BIZZOZERO AI TEMPI DEL G8

Ecco un esempio di come il tempo cambia le persone… è amaro sentir parlare di bisogno di protagonismo e di cinismo da una persona che accetta di presentare l’apertura del raduno dei peggiori rappresentanti del nazismo e del razzismo in Europa.  E.G.

IO ACCUSO E PIANGO
Claudio Bizzozero

19 luglio 2001

Io accuso. Accuso il presidente del consiglio Massimo D’Alema che dopo
aver voluto, programmato ed organizzato l’incontro dei G8 invita gli
iscritti al suo partito a scendere in piazza per protestare. Io
accuso. Accuso il presidente del consiglio Giuliano Amato per aver
scelto la città di Genova (una città totalmente inadatta per un
incontro di questo genere) per un solo semplice motivo: perché li c’è
un sindaco di centro sinistra al quale si vuol far fare velocemente
carriera. Io accuso. Accuso il presidente del consiglio Silvio
Berlusconi di aver saputo (come tutti sapevano) come le cose sarebbero
andate a finire e ciononostante di non aver voluto fermare tutto, a
causa di un solo semplice motivo: l’immagine della “nazione” e la sua
immagine personale. Io accuso. Accuso il portavoce del Genova Social
Forum, Vittorio Agnoletto, che dopo aver passato due e più mesi ad
invitare tutti ad andare a Genova, ora invita tutti a ritirarsi dalla
piazza. Io accuso. Accuso il portavoce dei centri sociali del nord-est
e delle tute bianche, Luca Casarini, per aver dichiarato guerra ai G8
e avere poi avuto la spudoratezza di parlare di nonviolenza. Io
accuso. Accuso gli avvoltoi di tutti i colori e di tutte le parti per
aver speculato per mesi sull’ingenuità di migliaia di ragazzi. Io
accuso. Accuso tutti coloro che, coscienti o incoscienti, hanno avuto
un ruolo nell’organizzazione dell’incontro e delle manifestazioni di
Genova. Tutti sapevano, e se non sapevano avrebbero avuto il dovere di
sapere come le cose sarebbero inevitabilmente andate a finire. Tutti
sapevano o avrebbero avuto il dovere di sapere che  il rischio della
morte era reale e concreto. Tutti sapevano o avrebbero avuto il dovere
di sapere che 100/200 mila persone in piazza non sono controllabili da
parte di nessuno. Tutti sapevano ed hanno finto di non sapere. Ora
tutti, da una parte e dall’altra, cercheranno di scaricare le
responsabilità dell’accaduto sull’avversario. Ma la responsabilità è
di tutti, coscienti ed incoscienti. La responsabilità, ancora una
volta, è della follia, dell’incoscienza, del bisogno di protagonismo,
dell’improvvisazione, del cinismo e della stupidità di tutti. E
allora, a costo di restare solo, io accuso chi ha gridato e chi ha
taciuto. Accuso chi, coscientemente o incoscientemente, ha accettato
di mettere in conto la morte di un ragazzo di vent’anni ed ha
calcolato che la ribalta della televisione e dei grandi giornali
valesse più di quella vita stroncata. Io accuso e piango, perché
nessuna manifestazione, nessuna protesta, nessun incontro di grandi o
piccole persone vale la vita di un ragazzo di vent’anni.


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