RELAZIONE DI GUGLIELMO INVERNIZZI

Sabato 3 luglio si è tenuta una conferenza pre-congresuale con i rappresentanti dei provinciali Anpi di Como, Lecco e Sondrio.

Qui di seguito pubblichiamo la relazione del nostro presidente provinciale Guglielmo Invernizzi, che è stata molto apprezzata dai partecipanti.

PER UNA NUOVA FASE DELLA LOTTA DEMOCRATICA E ANTIFASCISTA

Un saluto agli amici e ai compagni delle province di Como, Lecco e Sondrio collegati per questa conferenza dei dirigenti dei direttivi locali e provinciali. Un particolare saluto a Tullio Montagna in rappresentanza dell’ANPI Nazionale.

Carissimi,

ci accingiamo ad affrontare una campagna congressuale un po’ anomala e diversa dalle altre, non tanto per i contenuti politici ed associativi, ma per le modalità che la situazione sanitaria ci impone e forse ci imporrà ancora, speriamo per poco tempo.

Mi è stato chiesto di presentare il documento congressuale, documento che tutti dovreste aver già letto, e che perciò eviterò di esporre per intero e al quale aggiungerò mie proposte e considerazioni, sperando così di ravvivare il dibattito. Mi permetto fin dall’inizio una osservazione sulla vastità dello stesso. Non perché i contenuti non siano tutti, e ribadisco tutti condivisibili, ma per la vastità degli stessi. Non siamo un partito e questo lo si ribadisce bene nel documento, ma dei partiti non abbiamo nemmeno l’organizzazione, non abbiamo i funzionari, non abbiamo rappresentanti ufficiali nelle istituzioni in grado di portare avanti tutte queste istanze nei luoghi deputati. Tanto per fare un esempio una campagna referendaria ci impegna per due mesi, assorbendo tutte le nostre forze, che necessariamente dobbiamo togliere ad altre iniziative.

Così come nel documento congressuale, ritengo sia giusto partire con il ringraziamento a Carla Nespolo e al suo predecessore avv. Carlo Smuraglia nostro Presidente emerito, per aver in questi ultimi anni tracciato la strada del rapporto unitario, del confronto con le altre forze democratiche, della stretta relazione col mondo dell’associazionismo, lavoro che intendiamo continuare a perseguire a maggior ragione nella situazione di straordinaria emergenza in cui ci troviamo. Ci ha anche consegnato la propensione a guardare sempre oltre, a osservare con spirito critico e senso di responsabilità il mondo e il Paese che stanno cambiando, ad ascoltare le opinioni degli altri e a tenere saldissime le radici dell’Anpi nella concreta esperienza storica della Resistenza.

Siamo nel pieno di una tragedia mondiale a causa della pandemia e della gigantesca crisi economica e sociale da questa determinata. Per questo occorre promuovere un’idea di profondo cambiamento e così diffondere un messaggio di speranza e di fiducia.

E’ necessaria una risposta straordinaria per cui l’Anpi propone una grande alleanza democratica per la persona, il lavoro, la società.

L’Anpi delle Partigiane e dei Partigiani nata nel 1944 si è arricchita diventando, nel 2006, aperta a tutti gli antifascisti. Ha così definito la sua natura nazionale e popolare.

Proponiamo non una nuova ANPI, ma un’ANPI rinnovata, un’associazione che

promuove impegno e nuove forze, che realizza uno spazio pubblico antifascista e repubblicano come in occasione della campagna referendaria promossa dai 5stelle sul taglio dei parlamentari. L’ANPI anche in questo caso come nel precedente referendum promosso dal governo Renzi si è mossa in prima persona con tutte le sue forze, indipendentemente dal risultato che su questo quesito, chiaramente populista, era scontato. Un risultato che oltre a modificare gli assetti istituzionali, con effetti che saremo in grado di misurare appieno solo dopo le prossime elezioni, sembra confermare l’ideologia anti-casta nella sua pretesa di rappresentare l’unica soluzione percorribile alla deriva oligarchica della democrazia. Mentre la campagna referendaria è ormai andata in soffitta, è proprio questa pretesa o illusione che va messa al centro dell’attenzione. Non perché non colga un problema reale, ma perché sbaglia la risposta. Il taglio dei parlamentari è una risposta sbagliata ad una istanza giusta: come contrastare la tendenza allo svuotamento e alla verticalizzazione della decisione democratica? Come affrontare la crisi di legittimità del sistema politico? Sono domande a cui i partiti non sanno e non vogliono rispondere, e che invece la nostra organizzazione deve fare proprie. Il principio costituzionale che gli eletti rappresentano gli elettori e non i partiti deve essere ripristinato attraverso una nuova legge elettorale che reintroduca le preferenze dando agli elettori e agli eletti quel potere politico di cui i partiti si sono appropriati.

Libertà, eguaglianza, democrazia, solidarietà, pace: sono questi i valori nati dalla della Resistenza e successivamente incarnati nella Costituzione.

Questi sono anche gli ideali fondamentali dell’Anpi e la loro piena realizzazione deve ad essere un orizzonte verso cui muoversi piuttosto che una realtà compiuta una volta per tutte. Come insegnano i tanti tentativi degli scorsi anni sfociati nella costituzione di tanti, troppi, Comitati Antifascisti finiti dopo pochi mesi di vita. Oggi con l’esperienza molto più variegata dell’appello “UNIAMOCI PER SALVARE L’ITALIA” si è notato un maggiore interesse da parte dell’associazionismo di sinistra e antifascista all’unità, con qualche distinguo.

Si tratta di valori e ideali ancora attuali che sono messi in discussione in tanti Paesi e realtà. Parliamo innanzitutto della libertà di stampa e di opinione, della libertà dallo sfruttamento e dal bisogno. L’uguaglianza sembra una lontana chimera visto che crescono e si moltiplicano le disuguaglianze.

Dalla memoria attiva della Resistenza dobbiamo attingere l’energia e la determinazione per affrontare la drammatica condizione presente.

Ci sono almeno tre fattori di portata globale che impongono un cambiamento del modo di pensare la politica, le culture, le società. Siamo nella situazione che viene definita di cambio dell’orizzonte strategico.

Il primo fattore è il cambiamento climatico per arrestare il riscaldamento del pianeta.

Il secondo fattore è la crisi degli strumenti di governo sovranazionale. Il riferimento è all’ONU ed alle altre Agenzie sovranazionali, cosa che tocca molto da vicino anche l’Europa.

Il terzo fattore è la rivoluzione tecnologica digitale che condizionerà i rapporti globali per la stretta connessione con i temi della sicurezza, economica e militare.

Occorre un cambiamento netto di prospettiva, che ciascun Paese può e deve contribuire a determinare. Nessuno si salva da solo.

Il modello di sviluppo che si è affermato sul pianeta, senza differenze di regime politico, è un modello dissipativo e distruttivo dell’equilibrio tra attività dell’uomo e la natura, e che ci dimostra come la società capitalista sia stata veloce ad approfittare e a svolgere a proprio vantaggio le restrizioni dovute alla pandemia.

E’ necessario operare per una più forte unità politica dell’UE.

Rimane inconfutabile una strutturale debolezza istituzionale, politica e sociale dell’Unione, dovuta anche alla mancanza di politiche comuni su temi fondamentali quali la politica estera, l’emigrazione, il fisco e il lavoro. Inquieta la proliferazione, in tutta Europa, ed in particolare nei paesi dell’est europeo, di gruppi che si richiamano al nazifascismo e al razzismo. Ma cosa ancora più pericolosa è l’involuzione fascistoide di alcuni governi quali quelli di Ungheria e Polonia, tanto per fare un esempio.

In questo attuale mondo c’è un generale indebolimento delle democrazie. Questo vale per le democrazie cosiddette illiberali, in cui, pur in presenza di elezioni, si nega di fatto la divisione dei poteri e si tende ad asservire il potere legislativo e quello giudiziario all’esecutivo, a conculcare i diritti e le libertà civili, ma vale anche, sia pur in modo diverso, per le democrazie rappresentative, svuotate di effettiva partecipazione popolare e con una crisi dei partiti, in particolare dei partiti “storici”, sempre più marcata, sia pur in forme diverse a seconda degli Stati. Pensiamo ad un mondo nuovo con un controllo pubblico dell’economia e della finanza. Pensiamo a vincoli e regole stringenti per un sistema produttivo privato che opera al di fuori ed al di sopra di ogni legislazione nazionale. In sostanza vorremmo che la politica torni ad essere il motore della democrazia.

L’emergenza prolungata imposta dalla pandemia ha fatto esplodere la “questione regionale”. E’ stato pane di tutti i giorni la tensione tra lo stato centrale e i presidenti di regione auto nominatosi, pare per un eccesso di “ego”, “governatori”, in un rimpallo surreale di severità da una parte e di licenza di uccidere dall’altra. Ma questa schizofrenia mette sotto accusa non l’autonomia regionale sulla sanità, ma la sua attuazione.

La Democrazia è sotto assedio per fenomeni generali come la pandemia da Covid. La crisi economica, le violenze e le guerre che aiutano regimi autoritari e tiranni ad insinuare il dubbio sulla sua capacità di soddisfare le esigenze dei cittadini. Però è chiaro che quando uno vede il Congresso degli Stati Uniti assalito da una folla inferocita, fomentata da un presidente che per mesi ha usato la bugia in maniera sistematica, l’emergenza democratica acquista un significato senza precedenti. Perché se a vacillare è una delle democrazie parlamentari più antiche la mondo, immaginate come possano patire le altre e quanto possano godere i dittatori.

L’Anpi è un soggetto che fa tesoro della memoria per intervenire nel presente e per disegnare il futuro.

L’Anpi come tutte le formazioni sociali, è un soggetto politico, ma mentre tutti i partiti sono soggetti politici, non tutti i soggetti politici sono dei partiti. L’Anpi non era, non è e non sarà mai un partito. La sua forza morale, ideale e pratica deriva dalla sua natura di “associazione che unisce”, dalla parte della Costituzione.

L’ANPI deve essere sempre in prima fila nella denuncia dell’attività squadristica in ogni sua forma, dei tentativi revisionistici che si sono moltiplicati negli ultimi anni con l’evidente disegno di ridare legittimità storica e politica al ventennio.

La Resistenza, la guerra, il dopoguerra, la Costituente, la Costituzione sono temi straordinariamente attuali. Eppure stiamo assistendo a un’offensiva revisionista senza precedenti, tesa a screditare il movimento partigiano e l’intera lotta di Liberazione.

E’ in atto su tutto il territorio nazionale un offensiva senza precedenti da parte dei partiti della destra, Lega e Fratelli d’Italia davanti a tutti e con l’acquiescenza di Forza Italia. Ma quello che preoccupa è l’apatia del più grande partito della sinistra di fronte a questo attacco, mi riferisco in particolare alla brutta figura fatta dal PD a Genova, con l’astensione sull’ordine del giorno sull’anagrafe antifascista ma anche anticomunista. Quel voto è stato uno sfregio alla storia e alla memoria di chi ha pagato con la vita pur di garantire a noi Libertà e Democrazia. Sono errori di percorso che si pagano sul piano della credibilità politica e antifascista. Occorre ricordare che in quell’occasione ci fu anche di peggio, Italia Viva ha votato a favore della mozione e con un comunicato aberrante ha rivendicato il voto in nome dei principi antifascisti della nostra Costituzione, dimenticando il tributo di sangue e l’apporto delle truppe sovietiche alla liberazione dell’Europa e, cosa che a nostro avviso conta ancora di più, quello dei comunisti italiani alla Lotta di Liberazione del nostro paese, anche se a volte viene da chiedersi se siano veramente errori o semplice perdita di coscienza politica. Assistiamo purtroppo inermi all’apatia dei consiglieri comunali di opposizione all’offensiva scatenata dalla destra sulla toponomastica dei vari comuni. Assistiamo ad un proliferare di monumenti e intitolazioni ai martiri delle foibe in generale e ultima scoperta della destra a Marta Cossetto. Per non parlare di tante altre attività, le richieste sempre più ricorrenti di intitolazioni a Giorgio Almirante, il Mausoleo di Graziani, criminale di guerra, contro il quale l’ANPI nelle scorse settimane ha organizzato proprio ad Affile una grande manifestazione antifascista. Nella mia provincia, tanto per fare un esempio fra i tanti, nel comune di Monguzzo in Brianza è stata intitolata una via a un mercenario eritreo, uno che sparava sulla sua gente difendendo i confini italiani, in Africa. Almeno secondo i promotori.

E’ una santa verità che le istituzioni di questo Paese non sono mai diventate pienamente “antifasciste”, come vorrebbe la Costituzione; e ciò perché non sono stati fatti fino in fondo i conti col fascismo, non si è insegnato sul serio che cosa è stato veramente il fascismo. La negazione delle libertà, i crimini commessi, il regime dispotico, le guerre, l’alleanza con il nazismo.

Per l’Anpi é opportuno mettere a punto un’idea di Stato che coniughi la sua necessaria modernizzazione con l’attuazione del disposto costituzionale e con un profondo arricchimento della natura della democrazia italiana, a partire dal dettato del secondo comma dell’art. 3 della Costituzione: “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

In coerenza con queste idee nel documento congressuale vengono precisate una serie di proposte su temi quali:

lo Stato, le imprese e i lavoratori,Il Parlamento, le Regioni, gli enti locali, I beni comuni, l’immigrazione e l’emigrazione, la sanità’, la scuola, la giustizia, i giovani e le donne, il lavoro e l’occupazione, la pace e il disarmo, l’informazione ed anche su altri ugualmente importanti l’ANPI avanza valutazioni e proposte articolate sempre con riferimento ai principi democratici e costituzionali. L’attuazione piena della Costituzione è l’orizzonte per cui ci impegniamo.

Dal Congresso Nazionale che abbiamo celebrato nel maggio del 2016, l’ANPI è stata diretta da tre Presidenti: Carlo Smuraglia, Carla Nespolo, Gianfranco Pagliarulo, fatto unico nella lunga storia dell’Associazione. Negli ultimi anni l’attività dell’ANPI è stata condizionata dalle restrizioni imposte dalla pandemia e dalla tragica malattia di Carla Nespolo. Nonostante questo, l’insieme dell’Associazione ha svolto un lavoro di straordinaria quantità e qualità, scandito da tanti eventi nazionali e locali. Grazie a

queste attività e alla forte presenza dell’ANPI nel dibattito pubblico, l’Associazione conta oggi circa 130 mila iscritti e gode, in sostanza, di buona salute con un andamento che appare in controtendenza rispetto in particolare alle adesioni ai partiti.

L’età media degli iscritti è elevata e occorre di conseguenza una specifica attenzione ai giovani, con l’obiettivo di dar vita a una nuova leva di antifascisti. Va inoltre prestata una particolare attenzione alle donne che costituiscono la maggioranza del Paese. Alle strutture provinciali di ciascuna regione d’intesa col Comitato Nazionale. Vanno estese le opportunità di costruire autonome Sezioni ANPI sia nel territorio sia nei luoghi di lavoro e di studio. Non va esclusa la possibilità di sdoppiare le sezioni con un elevato numero di iscritti.

Viene confermata la scelta di dar vita al coordinamento nazionale donne. Andrà rivista la composizione dell’organismo, al fine di renderlo maggiormente rappresentativo e diventare un organismo agile e radicato nel contesto dell’attualità politica, attivo nella rete delle associazioni che si occupano di tematiche di genere.

Una cosa che mi colpisce in questo documento, e lo dico senza alcun intento polemico, è che di fianco alla proposta di un coordinamento delle donne non si proponga una forma di associazionismo interno nei confronti dei giovani. Mi permetto di lanciare da questa assemblea una proposta in tal senso perché se oggi abbiamo tanti problemi ad attrarre i giovanissimi, mi riferisco a coloro che hanno meno di 20/25 anni, forse dipende anche dal fatto che a questi ragazzi non viene riconosciuta nessuna autonomia politica. A mio avviso si dovrebbe pensare di modificare lo statuto in questi termini. Chi come me viene dalla gavetta politica, personalmente nella FGCI, ma altri nelle organizzazioni giovanile degli altri partiti, ricorda con piacere e come altamente formativa quell’esperienza. Quell’autonomia non faceva rima con anarchia, i gruppi dirigenti giovanili proponevano in autonomia le loro iniziative che venivano comunque discusse dagli organi dirigenti del partito in cui per statuto sedeva anche il responsabile dell’organizzazione giovanile.

Perché dico questo, proprio per l’esperienza maturata in tanti anni di militanza nell’ANPI. Quando nel 2006 il Congresso Nazionale sancisce ufficialmente, con la modifica dello statuto, che qualunque iscritto all’ANPI può assumere cariche dirigenziali pur non avendo la qualifica di Partigiano o Patriota, ratifica semplicemente, e con colpevole ritardo, uno stato di fatto. Io stesso svolgevo già le funzioni di presidente da un paio d’anni, a mia memoria anche il compagno Tajetti, tanto per citare una persona che tutti conosciamo, era presidente di ANPI Barona nelle stesse condizioni e chissà quanti altri. Ma i vari comitati di sezione o provinciali avevano fatto semplicemente di necessità virtù. Vogliamo ripetere gli stessi errori oggi? E’ giusto il richiamo all’osservanza dello statuto contenuta nella parte finale del nostro documento, però l’associazione deve dimostrarsi anche veloce nel recepire i cambiamenti nella società e nel paese. Oggi noi come ANPI, ma in genere come associazioni antifasciste siamo colpevolmente estranei al mondo giovanile, al quale non abbiamo dato nessuna opportunità. Nelle scuole, nel tifo organizzato, persino in quel mondo del lavoro precario, noi non siamo presenti. Lo è invece la destra più becera, retriva e reazionaria, la più fascista. Non so e non posso saperlo se questa proposta una volta accettata possa cambiare le cose, macredo che in questo senso dobbiamo provare a fare qualcosa, se vogliamo continuare a crescere.

Va inoltre rivolta una speciale attenzione alla formazione interna, oggi essenziale anche a causa del forte ricambio fra gli iscritti; si immaginano tre livelli: una formazione di base, una formazione intermedia ed una formazione specialistica.

Troppe volte anche iniziative e conferenze, o cicli di lezioni molto interessanti rimangono confinate nell’ambito ristretto dei partecipanti, mentre dovrebbe essere compito degli stessi quello di allargare la platea nelle rispettive sezioni.

Ricordiamoci che qualsiasi comunità piccola o grande si organizza in base a un sistema di regole. Da qui la necessità che le regole vengano aggiornate in base alle esigenze, non momentanee ma di prospettiva.

Le regole dell’Anpi sono fissate nello Statuto e nel Regolamento. Tali regole vanno sempre interpretate in modo rigoroso, al fine di una migliore efficacia dell’attività complessiva dell’Associazione.

I dati del tesseramento 2019 e del 2020 confermano un forte rafforzamento dell’Anpi.

Una particolare attenzione va prestata alle pagine dell’Associazione sui social. La prudenza e il buon senso devono ispirare qualsiasi intervento affidato a questi strumenti, evitando prese di posizione e commenti che contraddicano gli orientamenti dell’Anpi o che si prestino ad attacchi da parte degli avversari politici. Chi segue le pagine deve attivare un grande senso di responsabilità distinguendo sempre le legittime ma personali opinioni dal punto di vista dell’associazione.

Grazie della vostra pazienza, buon dibattito.

Guglielmo Invernizzi

L’ ANPI SOSTIENE LE MANIFESTAZIONI DEL 26 GIUGNO DI CGIL CISL E UIL

25 Giugno 2021

Nota della Segreteria nazionale ANPI

L’ANPI condivide e sostiene i contenuti e gli obbiettivi delle manifestazioni indette da Cgil, Cisl e Uil per domani 26 giugno. C’è una drammatica emergenza sociale; il blocco dei licenziamenti fino al 31 ottobre, la riforma degli ammortizzatori sociali, il lavoro per i giovani e le donne, la tutela della salute e della sicurezza sono provvedimenti urgenti e irrinviabili. Lavoro, coesione e giustizia sociale, pilastri della nostra Costituzione, devono essere la bussola di ogni Governo e di ogni azione tesa a realizzare pienamente i diritti di tutti.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

25 giugno 2021

CON IL PRIDE E PER IL DDL ZAN

Ogni battaglia per i diritti è una battaglia dell’ ANPI

Comunicato della Segreteria nazionale ANPI. La partecipazione dell’Associazione alle manifestazioni del Pride Month e il sostegno al Ddl Zan in discussione al Senato. La condanna della legge anti Lgbtq approvata in Ungheria e la preoccupazione per il recente intervento del Vaticano

L’ANPI aderisce al Pride Month, e le sue organizzazioni provinciali partecipano e parteciperanno alle iniziative previste in varie città italiane. Il Pride Month cade quest’anno mentre è in discussione il Ddl Zan in Senato, che prevede in sostanza aggravanti specifiche per i crimini d’odio contro omosessuali, transessuali, donne e disabili. Tale legge è indispensabile e urgente, oltre che per motivi di civiltà, di libertà e di diritti, anche per contrastare il clima di violenta discriminazione presente da tempo nel Paese e i conseguenti e sempre più frequenti episodi di aggressione fisica. Condanniamo la recente legge anti Lgbtq approvata in Ungheria e apprezziamo le prese di posizione contrarie di tanti Paesi dell’Unione Europea. Esprimiamo infine forte preoccupazione per il recente intervento diplomatico del Vaticano che riteniamo improprio e inopportuno, perché si propone esplicitamente di condizionare le scelte e dunque l’autonomia del parlamento italiano, cioè della più alta rappresentanza della sovranità popolare. Bene hanno fatto il Presidente della Camera Roberto Fico a dichiarare che il Parlamento non accetta ingerenze e il Presidente del Consiglio Mario Draghi a sottolineare l’incoercibile laicità dello Stato. Ogni battaglia per i diritti di tutti, contro ogni discriminazione, ogni fascismo, ogni razzismo, è una battaglia dell’ANPI.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

24 giugno 2021

La morte di Adil Belakdhim, Pagliarulo: “Non è questa l’Italia per cui hanno combattuto i partigiani”

18 Giugno 2021

Dichiarazione del Presidente nazionale ANPI sulla morte del sindacalista travolto da un camion davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate (NO)

“La morte del sindacalista Adil Belakhdim travolto da un camion davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate, nel Novarese, è intollerabile, e dà la misura della tensione quotidiana che regna nel mondo del lavoro in questa delicatissima fase di ripartenza. Nessuna ripartenza sarà possibile senza condizioni lavorative decenti e dignitose, rispetto dei lavoratori e dei loro diritti. Deve finire il tempo in cui l’unico valore di riferimento è quello della produttività, a scapito spesso della vita, come dimostrato dai tanti incidenti di questi ultimi mesi. Esprimo il più profondo cordoglio ai familiari di Adil, ma so che è insufficiente. Non è questa l’Italia per cui hanno combattuto i partigiani. Occorre un cambiamento reale e immediato delle relazioni industriali ed una svolta vera in politica economica e sociale che ponga al centro la persona, la sua dignità, il valore del lavoro umano”

Gianfranco Pagliarulo

Presidente nazionale ANPI

Adil Belakhdim, il sindacalista investito perché «non si può vivere così  per 850 euro al mese»- Corriere.it

Todi, equiparazione Foibe-Shoah, protocolli con l’Unione degli Istriani sono inaccettabili!

16 Giugno 2021

Dichiarazione del Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza

La Costituzione va rispettata e applicata senza alcuna eccezione.

Invece avvengono sempre più frequentemente episodi di lassismo istituzionale, di nostalgia verso un passato morto e sepolto, persino di negazione della storia, assolutamente inaccettabili.

Alcuni recenti esempi:

– In Senato è stata calendarizzata la discussione sul disegno di legge Ciriani (Fratelli d’Italia) “Modifica all’articolo 604-bis del Codice penale in materia di negazione, minimizzazione in modo grave o apologia dei massacri delle Foibe”, che prevede una generica e inammissibile equiparazione, di fatto, tra la tragedia delle Foibe e la Shoah.

– A Todi il sedicente festival del libro, targato CasaPound – il cui responsabile dell’Ufficio Stampa, giornalista di “Primato Nazionale”, parla di “questa fantomatica ‘Costituzione fondata sull’antifascismo’, che esiste soltanto nelle menti degli antifascisti” – è incredibilmente patrocinato dal Comune e dalla Assemblea legislativa della Regione Umbria.

– Diversi Comuni, fra cui Cinisello Balsamo, hanno siglato protocolli d’intesa riguardanti la formazione dei giovani con l’associazione Unione degli Istriani, che non fa parte della Federazione degli esuli giuliano-dalmati, e che si caratterizza per non riconoscere i confini stabiliti dopo la Guerra tra Italia e Jugoslavia, suggerire testi di personalità fasciste, compresi criminali di guerra, dileggiare e rinnegare il 25 Aprile.

Tutto ciò è intollerabile.

I rappresentanti delle Istituzioni repubblicane hanno il dovere politico e morale di rammentare e testimoniare che la nostra è una Repubblica democratica nata dalla Resistenza e dall’Antifascismo. Pertanto, invitiamo con la massima fermezza Parlamento, Regioni ed Enti locali ad una rigorosa e inflessibile affermazione dei valori e dei principi costituzionali.

Il Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza:

ANPI, AICVAS, ANED, ANEI, ANFIM, ANPC, ANPPIA, ANRP, FIAP, FIVL

IN MONTAGNA CON GRAMSCI

Una punta di allegro umorismo»: su una lettera di Gramsci

Buongiorno a tutti,

siamo lieti di invitarvi a partecipare alla terza edizione di “Gramsci in montagna” che si terrà presso la Capanna  Mara il 12 giugno 2021.

Sarà la prima iniziativa di quest’anno difficile, visto il notevole numero di partecipanti e il successo degli anni precedenti ci aspettiamo una buona risposta dei nostri iscritti e amici della nostra sezione.

Il Covid–19 non è sconfitto e quindi metteremo in atto tutte le precauzioni per evitare il contagio: mascherine, distanziamento, prova della temperatura. gel igienizzante.

Questo in breve il programma:

-Ritrovo alle ore 15 00 presso il parcheggio dell’Alpe del Viceré ad Albavilla.

-Salita alla Mara – circa 45 minuti.

-Ricordo storico di Gramsci

 -Dibattito / canti partigiani

-Cena conviviale (antipasti di salumi, spezzatino con polenta, vino acqua caffè e ammazza caffè 20 euro)

-Bivacco notturno con canti e riflessioni sulla figura di Gramsci

IN CASO DI PIOGGIA L’INIZIATIVA VERRA’ RINVIATA.

Per PARTECIPARE e ricevere informazioni siete pregati di chiamare:

Marco  340 844 1114

Ennio  348 958 8511  entro e non oltre il 9 giugno.

Sperando nella clemenza del tempo, ci sono i presupposti per una bella giornata/serata in compagnia, con momenti di riflessione e convivialità. Dopo mesi di distanziamento è ora di ritornare a vivere!

Chi ha strumenti musicali e li volesse portare…Chi è cantante o fa parte di cori o gruppi musicali sarà il benvenuto.

 Per chi volesse fermarsi al bivacco ricordiamo che non sarà possibile pernottare all’interno dei locali, quindi dovrete portare tutto il necessario per la nottata, siamo in montagna non sottovalutiamolo!!Infine ricordo l’importanza della prenotazione per organizzare il tutto al meglio: registro dei presenti, spazi interni/esterni, distanziamento, cena.
Vogliamo fare in modo che sia una bella giornata per tutti. 
Per il direttivo di sezione
Marco Emilio Rigamonti
Segretario
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA
                    TERRITORIO ERBESE             Sez. “LUIGI CONTI” Monguzzo

VIETARE LA MANIFESTAZIONE DI CASAPOUND A ROMA!

Le associazioni antifasciste, partigiane e della deportazione, i sindacati, i partiti, le associazioni democratiche e studentesche si appellano al Prefetto per il divieto della manifestazione indetta da CasaPound il 29 maggio a Roma

Al Signor Prefetto di Roma

p.c. Al Signor Questore di Roma

p.c. Alla On.le Sindaca di Roma

Egregio sig. Prefetto,

Le scriviamo in merito all’autorizzazione concessa a Casapound per la manifestazione nazionale in Piazza SS Apostoli il prossimo 29 maggio 2021, indetta utilizzando spudoratamente degli slogan nazisti come quello del “Sangue e Suolo”, rimandando la memoria alle stesse parole di Hitler, Himmler e Goebbels per costruire il fondamento ideale della Shoah.

Lo svolgimento della manifestazione nazionale di una organizzazione dichiaratamente fascista costituirà un gravissimo oltraggio ai valori fondativi della Repubblica democratica e ai principi sanciti dalla Costituzione nata dall’antifascismo, dalla Resistenza e dalla Lotta di Liberazione, oltre che una palese violazione delle Leggi che vietano la propaganda e la ricostituzione del partito fascista. Ci richiamiamo alla memoria delle vittime e dei caduti nella lotta al fascismo che ha insanguinato questo Paese e questa città, Medaglia d’Oro al Valore Militare per i fatti della Resistenza conferita nel luglio 2018 dal Presidente della Repubblica, oltre a quella della lunga scia di stragi nere susseguitesi nella vita della Repubblica, da piazza Fontana, all’Italicus, a Brescia, alla stazione di Bologna.

Nel nostro Paese abbiamo già visto come, in momenti di grande crisi, la propaganda violenta, razzista, xenofoba e antisemita cavalchi la disperazione delle persone per radicare i propri dis-valori, anche servendosi di legami strutturali con le mafie e i clan sui territori, come si ipotizza da numerose indagini svolte su tutto il territorio nazionale. In un Paese sfiancato da 12 anni ininterrotti di crisi economica, sociale, culturale, alimentare, migratoria, ambientale e in ultimo sanitaria con l’arrivo della pandemia – dove si registrano 6 milioni di persone in povertà assoluta, 9 milioni in povertà relativa, la disoccupazione supera il 10% e in cui le mafie garantiscono un welfare sostitutivo sui territori, si impadroniscono di intere filiere produttive e investono nella finanza – riteniamo sia sommo dovere delle istituzioni democratiche della Repubblica non permettere in alcun modo a queste presunte organizzazioni di manifestare, come opportunamente disposto coi divieti delle manifestazioni dell’8 e del 22 maggio adottati contro Forza Nuova.

Il legislatore costituente e la nostra Carta sono chiare su questo aspetto e rappresentano l’unica bussola da seguire.

Confidiamo pertanto nell’impegno a tutela delle basi politiche e culturali su cui si fondano le Istituzioni repubblicane perché voglia assumersi la decisione, che sosterremo in ogni luogo, di vietare la detta oscena manifestazione di ideali antidemocratici ed esplicitamente fascisti.

Restando in attesa di una positiva soluzione della vicenda, Le porgiamo i nostri migliori e cordiali salut.

Ass. Naz. Partigiani d’Italia

Ass. Naz. Ex Deportati nei campi nazisti

Ass. Naz. Famiglie Italiane Martiri

Ass. Naz. Ex Internati nei Lager nazisti – Volontari della Libertà

Ass. Naz. Perseguitati Politici Italiani Antifascisti

Federazione Italiana Associazioni Partigiane

Ass. Naz. Volontari e Reduci Garibaldini

Ass. Naz. Partigiani Cristiani

CGIL Roma e Lazio

CISL Roma Capitale e Rieti

UIL Lazio

FIOM CGIL Roma e Lazio

ARCI

Libera contro le mafie

Emergency

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

Casa Internazionale delle Donne

Giuristi Democratici

Rete NoBavaglio

Unione degli Universitari

Unione degli Studenti

Rete degli Studenti Medi

LINK Coordinamento Universitario

Articolo Uno

Partito Comunista Italiano

Partito Democratico

Partito della Rifondazione Comunista

Sinistra Italiana

Verdi-Europa Verde Roma e Lazio

Pagliarulo: “Il silenzio sulla questione palestinese ha portato radicalismi e guerra”

24 Maggio 2021

L’intervento del Presidente nazionale ANPI alla conferenza stampa “Riconoscere lo Stato di Palestina: la sua urgenza, le sue ragioni” promossa da Cgil, Cisl, Uil, Anpi, Acli, Arci, Libera, Legambiente. Il testo della lettera dei promotori della conferenza stampa ai leader politici italiani

Non basta l’allarme ed il dolore per le vittime israeliane e palestinesi, che tutti abbiamo provato. Né ci consola il sospiro di sollievo per l’attuale cessazione delle ostilità.

Fermati i missili e i bombardamenti, sorge il problema più importante: impedire nuovi missili e nuovi bombardamenti. È di ieri la notizia di scontri sulla spianata delle moschee. Da ciò l’urgenza del riconoscimento dello Stato di Palestina come primo dei tanti passi da percorrere per far sì che ci siano finalmente due popoli liberi in due stati a pari dignità. Non è uno Stato un assieme puntiforme di territori.

Questo abbiamo chiesto il 17 maggio, quando ancora cadevano missili e bombe, in una lettera inviata una lettera ai segretari del Pd, Sinistra italiana, Italia Viva, Articolo 1, Rifondazione comunista, federazione dei Verdi, Movimento 5 stelle, Più Europa, Forza Italia. Hanno firmato i segretari generali e i presidenti di otto grandi sindacati e associazioni: Cgil, Cisl, Uil, Acli, Arci, Legambiente, Libera e ANPI.

Nella lettera abbiamo scritto del silenzio mondiale calato da anni sulla questione palestinese e dell’incancrenirsi di radicalismi, odi, guerre. Mentre l’Unione Europea tace o condanna nella sostanza una sola parte, aumentano le tensioni fra i Paesi del Medio Oriente e nel mondo.

Aggiungo che ci devono essere confini condivisi e regole certe, cioè costituzioni, da entrambe la parti. Oggi non ci sono.

Aggiungo ancora che in Israele da tempo un governo di estrema destra legato agli ebrei ortodossi pratica una politica di provocazioni, aggressioni, insediamenti. È del 2018 l’approvazione di una legge fondamentale che afferma che lo Stato d’Israele è lo Stato del popolo ebraico negando di fatto pari cittadinanza ai palestinesi. E prescrive lo sviluppo degli insediamenti, cioè delle colonie in territorio palestinese. Infatti tutto è iniziato a Gerusalemme quando nelle scorse settimane sono state sfrattate alcune famiglie palestinesi dalle loro case.

In Hamas, organizzazione fondamentalista, responsabile, sapendo benissimo quali conseguenze avrebbe causato, dell’attacco missilistico alle città israeliane, che condanniamo senza se e senza ma, prevale l’idea di negare l’esistenza dello Stato di Israele.

Bisogna spezzare questo circuito infernale che ha portato, come abbiamo scritto, al restringimento degli spazi democratici ed alla militarizzazione delle società. Come? Nel 1947, abbiamo scritto, la risoluzione delle nazioni Unite indicava la soluzione nella divisione della Palestina in due parti; ma c’è voluto mezzo secolo perché si trovasse un accordo. Ecco, il Come ce lo hanno insegnato uomini come Rabin e Arafat, gli autori degli accordi di Oslo, che prevedevano due popoli in due Stati. Ma Israele è riconosciuto, la Palestina no. Per quanto disatteso, l’accordo di Oslo, abbiamo scritto, è tutt’ora vigente. Per questo chiediamo uniti con urgenza all’Italia e all’Unione Europea di riconoscere lo Stato di Palestina.

Per questo abbiamo scritto che “non è più sufficiente esprimere la condanna della violenza o fare il dovuto appello ai principi e ai valori, se poi nei fatti non c’è un’azione conseguente e coerente”.

Se si vuole si può fare. Ma bisogna volerlo. Il sistema politico ascolti la società. Per questo noi, che fra associazioni e sindacati rappresentiamo otto grandi formazioni sociali del nostro Paese, chiediamo ai partiti di buona volontà un incontro pubblico e una discussione comune. Riconoscere lo Stato di Palestina: questo è l’appello che uniti abbiamo rivolto.

Gianfranco Pagliarulo – Presidente nazionale ANPI

24 maggio 2021

Il video integrale della Conferenza stampa : https://www.youtube.com/watch?v=l1PAsFjj1Tg