FASCISMO E RAZZISMO A COMO

INTERVISTA A LUCIANO FORNI,

PRESIDENTE DELLA SEZIONE ANPI DI COMO

FASCISMO E RAZZISMO A COMO

A seguito delle violenze che si sono verificate a Torino e a Firenze, segno di un clima di razzismo dilagante, dell’apertura sul territorio comasco di una sede di Forza Nuova, e ai ripetuti attacchi a sedi e associazioni democratiche della città, i rappresentanti di alcune organizzazioni politiche e sociali comasche hanno deciso di riunirsi in assemblea. Attualmente ne fanno ufficialmente parte: Federazione della Sinistra di Como, Partito dei Carc, Associazione Nazionale di Amicizia Italia- Cuba Circolo di Como, Arci di Como, Anpi sez. di Como, Associazione Como Gaylesbica, Collettivo Dintorni Reattivi. A questa assemblea, inoltre, partecipano diverse persone non legate ad organizzazioni ma che condividono la necessità di rispondere al clima intollerante cittadino e del Paese in generale. Questo gruppo, con la prima iniziativa pubblica, una pacifica presenza a Porta Torre con la distribuzione di materiale informativo, promossa sabato 4 febbraio, ha lanciato un appello perchè si rompano finalmente gli indugi e ci si mobiliti per affermare che a Como non c’è spazio per razzismo e fascismo.

Sul tema interviene Luciano Forni, al quale abbiamo chiesto un intervento per contestualizzare il riemergere del fascismo in città nel contesto del revival delle destre estreme in corso nel Paese.

Nel settembre del 2011 è stato edito da Marco Tropea il volume “ Il noto servizio, Giulio Andreotti e il caso Moro” dello storico Aldo Giannuli dell’Università Statale di Milano, che ripercorre la storia dei servizi segreti italiani dal 1945 ad oggi.

Emergono, con documenti inoppugnabili, fatti fin qui ignoti e trascurati che dimostrano che movimenti neofascisti, infiltrati nei servizi segreti dello Stato, sono stati attivi in Italia fino alla caduta del muro di Berlino. Elemneti del periodo fascista repubblichino, della X Mas, dei vari gruppi di divisione fascista, hanno operato al servizio di apparati industriali e della Confindustria per un’azione anticomunista e antidemocratica di cui furono obiettivi non solo Togliatti, Di Vittorio e tanti altri esponenti della sinistra, ma anche lo stesso presidente De Gasperi.

Gli stessi movimenti reincarnati nella Rosa dei Venti e in Ordine Nuovo sono stati protagonisti dello stragismo fascista degli anni ’70 e ’80: piazza Fontana, strage dell’Italicus, di Brescia, della stazione di Bologna.

Possiamo ben dire che in Italia a tutt’oggi non vi è stato un momento che ha segnato una fine definitiva del fascismo, nonostante la XXII disposizione transitoria della Costituzione e le leggi applicative.

E se alcuni esponenti sono stati condannati ( quando l’esigenza lo imponeva), molti però, in libertà, sono stati ispiratori dei movimenti neofascisti ancora operanti; Ordine Nuovo, Militia, Casa Pound, Forza Nuova.

Tutte organizzazioni presenti anche a Como, con attività di contrapposizione, tendente a rivalutare il ruolo avuto da Mussolini, dai fascisti e dai nazisti in Italia, in nome di nazionalismo estremo.

Sono dichiaratamente contro i principi della Costituzione e operano per un superamento dello Stato democratico e a favore di uno Stato autoritario e chiuso, ordinato e opprimente.

In questi momenti di crisi i movimenti neofascisti, in nome di un’attenzione al sociale strumentale e corriva, tentano di accreditarsi come opposizione popolare. Un’opposizione che si nutre di razzismo, negando la possibilità di convivenza e integrazione fra italiani e stranieri, in particolare con i lavoratori extracomunitari.

E che fa leva soprattutto sui giovani, così spesso sfruttati, disoccupati e precari, per tentarli a rovesciare gli attuali rapporti politici e lo stile di confronto proprio di uno stato civile e democratico.

I fatti di Firenze e di Roma e quelli di altre città dimostrano che la loro è una battaglia di lungo periodo, di fronte alla quale manca una reazione decisa delle forze democratiche, anche di sinistra.

La sottovalutazione del fenomeno finisce per legittimare l’indecente revisionismo sulla Resistenza e la lotta di Liberazione, e le forme più estreme di negazionismo.

L’indifferenza con la quale viene accolta questa distorsione sistematica dei nostri valori civili è anche il frutto dell’attenzione pressoché esclusiva alla crisi economica, trascurando che l’attenuazione della democrazia è il male peggiore, che condiziona anche l’economia.

E’ giunto il tempo di sradicare queste male piante e l’ANPI deve assumere in questa battaglia il ruolo di protagonista specie verso le nuove generazioni, animate dagli ideali e dalla generosità.”


Ecoinformazioni, 2 marzo 2012.

Intervista a Luciano Forni a cura di Jlenia Luraschi.



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