Convegno della destra europea a Milano
Nel pubblicare il resoconto del convegno dell’Hotel Michelangelo di venerdì e sabato 6 e 7 luglio, apparso su Lettera 43, aggiungiamo qualche ulteriore informazione: la partecipazione è stata assai scarsa, molto meno del previsto, non più di un centinaio gli intervenuti. In alcuni momenti, qualcuno ha fatto notare che «c’erano più oratori di gente in sala»; se si esclude qualche sparuto esponente de La Destra, praticamente tutte le sigle del neofascismo milanese hanno snobbato l’avvenimento, da Forza nuova agli Hammerskin, questi ultimi già impegnati in una vacanza di gruppo in montagna; ruvidi sono stati in proposito anche alcuni scambi di battute fra Luca Romagnoli e alcune figure storiche dell’estrema destra milanese (leggi Maurizio Murelli); gli esponenti del British national party hanno insistentemente chiesto informazioni su Casa Pound, mettendo in imbarazzo i dirigenti della Fiamma tricolore, dato che furono proprio loro a espellerli nel 2008; molti gli incontri: giovedì, tra Jonghi Lavarini e i fiammisti al ristoratore Oscar di Porta Venezia; venerdì sera, segretamente tra alcune delegazioni straniere e l’europarlamentare della Lega Mario Borghezio; domenica a pranzo tra Luca Romagnoli e Daniela Santanchè, un incontro sembrerebbe molto amichevole.
Se le intenzioni erano di conquistarsi un momento di visibilità in Italia, e in particolare a Milano, l’obiettivo è stato completamente fallito. In compenso la direzione dell’Hotel Michelangelo è stata subissata da fax, mail e telefonate di protesta. Alcune aziende hanno anche disdetto le convenzioni stipulate circa l’uso delle sale. Difficile pensare che l’evento si ripeterà. Almeno in questo luogo.
La Redazione
Una chiamata alle armi: «Nazionalisti di tutti i Paesi europei unitevi!». Bruno Gollinsch, vicepresidente del Front National francese in una libera (molto libera) reinterpretazione di Karl Marx fa risuonare il suo appello nella sala dell’hotel Michelangelo.
NAZIONALISMO ANTI CRISI
Le ultradestre d’Europa, anzi l’Alleanza europea dei movimenti nazionali si è data appuntamento a Milano il 6 e 7 luglio. Obiettivo: rinsaldare la federazione continentale nata nel 2009 e snocciolare di fronte ai giornalisti le proposte contro la «Crisi dell’europa e dell’euro». Ci sono la Fiamma tricolore italiana e il Front francese, il British national party inglese e lo Jobbik ungherese, l’Imperium di Malta e la Démocratie national del Belgio. E poi spagnoli e sloveni, austriaci e polacchi; movimenti nazionalisti, parafascisti, persino spiritualisti ariani. Tutti uniti dalla lotta contro il comunismo e la «dittatura sorniona dell’Euromondialismo».
DENUNCIAMO MONTI E NAPOLITANO
Le hostess sono stanghe bionde in tacchi e tubino nero. Uno ha la cerniera argentata sul davanti, bloccata solo dalla cintura di pelle. Sotto il pizzo dell’altro, invece, si intravede un reggiseno tigrato. E la platea sembra apprezzare: «Con queste ci credo che ci sono meno rossi in giro». Illuminato da gialle luci artificiali, il primo a prendere la parola è Luca Romagnoli della Fiamma tricolore: «Denunciamo il premier Mario Monti e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perché hanno violato l’articolo 1 della Costituzione: l’Italia non ha più la sovranità monetaria».
Per l’ultradestra, Maastricht è stato l’inizio della fine: «Hanno svenduto l’Europa». Il percorso da imboccare qui è chiaro e è in retromarcia: smantellare la Bce, «una tecnocrazia che impone la dittatura monetaria», e tornare alle banche centrali e alle valute nazionali. Nel caso italiano all’eurolira. Le accuse all’Europa sono precise: la mancanza di controllo democratico sulla maggioranza delle sue istituzioni, ma anche l’impunità dei suoi funzionari, e nel caso del nuovo fondo salva Stati, Esm, anche l’esclusione del board e dei dipendenti dal pagamento delle imposte sul reddito. Quando entrerà in vigore l’European stability mechanism, l’Italia dovrà iniettarvi 125 miliardi. Ma, puntualizza Romagnoli, in casi di emergenza l’Esm obbliga i Paesi membri a sborsare fondi ulteriori entro sette giorni: «Un obbligo a indebitarsi: è un trattato affossa Stati».
UN REFERNDUM SULL’ESM
Per questo l’alleanza dei movimenti nazionalisti chiede ufficialmente a Monti e Napolitano di indire un referendum sul trattato che regola l’Esm. Poi ,ovvio, in ogni dichiarazione, emergono le questioni nazionali. Monti «usuraio», è uno slogan che riscuote molto successo. Fini non lo nominano, ma nel discorso della Fiamma tricolore è molto presente. Dal palco Romagnoli avvisa in maniera anonima il traditore: «Quando cammina per strada deve avere paura della sua ombra». E non si rende conto della gravità di quel che sta dicendo. Nei capannelli che si formano dopo il dibattito, risuona in italiano la parola «tradimento».
Tra gli ospiti il più potente è Béla Kovàcs. Jobbik, il suo partito, controlla 47 seggi del parlamento ungherese. Un’enormità se paragonati ai soli due conquistati dal Front alle legislative francesi. Anche per questo, le sue sono parole pesanti come piombo: «Dobbiamo mettere fine all’omicidio delle nazioni organizzato da Bruxelles: se i diritti di immigrati del Terzo mondo, tossicodipendenti e omosessuali valgono di più di quelli degli europei autoctoni, questa non è la nostra Europa».
Kovàcs fa l’elenco dei nemici con voce asciutta: il comunismo a Est, «l’euromarxismo» a Ovest, e poi il liberalismo, il multiculturalismo «lava-cervello» e soprattutto il mondialismo.
POLITICA ESTERA
L’inglese Nick Griffin, laureato a Cambridge, sembra specializzato in politica estera. «Non siamo d’accordo con le vostre guerre», ripete tra gli applausi. E parla di quelle passate e di quelle future: della Libia e della Siria, dell’Afghanistan e dell’Iraq, e di «quello che volete fare in Iran e in Russia con le rivoluzioni colorate finanziate da George Soros». Racconta a tutti del nuovo sindacato nazionalista inglese Solidarity e delle sue conquiste. Ma poi non si contiene: «È dal 1968 che stanno cercando di portare i musulmani nel nostro continente». E dalla fila vicina la battuta di un anziano militante: «I musulmani? Sono santi, hanno quattro mogli, io ne sopporto a malapena una».
L’ufficio stampa della manifestazione ha scelto in maniera oculata l’ordine degli interventi. Prima la denuncia circostanziata sull’Europa, poi il manifesto anti globalizzazione, per il rilancio della piccola e grande industria europea, e infine il vomito di opinioni a ruota libera sull’immigrazione. Una costante unione di raffinatezza e rozzezza: tra i relatori si contano almeno quattro tra eurodeputati presenti e passati. E a Strasburgo nell’ultima legislatura erano riusciti a creare un gruppo parlamentare.
«LA COCA COLA FA VENIRE IL CANCRO»<br> Il belga Marco Santi, figlio di immigrati italiani, esordisce: «Io capisco l’immigrazione, avere origini italiane è bello». Poi, però, se la prende la Ue che ha multato l’Italia per Lampedusa, vira sul classico «l’Europa è un continente di chiese e cattedrali, non di minareti» e chiude attaccando nientemeno che la Coca Cola «che fa venire il cancro» e gli hamburger «che ci fanno ingrassare».
SPIRITUALISMO PRE CRISTIANO
Il maltese Norman Lowell è letteralmente stupefacente. Gli occhi neri profondissimi, i capelli grigi leccati all’indietro e un lungo bastone di legno. Ha tentato più volte la corsa all’europarlamento, ma finora non ce l’ha mai fatta. Saluta la platea con: «Camerati».
Ma poi viene il peggio. «Organizzeremo il battesimo del nostro partito in un luogo precristiano», annuncia, e a tutti viene in mente l’esoterismo di matrice nazista, qualche brivido corre lungo la schiena. «Pietà e misericordia ci hanno rovinato», spiega in maniera affabile a Lettera43.it e tra gli astanti qualcuno annuisce. Regala cartoline con la sua immagine, le autografa. Il bastone, confida, è un simbolo del vivere aristocratico, dell’elevazione dell’élite: «Bastone di dominio, anche se non si può dire», commentano i presenti. Infine, al bancone del bar, cita Julius Evola: «Uno che stimo, più a destra di lui c’è solo il precipizio. Anche i tedeschi lo ammiravano, perché non arrivavano a tanto». Gollnisch: «La Merkel? Fa gli interessi della Germania»
Gollnisch è il biglietto da visita del movimento, non a caso il presidente della fondazione. Si è ritrovato appiccicato addosso il ruolo di intellettuale e sembra trovarsi perfettamente a suo agio.
Per descrivere la globalizzazione nomina Jacques Attali e il suo concetto di ‘nomadismo’ di persone, merci e capitali. Il sentimento nazionale è naturale, moderno e pacifico, dice. E omaggia ancora Marx – deve essere un’ossessione – che ha intuito «la forza distruttiva del libero scambio». «Siamo un pugno di resistenti», proclama. E prende in giro la parabola di Daniel Cohn-Bendit, ex eroe del Sessantotto, diventato «parte dell’establishment» e un’Europa in cui tra un po’ potrebbero entrare anche «Uzbekistan e Algeria».
CONTRO LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Attacca il concetto di sviluppo sostenibile: «È uno slogan con cui vogliono imporre il controllo centralizzato e non democratico sulle fonti di energia, usano la scusa della necessità di programmazione dei consumi a livello globale», argomenta con Lettera43.it.
E alla domanda su come giudica il nazionalismo tedesco e l’attuale politica di Angela Merkel, ci risponde tirando fuori la carta di credito: «La Merkel fa l’interesse della Germania». «Poi», aggiunge, «se la Spagna, la Grecia e l’Italia vanno a chiederle mi dai la carta di credito, lei chiede di poter decidere sulla loro politica economica: è ineluttabile. Non è la Germania che sbaglia: è il sistema che è sbagliato». Ammette che la concorrenza tra i Paesi europei esiste e può essere agguerrita. Esita e poi spiega: «tra coloro che hanno lo stesso livello di protezione sociale e salariale è accettabile, il problema è che non abbiamo più barriere tra l’Europa e il resto del mondo». Difficile dimenticare il saluto conclusivo: «Viva la Resistenza! Viva la resistenza nazionale! E viva l’Italia!».
Giovanna Faggionato, Lettera 43, 12 luglio 2012.
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