OTTO MARZO
LA DONNA NELLA DEPORTAZIONE
Lettera dal campo di Lidia Beccaria Rolfi ” Rossana”, staffetta partigiana della 15a Brigata Garibaldi, arrestata il 13 aprile 1944 e quindi deportata a Ravensbruck.
” Le palpebre sono pesanti, la mano a stento riesce a far scorrere la matita, la testa cade ciondoloni, ma nonostante tutto il pensiero è ancora fisso lontano in un ricordo che nello stesso tempo è visione e speranza, è desiderio….Italia….mia, mia casetta lontana, mamma, papà, dove siete, perché non mi date notizie, perché mi lasciate sola? Ho tanto bisogno di conforto, mamma ho bisogno di te, voglio che tu mi stringa fra le tue braccia, sono troppo sola, paurosamente sola, fra la promiscuità di tante donne che di donna non hanno più che le sole sembianze fisiche – Mamma, dimmi tu, è meglio restare o partire? Mamma, ispirami tu, io voglio vivere, non voglio morire,voglio tornare a te ma non so cosa fare, sono tanto stanca e tanto malata. Sento che le forze se ne vanno, di giorno in giorno divento più debole, ma non voglio andare dal dottore. non bisogna essere ammalati adesso. perché c’è nella notte una fiamma che brilla di una luce fosforescente ed infernale –
Sono quattro settimane che lavoro di notte, sono tanto stanca, ma il mio cuore soprattutto non sopporta più la fatica e mi gioca tanti tiri. Quando più la stanchezza…. mi afferro la testa fra le mani e allora in dolce dormiveglia rivedo la mia casetta, i miei fiori, i miei campi, i miei prati….sono già in fiore (…) La primavera già fiorisce ma qui non c’è primavera, è inverno eterno ed un vento terribile soffia e penetra tra gli interstizi e le pareti troppo sottili.
Mamma, mamma aiutami tu, solo tu mi puoi ancora dare la forza di vivere e tornare….
mamma, vieni stanotte in sogno, ti attendo…
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