RELAZIONE DEL PRESIDENTE NAZIONALE PAGLIARULO

Del 7 maggio ( 12 pgg.)

RELAZIONE DI GIANFRANCO PAGLIARULO AL COMITATO NAZIONALE DEL 7 MAGGIO 2021

Prima di iniziare la mia relazione, vorrei che tutti noi facessimo mente locale su una questione. Non possiamo abituarci ad una mostruosa normalità per cui a scadenza periodica sono inghiottite centinaia di vite nelle acque del Mediterraneo, una vicenda ricorrente che ha posto a tema il valore della vita e della morte e sulla quale siamo ben lontani dal trovare una soluzione che renda reale la difesa dei diritti umani e non – come accade troppe volte nell’ambito dell’Unione Europea – una proclamazione retorica o, peggio una giustificazione a conflitti politici, territoriali o peggio militari. Viviamo per di più da oltre un anno in una situazione di lutto, con un bilancio ad oggi di circa 122.000 deceduti e circa 4 milioni contagiati. È cambiata la nostra vita non solo per le misure di sicurezza adottate dai governi, ma anche perché penso che non ci sia nessuno che direttamente o indirettamente – amici, parenti, conoscenti, oppure se stessi – non sia stato coinvolto nel dramma del Covid. Viviamo in una sorta di lutto permanente, e perciò, se posso dire, abbiamo avuto la possibilità di riflettere sul senso e il valore della vita in un modo diverso dal passato, più ponderato, meno condizionato.

Forse anche per questo, oltre che per la sua giovane età, la sua bellezza, il suo essere donna, il suo essere madre, siamo stati tutti turbati della recentissima e orribile morte sul lavoro a Prato di Luana D’Orazio, 22 anni. Ma il giorno dopo a Busto Arsizio in un incidente analogo ha perso la vita in modo altrettanto orribile un operaio di 49 anni, Christian Martinelli. Ieri è toccato a Maurizio Gritti, 47 anni, schiacciato nei pressi di Bergamo da un lastrone di metallo. Ora, sappiamo tutti che il dramma delle morti sul lavoro è una delle ferite aperte di un sistema che non funziona perché – diciamolo chiaro e tondo – privilegia l’interesse economico al valore della vita. Ecco, noi parliamo di centralità della persona e del lavoro. Ma quando lo diciamo e lo scriviamo e su questo cerchiamo una larga convergenza unitaria, non lo facciamo per un’esercitazione culturale, per una disputa filosofica; lo facciamo perché pensiamo ad un intero sistema che nega tale centralità, dai disoccupati al lavoro minorile, ai nuovi schiavi quasi sempre migranti, ai ragazzi che corrono senza alcuna sicurezza in bici o in motorino per portare la pizza. E pensiamo ai morti sul lavoro, che una volta si chiamavano omicidi bianchi. Perché, diciamoci le cose come stanno, la sicurezza viene vista come nemica della produttività. E pensiamo a tutto ciò che non è stato fatto per decenni per garantire tale sicurezza.

Dico tutto ciò solo per affermare che la scomparsa di Luana, Christian e Maurizio per noi, in quanto società civile, se vogliamo dare all’aggettivo “civile” un senso reale, non sono tre notizie di cronaca, ma tre nostri lutti. Sta certo al movimento sindacale, al parlamento, al governo ed allo Stato intervenire, ciascuno per la sua parte. Noi però non possiamo non segnalare la vergogna di una normalità che dura da decenni. Anche per questo, seppure non è nostro costume, in memoria di Luana, di Christian, di Maurizio e con loro di tutti quelli che sono scomparsi e scompariranno negli incidenti sul lavoro, e con loro di tutti gli scomparsi per la pandemia, ed ancora di tutti i morti del Mediterraneo, pensando al valore della vita umana, un valore che oggi è offeso da stragi a cui non ci rassegniamo, propongo, come nostro piccolissimo contributo simbolico, un minuto di silenzio.

Grazie.

È opportuno collocare la nostra discussione sul documento congressuale, sugli emendamenti e sull’attività precongressuale nel quadro delle novità che sono avvenute dall’ultimo Comitato nazionale che svolgemmo a fine marzo. Abbiamo detto e ribadiamo che, se le condizioni sanitarie lo consentiranno, avvieremo la campagna congressuale a ottobre. Devo dire che i dati delle ultime settimane relativi al progressivo, seppur irregolare, decremento del numero dei positivi e dei deceduti non dico che facciano aumentare l’ottimismo rispetto alla data del Congresso, preferisco dire che fa diminuire il pessimismo. Dato anche l’andamento della campagna dei vaccini, forse è effettivamente possibile, seppur tutt’altro che certo, che a ottobre si svolgano i congressi.

Non posso non accennare a un 25 aprile davvero straordinario. Mentre nell’analoga ricorrenza dello scorso anno, nel pieno del trauma della pandemia, eravamo davanti a una fortissima tenuta psicologica e morale dell’insieme del nostro Paese – ricordiamo le scritte “andrà tutto bene”, le canzoni sui balconi – oggi viviamo in uno stato di diffusa depressione, in alcuni casi disperazione, in una dilagante tristezza sociale, perché alla percezione di un nemico tanto oscuro quanto difficilmente vincibile si è aggiunta la tragedia di centinaia di migliaia di famiglie, di milioni e milioni di cittadini la cui attività economica è stata ridotta al lumicino o spazzata via, di un Paese in cui più di 5 milioni e mezzo di persone sono sotto la soglia della povertà assoluta e dove solo nell’ultimo anno 900.000 lavoratori e in particolare lavoratrici sono diventati disoccupati.

Ciononostante, il 25 aprile quest’anno è stato vissuto da tantissimi davvero come una speranza di alba, come abbiamo scritto sul manifesto nazionale. La campagna denominata “Strade di Liberazione” ha avuto successo coinvolgendo un numero di cittadini e di associazioni larghissimamente superiore alle forze dell’Anpi, i cui attivisti hanno peraltro dato vita a una straordinaria mobilitazione. Quel fiore alla memoria è diventato davvero il simbolo dell’alba che avevamo auspicato in una straordinaria metafora di continuità fra passato, presente, futuro cioè fra memoria, vita vivente e speranza. A questa campagna si è aggiunta la vasta eco della No-stop su facebook che ci ha fra l’altro confermato la grande simpatia che a noi rivolgono strati fondamentali del mondo della cultura e dello spettacolo. Ancora: segnalo centinaia di iniziative ideate e realizzate localmente e l’impegno di tanti sindaci che hanno onorato la loro fascia tricolore celebrando con l’ANPI e le altre associazioni partigiane questa data. Per di più è stata felicissima la scelta, pochi giorni prima del 25 aprile, di rendere online, il Memoriale della Resistenza italiana, quella sorta di Monumento virtuale in cui sono raccolte centinaia di interviste a partigiane e partigiani. Un’iniziativa che, grazie anche alla forte esposizione mediatica di Gad Lerner, ha avuto un successo molto superiore alle previsioni, con un rilevantissimo numero di contatti. Dovrà continuare ancora a lungo il lavoro di arricchimento del Memoriale ed è questo un impegno che ci siamo assunti come gruppo dirigente nazionale: il 2 giugno sarà inserito un altro gruppo di interviste, e così ancora il 25 luglio e, con tutta probabilità, anche qualche data successiva.

Intanto ci sono forti movimenti sulla scena del Paese e per alcuni aspetti sulla scena internazionale. La recente vittoria elettorale dei Popolari nella regione di Madrid e la necessità di appoggiarsi a Vox, la formazione parafascista spagnola, per formare un governo, ci conferma che l’onda nera, pur rallentata dalla sconfitta di Trump, è ancora da contrastare e sconfiggere, in uno scenario in cui le scelte del Presidente americano sono preoccupanti e incoraggianti. Sono preoccupanti per l’asprezza delle tensioni che si stanno determinando nei confronti di Cina e Russia, nella piena condivisione, che mi pare davvero inquietante, dell’Unione Europea. Sono incoraggianti perché, a fronte di un movimento internazionale al quale abbiamo partecipato e in cui si richiedeva la sospensione dei brevetti per la produzione dei vaccini al fine di consentire la copertura vaccinale a Paesi non in grado di produrre un numero sufficiente di vaccini, il Presidente Biden ha deciso tale sospensione, nonostante – faccio notare – l’esplicita richiesta contraria di Pfizer e Astrazeneca. La coraggiosa decisione di Biden ha scoperchiato il vaso di Pandora: Big Pharma grida naturalmente alla lesa maestà, mentre Francia e Germania si dividono su questo tema confermando la tristissima fragilità dell’Unione.

L’evento colpisce perché da un lato rivela lo strapotere delle lobby farmaceutiche, dall’altro ne manifesta il limite quando il potere politico si riappropria delle sue funzioni di governo dell’economia e della società.

Noto che fra i Paesi ai quali urge la provvista di vaccini c’è l’India di Modi, un leader nazionalista che aveva minimizzato, come peraltro lo stesso Trump, per non parlare di Bolzonaro, il pericolo della pandemia e che si trova alla guida di un Paese di un miliardo e 400 milioni di abitanti oggi travolto dalla pandemia.

Mentre perdura il regime golpista e sanguinario dei colonnelli del Myanmar, la Birmania, il governo liberal conservatore della Colombia spara sulla folla per una protesta iniziata dal contrasto ad una riforma fiscale che toglie ai poveri per dare ai ricchi. A ieri 24 morti.

In Italia il governo sta manifestando la sua natura contraddittoria e conflittuale come è evidente dalle continue polemiche fra Letta e Salvini, nell’inquietante scenario di una lenta, ma costante crescita dei consensi a Fratelli d’Italia. Non siamo in grado ancora di esprimere un giudizio compiuto sul programma di investimenti del governo relativo al Recovery plain, ma siamo in grado di continuare a sostenere l’urgenza di una risposta immediata alle emergenze di centinaia di migliaia di famiglie e di un intervento programmato che ponga al centro dello sviluppo la ricostruzione di milioni e milioni di posti di lavoro attraverso l’intervento che veda lo Stato regolatore, programmatore e protagonista della ripresa economica e produttiva. Ma i segnali di difficoltà delle Istituzioni e perciò della democrazia del nostro Paese si susseguono: gli scandali veri o presunti della Magistratura indeboliscono l’immagine pubblica di un’istituzione a lungo salvata dalla crisi di consensi dalle altre istituzioni dello Stato. C’è da aggiungere un atteggiamento finora tollerante, se non remissivo, nei confronti della crescente offensiva neofascista nel nostro Paese. Mi riferisco alle irruzioni nelle teleconferenze, agli hackeraggi dei siti, di cui è stato vittima proprio il sito del Memoriale della Resistenza, al dilagare sui social di forme dirette o indirette di propaganda fascista. Da questo punto di vista colpisce l’attività di controllo di facebook che ha oscurato la pagina di “Primato nazionale”, il periodico di Casapound; ma ancor più colpisce la contraddizione fra l’iniziativa di un privato Zuckerberg, che interviene concretamente, e una troppo frequente opacità delle Istituzioni: forse avete visto il video della vera e propria manifestazione del 29 aprile a Milano in memoria di Sergio Ramelli dove un rilevantissimo numero di fascisti, militarmente organizzati, hanno ricordato il loro camerata con tanto di saluti romani.

Ed ancor più colpisce l’autorizzazione del Prefetto di Como alle manifestazioni fasciste di Dongo la cui inconfutabile natura apologetica era testimoniata, tra l’altro, dai cartelli esposti. A questo proposito abbiamo inviato una lettera, che abbiamo reso pubblica, al Ministro Lamorgese, in cui in sostanza chiedevamo provvedimenti contro i responsabili. A questa lettera seguirà nei prossimi giorni un incontro con il Capo di Gabinetto del Ministero al quale rappresenteremo la gravissima situazione causata dalle insorgenze fasciste, a cominciare da Dongo, in uno scenario che dobbiamo avere a mente: nel 2020 e nel 2021 cadeva l’anniversario del Biennio rosso, ma nel 2022, esattamente il 28 ottobre, è l’anniversario della marcia su Roma. Intanto il 29 maggio CasaPound ha indetto a Roma una manifestazione nazionale per la libertà e per i diritti, affermando di conseguenza che il Tricolore affonda le sue origini in un’epopea fatta di sangue e di suolo, in tedesco Blut und Boden, come diceva Goebbels. Tutto fa perciò pensare che da oggi in poi assisteremo a una crescita della mobilitazione neofascista che inevitabilmente si intreccerà, come in parte sta già avvenendo, col profondo malessere sociale del Paese. Quanto basta affinché noi chiediamo allo Stato ed alle istituzioni democratiche le contromisure necessarie e urgenti. Faccio notare e farò notare al Capo di Gabinetto una latente contraddizione fra il prevalente silenzio del Ministero e il discorso che il Presidente del Consiglio ha svolto il 25 aprile al Museo Tasso, simbolicamente rappresentato dalla frase “non siamo stati tutti brava gente”. Vi prego di non sottovalutare questa frase perché si riprendono per la prima volta testualmente le parole di tanti anni fa di Angelo Del Boca che aveva titolato il suo volume sull’occupazione dell’Abissinia così: “Italiani brava gente?”. La scelta di Draghi, che ha riempito il suo rumoroso silenzio, nel corso del discorso di insediamento su questi temi, è evidentemente politica. Su questo tema vedremo in futuro se e come si manifesterà una coerenza fra le sue parole e gli atti a venire del governo. Vi informo, a proposito di Italiani brava gente, che nelle prossime settimane daremo vita ad un’iniziativa ad Affile, presso l’orrido monumento, per ricordare il massacro del convento di Debra Libanos, quando dal 21 al 29 maggio 1937 furono sterminati dall’esercito italiano da 1500 a 2000 religiosi.

Vi aggiungo inoltre una suggestione che abbiamo condiviso ieri in segreteria, e cioè quella di preparare per il 28 ottobre 2022 – parlo del 2022, sia chiaro – una grande, grandissima mobilitazione popolare a Roma promossa da tutte le forze democratiche, a cominciare dai firmatari dell’appello unitario di gennaio. Una manifestazione di piazza, a piazza del Popolo, che oscuri qualsiasi manifestazione fascista e che sia, per capirci, una grande festa della democrazia contro qualsiasi ambizione autoritaria e qualsiasi nostalgia fascista.

Faccio notare un aspetto non minore della vicenda politica italiana attuale. Avrete colto il ripetuto endorsement del Corriere della Sera nei confronti di Giorgia Meloni, non solo attraverso il cortese dialogo fra lei stessa ed Ernesto Galli della Loggia al quale è seguita, come penso sappiate, una mia interlocuzione pubblicata sul quotidiano di via Solferino, ma anche altri interventi e interviste alla stessa segretaria di Fratelli d’Italia. Interpreto queste dinamiche specialmente come segnali per il futuro e mi pare che siano segnali preoccupanti. La guerra dei Rose’s per un pugno di voti fra la Meloni e Salvini continua con tutta evidenza, ma va da sé che in un quadro di future alleanze il fronte dell’estrema destra si ricomporrebbe nell’inquietante scenario a cui ho accennato rispetto all’anniversario della marcia su Roma.

A questo proposito avanziamo la proposta. Sapete tutti che da tempo è in corso un lavoro programmato e meticoloso, organizzato da centrali più o meno legate ai movimenti fascisti e con la sponda determinante di Fratelli d’Italia e della Lega di attribuzione di nomi di vie, piazze e giardini a Norma Cossetto, alle vittime delle foibe e più in generale a personalità legate al fascismo. Sono recentissimi due casi: il cambiamento di nome di una piazza già dedicata a Pertini, l’attribuzione di una piazza o una via – non ricordo – a Giorgio Almirante. Normalmente in tutto ciò giochiamo in difesa contrastando per quanto possibile tali scelte. L’esperienza di Strade di Liberazione ci suggerisce di passare all’offensiva. Diamo vita ad una grande campagna che organizzeremo nelle prossime settimane che chiamo provvisoriamente “adottiamo una partigiana o un partigiano” proponendo in tutte le città di intitolare una via, una piazza o un giardino a questa o quello delle donne e degli uomini della Resistenza e dell’antifascismo. Scopro per esempio, con disappunto, che nella capitale d’Italia non c’è neppure un vicolo intitolato a Arrigo Boldrini, per questo abbiamo chiesto un incontro alla sindaca Raggi, e mi dicono che così è persino a Ravenna.

Bene sarebbe se i soggetti promotori di questa campagna fossero tutte le associazioni partigiane e resistenziali, la Fiap, la Fivl, la Anpc, l’Anppia, l’Aned, l’Anfim, l’Aicvas, associazioni con cui stiamo cercando di costruire un rapporto fecondo. Per questa campagna lavoreremo partendo al più presto per arrivare ad una iniziativa di lancio il 2 giugno, festa della Repubblica; per questo stimoleremo i provinciali e le sezioni a valorizzare le partigiane e i partigiani del proprio territorio ma anche i grandi nomi del Comando Generale del Corpo Volontari della libertà, ed ancora le donne, a cominciare dalle Medaglie d’Oro al Valor Militare. E fra queste in particolare coloro che sono cadute in combattimento o sotto le sevizie – e sono tante – dei nazifascisti.

Ho detto il 2 giugno. Il 6 giugno invece è il compleanno dell’Anpi, nata quel giorno del 44. Il 6 giugno di quest’anno è domenica, una bella giornata dove invitiamo a fare una altrettanto bella festa del tesseramento, per quanto possibile con le note limitazioni, e bene sarebbe una opportuna bicchierata via Zoom collegando la grande parte dei provinciali alle ore 12.

Aggiungo che, su sua richiesta, il 23 aprile ci siamo incontrati con Enrico Letta. Il Segretario del PD ci ha chiesto questo incontro sostanzialmente per presentarsi e per presentare una linea di dialogo con le forze sociali a suo dire nel pieno rispetto dell’autonomia delle parti. Noi abbiamo rappresentato a Letta la nostra grave preoccupazione per la situazione sociale. Avendo Letta proposto di recente quello che ha definito un grande patto per la ricostruzione gli abbiamo espresso in modo cordiale ma del tutto esplicito l’opinione per cui tale patto deve partire dal contrasto senza quartiere alle povertà e alla diseguaglianza, ponendo al centro il valore del lavoro e della persona. Abbiamo altresì aggiunto che stiamo lavorando nel complesso ginepraio delle leggi di contrasto al neofascismo da diversi punti di vista fra cui l’apologia e lo squadrismo, la presenza sul web, la toponomastica. Gli abbiamo rappresentato la contraddizione profonda fra le dichiarazioni e le azioni antifasciste promosse in varie circostanze dal PD nazionale e diversi comportamenti locali, facendo esplicito riferimento a ciò che è successo nel Consiglio comunale di Genova e il Giorno della Memoria a Firenze e in regione Toscana, ove le istituzioni hanno celebrato l’appuntamento coinvolgendo personaggi direttamente o indirettamente legati al fascismo. Ancorché generiche, abbiamo avuto da lui risposte positive. L’incontro, che è durato più di un’ora, è stato senz’altro costruttivo nella piena riaffermazione delle reciproche autonomie.

Il 20 aprile Paolo Papotti e io abbiamo avuto un incontro da noi richiesto con il ministro Bianchi. Tale incontro che aveva ovviamente come oggetto la formazione scolastica e l’antifascismo è stato particolarmente lusinghiero. Nella sostanza gli abbiamo chiesto di utilizzare a fini formativi il Memoriale della Resistenza. Ci ha risposto che avrebbe preparato un video-tutorial da trasmettere su Rai scuola di presentazione del Memoriale; gli abbiamo chiesto di dare vita assieme nell’ambito dell’accordo Anpi-Miur a una programmazione di interventi didattici sul tema “il fascismo e la violenza” per il 2022, anno dell’anniversario, come già detto, della marcia su Roma. Ha condiviso tale proposta e ci ha richiesto di formulare idee per un programma. Gli abbiamo chiesto di applicare finalmente, cosa fino ad oggi mai fatta, l’art. 9 della legge Scelba del 1952 in cui si parla di concorsi e pubblicazioni informative sulle azioni antidemocratiche del fascismo. Ci ha risposto assicurandoci un attivo interessamento. La mattina dello stesso giorno abbiamo firmato il Protocollo d’intesa con l’Associazione studentesca UDU che prevede una nostra iniziativa formativa. Aggiungo che pochi giorni prima avevamo concordato un altro protocollo con il Sindacato Funzione Pubblica della CGIL. Riferisco di questi appuntamenti e di questi impegni anche per rappresentare la grande autorevolezza e credibilità dell’associazione nei confronti delle Istituzioni e delle altre associazioni, confermata fra l’altro dagli eccellenti rapporti con lo Stato Maggiore dell’esercito di cui abbiamo parlato in precedenti circostanze.

Infine, prima di passare propriamente al tema congressuale, vi devo un’informazione: per motivi di ordine personale, di organizzazione della sua vita in sostanza, la nostra compagna Vania Bagni ha lasciato la responsabilità del Coordinamento donne. Io credo che questo Comitato Nazionale debba ringraziare Vania per il lavoro davvero complicato che ha dovuto svolgere in questo tempo, per di più in aggiunta prima all’incarico di Coordinatrice regionale ed oggi di Presidente di Firenze. Peraltro per ovvi motivi il tema delle donne, o se volete, con parole più rituali la questione femminile, sarà parte decisiva della discussione congressuale essendo del tutto evidente l’urgenza sia di una grande attenzione a questi temi, per esempio a proposito del lavoro e della violenza contro le donne, sia della promozione dei quadri femminili della nostra associazione a tutti i livelli. A ben vedere in senso lato fa parte del lungo cammino di apertura e di rinnovamento che abbiamo intrapreso col Congresso del 2006. Ci è parso peraltro che a pochi mesi di distanza dal Congresso fosse problematico e per qualche aspetto inopportuno eleggere una nuova responsabile del Coordinamento donne; problematico perché avrebbe posto il problema di una scelta all’interno dell’ampio gruppo di compagne, fra le quali c’è una forte e positiva dialettica; inopportuno perché avrebbe potuto far pensare a una investitura anche postcongressuale che è, ovviamente, del tutto prematura. Abbiamo perciò proposto di nominare una figura di transizione, una reggente che conduca il Coordinamento al Congresso e che stimoli le stesse compagne del Coordinamento a portare quelle tematiche nel dibattito precongressuale e congressuale. Per garantire la terzietà della scelta abbiamo conferito questo incarico ad una compagna esterna all’attuale Coordinamento, ovviamente da oggi interna, che giudichiamo di valore, di spessore e di esperienza: la compagna Tamara Ferretti di Ancona, già presente in diverse iniziative nazionali che abbiamo svolto in passato, stimatissima dirigente locale, con una biografia personale e familiare di grande spessore avendo ricoperto ruoli istituzionali e sociali di rilievo anche in riferimento alle tematiche femminili e per così dire figlia d’arte, col padre partigiano e la madre attivissima sui temi sociali e politici. Per chiudere il cerchio e per legittimare l’autorevolezza, attraverso questa figura, dell’intero Coordinamento nazionale donne dell’Anpi, propongo la sua cooptazione nel Comitato nazionale anche a fronte delle recenti dolorosissime scomparse di Carla Nespolo e di Lidia Menapace. So bene che non è all’odg del Comitato nazionale questo voto, perché la riunione delle compagne è avvenuta pochi giorni fa. Ma per i motivi che ho esposto sarebbe opportuno votare oggi. E’ ovvio che, ove vi fossero obiezioni a questa votazione, la rinviamo al prossimo Comitato nazionale.

Entro finalmente nel merito degli emendamenti che ci sono arrivati. Specifico che il testo che vi è stato inviato in allegato all’Odg del Comitato Nazionale è il testo rivisto e comprensivo di gran parte della sostanza degli emendamenti proposti che sono stati avanzati dai seguenti compagni: Sandro Pollio, Albino Amodio, Filippo Giuffrida, Stefano Oliviero, Fabrizio De Sanctis. Ho ricevuto poi nei giorni scorsi una proposta di emendamento di Roberto Cenati, successiva al testo che ho inviato. Proporrò poi come assumerlo. Aggiungo che sarebbe positivo, anche se non obbligatorio arrivare ad una condivisione totale e definitiva del documento e quindi alla sua approvazione nella giornata di oggi, affinché si possa avere il tempo di stamparlo per poterlo utilizzare nelle assemblee precongressuali. Sia chiaro che non è un obbligo. Ove la discussione si protraesse diventerebbe il primo punto del prossimo Comitato Nazionale. E questo è ovviamente nella piena disponibilità del Comitato Nazionale stesso. Però meglio sarebbe, ripeto, a fini pratici, approvarlo oggi. Comincio a illustrare gli emendamenti partendo dal testo sottopostoci da Alessandro Pollio che è un insieme molto ricco di aggiunte, correzioni, precisazioni, inserzioni che pur non modificando il senso del documento, lo migliorano. Mi riferisco per esempio a interi capitoletti: sulla questione demografica, sul mondo digitale, sull’emigrazione italiana all’estero, Non posso non rilevare che, nella lunga accompagnatoria di tali emendamenti, vi sono moltissime considerazioni condivisibili ed alcune a mio avviso non condivisibili. Specifico due punti su cui presumo che ci sia un disaccordo: non si può mettere in sottordine l’urgenza dei sussidi, nella drammatica situazione in cui ci troviamo, per valorizzare solo la creazione di nuovi posti di lavoro, cosa sacrosanta, ma che se viene contrapposta alla prima avrebbe un esito disastroso sul piano della tenuta sociale. Ribadisco, inoltre, che è giusto e opportuno il richiamo al Risorgimento. Il nostro compito è proprio quello di cogliere continuità e rottura col passato del nostro Paese in dichiarato contrasto contro ogni tentativo di limitare la visione delle cose ad un presente senza storia. L’urgenza di guardare a un mondo nelle sue enormi novità che chiedono un cambiamento di paradigma va pienamente condivisa, ma proprio per questo non dobbiamo mai smarrire la genealogia di una nazione la cui critica consapevole è parte ineliminabile di qualsiasi progetto futuro. Detto questo, abbiamo accolto la grandissima maggioranza delle sue proposte. Pregherei perciò Sandro di condividere tale riscrittura specialmente considerando che noi stiamo scrivendo un documento comune e unitario e perciò in qualche modo sempre più o meno frutto di una mediazione.

Con l’emendamento di Albino Amodio si aggiungono opportunamente una decina di righe sulle Forze Armate, in particolare rispetto alle condizioni di lavoro e di vita di questi lavoratori. La ritengo una inserzione opportuna e utile sul piano dei rapporti con le Forze Armate anche per evitare un uso strumentale del rapporto con le Forze Armate da parte delle formazioni di estrema destra.

L’emendamento di Filippo Giuffrida, se non mi sbaglio sulla stessa lunghezza d’onda delle considerazioni svolte nel precedente Comitato Nazionale da Luigi Marino, sottolinea il sostegno nostro ad ogni concreta iniziativa giuridica contro il fascismo, in un contesto in cui la mancanza di questa precisazione avrebbe potuto far pensare alla legittimità di interventi, anche violenti. E’ quindi da accogliere senza dubbio.

Più complessa è la riflessione sull’emendamento proposto da Stefano Oliviero sul tema della scuola, che mi pare parzialmente accolto anche a fronte di opinioni diverse in merito alla recente disposizione legislativa che riguarda l’educazione civica ritenuta in tale emendamento un eccellente punto di partenza, tesi non condivisa da altri compagni.

Fabrizio de Sanctis ha proposto un emendamento che contiene nella sostanza due concetti: l’urgenza di una più profonda democratizzazione del sistema istituzionale europeo e la necessità di valorizzare i diritti sociali contro il primato dei vincoli finanziari, a fronte del testo costituzionale. Pur semplificando al massimo abbiamo accolto la prima proposta. La seconda, in realtà, rappresenta un concetto già largamente presente nel documento che abbiamo provato a espandere ulteriormente.

Roberto Cenati nel suo emendamento giuntomi tre giorni fa propone di aggiungere, a proposito del contrasto ad ogni manifestazione di razzismo e discriminazione, un emendamento di 5 righe sull’antisemitismo. Il concetto è giustissimo e va sicuramente accolto. Per motivi di equilibri del documento però accoglierei solo le prime due righe e cioè: “ogni manifestazione di razzismo, di discriminazione e di antisemitismo. L’antisemitismo è vivo e vegeto in Europa e si manifesta con frequenza sempre più preoccupante”. Come ho già detto non troverete questo emendamento nel testo ma propongo di aggiungerlo nella forma che ho letto.

Questi sono gli emendamenti con la sommaria esposizione dei quali concludo l’illustrazione del documento congressuale da me già presentato nella precedente riunione del Comitato Nazionale.

Una volta approvato il documento congressuale, esso sarà stampato, come è in stampa il volumetto della nostra nuova linea editoriale che si chiama “I libri di Bulow”. Il titolo di questo volumetto è “Essere ANPI” e abbiamo inviato da tempo la richiesta di prenotazione ai comitati provinciali. Il volume è in queste ore in stampa e assieme al documento congressuale sarà uno strumento necessario nel corso della campagna precongressuale. Esso infatti contiene alcune note storiche sull’associazione e sottolinea i punti essenziali dello Statuto, in sostanza le regole del nostro vivere insieme.

Abbiamo formulato un programma di riunioni regionali per ciascuna regione, tranne il Piemonte con la Val d’Aosta e la Campania con la Basilicata. Seguirà un programma che riguarda le province, con eventuali accorpamenti per le più piccole. L’obiettivo è dar vita, iniziando presumibilmente a fine maggio, ad incontri prevalentemente su Zoom, in cui analizzare il documento congressuale e la stessa natura dell’Anpi nel più generale e drammatico scenario della crisi italiana e della questione sociale. Sottolineo questo aspetto perché ci consentirà di avere una visione più ravvicinata delle questioni sociali essendo ovviamente diversa la situazione calabrese da quella lombarda o la situazione siciliana da quella piemontese. Bene sarebbe, aggiungo, se riuscissimo ad avere una idea più chiara della composizione sociale in ciascun territorio. siamo un Paese che un tempo era fatto da contadini, operai e una piccola borghesia variamente articolata. Siamo poi diventati un Paese di operai, contadini e una piccola borghesia ulteriormente diversificata. Cosa siamo oggi? La classe operaia si è ridotta numericamente, il destino delle campagne è per alcuni aspetti profondamente cambiato, il mondo del lavoro si è diversificato in migliaia di lavori diversi l’uno dall’altro, in parte con lavoratori autonomi, in parte con lavoratori dipendenti, nel mondo del lavoro legale e illegale sono entrate decine di migliaia di migranti: un inestricabile puzzle di attività produttive e di servizio con l’esplosione delle partite Iva e con una impressionante polverizzazione. Per dirla con un filosofo che non mi piace siamo passati dalle masse alla moltitudine. Sarebbe bene che questi incontri ci consentissero di capire meglio la struttura sociale del territorio, comprendendo anche i più importanti centri di comando imprenditoriale e la vastissima area della disoccupazione e della povertà. Aggiungo che sarà bene che questi incontri siano aperti in particolare alle forze dell’associazionismo che devono rimanere il nostro interlocutore più vicino. Sottolineo ancora una volta che mi riferisco certo a CGIL, CISL e UIL, Arci, ACLI, Libera, ma che lo sforzo di coinvolgimento va compiuto anche verso associazioni con cui non abbiamo uno storico rapporto; penso per esempio agli Scout, ai City Angel, ai Sentinelli e alle mille e mille associazioni locali.

Concludo, se posso permettermi, con una sintesi di tutto questo. Qualcuno ricorderà che nel romanzo “Candido” di Voltaire il signor Pangloss, precettore di Candido, ragazzo ingenuo e buono, gli spiega – scrive Voltaire con sarcasmo – che viviamo “nel migliore dei modi nel migliore dei mondi possibili”. Ecco, noi pensiamo, con Voltaire, che non sia esattamente così, e che la battaglia che conduciamo ogni giorno, l’antifascismo che proclamiamo come religione civile, l’attuazione della Costituzione che invochiamo e sollecitiamo, il congresso stesso che stiamo preparando, siano tanti frammenti di un’unica visione in cui l’orizzonte verso cui ci muoviamo sia libero e liberato dai drammi quotidiani, dove Luana possa vivere felice col suo bambino, l’anziano possa trascorrere un tempo sereno senza l’angoscia della pandemia, il naufrago possa trovare una mano che lo conduca in salvo, il lavoratore possa lavorare con dignità e con una retribuzione giusta, il confine possa essere una finestra che condividiamo col vicino e non un muro. Un tempo questo, forse, era chiamato internazionalismo. Oggi chiamiamolo pure nuovo umanesimo.


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