4 NOVEMBRE, MAI PIU’ GUERRE

Ecco il testo del discorso di Giuseppe De Luca, presidente dell’Anpi Seprio in occasione del 4 novembre.

MAI PIU’ GUERRA

Ecco il testo dell’intervento Anpiseprio effettuato il giorno 3 novembre a Mozzate in occasione delle celebrazioni del 4 Novembre.

Mozzate 4 novembre 2013

MAI PIU’ LA GUERRA

Ricorre oggi la fine della prima guerra mondiale e l’anpiseprio ricorda questo evento partecipando alle manifestazioni del Comune di Mozzate,che ringraziamo per l’invito che il sindaco a nome dell’aministrazione comunale ha voluto farci.

Il 4 novembre di 95 anni fa si chiudeva un’avventura bellica che in 5 anni di combattimenti ha lasciato sul terreno oltre 9 milioni di morti in Europa e ridotte allo stremo la popolazione dei paesi belligeranti.

L’Italia fu spinta alla guerra dal nazionalismo e fanatismo dei gruppi politici al potere e dai potentati economici più spericolati che vedevano nella produzione bellica un’occasione di facile arricchimento.

Lo stesso fanatismo ideologico, nazionalismo e capitalismo sfrenato più tardi,negli anni ‘20, daranno origine al regime fascista.

L’Italia uscì dalla guerra in condizioni di estrema povertà economica e sociale, con il tessuto economico e produttivo distrutto e con masse enormi di lavoratori e di contadini senza lavoro e ridotti alla fame.

Non c’è stato nessun paese e nessuna famiglia che non sia stato toccato dalla prima guerra mondiale, ma quelli che hanno pagato un prezzo altissimo sono stati i contadini strappati alle loro terre e gli operai allontanati dalle loro fabbriche.

Si può dire che la prima guerra mondiale fu uno spaventoso massacro: solo in Italia vi sono stati 650 mila morti e 1 milione di feriti.

Molti furono obbligati a combattere in una guerra in cui non credevano, costretti dalle loro povertà, dal ricatto e dalle rappresaglie.

Molti combatterono invece convinti che l’Italia avrebbe conquistato una posizione dominante nella geografia politica dei paesi europei.

Entrambi questi schieramenti ne uscirono fortemente ridimensionati: i primi toccarono con mano l’inutilità della guerra, i secondi hanno dovuto ricredersi delle aspirazioni di dominio italiano.

Non è questo quindi un giorno di gloria, ma un giorno di riflessione sulle atrocità della guerra, sui lutti che essa provoca, sulle sofferenze della popolazione, sulla sua inadeguatezza e inutilità per risolvere i conflitti tra le nazioni.

Come appunto recita l’articolo 11 della nostra Costituzione, nata dalla resistenza e dalla lotta di liberazione, che afferma che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Una costituzione,la nostra,che oggi alcune forze politiche vorrebbero rivedere al di fuori delle regole parlamentari e che invece secondo noi deve essere ancora largamente applicata,fatta conoscere ai giovani e studiata nelle scuole di ogni ordine e grado.
È questo,quindi, un giorno per ricordare, per non perdere la memoria di eventi drammatici e delle grandi sofferenze che essi hanni inflitto a tutto il nostro paese.
E per fare questo bisogna iniziare dai giovani.
A questo proposito facciano nostro il pensiero dei costruttori di pace.
Si promuovano nelle scuole le letture dei libri di Carlo Emilio Gadda “Il giornale della guerra e della prigionia”, delle poesie di Giuseppe Ungaretti scritte in trincea, si proponga la lettura di “Addio alle armi” di Ernest Hemingway, di “Un anno sull’alto piano” di Emilio Lussu, siano diffuse le lettere dei soldati che mandavano al diavolo la guerra e il re.

Non c’è proprio nessun motivo per tenerle segrete, se non l’ipocrisia della retorica.

Si facciano vedere agli studenti i film “La grande guerra” di Mario Monicelli, ”Uomini contro” di Francesco Rosi, ”Non uccidere” di Claude Autant-Lara, proiettato a Firenze nel 1961 da Giorgio La Pira, nonostante il divieto, con un coraggioso gesto di disobbedienza civile.

Si faccia studiare l’Unione Europea, nata dalle macerie di due guerre mondiali e costituita dalle stesse nazioni che per decenni si sono fronteggiate sui campi di battaglia e che oggi sono accomunate da uno stesso destino in un’unica, grande istituzione europea.
Non bisogna dare spazio a coloro che vogliono tornare indietro,ad un’europa divisa,separata da differenti interessi e prospettive culturali,dove gli stati si contrappongono l’uno contro l’altro.
Abbiamo bisogno di un’europa più coesa e solidale,con più potere politico e più unità.
Si promuova la cultura dell’integrazione della diversità, garantendo gli stessi diritti civili e sociali ai gruppi sociali di recente immigrazione prevenendo ogni forma d’intolleranza, di xenofobia e di discriminazione nei loro confronti.

Sia questo giorno,insomma, l’occasione per contribuire a diffondere la cultura della pace e dell’integrazione.

È questo un modo costruttivo per onorare tutti quelli che persero la vita nella prima guerra mondiale e perché dal 4 novembre rinasca il monito solenne che l’anpiseprio fa proprio: mai più la guerra.


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