GENOVA DIECI ANNI DOPO

Il G8 di Genova, una ferita all’identità democratica

L’ANPI di Genova ricorda il decimo anniversario dei fatti accaduti in occasione del G8 del 2001.

“E’ necessario – si spiega – non dimenticare quei giorni che sono stati una ferita all’identità democratica della nostra comunità e a quella nazionale. Saremo insieme alla CGIL, all’ARCI e ad altre associazioni per ricordare la difesa dei valori della Costituzione calpestate. In quei giorni furono sospese le libertà previste e garantite dalla nostra Carta costituzionale e le violenze che ci sono state hanno messo in seria discussione il rapporto con le forze dell’Ordine espressione dello Stato, che avrebbero dovuto garantire la libertà e l’incolumità dei manifestanti”.

“Non si è colpito invece chi era presenti alle manifestazioni, non per sostenere la necessità della globalizzazione dei diritti ed il governo democratico del nostro pianeta, ma per praticare la violenza, così è stato per i black bloc. Anche da parte di alcuni rappresentanti delle forze dell’Ordine, in varie occasioni in quei giorni neri per la democrazia italiana si è messa in atto, come ha detto un testimone, una “macelleria messicana”: questo è accaduto alla scuola Diaz o nella caserma di Bolzaneto, il tutto preceduto dalla morte di un ragazzo di 23anni: Carlo Giuliani”.

“Questo dato è reso ancor più drammatico – si sottolinea – dall’effetto che ha avuto non solo nei corpi di chi ha subito violenza fisica e psicologica, per le quali sarebbe stato giusto che chi lo Stato rappresenta chiedesse scusa alle vittime degli atti di violenza commessi su persone inermi”.

I fatti del G8 del 2001 si portano dietro una grave colpa nei confronti di quella nuova generazione di giovani che ha vissuto così drammaticamente quell’evento e che si affacciava alla vita e all’impegno, usando una libertà democratica, quella di manifestare liberamente le proprie opinioni.

“In quei giorni – si aggiunge – chi ha praticato la violenza ha la responsabilità di aver creato una cesura democratica tra quella generazione di ragazzi, che iniziava proprio allora il suo impegno civile nella nostra società e l’immagine che quei giovani hanno avuto a causa delle reazioni violente e immotivate di chi sarebbe dovuto essere garante della loro possibilità di manifestare per chiedere un mondo più giusto”.

“E’ una ferita – si rileva – che non è facile rimarginare, visto che ci sono segnali contraddittori se non contrari, considerato che una serie di responsabili di quei gesti non solo sono ai margini di certe strutture, ma, a quanto pare, hanno avuto avanzamenti di grado e riconoscimenti nelle strutture stesse.  Questo ci rende ancor più consapevoli della necessità di partire dal valore della nostra Costituzione, nata della Resistenza”.

E si conclude: “Solo non vedendola come un’espressione del passato, ma come uno straordinario strumento di lotta programmatica per il futuro, si potrà uscire dalla crisi civile e sociale, non solo economica, che stiamo attraversando, con più democrazia, con più partecipazione, con più giustizia. Con la consapevolezza che spira un nuovo vento di cambiamento, che rende attuale quanto espresso dalle donne e dagli uomini già nel 2001: un nuovo mondo è possibile per avere speranza nel futuro”.

ATTACCO FASCISTI ALLA CGIL

Milano, provocazione nera alla Camera del Lavoro: la solidarietà dell’Anpi

Presa di posizione del Comitato permanente antifascista

Venerdì 8 Luglio verso le ore 12.00, sul piazzale della Camera del Lavoro di Milano, è scattata una grave provocazione neofascista da parte di una decina di individui, appartenenti ad un gruppo chiamato “Marinetti” i quali, senza autorizzazione distribuivano materiale di propaganda contro il sindacato.
 
Mentre venivano allontanati, alcuni di questi, armati di casco, colpivano ripetutamente i militanti della CGIL, uno dei quali, ferito, veniva successivamente ricoverato in ospedale.

“E’ dagli anni Settanta – si sottolinea in un comunicato del presidente ANPI Provinciale di Milano, che non registriamo un atto di tale gravità nei confronti della Camera del Lavoro di Milano, luogo simbolo della democrazia nella nostra città. Da diverso tempo a Milano stanno diventando sempre più frequenti manifestazioni e iniziative di tipo nettamente e dichiaratamente fascista e nazista, perfino con l’apertura di sempre nuove sedi e di nuovi punti di riferimento. Questo fatto è inconcepibile alla luce del contenuto antifascista dell’intera Carta Costituzionale e del carattere resistenziale e antifascista di Milano. Occorre un impegno comune delle istituzioni, delle forze politiche, dell’associazionismo, dei cittadini affinché queste inaccettabili aggressioni neofasciste abbiano finalmente a cessare e diventino improponibili in una città che è sempre stata e vuol essere democratica”.

“Si impone – rileva il Comitato – una riflessione collettiva su quanto sta avvenendo a Milano, sulle ragioni profonde della reviviscenza di movimenti, atteggiamenti, iniziative fasciste e/o naziste, sulle finalità che si propongono, sulle coperture e sulle protezioni di cui godono.
Invitiamo tutti gli antifascisti e i cittadini milanesi alla massima vigilanza e attenzione in questa delicatissima fase, sottolineando che provocazioni di tale gravità non possono essere più accettate.
Sarà nostra cura compiere tutti i passi presso le Forze preposte alla difesa dell’Ordine Pubblico, a partire dal previsto incontro con il Prefetto e il Questore, perché si individuino immediatamente i mandanti e gli esecutori di tale azione criminosa e si attuino tutte le misure, compresa l’immediata chiusura di tutte le sedi neofasciste , apertesi anche recentemente, per garantire il corretto svolgimento della vita democratica a Milano, Città Medaglia d’Oro della Resistenza.

Anche la sezione ANPI Barona, il Coordinamento ANPI zona 6 Milano, il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia, Milano zona 6 ha inviato tutta la propria solidarietà alla Camera del Lavoro – Cgil, di Milano, e un forte abbraccio al militante Cgil ferito “di cui conosciamo serietà, professionalità e impegno sociale e civile”.

La sezione ANPI Barona, il Coordinamento ANPI zona 6 Milano,  il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia, Milano zona 6.

Invia tutta la propria solidarietà alla Camera del Lavoro – Cgil, di Milano, e un forte abbraccio a Giampaolo, di cui conosciamo serietà, professionalità e impegno sociale e civile.

Ancora una volta a Milano, gesti violenti e intimidatori di chiara matrice “fascista” ci trovano sgomenti e amareggiati, ma ancora una volta siamo certi di una risposta compatta e unita, 

come forze e cittadini che democraticamente agiscono e “lavorano” per una città libera da pensieri che di nuovo propongono, oppressioni e soprusi.

Se ancora una volta la memoria, la Resistenza, l’onesto mondo del lavoro, con le sue lotte e i suoi ideali, vengono contestati e stravolti da una politica fatta di falsità, equiparazioni, revisioni storiche e purtroppo anche violenze,  

ancora una volta noi saremo presenti e vigili, ancora una volta noi grideremo “non passeranno”.


PALERMO, 8 LUGLIO

Palermo ricorda l’8 luglio, con un fiore

“Noi ci saremo. Anche noi porteremo un fiore”. Inizia così l’invito che Anpi Palermo lancia per ricordare l’8 luglio 1960.
Quell’anno il dc Tambroni costituiva un governo con l’appoggio determinante del Movimento sociale, per la prima volta dopo la liberazione.
Una provocazione che di fatto tentava la ricostituzione del partito fascista alla quale il popolo italiano rispose con manifestazioni unitarie e sciopero generale della Cgil in tutto il paese.

La reazione della polizia del peggiore periodo scelbiano, fu violenta e furono barbaremente uccisi 11 manifestanti: 5 a Reggio Emilia, 4 a Palermo, 1 a Catania e uno, il primo a cadere, il 5 luglio, a Licata.
Spiega l’Anpi di Palermo: “La grave situazione politico-economica attuale, caratterizzata peraltro ancora da vari gravissimi tentativi di stravolgimento della Costituzione, registra la riproposizione, oggi come ieri, di alcune norme che violano il dettato costituzionale contro la ricostituzione del partito fascista arrivando addirittura alla riabilitazione delle nefande squadraccie repubblichine”
Da qui l’inviito a partecipare alla manifestazione che si svolgerà la mattina di venerdi’ otto luglio (ore 9,00).

“Anche noi porteremo un fiore in ricordo dei nostri caduti ai piedi della lapide che li ricorda posta in via Maqueda angolo via Celso. Non puoi non esserci. Anche tu porta un fiore

MORTI DI REGGIO EMILIA

Reggio Emilia ricorda i martiri del 7 luglio 1960

Reggio Emilia / 7 luglio 2011

Ricordare il 7 luglio 1960, questo il filo conduttore e l’obiettivo della manifestazione che si svolgerà a Reggio Emilia, presso i giardini pubblici, giovedì 7 luglio alle ore 18.00. Interverranno il prof. Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi, Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, Sonia Masini, presidente della Provincia; a seguire, intervento musicale di Mara Redeghieri.

L’orazione ufficiale sarà preceduta alle ore 17.00 dall’omaggio alle tombe dei caduti, presso il Cimitero suburbano e, alle ore 17.45 in piazza martiri del 7 luglio, dalla deposizione di una corona di fiori e dal percorso sulle pietre d’inciampo in memoria dei caduti.

In occasione della commemorazione dei drammatici eventi del luglio ’60, che videro cadere a Reggio Emilia cinque cittadini sotto il piombo della polizia di Tambroni, l’ANPI reggiana ricorda che il 7 luglio  oratore ufficiale della manifestazione, sarà quel Carlo Smuraglia, oggi presidente dell’Anpi, che nel 1963 fu avvocato difensore di parte civile per i familiari dei caduti.

Ricorda Fiorella Ferrarini, vicepresidente dell’Anpi reggiano: “Quando gli chiedemmo, alcune settimane or sono, se accoglieva l’invito del Comitato promotore della commemorazione, Smuraglia rispose così: cara Fiorella, ho un mare di problemi e di impegni, ma come faccio a dire di no? Forse non sai che ho ancora nel mio studio, appeso da anni, un attestato per aver partecipato, come difensore, al processo per “i fatti di Reggio Emilia”, per cui il ricordo mi è particolarmente caro”.

LEGGE FONTANA

La proposta di legge Fontana: “Un assalto reazionario alla storia”

Presa di posizione del Comitato nazionale dell’Anpi e dell’Associazione partigiani di Udine

L’Anpi contro la proposta di legge Fontana che riconosce giuridicamente i repubblichini di Salò.”E’ un assalto reazionario alla storia, non deve passare”, accusa il Comitato nazionale dell’Anpi.

Questa la presa di posizione integrale.

“Un altro, gravissimo, assalto reazionario alla storia. Un’altra offesa ai combattenti per la libertà.
La proposta di legge “Fontana” (n. 3442), approvata di recente in Commissione Difesa della Camera, prevede il riconoscimento giuridico e quindi la concessione di contributi finanziari pubblici a tutte, indistintamente, le associazioni combattentistiche e d’arma. Previo il parere del Ministro della Difesa, che acquisirebbe, in tal senso, un vero e proprio strapotere”.

E si spiega: “Tutte le Associazioni. Un vergognoso e pericoloso riconoscimento e lasciapassare, dunque, anche a quelle, e non sono poche, che richiamano la loro azione e la loro spinta ideale al “patriottismo” repubblichino, a quella illegittima costruzione (la R.S.I.) che contribuì fattivamente alla follia criminale e omicida dei nazisti. Un assalto, che si va così completando dopo la proposta della destra governativa di abolizione della XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista; dell’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui “crimini” dei partigiani e di un’altra sull’ “imparzialità” dei libri di storia”.
 
“L’ANPI – si sottolinea – chiede a tutti i suoi iscritti, agli antifascisti e ai democratici di far sentire la loro voce per impedire questo ennesimo tentativo di negare la nostra storia e la Resistenza, offendendo la memoria dei Caduti per la libertà. L’impegno di tutti noi è decisivo, come nel passato quando si impedì l’approvazione della famigerata 1360 che pretendeva di equiparare i partigiani ai militi della RSI. Anche questo nuovo tentativo non deve passare”. Da parte sua il presidente dell’A.N.P.I. di Udine, Federico Vincenti, sottolinea che “Stiamo assistendo ad un vero e proprio assalto fascista alla storia, alla Costituzione e innanzitutto alla Resistenza ed ai combattenti per la libertà”.

E spiega: “La proposta di legge Fontana (n. 3442), approvata di recente in Commissione Difesa della Camera, prevede il riconoscimento giuridico e quindi anche la concessione di contributi finanziari pubblici ai combattenti della R.S.I. (Brigate nere, G.N.R., M.D.T., SS italiane, X MAS, eccetera).Un assalto che si va così completando dopo la proposta della destra governativa di abolire la XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista; di istituire una commissione parlamentare di inchiesta sui “crimini” dei partigiani e un’altra sull’“imparzialità” dei libri di storia”.

“Non può essere dimenticato – aggiunge Vincenti – che alla Repubblica di Salò va anche attribuita l’onta del tradimento, avendo ceduto al Terzo Reich ampie zone d’Italia: il Friuli Venezia Giulia, inserito nell’Adriatisches Künstenland; il Trentino Alto Adige e la provincia di Belluno, inseriti nell’Alpenvorland. A riprova di tanta sottomissione il giuramento prestato dalle milizie collaborazioniste di Salò (M.D.T.) così imponeva all’atto di arruolamento: “Davanti a Dio presto questo giuramento: che nella lotta per la mia Patria italiana contro i suoi nemici, sarò in maniera assoluta obbediente ad Adolf Hitler, comandante dell’esercito tedesco e quale valoroso soldato sarò pronto in ogni momento a dare la vita per questo giuramento”.

REFERENDUM

Smuraglia sui referendum: “Una grande vittoria della democrazia”

“Una grande vittoria della democrazia”. Questo in sintesi il giudizio di Carlo Smuraglia, presidente nazionale ANPI, sulla vittoria dei sì ai referendum e alla straordinaria partecipazione popolare.

“Nonostante gli ostacoli, i tentativi di oscuramento e di depotenziamento dei referendum, i cittadini italiani hanno dimostrato, ancora una volta e con grande chiarezza, la volontà di riappropriarsi dei propri diritti fondamentali”, commenta Smuraglia.

Che aggiunge: “Dal 13 febbraio ad oggi, si sono moltiplicate le dimostrazioni concrete di un forte desiderio, di una diffusa volontà di partecipazione, che fanno sperare bene per il futuro. Si apre ora una nuova fase della vita democratica del nostro Paese, alla quale confidiamo che daranno il loro contributo tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia, l’attuazione dei principi della Carta Costituzionale e l’effettività dei diritti civili, politici ed umani”.

“L’ANPI – conclude il presidente dell’Anpi – non  mancherà di recare, come sempre, il proprio fattivo contributo

PARMA RICORDA I REPUBBLICHINI

CAOS IN COMUNE, VIGNALI TACE

La stele che ricorda i caduti di Salò è stata staccata dal muro del cimitero da un ventenne: in aula si torna a parlare dell’opportunità di ricordare la Rsi, il sindaco preferisce non rispondere. I consiglieri del Pd abbandonano la seduta, gli antifascisti fermati dalla polizia municipale

La lapide chiesta dai nostalgici (e lontani parenti) repubblichini e accettata (di buon cuore) dal sindaco di Parma Pietro Vignali, è stata staccata dal muro dove l’amministrazione comunale l’aveva voluta.  Non è stata danneggiata, ma semplicemente tolta. Quel che è servito per scatenare il putioferio in consiglio comunale dove il centro sinistra ha chiesto al sindaco spiegazioni su quella stele ma lui, Vignali, ha abbassato il capo e ha fatto rispondee al suo vice.

Vignali, si sa, quando l’argomento e l’interlocutore non lo appassionano preferisce tacere. A niente è servito, da parte dei suoi avversari politici, ricordargli che alla città è stata conferita la medaglia d’oro della Resistenza e ancor prima è passata agli annali per le barricate contro i fascisti dell’agosto 1922. Contro tutto e tutti, il 2 giugno scorso, insieme alle commemorazioni per la festa della Repubblica e dell’Unità d’Italia, ha dato il suo assenso perché venisse posata una lapide a ricordo dei caduti della Repubblica sociale italiana.

Nel silenzio era stata dunque appesa e altrettanto nel silenzio è stata tolta dal cimitero della Villetta. Nel frattempo, però, le polemiche che si sono scatenate tra i due eventi sono state tutt’altro che discrete. Manco a dirlo, le reazioni positive erano giunte dall’associazione nazionale delle famiglie caduti e dispersi della Rsi con un comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi.

“Lo scoprimento di una lapide dedicata ai caduti della Rsi nel cimitero di Parma è apparsa a taluni come un fatto sconcertante. E in effetti è piuttosto sconcertante che si sia dovuto attendere ben 66 anni dalla fine della seconda guerra mondiale per concretizzare un normale atto di cristiana pietà nei confronti di chi non è più tra noi. Se poi qualcuno ritiene opportuno innaffiare perennemente la pianta dell’odio anche verso chi è caduto, magari tragicamente, ne prendiamo atto con rammarico, ma perfettamente consci di aver operato conformemente a quanto ci indicava la nostra coscienza”.

Di tutt’altro tenore quanto dichiarato dal comitato antifascista di Parma. “La Rsi, con sede a Salò fu uno stato fantoccio creato dai tedeschi, che il 10 settembre 1943 avevano occupato militarmente Nord e Centro Italia, a capo del quale misero Mussolini, da loro stessi liberato il 12 settembre. La Rsi si distinse particolarmente nella feroce repressione antipartigiana al fianco e per conto dei nazisti. La pietà umana non può essere confusa con i fatti, la storia, le idee. Le idee non sono certo uguali, sono ben diverse: libertà, democrazia, progresso sociale e uguaglianza sono i valori dell’antifascismo codificati nella Costituzione del ’48. Così pure diversi sono i fatti storici, fatti di cause, il nazifascismo, e di effetti, la resistenza partigiana, ben distinti e non sovrapponibili. La pietà umana sia per tutti i morti, il ricordo pubblico, la commemorazione e la celebrazione no. Nessuna onorificenza e nessuna commemorazione per i fascisti nessuna strada e nessuna lapide”.

Poi l’epilogo, almeno fino allo stato attuale, quattro giorni dopo la posa. Un giovane del luogo, un ventenne, si è armato degli strumenti da lavoro necessari ed è andato a rimuovere la piastra togliendo i ganci che la fissavano al muro. Non l’ha danneggiata, è stato attento in questo. E successivamente si è anche autodenunciato, dichiarandosi un antifascista.

E, sicuramente, è riuscito nell’intento di far parlare della lapide.  Nel pomeriggio il consiglio comunale si è interrogato sulla necessità di avere entro le mura cittadine una lapide del genere. A farlo è il capogruppo del Pd, Giorgio Pagliari, chiedendo al sindaco – presente in aula – una chiara e netta presa di distanza dalla tanto discussa stele, già celebrata sui siti internet dai giovani dell’estrem,a destra.

Il sindaco Pietro Vignali, però, ha il capo chino e non rivolge lo sguardo all’assemblea, facendo cenno al suo vice di rispondere al posto suo: “Rispondo io – annuncia il vice, Pietro Buzzi – così come concordato”. Ma le minoranze di centrosinistra volevano sentir parlare il sindaco e a quel punto hanno lasciato l’aula mentre dal pubblico cominciavano a piovere insulti e locandine con impresse mani fatte di sangue “a memoria dei caduti che ci hanno difeso dagli invasori”.

“Questo è uno sfregio alla democrazia, i partigiani sono morti per niente”. Partigiani, antifascisti e familiari delle vittime del fascismo insorgono quindi contro l’amministrazione: “Il sindaco viene tutti gli anni all’Anpi e poi fa queste cose – dice amareggiata Gianna Montagna, figlia di Walter Montagna, parmigiano del sasso e figura di spicco dell’Oltretorrente – io mi vergogno, queste cose infangano tutto quanto è stato fatto dai nostri padri”.

In un’aula consiliare semivuota – il centrosinistra all’Aventino e i “riottosi” portati fuori a forza dalla Polizia municipale – il vicesindaco ha dato quindi le sue ragioni: “La lapide è stata pagata totalmente dall’associazione dei repubblichini – ha messo le mani le mani avanti Buzzi – e questo non è revisionismo, ma pietà per i morti e, nel 150esimo dell’Unità d’Italia, abbiamo cercato di avere una matura visione storica e un doveroso segno di rispetto”.

Così si è chiusa la puntata di una polemica che andrà avanti. Almeno fino a quando Vignali non prenderà la parola per spiegare le sue ragioni.

Antonella Beccaria e Massimo Paradiso

da ” Il Fatto Quotidiano” del 8/6/2011

REFERENDUM 12 – 13 GIUGNO

Cari amici, l’ANPI è straordinariamente mobilitata nel Paese per i referendum. Il comunicato nazionale di ieri sta avendo una ragguardevole circolazione grazie all’impegno generoso di tutti voi (di seguito ne indichiamo un saggio: la pubblicazione sui siti provinciali e non). Sappiamo di tante iniziative in corso (alcune consultabili su www.anpi.it) e siamo qui a ringraziarvi e a chiedervi ancora in questi ultimi giorni di avere uscite anche sulla stampa locale, nelle forme che riterrete più opportune e percorribili.  

 
FARE RETE, al solito.
 
Da parte nostra stiamo cercando di fare altrettanto a livello nazionale:  per ora Articolo21 (http://www.articolo21.org/3315/notizia/tutti-alle-urne-per-una-nuova-ventata-di.html),  Micromega (http://temi.repubblica.it/micromega-online/referendum-appello-dellanpi-tutti-alle-urne-per-una-una-nuova-e-grandiosa-manifestazione-di-democrazia/), il Fatto Quotidiano (http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=4R-H6207o0Y)  hanno avuto attenzione come anche l’Unità che domani (8 GIUGNO) pubblicherà la nostra posizione.
 
Ci siamo, con passione e forza.  
 
Buon lavoro, dunque, e speriamo bene!
 
 
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
 
 

I REPUBBLICHINI COME I PARTIGIANI

l Pdl ci riprova: i reduci di Salò come i partigiani. Smuraglia: si nega la storia

Il Pdl ci riprova. Combattenti di Salò come i partigiani. Carnefici e vittime sullo stesso piano.  Parola d’ordine: parificazione. Eccola la proposta di legge in commissione Difesa della Camera del deputato Gregorio Fontana. Per lui le associazioni di ex repubblichini dovrebbero ricevere i contributi statali come l’Anpi. Una vergogna.

 Sottolinea il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia: ” Ho avuto notizia che il tentativo di equiparare sotto ogni profilo i combattenti della repubblica di Salo’ ai partigiani ed ai combattenti per la libertà torna alla ribalta ancora una volta in Parlamento. L’Anpi ha manifestato più volte netta e ferma opposizione a una operazione inammissibile storicamente e politicamente. L’Anpi continuerà ad opporsi con ogni mezzo, anche chiamando alla mobilitazione iscritti e cittadini contro manovre di questo tipo che negano la storia e la realtà”.

La proposta di legge, che ha in Gregorio Fontana il primo firmatario dovrà essere votata dalla commissione Difesa della Camera, nasce dalla necessità di dotare le associazioni ex combattentistiche di una personalità giuridica, visto che tra l’altro ricevono dei fondi dal ministero della Difesa (tra il 2009 e il 2011 hanno ricevuto 1,5 milioni annui complessivamente).

Il provvedimento stabilisce i requisiti perché queste associazioni ricevano il riconoscimento di Associazioni di interesse delle Forze Armate. Ma l’elemento deflagrante è l’apertura al riconoscimento delle associazioni dei combattenti di Salò. Il testo prevede infatti che possano essere riconosciute dal ministero tutte le associazioni di ex “belligeranti”, senza limitazioni di sorta. 

Il braccio di ferro si è protratto nelle scorse sedute della commissione Difesa, allorché gli emendamenti delle opposizioni che correggevano questi elementi sono stati tutti bocciati. Per bloccare l’iter il Pd ha presentato una propria proposta, a prima firma Antonello Giacomelli, che è stato abbinato al testo Fontana. Questa proposta di legge prevede il riconoscimento solo per le associazioni di quanti sono stati “legittimamente belligeranti”, il che escluderebbe i reduci della Repubblica sociale.

Inoltre, le associazioni sono sotto l’Alto patronato della Presidenza della Repubblica, per “sottrarle alla maggioranza di turno”. “Capisco che qualcuno possa dire – commenta Giacomelli – che l’omissione della dicitura ‘legittimamente belligeranti’ sia solo una dimenticanza, ma ultimamente queste coincidenze si moltiplicano: solo poche settimane fa era stata presentata proprio dal Pdl una proposta che abrogava il divieto di ricostituire il Partito fascista, ed oggi si strizza l’occhiolino ai reduci di Salò. Alla vigilia del 2 giugno è meglio mettere dei punti fermi”.

 La dichiarazione di Smuraglia su Repubblica.it:

 http://www.repubblica.it/politica/2011/05/31/news/pdl_propone_riconoscimento_ex_combattenti_sal_per_loro_contributi_statali_come_per_anpi-17031066/?ref=HREC1-5

 Una fitta rassegna stampa è disponibile su:  

http://news.google.it/news/story?pz=1&cf=all&ned=it&hl=it&q=ANPI&ncl=dlq_0jK7o_rAyeMWubxK4nAhU6nQM

Da: Il Fatto Quotidiano  del 1 giugno 2011

PARTIGIANI E NAZIFASCISTI NON SONO EQUIPARABILI

Non diamogli tregua, questi non hanno neppure il senso della vergogna!
Non si erano ancora spenti gli echi della batosta elettorale che già gli squadristi berlusconiani erano all’opera per portare all’approvazione la legge sulla equiparazione tra i nazifascisti di Salò e i partigiani.

Ci hanno provato per l’ennessima in volta in commissione, alla Camera dei deputati, spacciando questa robaccia “per un atto di giustizia e di pacificazione”, in realtà si tratta solo dell’ennessimo tentativo di cancellare la memoria e di equiparare i boia e le vIttime.

Per ora sono stati bloccati dalla reazione delle opposizioni e, forse, dal senso di vergogna di qualcuno dei loro che sente sempre più vicina la fine politca e morale del ventennio berlusconiano.

Questa proposta di legge è stata scritta con lo stesso inchiostro che già li aveva portati a chiedere una commissione di inchiesta per strappare le pagine sgradite dai libri di testo o per punire gli insegnati “che fanno propaganda”, cioè quelli che  magari consigliano la lettura di un testo di Saviano, di Gramsci, di Don Milani, di Gobetti o di altri pericolosi “sovversivi”.

A quando una proposta per sequestrate il televisore o il computer a quelli che guardano i programmi di Santoro, di Travaglio, della Dandini, della Gabanelli, di Fazio o  magari ascoltano una canzone di Celentano?

Per questo non dobbiamo dargli tregua, per questo dobbiamo impegnarci a testa bassa perchè la maggioranza dei cittadini si rechi al voto per i referendum e consenta la vittoria dei Sì su tutti i quesiti.

………..

Giuseppe Giulietti, 1 giugno 2011