A cinquanta anni da quei giorni, il discorso del presidente Obama sulla questione razziale nella città americana simbolo della difesa dei diritti civili: “I fatti del ’65 hanno segnato la storia degli Usa, il cambiamento dipende da noi”
SELMA (ALABAMA) – “Il lavoro non è terminato, la marcia non è ancora finita”. Il presidente Usa Barack Obama ha ricordato a Selma, in Alabama, la marcia per i diritti civili che ha segnato una svolta nella storia degli Stati Uniti, garantendo il diritto di voto agli afroamericani degli Stati del Sud. E lo ha fatto a poche ore di distanza dall’uccisione di un 19enne nero da parte di un agente della polizia a Madison, nel Winsconsin. Sul palco a fianco a lui, oltre alla moglie Michelle, anche l’ex inquilino della Casa Bianca George Bush e la consorte Laura, presenza istituzionale e bipartisan.
STORIA DELLE LEGGI RAZZIALI NEGLI STATI UNITI
Nel 1790 le leggi statunitensi sulla naturalizzazione garantivano la cittadinanza solo alle “popolazioni bianche libere”.
Nel 1865, quando qui avevamo già fatto l’ indipendenza dell’ Italia, Lincoln abrogava la schiavitù.
Nel 1870, quando in Europa si faceva la Comune di Parigi e circolavano le idee di Babeuf, negli Stati Uniti nasceva il “razzismo scientifico” che proibiva la mescolanza delle razze e istituiva la segregazione.
Nella maggior parte degli stati segregazionisti le persone che immigravano da Portogallo, Spagna, da una piccola parte della Francia, dalla Liguria, dall’Italia meridionale, dalla Grecia, dal Nord Africa e dal medio oriente, furono classificati diversamente dai «bianchi» e il termine «bianco» iniziò a identificare principalmente gli anglosassoni, i germanici e gli scandinavi. L’appartenenza alla razza bianca dei non-nordici (slavi, ecc.) era spesso messa in discussione. Ma erano soprattutto gli europei del sud, appartenenti alla cosidetta ” razza mediterranea” a sottostare alle condizioni peggiori, e in molti stati essi erano legalmente equiparati ai neri e privati ( con diverse accezioni, a seconda degli stati) dei diritti riservati ai bianchi.
A complicare le cose, i puritani erano ostili ai cattolici, quindi c’ erano pregiudizi religiosi ( anche per gli irlandesi, che non venivano considerati ” bianchi nordici”).
La campagna ideologica dell’ eugenista Grant raggiungerà l’obiettivo di fare chiudere le frontiere tra il 1921 e il 1924, e a partire dal 1924, di far restringere l’immigrazione dai paesi dell’est e del sud Europa, e di ostacolare quella ebraica. Questa decisione avrebbe avuto conseguenza catastrofiche durante la Shoah, nel corso della quale gli Usa respinsero caparbiamente i profughi ebrei, accogliendone per tutta la durata dell’Olocausto meno della sola città cinese di Shanghai (30.000).
Negli anni ’30, quando era ormai divenuto impossibile continuare a mantenere un così alto numero di immigrati europei fuori dalla élite dei bianchi – con il rischio peraltro di pericolose coalizioni coi neri – i segregazionisti estesero i diritti a tutti i ” caucasici”, gruppo razziale che includeva anche i mediterranei .
Tutte le altre presunte razze “non caucasiche” rimangono escluse dai diritti civili.
Le lotte per la liberazione dei neri americani iniziano negli anni 60. Dopo quasi cento anni, le leggi razziali vengono abolite dalla legislazione statunitense, nel 1964 viene approvato il Civil Rights Act ( Diritti Civili dei neri) e nel 1965, dopo venti anni dalla caduta del fascismo, verrà approvato il diritto di voto dei neri.
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