare a favore della riforma. In realtà, loro sperano che le cose vadano avanti così, anche con l’attuale stagnazione; il nostro interesse di cittadini va invece in direzione contraria: vogliamo solo che si esca dalla stagnazione, che i giovani non siano più costretti a cercare lavoro all’estero, che ci siano meno disuguaglianze e più giustizia sociale. È questo che paventano J.P. Morgan e gli altri? Peggio per loro, perché se vince il NO, non accadrà null’altro se non che ci metteremo al lavoro, tutti, con maggior determinazione e speranza, per attuare il dettato della Costituzione, per rilanciare ed avviare il Paese alla rinascita. È questo il nostro interesse ed è logico che contrasti con quello di chi vuole dominare il mondo con le regole del mercato, della libera concorrenza e dell’economia.

Il referendum, con tutto questo, non c’entra in nessun modo. D’altronde, non a caso, si sono moltiplicate, nell’ultimo periodo, le voci – anche all’estero – che si esprimono in senso contrario (per tutti, basta leggere l’Economist, oltre ad un bell’articolo apparso perfino sulle colonne del Financial Times, che si esprime in senso nettamente diverso, rispetto alla linea del giornale e sostiene che la vittoria del No non cambierebbe nulla.

  • La perdita di ciò che si ha – Vi sono alcuni, specialmente anziani, che temono di perdere – in caso di vittoria del NO – quel poco di cui dispongono. Una singolare preoccupazione da parte di chi ha tutto da temere, invece, dalle politiche che si fondano sulle mance, sui regali temporanei, senza garantire nulla di concreto né agli anziani, né ai giovani. Ancora una volta, il NO non c’entra nulla con tutto questo e l’invito che rivolgo è quello di non farsi travolgere da argomenti interessati a tutt’altro, pretestuosi e in buona parte, falsi.

Ho lasciato per ultimo il riferimento agli innamorati del fare. Ne sento non pochi, in giro, predicare che bisogna “fare”, non bisogna essere conservatori, e così via. Si può rispondere con facilità: “fare” è positivo solo se è “far bene”; Il fare a tutti i costi e comunque non è di per sé un vantaggio. Ma soprattutto questo vale quando si tratta di mettere mano alla Costituzione. La Carta costituzionale è il nostro bene più prezioso, la “tavola” che ci consente di convivere civilmente, di aspirare al progresso, di colmare le disuguaglianze, di rendere effettivi i diritti.

Ad essa bisogna avvicinarsi con rispetto ed attenzione, non con l’impazienza di portare a casa un “trofeo” che – oltretutto – sarebbe dannoso proprio per il funzionamento democratico delle nostre istituzioni.

Una recente vicenda dovrebbe essere ammonitrice. Il Governo si è molto gloriato di aver fatto la riforma della Pubblica Amministrazione. Di per sé una buona cosa, se fatta bene; ma ora la Corte costituzionale l’ha bocciata perché non rispetta i princìpi fondamentali della Carta costituzionale. È questo il “fare” che non serve e che è solo apparenza. Dunque, a chi vuol “fare” a tutti i costi ed a qualunque prezzo, è giusto rispondere, ancora una volta, di NO!

Un caro saluto a tutte e a tutti, nella speranza che riflettiate a lungo prima di mettere il vostro segno sulla scheda, rendendovi conto che state compiendo un atto importante per il presente ed il futuro vostro e delle vostre famiglie, ma soprattutto dei giovani.

Carlo Smuraglia

REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 4 DICEMBRE: VOTIAMO NO!

 

IL CASO PUPPATO

Cari amici e compagni, ci sono arrivate telefonate e mail per chiedere di fare chiarezza sul caso Puppato. Più di noi la chiarezza la fa il nostro Presidente Carlo Smuraglia con la seguente dichiarazione.

Cari saluti
 
“Esiste un deliberato del primo comitato nazionale, che si è riunito il 24 maggio, sui limiti alla dissidenza. In questo deliberato si raccomanda di non manifestare atteggiamenti contrastanti con la linea assunta dal congresso dell’Anpi a favore del No. Se la senatrice partecipa a banchetti per il Sì, si tratta di un atto apertamente contrario a quanto deciso dal congresso e idealmente si mette fuori. In altri termini, gli associati dell’Anpi non possono non tener conto di quello che l’Anpi stesso ha deciso. La dissidenza è consentita, ovviamente, ma un certo senso di appartenenza bisogna averlo”, spiega Smuraglia.

 Smuraglia osserva tuttavia che “non saranno prese decisioni disciplinari contro nessuno. Il comitato provinciale di Treviso chieda alla senatrice di poter discutere con lei sulle modalità di stare nell’associazione. Il mio consiglio è che si incontrino e chiariscano questa vicenda”.

 

GRANDE LUTTO ALL’ ANPI

E’ scomparso ieri, dopo lunga malattia, il dott. Giuseppe De Luca, presidente della sezione Anpi Seprio.

L’Anpi Provinciale è in lutto, ci mancherà tanto un bravo presidente che ha lavorato fino all’ ultimo, con generosità, per la nostra associazione e per tenere vivi i valori della Resistenza e dell’ antifascismo nel territorio del Seprio.

Ai familiari di De Luca facciamo le nostre più sincere condoglianze.

Un saluto a Giuseppe sarà fatto domani, alle ore 15, presso la sua abitazione.

 

E’ morto Giuseppe.

La notizia stamani non mi ha trovato impreparato.

Lo avevo visto una settimana fa a casa sua per la preparazione del consueto annuale convegno commemorativo della apertura della sede ANPI a Mozzate. Era stanco, teneva gli occhi chiusi, faceva fatica a seguire il mio parlare. Eppure quando ho chiesto chi avrebbe dovuto contattare alcune relatrici mi disse: lo faccio io. Sapevo che non ce l’avrebbe fatta; se non fosse stata presente Sisa lo avrei salutato non in modo consueto ma con la consapevolezza che non ci saremmo più rivisti. Non è riuscito a dare il suo contributo ma fino all’ultimo si è impegnato a farlo. Era fatto così.

Tutti lo chiamavano Pino tranne me che lo chiamavo Giuseppe, a testimonianza di una conoscenza e poi di una amicizia troppo recente. Troppo recente per colpa mia che non ho dato retta per anni a un amico che mi parlava di questa casa in mezzo ai boschi, della Cooperativa Marcella, di migliaia di libri ben catalogati sulle pareti e mi invitava ad iscrivermi all’ANPI.

Alla fine io, sempre critico verso tutto ciò che è istituzionale, ho ceduto, mi sono iscritto e appena ho conosciuto Giuseppe mi sono rammaricato del tempo perduto.

Un uomo mite ma fermo sui suoi principi e sulle sue decisioni; per niente incline al compromesso ma sempre aperto al confronto; di vasta cultura ma mai esibita: emergeva quasi per caso chiacchierando oppure la rinvenivi nei suoi interventi, sempre scritti e meditati. Di formazione politica molto diversa – lui a suo tempo militante nel PCI, io da sempre critico verso il partito, dalla scissione col Manifesto in poi – mai in questi 5 anni abbiamo avuto contrasti. Abbiamo preparato assieme i convegni di studio in occasione dell’anniversario dell’apertura della sede di Mozzate; in questi convegni si è discusso di Palestina, del ruolo delle donne nella Resistenza italiana ma anche nelle Resistenze in corso di Palestinesi e Curde, di ambiente e territorio, senza trascurare il problema della TAV in Valsusa. Temi ampi e controversi. Mai un dissidio.

Attento al presente ma con l’occhio anche rivolto al passato, in particolare alla storia della Resistenza, per preservarne il ricordo e tramandarne i valori. Ecco allora che nel prossimo convegno del 7 Ottobre ripercorreremo la strada che ha portato alla conquista del voto delle donne, non a caso risalente al 1946.

L’unico rimprovero che possiamo muovere a Giuseppe è quello di averci lasciato, proprio adesso che c’è un così grande bisogno di belle persone e di bravi compagni come lui.

Continueremo il lavoro ma non sarà più come prima.

 

Ugo Gianangeli per Anpi Seprio.

 

RADUNO NEONAZISTA A CANTU’

 

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ ITALIA

COMITATO REGIONALE LOMBARDIA
Via
COMUNICATO STAMPA
 
Milano 20 settembre 2016
 
A Cantù, per il quarto anno consecutivo l’ Amministrazione
Comunale ha autorizzato, per questo fine settimana, lo svolgimento, addirittura nello spazio intitolato “ ai partigiani
canturini ” di un raduno neofascista organizzato da Forza Nuova.
Riteniamo gravissimo che si svolga in un comune della
regione Lombardia una iniziativa che si contrappone per le sue caratteristiche ai principi della COSTITUZIONE
REPUBBLICANA che, se consente la più ampia libertà
di espressione, vieta l’ aperta apologia di fascismo.
 
Richiamiamo l’ Amministrazione Comunale, le istituzioni, le autorità competenti all’ applicazione delle leggi Scelba e Mancino e ad adoperarsi per vietare questa ennesima
provocazione che offende la memoria di chi, anche nella nostra regione, ha sacrificato la propria giovane vita per la libertà di tutti noi.
 
ANPI REGIONALE LOMBARDIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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LETTERA DI SOLIDARIETA’ A SMURAGLIA

COMITATO PER IL NO

ALLE MODIFICHE COSTITUZIONALI

 

 

I Comitati direttivi per il No nel referendum costituzionale e contro l’Italicum, riuniti insieme, esprimono piena solidarietà al Presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia che ha giustamente e correttamente difeso il valore politico e morale dell’Anpi contro attacchi inaccettabili, sintomo di un ulteriore imbarbarimento del clima politico.

 

L’Anpi è un’associazione che merita rispetto perché ricorda a ciascuno di noi i sacrifici occorsi per conquistare una società con regole democratiche alla cui base c’è la Costituzione della nostra Repubblica che oggi si vorrebbe manomettere pesantemente, al punto da cambiarne, in profondità, il carattere parlamentare con il concorso dell’Italicum.

 

Del resto sono note le pressioni, in particolare di settori della finanza internazionale, per ottenere modifiche degli assetti democratici nella direzione di un accentramento dei poteri di decisione nelle mani del governo.

 

Governabilità e rappresentanza dei cittadini debbono avere un equilibrio, fino ad oggi ben risolto dalla Costituzione, che si vorrebbe invece stravolgere con leggerezza, imboccando una via da cui sarebbe difficile tornare indietro.

 

Il problema, come ha ricordato giustamente l’Anpi, non è il cambiamento della Costituzione. Il problema è se e come il cambiamento si risolva in un accentramento dei poteri dell’esecutivo a danno del Parlamento.

 

In tal caso è essenziale che il cambiamento venga bloccato da un secco No delle italiane e degli italiani.

 

Ci conforta la ferma posizione dell’Anpi che non solo apprezziamo ma sosterremo con determinazione.

 

 

 

Roma, 13 settembre 2016

 

 

 

Prof. Alessandro Pace

 

Prof. Massimo Villone

 

 

 

ANPI: SI A CONFRONTO ALLA FESTA DEL PD

La Segreteria nazionale ANPI: “Il confronto pubblico tra Carlo Smuraglia e Matteo Renzi potrà svolgersi”

26 Agosto 2016

GRAVI PRESSIONI DEL GOVERNO

Quando affermiamo che siamo preoccupati per la democrazia, non lo diciamo perché abbiamo timore che torna il “ventennio” di nefasta memoria. Ma la gravità dei comportamenti del Governo e dei Ministri in questi mesi, ci fa dire che abbiamo più di qualche motivo per esserlo. Per opportuna conoscenza invio la dichiarazione del Presidente Nazionale sull’occupazione del servizio pubblico della Rai.

 

Siamo in fase di vacanze, ma non ci sfugge e non può sfuggire a nessuno la gravità di alcune cose che stanno accadendo, in vista del referendum sulla riforma del Senato.

Si è compiuta, in questi giorni, la “occupazione” della RAI da parte del Governo, già avviata con la nomina di un Amministratore delegato dotato di amplissimi poteri, ed ora con la più evidente e chiara delle tante conseguenze dell’impostazione della riforma della televisione pubblica.

Sono stati cambiati quasi tutti i direttori dei telegiornali. Colpisce soprattutto la sostituzione di Bianca Berlinguer, al Tg3 (che neppure Berlusconi aveva osato toccare, rispettando almeno un minimo di pluralismo), per di più con un personaggio che ha dimostrato le sue simpatie politiche (non è lui che si dimise da una carica in RAI per protesta contro la giusta reazione  di Giannini ad un attacco piuttosto pesante del Presidente del Consiglio?).

Insomma, si vuole preparare il terreno per un tipo di informazione sui temi del referendum, che corrisponda ancora di più a quanto è già avvenuto nel primo periodo della raccolta delle firme (abbiamo già dimenticato il rapporto documentato tra le 17 ore dedicate al “SI” e il minuto dedicato al “NO”?).

Ma non basta. Leggiamo su tutta la stampa che un Ministro ha lanciato la “campagna d’estate”, impegnando i Sindaci perché si attivino nella campagna per il SI. Ci diranno che non lo ha fatto come Ministro, ma come persona; ma come si fa a distinguere, anche se ciò fosse, visto che tutti i giornali parlano dell’iniziativa del “Ministro” in questione per contattare e sollecitare i Sindaci?

E’ legittimo e politicamente corretto, tutto questo? Non dovrebbe il Governo (e non dovrebbero i Ministri) restare neutrale nella campagna referendaria? E’ vero che è lo stesso Governo che ha “creato” queste riforme e si è impegnato a fondo per farle passare, con tutti i mezzi, in Parlamento; ma la decenza imporrebbe che almeno nella campagna referendaria lasciasse decidere liberamente i cittadini, garantendo una corretta informazione, anziché cercare di influenzarli, direttamente o indirettamente, per il “SI”.

Ma i tempi sono quelli che sono; tutto questo lo abbiamo visto (e pour cause) sotto il sole di agosto, ma temo che dobbiamo aspettarci ben altro per l’ormai imminente autunno. Per parte nostra reagiremo sempre a questi tentativi di impedire la formazione di orientamenti liberi e informati; ma confidiamo che a garantire la libertà e l’indipendenza di giudizio dei cittadini intervengano anche quegli organi dello Stato cui spetta il compito, appunto, di tutelare i diritti di tutti.

 

Carlo Smuraglia – Presidente Nazionale ANPI  (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia)

 

DOMANDE E RISPOSTE SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE

Riforma costituzionale

Si dice che sono molti anni che si discute e non si è mai fatto nulla. Perché opporsi adesso, quando si decide, finalmente, di fare qualcosa di positivo per l’aggiornamento della Costituzione?
Non si tratta di fare a tutti i costi, ma di fare bene, aggiornando quando occorre, ma rispettando lo spirito e i valori della Costituzione. Inoltre non è vero che non si sia fatto nulla. Sono stati modificati, in varie occasioni, molti articoli della Costituzione e, in taluni casi, addirittura alcune parti. È vero, invece, che non si è data attuazione a norme fondamentali della Costituzione, ma su nessuna di esse interviene questa riforma.
Dunque, contrarietà ad ogni modifica del sistema parlamentare?
Niente affatto: si può correggere il “bicameralismo perfetto” in modo molto semplice e rapido: differenziando, almeno in parte, il lavoro delle Camere (ad esempio, riservando la fiducia al Governo solo alla Camera, e il controllo sull’esecutivo e sull’attuazione ed efficacia delle leggi al Senato). E poi creando un sistema che consenta di approvare insieme le leggi più importanti e che affidi le altre ad un solo ramo del Parlamento, con la facoltà di intervento da parte dell’altro ramo. Questa riforma si sarebbe potuta fare in poco tempo, già col Governo Letta, invece di mettere mano a modifiche molto estese e controverse.
La riforma abolisce o no il Senato?
La riforma non abolisce affatto il Senato ed anzi ne ribadisce la funzione legislativa e quella di revisione costituzionale, ma indebolendolo concretamente con la composizione, fatta di Sindaci e Consiglieri regionali, cioè Senatori a tempo parziale.
Perché l’elezione del Senato dovrebbe essere diretta?
La riforma Boschi, nell’attribuire ai consigli regionali, e non ai cittadini, il diritto di eleggere il Senato, viola la sovranità popolare, di cui «la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto ( … ) costituisce il principale strumento di manifestazione», come affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 1 del 2014.
Affermare poi che il popolo italiano – con la riforma Boschi – eleggerebbe indirettamente il Senato perché i consigli regionali, eletti dal popolo, eleggerebbero a loro volta i senatori, è una vera baggianata. È come dire che il popolo italiano elegge il Presidente della Repubblica perché il Presidente viene eletto da Camera e Senato, che sono eletti dal popolo. Si tratta di una analogia superficiale e, come tale, giuridicamente improponibile.
In realtà, la cosa più grave è che non si sa neppure come le elezioni avverrebbero “in conformità della volontà popolare”, visto che su questo punto l’art. 2 rinvia ad una legge ordinaria (che non c’è).
Non c’è il lato positivo del risparmio di spesa, visto che la funzione dei Senatori è prestata a titolo gratuito?
Se si pensa che occorre ridurre il numero dei parlamentari, si può ridurre proporzionalmente il numero dei Deputati e quello dei Senatori. Se invece si riduce drasticamente solo il numero dei Senatori, squilibrando il sistema, vuol dire che il disegno è un altro: praticamente “azzerare” il Senato e dare tutto il potere ad una sola Camera ed a chi la governa. Questo è grave e pericoloso perché elimina il sistema di pesi e contrappesi giustamente disegnato dalla Costituzione.
Quindi, la riforma prevede che i senatori esercitino contemporaneamente anche le funzioni di consigliere regionale o di sindaco, senza considerare che l’importanza e l’onerosità delle funzioni senatoriali (funzione legislativa ordinaria e costituzionale; raccordo tra lo Stato, le Regioni e i comuni, con l ‘Unione Europea; valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività delle pubbliche amministrazioni; verifica dell’impatto delle politiche dell’Unione Europea sui territori ecc. ecc.) ne renderebbero aprioristicamente impossibile il puntuale espletamento. I futuri 100 senatori, in quanto Sindaci o Consiglieri regionali, non saranno compensati per le loro funzioni di Senatore, ma avranno soltanto un “rimborso spese” di imprecisabile dimensione (anche se è difficile credere che si faccia un lavoro in più gratuitamente). Godranno dell’insindacabilità giudiziaria per i fatti posti in essere nell’esercizio delle proprie funzioni – il che è condivisibile – e, ancorché Senatori, solo part-time, godrebbero anche dell’immunità “personale” dagli arresti, dalle perquisizioni personali e domiciliari, e dai sequestri della corrispondenza, col rischio – connesso all’abnorme numero dei Consiglieri regionali attualmente indagati o addirittura rinviati a giudizio – di trasformare il Senato in un “refugium peccatorum”. Inoltre, è pacifico che verranno poi fuori le solite “diarie” e resteranno comunque in piedi tutte le costose strutture del Senato.
Ci sarà uno snellimento al procedimento legislativo.
Non è vero, perché sono previsti molti tipi e molte modalità di esercizio della funzione legislativa (secondo alcuni, sette, secondo altri, assai di più); l’art. 70 della Costituzione si risolveva in una riga e mezzo, quello “nuovo” si protrae per tre pagine ed è indice solo di confusione, conflitti, rallentamento.
Ma questo che viene configurato è il Senato delle autonomie?
No, perché non rappresenta le Regioni, ma assegna solo determinati poteri a Consiglieri regionali e Sindaci. In Paesi come la Germania, è il Governo dei Lander (Regioni) che elegge il Senato e così nasce una vera rappresentanza.
La riforma attribuisce poteri legislativi all’Esecutivo, cioè al Governo?
La riforma amplia il potere d’iniziativa legislativa del Governo mediante la previsione di disegni di legge «attuativi del programma di governo», da approvare, da parte della Camera dei deputati, entro 70 giorni dalla deliberazione d’urgenza dell’assemblea. Il che rischia di restringere ulteriormente gli spazi per l’iniziativa legislativa parlamentare – attualmente ridotti al solo 20 per cento – grazie a possibili capziose interpretazioni estensive sia del concetto di “programma di governo”, sia del concetto di “attuazione del programma”. In altre parole, si finirebbe per mettere nelle mani del Governo l’agenda dei lavori della Camera.
Quale sarebbe la posizione costituzionale del Premier grazie alla riforma Boschi e all’ltalicum?
II nostro ordinamento si orienterebbe di fatto verso un “premierato assoluto”, grazie all’Italicum e alla riforma Boschi: I’Italicum trasformerebbe il voto al partito del leader in un’investitura quasi diretta del Premier e la legge Boschi eliminerebbe il Senato come potenziale contro-potere esterno della Camera senza prevedere efficaci contro-poteri interni. Col duplice rischio, connesso all’ ”uomo solo al comando”, di produrre eccessivi squilibri di rappresentanza e di condizionare addirittura i poteri del Presidente della Repubblica.
Cosa accadrà se vincerà il NO? Sarà il caos?
Trattandosi di riforma costituzionale, non succederà nulla. Tutto resterà come prima, sul piano costituzionale, essendosi però evitato uno stravolgimento del sistema costituzionale e restando ben aperta la possibilità di apportare quelle opportune modifiche, ritenute necessarie per correggere il cosiddetto “bicameralismo perfetto”. Quanto alle conseguenze politiche, ne ha parlato solo il Presidente del Consiglio. Noi siamo di diverso avviso e non lasciamo entrare la politica-partitica nella campagna referendaria. Escludiamo, in ogni caso, il caos; il Governo andrà avanti fino a che il Parlamento gli darà la fiducia. E questo non c’entra nulla con le riforme costituzionali.
Quanto agli aspetti economici, è singolare il fatto che sia la Confindustria a prospettare il disastro economico. Ogni volta che i “poteri forti” si occupano della Costituzione c’è da preoccuparsi e da temere che si perseguano interessi particolari, anziché l’interesse pubblico.
Ci sono altre misure, nella legge sulla riforma del Senato, che suscitano perplessità e/o contrarietà?
Certamente: mentre si parla di partecipazione e della necessità di rafforzarla, si triplica il numero delle firme necessarie per i progetti di legge di iniziativa popolare; e non si fissano termini per la trattazione dei progetti in Parlamento, rinviando la questione ai regolamenti parlamentari.
Anche per il referendum, si finisce – in sostanza – per aumentare il numero delle firme necessarie (portandole a 800.000); inoltre, si rinvia alle calende greche ogni provvedimento sulla tutela delle minoranze e lo “statuto delle opposizioni”, richiesto da tutti a gran voce.
Ma almeno la durata delle due Camere è la stessa?
No, perché quella della Camera resta prestabilita, mentre quella del Senato è legata alle vicende degli organi da cui provengono i Senatori (Regioni e Comuni).