LEGGE ELETTORALE

Porre la fiducia sulla legge elettorale è un fatto di particolare gravità”

12 Ottobre 2017

NO AL RAZZISMO E ALLA XENOFOBIA

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI d’ ITALIA

 

Como 22/09/2017

No al razzismo e alla xenofobia

Oggi è stata annunciata dall’Associazione di destra “Como ai comaschi”, una manifestazione dal carattere marcatamente xenofobo e razzista da tenersi presso i giardinetti di via Leoni con motivazioni di chiaro carattere fascista: “presso questi giardini durante tutto il giorno e la notte bande di immigrati stazionano coi soliti atteggiamenti minacciosi nei confronti di chi porta il proprio cane a passeggio o coi bambini che giocano a calcio, spesso sostituendosi a loro facendo leva sulla loro corporatura ed età!!! Inoltre in via Anzani incrocio via Leoni. al centro scommesse, il degrado avanza tra spaccio, litigi tra clandestini con urla, lanci di bottiglie,etc..”

Dietro queste righe e alla sigla apparentemente neutra di Como ai comaschi si nasconde la destra locale con in primo piano Forza Nuova che già lo scorso 5 settembre organizzò con molto poco successo, cercando di strumentalizzare una raccolta di firme fatta da alcuni cittadini di San Rocco e ricevendone una netta smentita a mezzo stampa, da parte di quelli stessi cittadini che hanno rifiutato l’etichetta che i fascisti nostrani gli volevano cucire addosso; (per chi avesse dei dubbi su chi nasconde dietro questa sigla visiti il loro sito https://it-it.facebook.com/ComoaiComaschi/ e si renderà conto che è mutuato da quello dei fascisti di Forza Nuova, persino le community sono identiche!).

Siamo perfettamente consapevoli della esistenza di situazioni di degrado nella nostra città. Esse però non possono essere fatte risalire al drammatico fenomeno dell’immigrazione e a chi cerca disperatamente rifugio dalla guerra e dalla fame, dobbiamo invece considerare l’impegno di tanti comaschi per alleviare il grave disagio di chi si sente abbandonato dalle istituzioni, Da metà luglio a metà settembre, ad alleviare il disagio di centinaia di persone accampate nei giardini della stazione San Giovanni, in assenza di qualsiasi intervento pubblico, furono i giovani di “Como senza frontiere”, quelli della Parrocchia di Rebbio, i Padri missionari comboniani, le associazioni antifasciste, i militanti e le organizzazioni di sinistra, e tante e tante altre sigle, così come oggi di fronte agli atteggiamenti muscolari della nuova amministrazione di Como che ha pensato bene, con un’azione che potremmo definire “caritatevole”, di tagliare l’acqua ai rifugiati nell’autosilo val Mulini o di sradicare le panchine dai giardinetti di San Rocco, portano conforto e acqua quotidianamente a queste persone.

L’Europa Italia compresa, nella quale si sta pericolosamente ripresentando il virus del nazionalismo, della xenofobia, dell’antisemitismo, sembra soltanto capace di erigere muri, reticolati e barriere di filo spinato. E’ un’ Europa profondamente diversa da quella prefigurata dai Resistenti europei che doveva fondarsi sui principi di solidarietà e accoglienza. Como ha dato invece importanti segnali per ospitare chi fugge da situazioni drammatiche e invivibili. Chiediamo alle pubbliche autorità di intervenire perché non si ripetano iniziative che si contrappongono ai principi sanciti dalla nostra Carta Costituzionale.

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia chiama tutti cittadini democratici, di qualsiasi credo e opinione politica a vigilare ed a opporsi alla deriva fascista, che con menzogne e opportune campagne di stampa tenta di montare l’opinione pubblica contro poche centinaia di persone ree solo di essere fuggite da terribili situazioni di guerra o di carestia.

 

Per la Presidenza comasca dell’ A.N.P.I.

Guglielmo Invernizzi

L’ANPI CONDANNA SENZA ESITAZIONI LE VIOLENZE COMMESSE DOPO LA LIBERAZIONE

L’Anpi condanna senza esitazioni tutto ciò che di violento e odioso sia accaduto dopo la Liberazione”

20 Settembre 2017

COMUNICATO ANPI PROVINCIALE DI COMO

 

 

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI d’ ITALIA

 

Como 13/09/2017

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia esprime tutto il proprio sdegno per l’atto vandalico messo in atto da ben poco ignoti figuri nella giornata di ieri, incendiando il cartello posto dall’ANPI sul luogo della fucilazione di Mussolini. Come ha ben detto nel suo comunicato di ieri il sindaco di Tremezzina on. Mauro Guerra, “i fascisti bruciano oggi i cartelli come ieri bruciavano i libri, la libertà e la vita delle persone”. Sono anni che denunciamo inutilmente le provocazioni fasciste sul nostro territorio, d’altronde questa scorribanda squadrista era stata ampiamente preannunciata e programmata da noti esponenti della destra locale, che hanno trovato cassa di risonanza sulla nostra stampa, sempre pronta a contrapporre il pensiero fascista alle istanze democratiche. Non più tardi del 28 aprile scorso, il comitato provinciale della nostra Associazione ha inviato una lettera alle autorità locali e al ministro Minniti denunciando il lassismo, che ad un certo punto diventa connivenza, nei confronti della boria e degli atteggiamenti assunti da queste associazioni. Riportiamo qui, per brevità, un solo passaggio di quella lunga lettera che ovviamente non ebbe nessun riscontro: “Crediamo che non si possa né si debba ridurre queste manifestazioni ai meri aspetti di ordine pubblico. Da tale riduttiva considerazione derivano infatti alcune conseguenze particolarmente gravi: in primo luogo il fatto che non viene chiaramente identificato che non di espressione di libere opinioni si tratta, bensì della rivendicazioni di ideologie contrarie non solo ai fondamenti della nazione democratica ma a quelli dello stesso vivere civile; in secondo luogo, si considera spesso che i problemi di ordine pubblico insorgano solo nel momento in cui qualcuno cerchi di impedire tali manifestazioni. Ne deriva un duplice sovvertimento della realtà: da una parte vengono ritenute legittime ideologie che proprio alla libertà si oppongono e dall’altra vengono ritenute responsabili di eventuali problemi coloro che si fanno carico della difesa dei valori democratici e repubblicani. Tali comportamenti appaiono ancora più preoccupanti quando sono espressi dai rappresentati delle istituzioni nazionali che non dovrebbero mai derogare al loro compito di difendere tali valori. Valori che sono sanciti, in modo esplicito, non solo nella formulazione della Costituzione italiana, ma anche in numerose leggi specifiche che – come la Legge Scelba o la Legge Mancino – perseguono ogni comportamento volto a riproporre e promuovere le ideologie fasciste e naziste.” Sappiano i reduci e i nostalgici di quel tragico periodo della storia italiana che l’ANPI non si fa intimidire dalle azioni di stampo squadristico messe in atto da qualche truce figuro, che con tutte le forze democratiche che si riconoscono nelle Costituzione, saprà fare come sempre, argine al ritorno di ideologie fasciste, razziste e xenofobe. Ci auguriamo anche che qualche storico comasco capisca e comprenda la necessità della memoria che è esattamente il contrario dell’oblio che a volte si auspica.

 

La segreteria provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

 

COMUNICATO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE

Comunicato della Segreteria nazionale dell’ANPI sull’annunciata manifestazione del 28 ottobre a Roma di Forza Nuova

La Segreteria nazionale dell’ANPI, vista la gravissima provocazione che i movimenti neofascisti intendono porre in essere per il 28 ottobre, data carica di ricordi negativi e profondamente significativa per tutte le nefaste conseguenze che ne sono derivate, ritiene di non potersi limitare ad una protesta, pur doverosa e ferma, ma assume l’impegno con tutta l’ANPI di contrastare con forza una simile iniziativa, qualora essa non venga impedita dalle autorità pubbliche, non solo con la presenza nelle piazze di Roma il 28 ottobre, ma in tutte le piazze d’Italia, in cui le nostre organizzazioni ricorderanno e spiegheranno ai cittadini che cosa è stato il 28 ottobre e quanti lutti, dolore e sangue ne sono derivati per i cittadini e il Paese nel suo complesso durante il tragico ventennio fascista.
Rivolge un appello alle Istituzioni pubbliche competenti affinché assumano i provvedimenti necessari a proibire la preannunciata manifestazione, rilevando che è loro compito e dovere primario quello di pretendere e assicurare il rispetto della Costituzione nei suoi contenuti profondamente democratici e antifascisti. Peraltro non occorre la ricerca di chiare e particolari motivazioni, essendo manifesto che il riferimento al 28 ottobre è – di per sé – una evidente manifestazione di apologia del fascismo, repressa dalle leggi vigenti e respinta dall’intero contenuto della Costituzione.
Rivolge altresì un caldo appello a tutte le forze democratiche, partiti, associazioni e a tutti i cittadini affinché prendano posizione apertamente contro l’escalation di tipo neofascista e razzista che si sta verificando nel Paese.
In particolare è dovere degli intellettuali che amano la democrazia, non solo farsi sentire, ma usare gli strumenti della cultura e della informazione per far vivere la memoria, rivolgendosi particolarmente ai giovani che non hanno vissuto la tremenda esperienza del fascismo. Spetta a chi comprende e ricorda rendere evidente che siamo di fronte ad un vero, autentico e grave pericolo per la democrazia.
Si riserva di sottoporre al Comitato Nazionale, convocato per la prossima settimana, ulteriori proposte, perché la voce dell’ANPI si levi sempre più alta e forte in tutte le sedi d’Italia, non solo contro l’aberrante iniziativa che ci si propone di realizzare oggi, ma contro ogni tentativo di inquinamento della nostra democrazia, col rischio effettivo di un grave peggioramento delle condizioni complessive della convivenza civile. Abbiamo assistito a troppe manifestazioni neofasciste, abbiamo letto sul WEB cose addirittura raccapriccianti, per il loro contenuto di fascismo e razzismo. Ora basta!

La Segreteria nazionale ANPI

Roma, 8 settembre 2017

RISPOSTA AL DOTT. DIEGO MINONZIO, DIRETTORE DEL QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI COMO

Ringraziamo il direttore de La Provincia di Como Sig. Minonzio per aver espresso così chiaramente il suo punto di vista su fascismo e neofascismo nell’editoriale comparso domenica scorsa 16 luglio. 
Ci permetterà ora di esprimere le nostre ragioni, una su tutte: il fascismo e i neofascisti di oggi sono l’esatto contrario di tutto ciò che è scritto nella carta fondamentale del nostro paese, la Costituzione.
Riteniamo profondamente sbagliato sottovalutare e ridicolizzare i fenomeni neofascisti riconducendoli a semplice goliardata. Che possa accadere una cosa simile è inaccettabile in un paese che a causa del fascismo ha subito migliaia di morti, persecuzioni, deportazioni e una guerra devastante. 
Dispiace inoltre che il direttore Sig. Minonzio la voglia gettare in rissa da tribuna politica, tirando in ballo la sinistra e il Partito comunista, quando invece qui ci sono di mezzo i valori fondamentali della Repubblica italiana e le regole democratiche che come popolo ci siamo dati per la convivenza civile. 

Secondo il direttore Sig. Minonzio non si dovrebbe più parlare di fascismo e non si dovrebbe avere neppure il coraggio di parlare di neofascismo, di neonazismo e della loro grave diffusione tra le giovani generazioni. 
Eppure registriamo e denunciamo con grave preoccupazione un’escalation di azioni più o meno gravi, anche nella nostra provincia, perpetrate da movimenti, tifoserie sportive o fantomatiche associazioni culturali che si richiamano più o meno apertamente al fascismo o al nazismo: ricordiamo il blitz di Casapound nella sede del consiglio comunale di Milano o sulle spiagge di Ostia, per non parlare delle tante manifestazioni avvenute in Italia che inneggiano a Hitler e delle azioni intimidatorie, alcune anche violente, con evidenti connotazioni di razzismo, autoritarismo, omofobia e xenofobia.
Senza dimenticare le oltre cinquecento pagine sui social network che inneggiano al fascismo.

Non pensiamo certo che con una legge si risolvano questi problemi, perché ci vuole una coscienza collettiva antifascista che si deve continuare a coltivare e valorizzare nei cittadini, soprattutto nelle scuole. 
Questa proposta di legge a firma Emanuele Fiano che introduce il reato di propaganda del regime fascista e nazista anche sul web (a dire il vero le leggi ci sono già, vedi le cosiddette leggi Scelba e Mancino) crediamo vada nella direzione giusta.
Sicuramente le Istituzioni repubblicane devono applicare queste leggi, iniziando una volta per tutte a contrastare concretamente questi fenomeni che minacciano la democrazia.
Eppure il direttore Sig. Minonzio sostiene che queste leggi siano liberticide. Non esiste a nostro avviso insensatezza più grande di questa affermazione. 
Sono proprio i neofascisti, a cui il Sig. Minonzio vorrebbe lasciare il diritto di parola, coloro che disprezzano i principi e le regole democratiche e non riconoscono i valori fondanti di questa Repubblica, nata dalla lotta di Liberazione al nazifascismo, fatto che ricordiamo è avvenuto poco più di 70 anni fa e che è alla base della nostra identità nazionale.

Anpi sezione di Como “Perugino Perugini”
www.anpisezionecomo.net

Qui di seguito il link per leggere l’editoriale comparso su La Provincia di Como: 
www.laprovinciadicomo.it/stories/Editoriali/il-fascismo-macchietta-tra-bagnino-pirla-e-furbi_1243356_11/

PROPOSTA DI LEGGE N. 3343

Approda in aula, in questi giorni, la proposta di legge n. 3343, primo firmatario l’On. Fiano, per “l’introduzione dell’art. 293 bis del Codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazi-fascista”. Ne siamo contenti, anche perché questa proposta era stata presentata il 2 ottobre 2015 ed è arrivata in porto solo adesso, dopo un paio d’anni d’attesa. Ciò fa ben sperare anche per altre proposte di legge analoghe, tra cui una veramente importante perché riguarda le liste elettorali, di cui si è parlato molto in questo periodo, proprio per la presentazione di liste manifestamente fasciste. Forse sarebbe stato opportuno unificarle, queste proposte, per dar vita ad una trattazione congiunta, ampia ed approfondita, trattandosi di materia di estrema importanza, ma anche di particolare delicatezza. Personalmente, non credo che rilevi molto se una norma penale sia autonoma oppure inserita nel Codice penale.

Ciò che conta sono piuttosto due cose: che la legge sia in grado di superare gli ostacoli, che altre (per esempio la legge Scelba) hanno superato solo in parte; ed inoltre che non si crei il mito della legge come soluzione unica di problemi importanti e delicati. Quest’ultima richiesta l’abbiamo fatta anche a proposito di altre leggi, cui spesso si affidano speranze eccessive. La legge è efficace se tutto il sistema (di prevenzione e di repressione) funziona, se il “comando” che essa esprime è sentito in modo diffuso dai cittadini e percepito come impositivo, al di là della stessa previsione di sanzioni. Nel caso di specie, vedremo come andrà la discussione parlamentare, sperando che essa migliori la proposta, anziché ostacolarne gli effetti e soprattutto si trovi il modo di renderla conforme al sistema costituzionale, perché non accada (appunto) quello che è successo alla legge Scelba, di subire una sorta di “amputazione” ad opera della Corte Costituzionale. Certo, i diritti ci sono, anche quelli costituzionali; ma anche loro, hanno, a loro volta dei limiti; e in molti casi può accadere il fenomeno dell’abuso del diritto, inaccettabile, come di recente ha affermato, con chiare parole, la Corte di Strasburgo. Insomma, fare apologia a proposito di fascismo, in un Paese dotato di una Costituzione democratica e profondamente antifascista, dovrebbe essere impossibile perché vietato dalla legge e respinto dalla coscienza collettiva. Ho letto che qualcuno parla di leggi “liberticide”, proprio riferendosi a quelle che dovrebbero reprimere i comportamenti, le dichiarazioni, le esibizioni fasciste e razziste. Non credo che sia così: sono questi comportamenti ad essere lesivi dei princìpi e dei valori fondamentali previsti dalla Costituzione. Certo c’è una questione di proporzione e di rapporti tra diritti diversi; e di qui nasce la delicatezza del problema e la necessità che le leggi siano ben costruite per poter passare senza danno al vaglio della Corte costituzionale.
Ma l’occasione in cui si parla di una legge “di peso” è anche buona per ribadire che non ha consistenza il “mito” della legge, la quale, da sola, non può risolvere tutti i problemi. Nel nostro Paese c’è l’abitudine, di fronte a fatti clamorosamente negativi, di pensare subito a leggi nuove, a inasprimenti delle pene e così via. E’ un errore fatale, perché poi la realtà si incarica di dimostrare che la legge non basta se non è accompagnata da misure culturali e di formazione adeguate. Per questo, insisto da sempre sulla necessità della formazione di una coscienza collettiva antifascista che permei tutte le istituzioni, quelle centrali, quelle locali, induca i cittadini a schierarsi, a convincersi che il passato non può tornare e il male non deve prevalere. Questo va ricordato sempre, altrimenti si creano dei “miti”, poi difficili da sfatare. Sulla legge in discussione vorrei aggiungere ancora una considerazione positiva; c’è un giusto richiamo, nel capoverso della proposta ad un aggravamento di pena “se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici”. Era ora che questa materia entrasse anche nell’attenzione del legislatore; ed è positivo che ci sia riuscita, anche se in misura ancora limitata. Infatti, il problema della rete è tale da rendere necessaria una considerazione globale, sia sul piano della repressione che su quello della prevenzione e dei controlli. Di fatto, sulla rete c’è una libertà a dir poco pazzesca, di formulare enunciazioni fasciste e/o razziste, con enorme capacità di diffusione. Ma chi e come provvede a controllare, a contenere, a eliminare questo fenomeno, che sta raggiungendo proporzioni enormi? Qui davvero manca una legge, che non contenga solo divieti astratti, ma consenta anche di individuare e colpire le responsabilità. Se per la carta stampata, esiste la norma sul “direttore – responsabile”, per quanto riguarda il WEB, c’è ben poco. Ed allora, vengano avanti progetti e proposte dirette a regolare il fenomeno, rispettando i diritti lealmente esercitati e colpendo chi ne fa sistematicamente abuso. Una seria discussione parlamentare dovrebbe arrivare a cogliere i tanti aspetti di delicatezza anche di questa fattispecie e trovare le modalità di interventi efficaci e risolutivi, fornendo, inoltre, alla Polizia postale tutte le dotazioni materiali e personali di cui c’è bisogno, ma soprattutto dettando regole precise ed ineludibili. Sono pensieri che possono apparire addirittura inquietanti, a fronte delle carenze del nostro sistema. Ma ad ogni segnale positivo bisogna rispondere non tanto con formale ossequio, quanto con l’approfondimento “panoramico” di una situazione che oggi non è più tollerabile, e deve essere respinta dalle istituzioni nel loro complesso ma anche dell’intera collettività.


– Carlo Smuraglia ANPI News n° 253. –

COMITATO NAZIONALE ANPI

SI REALIZZI A MILANO UN VERO MUSEO NAZIONALE DELLA RESISTENZA

5 Luglio 2017

“L’ANPI nazionale ritiene che la comunità culturale e i cittadini debbano essere informati su quanto sta accadendo riguardo a quello che avrebbe dovuto essere il progetto del Museo Nazionale della Resistenza a Milano.

Museo al quale l’ANPI sarebbe stata favorevolissima, anche per la scelta di collocarlo nella città di Milano, purché si trattasse di un’opera di valore, realizzata con ampio consenso e con la collaborazione attiva delle Associazioni partigiane, in particolare dell’ANPI, e infine installata in una sede adeguata.

Al contrario, si sta verificando un fenomeno singolare: tutti gli atti e le convenzioni stipulate ufficialmente tra Comune, Ministero dei Beni culturali e INSMLI (oggi Istituto “Parri”) hanno fatto sempre riferimento alla istituzione di un MUSEO NAZIONALE DELLA RESISTENZA. Gradualmente, poi, questa denominazione è scomparsa, via via sostituita da formulazioni generiche e totalmente diverse (Spazio Resistenza, Spazio di riflessione ed interpretazione sulla Resistenza, etc.).

Questo è incomprensibile, perché o si fa un Museo oppure si fa una cosa diversa, non chiara peraltro, perché non si è ancora visto un progetto esecutivo.

Già questo è grave, ma lo è ancora di più se si considera che tutta l’operazione è stata ed è portata avanti senza la partecipazione e il coinvolgimento delle Associazioni partigiane e, in particolare, ripetiamo, dell’ANPI che del problema si è più volte interessata, con poco successo.

Ora, un Museo (o quello che sia) non può prescindere dalla memoria e dai suoi principali depositari, a nulla servendo la promessa che poi vi sarà un coinvolgimento nella fase di gestione (vale a dire a cose fatte ed esattamente come in un condominio).

Ma ancora: un Museo, ancorché multimediale, interattivo e moderno, ha bisogno di spazi non solo per le sue istallazioni (anche le più avanzate), ma anche per garantire la fruibilità a studiosi, scolaresche, visite collettive, etc.

Qui sorge un altro problema, perché questa cosa indefinita la si vuol collocare in uno spazio angusto e inadeguato, all’interno della Casa della Memoria, un luogo, peraltro, già riservato all’uso pubblico da parte delle Associazioni, insediato in un edificio che, fra l’altro, non è in grado di accogliere neppure tutto il materiale (vistoso e pesante) dell’ex INSMLI. Una contraddizione, in termini, e un grande pregiudizio sia per la futura istituzione, sia per coloro che lavorano nella Casa della Memoria. Gli inconvenienti suindicati sono tutti assai gravi se avranno concreta realizzazione e metteranno a rischio la credibilità e il buon nome degli stessi organismi ed enti partecipanti ad un’operazione che si presenta già con una serie di handicap, sopra sommariamente descritti.

L’intera questione deve essere sottoposta a revisione totale, consultando esperti, acquisendo conoscenze di similari esperienze straniere, avviando un serio confronto sui modi per superare le difficoltà e incomprensioni di cui si è detto.

L’ANPI, convinta che un Museo Nazionale della Resistenza, a Milano, sia veramente di essenziale importanza, è disponibile a dare tutta la collaborazione necessaria per giungere ad una soluzione ragionevole, non invece a consentire un’ipotesi riduttiva ed “escludente”, in certo modo incomprensibile, non degna di inserirsi nella “linea museale” da cui il Comune di Milano trae grande vanto.

Non si tratta di differire all’infinito un’opera, che è invece necessaria, ma di farla bene, con tutti i crismi culturali, storici e politici e con la partecipazione di tutti i soggetti direttamente interessati.

Siamo ancora in tempo a sospendere un’iniziativa che non recherebbe alcun vantaggio culturale e storico e apparirebbe negativa per la stessa immagine di chi la propone.

Si proceda ad un rapida verifica delle esperienze straniere in questo campo, si ascolti la cultura italiana e l’ANPI, ricollocando il progetto nel suo binario iniziale (il Museo della Resistenza) ma con modalità tutt’affatto diverse. Non si escluda a priori l’idea di realizzare sul tema un seminario ad alto livello.

Questo comunicato verrà ampiamente diffuso, affinché tutti conoscano di che cosa si tratta realmente e si acquisiscano anche i pareri di esperti storici”.

 

Il Comitato Nazionale ANPI

5 luglio 2017

IRRUZIONE A PALAZZO MARINO

Dopo la condanna dell’irruzione dei fascisti di Casa Pound, avvenuta nel pomeriggio di giovedì 29 giugno a Palazzo Marino durante la seduta del Consiglio Comunale, l’ANPI con le altre forze democratiche e antifasciste organizzano per

sabato 8 luglio p.v.  ore 9,30

una manifestazione presso la Sala Alessi di Palazzo Marino, Milano

con la presenza del Sindaco Sala e del Presidente Nazionale ANPI Carlo Smuraglia.

 

Milano, città medaglia d’oro della Resistenza non può tollerare di essere offesa dai militanti di Casa Pound che si proclamano fascisti del terzo millennio.

La risposta alle azioni squadristiche deve essere forte e ferma, per cui invitiamo le nostre sezioni ad essere presenti. In allegato locandina con il programma.

I compagni e gli amici interessati a partecipare possono scrivere a: anpiprovincialecomo@gmail.com  o telefonare al 3356056769

(per essere in tanti con poche macchine).

GRAVISSIMO EPISODIO

Ferma condanna dell’ANPI per l’irruzione di CasaPound a Palazzo Marino

30 Giugno 2017