IL PARTIGIANO UTOPIA

Il suo soprannome, per gli amici, era Utopia. Il suo nome di battaglia, diremmo noi. Vittorio Arrigoni era nato 36 anni fa a Bulciago, in provincia di Lecco, ed era un attivista dell’International Solidarity Movement. Era uno che di metteva in gioco, Vittorio Arrigoni, uno che andava fino in fondo. Come Gino Strada. O come, permettetemi il paragone, come il Puecher, come Teresio Olivelli, come Caronti, per dirne solo alcuni. Nel 2008 era andato a vivere a Gaza, e subito aveva partecipato ad alcune azioni a favore della popolazione della striscia. Aveva fatto da scudo umano ai contadini al confine con Israele ed ai pescatori che si avventuravano oltre le 3 miglia dalla costa, dove era più facile pescare il pesce. Uscire in mare con Vittorio significava riempire le reti, non per vendere il pescato, ma per poter mangiare. Per il suo impegno civile, questo ragazzo scomodo si era guadagnato le minacce dell’estrema destra israeliana e degli estremisti salafiti, che lo consideravano troppo vicino al governo di Hamas. Nel suo blog “Guerrilla Radio” (dal titolo di una canzone dei Rage Against the Machine) raccontava le sofferenze del popolo palestinese, così come nel 2008 aveva raccontato l’offensiva israeliana Piombo Fuso. Aveva scritto anche un libro “Restiamo Umani”, tradotto in quattro lingue, il cui ricavato era stato interamente devoluto per curare i bambini malati della Palestina.

Era uno che si metteva in gioco. Come lo furono Caronti, Olivelli, Puecher, per citarne solo alcuni. Lottava contro la follia e la violenza che sempre generano le guerre. Combatteva ed ha sacrificato la sua vita per gli stessi ideali di pace, libertà e giustizia sociale per i quali hanno combattuto i nostri partigiani.

Restiamo umani, partigano Utopia.

Ora e sempre, resistenza.


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