CI HA LASCIATI TERESA MATTEI

Il cordoglio dell’Anpi per la scomparsa di Teresa Mattei

Anpi in lutto per la morte di Teresa Mattei, partigiana combattente, protagonista della lotta per l’emanicipazione femminile.

“Ci ha lasciato Teresa Mattei, partigiana combattente, Costituente, per anni componente della Presidenza onoraria dell’ANPI. Un lutto gravissimo per tutti i sinceri democratici e antifascisti: Teresa è stata il simbolo di una lotta autentica e appassionata per l’uguaglianza nei diritti di tutti i cittadini, senza alcuna distinzione: proprio l’articolo 3 della Costituzione porta la sua firma“. Questo l’inizio della nota di cordoglio diffusa dalla segreteria nazionale dell’Anpi.

“Una vita di battaglie, la sua, a cominciare dall’esperienza partigiana – fu valorosa  combattente nella formazione garibaldina Fronte della Gioventù con la qualifica di Comandante di Compagnia – fino all’attività nell’Assemblea Costituente, di cui a 25 anni fu la più giovane componente, alle battaglie successive per i diritti delle donne, per non dimenticare il suo impegno nell’educazione dei minori: fu lei a fondare  la Lega per i diritti dei bambini alla comunicazione che promosse in tutto il mondo campagne per la pace e la non violenza, come anche la Cooperativa di Monte Olimpino, la cui attività era tesa a far realizzare – in piena autonomia –  ai bambini delle scuole elementari e degli istituti per handicappati, dei documentari e cortometraggi. Alcuni di questi furono ospitati nel 1969 dalla mostra del Cinema di Venezia.
Il cinema, una passione che l’ha accompagnata per anni. Ma la più grande fu forse quella per i giovani. La trasmissione della memoria alle nuove generazioni è stata un’altra “battaglia” che ha segnato buona parte della sua esistenza. Memoria attiva, che guarda al futuro. Ci piace oggi ricordare e riportare uno dei suoi ultimi messaggi – accorato, pieno di senso di responsabilità e tenacia morale seppure pronunciato con voce ormai flebile –  rivolto ai giovani dell’ARCI di Mesagne (Brindisi): “Siete la nostra speranza, il nostro futuro. Custodite gelosamente la Costituzione. Abbiamo bisogno di voi in modo incredibile. Cercate di fare voi quello che quello che noi non siamo riusciti a fare: un’Italia veramente fondata sulla giustizia e sulla libertà”.
“Porteremo con noi – e non cesseremo mai neanche un giorno di trasmetterla alle ragazze e ai ragazzi – la forza di queste parole, la loro carica di futuro e di limpido e inossidabile amore per il Paese”.

CITTADINANAZA AI SENEGALESI FERITI

VITTORIA!

Grazie! Abbiamo ottenuto la cittadinanza italiana per i tre senegalesi feriti il 13 dicembre 2011 a Firenze.

Il Consiglio dei Ministri ha conferito la cittadinanza italiana ai sopravvissuti del raid razzista di Gianluca Casseri. “La concessione della cittadinanza – spiega il Consiglio dei Ministri – rappresenta un gesto di doveroso riconoscimento e di concreta solidarieta”.

Abbiamo raggiunto questo incredibile obiettivo anche con la tua firma.

Il 13 dicembre 2011 a Firenze Modou Samb e Mor Diop vennero assassinati e Sougou Mor, Mbengue Cheike e Moustapha Dieng furono gravemente feriti durante l’attacco armato di un fanatico razzista. Moustapha è tetraplegico e non potrà più essere autosufficiente.

Ma per loro si accende ora una speranza e una certezza, quella che nel Paese in cui vivono non tutti sono razzisti.

Grazie ancora a nome di tutti loro.

COMUNITA’ SENEGALESE ITALIANA

ANCORA LOMBARDI

In merito alla dichiarazione della capogruppo dei grillini alla camera che “il fascismo era buono prima di degenerare” vi inviamo la dichiarazione del Presidente Smuraglia.        
Comitato provinciale Anpi Como

 
Sulla recente dichiarazione dell’On. Roberta Lombardi: c’è da chiedersi cosa si insegni nelle scuole e su quali fondamenta riposi la cultura di certi  esponenti politici
 
A proposito delle affermazioni di una esponente del gruppo dei “grillini ” in Parlamento, Roberta Lombardi, rilevo ancora una volta che i pregiudizi, come quello del ” fascismo buono “, sono duri a morire, anche quando confliggono con la realtà storica . Sarei curioso di sapere in che modo e quando il fascismo avrebbe dimostrato un “altissimo senso dello Stato” ; parimenti, sarei curioso di sapere quando sarebbe  – sempre secondo l’On. Lombardi –  cominciata le “degenerazione”, se prima o dopo gli incendi delle Case del popolo, le aggressioni, le botte e le purghe a chi veniva considerato antifascista, la marcia su Roma, la progettata occupazione del Parlamento, gli omicidi compiuti già prima che il fascismo salisse al potere; e, magari, se prima o dopo le leggi razziali. Se quella del ” fascismo buono” può essere ancora considerata  una tesi proponibile , c’è da chiedersi cosa si insegni nelle scuole e su quali fondamenta riposi la cultura di certi  esponenti politici“.
 

Carlo Smuraglia – Presidente Nazionale ANPI

SMURAGLIA: ANALISI SUL VOTO

Smuraglia: situazone politica a rischio ingovernabilità

Qui di seguito il commento di Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi sul risultato elettorale del 24 e 25 febbraio.


Avevo espresso soddisfazione per la fine di una campagna elettorale deludente e noiosa; e concludevo esprimendo la speranza di una “svolta”, di cui il Paese ha bisogno.

La svolta c’è stata, ma anche a causa di una legge elettorale perversa, e nonostante alcuni aspetti meritevoli di interesse ed attenzione, stenterei alquanto a definirla come positiva.

Non è qui il caso di analizzare i risultati del voto, anche perché non è un compito che spetta a noi. Possiamo esprimere solo alcune valutazioni complessive, di carattere generale, rilevando che: i maggiori partiti, quale che sia stato il risultato finale, hanno perduto in modo differenziato milioni di voti; la nuova formazione guidata da Monti non ha sfondato; il movimento di Ingroia non ha superato nemmeno la soglia per entrare in Parlamento; c’è stata una forte crescita del movimento di Grillo. Il quadro finale si può sintetizzare in un rischio: quello dell’ingovernabilità.

A che cosa sia dovuto questo tsunami, è facilmente individuabile, al di là delle mille dissertazioni ed analisi che si stanno svolgendo sul tema. Il Paese  è percorso da un desiderio di cambiamento, è tormentato dalla situazione economica e sociale, che ha assunto connotati di particolare gravità, e va alla ricerca di soluzioni chiare, soprattutto quando riguardano la contestazione di ciò che si è fatto finora, con risultati più che deludenti, anche se poi sono incerte e complesse le previsioni per quanto riguarda il futuro.

Di questi umori è evidente che lo stesso centro-sinistra non è riuscito a coglierne se non una parte,  piuttosto limitata, mentre il centro-destra ha continuato sulla via delle promesse e dei discorsi diretti più alla pancia che alla ragione.

Logico che l’indignazione, la protesta, le contestazioni siano state raccolte principalmente da chi su questo basava la sua campagna e il suo impegno, con alcuni aspetti positivi (alcune delle contestazioni e delle proposte di cambiamento sono condivisibili e certamente condivise  anche a sinistra) ed altri negativi (il modo di presentarsi del “capo”, spesso incline addirittura alla volgarità, la concezione della democrazia rappresentativa, la mancanza di una vera progettualità, l’ambiguità su alcuni temi di fondo, di cui abbiamo avuto più volte occasione di parlare, la proposta di abolire i sindacati, il referendum sul ritorno alla lira, e così via). Peraltro, si possono criticare questi aspetti negativi, ma non si può ignorare o sottovalutare ciò che significa un successo elettorale di quel genere. Non c’è nulla da demonizzare, dunque; c’è, invece, da capire che cosa non ha funzionato, nel sistema democratico, e che cosa va davvero e prontamente messo in campo, superando il rischio della ingovernabilità.

Su questo è bene che i partiti riflettano, e in particolare rifletta a fondo il partito che, almeno alla Camera, ha ottenuto il maggior numero di consensi, assumendo quindi una particolare responsabilità. Non si tratta di favorire un clima di resa dei conti, anche se una riflessione autocritica è necessaria; ma piuttosto di trovare soluzioni che giovino al Paese, avviando nel contempo una stagione divero cambiamento.

Una stagione che, per la verità, è in qualche modo cominciata: c’è un Parlamento in gran parte rinnovato, ci sono più donne e più giovani del passato; e c’è un fenomeno nuovo che costringe tutti a riflettere ed a guardare attentamente a ciò che siamo ed a ciò che dovremmo essere.

Certo, ho parlato solo dell’avvio di una stagione nuova, perché in realtà, in Parlamento, ci sono ancora troppi “relitti”, troppi soggetti che hanno a che fare con la giustizia e troppi personaggi strettamente legati al passato.

Il ricambio va fatto con coerenza e serietà, facendo largo alle nuove generazioni, ma garantendo la qualità e conservando il valore dell’esperienza. Sotto questo profilo, il fatto che alcuni partiti abbiano rinnovato ben poco, non abbiano neppure fatto le primarie (oppure le abbiano fatte in un modo che è tutt’altro che democratico), accompagnandosi alla pessima legge elettorale che non si è voluto cambiare, pesa negativamente sull’insieme della situazione e non aiuta a ricreare un rapporto di fiducia nei cittadini.

Occorrerà, dunque, che il Governo che si formerà (almeno lo spero) nel prossimo periodo, su basi serie e coerenti e non su impossibili ed inaccettabili connubi con chi reca le maggiori responsabilità della degenerazione del Paese, adotti alcuni provvedimenti urgenti che vadano nella direzione per la quale si sono espressi tanti cittadini (ad esempio, modificare questa legge elettorale, fare una legge vera contro la corruzione, ripristinare la norma sul falso in bilancio, prendere in seria considerazione il tema del reddito minimo garantito, reperendo, ovviamente, i fondi necessari, rilanciare le attività produttive per favorire l’incremento della occupazione e al tempo stesso dei consumi e così via).
Noi dovremo ribadire, ancora una volta, che i valori a cui ispirarsi sono sempre e solo quelli costituzionali, intesi correttamente e senza deviazioni; e dovremo sottolineare il fatto che la democrazia rappresentativa è un cardine fondamentale del sistema, da cui non si può prescindere e che anzi bisogna valorizzare. Una democrazia che deve essere fatta di partecipazione, di divisione dei poteri, di rispetto delle regole da parte di tutti, a cominciare da coloro che rivestono cariche pubbliche. Una democrazia in grado di respingere ogni tentazione populistica ed autoritaria e di sbarrare la strada ad ogni sogno revisionista o nostalgico, improponibile sempre, ma più che mai in un momento in cui è necessario e obbligatorio proiettarsi verso un futuro migliore.

In questo contesto, cosa dobbiamo fare noi è piuttosto chiaro. Dobbiamo, come sempre, esercitare la funzione di coscienza critica e quindi dire la nostra, con chiarezza, ai partiti che stentano a rinnovarsi ed  a riprendere il ruolo che loro assegna la Costituzione, ai movimenti che credono che la protesta e l’indignazione  siano sufficienti per uscire dalla grave crisi economica, politica e morale in cui versa il Paese, ai cittadini che non vanno a votare oppure votano per sensazioni e non sulla base di un ragionamento informato.

E dobbiamo dire la nostra, con forza, anche a fronte di alcune tematiche che riemergono continuamente.

La prima è quella del cambiamento, chiarendo che non si tratta solo di una questione generazionale (che pure esiste, con evidenza, ma va risolta con ragionevolezza, cercando di accompagnare la freschezza dell’età con la qualità e l’esperienza) ma di una questione che investe il modo di essere della politica, dei partiti, delle istituzioni, ma anche di una parte saliente della società civile (penso a quegli imprenditori che sono più attenti alla  finanza che all’attività produttiva, penso ai manager privati e pubblici che spesso costano troppo e rendono poco, e non pagano neppure quando cagionano disastri; penso alla stampa ed alla televisione, che non sempre svolgono il proprio ruolo con indipendenza e serietà; penso a chi non adempie alle funzioni pubbliche con disciplina e onore; penso ai cittadini che magari si indignano per le grandi corruzioni, ma poi nel loro piccolo, sono pronti a trasgredire ed a scavalcare le regole, nella vita quotidiana).

La seconda questione è quella della legalità e dell’autonomia e indipendenza della magistratura. Il rispetto delle regole dev’essere posto a fondamento di tutta la convivenza civile; e di esso dev’essere garante il sistema giurisdizionale, che può anche essere criticato, ma va sempre rispettato.  Tira una brutta aria, sotto questo profilo, tant’è che si sentono i dirigenti del Pdl minacciare una grande manifestazione pubblica contro la Magistratura, che si permette – secondo loro – di perseguire anche i potenti, di incriminare soggetti cui si imputa di aver comprato parlamentari, e che è capace, perfino, di voler condurre a termine alcuni processi penali pendenti da tempo contro il capo di una coalizione che, per ciò solo, si vorrebbe indenne da ogni responsabilità, penale e morale.

E’ un fatto di estrema gravità che un imputato, già condannato, indica una manifestazione pubblica contro i suoi giudici, nel giorno stesso in cui devono emettere la sentenza d’appello. Il rispetto dell’autonomia e indipendenza della Magistratura costituisce una base fondamentale della democrazia; pensare di scardinarla è nient’altro che eversione, e come tale essa va denunciata pubblicamente.

Ma ancora: tra i risultati del voto, c’è la conquista della Regione Lombardia da parte di un partito che più volte, in modo diretto o indiretto, ha invocato la secessione (in qualche  modo, è ascrivibile a questo concetto anche l’idea di formare la macroregione del nord). Questo rappresenta un pericolo serio, davanti al quale non sarà inutile appellarsi all’art. 5 della Costituzione, che parla di una Repubblica “una e indivisibile”, pur nel quadro dell’ampio riconoscimento delle autonomie locali.

Infine, qualunque cosa si faccia, bisognerà provvedere e decidere sulla base della chiarezza e della coerenza. In questi primi giorni di discussione, ho sentito parlare anche da qualche esponente della sinistra della riproposizione del presidenzialismo. Ma che senso ha, un discorso del genere ed a quale convenienza risponde, per il Paese e per i cittadini. Mettiamolo dunque da parte e semmai rinforziamo il proposito e l’impegno di non apportare modifiche alla Costituzione, che non siano attese e richieste dalla maggior parte dei cittadini e di cui ci sia effettiva ed assodata necessità. 

Insomma, e per concludere, c’è molto da fare. Si può essere delusi dal risultato delle elezioni, si può essere preoccupati per la governabilità, ma non si può cedere allo scoramento. E’ una parola, questa, che non ha diritto di cittadinanza in un’Associazione che si richiama ai valori ed al coraggio della Resistenza. Semmai, più forte dev’essere l’invito a riflettere e la volontà di ragionare, più profondo il richiamo ai valori costituzionali, più intenso e partecipato il nostro lavoro. Abbiamo avuto tante stagioni difficili e il Paese le ha superate, non solo  con le manifestazioni di piazza, ma anche e soprattutto  con l’impegno, con lo sforzo di capire e di far capire, con l’espressione di una reale volontà  di riscatto, sempre nelsolco profondo e imprescindibile della Costituzione. Altrettanto faremo in questo caso, certo complicato e difficile, ma non insormontabile. Dipende anche da noi, dipende dalla volontà di tanti cittadini che la invocano, se la svolta vera ci sarà e sarà positiva per il Paese e per il suo futuro.

RISPOSTA DEI CANDIDATI ALL’ APPELLO DELL’ ANPI

Bersani, Vendola, Ingroia: sì all’appello dell’Anpi per il voto del 24 e 25 febbraio

Mobilitazione dell’Anpi in tutta Italia per un voto che rigeneri il paese in nome dell’antifascismo e della democrazia.

Aderiscono all’appello Bersani, Vendola, Ingroia e tanti altri candidati. 

L’ANPI, da settimane ormai, è mobilitata su tutto il territorio nazionale per diffondere il suo appello per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio.
Tante, dunque, le iniziative in campo (da Savona a Piacenza, da Modena a Pescara, da Pistoia a Roma fino a Palermo) mirate a incontrare non solo i cittadini, ma in particolare i candidati affinché sottoscrivano l’appello e s’impegnino, una volta eletti, a realizzarne principi e valori.

L’attenzione è stata massima, e significativo, quindi, il numero di adesioni giunte fino ad oggi. Nell’impossibilità di dare conto di tutte segnaliamo quelle di: 

Pier Luigi Bersani (Segretario Nazionale PD), che nel suo messaggio ha definito quella dell’ANPI come una iniziativa dall’alto profilo civico, culturale e politico.

Nichi Vendola (Leader di SEL)

Antonio Ingroia (Leader di Rivoluzione Civile)

Anna Finocchiaro (PD)

Laura Boldrini (SEL)

Flavio Lotti (Rivoluzione Civile)

Rosa Villecco Calipari (PD)

Sandro Ruotolo (Rivoluzione Civile)

Stefano Fassina (PD)

Roberto Morassut (PD)

Walter Tocci (PD)

Ilaria Cucchi (Rivoluzione Civile)

Oliviero Diliberto (Rivoluzione Civile)

APPELLO AL VOTO DELL’ANPI

http://vimeo.com/58450566

Mobilitazione dell’ANPI per diffondere l’appello per le elezioni del 24 e 25

L’ANPI è mobilitata su tutto il territorio nazionale per diffondere il suo appello per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio ( http://anpi.it/a870/) e il suo video-spot realizzato per la parte narrativa e di immagini da Gianluca Foglia “Fogliazza”.

Sono giunte adesioni all’appello da parte di candidati di vari partiti:  sen. Anna Finocchiaro  (PD), Flavio Lotti (Rivoluzione Civile), Elio Carozza (PD), Donatella Duranti (SEL), on. Ludovico Vico (PD), Michele Pelillo (PD), Rocco Ressa (PD), Jeanne-Pierre Guichardaz e Patrizia Morelli (Alleanza autonomista progressista), Laura Boldrini (SEL).

GUARDATE IL VIDEO:

COMUNICATO DALL’ANPI DI MILANO

Milano: naziskin aggrediscono militante di un centro sociale

Il 2 dicembre a Milano un militante di un centro sociale è stato gravemente ferito da un gruppo di naziskin.
L’ANPI Provinciale di Milano condanna la “gravissima aggressione neofascista avvenuta a quasi dieci anni di distanza dall’assassinio di Davide Cesare, Dax, ucciso per mano neofascista il 16 Marzo 2003”.

L’ANPI  – dichiara Roberto Cenati, Presidente ANPI di Milano – nell’esprimere la propria profonda preoccupazione per il rinnovato manifestarsi di movimenti neofascisti e neonazisti, sottolinea l’urgenza di un impegno comune delle istituzioni, delle forze preposte alla difesa dell’ordine pubblico, dei partiti, dell’associazionismo e dei cittadini affinché queste inaccettabili provocazioni neofasciste abbiano finalmente a cessare e diventino improponibili a Milano, città Medaglia d’Oro della Resistenza”.

Cenati conclude invitando tutti “gli antifascisti e tutti i milanesi alla massima vigilanza democratica al fine di evitare ulteriori e gravi provocazioni”.

PISA, LA PROTESTA DELL’ ANPI

La protesta dell’Anpi di Pisa per la provocazione di Forza Nuova

L’ANPI provinciale di Pisa esprime tutta la sua solidarietà e vicinanza alle bambine e a ai bambini che in così gran numero si erano presentati per ricevere, da parte dell’Amministrazione Comunale di Pontedera, il titolo della cittadinanza onoraria sabato 10 novembre presso il Teatro Era.

Ancora una volta – si sottolinea in una nota sottoscritta da Giorgio Vecchiani, presidente provinciale ANPI Pisa – i neofascisti di Forza Nuova hanno mostrato la loro faccia più ignobile e razzista intervenendo forzatamente per interrompre questa iniziativa, attaccando, come loro costume, la parte più debole della società.

La nostra associazione ricorda alle Istituzioni e alla Magistratura che esistono due leggi: la Scelba del 1952 e la Mancino del 1992 che praticamente attuano il titolo XII della Costituzione che vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del partito fascista e la sua apologia.

Troppo spesso da parte di coloro che devono attuare queste leggi e vigilare su certe iniziative, vi è sottovalutazione e questo ha fatto sì che ormai non si contano più movimenti fascisti quali Forza Nuova e Casapound che, tra l’altro, hanno anche collegamenti a livello europeo.

Sotto silenzio è passata anche la manifestaizone in camicia nera del 28 ottobre a Predappio e gli atteggiamenti di aperta apologia fascista durante i funerali del repubblichino Rauti.

Tutto questo dimostra che non abbiamo mai fatto i conti con il nostro passato, non abbiamo mai analizzato e fatto conoscere a fondo il fascismo trascurando, non di rado, la nostra storia e di essa le pagine più belle come la liberazione dai nazifascisti e dai fascitsti. Infine, siamo stati troppo tiepidi di fronte al negazionismo e al revisionismo.

Si è diffusa la falsa idea di un fascismo “buono e mite” contro la verità e la realtà che fu di assassini tanto che nel periodo dal 1921 al 1925 furono 3000 gli antifascisti uccisi e 30 condannati a morte. Nopn dobbiamo dimenticare le leggi razziali e la guerra a cui sono stati mandati al massacro decine di migliaia di giovani e distrutto il paese.

La questione dell’antifascismo è necessario che diventi una vera questione nazionale e non ci sia più spazio per un passato tragico e doloroso che mai deve tornate in nessuna forma nel paese.

Come partigiani – conclude il comunicato – ci appelliamo in particolare alle nuove generazioni perchè rinneghino questi movimenti e perchè si viva in un Italia antifascita, democratica e nel rispetto della Carta Costituzionale nata dalla Resistenza.

APOLOGIA DEL FASCISMO: L’ANPI DICE BASTA

Apologia del fascismo, l’Anpi dice “la misura è colma”

“Credo che la misura sia ormai colma e che si debba finalmente porre fine a questa orgia di apologia del fascismo e dell’ideologia di un partito che ha ucciso oppositori, altri ne ha destinati a lunghi periodi di detenzione e/o di confino, ha mandato a morire tanti giovani in guerre assurde e perdute, ha perseguitato gli ebrei con le leggi razziali e in tante altre forme, in aiuto alle barbarie dei nazisti”.

Inizia così una dichiarazione del presidente nazionale ANPI, Carlo Smuraglia, a commento della manifestazione del Movimento sociale europeo che  si svolgerà sabato 10 novembre a Roma.

“L’ANPI – ricorda – ha lanciato un programma di impegno antifascista, il 25 luglio 2012, assieme all’Istituto Cervi ed ha invitato tutti i propri organismi periferici a mobilitarsi per difendere la nostra Carta Costituzionale”.

“Ma – aggiunge –  bisogna fare ancora di più e bisogna coinvolgere i troppi cittadini disattenti o distratti, che ignorano o sottovalutano la pericolosità di questo fenomeno e di tutto ciò che sta accadendo in tante parti d’Italia. Soprattutto, occorre che siano coinvolte le istituzioni, a cominciare dal Governo. A questo fine il Comitato nazionale ANPI ha approvato un documento in chi si chiede con forza l’impegno di tutte le Istituzioni preposte oltreché un incontro urgente”.

4 GRANDI PARTIGIANI AL FAMEDIO

Il Comune di Milano iscrive al famedio quattro grandi partigiani: Vaia, Stellina Vecchio, Alba dell’Acqua, Bocca

L’ANPI Provinciale di Milano ha accolto con grande soddisfazione la decisione dell’Amministrazione comunale dell’iscrizione al famedio del cimitero monumentale di quattro illustri suoi concittadini, tutti partigiani: Alessandro Vaia, Stellina Vecchio, Alba Dell’Acqua Rossi e Giorgio Bocca.

Venerdì 2 novembre, alle ore 11,30, è prevista la solenne cerimonia dell’iscrizione alla presenza del Sindaco di Milano Giuliano Pisapia e del Presidente del Consiglio Comunale Basilio Rizzo.

L’ANPI parteciperà ufficialmente alla cerimonia con il suo medagliere. 
Tutte le Sezioni sono invitate a partecipare numerose senza bandiere come da indicazioni dell’Ufficio Cerimoniale del Comune di Milano.

Le biografie.

Alessandro Vaia. Medaglia d’Argento al Valor Militare. Responsabile della gioventù comunista negli anni ’20, arrestato nel 1928 mentre è in servizio militare, è condannato a 4 anni e 10 mesi di carcere. Amnistiato nel 1932, espatria in Francia. Nel 1935 va in Unione Sovietica dove frequenta la scuola leninista. Nel maggio 1937 raggiunge la Spagna, dapprima impegnato nei paesi Baschi e poi arruolato nella Brigata Garibaldi, di cui comanda il secondo battaglione con il grado di capitano, impegnato nella guerra civile spagnola contro i franchisti. Durante la ritirata di Caspe assume il comando dell’intera brigata, compiendo un’importante opera di riorganizzazione. Rientrato in Francia nell’ottobre 1938, riprende il lavoro politico. Internato nel campo del Vernet nel 1939 e poi incarcerato a Castres, evade nel settembre 1943 con altri prigionieri. Rientrato clandestinamente in Italia, combatte nella Resistenza, prima nelle Marche poi a Milano, dove assume l’incarico di commissario di guerra del Comando Piazza, che coordinerà l’insurrezione vittoriosa del 25 aprile.

Stellina Vecchio. Stellina si iscrive al Partito Comunista Italiano poco prima del 25 luglio 1943. Dopo l’8 settembre sottoscrive in piazza Cavour, a Milano, il coraggioso appello di Poldo Gasparotto, responsabile militare del Partito d’Azione, per la costituzione della Guardia nazionale, un esercito misto di popolo e di militari che si prefiggeva lo scopo di arrestare l’ingresso delle truppe tedesche a Milano. Così ha inizio l’attività di Stellina Vecchio, “Lalla” nella Resistenza. Stellina ha l’incarico di tenere i collegamenti, come staffetta partigiana, del Comitato lombardo delle Brigate Garibaldi con la Valsesia, dove agiscono le formazioni di Moscatelli. Nella fase finale della Resistenza Stellina entra a far parte dei Gruppi di Difesa della Donna, dei quali era responsabile per Milano Vera Ciceri. Ma è proprio durante la sua partecipazione ai
Gruppi di Difesa della Donna che accadrà quell’avvenimento, l’uccisione di Gina Galeotti Bianchi, nel corso dell’insurrezione di Milano iniziata a Niguarda, che ha segnato profondamente la vita di Stellina.

Alba Dell’Acqua Rossi. Aveva solo dodici anni quando i fascisti fecero irruzione nella casa milanese di suo padre, impegnato politicamente, e gli bruciarono tutti i libri nel cortile. La reazione della ragazzina fu quella di impegnarsi nello studio tanto che si laureò giovanissima in Matematica e Fisica. Nel settembre 1943 entra nella Resistenza. Dapprima è attiva a Milano nel gruppo clandestino del professor Quintino Di Vona. Compito di Alba è quello di raccogliere informazioni circa i nascondigli di armi, viaggiando continuamente sui treni delle Nord e di prelevarle, con l’aiuto di una persona munita di furgoncino. Successivamente, nel giugno 1944, inviata per una missione in Valsesia, entra come partigiana nella II Divisione Garibaldi Redi, che opera in Valsesia e in Valdossola sotto la guida del commissario politico Cino Moscatelli. Alba coadiuva il dottor Pino Rossi, comandante medico della Divisione. Alba e Pino vengono uniti in matrimonio il 15 marzo 1945 dal commissario politico della Divisione garibaldina Redi.

Giorgio Bocca. Medaglia d’Argento al Valor Militare. Nel 1943 Giorgio Bocca decide di aderire al Partito d’azione. A questa scelta lo induce sicuramente l’esempio dell’amico Benedetto Dalmastro assai vicino a Tancredi “Duccio” Galimberti. L’8 settembre, alla firma dell’armistizio, raggiunge con Dalmastro e un gruppo di compagni, dopo aver raccolto le armi abbandonate nelle caserme di Cuneo, la frazione Frise di Monterosso Grana. Nasce così il primo nucleo della locale banda partigiana di “Italia Libera”. Comandante di banda della formazione in Valle Maira, nella primavera del 1944 Bocca é inviato a stabilire le basi della Brigata Giustizia e Libertà “Rolando Besana” in Valle Varaita e ne diviene il comandante. Il 5 maggio 1944 partecipa a un incontro tra partigiani italiani e francesi organizzato il 12 maggio 1944, al quale faranno seguito le intese politico-militari tra i due movimenti, stipulate il 22 maggio e il 30 maggio 1944. Nei primi giorni del 1945 Bocca è nominato comandante della decima divisione Langhe delle formazioni “Giustizia e Libertà”. Torna quindi in Val Maira, divenendo commissario politico della seconda Divisione “Giustizia e Libertà”