L’ ANPI CHIEDE LIBERTA’ PER ZAKI

9 Febbraio 2021

Appello congiunto della Segreteria nazionale ANPI e del Coordinamento regionale ANPI Emilia-Romagna

Esprimiamo la più viva preoccupazione ed il sincero sgomento per la prolungata ed ingiusta detenzione di Patrick Zaki, senza processo da un anno, con l’assurda accusa di terrorismo. Una detenzione “preventiva” che viene rinnovata ogni 45 giorni; una tortura psicologica capace solo di aggravare le già durissime condizioni di vita all’interno del carcere; una detenzione evidentemente non necessaria in assoluto spregio del diritto di ogni persona a non subire restrizioni della libertà personale se non nei casi previsti da specifiche norme di legge. La lotta di Patrick, la sua attività di studioso, incarnano i diritti fondamentali contenuti nella nostra Costituzione, nonché nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo; formazione universitaria presso l’Alma mater studiorum di Bologna e il prestigioso master internazionale GEMMA, un corso unico in Europa sugli studi di genere, non possono certo qualificarsi come “terrorismo”, ma rappresentano l’esercizio del suo diritto allo studio, alla libera ricerca scientifica e alla libera manifestazione del pensiero. Per tutto questo chiediamo al Governo italiano di intraprendere ogni azione utile che possa portare alla liberazione di Patrick Zaki e chiediamo al Presidente della Repubblica di valutare di concedergli la cittadinanza italiana per meriti speciali, per l’eminente servizio reso al nostro Paese.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

IL COORDINAMENTO REGIONALE ANPI EMILIA-ROMAGNA

IL PRESIDENTE ANPI PAGLIARULO RIGRAZIA IL CARDINALE DI BOLOGNA

5 Febbraio 2021

Sul quotidiano Avvenire, lettera di ringraziamento del Presidente nazionale ANPI al Cardinale di Bologna Matteo Zuppi per le sue parole rivolte recentemente alla Costituzione

Pubblicata sul quotidiano Avvenire del 5 febbraio 2021 (p. 2) col titolo “Persona lavoro socialità salvano l’Italia, Grazie alla Costituzione e grazie a Zuppi” una lettera con cui il Presidente nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo, ringrazia il Card. Matteo Zuppi per essersi rivolto alla Costituzione – in una lettera del 21 gennaio scorso – con parole bellissime e con l’auspicio della sua piena applicazione.

Di seguito il testo integrale della lettera del Presidente nazionale ANPI:

Vorrei ringraziarLa, gentile Cardinale, per le Sue bellissime parole rivolte alla Costituzione nella lettera che Lei ha scritto il 21 gennaio. Nel buio della pandemia e delle difficoltà in cui versano milioni di famiglie, Lei ha proposto l’unica via per ricostruire fiducia e restituire speranza. Nella Costituzione c’è quella luce, quella “lampada”, se posso permettermi di pronunciare una parola evangelica, che ci consente di vedere meglio e perciò distinguere la strada giusta dalla strada sbagliata.

In un’altra circostanza, per molti aspetti imparagonabile, l’immediato dopoguerra, in Italia ci si trovò nell’urgenza di riconoscersi come comunità nazionale e perciò di rinascere dopo gli orrori del nazifascismo e della guerra. Prevalse per fortuna lo spirito costituente e da quello spirito nacque la Carta. In realtà il seme era stato gettato prima dal Comitato di Liberazione Nazionale che aveva in essenza unito tutte le forze, pur fra loro distanti, che contrastavano la dittatura e l’occupazione. Giuseppe Dossetti, come Lei mi insegna, fu partigiano e membro del CLN di Reggio Emilia.

Su questi presupposti, l’intesa nella Costituente fu generale e diffusa pur nelle profonde differenze, anche perché si usciva da un lungo periodo in cui la persona era stata umiliata e oppressa. Da ciò l’impegno dei costituenti per restituirle il valore fondamentale che le spetta: la persona, peraltro, intesa non come individuo singolo ed isolato, ma collocata nel tessuto dei rapporti sociali, vista nella concretezza della sua vita, della sua situazione sociale e lavorativa e come fondamento della società civile: persona, lavoratore, cittadino.

In continuità con quei valori, l’Associazione che rappresento comprende statutariamente all’articolo 2 la specifica missione di “concorrere alla piena attuazione, nelle leggi e nel costume, della Costituzione Italiana, frutto della Guerra di Liberazione, in assoluta fedeltà allo spirito che ne ha dettato gli articoli”.

Per tutti questi motivi, trovo importanti le Sue parole. A tanti anni dalla sua scrittura, davvero, si tratta di rivolgersi alla Costituzione per difenderla ed attuarla.

Oggi a tal fine c’è la necessità di unire energie, far convergere esperienze e far maturare percorsi. Ci pare che le parole che ci indicano la strada del dialogo e che dichiarano l’obiettivo siano: un nuovo umanesimo. Per queste ragioni l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, assieme ad altre associazioni, sindacati, movimenti, partiti, ha dato vita a “un’alleanza che unisca giovani e anziani, donne e uomini, laici e religiosi, persone di diverse opinioni, ma unite sui principi dell’antifascismo, per un Paese che torni a progredire pienamente, su basi nuove, sulla strada della democrazia e della partecipazione e dove l’economia sia finalmente al servizio della società e della persona, come più volte ricordato anche da Papa Francesco”; tale alleanza ha recentemente lanciato l’appello “Uniamoci per salvare l’Italia” incardinato su tre parole: persona, lavoro, socialità; sono tre parole che ho ritrovato nelle ultime encicliche e in altra forma nell’evento di Assisi “Economy of Francesco”.

Gentile Cardinale Zuppi, sulla scorta di queste riflessioni e ringraziandoLa per l’opportunità, ritengo che sia il tempo di costruire un dialogo che vede nella Costituzione i riferimenti su cui confrontarci per rendere vivi i grandi temi che ci stanno a cuore, come forza propulsiva per una nuova umanità.

Gianfranco Pagliarulo – Presidente nazionale ANPI

PER UNA GIUSTA E UTILE SVOLTA LEGISLATIVA CONTRO IL NEOFASCISMO

COMUNICATO ANPI

2 Febbraio 2021

Nota della Segreteria nazionale ANPI. L’impegno della nostra Associazione per una soluzione legislativa complessiva. La generosità di una recente proposta di legge di iniziativa popolare, però parziale e limitata, che alcuni iscritti all’ANPI stanno firmando

PER UNA GIUSTA E UTILE SVOLTA LEGISLATIVA CONTRO IL NEOFASCISMO

Nonostante il dramma della pandemia continuano intimidazioni, aggressioni e vandalismi dei fascisti: sono spesso in primo piano sul web, imbrattano lapidi, e addirittura di recente attaccano iniziative da remoto, cioè le teleconferenze, dando vita a provocazioni e insulti. Ove dovesse scoppiare nei prossimi mesi una grande crisi sociale resa ancor più difficile e complessa dalla pandemia – di cui non si vede ancora la conclusione – i fascisti saranno presenti per rimestare nel torbido. Di fronte a tutto questo, la stessa legislazione vigente si mostra spesso impotente, anche a causa di non pochi contrasti giurisprudenziali.

L’ANPI sta lavorando da tempo attorno a queste problematiche e studiando i modi migliori perché tutte le istituzioni siano impegnate nell’antifascismo, di cui è largamente impregnata l’intera Carta costituzionale. Proseguiamo nello sforzo di pervenire ad una serie di proposte di respiro, idonee a riempire ogni vuoto ed a rendere più efficaci i vari mezzi già vigenti. Il nostro libro “Antifascismo quotidiano”, recentemente pubblicato, è uno strumento di lavoro per individuare i problemi ed indicare possibili soluzioni. Ci aspettano ulteriori e ravvicinati impegni in questa direzione.

Abbiamo scelto la strada, anche se impegnativa, di un intervento complessivo, perché le soluzioni parziali e limitate sono troppo spesso destinate all’insuccesso, in un Paese in cui l’iniziativa popolare non ha ancora trovato un ascolto serio, come è dimostrato dal silenzio che da anni copre la presenza in Parlamento di un disegno di legge promosso dalla CGIL e corredato da oltre un milione di firme.

La proposta di legge di iniziativa popolare di cui siamo venuti a conoscenza tempo fa è generosa e manifesta una chiara volontà antifascista, ma è parziale e specificamente incentrata sulla produzione di gadget. Firmare, come hanno fatto alcuni iscritti all’ANPI, a sostegno di tale proposta di legge, è comunque un segno di partecipazione civile e di scelta antifascista.

Comprendiamo che iniziative dirette a incidere su aspetti particolari della presenza fascista possano suscitare interessi ed illusioni; ma la realtà ci dice che oggi c’è ben poco spazio per iniziative pure ispirate a finalità legittime e comprensibili, ma irrimediabilmente incomplete e destinate a cadere nel silenzio.

Va fatto uno sforzo di lunga lena, pretendendo l’applicazione delle varie leggi già esistenti, compreso l’art. 9 della legge Scelba, che impegnava la Repubblica a far conoscere nelle scuole che cosa fosse stato il fascismo e che non è stato mai applicato.

C’è l’urgenza di definire altre e nuove fattispecie di reato, in particolare sui social e nelle teleconferenze. A questo proposito occorre, tra gli interventi più urgenti, ampliare gli attuali limitati compiti di indagine della polizia postale, responsabilizzare giuridicamente i providers, conferire ai giudici il potere di ordinare l’oscuramento dei siti e dei profili Fb fascisti.

Vi è poi l’emergenza di un intervento più incisivo sulle competenze amministrative e sugli interventi preventivi, ad esempio in tema di elezioni, a proposito dell’ammissione delle liste elettorali che abbiano riferimento a simboli o a parole d’ordine del fascismo o che comunque facciano riferimento al fascismo e della concessione di spazi pubblici a queste formazioni.

La vera battaglia antifascista deve condursi su due piani: da un lato, nel superamento della frammentata e parziale disciplina legislativa oggi vigente, con provvedimenti tali non solo da colmare specifici vuoti, ma da dare continuità e coerenza all’intero sistema; dall’altro lato, nell’impegno quotidiano di ciascuno a far conoscere che cosa è stato il fascismo del tragico ventennio, nonché a combattere, con i mezzi della legalità e della democrazia, ogni forma di “nuovo fascismo”, comunque si atteggi e comunque si presenti, impegnando tutte le forze nell’attuazione dei principi fondamentali della Costituzione

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI – 2 febbraio 2021

COMUNICATO

La Segreteria nazionale ANPI: “In Bosnia l’umanità sta toccando il fondo”

Comunicato sulla drammatica vicenda dei migranti prigionieri, al confine bosniaco, del gelo e della sete

Da giorni al confine bosniaco tantissimi migranti, tra cui decine e decine di bambini, sono prigionieri del gelo e della sete. Una condizione che molti definiscono disumana ma che ancora non vede una solida via d’uscita. L’ANPI, nel solco della sua missione costituzionale che vede in prima fila la difesa e la promozione dei diritti umani, fa un appello accorato all’intera comunità internazionale affinché si ponga fine con tutti i mezzi possibili ad un’incredibile e intollerabile vicenda nella quale l’umanità sta letteralmente toccando il fondo. Da tempo la Bosnia-Erzegovina ha chiesto di entrare nell’UE. Ebbene l’Unione stessa ha il dovere di chiedere al Paese di Sarajevo un immediato e radicale cambiamento di rotta, pena la sua esclusione: i diritti umani sono a fondamento dell’Europa e della sua massima Istituzione.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

1 febbraio 2021

NASCE A BRESCIA IL MANIFESTO COSTITUENTE

Pagliarulo: “Un laboratorio del cambiamento”

1 Febbraio 2021

Presentata a Brescia il 30 gennaio 2021 un’iniziativa promossa dall’ANPI provinciale – nel solco dell’appello “Uniamoci per salvare l’Italia” – che raccoglie associazioni democratiche e sindacati. L’intervento del Presidente nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo

MANIFESTO COSTITUENTE BRESCIA

Brescia propone un modello di rete e di laboratorio politico

PREMESSA

L’attuale pandemia è un evento storico che può avere esiti perniciosi: crisi economica, aumento delle disuguaglianze, sospensione delle libertà individuali, soluzioni politiche autoritarie. È anche vero, però, che proprio in questi momenti di passaggio si possono aprire possibilità che si dovrebbero e potrebbero cogliere.

Il rischio che molti avvertono come già realtà è che nulla cambi e che il mondo della politica e dell’economia proceda come nulla fosse successo, nell’afasia di chi potrebbe e dovrebbe fare proposte di cambiamento e nel vociare scomposto di chi confonde protagonismo personale e campagne di odio con progetti di egemonia.

Esistono complesse e articolate elaborazioni politiche da parte di università e centri studi, ma rimangono confinate nelle accademie e poco incidono nelle scelte dei partiti, sempre troppo impegnati a governare l’emergenza momentanea per gestire un progetto a lungo termine di maggiore equità sociale e minore impatto ambientale. Occorre allora ripartire dai movimenti per ritornare a ripopolare le piazze (Covid permettendo).

Il riferimento ai valori costituzionali e alla Resistenza è essenziale per porsi all’interno di una prospettiva politica chiaramente identificabile, ma oggi non basta perché occorrono proposte che coagulino lo scontento e lo elaborino in progetto, in parole d’ordine aggreganti che si impongano anche in Parlamento e possano indirizzare le scelte dei partiti.

C’è un bisogno diffuso di:

– dare la speranza al vasto, magmatico e disperso popolo antifascista di poter incidere sulle scelte future del Paese con proposte condivise, elaborate e discusse

– mobilitare associazioni e organizzazioni, intellettuali per l’elaborazione di una piattaforma programmatica di rivendicazioni che impegnino le forze politiche e i movimenti e che abbia al centro l’obiettivo, non più rinviabile, della sostenibilità ambientale e sociale

– non disperdere la possibilità di questa ripartenza perché avvenga nella discontinuità con gli errori del passato e nella continuità con i valori fondativi della nostra democrazia.

CHE COSA

L’obiettivo è la stesura di un manifesto costituente per la ricostruzione post-Covid come risultato di una mobilitazione di pensiero e di elaborazione politica coordinata dall’Anpi con l’apporto delle diverse realtà che si riuscirà a coinvolgere.

Il manifesto avrà alle spalle possibilmente studi specifici nei diversi settori strategici e produrrà una sintesi con parole d’ordine chiare e riconoscibili, capaci di aggregare tutti i soggetti interessati e dialogare con le forze politiche istituzionali per aggiornare agende e indicare soluzioni.

Chi lo stenderà saranno le diverse realtà associative del territorio chiamate a un lavoro di confronto, di dialogo e di sintesi sui temi a loro più congeniali per una grande manifestazione cittadina il 25 giugno 2021, 75° anniversario dell’inizio dei lavori dell’Assemblea Costituente.

CONCLUSIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI GIANFRANCO PAGLIARULO ALLA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “MANIFESTO COSTITUENTE BRESCIA” – 30/1/2021

Che dirvi, care amiche e cari amici? Che siete brave e bravi! Il 4 dicembre abbiamo lanciato a livello nazionale come ANPI la proposta di una grande alleanza democratica e antifascista e abbiamo riscontrato la piena condivisione e partecipazione di un vastissimo arco di forze democratiche di varia natura, con varie competenze, varie sensibilità e varie finalità. Pensavamo che questa idea avrebbe avuto senso solo se si fosse incarnata in una serie di analoghe proposte locali, di iniziative locali, di programmi locali.

Il 16 gennaio abbiamo reso pubblico l’appello di questa alleanza, rete, lega, chiamatela come volete, un appello che si chiama “Uniamoci per salvare l’Italia” e continua con “Uniamoci per cambiare l’Italia”. Perché non si salva se non si cambia. Nell’appello era scritto fra l’altro: “Questo è il messaggio che intendiamo portare ovunque sul territorio, affinché si trasformi in una inedita, pacifica e potente mobilitazione nazionale”.

Quando il presidente provinciale dell’Anpi di Brescia, il carissimo Lucio Pedroni, mi ha proposto di partecipare a questa iniziativa, ho accettato con piacere, ma non vi nascondo che leggendo le vostre idee, le vostre proposte e i vostri programmi ho provato davvero una emozione, perché ho trovato piena sintonia con lo spirito dell’appello nazionale. Non interessa la lettera, mi interessa lo spirito; non interessa che vengano copiate le sigle nazionali; ciò che conta è che voi abbiate proposto un modello di rete a misura di Brescia, delle sue realtà, dei suoi problemi, dei suoi drammi e delle sue speranze. Brescia come un laboratorio del cambiamento.

In un’altra circostanza, per molti aspetti imparagonabile, l’immediato dopoguerra, in Italia ci si trovò nell’urgenza di riconoscersi come comunità nazionale e perciò di rinascere dopo gli orrori del nazifascismo e della guerra. Prevalse per fortuna lo spirito costituente e da quello spirito incarnato nei membri dell’Assemblea Costituente, nacque la Carta. E il seme era stato gettato prima dal Comitato di Liberazione Nazionale, cioè dalla prima cellula unitaria della Repubblica.

Quella carta fu figlia di quella storia e tracciò allora la strada maestra. Eppure tante di quelle promesse rimasero disattese. Se posso pensare ad una Costituzione che parla, che oggi ci parla, immagino che ci dica: “Avete visto? Non mi avete pienamente applicato! Ma non è mai troppo tardi. Questo è il momento della svolta, questo è il compito che vi assegno”! E dico compito perché proprio lei, la Carta, ci spiega all’art. 3, come sapete, che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

In queste parole c’è un carattere obbligatorio, direi coercitivo (“è compito”), ci sono gli strumenti essenziali (“rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale”), c’è la missione ultima (“la libertà e l’eguaglianza dei cittadini” e “il pieno sviluppo della persona umana”), c’è il lavoro come fondamento del sistema democratico (“l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori”).

Come viene descritta l’umanità in quell’articolo? In tre modi: cittadini, persone, lavoratori. Tre parole che sintetizzano il punto di contatto e di virtuosa con-fusione, o – se volete – di alleanza, in quel momento storico, di tre grandi filoni di pensiero: il filone socialista e comunista, il filone liberaldemocratico, il filone cattolico. Lavoratori, cittadini, persone. Non c’è in quel comma la parola individui, che oggi si sovrappone e nasconde le altre tre parole. Cos’è l’individuo, se non la persona, il cittadino, il lavoratore, spogliato della sua essenza, cioè dei suoi rapporti umani, del suo essere sociale, in ultima analisi della sua umanità? La persona è il cittadino e il lavoratore. Molti individui fanno una somma di individui. Molte persone fanno una comunità.

Per questo nella nostra proposta abbiamo scritto di un’alleanza per la persona, il lavoro, la socialità. Se capovolgo i termini, trovo l’individuo, il businnes, la solitudine sociale.

C’è nel tempo che viviamo una condizione per così dire nuova, che è via via cresciuta durante il primo ventennio di questo secolo: la solitudine sociale. Pensiamo all’esercito di solitudini disperate a cui assistiamo in qualsiasi città: migranti, clochard, o semplicemente poverissimi. E si è soli quando non si sa quale futuro ci si aspetta, si è soli quando non riesci a combinare il pranzo con la cena, si è soli quando, ragazzo, non hai un luogo che non sia il bar o il muretto dove comunicare con altri ragazzi. Si è soli quando pensi che la società, la repubblica, ti abbia abbandonato. Forse si è soli se si riduce il rapporto con l’altro alla chat, al twitt, al post. E cosa può pensare quel ragazzo se non di vivere un mondo di solitudini? Con la pandemia si è stati e si è costretti a morire soli ed solo chi sopravvive al congiunto perché non può neppure donargli un saluto o una carezza.

È vero quello che scrivete: c’è bisogno diffuso di dare la speranza, di mobilitare associazioni, organizzazioni, intellettuali, di ripartire in discontinuità col recente passato ma in continuità radicale con le fondamenta della nostra democrazia, cioè con la Costituzione.

Davanti allo sfascio che ci circonda e ai reali pericoli di una precipitazione della situazione del Paese, davanti, per essere chiari, ad una disperazione sociale che porta tante persone all’illusione che ci voglia “l’uomo forte”, ci sono davvero dei pericoli per la tenuta democratica. Ma l’antidoto c’è, ed è quella gigantesca forza di associazioni, volontariato, movimenti, sindacati, anche pezzi importanti di istituzioni – penso per esempio a tanti sindaci – e tanto altro nel mondo della società, della politica, dell’economia, della cultura. Il problema è che questo vasto mondo non è connesso. Non è in rete. È una grande potenza, ma non è ancora un atto. Noi dobbiamo trasformare questa potenza in atto, voi dovete trasformare questa potenza in atto.

Questa è la forza maggiore per una grande riforma intellettuale e morale, per usare una frase molto impegnativa, una riforma che presuppone la centralità dei saperi e del pensiero critico e che porti a cambiamenti profondi non solo nel mondo della cultura e della formazione, cosa essenziale, ma in primo luogo nel modello di sviluppo economico del nostro Paese che ha clamorosamente fallito.

Perché quel modello ha fallito? Vediamo l’Italia degli anni duemila (ma a ben vedere anche un po’ prima): È tornata e si è estesa la povertà, è aumentato in modo sproporzionato l’indice delle diseguaglianze, si è bloccato il mitico ascensore sociale, per non parlare della sanità, della scuola, della giustizia, della legalità e così via. Ad antichi e irrisolti problemi, come la questione meridionale, se ne sono aggiunti di nuovi, come il dramma dell’emigrazione. “Pochi hanno troppo e troppi hanno poco”, ha giustamente affermato Papa Francesco. Questo intrico di contraddizioni è esploso negli ultimi anni, e poi nel 2020 con la pandemia, seminando sfiducia, paura, risentimento. In questa palude hanno nuotato e nuotano i cattivi maestri del razzismo, del fascismo, del nazismo.

Il rischio è che nulla cambi, scrivete. E avete proprio ragione. Ci sono già tante sirene che ululano in questa direzione e operano perché fin da oggi avvenga la restaurazione di un modello economico e sociale che ha portato all’esplosione della diseguaglianza, delle vecchie e nuove povertà, della disoccupazione, del lavoro mal pagato, mal tutelato, crollato nella gerarchia dei valori sociali. Bene, la vostra voce, la nostra voce deve essere più forte di quella di chi vuole che nulla cambi.

Voi potete essere la volpe e il leone, per usare le parole di Machiavelli, cioè i combattenti per una buona politica e per una buona società. Vedete, ho visto nei vostri programmi tanti temi di lavoro, tutti correlati ai corrispondenti articoli della Costituzione. Ho visto il lavoro e l’ambiente, la sanità e la scuola, l’emigrazione e i diritti umani, le pari opportunità e i diritti civili, la cultura, la giustizia, l’Europa. Tutto ciò al fine di un vero e proprio manifesto costituente. Benissimo. Questo è, per usare il titolo di un vecchio film, un ottimo ritorno al futuro. La macchina del tempo ce l’abbiamo, ce l’avete. È sempre la Costituzione che è un ritorno al 1948 ma che ci consente di andare al futuro, a quella società che a larghi ma precisi tratti avevano disegnato i Costituenti e per cui avevano combattuto le partigiane e i partigiani.

Intanto abbiamo un presente francamente sconcertante, perché siamo nel pieno di una crisi di governo mentre imperversa ancora la pandemia, è in corso la campagna di vaccinazioni, occorre urgentemente destinare i fondi del Recovery plan. Penso che la prima cosa da fare qui ed ora sia esigere che i vaccini non siano distribuiti in base a criteri legati alla produzione di reddito, come infelicemente, proprio qui in Lombardia qualcuno ha proposto; la seconda cosa da fare, qualsiasi possa essere il governo futuro, sia proporre al governo una campagna nazionale e generale di informazione sulla destinazione dei fondi europei, perché anche da questo e per alcuni aspetti specialmente da questo si capirà se si intende o meno cambiare il modello di sviluppo; la terza cosa da fare è chiedere al governo di mantenere la tutela dei lavoratori dipendenti attraverso la Cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti. La cosa da fare sempre, a mio avviso, è invitare la popolazione a servirsi dagli esercizi commerciali più colpiti dalle chiusure e di consumare i prodotti delle imprese più colpite. Se vedete in filigrana queste semplici proposte, esse sono unite da due sostantivi: la solidarietà che – vedete bene – non è solo una categoria morale, una scelta che deriva da un sentimento positivo, ma è un imperativo costituzionale, laddove nella Costituzione è scritto all’articolo 2 che la Repubblica richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. L’altro sostantivo è la prossimità, cioè la vicinanza fra gli esseri umani che, a ben vedere, è la base naturale della socialità. Voglia di incontrarsi, ha detto Laura Forcella.

Concludo. Fatemi dire, come ha detto Pedroni, che voi portate un’aria di freschezza. È tempo del sogno, come diceva Francesca Parmigiani, citando Calamandrei.

È tempo di rinascere. È tempo di progetto, di visioni, di pensieri lunghi, di orizzonti. È tempo di restituire importanza e dignità agli esseri umani, rivendicandone i diritti, le esigenze e i valori. Cioè è tempo di un nuovo umanesimo. È tempo di restituire a tutti una speranza di felicità.

Grazie a tutte e a tutti.

FIOCCO AZZURRO ALL’ ANPI

E’ nato Martino, figlio della presidente della sez. ANPI Uggiate Trevano.

Il Direttivo Anpi Provinciale, e tutte le sezioni della provincia di Como, si rallegrano con la mamma, Nicole Sartori, presidente in carica della sezione di Uggiate Trevano ” Rado Zuccon”, per la nascita del piccolo Martino.

Al bimbo i più affettuosi auguri!

Pagliarulo: “Il 27 gennaio non sia solo una celebrazione, non si banalizzi una tragedia che ha segnato l’umanità”

25 Gennaio 2021

Dichiarazione del Presidente nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo, sul Giorno della Memoria

“Il 27 gennaio il Paese si raccoglierà intorno a volti e vicende che hanno segnato tragicamente la storia del ‘900. L’ANPI auspica fortemente che questo giorno non si esaurisca in una pur necessaria celebrazione, in una banalizzazione di un evento mostruoso per l’umanità, bensì sia un momento di riflessione coinvolgente, la base di un messaggio di civiltà, antifascismo, e democrazia che proviene dal sangue dei campi di concentramento. La chiamiamo memoria attiva, perché il ricordo non ha senso se non si esercita la sua portata educativa nel presente. Ogni giorno, ogni incontro, ogni impegno, ogni battaglia. È un dovere, oltreché l’unico omaggio possibile, perché tangibile e duraturo, alle vittime della deportazione e ai combattenti per la libertà”.

Gianfranco Pagliarulo – Presidente nazionale ANPI

GIORNO DELLA MEMORIA

Iniziative delle sezioni di Uggiate Trevano e del Seprio

Per il Giorno della Memoria la sezione di Uggiate Trevano, in collaborazione con la Dirigenza Scolastica, ha organizzato un incontro con gli studenti di terza media sulla figura del deportato Rado Zuccon, a cui è intitolata la loro sezione, con una testimonianza del figlio Emil. L’ iniziativa terminerà con l’intervento musicale di Fabrizio e Mauro Settegrani, che eseguiranno alcune canzoni sul tema della Memoria, nell’ambito del progetto “Neve Diventeremo”.

I 7grani in concerto.

La sezione del Seprio ha preparato invece una locandina per far conoscere le vittime dei campi di concentramento nazisti: ebrei, oppositori politici, rom e sinti, disabili, omosessuali, testimoni di Geovah, asociali e per proporre una riflessione su quanto di analogo sta accadendo oggi nel mondo.

Locandina della sezione del Seprio.

GIORNATA DELLA MEMORIA

Sezioni della Provincia di Como

Domenica 31 gennaio la sezione di Mariano- Cantù organizza un incontro sul web ” Gli Ebrei stranieri internati a Mariano e nel comasco” con la partecipazione della storica Roberta Cairoli e di Gianfranco Lucca.

Per collegarsi https:// meet.google.com/jzz-ftvr-jed?hs=122&authuser=0