LA SCUOLA PUBBLICA

Assoluto rispetto della scuola pubblica

 

Assoluto rispetto della scuola pubblica. Lo chiede la segreteria nazionale dell’Anpi aderendo allo stesso tempo all’appello lanciato dal giornale l’Unità. Questo il testo della nota: “Signor Presidente del Consiglio, i partigiani, gli antifascisti, i democratici dell’ANPI le chiedono assoluto rispetto della scuola pubblica”.

“E’ suo dovere – si sottolinea – costituzionale valorizzarla e sostenerla, non insultarla. E’ inammissibile il trattamento riservato a quanti, ogni giorno, con impareggiabile senso di responsabilità, dedicano la propria vita, accettando misere condizioni economiche, all’educazione dei nostri ragazzi, al loro futuro civile e professionale”.

“Gli insegnanti – si aggiunge – meritano parole ben diverse da un capo del governo. L’Italia è stanca di essere maltrattata, di vedere maltrattata e minacciata la garante suprema dei suoi diritti, della sua convivenza civile, quella Costituzione
nata dal sangue, dal sacrificio di donne e uomini che non hanno esitato un istante a battersi per la libertà del proprio Paese.
Rispetto, Presidente. Rispetto”.

 

MEDITERRANEO DEI GELSOMINI

MEDITERRANEO DEI GELSOMINI

L’ ANPI aderisce all’appello del Mediterraneo dei Gelsomini.

La strage che si sta consumando in Libia deve interrogare le coscienze di tutti i sinceri antifascisti e democratici ” non possiamo restare in silenzio” recita l’appello e noi lo sottoscriviamo con forza e profondo senso di responsabilità.

L’ANPI invita tutti i suoi iscritti a partecipare a tutte quelle iniziative volte a sollecitare i governi di tutto il mondo a porre fine ad un massacro che uccide la democrazia, la sacrosanta richiesta di democrazia che non può non essere inascoltata.

SEGRETERIA ANPI NAZIONALE

LA DIGNITA’ DI UNA NAZIONE

Non abbiamo nessun ruolo per fornire suggerimenti utili a uscire da una situazione che fa vergognare molti italiani.
È nostro diritto però chiedere a tutti i democratici e a tutti coloro che hanno a cuore il destino di un Paese nato con il contributo di amore e anche di sangue  di tanti giovani che sognavano semplicemente la libertà, di unirsi e di fare quanto possono, senza egoismi, retropensieri, calcoli interessati e di parte, per restituire all’Italia e agli italiani pulizia morale e senso dello Stato

 Comitato ANPI Nazionale

L’ANPI A FAVORE DEI GIUDICI

“Siamo profondamente indignati per i continui, violenti, volgari attacchi alla Magistratura ed alla Corte Costituzionale. Evidentemente, c’e’ chi vuole disconoscere princi’pi e valori fondamentali della Costituzione, come la divisione dei poteri, l’autonomia e indipendenza della Magistratura, la funzione di garanzia della Corte Costituzionale, il rispetto dovuto alle istituzioni. E’ una campagna vergognosa, condotta in prima persona da esponenti del Governo, per denigrare e delegittimare organi fondamentali di garanzia come la Magistratura e la Corte Costituzionale”.

Lo afferma carlo Smuraglia, presidente della sezione milanese dell’Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani, commentando le affermazione del premier Silvio Berlusconi sui magistrati.

Comunicato delle donne Anpi

Le donne dell’Anpi: ridiamo dignità all’Italia

Il coordinamento femminile nazionale dell’Associazione sottoscrive l’appello lanciato dall’Unità

 

 “Mobilitiamoci per ridare dignità all’Italia”. Un appello che spontaneamente e contemporaneamente è stato lanciato in diverse città d’Italia e sottoscritto rapidamente da migliaia di uomini e donne.
Un appello che è stato pure rilanciato dalle colonne dell’Unità, dal direttore Concita De Gregorio. Una mobilitazione che ha il completo appoggio dell’Anpi.
E in particolare delle donne iscritte all’Associazione. Che attraverso il coordinamento femminile nazionale hanno diffuso una secca presa di pozione. .
“Come partigiane e come antifasciste siamo con tutte coloro che hanno risposto all’appello doveroso e appassionato de l’Unità. Questo anche a nome delle donne che nella Resistenza, per la propria dignità e per quella del proprio Paese, hanno pagato con la vita e sacrificato la propria giovinezza. Nel loro nome affermiamo con forza che il Presidente del Consiglio: offende ed umilia la loro memoria e le tante che nella democrazia si sono conquistate un nuovo posto nella società e nuovi diritti grazie al proprio impegno, alle proprie capacità, alla propria passione civile. Calpesta la Costituzione ed i valori su cui si basano l’autorevolezza, la credibilità, la dignità delle istituzioni”.
“ Con il suo stile di vita, e la sua idea delle donne, degna del peggiore machismo fascista – conclude il documento del coordinamento femminile nazionale dell’Anpi –  lancia ai giovani e alle ragazze di oggi un messaggio devastante. Tutto ciò non è più tollerabile. Se ne deve andare. Ciò che accade interroga ciascuna di noi, la nostra coscienza, la nostra dignità, la nostra responsabilità. Diamo voce e visibilità alla nostra indignazione, diamo voce alle donne “vere”, che non vogliono svendere il proprio bene più prezioso: il rispetto per se stesse e l’amore per il proprio Paese

GIORNATA STATI VEGETATIVI

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MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE DELL’ANPI RAIMONDO RICCI

MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE RAIMONDO RICCI

Care compagne e cari compagni,
ritengo sia doveroso, in queste ultime settimane di dicembre 2010, compiere con voi una valutazione in ordine alle novità che sono intervenute sulla scena della politica italiana, sulle prospettive e sulle alternative che in ordine ad essa stanno maturando. Sul ruolo che la nostra associazione, l’ ANPI, è chiamata a svolgere in nome dei valori, dei principi e degli impegni che caratterizzano la nostra stessa ragion d’essere.
Il presente messaggio non è peraltro indirizzato soltanto ai militanti della Nostra Associazione e delle altre associazioni che intendono mantenere viva la memoria della Resistenza e di tutto ciò che essa ha rappresentato e tuttora rappresenta nella storia d’Italia. È diretto anche e soprattutto alle forze politiche cui spetta il compito di garantire quanto più possibile, in una fase di profonda crisi globale, il progresso e il benessere della nostra comunità nazionale. Inoltre questo messaggio deve essere valutato da parte di ogni componente della nostra comunità, a cominciare dalle generazioni più giovani; e ciò al fine di contribuire a quel risveglio delle coscienze oggi più che mai indispensabile.
Non credo sia necessario enumerare in dettaglio tutti i comportamenti personali e quelli relativi alla gestione politica instaurati dal premier e dai suoi sodali.
Tutte le insufficienze, le deviazioni da un trasparente rispetto dei principi e delle regole sanciti dalla nostra Costituzione, le arbitrarietà anche interpretative che si collocano del tutto al di fuori della nostra Carta fondamentale e le illusioni sull’oggettiva realtà dei problemi che travagliano il nostro Paese. L’uso di aggressioni mediatiche nei confronti di chi non si attiene o si ribella a quelle illusioni. Il tentativo di stravolgere la Costituzione realizzato a livello parlamentare da una maggioranza ottenuta dal premier con gli strumenti di un populismo mediatico e fortunatamente bocciato da una larga maggioranza del popolo con il referendum del giugno 2006. L’attacco martellante nei confronti delle istituzioni di garanzia previste dalla Costituzione, a cominciare dalla Magistratura, un attacco alcuna volta esteso al Presidente della Repubblica che oggi può definirsi il più solido baluardo contro una minacciata deriva autoritaria. La tolleranza da parte del premier di attività contrarie alle leggi vigenti. L’ossessiva volontà di ricorrere a leggi “ad personam” per fronteggiare i propri guai giudiziari, senza curarsi (vedi la legge sul cosiddetto processo breve) degli effetti di cancellazione di migliaia di processi in corso.
Ossessione affiancata da una pretesa riforma della giustizia indirizzata ad aggredire il requisito di autonomia e indipendenza della Magistratura e a sottrarre ad essa strumenti indispensabili per l’accertamento di reati, anche molto gravi, come quelli concernenti la criminalità organizzata.
Il complesso delle attività sopra citate è stato tale da suscitare il dissenso e la reazione di una parte stessa della destra, quella che fa capo al Presidente della Camera Gianfranco Fini il quale, nel suo intervento programmatico di Perugia, ha chiaramente enunciato la necessità di una destra che nel suo agire politico si muova in conformità ai principi e alle regole disegnati dalla Costituzione.
Non è un caso che la Legge Fondamentale sia stata elaborata tra la metà del 1946 e fine 1947 in modo da elaborare un testo condiviso e approvato a larghissima maggioranza, fra tutte le forze politiche democratiche in campo, dai comunisti ai democristiani, agli azionisti ai liberali.
Oggi ci troviamo di fronte ad un’emergenza che non vede tanto una contrapposizione tra destra e sinistra quanto un conflitto tra chi intende muoversi nel solco della Costituzione e chi invece da essa vuole divorziare, onde conseguire un potere assoluto che pur non presentandosi con gli stessi attributi esplicitamente dittatoriali del fascismo intende instaurare un nuovo potere autoritario. Questo è il vero e concreto obiettivo del berlusconismo. In sostanza, il populismo è lo strumento di chi oggi governa l’Italia, l’autoritarismo è il risultato cui vuole pervenire.
Martedì 14 dicembre il premier Berlusconi ha evitato la sfiducia per soli tre voti, dopo un’indecente attività di mercato. Ed ora si ripropone espressamente di operare, al fine di rafforzare la sua maggioranza, in modo da continuare questa sua deprecabile attività. La prospettiva è preoccupante, considerando la spregiudicatezza dei suoi comportamenti.
Per sconfiggere questa deriva che consegnerebbe il nostro Paese ad un ulteriore degrado dal quale sarebbe enormemente difficile risollevarsi, l’unica risposta non può che essere un’alleanza di tutte le forze d’opposizione che a questo disegno si oppongono in modo concreto e operante, senza alcuna esclusione. È necessaria la realizzazione di una sorta di CLN dettato dall’emergenza, capace di ricreare le condizioni fondamentali affinché la normale dialettica politica possa ricostituirsi su basi nuove nell’ambito delle forme e dei limiti della nostra Carta Fondamentale. È un progetto verso il quale occorre muoversi, con una piena disponibilità di quelle forze che furono un tempo capaci dell’approvazione della nostra Legge fondamentale.
Nel concludere questo mio messaggio ritengo necessario soffermarmi sul disagio profondo che pervade studenti e giovani privati di una prospettiva futura, disagio latente da tempo,che negli ultimi giorni ha portato ad una reazione fondamentalmente giusta. Noi tutti però dobbiamo evitare che la violenza venga ritenuta l’ultima risorsa di chi è disperato. Per questo ai giovani in particolare,desidero dire che la degenerazione della protesta in atti violenti porta come conseguenza il dare involontariamente ragione ai responsabili dell’attuale degrado. D’altro canto, le proposte di arresto preventivo – che riecheggiano leggi fasciste – e le altre iniziative volte a rafforzare la repressione dimostrano chiaramente l’intenzione dell’attuale governo di ridurre a questione di ordine pubblico il profondo anelito di giustizia e progresso che costituisce l’essenza delle proteste di studenti e precari. Per modificare le cose bisogna isolare le frange violente, di qualunque tipo esse siano e impegnare le migliori energie, a cominciare dalle nuove generazioni, nello sforzo comune per il cambiamento, forti del fatto che la coscienza del Paese è dalla parte delle legittime aspirazioni dei suoi giovani.
Con un fraterno augurio a tutti voi, per il prossimo Natale e per il nuovo anno, rendiamo sempre più operante il nostro impegno per il Bene della nostra Italia

Raimondo Ricci, presidente nazionale ANPI

GRAVE ERRORE NON DIALOGARE CON GLI STUDENTI

Questo il comunicato di Luciano Guerzoni, della Segreteria Nazionale A.N.P.I. sul movimento degli studenti che contesta la riforma Gelmini, che qui riportiamo integralmente:

Da quando ha preso corpo l’autoritarismo berlusconiano con le sue attitudini classiste e di manomissione della Costituzione e dell’ordine repubblicano, i partigiani e gli antifascisti – soprattutto quelli che si raccolgono nell’Anpi – con tenacia paziente e risoluta, impegnano sè stessi e tutte le forze sociali  politiche e democratiche per ridare fiducia e speranza indispensabili a rendere sempre più ampio, unitario, possente e vincente il campo delle forze che si battono per il cambiamento.

Fiducia e speranza sono dunque i nostri obiettivi, quelli stessi della “nuova stagione dell’Anpi” che oggi, con il movimento degli studenti contro la “riforma Gelmini” , emergono come frontiere possibili. E avranno il loro peso soprattutto nell’azione volta a contrastare validamente l’attuazione di un progetto governativo dagli effetti nefasti per l’Università pubblica, la ricerca e la cultura, rese così incapaci di essere, come potrebbero, volano di crescita economica, sociale e civile e, oltretutto, tali da essere forieri di un classismo ancora più brutale di quello attuale nell’accesso al sapere della nostra gioventù.

Gli studenti, con la loro lotta determinante ma pacifica, hanno spiazzato la violenza e i violenti perchè consapevoli che lì sta un nemico di cui il potere  governativo si giova per isolarli dall’opinione pubblica, ma, non di meno, hanno spiazzato anche il governo, sordo alle loro richieste, asserragliato nella “zona rossa”, cinico e anche violento nel suo ricorso alla criminalizzazione dei giovani, rivelatore di pulsioni repressive, reazionarie e fasciste.

Nel loro incontro con il Presidente della Repubblica e nel dialogo con Susanna Camusso gli studenti hanno evidenziato una disponibilità al confronto con le istituzioni e le forze sociali e politiche. E’ una potenzialità preziosa che si iscrive pienamente nell’alveo della democrazia repubblicana conquistata con la Resistenza e sancita dalla Costituzione.

Cogliere quella potenzialità, farne un valore, è compito della politica, innanzitutto dei partiti e delle forze sociali  dell’opposizione antifascista e democratica. Non farlo sarebbe un grave errore assolutamente non giustificato dalla repulsa e dalla diffidenza verso i radicalismi, gli estremismi verbali e la retorica rivoluzionaria, più presenti in un movimento studentesco autonomo, unitario, che semmai sono da contrastare nel merito, ma da non confondere con attitudini alla violenza.

Non faranno questo errore i partigiani e gli antifascisti. L’ Anpi promuoverà in ogni parte del Paese incontri con gli studenti aprendo i suoi congressi di sezione e provinciali alla loro voce.

L’Università pubblica che vogliono è la metafora di un futuro desiderabile per le nuove generazioni: di studio, di lavoro e di progetti di vita. e a ben vedere, coincide con lo stesso desiderabile futuro dell’Italia.

Investire di questa questione cruciale la politica, le istituzioni, i sindacati e le forze sociali e della cultura è urgente e necessario.

E’ alla prova, ancora una volta, la democrazia repubblicana, la sua capacità di garantire partecipazione, di assecondare il cambiamento. Al tempo stesso, questa è un occasione importante per le istituzioni, i partiti e la politica di rigenerarsi e di rinnovarsi.

 

                                                                                                Luciano Guerzoni

 

 

 

DIMEZZATO IL CONTRIBUTO ALL’ANPI

Più che dimezzato il contributo statale all’Associazione

 

Il contributo che il Governo annualmente attribuisce per legge alle 16 Associazioni combattentistiche e partigiane vede quest’anno una drastica riduzione rispetto al passato. L’ANPI è stata pesantemente penalizzata: ammonta infatti a 73.500 euro ciò che è stato destinato all’ANPI rispetto ai 165.000 euro del 2009.
A denunciarlo è L’Associazione nazionale partigiani che ha diffuso una dura presa di posizione.
“Per giustificare questa odiosa discriminazione – si spiega –  il governo delle destre e della Lega Nord ha manomesso il numero degli iscritti all’ANPI del 2009 attribuendocene 44.000 anziché i 105.000 reali. Con quasi la metà di tutti gli iscritti alle 16 associazioni, all’ANPI è stato assegnato solo il 10% del totale dei finanziamenti!” 
“Cos’altro è questo – si sottolinea – se non un tentativo del Governo di ridurre al silenzio la nostra Associazione? Di mettere a tacere l’antifascismo organizzato, la memoria della Resistenza, l’impegno dell’ANPI nella difesa e promozione della Costituzione?”
“L’Anpi – conclude la nota della segreteria nazionale dell’Associazione – reagirà sollecitando una protesta pubblica e unitaria dell’antifascismo e dei democratici in tutte le sedi: Parlamento, enti locali, stampa, Tv e con una grande sottoscrizione nazionale. L’ANPI non morirà, neanche questa volta.

I FALSI DIARI DEL DUCE

La bocciatura è più che autorevole. Viene da uno dei massimi storici internazionali del fascismo: il professor Emilio Gentile. Docente di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, visiting professor dalla Francia al Connecticut, autore di numerosi saggi sul tema. Per lui, le agende dal 1935 al 1939 proposte all’attenzione pubblica dal senatore Marcello Dell’Utri, sono un bluff. Nel senso che non sarebbero state scritte dal Duce: “Permangono”, scrive in una relazione esclusiva consegnata a ‘L’espresso’ il 30 gennaio 2005, “fondati motivi per dubitare che l’autore delle cinque agende sia stato Benito Mussolini”. Parole che pesano come piombo, perché Gentile ha studiato quei diari per circa due mesi (vedi intervista a pagina 48). A partire dal novembre 2004, quando sono stati offerti al nostro giornale da Maurizio Bianchi, figlio del partigiano Lorenzo della cinquantaduesima brigata Garibaldi, il quale li avrebbe ricevuti il 27 aprile 1945 a Dongo, dopo l’arresto di Mussolini.

‘L’espresso’ ha commissionato una perizia calligrafica e fisico chimica dagli esiti non confortanti (vedi intervista a pagina 51). Poi si è rivolto al professor Gentile. E per rendere possibile il suo lavoro, gli ha consegnato le fotocopie di tutti e cinque i diari. Risultato, la scoperta di strafalcioni tanto clamorosi e diffusi, da dover essere catalogati in quattro categorie: “Nomi errati ed errori grammaticali, discordanze cronologiche, incongruenze e inesattezze”. Con l’aggiunta, se non bastasse, di interi brani molto, ma molto simili alle cronache pubblicate sui quotidiani dell’epoca. “Una prima lettura”, premette nella perizia Gentile, “mi ha dato un’impressione generale di unità e coerenza, sia per lo stile che per il contenuto dei cinque diari, tali da far pensare che siano stati scritti dalla stessa persona, anche se il tono, il contenuto e la lunghezza delle annotazioni variano a seconda degli anni. (…) Non sono tuttavia emersi”, in quel primo approccio, “motivi sufficienti per formulare subito un giudizio sull’autenticità o meno”. Per andare oltre, dunque, Gentile dichiara di avere svolto uno studio “non per campioni o periodi particolari”, ma seguendo meticolosamente “giorno per giorno le annotazioni”. Dapprima, spiega, ha messo a confronto “le note dei diari con il maggior numero possibile di fonti edite (documenti, diari, memorie) e di opere storiografiche sulla vita di Mussolini e sulle vicende del periodo cui si riferiscono i diari”. In un secondo tempo, ha confrontato “quotidianamente, per tutto il periodo compreso fra il 1935 e il 1939, gli avvenimenti pubblici, gli eventi di cronaca, e anche, dove possibile, le condizioni meteorologiche con analoghe notizie della stampa coeva”. Un’impresa portata a termine con la “lettura incrociata di vari giornali e riviste come ‘Il Popolo d’Italia’ e il ‘Corriere della Sera’, il ‘Messaggero’ e la ‘Tribuna’, ‘La Stampa’, e ‘Gerarchia’, fino a ‘La rivista illustrata del Popolo d’Italia’ e gli ‘Annali del fascismo’. Verificando, nei punti ancora ambigui, con la documentazione dell’Archivio centrale dello Stato.

Nessuna novità, nessuna originalità
Un’infinità di lavoro che ha impegnato a tempo pieno il professor Gentile, e che lo ha portato a esprimere giudizi drastici. “Dal punto di vista della novità e dell’originalità”, scrive , “questi diari non presentano un contenuto documentario particolarmente nuovo e originale per la biografia di Mussolini”, né “per la storia del periodo di cui fu protagonista”. Più o meno, insomma, si trovano informazioni già acquisite “da altri diari e memorie di protagonisti del regime fascista, come ad esempio i diari di Galeazzo Ciano, Giuseppe Bottai e altri collaboratori del Duce, sia nella politica interna che nella politica estera”. Inoltre, scrive Gentile, “si è riscontrata in queste agende una singolare mancanza di note su momenti, aspetti e figure che ebbero sicuramente un significato e un ruolo molto importante nella vita politica di Mussolini”. È allibito, il professore, che non vi sia “mai un resoconto dettagliato o citazioni testuali dei numerosi colloqui che Mussolini ebbe con il re, né vi sono altre notizie che permettano di avere una più ampia conoscenza delle relazioni fra la monarchia e il regime fascista, a parte alcune considerazioni sul problema della ‘diarchia’, cioè sui rapporti fra il re e il Duce, che tuttavia nulla aggiungono a quanto già noto da altre fonti, a cominciare da scritti e dichiarazioni dello stesso Mussolini”. Altrettanto singolare, nota Gentile, “è il carattere prevalentemente descrittivo e impressionistico delle annotazioni sullo svolgimento di eventi di grande rilievo della politica di Mussolini, come gli incontri di Stresa e di Monaco, e i viaggi del Duce in Germania e di Hitler in Italia”. E comunque, si legge nella perizia, anche in questi casi non ci sono elementi nuovi, bensì resoconti “spesso di minimo interesse e di scarso significato”.
Tante cronache, tutte copiate
A tutto ciò, prosegue Gentile, va abbinata un’altra caratteristica dei diari, ossia la presenza “di prolissi resoconti dei frequenti viaggi fatti dal Duce in varie regioni d’Italia, annotati fin nei minimi dettagli, con l’elencazione dei singoli paesi, villaggi e borghi incontrati lungo il percorso, e persino con l’indicazione delle svolte, delle salite e delle discese, fino alle soste per la merenda”. Altrettanto stucchevoli, scrive Gentile, “sono le note che descrivono le visite del Duce a stabilimenti, cantieri, fabbriche, opere in costruzioni, delle quali sono citate sempre, con ostentata pignoleria, le dimensioni, le caratteristiche tecniche e le funzioni”. Una dovizia di particolari apparentemente inediti e personali che potrebbe “avvalorare l’ipotesi dell’autenticità”, nota il professore, magari “nel senso di un’autenticità postuma”. Ma viceversa diventa per lui “fonte della maggiore perplessità sull’autenticità dei diari, a causa della frequente concordanza, spesso letterale, fra il testo delle agende e le cronache dei giornali che trattano gli stessi avvenimenti”. Ad esempio, scrive Gentile, lo colpisce una descrizione che nei diari si trova al 20 febbraio 1935: “Esteso l’impianto aerodinamico riunito con un grande fabbricato dove vi sono sei gallerie del vento”, si legge. “Una avente 4 metri di diametro con una potenza soffiante di 13 cavalli e una velocità del vento di 360 km l’ora. 4 gallerie di due mt. di diam. con potenza soffiante di 450 cavalli e una galleria verticale di 3 mt. di diam. con potenza soffiante di 80 cavalli alta circa 30 metri. La galleria verticale (di cui esistono solo 3 esemplari al mondo) permette di studiare il comportamento dell’aereo in perdita di velocità in vite e altre manovre acrobatiche”. Lo stesso 20 febbraio 1935, sottolinea Gentile, la ‘Tribuna’ scrive: “Non meno importante è l’impianto aerodinamico riunito in un grande fabbricato. In complesso ci sono sei gallerie del vento: una avente 4 metri di diametro con potenza soffiante di 1.300 cavalli e velocità massima di 360 chilometri all’ora; quattro di diametro di due mt. con potenza soffiante di 450 cavalli cadauna, e una verticale, di tre metri di diametro con potenza soffiante di 80 cavalli alta circa 30 metri. La galleria verticale di cui esistono al mondo soltanto tre esemplari, permette di osservare e studiare il comportamento dell’aeroplano in ‘perdita di velocità’ in vite e altre manovre acrobatiche”.

Impressionante, la somiglianza. E tutt’altro che isolata. Si legge nel diario del 1936 alla pagina del 27 agosto: “Sul fianco del ripidissimo costone che precipita nella valle si aprono centinaia di abitazioni troglodite. Siamo indietro almeno di diecimila anni! I vecchi governi anche quando ebbero uomini della Lucania non si occuparono di questa regione che è l’immagine della miseria (…) Il ‘sasso’ dovrà sparire e rimanere soltanto un’attrattiva per turisti”. Parole che si trovano pressoché identiche sul ‘Corriere della Sera’ del 29 agosto 1936: “Sui fianchi del ripidissimo costone che precipitano a valle – vera bolgia dantesca – si aprono centinaia di abitazioni trogloditiche”, c’è scritto. “I vecchi Governi, anche quando ebbero a capo uomini della Lucania, evitarono sempre di occuparsi di questa dolorosa bruttura (…) fino a quando l’intero ‘sasso’ sparirà e rimarrà soltanto come una attrattiva per i turisti”.

Nomi sbagliati
grammatica zoppicante
Altri esempi, scrive Gentile nella sua perizia, sono quelli del 15 agosto 1935, del 25 agosto 1936, del 26 agosto 1936, del 27 agosto 1936, del 31 marzo 1939… Per citare solo alcuni dei casi più clamorosi. “Una così frequente concordanza”, dice il professore, “potrebbe esser spiegabile con l’ipotesi della ‘autenticità postuma’, immaginando cioè un Mussolini che scrive o riscrive i suoi diari durante la Seconda guerra mondiale, rinfrescandosi la memoria con la lettura dei giornali o utilizzandoli per ricostruire lo svolgimento dei suoi viaggi e delle sue visite”. In questo caso, “se fosse dimostrata la validità di tale ipotesi, ci troveremmo di fronte alla realtà di un Mussolini il quale, per compilare ‘a posteriori’ le sue note, non solo si sarebbe avvalso ampiamente della stampa dell’epoca, ma avrebbe addirittura commesso veri e propri plagi, copiando o parafrasando le cronache dei giornali. Tuttavia, nota Gentile, anche sposando questa ipotesi, resterebbero comunque “inspiegabili altre numerose anomalie”, delle quali compila uno sterminato elenco. “L’istruttore maggiore Testone”, citato ad esempio il 28 maggio 1935 a proposito del conseguimento del brevetto di pilota del figlio Bruno, in realtà si chiama Angelo: “Nome esatto”, scrive Gentile, “confermato anche dal brano sul fratello Bruno di Vittorio Mussolini, che lo stesso Duce cita nel libro ‘Parlo con Bruno'”. L’Edoardo Ganna nuovo federale per l’Eritrea, citato il 3 dicembre 1935, si chiama Leonardo. Il pilota Mario Stoppani del 3 luglio 1938 si chiama Antonio. L’Hegel che nei diari avrebbe “iniziato il movimento popolare” assieme a “Marx”, è l’altrettanto celebrato Engels. Il Niezsche del 10 ottobre 1939 si scrive ovviamente Nietzsche, la “Meriade di Federico Klopstock” del 24 ottobre 1939 è la Messiade, l'”eccezzione” dell’8 dicembre 1939 si scrive con una sola zeta, come d’altronde “l’eccezzionale” di un foglio sparso del 1939.

Date sbagliate
palesi incongruenze
Peggio ancora, se possibile, va con quelle che il professor Gentile cataloga come “discordanze cronologiche”. Un fiume di inesattezze che inonda tutti e cinque i diari. La visita al Duce della “professoressa Elisabetta Hazelton Haight”, per dire, indicata nelle agende sotto il 6 giugno 1935, avviene il giorno prima (“la nota”, fa tra l’altro osservare Gentile, “riproduce quasi letteralmente il comunicato pubblicato dalla stampa del 6 giugno”). Stesso discorso vale per l’appunto “Vado a Modigliana”, rintracciabile nei diari al 23 luglio 1935, ma in verità riferibile al 22 luglio. La conferenza del Tripartito, che stando all’agenda del 13 agosto 1935 si sarebbe svolta “dopodomani 15 agosto”, risulta essere iniziata alle 10,30 del 16 agosto. Quanto al discorso che il cardinale Schuster avrebbe pronunciato al Castello Sforzesco di Milano, riportato nell’agenda del 25 febbraio 1937, si è svolto addirittura il 26 ottobre seguente, “come risulta dalla cronaca del ‘Corriere della Sera’ e del ‘Popolo d’Italia’”.

Errori veniali? Innocenti distrazioni? Pasticci nella fretta? Il professor Gentile la pensa diversamente. E a supporto del suo scetticismo, inserisce nella perizia fatti che smentiscono l’attendibilità dei diari. Chi li ha scritti, infatti, il 13 febbraio 1935 dice che Mussolini va “in incognito” a uno spettacolo all’Augusteo. Ma sul ‘Messaggero’ del 14 febbraio 1935 si trova tutt’altro: “Al termine dell’inno, coristi e pubblico rivolti verso il palco ove era il Duce, gli hanno tributato una calorosissima manifestazione prolungatasi per vari minuti”. Ancora più eclatante è l’appunto del 16 giugno 1935, dove il presunto Duce scrive che le sue “meditazioni vengono interrotte dalla visita dell’elegante e festaiolo Prezzolini”. Una versione che non sta in piedi, dimostra Gentile: “Prezzolini fu ricevuto il 15 giugno, scrive nella perizia. E sembra assai “strano che apparisse ‘festaiolo’, se in quella stessa occasione, come sappiamo da testimonianza dello stesso Prezzolini, questi diede a Mussolini la notizia della morte del figlio Alessandro”.

Piccolo Duce, falsi diari
“In conclusione, scrive Gentile, “sulla base degli esempi e degli argomenti esposti, e in mancanza di altre inconfutabili o più convincenti prove della effettiva autenticità dei diari, a mio avviso permangono fondati motivi per dubitare che il loro autore sia stato Benito Mussolini”. Non solo per la valanga di strafalcioni e incongruenze che il professore ha trovato, ma per il ritratto del Duce che esce da queste pagine. “Il Mussolini dei diari”, scrive Gentile, “si presenta come un uomo alquanto romantico e sentimentale, quasi crepuscolare, che ama annotare intime impressioni, emozioni stati d’animo, vagheggiamenti e desideri. È un uomo solo, solitario, misantropo, padre e marito affettuoso, che tesse spesso le lodi della moglie per il suo carattere e la sua saggezza, anche se non mancano allusioni o velati accenni ad avventure extraconiugali con altre donne, e che soprattutto predilige la famiglia e la quiete famigliare”. Particolari, secondo Gentile, “del tutto opposti al personaggio storico, che proiettava pubblicamente di sé l’immagine di un uomo che seguiva quotidianamente la massima ‘vivere pericolosamente'”. E che per giunta sono abbinati all’immagine “di un uomo politico che è quasi un Duce riluttante, spesso in contraddizione con il capo politico e il personaggio pubblico quale appare da altri documenti, dai diari e dalle memorie dei suoi più intimi collaboratori”.

Insomma: materiale da prendere con le pinze. L’ennesima verifica che i conti non tornano.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/La-vera-storia-dei-falsi-diari/1510647&ref=hpstr1