L’ANPI CONDANNA SENZA ESITAZIONI LE VIOLENZE COMMESSE DOPO LA LIBERAZIONE

L’Anpi condanna senza esitazioni tutto ciò che di violento e odioso sia accaduto dopo la Liberazione”

20 Settembre 2017

COMUNICATO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE

Comunicato della Segreteria nazionale dell’ANPI sull’annunciata manifestazione del 28 ottobre a Roma di Forza Nuova

La Segreteria nazionale dell’ANPI, vista la gravissima provocazione che i movimenti neofascisti intendono porre in essere per il 28 ottobre, data carica di ricordi negativi e profondamente significativa per tutte le nefaste conseguenze che ne sono derivate, ritiene di non potersi limitare ad una protesta, pur doverosa e ferma, ma assume l’impegno con tutta l’ANPI di contrastare con forza una simile iniziativa, qualora essa non venga impedita dalle autorità pubbliche, non solo con la presenza nelle piazze di Roma il 28 ottobre, ma in tutte le piazze d’Italia, in cui le nostre organizzazioni ricorderanno e spiegheranno ai cittadini che cosa è stato il 28 ottobre e quanti lutti, dolore e sangue ne sono derivati per i cittadini e il Paese nel suo complesso durante il tragico ventennio fascista.
Rivolge un appello alle Istituzioni pubbliche competenti affinché assumano i provvedimenti necessari a proibire la preannunciata manifestazione, rilevando che è loro compito e dovere primario quello di pretendere e assicurare il rispetto della Costituzione nei suoi contenuti profondamente democratici e antifascisti. Peraltro non occorre la ricerca di chiare e particolari motivazioni, essendo manifesto che il riferimento al 28 ottobre è – di per sé – una evidente manifestazione di apologia del fascismo, repressa dalle leggi vigenti e respinta dall’intero contenuto della Costituzione.
Rivolge altresì un caldo appello a tutte le forze democratiche, partiti, associazioni e a tutti i cittadini affinché prendano posizione apertamente contro l’escalation di tipo neofascista e razzista che si sta verificando nel Paese.
In particolare è dovere degli intellettuali che amano la democrazia, non solo farsi sentire, ma usare gli strumenti della cultura e della informazione per far vivere la memoria, rivolgendosi particolarmente ai giovani che non hanno vissuto la tremenda esperienza del fascismo. Spetta a chi comprende e ricorda rendere evidente che siamo di fronte ad un vero, autentico e grave pericolo per la democrazia.
Si riserva di sottoporre al Comitato Nazionale, convocato per la prossima settimana, ulteriori proposte, perché la voce dell’ANPI si levi sempre più alta e forte in tutte le sedi d’Italia, non solo contro l’aberrante iniziativa che ci si propone di realizzare oggi, ma contro ogni tentativo di inquinamento della nostra democrazia, col rischio effettivo di un grave peggioramento delle condizioni complessive della convivenza civile. Abbiamo assistito a troppe manifestazioni neofasciste, abbiamo letto sul WEB cose addirittura raccapriccianti, per il loro contenuto di fascismo e razzismo. Ora basta!

La Segreteria nazionale ANPI

Roma, 8 settembre 2017

PROPOSTA DI LEGGE N. 3343

Approda in aula, in questi giorni, la proposta di legge n. 3343, primo firmatario l’On. Fiano, per “l’introduzione dell’art. 293 bis del Codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazi-fascista”. Ne siamo contenti, anche perché questa proposta era stata presentata il 2 ottobre 2015 ed è arrivata in porto solo adesso, dopo un paio d’anni d’attesa. Ciò fa ben sperare anche per altre proposte di legge analoghe, tra cui una veramente importante perché riguarda le liste elettorali, di cui si è parlato molto in questo periodo, proprio per la presentazione di liste manifestamente fasciste. Forse sarebbe stato opportuno unificarle, queste proposte, per dar vita ad una trattazione congiunta, ampia ed approfondita, trattandosi di materia di estrema importanza, ma anche di particolare delicatezza. Personalmente, non credo che rilevi molto se una norma penale sia autonoma oppure inserita nel Codice penale.

Ciò che conta sono piuttosto due cose: che la legge sia in grado di superare gli ostacoli, che altre (per esempio la legge Scelba) hanno superato solo in parte; ed inoltre che non si crei il mito della legge come soluzione unica di problemi importanti e delicati. Quest’ultima richiesta l’abbiamo fatta anche a proposito di altre leggi, cui spesso si affidano speranze eccessive. La legge è efficace se tutto il sistema (di prevenzione e di repressione) funziona, se il “comando” che essa esprime è sentito in modo diffuso dai cittadini e percepito come impositivo, al di là della stessa previsione di sanzioni. Nel caso di specie, vedremo come andrà la discussione parlamentare, sperando che essa migliori la proposta, anziché ostacolarne gli effetti e soprattutto si trovi il modo di renderla conforme al sistema costituzionale, perché non accada (appunto) quello che è successo alla legge Scelba, di subire una sorta di “amputazione” ad opera della Corte Costituzionale. Certo, i diritti ci sono, anche quelli costituzionali; ma anche loro, hanno, a loro volta dei limiti; e in molti casi può accadere il fenomeno dell’abuso del diritto, inaccettabile, come di recente ha affermato, con chiare parole, la Corte di Strasburgo. Insomma, fare apologia a proposito di fascismo, in un Paese dotato di una Costituzione democratica e profondamente antifascista, dovrebbe essere impossibile perché vietato dalla legge e respinto dalla coscienza collettiva. Ho letto che qualcuno parla di leggi “liberticide”, proprio riferendosi a quelle che dovrebbero reprimere i comportamenti, le dichiarazioni, le esibizioni fasciste e razziste. Non credo che sia così: sono questi comportamenti ad essere lesivi dei princìpi e dei valori fondamentali previsti dalla Costituzione. Certo c’è una questione di proporzione e di rapporti tra diritti diversi; e di qui nasce la delicatezza del problema e la necessità che le leggi siano ben costruite per poter passare senza danno al vaglio della Corte costituzionale.
Ma l’occasione in cui si parla di una legge “di peso” è anche buona per ribadire che non ha consistenza il “mito” della legge, la quale, da sola, non può risolvere tutti i problemi. Nel nostro Paese c’è l’abitudine, di fronte a fatti clamorosamente negativi, di pensare subito a leggi nuove, a inasprimenti delle pene e così via. E’ un errore fatale, perché poi la realtà si incarica di dimostrare che la legge non basta se non è accompagnata da misure culturali e di formazione adeguate. Per questo, insisto da sempre sulla necessità della formazione di una coscienza collettiva antifascista che permei tutte le istituzioni, quelle centrali, quelle locali, induca i cittadini a schierarsi, a convincersi che il passato non può tornare e il male non deve prevalere. Questo va ricordato sempre, altrimenti si creano dei “miti”, poi difficili da sfatare. Sulla legge in discussione vorrei aggiungere ancora una considerazione positiva; c’è un giusto richiamo, nel capoverso della proposta ad un aggravamento di pena “se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici”. Era ora che questa materia entrasse anche nell’attenzione del legislatore; ed è positivo che ci sia riuscita, anche se in misura ancora limitata. Infatti, il problema della rete è tale da rendere necessaria una considerazione globale, sia sul piano della repressione che su quello della prevenzione e dei controlli. Di fatto, sulla rete c’è una libertà a dir poco pazzesca, di formulare enunciazioni fasciste e/o razziste, con enorme capacità di diffusione. Ma chi e come provvede a controllare, a contenere, a eliminare questo fenomeno, che sta raggiungendo proporzioni enormi? Qui davvero manca una legge, che non contenga solo divieti astratti, ma consenta anche di individuare e colpire le responsabilità. Se per la carta stampata, esiste la norma sul “direttore – responsabile”, per quanto riguarda il WEB, c’è ben poco. Ed allora, vengano avanti progetti e proposte dirette a regolare il fenomeno, rispettando i diritti lealmente esercitati e colpendo chi ne fa sistematicamente abuso. Una seria discussione parlamentare dovrebbe arrivare a cogliere i tanti aspetti di delicatezza anche di questa fattispecie e trovare le modalità di interventi efficaci e risolutivi, fornendo, inoltre, alla Polizia postale tutte le dotazioni materiali e personali di cui c’è bisogno, ma soprattutto dettando regole precise ed ineludibili. Sono pensieri che possono apparire addirittura inquietanti, a fronte delle carenze del nostro sistema. Ma ad ogni segnale positivo bisogna rispondere non tanto con formale ossequio, quanto con l’approfondimento “panoramico” di una situazione che oggi non è più tollerabile, e deve essere respinta dalle istituzioni nel loro complesso ma anche dell’intera collettività.


– Carlo Smuraglia ANPI News n° 253. –

COMITATO NAZIONALE ANPI

SI REALIZZI A MILANO UN VERO MUSEO NAZIONALE DELLA RESISTENZA

5 Luglio 2017

“L’ANPI nazionale ritiene che la comunità culturale e i cittadini debbano essere informati su quanto sta accadendo riguardo a quello che avrebbe dovuto essere il progetto del Museo Nazionale della Resistenza a Milano.

Museo al quale l’ANPI sarebbe stata favorevolissima, anche per la scelta di collocarlo nella città di Milano, purché si trattasse di un’opera di valore, realizzata con ampio consenso e con la collaborazione attiva delle Associazioni partigiane, in particolare dell’ANPI, e infine installata in una sede adeguata.

Al contrario, si sta verificando un fenomeno singolare: tutti gli atti e le convenzioni stipulate ufficialmente tra Comune, Ministero dei Beni culturali e INSMLI (oggi Istituto “Parri”) hanno fatto sempre riferimento alla istituzione di un MUSEO NAZIONALE DELLA RESISTENZA. Gradualmente, poi, questa denominazione è scomparsa, via via sostituita da formulazioni generiche e totalmente diverse (Spazio Resistenza, Spazio di riflessione ed interpretazione sulla Resistenza, etc.).

Questo è incomprensibile, perché o si fa un Museo oppure si fa una cosa diversa, non chiara peraltro, perché non si è ancora visto un progetto esecutivo.

Già questo è grave, ma lo è ancora di più se si considera che tutta l’operazione è stata ed è portata avanti senza la partecipazione e il coinvolgimento delle Associazioni partigiane e, in particolare, ripetiamo, dell’ANPI che del problema si è più volte interessata, con poco successo.

Ora, un Museo (o quello che sia) non può prescindere dalla memoria e dai suoi principali depositari, a nulla servendo la promessa che poi vi sarà un coinvolgimento nella fase di gestione (vale a dire a cose fatte ed esattamente come in un condominio).

Ma ancora: un Museo, ancorché multimediale, interattivo e moderno, ha bisogno di spazi non solo per le sue istallazioni (anche le più avanzate), ma anche per garantire la fruibilità a studiosi, scolaresche, visite collettive, etc.

Qui sorge un altro problema, perché questa cosa indefinita la si vuol collocare in uno spazio angusto e inadeguato, all’interno della Casa della Memoria, un luogo, peraltro, già riservato all’uso pubblico da parte delle Associazioni, insediato in un edificio che, fra l’altro, non è in grado di accogliere neppure tutto il materiale (vistoso e pesante) dell’ex INSMLI. Una contraddizione, in termini, e un grande pregiudizio sia per la futura istituzione, sia per coloro che lavorano nella Casa della Memoria. Gli inconvenienti suindicati sono tutti assai gravi se avranno concreta realizzazione e metteranno a rischio la credibilità e il buon nome degli stessi organismi ed enti partecipanti ad un’operazione che si presenta già con una serie di handicap, sopra sommariamente descritti.

L’intera questione deve essere sottoposta a revisione totale, consultando esperti, acquisendo conoscenze di similari esperienze straniere, avviando un serio confronto sui modi per superare le difficoltà e incomprensioni di cui si è detto.

L’ANPI, convinta che un Museo Nazionale della Resistenza, a Milano, sia veramente di essenziale importanza, è disponibile a dare tutta la collaborazione necessaria per giungere ad una soluzione ragionevole, non invece a consentire un’ipotesi riduttiva ed “escludente”, in certo modo incomprensibile, non degna di inserirsi nella “linea museale” da cui il Comune di Milano trae grande vanto.

Non si tratta di differire all’infinito un’opera, che è invece necessaria, ma di farla bene, con tutti i crismi culturali, storici e politici e con la partecipazione di tutti i soggetti direttamente interessati.

Siamo ancora in tempo a sospendere un’iniziativa che non recherebbe alcun vantaggio culturale e storico e apparirebbe negativa per la stessa immagine di chi la propone.

Si proceda ad un rapida verifica delle esperienze straniere in questo campo, si ascolti la cultura italiana e l’ANPI, ricollocando il progetto nel suo binario iniziale (il Museo della Resistenza) ma con modalità tutt’affatto diverse. Non si escluda a priori l’idea di realizzare sul tema un seminario ad alto livello.

Questo comunicato verrà ampiamente diffuso, affinché tutti conoscano di che cosa si tratta realmente e si acquisiscano anche i pareri di esperti storici”.

 

Il Comitato Nazionale ANPI

5 luglio 2017

GRAVISSIMO EPISODIO

Ferma condanna dell’ANPI per l’irruzione di CasaPound a Palazzo Marino

30 Giugno 2017

LISTE FASCISTE ALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE

“La risposta delle Istituzioni alla presenza di liste fasciste nelle elezioni amministrative è del tutto inconsistente”

15 Giugno 2017

ANPI NAZIONALE

“È in atto una vergognosa offensiva contro l’ANPI. Si salvaguardi l’unità del 25 aprile”

21 Aprile 2017

COMUNICATO STAMPA

 La Segreteria Nazionale ANPI: “È in atto una vergognosa offensiva contro l’ANPI. Si salvaguardi l’unità del 25 aprile”

Il 25 aprile è diventato, a Roma, l’occasione per discussioni pretestuose e per attacchi nei confronti dell’ANPI.

Ce ne dogliamo molto, perché la Festa della Liberazione dovrebbe essere unitaria e concentrata sui ricordi, sui valori, sul presente e sul futuro.

Nella convinzione che si tratti di una delle giornate più significative ed importanti per la storia del nostro Paese, lasciamo da parte le polemiche sulle quali torneremo, semmai, in seguito, anche per cercare di indurre certi incauti commentatori politici a vergognarsi delle loro offensive elucubrazioni.

Adesso, il problema vero è la riuscita della manifestazione a Roma, come in tutto il resto d’Italia. Noi speriamo sinceramente che ognuno ci ripensi, sia che si tratti della Comunità ebraica, sia che si tratti del Partito Democratico, al quale vogliamo solo ricordare che non è il corteo ad essere divisivo (ché anzi è stato immaginato e costruito come assolutamente unitario). E che la tradizione di ogni partito che si rifaccia alla democrazia non può che essere quella del rispetto dei valori unitari della Resistenza e della valorizzazione di queste pagine, tra le più belle della nostra storia.

L’ANPI nazionale ha invitato tutte le organizzazioni periferiche a dar vita a manifestazioni imperniate sulla Resistenza, sulla Liberazione, sull’antifascismo e sulla piena attuazione della Costituzione. Il nostro fermo desiderio è che ciò avvenga in modo unitario e con una partecipazione massiccia, talché anche eventuali dissidenze (di cui saremmo comunque assai dispiaciuti) risultino secondarie e accessorie rispetto alla grandezza corale di un giorno di festa che è e deve essere di tutti.

Di qui il nostro fermo invito, a nome dei combattenti per la libertà, che rappresentiamo e rappresenteremo sempre, checché ne dicano certi articolisti che ignorano i principi affermati anche da numerose sentenze, è rivolto a tutti gli italiani e a tutte le italiane, da Roma a Milano, da Reggio Calabria a Torino, da Palermo a Bologna perché partecipino in massa e con entusiasmo ad una giornata dedicata ai valori fondamentali della Carta Costituzionale e dunque della nostra stessa convivenza civile.

Le bandiere fondamentali saranno quelle della Pace e della Resistenza; chi intende disturbare sarà isolato pur con i mezzi limitati di cui disponiamo. Le partigiane e i partigiani che hanno combattuto a fianco delle brigate ebraiche nel Ravennate, con l’Ottava Armata, non tollereranno che ad esse si manchi di rispetto, perché esse saranno presenti – lo auspichiamo – a pieno titolo. La piazza è di tutti, in un giorno di festa nazionale, ma a condizione che tutti usino rispetto per le idee degli altri, riguardo per la Resistenza, amore per la Costituzione.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

Roma, 21 aprile 2017

APPELLO DELL’ ANPI

APPELLO DELL’ANPI PER IL 25 APRILE: “ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L’ITALIA”

19 Aprile 2017

APPELLO DELL’ANPI PER IL 25 APRILE

Il 25 aprile è la festa di tutte le italiane e gli italiani. Delle loro radici e del loro futuro. Ricordiamo i combattenti per la libertà, i loro sogni di democrazia, uguaglianza e felicità, il portare avanti con coraggio e tenacia la loro speranza di un Paese civile, giusto, solidale. Festeggiamo la Costituzione nel 70° anniversario della sua approvazione. Quello straordinario lavoro di concordia e responsabilità che condusse alla scrittura delle regole e della sostanza democratica della vita collettiva. Principi e valori realizzati solo in parte se guardiamo alla situazione complessiva dell’Italia dove un diritto elementare, come quello al lavoro, in particolare per i giovani, è disatteso, dove l’attuale modo di far politica per lo più allontana, invece di stimolare e promuovere la partecipazione popolare, dove l’orizzonte antifascista non è ancora pienamente patrimonio dello Stato in ogni sua espressione.

Dobbiamo essere uniti e tanti. A trasmetterci la voglia di essere parte attiva dell’irrimandabile processo di attuazione integrale della Costituzione, di contrasto ai troppi neofascismi che impazzano nelle strade e per il web illudendo una parte delle giovani generazioni, di costruzione di una diffusa e forte cultura del dialogo, della solidarietà, della pace.

Dobbiamo darci appuntamento per tutti i giorni a venire. Il 25 aprile rappresenti un impegno quotidiano a sentirci una comunità in marcia verso una democrazia realizzata fino in fondo.

Con l’entusiasmo e le capacità di ognuno.

Buona Liberazione.

 

19 aprile 2017

COMUNICATO

Il 25 aprile a Milano: “Cambiare il Paese nel solco dell’antifascismo e della Costituzione”

3 Aprile 2017

Martedì 25 aprile 2017 – Milano

Deposizione di corone alle lapidi e monumenti che ricordano i Caduti per la Libertà: ore 9,00 piazza Tricolore, Monumento alla Guardia di Finanza; ore 9,15 Palazzo Isimbardi, lapide che ricorda i Caduti in guerra; ore 9,30 Palazzo Marino, lapide riproducente la motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Città di Milano; ore 10,00 piazza Sant’Ambrogio, Sacrario dei Caduti di tutte le guerre; ore 10,15 Campo Giuriati, omaggio ai Martiri del Campo Giuriati; ore 10,30 piazzale Loreto, omaggio ai Quindici Martiri.

MANIFESTAZIONE CENTRALE

Concentramento dei partecipanti al corteo lungo corso Venezia a partire dalle ore 14,00. Il corteo raggiungerà piazza Duomo percorrendo le vie del centro città.

Ore 15,30 palco piazza Duomo interventi di:

Giuseppe Sala, Sindaco di Milano;

Carlo Smuraglia, Presidente nazionale dell’ANPI;

Carmelo Barbagallo, Segretario generale della UIL;

Awa Kane, migrante;

Giuliano Banfi, Vicepresidente dell’ANED di Milano;

PIETRO GRASSO, Presidente del Senato.

Introduce e coordina: Roberto Cenati, Presidente del Comitato Permanente Antifascista.

Al termine della manifestazione il coro “Suoni e l’ANPI” intonerà Bella Ciao.

 

 

APPELLO DEL COMITATO PERMANENTE ANTIFASCISTA CONTRO IL TERRORISMO

PER LA DIFESA DELL’ORDINE REPUBBLICANO

 

Cambiare il Paese nel solco dell’antifascismo e della Costituzione

La Costituzione, di cui quest’anno ricorre il settantesimo anniversario dell’approvazione, è nata dalla Resistenza che è il fondamento storico dello Stato nel quale viviamo, della Repubblica, della democrazia in Italia. Tutti gli articoli della Costituzione rivelano la preoccupazione, sentita dai Costituenti, di non ricadere negli errori e nella vergogna provocati dall’avvento del fascismo nel nostro Paese. Ma dalla Costituzione emerge netta anche la volontà, l’impegno di trasformare il presente, di camminare nella direzione di un profondo cambiamento del Paese. A settant’anni di distanza dalla data della sua approvazione, la nostra Carta Costituzionale attende ancora di essere pienamente attuata nei suoi princìpi fondamentali. Siamo di fronte, nel nostro Paese, travagliato da una gravissima crisi economica, ad una pesantissima caduta dell’etica pubblica, al manifestarsi quasi quotidiano di fenomeni di corruzione. La conseguenza inevitabile di questa deriva è costituita dalla perdita di fiducia e dal diffondersi di un acuto disinteresse da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni e della politica. Il distacco dei cittadini dalle istituzioni e dalla politica va affrontato con una profonda rigenerazione della politica che favorisca anche, in ogni forma, la partecipazione, che è il vero sale della democrazia. Al lavoro, valore fondante della Repubblica, deve essere restituito il suo ruolo e la sua dignità, eliminando il contrasto stridente tra i princìpi costituzionali e la durissima realtà del nostro Paese. I giovani, in particolare, avvertono drammaticamente il disagio di non poter accedere al mondo delle professioni, di dare dunque fattivo sviluppo alle proprie capacità in coerenza coi sacrifici messi in campo per studiare e ottenere competenze. Occorre ribadire ancora una volta che i valori a cui ispirarsi sono solo e sempre quelli di una democrazia fondata sulla rappresentanza, sulla partecipazione, sull’equilibrio dei poteri, sul rispetto della persona umana e della legalità, da parte di tutti.

 

Non è più tollerabile, inoltre che si ripetano, con sempre maggiore frequenza, nel nostro Paese, manifestazioni di movimenti neofascisti, antisemiti e xenofobi, in netto contrasto col principio di eguaglianza e col carattere antifascista della Costituzione repubblicana. Nella ricorrenza del settantaduesimo anniversario della Liberazione e del 70° anniversario dell’approvazione della Costituzione Repubblicana, dobbiamo assumere l’impegno solenne a realizzare gli ideali per cui tanti sacrifici sono stati compiuti dai Combattenti per la Libertà e a tradurre nella realtà i valori contenuti nella nostra Costituzione, consegnando ai giovani la speranza di un futuro migliore, in un’Italia libera e democratica e in un’Europa unita e sociale. Il nostro Continente attraversato da un pericoloso rifiorire di movimenti antisemiti, xenofobi e razzisti deve ritrovare lo spirito che fu, sessant’anni fa, all’origine della sottoscrizione dei Trattati di Roma in nome dei grandi ideali di pace, di libertà, di democrazia, ponendo al primo posto, il dovere della solidarietà e dell’accoglienza nei confronti delle centinaia di migliaia di esseri umani che fuggono dalle guerre e dalla fame e che cercano rifugio nei Paesi europei.

MORTO IL PARTIGIANO DAL VERME

… “Tutte le volte che uomini e donne si stringono intorno a qualche cosa che sia un altare, che sia una bandiera, che sia un discorso, che sia una mensa, un battesimo, un funerale è sempre un momento estremamente importante. Prima di tutto perché l’uomo esce dal suo interesse personale, esce dal suo rischio di vita e non è più un individuo, è un NOI. Quando gli uomini diventano un NOI sono una forza enorme, dobbiamo ritrovare la capacità di essere un NOI” …

Luchino Dal Verme

 

E’ morto a 103 anni nell’Oltrepo Pavese il conte Luchino Dal Verme, grande protagonista della Resistenza. Con il nome di battaglia di ‘Maino’ ha guidato l’88esima brigata Casotti e la “Gramsci” della divisione Garibaldi, partecipando a numerose azioni di guerra. La sua brigata fu tra le prime a raggiungere Milano nel 1945.